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martedì 14 giugno 2022

Contessa Entellina. La Storia socio-economica occultata (2)

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 Da uno stralcio di commento e illustrazione storica curato dalla Biblioteca Nazionale di Palermo, che ricalca il libro e le riflessioni di Gaspare Nicotri  "Rivoluzioni e rivolte in Sicilia" riprendiamo:

"E anche a proposito dei Fasci io ricordo qualche cosa di cui non seppi mai darmi una spiegazione soddisfacente. Perché il Crispi fu così fiero nella repressione? Nell'Ottobre di quell'anno, il dì stesso che, presente re Umberto, si inaugurava la Torre a San Martino della battaglia, si inaugurava a Genova il monumento di Garibaldi. Il Crispi aveva preferito venire a Genova. E in una visita allo scoglio di Quarto, fu da Stefano Canzio provocato a parlare. Questi, nell'impeto del suo dire, a un certo punto gridò alto che la Sicilia  era alla disperazione pel mal governo; e stringendo un braccio al Crispi, e additandogli lo scoglio là sotto al palco su cui stavano, finì esclamando: Dillo tu o nobile vecchio, che vieni dall'isola, dillo ciò che si prepara laggiù, dove ti maledice già l'opera di liberazione iniziata qui! Il Crispi, come trasognando, guardava il Canzio e denegava con cenni del capo. Poi parlò egli, e dissipò con poco l'elettricità cumulata dall'amico. Quel poco voleva dire che la Sicilia non preparava nulla, non avrebbe fatto nulla, non malediva nulla. E rasserenò gli spiriti. Non meritava che la sera stessa, nella Galleria Mazzini, gli fosse fatta la dimostrazione astiosa, violenta, fino obbrobriosa per le sue idee avverse alla Francia: ma egli fu forte all'onda e all'urlo della folla come era stato a Palermo nel 1860, da un balcone in Piazza Bologni, all'onda Lafariniana. 

 Pochi giorni appresso tornava ministro presidente. A Quarto aveva mostrato di non credere a pericoli da parte della Sicilia; appena giunto al potere richiamava le navi mandate laggiù dal Giolitti suo predecessore; poi subito le rimandava lui stesso. Perché ? Punto oscuro della sua politica, in quel triste anno. E appresso diede in eccessi. Ma tutto fu nulla, opera di Fasci e opera di Governo. La situazione non era stata creata dai Fasci, non fu risolta dal Governo con le sue violenze: permase quale era, emanazione storica delle condizioni millenarie del Paese. Cita bene a proposito il Nicotri un detto d'allora del Di San Giuliano: I Fasci non sono causa, sono effetto della grave situazione della Sicilia.

 Nicotri asserisce che secondo il Di San Giuliano ciò che Crispi pensò a Quarto è che i dirigenti dei Fasci avrebbero dovuto far miglior  viso a lui tornato nuovamente al potere. La realtà è stata che il profondo problema di sofferenza delle aree latifondistiche non lo si volle, dal Crispi, risolvere sul piano legislativo, ed il commentatore del testo del Nicotri così conclude: "Intanto v'è una parte d'Italia dove possono esistere Comuni di tremila abitanti come quello di Contessa Entellina, nel quale il territorio di 25.000 ettari appartiene per 24.000 a signori che vivono in perpetuo assenteismo, sottraendosi persino ai doveri tributari locali, come il Nicotri asserisce, citando da Cammareri Scurti (Il latifondo in Sicilia), e aggiungendo di suo certo ab uno disce omnes, che deve essere almeno approssimativo.

Il Nicotri aveva sempre auspicato che in quel fine Ottocento potessero sorgere dal Movimento dei Fasci delle Leghe cooperative di contadini che dessero un volto diverso e nuovo alla Sicilia. Ed invece a chiusura del testo si chiede, a repressione disposta da Crispi e a fuga in America di migliaia di contadini -di cui oltre duecento da Contessa Entellina-: Garibaldi, cosa è venuto a fare in Sicilia?

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