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lunedì 23 marzo 2026

La cultura nel XX secolo fino ai nostri giorni (5)

 Cultura, tradizione e modernità in Iran

La transizione in Iran, dal regno
di Mohammad Reza Pahlavi
all’instaurazione del regime
degli Ayatollah nel 1979,
rappresenta uno dei 
cambiamenti geopolitici
più significativi del XX
secolo, trasformando il
paese da una monarchia 
filo-occidentale a una
teocrazia islamica.

Manifestanti anticomunisti iraniani 
nel 1954.  Al colpo di stato del 1953, 
che attribuì allo scià  
Reza Pahlavi 
un potere quasi assoluto, 
segui una feroce persecuzione dei 
militanti nazionalisti e di sinistra.




















Nel 1921 il colonnello Reza Khan, al centro dell'immagine, iniziò una rivoluzione che, nella Persia del 1923, lo portò a essere nominato presidente del consiglio e, nel 1925, a occupare il trono con il nome di Reza Pahlavi. 

Tra le varie misure adottate, cancellò tutte le concessioni petrolifere che favorivano gli Inglesi, e aboli l'obbligatorietà per le donne di usare il velo.

Il XX secolo è generalmente riconosciuto come il nucleo, a livello storico, della Storia moderna dell’Iran:

1) 1906-1911 la rivoluzione costituzionale; 

2) 1962-1963 avvenne la cosiddetta “rivoluzione bianca” conseguente alle vaste iniziative politiche e sociali intraprese dallo scia’; 







3) 1978-1979 la rivoluzione islamica.

L’evoluzione della società iraniana attraversa le tre datazioni riportate e passa attraverso cambiamenti a livello politico, culturale ed economico che hanno interessato l’intero Novecento e, più specificatamente, le interpretazioni possibili delle relazioni sviluppatesi tra intellettuali, tradizione e modernismo, a fronte dei mutamenti sociali che hanno caratterizzato la storia moderna dell’Iran. 

Sul blog contiamo di poter tratteggiare gli aspetti di evoluzione culturale e sociale attraversati dal Paese nel decenni precedenti e posteriori la rivoluzione islamica.
(Segue)

Parole frequenti sui media

 

Pasdaran, è un organo
militare istituito in Iran
dopo la rivoluzione
iraniana del 1979. È
uno dei tre componenti
delle forze armate dell'Iran



PaSDARAN

I Pasdaran (letteralmente «guardiani» in persiano) sono i membri del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), un’organizzazione militare e paramilitare d’élite fondata in Iran nel 1979 dopo la caduta dello Scià. Il loro compito principale è proteggere il sistema politico-teocratico della Repubblica Islamica da minacce interne ed esterne

Il Novecento (3)

Un secolo diverso

Ricorrendo a testi e/o memorie di personaggi qualificati, e’ intento del Blog tracciare nel lungo termine ampie panoramiche sulla realtà umana e culturale del Novecento.

*  *  *

Walter Pedullà è nato a Siderno
nel 1930 e ha studiato a Messina
con Giacomo Debenedetti con cui si è
laureato divenendone poi assistente
all’università di Roma. Alla Sapienza
ha insegnato Letteratura italiana
moderna e contemporanea fino
al 2005. Militante della sinistra
socialista ha scritto per decenni
sull’«Avanti!» e altri periodici. Già
consigliere di amministrazione, è
stato presidente della Rai fra il ’92 e
il ’93 e poi del Teatro di Roma. Ha
diretto per il Poligrafico dello Stato
la collana Cento libri per Mille anni e
condiretto con Nino Borsellino
per Rizzoli la Storia generale della
letteratura italiana (’99). 





Se il Novecento in Europa ha desiderato soprattutto essere nuovo, in che modo, in quale misura lo è stato, nel bene e nel male, questo secolo di cui si dice tutto il meglio e tutto il peggio? Il Novecento è stato il secolo del socialismo in politica, dell'avanguardia nelle arti, della fissione dell'atomo in fisica e della scissione dell'io in psicologia. Il secolo dello Stato sociale in economia, della libertà in politica, della priorità del linguaggio in letteratura, della psicanalisi nelle scienze umane e dei quanti nelle scienze fisiche. E il secolo dell'automobile, degli aerei, dei viaggi interplanetari, del telefono, del computer, dei trapianti di organi, delle fibre ottiche e del laser. Ed è stato il secolo del cinema, della radio, della TV, delle trasmissioni satellitari, dei videoregistratori e dei compact disc. Nonché il secolo in cui lo sport da gioco è diventato lavoro, spettacolo, industria, il più veloce ed efficace fattore di riscatto sociale per i popoli di colore.

