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domenica 3 maggio 2020

3 Maggio

3 Maggio 1968
Parigi, prime cariche della polizia contro gli studenti in protesta: è l’inizio del Maggio francese.

La Francia in quel 1968 tornava ad essere teatro della «rivoluzione»; non c’erano i sanculotti, gli anti-borbonici, i «banchetti» operai, ma Parigi era di nuovo invasa da migliaia di manifestanti al grido di «liberazione» e «contestazione». 
Liberazione dall’autorità e dalle gerarchie all’interno della famiglia, dell’università e dei luoghi di lavoro; contestazione dei partiti tradizionali e delle strutture della democrazia rappresentativa, delle discriminazioni legate alla razza, al sesso, alla classe sociale, degli stili di vita imposti dalla nuova società dei consumi.
Quel maggio a Parigi costituì l’apice e il simbolo della ribellione giovanile; probabilmente senza il «maggio francese» il Sessantotto e l’immagine che ne è giunta fino a noi non sarebbero stati gli stessi. 
Fu a Parigi infatti che il movimento di contestazione studentesca apparve più simile ad una vera e propria «rivoluzione»: i giovani divennero il detonatore del malcontento della società tutta, scioperi, cortei, occupazioni e barricate arrivarono a paralizzare il paese e a far vacillare il sistema della Quinta Repubblica.

Tutto era partito da Nanterre, l’ateneo alle porte di Parigi, già scosso da incidenti e proteste nell’autunno precedente, dove nacque il «movimento del 22 marzo» guidato da Daniel Cohn-Bendit. La miccia che fece esplodere l’incendio fu la proposta del governo gollista di introdurre meccanismi di selezione per l’accesso all’università; ma fu solo una miccia, quasi casuale, perché già dal 1967 gli studenti erano in fermento in gran parte d’Europa e quelli americani avevano dato vita a movimenti per i diritti civili e contro la guerra in Vietnam fin dalla metà degli anni Sessanta. Chiusa dalla polizia l’Università di Nanterre dopo 40 giorni di occupazione, il 3 maggio le proteste scoppiarono alla Sorbona, deflagrando in scontri, violenze, barricate che per un intero mese tennero sotto scacco il Quartiere Latino. Il 13 i sindacati proclamarono lo sciopero generale per protesta contro la «repressione poliziesca» dei giorni precedenti e le politiche del presidente Charles De Gaulle; ormai il «maggio francese» non riguardava più solo gli studenti, la contestazione si era estesa ad operai, giornalisti, funzionari pubblici, insegnanti e la Francia stava precipitando nel caos. Il 24 maggio fra i 9 e i 10 milioni di francesi erano in sciopero o impossibilitati a lavorare a causa degli scioperi; il giorno successivo si ebbero i primi due morti dall’inizio degli scontri. Ad uscire profondamente compromesso era non solo il potere, ma anche la leadership carismatica di De Gaulle, che per la prima volta si trovò nella necessità di richiedere ai cittadini un esplicito consenso al suo operato. E lo ottenne. Prima negoziò coi sindacati gli accordi di Grenelle per spezzare il fronte dell’opposizione, poi il 30 maggio annunciò via radio, con parole ferme e incisive, lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni. Un mese più tardi, il voto sancì un vero e proprio trionfo per il partito gollista, che ottenne il 40% delle preferenze e la maggioranza assoluta dei seggi. La ricreazione – come ebbe a dire il generale – era davvero finita.

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