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giovedì 24 ottobre 2019

Vivere nei paesini. Poco stress e molte possibilità per osservare e per ascoltare

Autunno contessioto
Il declino è lento ma ad occhio lungo si vedono da subito i potenziali risultati. 
Sappiamo tutti che non esistono programmi, idee sul da fare per arrestarlo. 
Sappiamo comunque che per venirci a trovare gli amici ed i parenti devono percorrere tratti di strada provinciali che costituiscono vergogna addirittura rispetto a quei residui di tratti di trazzera che nei giorni medievali e feudali attraversavano l'intera Sicilia ed offrivano cammino a mendicanti, pellegrini, viandanti e campieri. Quelle trazzere allora apparivano una sorta di apparato sanguigno sul corpo socio-economico del territorio. Le odierne strade provinciali scraggiano l'animo umano.

Qualcuno prova a spiegarmi che la responsabilità su ciò che non accade in direzione del buon vivere non è della politica locale, nè di quella prvinciale, nè di quella regionale, nè di quella nazionale. Riesce a far intendere che è dell'Europa.
Capisco con simili discorsi la ragione per cui a Contessa il primo partito alle ultime consultazione è stato quello della Lega, presente persino nel Consiglio Comunale, aggregato all'attuale maggioranza amministrativa.

Altri provano a spiegarmi che l'impotenza a ricollegarci col resto del mondo con strade praticabili e decenti non è un problema solo di Contessa (come dire: mal comune mezzo gaudio) ma dell'intera Sicilia. Addirittura mostrano i giornali di questi giorni con gridi allarmarti "Tremila Comuni in Italia sono a rischio desertificazione". 
E se c'è la desertifiicazione ovunque nei pressi del Monti Sicani, mi appare di cogliere il sottinteso, che motivo c'è di rimettere a posto una rete viaria poco frequentata ?  Non è questa forse la spiegazione sulle ricorrenti voci circa lo "smantellamento" e/o la contrazione di servizi "inutilmente costosi" negli ospedali, punti nascita ed uffici in tutte le aree in procinto di desertificazione?

Oggi i politici in circolazione, tutti, danno la sensazione di non aver mai studiato nè la scienza economica nè quella giuridica ammiinistrativa. 
Attraverso i media ho appreso di 123 sindacii dell'Isola che hanno rivolto un appello sia alle autorità regionali che al Capo dello Stato perchè venga fuori una legge per le aree montane che aiuti, mi pare di capire, la sopravvivenza.
La sopravvivenza ?
In un territorio su cui non si produce è ovvio che non ci sono posti di lavoro ed è ovvio che la gente vada via. E' quasi ovvio che gli enti pubblici nelle zone a scarsa produttività non provvedano (o rallentino) alla manutenzione delle infrastrutture (sempre che da noi, in quest'angolo di Sicilia, ci siano e siano corrispondenti ai tempi). 
E' ovvio che i nostri cinque o sei ragazzi che frequentan le aule scolastiche elementari, terminato il ciclo formativo, faranno la valigia per trovare lavoro altrove.
E' ovvio che a presidiare le deserte strade dei nostri paesini restino solamente gli anziani, finchè campano.

Non sarà la leggina sulle aree montane a salvare la nostra terra. Con i governi leghisti o no non è la sopravvivenza assistenziale che va perseguita. I finanziamenti per le coperture di sviluppo nel Sud non è un caso se mancano (o sono irrisorie). Nell'area in cui viviamo un tempo insisteva una sorta di "granaio" che riforniva tutti i paesi del Mediterraneo occidentale. Oggi sono altri i fornitori. Ed il prezzo del grano, l'oro siciliano dei secoli scorsi, è irrisorio. Nè mai abbiamo con decisione avviato una vera riconversione. Il vigneto sta trovando pure esso il suo limite.

Allora ? E' bene fare ciò che i tempi e le possibilità offrono; però se non si definisce -ai livelli più alti- una politica seria e vera di crescita e sviluppo noi, noi siciliani, continueremo con la sopravvivenza. 
Ed è ovvio che con la sopravvivenza continueremo a chiedere risorse al Nord produttivo, ormai stanco di pagare tributi per mantenere apparati megagalattici burocratici e politici in un Meridione improduttivo. Burocrazia e politici alla siciliana non creano futuro.

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