E il secolo di una migrazione, mai vista nelle stesse dimensioni, di genti che si sono mosse dai paesi d'origine verso l'Occidente più ricco in cerca di lavoro e di un livello di vita meno miserabile. E il secolo della pluralità di culture cui dare uguali diritti nello scacchiere mondiale ed è stato il secolo in cui le donne hanno conquistato pari opportunità di crescita individuale e collettiva. Di questa duplice crescita possono vantarsi tutti gli uomini, ma nel Novecento si dà il caso sventurato che gli individui siano stati ridotti a numero di matricola nei campi di sterminio nazisti e stalinisti, e che la civiltà delle masse non sia la società degli eguali sognata dalle utopie dell'Ottocento, padre nobile e indimenticabile del nostro secolo.


Il Novecento è stato il secolo nella cui seconda metà la vita umana si è allungata in media di dieci anni in Europa: dove lo sviluppo demografico è vicino a zero e dove i vecchi saranno presto più numerosi dei giovani. Su una Terra che non è stata mai così popolata siamo diventati tanti che potrebbe diventare difficile sfamare miliardi di individui che aumentano proprio perché ora finalmente soddisfano i loro bisogni elementari i popoli più poveri.

L'iniziativa politica di rivoluzionari e di riformisti da una parte ha distribuito più equamente la ricchezza e le scoperte della scienza dall'altra hanno moltiplicato tecnologicamente la produzione di derrate alimentari, non di rado adulterate in modo mortale. Di progresso scientifico — la sua cifra più vistosa - il Novecento talvolta ha rischiato di morire. Non sono solo i millenaristi a parlare di fine del mondo. L'Apocalisse ci minaccia ogni giorno con l'uso improprio dell'energia atomica. Senza la quale peraltro diventerebbe più povero e debole il pianeta.


Il Novecento è stato il secolo in cui il nuovo delle ideologie egalitarie e libertarie e il nuovo delle scienze sembrano capaci di creare quasi dal nulla quello che si desidera. Si è creduto di poter ottenere tutto, e anche subito: con la violenza rivoluzionaria (le teorie di Sorel conquistano gli intellettuali del primo Novecento) e alla massima velocità (il mito dei futuristi che amano l'automobile più della Vittoria di Samotracia). Velocità e violenza, cioè due forme, da cui nasceranno i contenuti di prima necessità. In altri termini la violenza accelera la rivoluzione che provocherà il salto strutturale da una società all'altra. Ecco: è la struttura la divinità maggiore di un secolo che ha avuto quasi sempre l'illusione di poter trasformare rapidamente in realtà i sogni e gli ideali nutriti di assoluto. Questa stessa struttura, superficiale quanto profonda, svuotando d'importanza i contenuti e la gradualità, ha alimentato posizioni radicali, cioè estremistiche.


Così: (Walter Pedulla’, Il diagramma del Novecento, Milano 2004).

domenica 22 marzo 2026

La domenica è fatta per riflettere

 

Saulo Paolo di Tarso, noto
poi come San Paolo, fu un
accanito persecutore dei
primi cristiani, approvando
la morte di santo Stefano e
imprigionando credenti.
Da zelante fariseo
considerava il Cristianesimo
una minaccia, finché una 
visione di Gesù sulla via
di Damasco lo converti’,
trasformandolo nel 
principale apostolo dei
gentili.






Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli” 

Ancora Gerusalemme 

Dal punto di vista compositivo, si nota l'intenzione di Luca di agganciare la figura di Paolo alla fase iniziale di formazione ed espansione della chiesa, quella che parte da Gerusalemme: i primi riferimenti a Paolo, ancora persecutore (7,58; 8,1.3), si intrecciano con la parte finale dell'episodio di Stefano e un po' lo scombinano; e inoltre il consenso di Paolo all'uccisione di Stefano viene collegato con la persecuzione contro Gerusalemme che produrra’ come effetto la dispersione dei cristiani in Giudea e Samaria (8,1).

L'episodio di Damasco (9,1 ss.) viene presentato tra la missione di Filippo in Samaria (c. 8) e quella di Pietro in Giudea (9,32 ss.) e in qualche modo interrompe la sequenza Samaria-Giudea. Gli effetti di incoerenza e di disordine che ne derivano sul piano cronologico e storico risultano proprio per questo tanto più significativi ed espressivi.

