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lunedì 27 marzo 2023

L'eredità del governo populista. Il caos del superbonus

Ingranagi non facili da capire

 Chi ha effettuato spese per i bonus nel 2022 ha tempo fino alla mezzanotte del 31 marzo per inviare all’Agenzia delle Entrate la comunicazione dell’avvenuta cessione del credito. Chi invece non è riuscito a cedere i suoi diritti fiscali a un terzo e comunque avrà effettuato spese nel 2022 potrà semplicemente avvalersi dei suoi personali spazi di detrazioni dirette in deichiarazione dei redditi. Con il conseguente rischio di perderne una parte (anche grande) se la capienza fiscale non è abbastanza.

Secondo l'ENEA per efficientare con il Superbonus una casa indipendente servirebbero 114 mila euro in quattro anni, e per averne diritto appieno bisognerebbe avere in sede di dichiarazione dei redditi imposte da pagare per 28.500 euro, una cifra compatibile con un reddito imponibile al netto di altre detrazioni e deduzioni di 83 mila euro. Un importo lontanissimo dalle buste paghe degli italiani "normali", ossia media.

Sta tutta qui il garbuglio creatosi sulla gestione del Superbonus. 

Secondo il taglio varato dal governo ora in carica occorrerebbe dimostrare di aver effettuato almeno il 30 per cento dei lavori (e quindi averli pagati) entro il 30 settembre scorso per poter avere la possibilità di detrarre al 110 per cento tutte le spese effettuate entro il 31 marzo 2023. Pagare quel 30% -condizione necessaria- è successo che molte famiglie hanno anticipato i soldi, magari facendoseli prestare, per saldare l’impresa, confidando di trovare chi rilevasse il credito ed in molti casi è però andata male in quanto le banche hanno stretto i cordoni della borsa perché avevano già fatto il pieno di crediti e, a loro volta rischiavano di non poter sfruttare appieno il vantaggio fiscale. 

Legge alla maniera populusta

La legge -di impronta populista-  dice che se si rispettano determinate condizioni si matura il diritto ad avere una detrazione fiscale del 110% e che è possibile cedere ad altri questo diritto sotto forma di sconto in fattura o di cessione del credito. Lo sconto in fattura o la cessione del credito però -sulla legge- non erano previste come obbligatorie né era indicato a quale tasso.

Quell'equivoco rischia di far saltare i conti di imprese e famiglie.  L'associazione costruttori valuta che i crediti spettanti alle imprese edili che hanno praticato lo sconto in fattura e non sono riuscite a cedere alle banche sarebbero di 19 miliardi di euro e adesso pongono a rischio 25 mila imprese.

Va tenuto presente che per avere diritto al bonus i lavori vanno terminati, altrimenti se sono state effettuate cessioni intermedie (possibili al raggiungimento del 30 e del 60% dei lavori) l’Agenzia delle Entrate chiede indietro i soldi. Con sanzioni e interessi.


Settimana Santa. Riflessioni, documenti, storia

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 Nell'approssimarsi delle festività pasquali riprenderemo da giornali, libri e documenti di varia origine eventi  e riflessioni sulla vicenda  di due millenni di Cristianesimo.

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Curiosando sul Blog/Corriere della Sera, curato da Dino Messina, dell'agosto scorso, apprendiamo di un articolo degli anni sessanta pubblicato da Angelo Paratico secondo cui reperti archeologici allora rinvenuti confermano la presenza in Palestina, negli anni della crocifissione di Cristo, del Prefetto romano Pilato. 
Fino agli anni sessanta non esisteva alcuna prova epigrafica dei suoi anni in Giudea e il suo nome era noto solo da fonti letterarie greche e romane, e sempre in rapporto a Gesù. 

Una Missione Archeologica Italiana, che ha lavorato nei pressi di Caesarea Maritima dal 1959 al 1964 ha,  allora, portato alla luce straordinari teatri ed edifici dei quali esistevano solo tenui tracce in certi antichi testi ed in parte erano sconosciuti.
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Una lapide di calcare di 82 centimetri, per 68 di larghezza e 20 di spessore riporta:

[CAESARIEN ]S[DIS AVGUSTI]S

TIBERIEVM

[- PO]NTIVS PILATVS

[PRAEF]ECTVS IVDA[EA]E

[FECIT D] E [DICAVIT]

= = = 

Angelo Paratico così commentava, nell'articolo degli anni sessanta sul Corriere della Sera, il ritrovamento:

Ponzio Pilato risiedeva abitualmente a Cesarea, non a Gerusalemme e restò al governo della Giudea dal 26 al 36 dopo Cristo. In pratica dedicava un monumento, il “Tiberievm” ai cittadini di Cesarea. Questo doveva essere un portico, dato che Tiberio aveva rifiutato onori sacri, non poteva essere un tempio. Inoltre quel “Dis Avgusti” era una dedica ai genitori di Tiberio, Augusto e Livia. Questa era una consuetudine comune nell’Oriente greco, al quale Pilato si adeguò, prima che nel 42 Livia fosse ufficialmente consacrata. Nella terza riga è purtroppo saltato il “praenomen” di Ponzio Pilato. Gaius, Marcus, Publius, Faustus? Purtroppo non lo conosciamo.

