Nicolò’ Gratteri, Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, è uno dei magistrati più impegnati nella lotta alla 'ndrangheta e vive sotto scorta dall'aprile del 1989. Salvato per caso ad un attentato dinamitardo nei suoi confronti, è una delle figure che meglio conosce i meccanismi delle tre diverse mafie che prosperano in Italia, Mafia, Camorra, 'Ndrangheta. Ha coordinato importanti indagini sulla criminalità organizzata (tra queste quella relativa alla strage di Duisburg) e sulle rotte internazionali del narcotraffico.
Di mafia si parla
sempre meno
«È in corso un processo di normalizzazione delle mafie, soprattutto
ora che hanno deciso di centellinare la violenza o meglio di usarla
quando è strettamente necessaria. C’è chi pensa che con la
morte di Matteo Messina Denaro la mafia sia stata messa con le
spalle al muro. Invece, le mafie — e in Italia ne abbiamo almeno
cinque — oggi sfruttano abilmente le nuove tecnologie, le
e gli strumenti dell’Intelligenza artificiale per ottimizzare le loro
risorse e trarre maggiori profitti. Se il programma dovesse
continuare nel tempo, ci piacerebbe esplorare anche le mafie
straniere radicate sul nostro territorio».
«Io e Nicaso lo scriviamo da sempre: le manette e le
sentenze da sole non bastano. È necessario liberare i
territori dai bisogni e dalle paure. Ma soprattutto
investire nella scuola e nella sanità, due settori
imprescindibili per una migliore condizione di vita. Alle
mafie va sottratto il consenso. Se continueranno a
dare risposte con maggiore tempestività dello Stato,
sarà sempre più difficile contrastarle».

Nessun commento:
Posta un commento