Le contraddizioni iniziali di Paolo (persecutore/apostolo) nascono da Gerusalemme e sono le stesse contraddizioni di Gerusalemme, città insieme fedele e infedele, chiusa in se stessa e insieme capace di esprimere forze di espansione universalistica. Le contraddizioni di Gerusalemme sono le contraddizioni dell'umanità. Ma la scelta di Paolo apre uno sbocco alla contraddizione. Si può notare che la duplicità di Gerusalemme si riflette perfino nella duplice denominazione che Luca usa, nel Vangelo e negli Atti: Hierousalèm, che è trascrizione del termine ebraico e Hierosòlyma, che segue la grafia ellenistica. Con la prima denominazione egli intende richiamarsi soprattutto alla città santa, luogo del compimento del disegno di Dio e dell'opera redentrice di Gesù; con la seconda allude alla città profana, ma anche alla città colpevole, che non ha accolto il suo Signore. La distinzione di significato delle due denominazioni risulta più chiara nel Vangelo, ma trapela anche negli Atti: si nota una preferenza per la forma ebraica nei cc. 1-15 e nella parte relativa al soggiorno di Paolo a Gerusalemme (20,16-25,3), mentre il nome greco è usato prevalentemente nei cc. 16-19 e 25-28. 

Si può notare che la duplicità di Gerusalemme si riflette perfino nella duplice denominazione che Luca usa, nel Vangelo e negli Atti: Hierousalèm, che è trascrizione del termine ebraico e Hierosòlyma, che segue la grafia ellenistica. Con la prima denominazione egli intende richiamarsi soprattutto alla città santa, luogo del compimento del disegno di Dio e dell'opera redentrice di Gesù; con la seconda allude alla città profana, ma anche alla città colpevole, che non ha accolto il suo Signore. La distinzione di significato delle due denominazioni risulta più chiara nel Vangelo, ma trapela anche negli Atti: si nota una preferenza per la forma ebraica nei cc. 1-15 e nella parte relativa al soggiorno di Paolo a Gerusalemme (20,16-25,3), mentre il nome greco è usato prevalentemente nei cc. 16-19 e 25-28.


= = = 

L’uomo è l’esperienza religiosa

Per quanto ne sappiamo,  l’essere umano sin dalle origini ha collettivamente coltivato l’esperienza religiosa. Sociologi, etnologi ed altri studiosi, compresi gli storici, asseriscono che l’uomo ha sempre coltivato una qualche tradizione religiosa, partendo da quelli che sono ancora oggi i grandi interrogativi sulla vita: perché il mondo? perché la vita? perché la morte?

Su questa pagina settimanale di contenuto riflessivo religioso, aggiungeremo delle riflessioni, pure esse settimanali, a sfondo antropologico, sociologico. Intendiamo riflettere sul fatto religioso in quanto tale: dall’identità religiosa alle diverse tradizioni religiose fino alla visione laica che oggi conquista spazio specialmente nella parte occidentale del pianeta.

Parole frequenti sui media


Distinzione netta sì o no
tra i ruoli di  giudice e
pubblico ministero (PM).
Oggi appartengono allo
stesso ordine giudiziario
referendum

Per il referendum sulla Giustizia si vota oggi, domenica, 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Gli scrutini inizieranno subito dopo la chiusura dei seggi. Sulla scheda sono riportati i 7 articoli della Costituzione che la riforma modifica: l’elettore traccia un segno sul Sì o sul No.

sabato 21 marzo 2026

Seggi referendari aperti.

 Domenica (dalle 7 alle 23) e lunedì (dalle 7 alle 15) seggi aperti per il referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia approvata in via definitiva dal Senato nell'ottobre scorso.

• Per la sua natura di referendum confermativo, non è previsto un quorum.  L’esito sarà valido qualunque sia il numero degli elettori.

• La riforma punta ad introdurre la separazione delle carriere fra magistrati inquirenti e requirenti. Di conseguenza, nasceranno due Csm distinti, entrambi presieduti dal Capo dello Stato.


. Novità prevista anche quella del sorteggio dei membri dei Csm e della creazione di un'Alta corte disciplinare per i procedimenti contro le toghe.



