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giovedì 6 novembre 2014

Aspettando il nuovo Eparca (n. 51)

La Caritas I
Aspettando il nuovo Eparca (che si sta facendo attendere a lungo) ci piace studiare, esaminare, la struttura di una diocesi e il rulo che i vari organismi svolgono (... preferiamo scrivere dovrebbero svolgere) all'interno del grande manto che viene definito "Diocesi" o, come nei paesi arbëresh, "Eparchia". Lo faremo sulla scrta delle "istruzioni in materia amministrativa" rese pubbliche.

In questo periodo di grande crisi economica, e non solo economica visto che ad essa si associa la decadenza morale, intellettuale e di prospettiva della società italiana, il primo elemento che ci viene in mente perchè sia preso in considerazione è il ruolo della Caritas Diocesana.

Le risorse dei poveri non vadano ai ricchi
All'interno della Curia essa è "un ufficio che appartiene alla struttura della curia diocesana, finalizzato alla promozione e al coordinamento di tutte le attività caritative diocesane".
Per chi -come noi- indaga la natura dell'organismo "Caritas" sotto l'ottica organizzativa-amministrativa si accorge subito che la superiore definizione non consente che il ruolo possa essere "autonomo" sia contabilmente che operativamente rispetto all'Ente Diocesi (o Ente Eparchiale). D'altronde nessun ufficio pastorale possiede autonomia contabile o amministrativa.

Il chè significa che "ogni movimento finanziario (...) deve far capo all'ente diocesi e il (...) bilancio -della Caritas diocesana- costituisce una parte del bilancio diocesano.
I singoli movimenti contabili devono entrare quindi analiticamente nella contabilità della diocesi, adottando il codice fiscale e l'eventuale partita Iva a essa attribuiti. Anche i contratti e i documenti contabili relativi alle diverse attività devono fare capo alla titolarità dell'ente diocesi".

Da quanto riportato, cosa ne discende ?
a) Tutte le risorse raccolte e destinate alla carità -a livello diocesano- dovranno essere accolte all'interno di un "unico fondo" appostato nel passivo dello Stato Patrimoniale della Curia Diocesana e denominato "Fondo per la Carità";
b) Il Direttore Diocesano Caritas non ha funzioni amministrative sul richiamato Fondo. Egli è semplicemente preposto al coordinamento e alla promozione della Caritas sul territorio.
La competenza al trasferimento dei fondi e ai pagamenti nel corso degli esercizi finanziari che si rendono necessari, sulla base delle necessità che "pastoralmente" il Direttore della Caritas è chiamato a prevedere e a rappresentare, è infatti competenza dell'Economo Diocesano (o Eparchiale).
La Tracciabilità
Le previsioni e rappresentazioni del Direttore generalmente devono essere condivise col Vescovo (o Eparca, se esiste). Costui dovrebbe tenerne conto nelle linee pastorali che dovrebbe annualmente far arrivare nelle parrocchie.
c) Quando fosse necessario dotare la Caritas di Conti Correnti bancari o postali "essi dovranno cmunque essere intestati all'ente diocesi, attribuendo il potere di firma al Vescovo (o Eparca), che può delegare altri (ad esempio, l'econom diocesano e il Direttore dell'ufficio di curia corrispondente) a operare sul conto e a firmare gli assegni".
d) non esiste una "contabilità caritas" distinta da quella dell'Ente Diocesi: tutti i fatti amministrativi afferenti alla Caritas andranno quindi registrati analiticamente attraverso un unico sistema di rilevazione ed un unico pano dei conti (ad evitare duplicazioni di registrazioni), la cui ordinata movimentazione, attraverso la contrapposizione fra componenti positive e negative, contribuirà a formare a fine esercizio il risultato di gestione del BILANCIO CONSUNTIVO DIOCESANO;
La Trasparenza
e) Accanto al ricordato Consuntivo, il documento fondamentale per la vita amministrativa della Curia Diocesana è rappresentato dal Bilancio Preventivo, alla cui formazione ogni "ufficio" della Curia deve contribuire attraverso la comunicazione dei "ricavi" e dei "costi" ricadenti per le attività pastorali dell'esercizio veniente.
f) I costi sostenuti dalla Caritas, ormai è chiaro, devono trovare postazione all'interno del Bilancio dell'Ente Diocesi (o, Eparchia).
Nel passato proventi e costi della Caritas li si faceva transitare come "partite di giro". Procedura scorretta dal momento che non può esistere una contabilità separata "Caritas".
Il soggetto giuridico abilitato a stipulare gli atti e contratti, agire come sostituto d'imposta etc. e sempre e solo l'Ente Diocesi (Eparchia).

Corso popolare di lingua e cultura arbëreshe -2- ... ... di Calogero Raviotta

Associazione Culturale "Nicolò Chetta"
90030 Contessa Entellina
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Calogero Raviotta

*   *   *

K U N T I S A,  H o r a   e   g l u h a   j o n ë
Contessa Entellina, il nostro paese e la nostra lingua


Sapori di Sicilia (5)

Abbiamo iniziato un viaggio storico in direzione della tradizionale e culturalmente espressiva gastronomia contadina sul territorio contessioto ed abbiamo messo in evidenza che dal settecento in poi cominciano a crollare le modalità della gastronomia tipica albanese e gli arbëresh del luogo cominciano a modellare la cucina locale a quella popolare e contadina della Sicilia, della Sicilia Occidentale soprattutto.

