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mercoledì 26 gennaio 2011

Mezzojuso. L'editoriale di padre Enzo Cosentino su "Eco della Brigna" n. 79/2011

Perseveranti nell’impegno e nella speranza
All’inizio di questo nuovo anno, Eco della Brigna vuole volgere verso voi tutti il suo sguardo proprio come farebbe il volto di una persona amica. La nostra rivista timidamente si ripresenta a voi, per salutarvi, per stare ancora un nuovo anno insieme a voi, chiedendovi di riscontro un benevolo sguardo di compiacenza.
In questo tempo passato, ci siamo sforzati di dialogare con tutti, cercando di ascoltare tutti. L’obiettivo perseguito dalla Redazione nei vari anni è stato principalmente quello di tenere fede alla particolare vocazione
dello spirito che anima questo giornale parrocchiale: aiutare i compaesani lontani a sentirsi vicini e partecipi alla nostra comunità ed aiutare la comunità a raggiungere i suoi figli allontanatisib per svariati motivi. A tale proposito, il giornale si è mostrato sempre aperto ad accogliere le varie opinioni in merito a eventi, circostanze della comunità paesana ed eparchiale. A Mezzojuso, il nostro Eco si è spesso presentato come unica voce per condividere commenti personali o di gruppi su fatti, circostanze che hanno riguardato il paese. Abbiamo sempre gradito e cercato di soddisfare la richiesta di chi ci ha chiesto “un po’ di spazio” nel giornale per divulgare la propria opinione. Abbiamo costantemente informato i compaesani lontani sulla cronaca locale: feste religiose e tradizioni ricorrenti, eventi straordinari e notizie particolari. Molto spesso critiche ricevute puntano il dito sulla ripetitività della cronaca locale da noi riportata, sul “profumo di incenso” delle pagine, dovuto a continui riferimenti a cerimonie religiose, feste patronali, novene, processioni etc. Il nostro intento, lo ripeto, è quello di condividere, con chi ci segue da territori che stanno al di la del bivio di questo piccolo centro collinare, la vita quotidiana, così come essa si presenta, anche se risulta scandita non da eclatanti eventi ma da ripetute e tradizionali ricorrenze. Da anni portiamo avanti il progetto di questo giornale come un strumento di comunicazione di una “famiglia”, di cui alcuni figli vivono ancora nell’alveo paesano, altri invece si sono diramati per le vie del mondo. In questa grande famiglia si annunciano i lieti eventi come i nuovi arrivati, le lauree ed i matrimoni celebrati nella comunità, si condivide la notizia ed il dolore per chi ci ha lasciati. Per lo stesso motivo vi invito, cari lettori, come componenti di questa amorevole famiglia, a scriverci, ad inviare vostre opinioni, notizie ed informazioni che vi fa piacere siano pubblicati e condivisi. Con lo scorso numero avete ricevuto il calendario, un piccolo omaggio, in per osservare insieme particolari di oggetti sacri custoditi nelle nostre chiese; particolari ed oggetti che in ciascun animo rievocano di certo ricordi e sensazioni. Il piacere di un semplice dono ha prevalso sulle difficoltà economiche affrontate
dalla Redazione per le spese di stampa e di spedizione del calendario.
Con questo numero, in sintonia con il clima carnevalesco che già echeggia in paese, abbiamo pensato di egalarvi, in collaborazione con L’Autore, una pubblicazione di Salvatore Bisulca dal titolo “Mastro di Campo
Fumetto”. La pubblicazione è stata presentata a Mezzojuso a giugno del 2010. Le copie che ci sono state fornite dall’autore, Salvatore Bisulca, le abbiamo conservate sino a questo momento per rendervele ora, in questo periodo dell’anno più opportuno all’argomento della pubblicazione stessa. Ed infatti, a noi fa sempre piacere condividere con voi pubblicazioni relative al contesto socio-culturale del nostro paese. Purtroppo tale piacere si scontra da qualche tempo con le oggettive necessità economiche del periodico, il quale deve anch’esso fare i conti con la crisi economica e con i rincari. Con un decreto interministeriale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 31 Marzo 2010, dal 1 aprile il Governo Italiano ha sospeso le tariffe postali agevolate per l’abbonamento postale a libri, quotidiani e periodici per tutto il 2010, delle quali usufruiva anche il nostro giornale, e, con buona probabilità, tale condizione rimarrà invariata. Infatti, malgrado siano stati stanziati fondi per ripristinare, le agevolazioni, fino ad oggi nulla è stato deciso in merito. Tutto questo ha comportato, negli ultimi mesi, un aumento delle tariffe postali di oltre il 400%. Cari lettori, in questi ultimi tempi, anche la famiglia di Eco incontra difficoltà a conciliare l’ impegno asunto della pubblicazione del periodico e le spese acuite dalla crisi economica. Pertanto non potendo sopperire con le nostre limitate risorse finanziarie, esclusivamente alimentate dalle generose offerte, mi appello alla vostra sensibilità, per continuare a sostenerci e per incoraggiarci a proseguire nell’impegno.
La crisi finanziaria e economica che la nostra Nazione sta attraversando è grave. Ma con la forza che alimenta la vita in una famiglia non dobbiamo indulgere al pessimismo. Anche di questo tempo di crisi facciamone occasione di discernimento e momento di perseveranza nelle progettualità. Mi auguro, dunque che grazie alla costanza del nostro impegno di Redazione e alla munificenza del vostro sostegno morale e materiale possiamo, passo dopo passo, mese dopo mese, cronaca di evento dopo evento festeggiare il n.100 di questa nuova serie di Eco, e guardare sempre oltre. Nel nome del Signore iniziamo questo nuovo anno che di cuore spero sia per tutti voi foriero di giorni di serenità nel cuore, pace nelle famiglie, gioia ed amore nelle comunità. In questo tempo in cui la crisi finanziaria alimenta disagi non solo economici, ma anche sociali, culturali e morali, le vostre azioni siano, nei luoghi dove Cristo vi ha chiamati a testimoniarLo, colme di buoni propositi e di dignitoso impegno, per operare sempre perseguendo la via della solidarietà, della costruzione della pace, del rispetto della amicizia, con l’assunzione di atteggiamenti di legalità e di cittadinanza
attiva e di collaborazione per il bene comune.
A tutti voi auguro di cuore un felice e gioioso 2011.