Riflessioni pigliando spunto da S. Maria del Bosco

 

Manuel Portaceli Roig (Valencia, 
1942) è un rinomato architetto
spagnolo e professore universitario, 
celebre per i suoi interventi di 
restauro e riqualificazione che 
mettono in dialogo l'architettura 
storica con il linguaggio
 contemporaneo.
Nella giornata di ieri 
Portaceli ha ricevuto il 
prestigioso 
Piranesi Prix 
de Rome alla carriera
 presso 
la Casa dell’Architettura di 
Roma, dove ha tenuto una 
lectio magistralis sulla sua 
lunga esperienza professionale.













Riceviamo e volentieri pubblichiamo

L’Architettura

Manuel Portaceli Roig,  grande figura della tradizione architettonica spagnola è stato premiato dall’Accademia Adrianea e dall’Ordine degli architetti di Roma con il «Piranesi Prix de Rome», col più importante premio di architettura per chi opera sui contesti storico-archeologici.

A noi interessa cogliere l’aspetto culturale che sta alla base di questo importante premio e più ampiamente sull’arte architettonica che, lo sappiamo tutti, caratterizza gran parte del centro storico palermitano.

La base 

L’Architettura è un’arte utile, ed ha la sua ragion d’essere non tanto nel gesto o nell’opera spettacolare, ma nella capacità di rispondere con intelligenza e sensibilità ai bisogni umani in luoghi concreti. Esiste piu’ di un legame fra architettura, storia e ambiente umano, ancora ai nostri giorni nei quali ci accorgiamo dell’avvenuto indebolimento delle coscienza di ciò che la cultura europea, e più in generale la civiltà europea, hanno realizzato in passato. Stiamo in pratica pensando a certi quartieri di espansione della Palermo dei Lima e Ciancimino e alla distruzione, da questi e altri prima di loro portata avanti nella città.

L’Italia, la Sicilia sono territori della memoria. 

Non si possono costruire rimodernare le città prescindendo dalla memoria storica. Non è questione di nostalgia, perché la memoria ci offre metodi, strumenti di giudizio ed esperienze accumulate per affrontare il presente con lucidità. 

In architettura, il luogo e il territorio non sono uno sfondo: Progettare nel rispetto dei territori e delle tradizioni significa comprendere la logica profonda di un luogo, affinché l’architettura nuova stabilisca un rapporto vero con esso.

Ha ancora senso parlare di classicismo in architettura? 

Classico a Palermo (via Maqueda, via Roma etc.) vuol dire eterno. Se per riconoscerne il valore, e inserirsi consapevolmente in quel fiume che è la storia, sì: ha pienamente senso continuare a parlare di classico. Naturalmente si tratterebbe di assumere che l’architettura appartiene a una continuità culturale. 

In Spagna si aprì un periodo di entusiasmo e di rinnovamento in molti ambiti della vita pubblica e, fra questi, vi fu anche il recupero del patrimonio architettonico. Intervenire su un monumento non è solo un problema archeologico o documentario, ma è, in ultima istanza, un problema di architettura. Questa idea è formulata chiaramente in alcuni testi sul restauro: il monumento “detta” il modo di agire e ogni caso richiede una soluzione specifica.

Ricostruire non può significare semplicemente tornare a edificare superficie costruita. Ricostruire una città, una cittadina, significa ricostruire luoghi d’incontro, di scambio, di memoria; in definitiva, ricostruire l’habitat di cittadini liberi e uguali. L’architettura potrà agire con dignità nella ricostruzione solo se si metterà dalla parte della vita comune, della memoria e della dignità dell’abitante. In simili situazioni si è obbligati a ripensare la casa al di là dei suoi usi standard. Compaiono in simili situazioni un modo di abitare nel quale la vita quotidiana e la creazione si intrecciano. Costruire per un artista non dovrebbe significare assecondare l’eccentricità, bensì comprendere con precisione una forma particolare di vivere e di lavorare. 

«Bisogna saper vedere. Perché progettare non è disegnare forme più o meno ispirate. Progettare significa dare risposta, mediante l’architettura, a esigenze concrete. L’architettura è un’arte utile».

(Segue)

L’illusione di ingrossare la propria immagine

Mostrare un atteggiamento
di superiorità è spesso un
meccanismo di difesa
contro insicurezze
profonde e una bassa
autostima
. Secondo la
psicologia, questo
comportamento —definito 
complesso di superiorità
 maschera sentimenti di
inferiorità, con l'individuo
che ostenta grandiosità
per nascondere la propria
fragilità  interiore.

=Farsi un’idea illusoria di qualcuno 

=Mostrarsi superiori nasconde insicurezza

  Chi nel corso della vita non ha conosciuto persone che si gonfiano di grandezza e superiorità? Il complesso di superiorità è, in realtà una copertura, spesso inconscia, per un profondo senso di incapacità o paura della vergogna. Chi ne soffre tende a sentirsi superiore discutendo e comunque affrontando le questioni in modo arrogante.