Sappiamo tutti che il paesaggio siciliano è caratterizzato da un frequente susseguirsi di dominazioni, ognuna delle quali ha portato con sé piante o elementi vegetali aromatici di cui ancora oggi noi individuiamo la provenienza.
Il giallo del frumento, il verde delle vigne e degli ulivi –per chi sa leggere la Storia ed il Territorio- testimoniano di un passaggio, di una orma tipicizzata;  le piante sono in un certo senso la didascalia scritta nel tempo. 
Lo ripetiamo per chi finora non ci ha seguito: gli uliveti di Serradamo, Contesse e Bagnitelle parlano di Epiro sia per le zone (sempre scoscese) che per la disposizione delle piante. Pure le piante di vigneto esistenti fino a cinquant’anni fa erano palesemente su disposizioni balcaniche.

I profumi che ancora oggi sentono coloro che si avventurano per le trazzere (quelle ancora non occupate abusivamente dai proprietari limitrofi)  del vasto territorio contessioto sanno (per chi conosce la Storia…)  di remoti percorsi  attraversati con l'estasi aromatica di altri tempi da elimi, punici, greci di Corinto, schiavi addetti alle costruzioni di templi lungo la costa meridionale dell’isola, legionari romani che a piedi attraversano la trazzera (ancora oggi definita regia) che passa proprio da Scirotta, Bufalo, Chiappetta e punta a Sciacca. 
Non è difficile inoltre saper leggere siti (già casali) ove sono transitati devoti cristiani bizantini in fuga verso la Sicilia Orientale con le icone sui carri per sottrarsi alla furia delle milizie nord-africane dei sultani e degli emiri.

Gli stessi profumi che stanno ai bordi delle nostre residue trazzere li sentirono le scorte militari che accompagnavano Caterina d’Aragona verso Santa Maria del Bosco.
Tutte queste stratificazioni etniche non sono passate invano. Tutte hanno lasciato tracce, non solo gastronomiche. 
Nella gastronomia però questo territorio, queste terre che ci stanno attorno, hanno garantito una grande versalità per i gusti di ciascuna popolazione. Le popolazioni da noi elencate se pure non tutte si stanziarono sul nostro territorio però, attraversando la millenaria trazzera risalente ai greci che da Palermo attraversava l’interno dell’isola per Serra, Bufalo … in direzione di Sciacca, tutte hanno sostato per riposare o cambiare i cavalli nei documentati fondaci-mulini nei pressi di Calatamauro. 
Nei mulini-fondaci si potevano gustare gli stufati contadini (pollo, maiale, conigli). Carni queste destinate solamente a chi poteva pagare; sappiamo infatti che i contadini del luogo, gli stessi gestori del fondaco-mulino, mangiavano, quando andava bene, il pesce d’uovo (omeletta arricchita con mollica di pane raffermo e pecorino oppure la pasta con le sarde (però la si faceva con le “sarde a mare”, ossia senza le sarde o con quelle sotto sale) e utilizzando le verdure spontanee, quelle che ancora oggi  molti dei contessioti vanno a raccogliere a Serra, Madonna Odigitria, Bufalo, Gorgo (finocchietto, cicoria, aromi etc.). 
Sicuramente in quel fondaco veniva servita frequentemente la pasta con l’aglio. Verosimilmente pure Caterina d’Aragona sarà stata attratta dall’odore intenso e per l’elevato contenuto di “allucinna”.
Fino a pochi anni fa l’aglio veniva dai contadini confezionato in trecce e poi appeso sui balconi dalle casalinghe in attesa di finire a spicchi nel mortaio di legno, raramente di bronzo o di marmo, insieme a basilico e pomodoro.
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Attingiamo adesso al ricettario della cucina di primo Novecento, accuratamente conservato da una famiglia contessiota.

Pomodori secchi fritti (per quattro persone)
16 pomodori secchi sott’olio
1 ciuffo di basilico
4 cucchiai di mollica di pane raffermo grattugiato
1 spicchio d’aglio
2 cucchiai di pecorino grattugiato locale
Olio di Contesse-Vaccarizzotto
Sale e pepe

Sgocciolare i pomodori e farli asciugare (oggi con carta da cucina – Mescolare la mollica di pane con il pecorino, l’aglio tritato, le foglie di basilico spezzettate, 1 cucchiaio d’olio, una presa di sale e una spolverata di pepe; distribuire il composto ottenuto in 8 pomodori – Coprire questi ultimi con i pomodori rimasti, facendo combaciare i bordi, e friggere i “fagottini” in padella cn un bicchiere d’olio caldo, rivoltandoli delicatamente a metà cottura.

Pomodori secchi conditi sott’olio
Pomodori maturi
Peperoncino
Basilico fresco
Olio di Contesse-Vaccarizzotto
Aglio
Sale

Lavare ed asciugare il pomodoro. Dividerli a metà e disporli su assi di legno. Cospargerli con abbondante sale grosso, coprirli con un velo ed esporli al sole, avendo cura di non farli asciugare troppo.
Quando si saranno essiccati, condirli con un battuto di aglio, basilico e peperoncino e trasferirli in barattolo comprendoni con un filo d’olio (oggi possono usarsi barattoli a chiusura ermetica, allora -1905- i contenitori venivano colmati con olio più abbondante).

Fare riposare la preparazione per almeno 15/20 giorni.