Flash sulla nostra Storia

Per una vera Storia di Santa Maria del Bosco

Le proprietà ecclesiastiche che facevano capo al Monastero di santa Maria del Bosco e che ricadevano sul territorio di Bisacquino constavano di due feudi:
Tarucco
Alvano.
Il Demanio dello Stato, che li aveva confiscati alla Chiesa immediatamente dopo l'impresa garibaldina, al fine di perseguire la finalità di diffondere la piccola-media proprietà contadina prescritta dalla legge 10 agosto 1862, n. 743 ripartì i due feudi, prima di indire l'asta pubblica di censuazione, in più lotti
(Tarucco in 15 lotti ed Alvano in 32 lotti).
All'asta parteciparono soggetti dei comuni limitrofi, ivi compresi contessioti. Uno degli acquirenti contessioti, Giuseppe Clesi, acquisì la proprietà del lotto dell'ex feudo di Alvano comprensivo del mulino che era appartenuto al Monastero.

martedì 25 gennaio 2011

I RILIEVI DEI MONTI SICANI - Descrizione dell'Assessorato Beni Culturali

descrizione dell'ambito territoriale
 5
LINEE GUIDA
PIANO TERRITORIALE PAESISTICO REGIONALE
5-AREA DEI RILIEVI DEI MONTI SICANI