  Costoro spesso manifestano, appunto, il complesso di superiorità, un meccanismo di difesa psicologica per nascondere insicurezze o sentimenti di inferiorità. Questo atteggiamento, noto anche come megalomania o arroganza, si manifesta con la necessità di fronteggiare  gli altri per sentirsi migliori o comunque intraprendenti.

  La personalità di ciascun individuo è quell’insieme dinamico e stabile di caratteristiche psicologiche, emotive e comportamentali che definisce l'identità unica di un individuo e il suo modo di interagire con il mondo. Essa include temperamento, carattere e intelletto, influenzando l'adattamento all'ambiente in modo relativamente costante nel tempo e attraverso diverse situazioni. Avere personalità significa possedere un carattere forte, definito e riconoscibile, che permette a un individuo di distinguersi dagli altri. Indica un'identità solida, coerenza nei pensieri e comportamenti, unita alla capacità di lasciare un'impronta distintiva e di mostrarsi autentici, spesso con coraggio e resilienza.

    Personalità e Carattere: La personalità è l'insieme globale, mentre il carattere è la parte più morale, volitiva e appresa dell'individuo.

Per un breve percorso, all’interno delle pagine del blog, ci intratterremo su una certa realtà della persona umana che ci capita di incontrare e di pensare di conoscere e la cui immagine di essa cogliamo. E verosimilmente potrà  capitarci che certe immagini che ci facciamo di certi personaggi sono semplicemente illusorie. 

(Segue)

venerdì 20 marzo 2026

Punti di vista sul Referendum riportati su il “DOMANI”

Fermiamo i reazionari della contro Italia 

di RINO FORMICA

Votare NO significa difendere la Carta costituzionale, difendere il voto del 2 giugno del 1946. il 2 giugno del 1946 i partiti antifascisti della Resistenza hanno eletto la Costituente. Quei partiti rappresentativi delle grandi correnti ideali che avevano fatto l'Italia unita.

Un'Italia, finalmente libera dalla vergogna della offensiva fascista, che vedeva rappresentato, nella Costituente, il pluralismo dei grandi valori culturali e morali che sono la vita, l'anima, l'essenza della nostra Repubblica. I movimenti, il pluralismo culturale dei cattolici, dei liberal-democratici, del socialismo unitario e questa grande fusione delle forze della cultura fondativa della Repubblica italiana che sono nella nostra Carta costituzionale.

Chi distrugge la Carta vuole distruggere queste fonti della cultura.

Pietro Nenni ci disse quando siete in difficoltà, quando il momento è difficile, fate ricorso alle sorgenti.

Sorgenti della nostra Italia repubblicana sono queste grandi tensioni morali che sono nate da queste tre grandi culture fondative della storia unitaria nazionale.


Ritorno al passato


La contro Italia è invece l'Italia della reazione. E l'Italia che vuole il ritorno a un regime senza alcuna storia della modernità democratica. E necessario che si riprenda il cammino della ricostituzione di uno spirito europeo, il filo che fu interrotto dalla morte di due grandi leader socialisti, Eugenio Colorni e Bruno Buozzi, caduti nella Resistenza prima della liberazione di Roma.

Occorre riprendere il filo dell'Italia europea, il filo della unità sindacale.


Il compito è delle nuove generazioni. Tanto ci fa sperare l'avvio, in questa campagna elettorale, di una presenza attiva, dinamica, convinta, motivata della gioventù che oggi ci dice a chiare note: il futuro dell'Italia non è un futuro di destrutturazione dello Stato, ma di rinascita di uno Stato che ceda sovranità nazionale per guadagnare sovranità europea.


La contro Italia non passera.

Non è passata durante i tentativi di restaurazione nella prima fase della Repubblica italiana, non passera ora. Il 22 marzo lasciate sola Giorgia Meloni con il suo amico Donald Trump, a bere un bitter senza dazio in qualche villa americana. Ma non sporcate la Costituzione italiana con l'inquinamento della loro presenza.

Pace. giustizia e libertà. È la nostra sorgente, è la nostra vita, è la nostra essenza, è la natura stessa della Repubblica.


