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lunedì 14 marzo 2022

Russia in affanno finanziario. Ma le conseguenze intaccheranno tante istituzioni occidentali.

 A leggere i giornali la Russia di Putin si avvia a passi da gigante verso il default del proprio debito pubblico contratto all'estero.

Se la Russia non sarà in
condizione di pagare i debiti cosa
potranno fare i creditori?
Si tratta di istituzioni finanziarie
dei seguenti paesi:

Australia,  Gran Bretagna,
Islanda, Canada, Liechtenstein, Monaco, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, San Marino, Singapore, Usa, Taiwan, Ucraina, Montenegro, Svizzera, Giappone e l’intera Unione europea.

 Il governo  ha fatto sapere di aver approvato una procedura temporanea per il rimborso del debito in valuta estera, ma ha avvertito che i pagamenti saranno effettuati non nella valuta del paese creditore bensì in rubli (moneta ormai parecchio deprezzata).

 Mercati e investitori occidentali adesso stanno in ansia.

 Il mancato pagamento delle cedole in scadenza, già da mercoledì, farebbe partire il termine (trigger event) di 30 giorni (grace period) affinché il default del "paese" sia ufficialmente formalizzato. 

  In circostanze simili del passato, il periodo era denso di trattative che, nel caso specifico sarebbe oltremodo complicato vista la contemporaneità degli eventi bellici. 

  Il decreto russo di ripagare in valuta locale anche i titoli emessi originariamente in dollari o euro per le nazioni che hanno sanzionato la Russia sta creando incertezza di tipo legale.  Ed intanto altre scadenze sono vicine e hanno problemi sostanzialmente simili.

  In conseguenza delle sanzioni internazionali, Mosca non può più accedere a gran parte delle riserve estere della Banca Centrale e non può finanziarsi sui mercati. Se  il governo russo tra due giorni non pagherà i creditori avrà poi a disposizione 30 giorni di tempo per provvedere a rientrare. Ma se non dovesse riuscire a pagare nemmeno dopo questo periodo cuscinetto, scatterebbe l’insolvenza formale. Mosca ha deciso che lo Stato potrà ripagare in rubli il debito verso i creditori dei Paesi ostili (tra cui figura anche l’Italia), ovvero quelli che hanno adottato sanzioni nei suoi confronti. I creditori verrebbero ripagati in rubli presso la cassa di compensazione russa ma i soldi sarebbero a tutti gli effetti bloccati e non disponibili visto che le sanzioni non permetterebbero di cambiarli in dollari o in euro. 

Se Putin decidesse effettivamente di ripagare in rubli i creditori si sarebbe in presenza di un  «default event» in grado di innescare una crisi finanziaria globale e fallimenti a catena fra istituzioni, aziende ed investitori esposti. 
«La probabilità di un default - spiega Ipek Ozkaderskaya, Senior Analyst di Swissquote, società svizzera specializzata nell’online banking - è aumentata a seguito delle ultime sanzioni. Sappiamo che la Russia proverà a onorare il suo debito in rubli in prima istanza, tuttavia l’estromissione dal circuito Swift, il rapido deprezzamento del rublo e il fatto che il costo del nuovo debito abbia toccato livelli choc potrebbe essere molto difficile evitare il default».

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