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martedì 7 ottobre 2014

Cose da conoscere

Trattamento Fine Rapporto.  
Non c'è motivo di cancellarlo; 
il vero problema da risolvere 
è il "cuneo fiscale"

Il TFR, giuridicamente oggi costituisce un credito del lavoratore nei confronti delle aziende che matura durante lo svolgimento del rapporto lavorativo e diviene esigibile alla sua cessazione.
Costituisce una “retribuzione differita”, secondo la qualificazione fattane da Gino Giugni. Pertanto, il TFR, finora, si è configurato come una retribuzione differita finalizzata a realizzare un “risparmio forzoso” per il lavoratore e, non in funzione di sostegno al reddito nei casi di disoccupazione, anche se c’è chi attribuisce ad esso anche natura previdenziale.
La natura di “risparmio forzoso” trova riscontro nella previsione che i lavoratori dipendenti con almeno 8 anni di servizio possono chiedere al datore di lavoro un anticipazione del TFR sino al 70% per spese sanitarie per terapie e interventi straordinari, acquisto della prima casa, anche per i figli, astensione facoltativa per maternità e congedi per la formazione.

Sembrerebbe che la gran parte dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali (Landini escluso) e imprese (Confindustria) preferiscono che il TFR rimanga tale e attendono dal governo in materia di busta paga interventi di ben altra natura per aumentare retribuzioni e profitti, a partire dalla diminuzione del cosiddetto “cuneo fiscale”, il vero problema che finora rende alto, troppo alto, il costo del lavoro in Italia.

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