Un altro problema era dato dal titolo di Pilato “praefectus”, mentre Giuseppe Flavio e Tacito hanno usato il termine di “procurator”. Il Degrassi segnalò come già Heinrich Hirschfeld (1843-1922) avesse dubitato che il governatore della Giudea nella prima età imperiale possedesse il titolo di Procuratore, perché sino a Claudio questi ebbero titolo di Prefetto. Infatti, anche i Vangeli e gli Atti degli Apostoli non usano mai il titolo di Procuratore. Filone d’Alessandria (20 a.C – 45 d.C. ) che forse incontrò Ponzio Pilato lo definisce: “Uno dei prefetti nominato governatore della Giudea”.

Immaginiamo l’emozione degli archeologi italiani quando notarono il nome di Pilato, girando quella pesante pietra. Fino a quel momento non esisteva alcuna prova epigrafica dei suoi anni in Giudea e il suo nome era noto solo da fonti letterarie greche e romane, e sempre in rapporto a Gesù.

Cosa conosciamo dell'economia agraria medievale

 Chi lavorava la terra?

 Nel Medio-Evo siciliano, dal periodo normanno a quello spagnolo, escludendo i pubblici ufficiali che rappresentavano la baronia e gli ecclesiastici, tutta la gente riceveva la qualifica (l'identificazione) dal terreno su cui lavorava e traeva sostentamento.

  Figure tipiche erano i burgenses così denominati perchè dimoravano nei borghi di campagna (in ambito baronale), o magari nelle città demaniali (quelle regie).  Dal momento che fonte fondamentale per vivere era la campagna, a secondo del vincolo con cui l'individuo era dipendente da essa c'era il paraspolaro (=colui che lavorando una porzione di terra, a fine anno, riceveva il compenso in una percentuale del prodotto in natura). Era comunque un uomo "libero", non sottoposto a servitù. C'era il colono  che avendo una porzione di terreno di lunga durata e/o perpetuo pagava un canone in natura (derrate). C'erano i massari, uomini liberi che abitavano su vasti complessi terrieri possedendo definite qualifiche che ricevevano compensi in tempi prefissati, generalmente in natura. C'erano, ed erano i più numerosi, i villani, fascia amplissima di gente in terra di Sicilia, non perfettamente libera nel decidere del cosa fare della propria vita (=semilibera), Il termine deriva da "villa", centro abitato appartenente alla baronia e quindi al titolare della baronia. Il villano nulla possedeva ed era tenuto nell'ambito giuridico-comunitario in condizione servile secondo l'antico diritto romano. In quanto villano era sottoposto alle angarie e diete (giornate di lavoro) e alle parangherie (giornate di lavoro con bovi e bestie da soma).

 Il termine contadino fu introdotto quantomeno nella vita formale, al posto di villano, solamente ad Unità d'Italia avvenuta, 1860.

 Su questi aspetti di vita sociale avremo modo di tornare in prosieguo, ed in forma organica, nel contesto della fondazione dei nuovi centri abitati, ancora all'alba della modernità. E coglieremo che il passaggio dal Medio Evo alla Modernità in Sicilia non subì grandi cambiamenti.

domenica 26 marzo 2023

La Russia di oggi. Dallo stato comunista allo stato fascistoide

 L’Occidente (=i paesi Nato) si sta adoperando a difendere l’Ucraina ormai da oltre un anno. La decisione ad adoperarsi non è stata di quelle che si prendono dopo una chiacchierata al bar.

La realtà storica che stiamo vivendo è che Putin ha fatto della Russia un Paese con tutte le caratteristiche del fascismo ed egli ha una sola possibilità di non perdere la partita intrapresa: se glielo permette l'occidente. E’ importante capire quali conseguenze drammatiche avrebbe un successo anche, parziale, dell'aggressione al territorio ucraino da parte di un paese chiaramente fascista.

Alle radici dell'Umanità (12)

IL MONDO ALL'ALBA DELL'UMANITA' pag. 12

Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio

cioè di suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio,

e uscì con loro da Ur dei Caldei (Genesi, 11,11).

 Compito degli storici dei nostri giorni è quello di confrontare  i dati della Bibbia con i fatti della Storia Generale dell'Umanità. Il tutto con ovvie riserve che nascono dalle insufficienze della narrazione della Bibbia e soprattutto dalla cronologia extra-bibblica. Gli storici azzardano che: Abramo visse in Canaan verso il 1850 a.C.; che Giuseppe fece carriera  in Egitto e che gli altri "figli di Giacobbe"  lo raggiunsero attorno al 1700 a.C. L'uscita degli ebrei dall'Egitto avvenne approssimativamente nel 1250 a.C., durante il regno di Ramses II.