Questo è il testo del messaggio audio inviato da Rino Formica ieri alla manifestazione "Referendum: Tutt! insieme per il No" organizzata a Piazza del Ponolo a Roma dal Comitato


=. =. =. =

Il femminismo è politica.  Una riforma da bocciare

di GIORGIA SERUGHETTI


Nell'ultimo miglio di una campagna referendaria sempre più combattuta sono scese in campo anche le donne. Un appello, sostenuto da 1.700 firme, invita a opporre un No femminista alla legge sulla separazione delle carriere di giudici e magistrati e sulla riforma del Consiglio superiore della magistratura. Perché si legge, «quando l'autonomia della giustizia si indebolisce si indebolisce anche la capacità dello Stato di riconoscere e tutelare violenze discriminazioni e disuguaglianze». Sul fronte opposto un altro appello, sostenuto da un centinaio di sottoscrizioni, invita al contrario a votare Si, per superare «un meccanismo di potere correntizio» che penalizza le donne «tanto nella rappresentanza in seno al Csm, tanto nell'attribuzione di incarichi direttivi negli uffici giudiziari».

 Donne per il Si, donne per il No ha senso mobilitare l'identità femminista a favore di una delle due posizioni, in un referendum che in apparenza non riguarda una materia connessa direttamente ai diritti e alla libertà delle donne come fu in passato il caso del divorzio, dell'aborto, o delle tecnologie riproduttive? Lo ha, certamente, se si considera il posizionamento femminista non semplicemente come un discorso sulle donne e le soggettività oppresse per ragioni di genere e orientamento sessuale, bensì come uno sguardo critico sull'intero ordine sociale.

Ma tanto più meritano attenzione i due appelli perché chiariscono come la riforma possa impattare concretamente sul piano delle diseguaglianze di potere tra i generi. Da una parte, le donne del Sì ritengono che la riforma possa migliorare trasparenza e meritocrazia negli organismi di autogoverno della magistratura. Dall'altra, le donne del No lanciano un allarme sull'erosione dello stato di diritto, di cui sempre fanno le spese i soggetti più esposti a discriminazione  e violenza. Entrambi gli appelli, in modo diverso, segnalano un problema nel rapporto delle donne con il sistema della giustizia. Perciò, piuttosto che liquidare come irrilevanti le due prese di posizione considerarle come usi impropri della parola femminista, o ritenere che in fondo si neutralizzino a vicenda, bisognerebbe chiedersi i problemi che le donne per il si denunciano si risolvono con la riforma? E basterà respingere la riforma, come invitano a fare le donne del No, per assicurare una giustizia giusta per le donne che subiscono discriminazione e violenza?

La risposta è due volte negativa. Ma le implicazioni sono diverse. Sostenere che il meccanismo del sorteggio per il Csm, liberando la magistratura dal «giogo delle correnti», possa favorire non solo la presenza femminile, ma addirittura la «meritocrazia», appare un controsenso.

La principale criticità del meccanismo del sorteggio, evidenziata dai suoi critici, è che prescinde proprio da considerazioni di merito, precludendo alla radice la possibilità di selezionare le persone migliori e più adatte al compito. Dunque non sembra essere davvero una soluzione al problema che segnalano le promotrici dell'appello.

Di contro, i rischi segnalati dalle fautrici del No andrebbero presi molto sul serio, pur trattandosi appunto di rischi Se la riforma rischia di indebolire la tutela dei diritti, di assoggettarla all'orientamento politico del governo di turno, ci sono ottime ragioni per fermarla. Con ciò, chiaramente, non si risolvono i problemi che esistono-eccome— nel rapporto delle donne con la giustizia. E che, oltre ai problemi di cultura ancora carente in entrambi i rami della magistratura  in fatto di ascolto e sostegno  alle donne che subiscono violenza, includono la lentezza  dei processi , le risorse della giurisdizione, la mancanza di formazione. Ma non sta a chi si oppone alla riforma offrire una soluzione: e’ sufficiente segnalare che questa rischia di rendere una giustizia non sempre giusta  ancora più ingiusta . Starebbe a chi sostiene la riforma  dimostrare il contrario. La verità però  che non c’è niente, nella legge costituzionale, che riguardi queste vere urgenze. E allora non resta che dire NO.


La Riforma della Giustizia (4)

Il quesito referendario propone
una modifica della Costituzione
per separare in modo netto le
carriere dei magistrati requirenti,
cioè i pubblici ministeri, e dei
magistrati giudicanti. Oggi in
Italia pm e giudici appartengono
allo stesso ordine e fanno parte
della medesima carriera,
pur svolgendo funzioni diverse.
La riforma introdurrebbe due
percorsi professionali distinti,
con due Consigli superiori della
magistratura separati: uno per i
giudici e uno per i pubblici
ministeri.