L’ambito è caratterizzato dalla dorsale collinare che divide l’alta valle del Belice Sinistro ad ovest e l’alta valle del S. Leonardo ad est, e nella parte centromeridionale dai Monti Sicani, con le cime emergenti del M. Cammarata (m 1578) e del M. delle Rose (m 1436) e dall’alta valle del Sosio.
La compenetrazione di due tipi di rilievo fortemente contrastanti caratterizza il paesaggio: una successione confusa di dolci colline argillose o marnose plioceniche; masse calcaree dolomitiche di età mesozoica, distribuite in modo irregolare, isolate e lontane oppure aggregate ma senza formare sistema. Queste masse calcaree assumono l’aspetto di castelli imponenti (rocche) e possono formare rilievi collinari (300-400 metri) o montagne corpose e robuste (1000-1500 metri) che emergono dalle argille distinguendosi per forma e colori e che si impongono da lontano con i loro profili decisi e aspri come l’imponente Rocca Busambra (m 1613) o i monti Barracù (m 1330) e Cardella (m 1266) o il massiccio montuoso di Caltabellotta che domina le colline costiere.
La presenza pregnante del versante meridionale della Rocca Busambra caratterizza il paesaggio del Corleonese e definisce un luogo di eccezionale bellezza.
L’ambito ha rilevanti qualità paesistiche che gli derivano dalla particolarità delle rocche, dalla morfologia ondulata delle colline argillose, dalla permanenza delle colture tradizionali dei campi aperti e dai pascoli di altura, dai boschi, dalla discreta diffusione di manufatti rurali e antiche masserie, dai numerosi siti archeologici.
Il paesaggio agricolo dell’alta valle del Belice è molto coltivato e ben conservato, e privo di fenomeni di erosione e di abbandono. Nei rilievi meridionali prevalgono le colture estensive e soprattutto il pascolo. Qui gli appoderamenti si fanno più ampi ed è rarefatta la presenza di masserie. Il vasto orizzonte del pascolo, unito alle più accentuate elevazioni, conferisce qualità panoramiche ad ampie zone.
Il paesaggio vegetale naturale è limitato alle quote superiori dei rilievi più alti dei Sicani (M. Rose, M. Cammarata, M. Troina, Serra Leone) e al bosco ceduo della Ficuzza che ricopre il versante settentrionale della rocca Busambra.
I ritrovamenti archeologici tendono a evidenziare la presenza di popolazioni sicane e sicule, respinte sempre più verso l’interno dalla progressiva ellenizzazione dell’isola.
Quest’area geografica abbondante di acque, fertile e ricca di boschi, è stata certamente abitata nei diversi periodi storici. Tuttavia le tracce più consistenti di antropizzazione del territorio risalgono al periodo dell’occupazione musulmana. La ristrutturazione del territorio in seguito all’affermarsi del sistema feudale
provoca profonde trasformazioni e lo spopolamento delle campagne. A partire dalsec. XV il fenomeno delle nuove fondazioni, legato allo sviluppo dell’economia agricola, modifica l’aspetto del paesaggio urbano e rurale e contribuisce a definire l’attuale struttura insediativa costituita da borghi rurali isolati, allineati sulla direttrice che mette in comunicazione l’alta valle del Belice con l’alta valle del Sosio. Corleone è il centro più importante in posizione baricentrica tra i monti di Palermo e i monti Sicani, all’incrocio delle antiche vie di comunicazione tra Palermo, Sciacca e Agrigento. Il paesaggio agricolo tradizionale, i beni culturali e l’ambiente naturale poco compromesso da processi di urbanizzazione sono risorse da tutelare e salvaguardare.

Scheda dell’area
INQUADRAMENTO GENERALE
• Province Agrigento, Palermo
• Comuni
Bisacquino, Bivona, Burgio, Caltabellotta, Cammarata, Campofelice di Fitalia, Campofiorito, Castronuovo di Sicilia, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Corleone, Giuliana, Godrano, Lucca Sicula, Mezzojuso, Monreale, Palazzo Adriano, Prizzi, Roccamena, San Giovanni Gemini, Santo Stefano Quisquina, Villafranca Sicula
• Inquadramento territoriale
superficie (Kmq) abitanti residenti densità (ab/kmq) 1.288,06 66.768 77
• Distribuzione della popolazione (ab)
nei centri nei nuclei sparsa 64.608 (96%) 456 (1%) 1.722 (3%)
• Temperature (sup.%)
medie giornaliere del mese più freddo
da 1° a 4° –
da 5° a 8° 36%
da 9° a 12° 64%
medie giornaliere del mese più caldo
da 18° a 21° –
da 22° a 25° 15%
da 26° a 29° 85%
• Precipitazioni medie annue (sup.%)
" 400mm – 400mm – 600mm 1%
600mm – 800mm 37%
800mm – 1000mm 62%
1000mm – 1200mm –
1200mm –
• Altimetria s.l.m. (sup.%)
da 0 a 100 1%
da 100 a 600 49%
da 600 a 1200 49%
1200 2%
• Clivometria (sup.%)
da 0 a 5 7%
da 5 a 20 54%
da 20 a 40 30%
40 9%