Ur è stata oggetto di grandi scavi archeologici
tra la prima e la seconda guerra mondiale,
ad opera dell'inglese Leonard C. Woolley.
 I tesori scoperti in quegli scavi si trovano
oggi conservati nei musei di Londra, di Philadelphia
 e di Baghdad.



Dopo l'evento, intermezzo, della Torre di Babele, Genesi affronta nuovamente la discendenza da Noè in poi. Terach aveva tre figli (Abram, Nacor e Aran). La moglie di Abram, Sara era sterile e non poteva avere figli e, capitò pure che Aran morì ancora giovane lasciando i figli Lot, Lilca e Isca. Costoro vivevano -come riporta Genesi 11,28- tutti nel territorio di Ur Kasdim (Ur dei Caldei). Sebbene fra gli archeologi, ancora ad oggi, sussistono contrasti sulla localizzazione di quella città, si ritiene che il riferimento sia a Ur, (città-stato sumera). La regione "Caldea" era un'area che in tempi successivi (dopo il VII secolo a.C.) entrerà a far parte dell'Impero babiloinese.

 E' da tenere presente, nell'ottica storica entro cui ci proponiamo di procedere sul Blog, che già nel VI secolo a.C. la "Torah" (prima parte della Bibbia ebraica -Tanakh-  raggruppa i libri attribuiti a Mosé, sebbene gli studi più moderni evidenziano differenze di stili, ripetizioni e disordini nei racconti che mettono in dubbio che vi abbia messo mano un solo autore) era già stata scritta nella forma finale.

 Ur, sin dalla notte dei tempi, è stata sempre immaginata come uno dei centri abitati più antichi della civiltà umana. Fra più ipotesi, si ritiene che sia sorta ad opera di agricoltori della Mesopotamia settentrionale ancora prima del 6500 a.C. e che sia andata distrutta da una poderosa inondazione intorno al 2900 a.C. per poi essere ricostruita dal re Mesannepada (III dinastia, circa 2113-2006 a.C.).

I Tempi scientifico-storici:

  Circa 2530  a.C.              Circa 2500 a.C.                Circa 2500 a.C.         Circa 2500            Circa 2500

Il faraone Khufu                 Le temperature più                    Piante di cotone            Vie commerciali            In Cina viene

Cheope) costruisce la           elevate modificano                    e patate vengono           terrestri si svilup-        inventata 

Grande Piramide di              l'urbanizzazione                        coltivate nell'odierno      pano dai Balcani        l'agopuntura.

Giza                                    di Canaan                                    Perù.                                alla Spagna.

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(Segue)

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 Il credente cristiano: 

OLIVER CLEMENT

dal testo "I volti dello Spirito"

   CREDO NELLO

SPIRITO SANTO -Il Signore della vita

  Lo Spirito è il Signore della vita, ed è in termini di vita che dobbiamo evocarlo nella teologia e "acquisirlo" nell'esistenza cristiana.

   L'esperienza ecclesiale che trova espressione nella definizione del II concilio ecumenico conferisce allo Spirito un significato non intellettuale ma vitale. Noi abbiamo la tendenza  a contrapporre spirito e materia, 'spirituale' e 'temporale' -dualismo delle gnosi, intimismo delle devozioni prive di vigore-; ma lo Spirido del quale ci parla il Credo di Nicea-Costantinopoliu è estraneo a simili contrapposizioni. Non è spirito in contrapposizoione alla materia, bensì quel Soffio che vivifica l'uomo nella sua interezza e che trasforma il divenire cosmico in un immenso movimento di incarnazione. Non è evasione dalle vicende storiche, bensì l'unico dinamismo in grado di animare  la storia degli uomini, di sottrarlo alla fatalità del nulla, di far sì che in essa maturi il Regno dei viventi.

   Lo Spirito è "Signore": con questa affermazione il II concilio ecumenico ha confessato chiaramente  la divinità dello Spirito in polemica con in "pneumatomachi". Ma questo SWignore  è il Signore della vita, e la sua sovranità è completamente interiore, di irradiamento, di ispirazione: essa opera nel farsi presente  dello Spirito. I simboli di quest'ultimo, nella Scrittura, sono elementi in movimento: il vento e l'uccello nel vento, il fuoco, l'acqua viva. Nelle sue manifestazioni, lo Spirito è movimento verso Cristo, verso il Padre. E' in lui che noi confessiamo  che "Gesù è Signore" (I Cor 12,3)  e che osiamo chiamare  il Dio inaccessibile "Abbà, Padre" (Rm 8,15). "Voi ricevetrete il dono dello Spirito santo", dichiara l'apostolo Pietro (At 2,38). Lo Spirito si identifica con l'atto di donare: dona la vita, una vita più forte della morte, la vita stessa di Dio; è fecondità, diffusione, "ab-negazione" vivificante. In lui, che cova maternamente  come un uccello le acque originali, la creazione ha una valenza sacramentale. Scrive Teofilo di Antiochia:

Dio ha donato alla terra lo Spirito che la feconda . E' il suo spirare che vivifica tutto, e se Egli trattenesse lo Spirito presso di sé, sarebbe la morte universale. Questo Spirito vibra nel tuo, nella tua voce. Respiri il suo Spirito, eppure lo ignori.

