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lunedì 25 marzo 2024

Ancora su Crispi (6)

   Crispi fra i promotore della spedizione dei Mille

Abbiamo nella pagina precedente evidenziato come Cavour non si fidava completamente nè di Garibaldi nè, a maggior ragione, di Crispi troppo vicino a Mazzini, cosicchè  tanti disegni e tentativi di costoro  di organizzare la spedizione nell'Isola furono destinati a fallire. Il favore popolare, però, nell'Isola  agevolò e sostenne l'impresa.
A detestarsi fra loro, i grandi personaggi, in verità, furono altri oltre a quelli ora ricordati. Ciascuno non stimava e ancor meno si fidava dell'altro.

* * *
Proviamo ad inquadrare il quadro politico, ed un poco pure quello umano di allora, entro cui vennero a trovarsi quelli che oggi definiamo "Padri della Patria".

La campana della Chiesa della Gancia,
(oggi sede dell'Archivio), che
 fu suonata disperatamente da
Francesco Riso, per provare a
 far accorrere i palermitani a sostenere
la rivolta del 4 Aprile 1860.
Con il suo suono diede inIzio alla
rivolta contro il governo borbonico
.


Sia Crispi che La Farina erano entrambi siciliani, entrambi provenivano dalle file mazziniane. Dal 1853 La Farina, vivendo a Torino, si staccò però dall'ala repubblicana del movimento indipendentista e divenne uomo di fiducia di Cavour. Crispi di contro nel suo frequente spostarsi da un luogo all'altro continuò ad essere un mazziniano di ferro.

 Nel periodo in cui sembrò finalmente possibile una spedizione piemontese in Sicilia da affidare a Garibaldi, La Farina respinse la proposta di Crispi, il quale continuò comunque nel tratteggiare e adoperarsi per rendere praticabile il disegno. 

A rendere possibile -da subito- l'ipotesi crispina di una spedizione fu la notizia dello scoppio di una rivolta nella notte tra il 3 ed il 4 aprile del 1860 ad opera di un fontaniere di Palermo, Francesco Riso. Questi, contro l'opinione dei patrioti moderati (attendisti) che speravano in Cavour, organizzò tre gruppi di insorti che da tre punti diversi della periferia ebbero il compito di assalire la città. A sè riservò il compito, all'ora prestabilita, di attaccarsi alle campane della Gangia e sperare di mobilitare la città.

Riso morì negli scontri che seguirono con le truppe borboniche, ma riuscì nell'intento di attirare l'attenzione di tutte le componenti patriottiche, indipendentemente se fossero repubblicane o filo savoiarde. Vittorio Emanuele, che fino ad allora non si era mai fidato di quel Crispi che si sapeva essere amico di Mazzini, si convinse di mandare suoi uomini in Sicilia per saggiare i veri umori sul territorio. Ed ovviamente La Farina, monarchico di ferro, convenne sulle ipotesi crispine di un possibile esito positivo delle rivolte isolane. 

Crispi, fino ad allora mazziniano di ferro, sapeva che a Milano esistevano depositi clandestini di armi (fucili soprattutto) frutto di raccolte finanziarie periodiche ed obbligatorie dei mazziniani. Armi che arrivarono per vie misteriose nell'Isola.
Quando Garibaldi si presentò da Vittorio Emanuele per mettersi a disposizione di un disegno -per lui- convincente, il re convenne subito, ma Cavour dietro il progetto crispino-garibaldino continuava a vedere la figura di Giuseppe Mazzini e fu riluttante. Garibaldi, e ancora più Crispi, per Cavour erano entrambi inaffidabili.

Il progetto insurrezionale in Sicilia fu comunque frutto del partito d'Azione, struttura a forte influenza mazziniana e tanto bastava a che Cavour rispondesse in questi termini al siciliano Rosolino Pilo "Nel tempo presente non credo opportuno un moto rivoluzionario in nessuna parte d'Italia a meno che non avvenga con non poca probabilità di successo; oggi la causa del paese è nelle mani dei faccendieri politici che tutto vogliono sciogliere con trattative diplomatiche".

In un quadro di indecisione, e pure di diffidenza fra patrioti mazziniani e patrioti fedeli alla monarchia piemontese, Garibaldi sciolse la questione a Quarto, mandando prima Crispi a Milano a ritirare quel  milione di fucili conservati e Bixio a cercare una nave su cui imbarcare i mille. Al governo piemontese non toccò altro ruolo che fare buon viso a cattivo gioco.
 Cavour, una volta avviata la spedizione, mandò nell'Isola per pigliare e tenere in pugno il procedere politico della spedizione La Farina, che in tutti i modi e con tutti i mezzi si adoperò nello screditare Crispi agli occhi di Garibaldi. E per evitare che la missione garibaldina potesse sfuggire al controllo e comunque sbordare dai disegni del governo piemontese mise in piedi un organismo, "Soccorso a Garibaldi", con una cassa centrale a Genova affiancata da tre commissioni e da un discreto numero di Comitati di Provvedimento. Tutte le misure di sostegno le fece convergere su La Farina (sia che si trattasse nell'invio di soldi che nel fare convergere raccolte di materiali dall'estero).
 
 Cavour per evitare che la missione garibaldina potesse sfuggire al controllo e comunque ai disegni del governo piemontese mise in piedi fra altri un organismo "Soccorso a Garibaldi" con una cassa centrale a Genova affiancata da tre commissioni e da un discreto numero di Comitati di Provvedimento. Tutte misure di sostegno che -come evidente-  fece convergere su La Farina (sia che si trattasse di finanziamenti che di raccolta di materiale militare proveniente dall'estero). Tutto doveva serviva a dare credibilità all'opera di La Farina nel far procedere la campagna garibaldina in Sicilia. 
(Segue)

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