Flash sulla nostra Storia

Contessa e la stratificazione sociale
Contessa diventa Università (ossia Comune) nel 1520 dopo l'avvenuta formalizzazione dei Capitoli fra la comunità degli arbëresh ed il Signore di queste terre.
L'avvio della nuova comunità sotto il profilo sociale-economica non deve essere stato facile. L'ambiente territoriale su cui i nuovi arrivati cominciano a muoversi non è certo ospitale, privo di abitazioni come è (il Signore al contrario di altre analoghe situazioni non si è impegnato a costruire e/o ricostruire le case, le strade, il castello e la chiesa), lontano dalla viabilità più frequentata e senza una consolidata attività artigianale/manufatturiera. Nei primi decenni le "case terrane", le abitazioni, in realtà sono casalini di un solo vano e col tetto ricoperto con paglia e fango ed i terreni dei due feudi assunti in enfiteusi (Serradamo e Contesse) non sono proprio fra i più fertili del mondo circostante.
Fino ad un secolo dopo l'erezione dell'Università la realtà che viene fotografata, sia pure con i poco perfetti ed ancor meno attendili strumenti dei "riveli", è piuttosto misera e composta esclusivamente da contadini della fascia più povera, molto più povera delle realtà rurali di Sicilia.
Buona parte delle famiglie dispongono di patrimoni mobili (mulo, asino ..) ed immobili (casa terrana, vigna su terreno enfiteutico) del valore medio di 6 - 7 onze, quando nel contesto siciliano la media è notevolmente superiore.
L'emigrazione
L'emigrazione è da subito il fenomeno sociale che caratterizza la "nuova" comunità": il numero delle anime, 875 nel 1570, cala a 676 nel 1583. Si tratta di un fenomeno in controtendenza rispetto alle altre comunità arbëresh di Sicilia, infatti nel medesimo periodo:
Mezzojuso passa da 1382 abitanti a 1537
Piana da 2357 a 3519
San Michele di Ganzeria da 441 a 673.
Il trend negativo di Contessa è seguito solamente da Palazzo Adriano che decresce da 3178 a 2553 anime.
La riflessione
Contessa è nata come struttura sociale ed economica col fine di valorizzare le terre abbandonate dei Cardona. All'inizio fra i nuovi arrivati sussistono condizioni paritarie e forme evidenti di solidarietà, grazie al fatto che appartengono a clan familiari originari dalla stessa provenienza ed infatti il paese viene costituito in quartieri dei Cucia, dei Schirò, dei Macaluso, dei Lala etc., ben presto alcune fortune si divaricano generando da un lato un iniziale sottile strato di aristocrazia contadina che col trascorrere dei decenni si trasforma in borghesia di gabellotti, allevatori, commercianti, ufficiali del Signore, dall'altra la grande massa di famiglie resterà allungo al limite della sussistenza e dell'indigenza.
La riprova della tesi si coglie nel fatto che a fronte della media patrimoniale di 6-7 onze per famiglia di fine Cinquecento spicca la famiglia Dulchi ("greca") che dispone di proprietà terriera discreta, armenti bovini ed ovini per centinaia di capi, numerose case distribuite nei vari quartieri del paese ed un patrimonio al netto degli indebitamenti di 200 onze. Già a metà del Seicento questa famiglia si trasferirà a Palermo.