(Segue) 

sabato 25 marzo 2023

La crisi delle banche, secondo Federico Rampini (giornalista)

 La teoria dello Scarafaggio

La teoria è questa. Quando appare uno scarafaggio nel lavandino della tua cucina o sul pavimento del bagno, e t’ingegni per ucciderlo, anche se riesci ad assassinare l’intruso non devi farti illusioni, l’animale non appartiene a una specie solitaria. Aspettati di veder apparire presto qualche suo fratello, figlio, cugino. Il primo scarafaggio è l’avanguardia di un’invasione, di solito, perché queste blatte vivono in famiglie, tribù, colonie. La teoria dello scarafaggio è stata usata per diversi tipi di crisi, in particolare i crac bancari. Anche le banche malate sono spesso parte di un gregge, non casi isolati. Il 2008 funzionò così. Il 2023 rischia di ripetere lo stesso schema?

La teoria dello scarafaggio non significa che il mondo sia sul punto di soccombere sotto un’invasione di questi coleotteri. Però invita ad accogliere con qualche scetticismo e circospezione le affermazioni troppo rassicuranti. Una fra tutte: «Qui da noi non può succedere». È un film che abbiamo già visto. Nel 2008 gli europei cominciarono col dire che la crisi era tutta americana, legata agli eccessi di un certo tipo di capitalismo finanziario. Poi l’Eurozona s’infilò nel tunnel di una turbolenza perfino più lunga e dolorosa di quella americana.

Nel 2023 all’inizio molti hanno detto: la Silicon Valley Bank è legata alla bolla tecnologica, è una storia tutta californiana. Poi è fallita una banca di New York. A quel punto si è sentito dire: i soliti americani… «però l’Europa è molto più sana e solida, non c’è nulla da temere sul vecchio continente». Ben presto è andato per aria il Credit Suisse, costringendo la banca centrale elvetica a prestare 100 miliardi di liquidità e l’Ubs a intervenire con un’acquisizione d’emergenza. «Ma la Svizzera non è dentro l’Eurozona», qualcuno ha rilevato, per rassicurare sull’impossibilità del contagio. In realtà i criteri di sicurezza per i capitali e le riserve bancarie in Svizzera riflettono gli standard della Bce. Comunque lo scarafaggio svizzero potrebbe avere un cugino tedesco, è la Deutsche Bank quella che oggi fa tremare i mercati. Già sento le nuove rassicurazioni, del tipo: la Deutsche Bank è sempre stata una «pecora nera», molto controversa da anni.

La cantilena è sempre la stessa: «Qui da noi non può succedere». Si capisce che le autorità bancarie e gli organi di vigilanza debbano usare questo tipo di linguaggio. 

Il mondo entro cui viviamo (1)

  Incolpiamo Voltaire e Rousseau?

ragionando sulla Storia

 Frequentemente ci capita di leggere brani tendenti a mettere in discussione l'Illuminismo. L'accusa, ovviamente da ambienti politici di destra più o meno estrema, è che l'universalismo egualitario sarebbe più pericoloso dell'antico assolutismo regio, oppure, che alla monarchia di diritto divino sarebbe subentrato l'autoritarismo del Bene Pubblico.

 Ragionando sulla Storia sappiamo che la Rivoluzione francese del 1789, per taluni eventi, fu identificata col Terrore, nonostante sedicenti ragioni
"rivoluzionarie" addotte per motivarlo. Sappiamo però che l'Illuminismo sta alla base dell'immensa emancipazione dalle tutele delle monarchie di diritto divino e pure dalle gerarchie della Chiesa cattolica.

 Va comunque ricordato che nel "Trattato sulla tolleranza", Voltaire ha fustigato gli atei non meno dei fanatici. Voltaire è stato un deista (= filosofia religiosa razionalista ma non necessariamente anticlericale, che sostiene l'esistenza di un Dio Essere Supremo, ordinatore, ma esterno al mondo, con caratteri di "religione naturale").

 Volteire, come Montesquieu, si adoperò per legare il suffragio elettorale al censo (Manifestazione della propria volontà politica, nelle consultazioni elettorali in relazione al censo) e quindi limitandolo. Solo Rousseau pensò ad una democrazia fondata sia sulla volontà popolare che sulla sovranità di ciascuno, concepita però a colpi  di referendum reiterati. Seppure in quei primi ambiti, con Rousseau il principio di Eguaglianza cominciò in Occidente i suoi primi passi.

