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lunedì 15 febbraio 2021

Riflessioni localistiche (3)

 Tommaso Fazello, storico nativo di Sciacca (1498-1570), vicino temporalmente e spazialmente alle vicende insediative degli arbëreshe in Sicilia, nelle "decadi" sulla Storia dell'Isola fissa l'inizio dell'arrivo degli albanesi in Sicilia con la caduta di Costantinopoli ad opera di Maometto II (1453) e alle successive conquiste ottomane di Durazzo e del Peloponnese. 

Già col 1482 si ha la prima approvazione dei capitoli di Palazzo Adriano. 

Erano tempi quelli in cui l'interno della Sicilia, specialmente nella parte Occidentale, era letteralmente disabitato. Spopolato e non sottoposto a coltura alcuna era l'attuale territorio di Contessa Entellina, dove comunque insisteva un mulino-fondaco a valle del presidio militare di Calatamauro. Questo impianto molitorio oltre che asservito al presidio militare fungeva anche da luogo e stazione di sosta per la -allora- molto transitata trazzera-regia Palermo-Sciacca.

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"La situazione della presenza umana

nella Sicilia contadina del Tre e del Quattrocento

era quanto mai difficile.

Pochi i paesi e scarsamente popolati, specialmente

nella Sicilia Occidentale dell'Isola, dove,

come è stato recentemente affermato da uno

studioso francese, Henri Bresc, dopo la fine del

XIII secolo, a pochi centri abitati corrispondeva

^una immensa zona del tutto vuota che comprende

i feudi dell'Arciovescovo di Monreale, dei grandi

monasteri e di alcune famiglie dell'aristocrazia

residente a Palermo. Rari castelli (Calatamauro, 

Calatatrasi, Misilmeri, Cefalà, Margana), alcuni

fondachi, dove i lavoratori agricoli trovano il vino

e spendono il loro salario, si alzano nelle campagne

vuote d'uomini^".


Francesco Giunta

Storico medievale e critico d'arte

1924-1994

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