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domenica 1 marzo 2026

La domenica è fatta per riflettere


Il libro degli Atti degli apostoli è
l'unico documento antico che ci
riferisce gli inizi del Cristianesimo
e la "carriera folgorante" dell'apostolo
Paolo. Gli Atti degli apostoli si
interrogano sulle origini del
cristianesimo e sulle ragioni
della rottura fra cristiani e
giudei. Essi illustrano i tentativi
 della missione cristiana in un
contesto religioso fortemente
concorrenziale, informando
sulla vita dei primi cristiani e
sulla nascita delle loro comunità.
Inoltre, tentano di spiegare
il successo del movimento,
nonostante le forti opposizioni
che ha incontrato.



Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli” 

Il quadro geografico.

  Gli Atti degli Apostoli si caratterizzano per la densità di indicazioni geografiche di quel mondo antico, che però avvertono gli storici non vanno interpretati esclusivamente secondo un valore storico e realistico, ma anche, e forse sopratutto, secondo un significato simbolico e teologico.

  L’itinerario. L’ intera trama degli Atti e’, verosimilmente, determinata dal progetto di estensione spaziale (Gesù nel prologo rivolto ai discepoli pronuncia parole programmatiche “Riceverete potenza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi  e ‘I sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea, la Samaria e fino all’estremità della terra”  (1,8).

  I primi sette capitoli sono ambientati a Gerusalemme, che è il luogo dove Gesù inizialmente aveva ordinato di non allontanarsi (1,4)  in attesa del compimento della promessa  del Padre, cioè dell’invio della potenza dello Spirito (cfr. Lc 24,49).  Dopo, però, in conseguenza della persecuzione seguita alla predicazione di Stefano, inizia la dispersione dei primi cristiani. Dispersione della prima comunità che arriva ”fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiochia”.

(Segue)

*   *   *

 La religione quale sistema di significati

e di Assoluto.

 Il fatto religioso. Ci soffermeremo per qualche tempo nel tratteggiare il fenomeno religioso con ottica sociologica. D’altronde da qualche tempo stiamo usando, quasi su ogni tematica, questo metodo.

 E’ scontato -tanto per introdurre la tematica-  che la religione, tutte le religioni, possono costituire forza di conservazione o di destabilizzazione dello status quo. Basta porre attenzione sul mondo islamico, oppure su quello ebraico, per cogliere che il “fattore politico”, in entrambi le comunità mediorientali, ha assunto ai nostri giorni (ma non solamente adesso), assoluta prevalenza sul fattore “religioso”.

 Proveremo, questo è  l’intento, a capire la religione come ricerca di ”significati e di Assoluto” rispetto agli interrogativi di sempre dell’umanità: il dolore, l’amore, la vita, la morte …. . Una cosa emerge subito e possiamo avanzarla: non tutte le religioni si concentrano sui temi ora accennati, e ove lo fanno il loro differenziarsi prevale sul convergere.

Parole frequenti sui media

russkij mir. 
Significa «Mondo Russo», ed è un concetto politico, ideologico e culturale che definisce la sfera di influenza che oltrepassa i confini russi attuali. Viene descritto come un’ideologia del putinismo che giustifica le ambizioni imperiali e il neo-imperialismo russo, ponendosi come un’alternativa ai valori occidentali. Il concetto è stato utilizzato come giustificazione ideologica nella guerra russo-ucraina, descrivendo l’Ucraina e altre aree post-sovietiche come parte integrante di questo «Mondo Russo». 

Si basa su tre pilastri: la Chiesa Ortodossa, la cultura e la lingua russa, e la memoria storica comune. Detto in altri termini Indica una comunità transnazionale unita dalla lingua, dalla cultura, dalla storia e dalla religione (Chiesa ortodossa russa). Viene descritto come una dottrina di soft power o, in contesti critici, come espansionismo neo-imperialista. Il concetto è centrale nel putinismo e viene utilizzato per giustificare l'azione di Mosca in paesi vicini, in particolare l'Ucraina, considerata parte inalienabile di questa "civiltà".