 Esiste, ed è ovvio, un nesso fra la Rivoluzione del 1789 ed i Lumi. Marat pensava che la libertà (e l'eguaglianza) non poteva essere riconosciuta a chi non condivideva la Rivoluzione e Saint-Just sosteneva che tutto è permesso al fine di difendere i "grandi principi: fraternità, libertà, eguaglianza. 

 Ed arrivò Robespiere che sventolando l'argomento del pericolo esterno e al fine di non far tornare l'Ancien Règime re-istituì la ghigliottina. E qui spunta l'ironia della sorte: era stato proprio Robespiere a proporre l'abolizione delle regie ghigliottine. Con l'istituzione della ghigliottina la Rivoluzione liberale ingloba in se il Terrore. Tanti intellettuali hanno concluso  che i "mezzi" sono capaci di alterare e trasformare i "fini" e che la Rivoluzione francese  del 1789 non va accolta in blocco dal momento che ha in sé il meglio ed il peggio. Ed il peggio non va mai scusato. 

 Fu su quel peggio che nel 1917 venne impiantata la rivoluzione bolscevica, che gli autori però vollero ritenere migliore.

Il Blog e la viabilita' di collegamento

Ci siamo dimenticati di essere cittadini,

titolari del diritto sulla libera circolazione

  Intento di sempre di questo Blog è stato di conservare, narrare "pensieri", "storie", "riflessioni" e pure "ricordi" sui nostri giorni; ovviamente il tutto dal punto di vista di chi conduce e di chi, di tanto in tanto collabora, col blog.

 L'obiettivo è sempre stato di comprendere e di spiegare i perchè le cose siano andate in un certo modo e come i fatti, le vicende, si colleghino fra loro.

  Vivendo in realtà locali, così striminzite e destinate via via a quasi scomparire a causa dell'assoluta assenza della Politica, quella con la P maiuscola, ci accorgiamo di quanto insignificanti sono state le parti di ciascuno di noi nel cogliere e nel non reagire ai trend che stanno umanamente impoverendo le aree interne dell'Isola, di Contessa E. per quanto di più ci riguarda.

  Tutti, quei pochi che qui vivono, sono, siamo, figli del nostro tempo e questo tempo, segnandoci, è parte di noi. Se siamo arrivati al punto di avere trazzere come vie di collegamento con i centri limitrofi la colpa non è dei Cuffaro, dei Musumeci e dei Schifani di turno. E' di tutti noi che apparteniamo e viviamo in questi giorni, è della nostra generazione, per il semplice motivo che tutto ciò che è stato fatto e tutto ciò che è stato trascurato dall'essere fatto, fanno parte della nostra vita. Ci siamo dedicati a coltivare la vita privata mentre altri che avrebbero dovuto essere i migliori, fra noi, pensavano di dedicarsi magari a problematiche secondarie, rispetto alla buona viabilita'.

 E' scontato che quel passato che ci consegna le "trazzere" continuerà a segnare permanentemente o comunque ancora per ... (decenni?) il presente continuo e forse il domani lontano di tutti noi. Noi tutti, cittadini sulla carta delle aree interne, siamo tutti segnati dalle stesse esperienze, ed è scontato che ogni volta che continueremo a recarci alle urne continueremo a scegliere gli stessi politici, anzi ... quelli ancora meno adatti a curare le nostre dimenticanze sull' essere cittadini. Pare che nel prossimo autunno potremmo recarci a votare per le neo-risorte Province.

 Prima di esigere la manutenzione delle strade di collegamento, dovremmo verosimilmente esigere ragione dall'averci fatto dimenticare di essere cittadini della Repubblica, titolari di diritti, titolari del diritto sulla libera circolazione.

Qualcosa sulle "Icone"

(4)

Un poco di Storia

 L'Icona situata nelle Chiese di tradizione bizantina vorrebbe costituire un annuncio silenzioso e nello stesso tempo eloquente per il frequentatore dei riti religiosi. Nelle intenzioni essa vuole trasmettere verità e bellezza agli animi umani che peraltro costituiscono il fine ed il senso dell'esistenza della Chiesa.

  Nella tradizione ebraica vigeva un assoluto divieto di dare una qualche raffigurazione che potesse collegarsi al divino. Era pure vietato raffigurare l'uomo o gli animali. Nelle sinagoghe era ammesso eseguire decorazioni di carattere vegetale e/o raffigurazioni simboliche.

  Le fonti ispirative dell'arte pittorica cristiana originano più che dalla tradizione ebraica da quella greco-romana e più precisamente in quella funeraria. Questa veniva eseguita (I - II secolo d.c.) con l'arte dell'encausto (=si basa sull'uso di colori mescolati alla cera d'api attraverso il calore). Nei ritratti cristiani del III-IV secolo veniva frequentemente usata tempera all'uovo. 

