Tutti cristiani,
tutti fra loro divisi
Nella Pasqua del 2025, ci sono segni che parlano di unità
a cristiani divisi. Il più evidente è che tutte le Chiese,
cattolica, ortodosse, protestanti con le antiche Chiese cristiane
(armeni, siriaci, copti, etiopi) celebrano la Pasqua nella stessa
domenica, per una coincidenza dei calendari d’Oriente e
d’Occidente. Questo evidenzia ancor di più il fatto che non si
celebri l’eucarestia assieme. Nonostante i dialoghi ecumenici,
restano le divisioni.
A maggio, si ricordano i 1700 anni dal Concilio di Nicea,
tappa decisiva per la chiarificazione della comune fede cristologica.
L’unità dei cristiani resta iscritta nei propositi fondamentali delle
Chiese. Sono cambiati clima e relazioni, ma non si sono fatti passi
decisivi. Gli ecumenisti avevano pensato l’unità anche come
contributo a un mondo più pacifico: «Chiese sorelle, popoli
fratelli» — diceva il patriarca ortodosso di Costantinopoli, Athenagoras.
Il quale prospettava: «Al centro dell’umanità in via di
riunificazione deve trovarsi la Chiesa indivisa». Così non è stato
con la globalizzazione.

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