Italia sotto la pioggia.

L’allarme maltempo dal Centro-Nord si estende oggi al centro-sud, in particolare a Roma: chiuse scuole e diversi monumenti, con prefetto e sindaco che invitano a rimanere in casa e non usare l’auto.
Contessa Entellina: zona Motra Paula.
E' capitato e può capitare ancora
in molte zone critiche del
territorio.
Ieri c'è stato un atterraggio d’emergenza a Fiumicino per un volo operato dalla compagnia aerea Mistral Air per conto di Alitalia, colpito a un motore da un fulmine. 
Sono centinaia gli sfollati tra Liguria, Toscana e Piemonte con fiumi e torrenti esondati, frane, cittadini 
salvati con elicotteri e gommoni, ore di paura a Carrara per il fiume Carrione che ha rotto gli argini, argini costruiti a fior di denaro ma andati via come biscottini (truffe all’Italiana ?) scuole chiuse da Cuneo a Catania, milioni di euro di danni.  Le malelingue parlano della felicità dei politicanti: a breve ci saranno nuovi appalti, nuove tangenti, nuovi fiumi ... di soldi.

Il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso una nuova allerta meteo: le piogge interesseranno Veneto, Friuli, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e sui settori occidentali di Abruzzo e Molise. 
Viste le previsioni, è stata inoltre valutata una criticità rossa - il livello più alto che prevede, tra l’altro, la possibilità di ingenti danni a edifici e centri abitati, infrastrutture, beni e servizi e grave pericolo per i cittadini - per rischio idrogeologico in 8 regioni: Friuli, Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Calabria e Sicilia. 

Contessa Entellina ? Qui il rischio idrogeologico è notevole, non per timore degli allagamenti, ma il dissesto della gran parte del territorio. Però chi di competenza pare non ritenga utile il varo di ciò che la legge impone: il Piano di Protezione ed Emergenza.

Hanno detto ... ...

PIETRO BUSETTA, economista, università Palermo
Non si é capaci di spendere. Governi incapaci, burocrazia famelica e super pagata.

Jean-Claude Juncker, nuovo Presidente Commissione Eurpea
«Ho la ferma intenzione di reagire a tutte le critiche ingiustificate da dovunque provengano. Io non sono tipo che trema davanti ai primi ministri». 
 «Dire che la Commissione è fatta da burocrati o dire che non si accettano lezioni dai burocrati non è una cosa che mi piace»
«Ribadisco di non essere a capo di una banda di burocrati, ma di 28 esponenti politici»
«Non bisogna cercare di smontare la Commissione europea prima ancora che abbia iniziato a lavorare».

Allevamenti. Casi di tubercolosi bovina

Due allevamenti in contrada Graffagnin di Cinisi sono stati posti sotto sequestro per accertati casi di tubercolosi bovina. 
I controlli curati dal dipartimento veterinario dell’Asp a tutela della salute pubblica.
Le analisi hanno dato esito positivo, riscontrando il focolaio della malattia infettiva in più animali. Il provvedimento è stato emesso dal sindaco Gian Giacomo Palazzolo.

mercoledì 5 novembre 2014

L'Agrigentino. La provincia siciliana che tanto ha contribuito alla "letteratura"


I nonni di chi oggi è sessantenne combatterono (cento anni fà) sulla Bainsizza

Una commemorazione quella di ieri (4 novembre) che rievoca la fine della prima guerra mondiale (iniziata nel 1914: ossia 100 anni fà).

Sulla Bainsizza combatterono
pure militari contessioti
La Sicilia ha contributo col sangue di tanti suoi figli che sull'altopiano della Bainsizza e sugli altri aspri passi alpini hanno sconfitto 'esercito austro -ungarico, loro che dalla patria unitaria nulla avevano ottenuto fino ad allora se non umiliazioni e mantenimento dell'isola nell'arretratezza.

Il contributo dei siciliani
-Oltre 500 mila siciliani furono chiamati alle armi, 
-50 mila rimasero vittime, 
-30 mila furono fatti prigionieri, 
-10 mila furono i profughi sfollati dalle zone di guerra ed accolti nell'isola,
-parte del territorio siciliano dichiarato "zona di guerra", in particolare l' area strategica della sponda siciliana dello stretto di Messina e gli annessi "Forti Umbertini".

martedì 4 novembre 2014

La minoranza pd oggi difende l'art. 18, pero' ci fu un tempo in cui . . .

L’assurda amnesia sulla storia socialista. Pierluigi Battista – Corriere della Sera 