 Lo stile pittorico di quei primi secoli cristiani che ancora ad oggi ci resta è pienamente realistico e al contempo contiene elementi ideali, eroici. Il volto del rappresentato viene sempre nobilitato e la fisionomia assume sempre carattere aulico. Le fonti delle origini sono, secondo gli esperti, rinvenibili negli affreschi dell'antichità (p.e. Pompei). La tematica dell'arte cristiana dei primi secoli (II-IV sec.) comincia comunque gradualmente ad allontanarsi dai modelli classici romani, fermo restando la medesima tecnica pittorica.

 Vedremo come e quando l'icona approda alle metodiche e allo stile che ancora oggi permane.

(Segue)

venerdì 24 marzo 2023

Politica e corruzione. Essere cittadini dovrebbe spingere tutti ad attenzionare, come proprie, le cose "pubbliche"

Cosa è la corruzione? 

L'uomo ha da sempre attenzionato il fenomeno della corruzione che investe inevitabilmente la moralità dei governanti e dei loro apparati amministrativi quando si pongono in contrasto col rispetto delle leggi che mirano al bene della società.

 Tutti immaginiamo che il fenomeno della corruzione, tanto diffuso in Italia, attenga solamente la sfera pubblica; invece nel Bel Paese essa è una pratica che riguarda pure la sfera privata del Paese.

^ ^ ^ 

  L'esercizio dei poteri pubblici dovrebbe potersi svolgere a parità di condizioni per tutti i cittadini che fanno parte -giuridicamente- della comunità interessata dall'Ente Pubblico. La corruzione spunta fuori quando si nota che esistono beneficiari in posizione vantaggiosa rispetto ad altri che per ottenere le medesime prestazioni sono costretti (indotti?) ad affrontare percorsi più costosi in termini di tempo e di fatica e/o magari pagando dazioni a pubblici ufficiali. Viene ad instaurarsi in quest'ultima situazione una relazione causa-effetto tra il comportamento del corruttore e quella del corrotto.

 Frequentemente può capitare che non si delinei chiaramente il reato; capita che si verifichino inadempimenti che attengono ai principi etici, morali o di equità: p.e. i preposti della Pubblica funzione esercitano una discrezionalità (=ampio grado di autonomia) per arrecare vantaggi a privati, imprese o associazioni rispetto ad altri. Accade quando si conferisce un incarico senza selezione o concorso pubblico, nei limiti di certi importi. In questi casi vige la coscienza di chi decide sotto il profilo amministrativo. Sempre in questi casi non dovrebbe trattarsi di reato purché venga rispettato il termine formale amministrativo e non si manipolino le condizioni stabilite.

 Capita che il ministro di turno decida di finanziare la sistemazione di una strada  in un comune piuttosto che quell'altra in diverso comune per i soliti motivi elettoralistici, piuttosto che per una logica di criteri razionali. Quando esistono queste (frequenti?) discrezionalità la migliore soluzione è, deve essere, la trasparenza. Ai nostri giorni contro l'opacità ed il clientelismo dei politici (politicanti?) esiste internet. E' bene infatti  consentire a tutti i cittadini che lo desiderino l'accesso, per esempio, a tutti i fascicoli degli appalti di un'opera (.. necessità di realizzarla, studi che la giustificano, procedimento di gara e quello dell'aggiudicazione ...).

(Segue)

  

Ambiente e Riflessioni (2)

Il pianeta Terra,

i beni comuni,

il vivere in modo sostenibile in relazione 

all'ambiente

L'attenzione prioritaria di tutti i governi del mondo è sempre rivolta al comparto dell'economia. L'opinione pubblica, specialmente quella dell'Occidente, in gran parte ritiene che i beni ed i servizi che vengono garantiti siano frutto dell'intraprendenza e degli sforzi delle autorità (e dell'apparato produttivo).

Nessuno può più considerare, oggi,
l’esaurimento delle risorse naturali
e l’inquinamento ambientale come
esternalità che non
influenzano lo sviluppo economico:
esiste uno stretto rapporto tra
economia ed  ecologia.

 La natura e l’intensità di questo rapporto è
stato fino agli anni Settanta praticamente
ignorato dall’economia,  e ancora oggi solo
difficilmente viene preso in considerazione.
Finché l’intera umanità e la sua economia
erano piccola cosa rispetto alla biosfera,
 l’economia umana appariva “ecologicamente
sostenibile” e le risorse apparivano così
abbondanti da risultare di fatto “inesauribili”.

Sfogliando i giornali si arriva a leggere che esiste una "produzione petrolifera" e una "produzione ittica". La realtà è che la natura ci fornisce sia il petrolio che il pesce. Noi uomini ci limitiamo a estrarre dalla natura quelle risorse per i nostri bisogni.