Tre sono le modifiche
 che si vorrebbero apportare:

Piccolo pro-Memoria


Il referendum sulla separazione delle carriere punta a differenziare ruoli e assetti giuridici fra chi fa le indagini (2.200 pm) e chi le deve giudicare (7.200 giudici)

Tre sono le modifiche del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organismo composto da 20 magistrati e 10 laici eletti dal Parlamento tra professori di diritto e avvocati con 15 anni di esercizio. Questo organo, previsto dalla Costituzione, serve a garantire ai magistrati l’autonomia e l’indipendenza nei concorsi, trasferimenti, valutazioni di professionalità, nomine dei dirigenti, giustizia disciplinare, pareri al Ministro sulle leggi. Si vorrebbe sdoppiarlo, uno per i pm e uno per i giudici, istituire il sorteggio dei componenti, e i processi disciplinari  affidarli a una Alta Corte.

Il Novecento (1)

Un secolo diverso

 Introduzione. Il promotore e conduttore del blog ritiene che, dal secondo dopoguerra mondiale, siano cambiati molti punti di riferimento culturali, politici e persino valoriali rispetto alla prima metà del Novecento. Dalla vittoria delle potenze democratiche sul nazi-fascismo nella seconda guerra mondiale, si è assistito in prosieguo al crollo dell’altrettanto violento sistema sovietico-comunista per arrivare, ai nostri giorni, a vedere sulla scena mondiale personaggi in auge come Putin, Trump  e tanti altri con le loro rinnovate vocazioni imperiali/autoritarie che pare provengano da un mondo quando l’essere umano era ancora rivestito di bestialità e non conosceva né la Carta dell’Onu né le tante lezioni della Storia impartite all’essere umano negli ultimi quattro/cinque millenni.

= = =

= = = 

E’ un’espressione che pare
provenga da un mondo 
quando l’essere umano era
ancora rivestito di bestialità 
e non conosceva né la Carta
dell’Onu né le tante lezioni
della Storia impartite all’essere
umano negli ultimi cinque
millenni.

Il concetto di "Guerra alla
Guerra" è anche il titolo di un
famoso libro fotografico di
Ernst Friedrich del 1924, che
denunciava l'orrore del primo
conflitto mondiale


Per fare guerra alla guerra e all’ignoranza,

diffondiamo la Cultura.

 L’unica competizione da ammettere. Con ottica prevalentemente storica ci proponiamo di percorrere la cultura (prevalentemente italiana, ma non solo italiana) del secolo scorso, dall’inizio Novecento fino ai nostri giorni, per tentare di cogliere il perché l’essere umano preferisca competere con le armi e la violenza contro altri esseri umani piuttosto che ricorrendo al pensiero costruttivo e solidaristico puntando con l’ingegno di cui dispone alla crescita sociale, culturale, scientifica e conseguire per questa via la realizzazione complessiva dell’umanità intera.

=   =   =

Il  Novecento in Europa era iniziato con grandi intenzioni di novità rispetto all’intero processo storico dei tanti secoli passati. Sul blog ci proponiamo riflettere in che misura ci ha provato, nel bene e nel male, e perché in tanti ci siamo accorti che pur avendo esso dato qua e là il meglio e il peggio contemporaneamente, su esso ormai possiamo dire semplicemente che e’ stato un secolo diverso.

=   =   =   

"Fare guerra alla guerra" vuole essere un impegno etico e concreto per promuovere la cultura della pace e della nonviolenza, partendo dalle azioni quotidiane di ciascuno di noi fino all'impegno politico e sociale che tutti siamo chiamati a coltivare non attendendo che a darci la pace siano i Putin o i Trump.


(Segue).

giovedì 19 marzo 2026

San Giuseppe

La tavola di “San Giuseppe”
viene imbandita con il meglio
che la tradizione locale offre:
pane votivo artisticamente
lavorato (simbolo di prosperità),
pasta con legumi, broccoli,
e frittelle/dolci come le
zeppole e altre
attrazioni
.

L’altare di San Giuseppe 

 La ricorrenza religiosa di San Giuseppe, oggi a Contessa Entellina, viene festeggiata con la solenne celebrazione alle 11,00 della liturgia in rito bizantino, nella Chiesa Madre e con la partecipazione dell’Eparca di Piana degli Albanesi, Mons. Raffaele De Angelis. In serata, dopo la celebrazione sempre nella Chiesa Madre della messa in rito romano, si svolgerà la tradizionale processione per le vie del paese.