Corriere della Sera del 3 novembre 2014
L’assurda amnesia sulla storia socialista
di 
Pierluigi Battista
Damnatio memoriae forse è troppo, ma questa cancellazione di ogni sia pur minimo frammento che ricordi la tradizione socialista italiana, questo annichilimento persino lessicale, questa sparizione assoluta di un pezzo importante della nostra storia, come vogliamo definirla? Se persino un «post» assoluto come Matteo Renzi, uno che con la tradizione comunista non ha niente a che fare e anzi sta smantellando ogni traccia residuale di ideologismo di marca comunista, se persino lui, senza nemmeno avvedersene, schiaccia tutta la storia della sinistra italiana come emanazione del Pci, che segno è? Dice Renzi che la sinistra nemmeno votò a favore dello Statuto dei lavoratori con l’articolo 18. Ma come, lo Statuto dei lavoratori è stato fatto dalla sinistra, quella socialista. Il padre dello Statuto è stato un socialista, Giacomo Brodolini e il suo ispiratore un grande giuslavorista socialista, Gino Giugni. E invece passa l’idea che la «sinistra» sia stata contro. Il socialismo espulso dalla storia e dalla sinistra. Una dimenticanza. Ma molto eloquente.
Fa bene sul Foglio Guido Vitiello a menzionare, con ironia e conservando il senso delle proporzioni, qualche precedente. Come le «mani di Karl Radek che continuavano a dimenarsi, staccate dal corpo del loro proprietario, nel filmato di un congresso della Terza Internazionale»: Stalin voleva azzerare ogni traccia del dirigente bolscevico caduto in disgrazia, ma quel particolare delle mani gli era sfuggito. Oppure le tre versioni nelle fotografie della Rivoluzione cubana. «La prima con Castro che parla animatamente accanto a Carlos Franqui e ad Enrique Mendoza» nella terza, strappati via i dissidenti Franqui e Mendoza solo Castro che parla come uno squilibrato. Ma sulla cancellazione della storia socialista nessun Commissariato degli archivi , come si intitola uno splendido libro di Alain Jaubert, provvede a distruggere i reperti scomodi del passato, come accade negli Stati totalitari. Qui è solo il trionfo del più vieto luogo comune, l’incapacità di capire, secondo gli stereotipi del senso comune, quanto sia stato importante il riformismo socialista nella storia italiana fino a Bettino Craxi, anzi soprattutto con l’accelerazione modernizzatrice impressa da Craxi, mentre il Pci ancora non aveva spezzato il legame di ferro con le mitologie del comunismo realizzato. Un luogo comune così pervasivo da sfiorare persino un campione della politica post-ideologica come Renzi.

Con le immagini ... ... è più facile

La stampa siciliana




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Contessa Entellina. Cittadini convocati ... allo sportello Tari

I servizi diventano sempre
più scadenti, i cittadini si attengono
(più o meno) alle regole della
differenziata...   ... Eppure le
bollette sono sempre più
care.

Un dilemma !!!
L'Ufficio Tributi del Comune ha messo in distribuzione l modulistica utile per il pagamento della Tassa di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TASI/2014). 
I contribuenti stanno ricevendo un foglio esplicativo e due modelli F24 per il pagamento -in due rate- del dovuto.

Università: i test per le scuole di specializzazione in Medicina non andranno ripetuti

Il dietrofront del Miur è arrivato in tarda serata: i test per le scuole di specializzazione in Medicina del 29 e 31 ottobre non andranno ripetuti. «Abbiamo trovato una soluzione che ci consente di salvare i test», ha detto il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, dopo aver riunito a Roma la Commissione nazionale incaricata questa estate di validare le domande del quiz. 
Sarà ricalcolato il punteggio delle prove.
La commissione ha vagliato i quesiti proposti ai candidati per l’area medica  e quella dei servizi clinici  stabilendo che, sia per l’una che per l’altra area, 28 domande su 30 sono comunque valide ai fini della selezione, perché in gran parte comuni alle due aree. I settori scientifico-disciplinari  sono infatti in larga parte comuni. 
A seguito di un confronto avuto con l’avvocatura dello stato e del verbale della Commissione si è deciso di procedere, dunque, con il ricalcolo del punteggio dei candidati neutralizzando le due domande per area che sono state considerate non pertinenti dal gruppo di esperti.
Rimane la beffa !!

Hanno detto ... ...

Siamo più pesanti, ci mancano i sogni.
BEPPE SEVERGNINI, editorialista del Corriere della Sera
Era l’ultima certezza: nonostante tutto siamo un popolo resiliente e tenace, capace di reagire alle difficoltà! Il timore è che non sia più così. Forse stiamo perdendo anche l’ottimismo. Il rapporto Prosperity Index 2014, appena pubblicato dal Legatum Institute, ogni anno mette a confronto 142 Paesi. Nell’indice di prosperità siamo scesi al 37° posto, perdendo cinque posizioni rispetto al 2013. L’Italia registra i picchi negativi alle domande «L’economia andrà meglio?» e «È un buon momento per trovare lavoro?»: siamo 134° su 142 Paesi.
Siamo più pessimisti di spagnoli (132°), francesi (120°) e ucraini (107°).
Uscendo dall’Europa, più di peruviani (36°) e thailandesi (quarti!).
Le grandi masse cinesi e indiane (rispettivamente 54° e 67°) sono più ottimiste di noi.
Sorprendente?
Non tanto. L’ottimismo delle nazioni non è legato ai numeri, ma alle prospettive. Non ai fatti, ma alle percezioni e alle aspettative.
Gli umani sono esseri sognatori e misurano la felicità sul progresso. È un grande sabato del villaggio globale: e in Italia stiamo perdendo il gusto del dopo. Kazaki (30°) e uruguayani (43°) non stanno meglio di noi, oggettivamente; ma sono convinti che oggi sia meglio di ieri e domani sarà meglio di oggi.
Queste cose contano, nella vita delle persone, delle famiglie e delle nazioni.


lunedì 3 novembre 2014

Il XX secolo nella storia mondiale, europea, italiana e contessiota

Abbiamo già descritta nelle grandi linee l'ideologia comunista come si è realizzata nella Russia del primo dopoguerra. L'idea coltivata da un gruppo di uomini politici, professionisti della politica, che viene applicata non per migliorare le condizioni di un  popolo ma per attuare, applicare, le idee di questi professionisti, che oggi la Storia accosta a delinquenti, è sulla carta di sinistra, ma dal momento che non si pone al centro della propria funzione l'uomo, ma l'idea, si rivela una dittatura delle più spietate della Storia che ha sterminato oltre trenta milioni di piccoli contadini che si opponevano alla collettivizzazione.