Anche quando i libri di economia aziendale trattano di ciclo produttivo con diverse fasi di elaborazione, omettono di riportare il consumo. Ed invece, le materie prime, ad utilizzazione avvenuta, se non si prestano ad ulteriori  "utilità" diventano rifiuti e creano quelli che i media ci dicono essere problemi ambientali.

Esiste quindi una strettissima interrelazione fra economia e natura.

Segue

La Riflessione. Paesi che vai linguaggi che trovi

 L'eredità araba in Sicilia

 Gli arabi hanno portato nell'isola cultura, poesia, arte, scienze matematiche, mediche e astronomiche; monumenti e architetture che oggi sono tra i più importanti Siti dell'Umanità (UNESCO). Così recitano ancora oggi molti "accompagnatori turistici, che guidano i visitatori stranieri per le strade di Palermo.

Il Palazzo della Zisa è il monumento
meglio conservato della cultura
islamica in Sicilia. Fu la residenza
estiva dei re normanni di Palermo. 


 Pure i  libri di Storia informano sull'ingegnosità portata in Sicilia dagli arabi nei secoli conclusivi del primo millennio. Ancora ai nostri giorni il dialetto siciliano conserva parecchie tracce dell'apporto linguistico introdotto da loro.

 La presenza araba nell'Isola si caratterizzò nelle molteplici opere che avevano a che fare con l'acqua e ancora oggi nell'Isola continuiamo ad usare:

-favava: che sta a significare sorgente.

-gebbia: struttura dove si raccolgono acque per l'irrigazione degli orti; acque che sono state drenate a monte.

-giurane: rane di colore verde smeraldo che stanno prossime alle gebbie.

-naca: fosso che può rinvenirsi in un corso d'acqua, a modo di riserva idrica.

-saia: canale in muratura  per canalizzare l'acqua irrigua.

-margiu: terreno intriso di acqua stagnante.

-zagara: è il fiore degli agrumi.

-tumminu: unità di misura per i cereali e pure per le supoerfici agricole,

-cafisu: contenitore di liquidi (acqua, olio ...).

-giarra: contenitore di liquidi (olio..)  in terracotta.

ed ancora molte altre parole...

giovedì 23 marzo 2023

La vicenda umana. Il giovedì del blog

( 2 )
Quando l'inizio dell'Uomo? 
E' avvenuto in Africa?

 Secondo gli studi comparati di genetica e biochimica, la separazione fra l'antenato dell'uomo e quello dello scimpanzé sarebbe avvenuta in un arco di tempo che ancora viene definito molto ampio, fra i 10 ed i 4,5milioni di anni fa. Dell'antenato comune ancora non sarebbero, comunque, stati ancora trovati i resti fossili.
 L'area privilegiata per le ricerche sui primi ominidi resta ancora oggi l'Africa (Etiopia, Tanzania .. Rift Valley). Le ricerche, ad oggi, confermerebbero che i primi ominidi fossero bipedi e che abbiano lasciato l'impronta sprofondando (sarebbero stati in tre)  nella cenere solidificata  di un vulcano. Su questa traccia, Yvette Deloison, specialista della locomozione degli ominidi  al CNRS di Parigi, è riuscito a ricostruire il piede che ha lasciato quelle impronte, comparandolo alla serie di ossa di un fossile  rinvenuto a Sterkfontein (=insieme di grotte calcaree di particolare interesse per la paleoantropologia situate nella provincia di Gauteng, a circa 40 chilometri a nord-ovest di Johannesburg, in Sudafrica). 
 Nel 1998, nella grotta di Silberberg, sono stati rinvenuti i resti (cranio, mandibola, un arto inferiore e uno superiore), di un Ominide denominato StW573, databile a 3,6 milioni di anni fa e quindi più antico dell’etiope Lucy (3,2 milioni di anni fa). Tali resti appartengono ad Australopithecus africanus.

Gli esperti non hanno ombra di dubbio che già quell'ominide procedesse sul bipedismo totale, senza l'aiuto delle mani.
 Secondo le nuove ipotesi/conclusioni sembrerebbe lecito supporre che l'ominide si sia evoluto adottando direttamente uno stile di vita da bipede senza passare attraverso gli stili di vita arboricoli delle scimie antropomoforme (=Che presenta somiglianze o affinità con l'uomo o con l'organismo umano). 
 In questo senso,"l'uomo non può discendere dalla scimia", ma da un comune antenato quadrupede.

Capita

Le pensioni povere degli italiani

Stando all'Osservatorio delle pensioni Inps il numero delle prestazioni erogate in Italia nel 2023  si attesta a 17,7 milioni.  Di esse il 65% (pari a oltre 11,5 milioi) è di importo inferiore ai mille euro. 

  Se si osserva la sola platea delle donne pensionate il dato dell'importo inferiore ai mille euro sale al 78,7% .

