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lunedì 28 febbraio 2022

Democrazia o autocrazia. Putin sta rivelando che il potere nel mondo... è prevalentemente in mano a tantissimi dittatori

Di Putin non c'è solo Putin.

La democrazia sul pianeta è minoritaria

 Stando ad un recente rapporto, Freedom in the World 2022 di Freedom House, riportato per stralci su più giornali, nel 2005, 83 Paesi, fra i 195 analizzati, erano diventati più democratici e 52 avevano invece fatto passi indietro. 

  Nel 2021, la proporzione si è più che invertita: 25  più democratici contro 60 più autoritari (quelli dalla posizione invariata non sono stati conteggiati). Nel 2018, 50 Paesi erano diventati più liberi, contro 68 in discesa. Poi è arrivata la pandemia, e per molti governi è stata una buona occasione per giustificare un giro di vite in senso autoritario. 

  Ai nostri giorni, 2022, soltanto una persona su cinque, nel mondo, vive in un Paese «libero» secondo i criteri di Freedom House: nel 2005, erano quasi una su due.

  Secondo il New York Times: «Putin ha passato più di due decenni a consolidare il potere, ricostruire l’esercito russo e indebolire i suoi nemici. Ha ripetutamente minato i movimenti democratici e le rivolte popolari, comprese quelle in Siria e Bielorussia. Si è intromesso nelle elezioni occidentali (in vari Paesi, Italia inclusa finanziando alcune forze politiche). Ha schierato truppe russe per far rispettare la sua volontà, anche in Georgia e in Crimea».

  Sempre secondo il rapporto di Freedom House  tutto ciò è accaduto perché i leader democratici hanno fatto troppo poco per difendersi: «La risposta del mondo all’annessione della penisola di Crimea da parte della Russia non è stata, in tutta evidenza, sufficiente a dissuadere Putin dall’andare oltre. Anche le nuove sanzioni imposte alla Russia dopo il suo assalto all’Ucraina si sono, per ora, fermate prima della massima punizione, risparmiando gran parte del settore energetico russo su cui l’economia europea fa ancora affidamento». 

  Sembrerebbe comunque che le recenti misure decise da Bruxelles, Washington e Londra  stavolta stanno facendo effetto, tanto è vero che si profila il crollo del rublo ed il rischio di fallimento di diverse banche russe, dopo l’esclusione della Russia dal sistema internazionale di pagamenti Swift e la corsa agli sportelli dei risparmiatori russi.

  Sembrerebbe ancora, si legge sul Fatto, che «i governi autocratici hanno sempre più lavorato insieme, usando il loro potere economico e politico collettivo per creare un cuscino contro le punizioni di altri governi. La Cina ha approvato le importazioni di grano russo la scorsa settimana, attenuando di fatto l’impatto delle nuove sanzioni occidentali». E si sentono ormai talmente sicuri di sé da aver «abbandonato le pretese di norme democratiche. Putin, così come i governanti in Nicaragua, Venezuela e altrove, una volta cercavano di mantenere almeno l’apparenza di elezioni libere ed eque. Ma ora incarcerano regolarmente gli oppositori politici, negando all’opposizione la possibilità di fare campagna elettorale».  
  Per contro, secondo il Corriere della Sera «le democrazie sono fragili, dubbiose, debbono porsi il tema del rispetto dei diritti, dei valori, delle libertà e della vita dei loro cittadini».  Ma il fatto che siano fragili — e che anche le più consolidate, come quella americana, abbisognino di continua cura e «manutenzione» — non significa che debbano essere necessariamente deboli. Le democrazie -non va dimenticato- hanno vinto la Guerra fredda durata decenni
 Su questi temi si è soffermato pochi minuti fa pure il programma -su La7- di Lilli Gruber. 

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