Se in Russia i professionisti della politica (gente senza mestiere, ma intenta ad applicare la loro ideologia) che prevalsero furono i cultori del comunismo, in Germania, grazie sempre ai cultori del comunismo che misero in serie difficoltà i socialisti della Repubblica di Weimar, alla fine ad essere applicate furono le idee dell'estrema destra. Anche queste "idee" non missioni in favore dell'essere umano, dell'uomo.
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La Germania del primo dopo guerra

Nella Germania della Repubblica di Weimar  l'ala sinistra  del movimento operaio e gli spartachisti, sedotti dall'apparente successo dei bolscevichi in Russia, tentarono una rivolta. 
Mancavano tuttavia del sostegno popolare e i loro capi, Karl Liebknecht e Rosa Luxenburg erano sprovvisti di carisma. 
Le elezioni del 1920 misero in luce lo spostamento dell'opinione pubblica verso destra, preludio dei futuri successi delle posizioni piu' estreme. A tale evoluzione poIitica contribui' anche il modo in cui erano stati stipulati i trattati di pace che non erano stati negoziati conformemente alla tradizione del diritto pubblico europeo, ma imposti dalle potenze vincitrici, e la popolazione e l'esercito tedeschi li avevano recepiti come un diktat.

Hitler pertanto consolido' il suo prestigio nei confronti delle masse  grazie alla sua capacita' di liquidare nell'arco di tre anni le imposizioni del Trattato di Versailes.
Egli presento' il comunismo e il capitalismo come creazioni ebraiche, dando vita al fantasma di un potere invisibile -gli ebrei, i gesuiti, i massoni definiti complessivamente heimatlos- che determino' la nascita dell'antisemitismo, l'uso perverso del darwinismo e sfocio' nell'idea di una razza superiore: sei milioni di persone, per la maggior parte donne, vecchi e bambini, prive di ogni potenzialita" bellica, saranno sterminate nel nome di questa barbara ideologia.


nb
Stiamo procedendo per questa fase speditamente. Ma su Comunismo, Nazi-Fascismo e periodo compreso fra le due guerre ci soffermeremo molto a lungo.

Finanza dei Comuni. Quando chi si candida non si preoccupa di incassare i crediti, sono i cittadini onesti a pagare

Col primo gennaio i comuni avranno a che fare con un nuovo sistema contabile. 
L'armonizzazione, se forse lascerà margini di flessibilità in più sulla spesa, è però più rigorosa e implacabile sul versante  delle entrate. 
Fino a oggi -mette in evidenza il Sole 24Ore di oggi- i Comuni potevano, entro certi limiti, ignorare il tema dell'effettiva riscossione dei crediti (i «residui attivi») spendendo quindi anche ciò che in realtà non incassavano, con effetti ovvi sui loro equilibri finanziari reali. 
 Questa distorsione gravissima, che la Corte dei Conti da noi, a Contessa Entellina, ha preteso che fosse corretta nell'aprile dello scorso anno quando era in corso la campagna elettorale per il rinnovo delle cariche amministrative e -segno che nessuno dei candidati masticava finanza locale- proprio nessuna delle persone in lista si è accorto di nulla fino al punto che gli elettori non ne seppero nulla,  ha portato a cifre monstre nei residui, dove sono andati ad accumularsi "crediti" diventati nel tempo sempre di più incerta riscossione, anche se in teoria giuridicamente esistenti. 

Tutto questo modo di gestione disinvolta degli amministratori da adesso peserà, se fatto correttamente, assai più dei tagli della legge di stabilità. E saranno tagli, questi sì, che di lineare non avranno più nulla: puniranno, giustamente, chi non è stato capace di riscuotere i suoi crediti e chi ha mantenuto in bilancio residui fittizi.
Da noi a Contessa Entellina moltissimi utenti del servizio idrico (tornando all'episodio passato sotto silenzio sia dalla maggioranza che dall'opposizione, proprio nel periodo elettorale) si sono visti sostanzialmente cancellare debiti, congiunte ad altre voci, per 300.000 euro. Cancellazione che in automatico è andata a "gravare" sui contribuenti onesti. 
Ma questo sconcertante comportamento a certi amministratori di maggioranza e di minoranza, a quel che sembra, interessi ben poco.