  Se si considera che più cittadini sono titolari di più trattamenti pensionistici i dati  dicono che il 21,2% delle pensioni nel complesso è inferiore a 500 euro, dato che sale 23,2% per le donne.

231 miliardi l'ammontare delle pensioni

La spesa pensionistica complessiva annua è di 231 miliardi di euro, di cui 206,6 sostenuti dalle gestioni previdenziali e 24,4 da quelle assistenziali. 

 Nello scorso 2022 sono state liquidate 1.350.222 pensioni, delle quali il 46,5% sono di natura assistenziale (ossia prescindendo dai contributi). Nella distribuzione per classi di importo mensile: il 55,8% dei trattamenti ha importo inferiore ai 750 euro (riferito alla singola prestazione e non al reddito medio del pensionato.

 «Il 47,9% delle pensioni - fa sapere l’Osservatorio - è in carico alle gestioni dei dipendenti privati: quella di maggior rilievo è il Fondo pensioni lavoratori dipendenti, che gestisce il 45,2% del complesso delle pensioni erogate e il 58,1% degli importi in pagamento. Le gestioni dei lavoratori autonomi erogano il 28,3% delle pensioni, per un importo in pagamento pari al 24,6% del totale, mentre le gestioni assistenziali erogano il 22,8% delle prestazioni, con un importo in pagamento pari al 10,6% del totale».

Cosa conosciamo di Santa Maria del Bosco (2)

 Santa Maria del Bosco

... stralcio...di una esposizione di Giuseppe Colca - già V.Presidente della
Provincia Regionale di Palermo

  Sfogliando il volume curato da Antonino G. Marchese sull'Abbazia di Santa Maria del Bosco (2006), ci piace estrapolare alcune riflessioni a sfondo storico. Iniziamo con uno stralcio della pagina sull'intervento di presentazione del libro, curata dall'allora Vice Presidente della Provincia, Giuseppe Colca, che si sofferma nell'elencazione degli ordini religiosi che hanno segnato la vicenda dell'Abbazia.

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... Viene scandagliata la plurisecolare storia dell'Abbazia, dalle origini due-trecentesche come eremo dei Fraticelli, al Priorato benedettino elevato, nel 1400, per decreto pontificio, ad Abbazia , passata sul cadere  dello stesso secolo all'ala riformata  dei Benedettini Bianchi di Monte Oliveto Maggiore (Siena), che la mantennero sino alla soppressione, nel 1784, per volontà del viceré Caracciolo. Affidata  un decennio dopo dal governo borbonico  agli Agostiniani  del Convento della Consolazione di Palermo, veniva soppressa definitivamente  con le leggi eversive dell'asse ecclesiastico  emanate nel 1866-67 dallo Stato unitario; allorché venne acquistata all'asta dalla famiglia Ferrantelli, i cui eredi la detengono a tutt'oggi con quell'amorevole cura  che viene rivolta alla proprietà privata. 

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mercoledì 22 marzo 2023

Buone Università. Quelle italiane non sfigurano (stanno però tutte al Centro-Nord)

Reputazione al livello internazionale

L'Università La Sapienza si conferma
la prima al mondo negli Studi classici
e Storia antica per il terzo anno
consecutivo: ottiene infatti il punteggio di 98.7.
 La classifica per materie elaborata da QS
prende in considerazione i seguenti
parametri: la reputazione accademica e quella
tra le aziende basata sull'opinione
 di recruiter in tutto il mondo, le citazioni per
paper, l'utilizzo dell'"H-Index"
sulla prolificità e l'impatto delle pubblicazioni
e l'International Research Network, percentuale
di pubblicazioni


Negli studi classici per il terzo anno di fila la Sapienza (Roma) si conferma al primo posto mondiale, davanti ad Oxford e Cambridge. Sono comunque in buone posizioni:

-il Politecnico di Milano in Architettura e Design e in Ingegneria, 

-la Bocconi in Economia, Marketing e Finanza, 

-la Normale di Pisa in studi classici  

-la Luiss in Scienze Politiche e internazionali. 

La classifica internazionale è incentrata sull’aspetto reputazionale, cioè sulla considerazione di cui un’università gode presso professori e ricercatori di altri atenei e presso i datori di lavoro. Un criterio che non è comunque condiviso in linea generale ovunque.

Su 54 materie censite nella classifica, gli Stati Uniti si aggiudicano 32 prime posizioni, la Gran Bretagna 15, le altre otto se le spartiscono la Svizzera (quattro), l’Olanda (due) e l’Italia (una). 

 Nessuna Università  di Asia, Oceania, Sudamerica ed Africa conquista posizioni di rilievo per la formazione delle classi dirigenti.

L’Italia si piazza al terzo posto nell’Europa continentale, con sette piazzamenti nella top ten, dietro alla Svizzera (32) e all’Olanda (16) ma davanti a Francia (sei), Svezia (cinque) e Germania (quattro).