 Nei decenni trascorsi erano numerosi quelli che localmente venivano denominati “altari di San Giuseppe” e venivano curati presso le abitazioni delle famiglie devote alla protezione del Santo a cui veniva richiesta una particolare attenzione di natura familiare.  Ai nostri giorni, forse per non far perdere memoria del passato, l'iniziativa pare sia divenuta una esclusiva della pubblica amministrazione e delle associazioni culturali, che curano l’onere di simbolici “artara”. Artara che simboleggiano, o simboleggiavano, la generosità verso i meno fortunati e la gratitudine verso il Santo per una grazia ricevuta, trasformandosi in una vera e propria mensa solidale.

Al centro delle tavolate, in parecchi paesi della Sicilia Occidentale, siedono tre persone, dette "i santi", che rappresentano Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, invitati a mangiare per primi. Un elemento centrale è il pane, modellato in forme particolari che richiamano la simbologia religiosa.

La Repubblica fondata sul lavoro (3)

Essere cittadini implica 
l'appartenenza di una persona 
a una comunità politica
  
istituzionalizzata, lo Stato, 
comportando un insieme 
inscindibile di diritti e doveri

Questo status non è solo una 
condizione giuridica, ma anche 
una pratica quotidiana che 
definisce il rapporto tra 
l'individuo e la collettività’.


 Il Lavoro e la Repubblica

= = = L’Articolo 1 della Costituzione nell’affermare che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”  intende indicare nel lavoro l’elemento qualificante  e fondamentale della nostra forma di Stato. Il lavoro, e in questo caso non solo quello subordinato (dipendente) è inteso non come fine a se stesso o come semplice mezzo di sostentamento, ma quale mezzo imprescindibile per l’affermazione  della personalità di ciascuno dei cittadini nell’ambito della società e della collaborazione economica.

 Sul lavoro e non più sulla nascita, sul censo o su altri privilegi,  viene così fondata  la dignità del cittadino.

= = = L’articolo 4 della Costituzione, in ragione di quanto sopra evidenziato, dichiara che il lavoro è un diritto-dovere di ogni cittadino e impone allo Stato il compito di rendere effettivo e operante questo principio. Si tratta, come i giuristi sottolineano, di una norma-programmatica, cioè di una norma che non viene applicata automaticamente e il cui destinatario non è il singolo cittadino, ma la politica (il legislatore) che attraverso la legislazione deve puntare ad applicare il principio costituzionale. Su questa base si muove, o dovrebbero muoversi gli interventi e i controlli istituzionali in materia di collocamento al lavoro, di lotta alla disoccupazione, di incentivazione al collocamento giovanile.

= = = L’Articolo 35 della Costituzione, afferma la volontà della Repubblica di tutelare il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni, di curare la formazione dei lavoratori e di appoggiare le organizzazioni internazionali e nazionali volte a questo scopo. Lo Stato repubblicano si preoccupa pure del fenomeno migratorio. Al livello internazionale si occupa dei problemi del lavoro l’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) collegata all’Onu. Suo compito è di promuovere sul piano internazionale il miglioramento delle condizioni dei lavoratori, attraverso delle convenzioni  che i singoli Stati, entro un prefissato termine, devono ratificare  in modo che divengano leggi nell’0rdinamento interno.

Avremo modo in prosieguo di più ampiamente riflettere sugli articoli da 36 a 41 e poi sull’art. 46, pure questi rilevanti sulla problematica lavoristica. Problematica che per più tempo intendiamo sviluppare sul blog, perché essere cittadini implica l'appartenenza di una persona a un determinato Stato, configurandosi come un legame giuridico, politico e sociale che comporta un insieme di diritti e doveri. Questa condizione non è solo uno status formale, ma un ruolo attivo che richiede la partecipazione alla vita della comunità e il riconoscimento da parte delle istituzioni.

Essere cittadini significa infatti essere titolari di diritti garantiti dalla Costituzione e dalle leggi. In Italia, tra i principali diritti figurano:

  • =Pari dignità sociale ed eguaglianza davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali (Art. 3 Costituzione).
  • =Libertà personali e civili: libertà di pensiero, stampa, riunione e associazione.
  • =Diritti politici: il diritto di voto e la possibilità di partecipare alla vita pubblica.
  • =Diritti sociali: accesso all'istruzione, assistenza sanitaria e tutele sociali.