Da adesso -quindi- funzionerà un meccanismo graduale di accantonamento a fondo di quanto non si riesce a incassare. 

domenica 2 novembre 2014

Commemorazione dei defunti: riflessioni, considerazioni, simboli, notizie ... .... di Calogero Raviotta

Alcuni anni fa,  in un quotidiano ho letto la frase "I morti vivono nel ricordo dei vivi", che ho memorizzato e che mi torna in mente, quando vado al cimitero, quando ho notizia della morte di qualcuno che conosco, quando si parla di qualcuno che ci ha lasciato per sempre. Nel blog del 26 marzo 2014 "Il culto dei morti a Contessa Entellina ieri e oggi" ho già riportato un testo che riporta delle riflessioni sui defunti in generale e su "tradizioni, arte, confraternite, cimitero, canti,…."     di Contessa in particolare. Di seguito invece riporterò delle riflessioni particolari maturate durante le visite al cimitero, in particolare durante la commemorazione dei defunti, mentre osservo quanto mi circonda, mentre passo per i viali o mi fermo ad osservare cappelle, loculi, monumenti, ecc.
Quanti conservano vivo il ricordo dei morti, sia per motivazioni religiose che affettive, durante l'anno vanno abitualmente a visitare i cimiteri, sostando davanti ai sepolcri per deporre un fiore o per un breve e silenzioso "dialogo" coi defunti. Altri vanno raramente al cimitero, perché si ricordano dei morti solamente il due novembre o in occasione del funerale di un parente, di un amico, di un conoscente.
(Foto di Calogero Raviotta, 1985)
Nell'annuale commemorazione dei defunti (2 novembre nel rito romano e ambrosiano, sabato di Pentecoste e sabato della Domenica di Carnevale nel rito bizantino), si rinnova ogni anno il grande afflusso di visitatori nei cimiteri, che sono visitati sia da privati cittadini e fedeli sia per le onoranze funebri collettive (corteo di fedeli accompagnati dal clero, presenza di confraternite e autorità locali). In tale occasione quasi tutte le tombe sono ornate di fiori e ben curate, anche quelle senza data e senza nome, e su alcuni sepolcri arde anche la fiamma di un lumino di cera, accanto alla piccola lampada elettrica perennemente accesa. Le due ricorrenze liturgiche cristiane sono significativamente legate ad antichissime tradizioni, sorte nei primi secoli del cristianesimo attorno alla festa di Pentecoste. Ancor oggi tutte le chiese di rito bizantino ricordano i defunti il Sabato di Pentecoste, mentre la festa di tutti i Santi è celebrata la domenica dopo Pentecoste. La festa di tutti i Santi e la Commemorazione dei defunti, dal X secolo, in quasi tutta la chiesa d'Occidente vengono celebrate nelle date rimaste invariate fino ad oggi, sia nel rito romano che nel rito ambrosiano. Sostando davanti alle tombe di parenti e amici defunti o passando per i viali si ha l'occasione di conoscere e di "scoprire" tanti aspetti particolari del cimitero, che solitamente sfuggono nelle rare visite occasionali:
*   lucerne e vasi di fiori di varie dimensioni, forma, materiale;
*   rari epitaffi (pochissime le dediche o le trascrizioni di parole tratte da libri sacri);
*   cognomi che indicano l'origine geografica dei defunti (prevalentemente citta e regioni d'Italia);
*   date che evidenziano come la morte purtroppo non ha riguardo per l'età;
*   fotografie, anche a colori, vecchie e nuove, quasi tutte del solito formato usato per documenti di
     riconoscimento, anche se non manca qualche fotografia originale;
*   simboli presenti sulla maggior parte delle lapidi.
Ogni simbolo che orna un tomba esprime un aspetto della personalità del defunto (cose care, hobby, ideali,…) interpretato dalle persone, che gli sono state vicine e che hanno voluto rispettare i suoi sentimenti e la sua volontà. Le vecchie lapidi hanno quasi tutte un simbolo cristiano, mentre sui sepolcri più recenti, comincia a notarsi, anche se raramente, l'assenza di simboli religiosi. A Contessa non sono finora  presenti simboli di altre religioni (ebraica, islamica, buddista, ecc.). Sono assenti anche iscrizioni in lingua straniera. Rare le lapidi che riportano una iscrizione arbëresh o in lingua greca liturgica. Presente in alcune lapidi la consueta parola latina "Requiem".
I simboli religiosi più frequentemente riportati sulle lapidi sono: croce semplice in (marmo, in metallo, incisa sulla lapide,…), immagine del Cristo risorto (mosaico, bassorilievo, incisione,…), Cristo deposto dalla croce, immagini della Madonna, volto di Gesù, della Madonna, di S. Giuseppe e di altri santi, cui il defunto era particolarmente devoto (sant'Antonio, San Pio, angeli con o senza tromba, ecc.). rari i simboli di ispirazione non religiosa (paesaggi, animali, ecc.). Nelle lapidi dei pochi bambini defunti sono frequenti le immagini della madonna col bambino in braccio, angioletti, bamboline, ecc.
