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venerdì 18 ottobre 2019

Flash sulla nostra Storia

La Terra di Contessa
Il Castello di Calatamauro

Contessa sul finire del 1520 diventa una "Terra", ossia una entità amministrativa e giurisdizionale demograficamente inferiore a quelle che erano in quel tempo le "città". Volgarmente come si diceva ed in parte si continua a dire in alcune zone della Sicilia Contessa diventa uno "Stato", appartenente alla aristocratica famiglia dei Cardona.
Vicino ad essa, in più circostanze ma non con continuità, aveva posseduto il titolo di "Città demaniale", quindi con alcune forme di autogoverno, solamente Corleone, per il resto quasi l'intera Valle del Belice era un'area sostanzialmente disabitata su cui avevano dominio e giuriisdizione varie famiglie aristocratiche. 
Altre Terre nell'area dei Sicani, pure esse domini dei Cardona erano Burgio, Giuliana e Chiusa. La Terra di Bisacquino era invece dominio ecclesiale dell'Arcivescovo di Monreale.
A Contessa, in quanto riconosciuta Terra dai signori Cardona competeva a decorrere dal 2 dicembre 1520 uno Statuto, inserito in viia di fatto all'interno dei Capitoli sottoscritti, ed un territorio, che non fu semplicemente quello dei due feudi concessi a "censito", o come oggi diremmo ad "enfiteusi", Serradamo e Contesse, bensì tutti i cinquanta feudi rustici (ossia disabitati) di cui daremo un elenco successivamente che possa essere utile per quei lettori del Blog che non abbiano fruito di tante pubblicazioni curate dal Comune, dall'Università di Palermo, dall'Unione dei Comuni con finanziamenti regionali.
Nell'iniziativa baronale di creare lo "Stato" o meglio la Terra di Contessa la pubblicistica locale finora ha generalmente visto magnificenza ed elargizione benevola dei Cardona. A nostro giudizio tutto va invece contestualizzato al regime feudale allora vigente. 
Delimitando il territorio a cominciare da breve distanza da Bisacquino a quasi le porte di quella che successivamente sarà Santa Margherita Belice i Cardona delimitarono di fatto l'area della loro assoluta giurisdizione del "Mero e misto imperio". In quell'area l'unica giurisdizione pubblica da riconoscere da chiunque, a cominciare dal Vice-re che sedeva ora a Messina ed ora a Palermo era quella dei Cardona. 
Lo stesso re di Spagna, secondo gli ordinamenti che proprio in quegli anni di regime aragonese venivano lievemente modificati, riconsceva ruolo, poteri e giurisdizione sul territrio dell'isola ai baroni.

Avremo modo di spiegare in cosa consisteva sin dal Medio Evo e fino al 1812 il mero e misto imperio che i Cardona non gestiranno in prima persona ma con uomini di loro stretta fiducia che essi faranno venire a Contessa dall'area del messinese.
La Corte o comunque l'apparato gestionale della istituenda Università che siederà nel Palazzo che ancora oggi sorge in via Scanderbergh aveva una competenza amministrativa, di polizia e giudiziaria su un territorio molto vasto, con virtualmente a capo il barone. Con la casa Peralta-Cardona generalmente il barone teneva la sua sede a Sciacca. Talora era capitato che uomiini Peralta-Cardona rivestissero il ruolo di vice-re e in queste circostanze il barone risiedeva a Messina.

Prima di quel 1520 l'intera struttura amministrativa dei Cardona sul territorio di cui stiamo trattando aveva sede a Castello Calatamauro. Lì resterà ancora fino a quando la Terra di Contessa nn disporrà delle prescritte fortificazioni, mura esterne, edifici e magazzini.  La persistenza di un centro di governo territoriale  Calatamauro era stata daltronde la situazione operante durante l'intero Medio-Evo, sin dall'epca bizantina, ovviamente considerando che i "potenti" di turno cambiavan di volta in volta sotto gli arabi, gli svevi e gli angioni.
Con la dizione "Castello" subito viene in mente un edificio castellato, magari con ponte levatoio, torre, mura. Non era questa la situazione strutturale di Calatamauro, se pure esso fu centro sia militare che di governo gestionale-amministrativo su vaste aree.

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