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martedì 26 novembre 2019

500 anni e li dimostra. Quando la politica siciliana dipendeva dai baroni e sorse Kuntissa (1)

Dinnanzi a noi c’è un anno ancora per ricordare (non scrivo celebrare in quanto il Blog è, ed intende restare, uno strumento privato) il cinquecentesimo anno dall’istituzione ufficiale del nostro centro abitato, Contessa Entellina.

Cinquecento anni preceduti da almeno altri cinquanta di trattative, discussioni, servizi  e vicende umane fra gli esponenti più in vista della comunità arbereshe e i rappresentanti della Signoria locale, quella dei Cardona, la cui sede di residenza principale stava fra Sciacca e Caltabellotta, e in più circostanze pure a Messina quando gli Aragonesi le affidavano il ruolo di vice-re di Sicilia.

Il Castello Peralta di Burgio
nel corso dei secoli XIV - XIX
appartenne ai Peralta, successivamente ai
Cardona, ai Gioeni e infine ai Colonna.
Oggi come oggi pare non sia facilissimo reperire carteggi che possano illuminare tutta la fase storica che ha visto gli arberesce approdare dalla Calabria a Messina e poi da quella città fino a raggiungere i domini dei Cardona, sopratutto quelli a ridosso dell’Abazia di Santa Maria del Bosco.
Una cosa è però certa, sulla base di quanto abbiamo potuto appurare da certe carte e da certi giochi politici dell’epoca. I Cardona avevano “fretta” a creare una “Università”, ossia una comunità legalmente riconosciuta come “Stato feudale”, nell’area del feudo Serradamo-Kuntissa, allora nella sfera giurisdizionale del Castello di Calatamauro, e quindi di pertinenza, appunto, dei Cardona. La Corte regia spingeva perché i baroni dell’area dei Sicani, compresi i Cardona,  l’Arcivescovato di Monreale ed altri ancora, cedessero alcuni feudi a quella che stava diventando una delle Abazie più influenti e potenti di Sicilia, Santa Maria del Bosco.

La Monarchia aveva già ottenuto che tutti i feudi sotto il controllo del Castello di Batellaro passassero sotto la giurisdizione di Santa Maria piuttosto che al potente Arcivescovato di Monreale, sotto il cui dominio era, fra moltissimi altri dell'area dei Sicani, lo “Stato di Bisacquino”.

Quanto da noi qui riferito è supportato da più elementi (o indizzi) ma necessita ovviamente che ulteriori documenti vengano ancora cercati, studiati e convalidati. L’augurio è che quest’anno che ci separa dalla ricorrenza della concessione dei “capitoli” istitutivi della Comunità ufficiale contessiota da parte dei Cardona possa essere anche quello di una definitiva certificazione della “tesi” sopra tratteggiata.
Sarebbe la prova che anche in età feudale la Politica, compresi i suoi giochi e i tiri mancini, era in auge.

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