Possono risultare utili, per completare quanto sopra esposto, riportare di seguito alcune previ notizie sul culto dei morti a Contessa e riguardanti, confraternite, cimitero, opere d'arte, chiese, ecc.
A Contessa sono operanti da alcuni secoli alcune Confraternite costituite con scopi religiosi e di solidarietà e  per sostenere le spese connesse al funerale ed alla tumulazione.
Tali associazioni, costituite nell'ambito delle parrocchie, sono:
- Congregazione della Madonna della Favara (Parrocchia latina), costituita nel 1882;
- Congregazione di S. Giuseppe (Parrocchia greca), costituita nel 1923;
- Congregazione dell'Immacolata (Parrocchia greca), costituita nel 1920.
Ogni Congregazione ha la sua cappella nel cimitero e provvede anche alla costruzione ed alla manutenzione dei loculi riservati ai soci defunti.
Attualmente anche la "Società di Istruzione e Beneficenza" (nota come cappella Mulè) ha una cappella con loculi nel cimitero di Contessa Entellina.
Ogni Congregazione mette gratuitamente a disposizione dei soci defunti un loculo e dà un contributo una tantum per le spese funebri (servizi religiosi e costo della bara).
Dal resoconto delle visite pastorali, effettuate a Contessa dal vescovo di Agrigento, risultano nel 1600 operanti la Congregazione del Santissimo Sacramento e la Congregazione della Madonna della Favara, cui era affidata la chiesetta costruita per custodire l'immagine della Madonna (mosaico portatile) trovata nelle vicinanze della fontana Favara, cappella dal vescovo di Girgenti destinata nel 1698 a sede provvisoria della nuova parrocchia, istituita per i fedeli di rito romano. L'attuale congregazione della Madonna della Favara non ha nessun legame di continuità con la Confraternita dotata di statuto nel 1603 con decreto del vescovo di Agrigento.
Entrando nelle nostre chiese a Contessa, ancor oggi  é possibile trovare delle lapidi sepolcrali nelle pareti, mentre quelle del pavimento sono state rimosse a seguito dei lavori di restauro effettuati dopo il terremoto del 1968.
Queste lapidi testimoniano che i morti erano seppelliti una volta nelle chiese, o nei cimiteri attigui. Dal secolo scorso invece, per motivi sanitari, i morti devono essere seppelliti nei cimiteri, costruiti fuori dai centri abitati. 
A Contessa emerge la necessità di costruire il cimitero in occasione delle epidemie  del 1837, del 1856 e del 1867, quando i morti di colera  vengono  seppelliti nella chiesa rurale dell’Odigitria.
Il Comune progetta già nel 1840 di costruire il cimitero, cui però non è  dato alcun seguito. Tale proposito emerge ancora negli anni 1846 e 1867, ma il cimitero è realizzato nei  decenni successivi ed ampliato nel 1929: tale anno é riportato su una targa di marmo apposta sul muro d’ingresso del cimitero (guardando il cancello, in alto a sinistra).
La tumulazione di defunti in luoghi diversi dal cimitero oggi, secondo il Regolamento di polizia mortuaria, deve  essere espressamente autorizzata dal Ministero della Sanità, su documentata istanza, per meriti particolari religiosi, sociali, culturali, ecc. del defunto. 
A Contessa é stata concessa l’autorizzazione per una tumulazione speciale: l’urna con i resti mortali di mons. Giuseppe Schirò  nel 1995  dalla cappella di S. Giuseppe del  cimitero è stata trasferita e collocata in una nicchia della cappella del Lume della chiesa parrocchiale “SS. Annunziata e S. Nicolò”.
La tumulazione dei defunti nel secolo scorso provoca una vivace contestazione tra Amministrazione comunale e clero di rito greco negli anni 1875 e 1876. In sintesi questi i fatti essenziali.
Il Sindaco pro-tempore (dott. Salvagio) il 9 gennaio 1976 aveva fatto adottare dal Consiglio Comunale, composto da una maggioranza di membri di rito latino, una delibera con la quale si autorizzava un’azione giudiziaria contro il clero di rito greco per reintegrare il Comune di Contessa nel possesso della chiesa rurale dell’Odigitria.
Il clero di rito greco (Papas Domenico Musacchia parroco, papas Angelo Clesi, papas Calogero Schirò, papas Filippo Lo Jacono, papas Giuseppe Schirò di Ignazio, papas Giuseppe Schirò di Antonino, papas Giovanni Carlisi) il 12 gennaio 1876 presentano, contro tale deliberazione, una protesta al Sotto Prefetto del Circondario di Corleone. La questione si conclude con un volontario accordo  tra le parti: la chiesa rimane di proprietà del clero di rito greco, che da la propria disponibilità a farvi seppellire i defunti di rito latino morti di colera.
Il 4 novembre é il giorno dedicato ai caduti per la Patria, ed in loro ricordo in tutti i comuni sono stati costruiti dei monumenti. A Contessa due lapidi sono dedicate ai caduti e sono fissate sulla facciata della chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, ai lati del portone di accesso.
Non essendo più il 4 novembre considerato giorno festivo, le funzioni religiose e le celebrazioni civili per i caduti e per i combattenti vengono svolte nella domenica più vicina a tale data.

A Contessa, nella contrada Giarrusso, ai contessioti morti in guerra é dedicata la “Villa dei caduti”, all’interno della quale si trova una cappella dedicata a S. Giuseppe, davanti alla quale è posta una lapide con i nomi dei caduti della prima e della seconda guerra mondiale.
Calogero Raviotta

Il Vangelo alla luce dei fatti di ogni giorno

LUCA

sabato 1 novembre 2014

Castelvetrano. Rosario Crocetta: la politica non ha rotto con la mafia

"Anche nel parlamento regionale vi sono eletti dalle cosche e non c'è consiglio comunale in Sicilia che non abbia un eletto dalla mafia
Dobbiamo avere la coscienza che il mondo politico non ha rotto con la mafia. La lotta alla mafia si fa anche arrestando Matteo Messina Denaro". Lo ha detto ieri sera il presidente della Regione Rosario Crocetta prendendo parte, a Castelvetrano, a un consiglio comunale aperto con all'ordine del giorno "Quali iniziative per la legalità e la lotta alla mafia".

"Ho sentito dire che non ci si deve sentire nè antimafia e nè mafia, io mi sento antimafia. - ha aggiunto - Non si può stare in mezzo al guado. Vivo da condannato a morte dalla mafia dal 2003. Guai a dire che la mafia con la politica non c'entra, se lo diciamo non siamo credibili agli occhi dei cittadini".
Nel corso della seduta, alla quale hanno preso parte politici nazionali, regionali e locali, il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero e diversi altri rappresentanti di enti pubblici, tutti hanno espresso solidarietà all'imprenditrice Elena Ferraro, vittima di un tentativo di estorsione.

Quella di Nello Musumeci, presidente della Commissione regionale antimafia, è l'unica voce finora elevatasi sulle affermazioni di Crocetta. Ha detto: "Le affermazioni fatte dal presidente Crocetta ieri a Castelvetrano sono di una gravità inaudita. Dire che all'Ars sono presenti deputati eletti dalle cosche e che in tutti i Consigli comunali dell'Isola c'è almeno un consigliere sostenuto dalla mafia non può essere stata una battuta.  Ecco perché, anche per il ruolo che occupo, ho il dovere di chiedere al governatore di riferire, entro pochissimi giorni, nomi e cognomi dei deputati beneficiati da Cosa nostra alla Commissione Antimafia o, se preferisce,  a qualsiasi Procura della Repubblica".


Tradizioni di Sicilia. Festa di Ognissanti e ricordo dei defunti

Oggi, festa di Ognissanti, si è rinnovata in tutta la Sicilia la tradizione di visitare nei cimiteri dell'isola i parenti defunti. Si portano fiori, ceri ed inoltre "ricordi"; ricordi che si fanno scorrere nei momenti di riflessione che si trascorrono davanti alle tombe dei propri cari.

Anche a Contessa il cimitero accoglie in queste ore non solamente i residenti ma tutti coloro -e forse sono i più numerosi- che da anni hanno trasferito per le ragioni più varie la residenza nei paesi e città dell'isola e che tuttavia nel cimitero contessioto conservano le spoglie dei propri cari.
 Oggi e ancora domani (2 novembre) il cimitero, pertanto oltre che luogo di memoria rispetto ai propri cari è -pure- luogo di incontri con persone che da quaranta/cinquant'anni hanno lasciato il paese natio e hanno fissato la dimora nel trapanese, nell'agrigentino, nel palermitano e talora pure nel catanese.

Hanno detto ... ...

FIORENZA SARZANINI, giornalista del Corriere della Sera
Si devono guardare i suoi occhi pesti, il suo viso tumefatto, il suo corpo straziato. Si deve sapere che nessuno si è occupato del suo dolore fisico, né si è preoccupato che quel ragazzo, arrestato per possesso di droga, avesse smesso di bere e di mangiare. Nessuno ha dato importanza al fatto che non riuscisse più a reggersi in piedi tanto da non poter essere trasferito in carcere e dunque dovesse essere ricoverato nel centro di detenzione dell’ospedale Pertini.

E ci si deve interrogare su come sia possibile che nessuno pagherà per questo. Era nelle mani dello Stato Stefano Cucchi ma ieri lo Stato si è arreso e ha mostrato l’incapacità di rendere giustizia. La scelta di sua sorella Ilaria di far vedere ancora una volta in televisione la foto di quel volto devastato dalle botte sul lettino dell’obitorio è la nuova ennesima umiliazione che questa famiglia è costretta a subire pur di conoscere la verità. Un inammissibile sopruso che la mamma e il papà di Stefano hanno dovuto nuovamente sopportare. Sembra assurdo che in una vicenda dove ci sono decine di persone coinvolte, testimoni o protagonisti, non ci sia nessuno che decida di raccontare davvero che cosa è accaduto dal momento dell’arresto fino al ricovero.

GIULIA INNOCENZI, giornalista
Mi vergogno di vivere in uno stato che ammazza un uomo e dichiara tutti innocenti. Questa sentenza ci mette tutti più a rischio

VITTORIO ZUCCONI, giornalista
Penso che la Magistratura, fra cacce alle streghe, protagonismi e sentenze come Cucchi debba fare attenzione a non autoscreditarsi

GIUSEPPE ANZANI, editorialista di Avvenire
Non ce lo toglieranno dalla memoria, non ce lo strapperanno dal cuore, il volto sfigurato di quel ragazzo morto, il suo corpo pelle e ossa, il suo destino intrappolato tra le mani, o tra le maglie, della Giustizia e della Sanità, cioè dello Stato che assicura il diritto e il rispetto dei diritti e dello Stato che cura e protegge la salute. Due mani, o due maglie, da cui la vita di Stefano Cucchi è uscita spezzata dalla morte, senza che alcuno ne risponda più, ora che la Corte d’appello ha assolto tutti. 
Gli uomini dell’ordine e della forza che portano la divisa dello Stato-giustizia, già assolti in primo grado per insufficienza di prove; ma ora anche gli uomini della cura e della salute che portano i camici bianchi dello Stato-sanità, già condannati in primo grado per omicidio colposo, per averlo lasciato morire di fame e di sete.
Tutti assolti, nessun colpevole. 
La formula è quella che annaspa nel territorio delle prove che mancano, delle prove insufficienti, delle prove che si contraddicono; e un motivazione scritta ci spiegherà poi che cosa è mancato alla certezza, qual è stato l’insuperabile dubbio.