lunedì 24 gennaio 2011

Le conseguenze della condanna di Cuffaro

Il marchio di mafiosità sulla Sicilia

La notizia della condanna definitiva di Cuffaro ha fatto il giro del mondo e non mancano, ancora una volta, i giudizi negativi sulla Sicilia: e fra essi spicca quello di essere terra della mafia.
Il problema, la questione, certamente non va sottovalutata (al di là del comportamento dignitoso, o meno, con cui Cuffaro ha accettato la condanna). Per noi siciliani, nessuno lo dimentichi, si tratta di  avere assistito ad un presidente di Regione che va in carcere, anche se ormai da ex.
Secondo i giudici di tre gradi, questo politico, avrebbe gestito il potere con la connivenza della mafia, che, nemmeno questo va dimenticato, gli faceva raccogliere voti di preferenza fino all'incredibile cifra di 80.000.
E' un dato di fatto dal quale è difficile sottrarsi o trovare giustificazioni.
La magistratura, e in particolare quella di Palermo, di processi a politici sospetti di mafia ne ha intentati diversi: Andreotti, Mannino, Musotto.
A cadere però è stato Cuffaro.
Se gli altri sono stati assolti può darsi che anche Cuffaro non era contiguo alla mafia. Si tratterebbe quindi di una  vittima sacrificale dell'infinita campagna di lotta alla mafia ?
L'attuale governatore Raffaele Lombardo, successore di Cuffaro, è coinvolto in una indagine legata a personaggi in odore di mafia, e neanche questa indagine contribuisce ad allontanare l'ombra che grava sulla Sicilia.
La sentenza su Cuffaro, avendo avuto il sigillo della Cassazione ha, adesso, tutti i crismi della veridicità. Come si è solidi dire: le sentenze non si commentano; si applicano.
Cuffaro ha governato per anni, con le istituzioni che erano impegnate nella lotta alla criminalità organizzata, ed oggi il danno all'immagine dell'isola è incalcolabile, incommensurabile. Da mesi a Palermo non si vedono tracce di turisti, se non in misura irrisoria e la colpa viene attribuita alla crisi economica. E' probabile che per i prossimi mesi non ne vedremo in assoluto di turisti.
Non c'è dubbio che la Sicilia già era marchiata prima di questa sentenza. E' vero, ma che un Presidente della Regione finisca in carcere perché accusato di convivenza con i colletti bianchi della mafia, è ancora più grave e mortifica un popolo, come quello siciliano, che lo ha eletto, ed eletto con decine e decine di migliaia di voti.
Cosa fare adesso? Si riuscirà a voltare pagina?
Ci vuole una presa di coscienza che vada al di là delle proteste di piazza -il più delle volte a fini politici più che sociali-, come probabilmente è stata quella dei mangiatori di cannoli davanti all'Ars non appena si è diffusa la notizia della sentenza.
La presa di coscienza per essere reale deve iniziare dal mondo della scuola, dalle università, dai sindacati, da tutto ciò che costituisce il tessuto sano della nostra società. Un'ardua impresa culturale, è ciò che serva.
Occorre tagliare vecchi legami con un passato che da qualunque parte si voglia valutarli recano un marchio che, giusto o sbagliato che sia, continua a umiliarci. Non è più possibile che da noi qualsiasi cosa si faccia, qualsiasi mano si stringa, qualsiasi progetto si voglia realizzare, sappiano di mafia.
Se continua così è difficile che la Sicilia abbia un futuro.
Però tagliare con l'arretratezza culturale è un compito che spetta ai siciliani, a tutti.

domenica 23 gennaio 2011

Giorni del terzo millennio

Dichiarazioni dell'odierna giornata

1) Papa Ratzinger (nella domenica dell'Ecumenismo)
La Chiesa deve svolgere la propria missione nonostante l'inadeguatezza dei suoi membri.
I disaccordi che insorsero nella Comunità di Corinto furono ammoniti da Paolo.
A Roma sono presenti delegazioni delle Antiche Chiese Orientali e domani con esse svolgeremo una ampia riflessione.

2) Ferruccio De Bartoli (Direttore del Corriere della Sera)
Il papa ha ricordato quanto sia dannosa la divisione fra i Cristiani.
La tolleranza oggi manca proprio ai danni di quei credenti che vivono in paesi inospitali; siamo noi credenti che non facciamo arrivare a questi credenti che vivono in sofferenza la nostra solidarietà.

3) Angelino Alfano (Ministro della Giustizia)
Sì ai giudizi di moralità, no a quelli moralistici.

4) Sergio Romano (giornalista del Corriere della Sera)
Stiamo bloccando un paese, l'Italia, per i problemi di uno solo (Berlusconi).

5) Maroni (Ministro dell'Interno)
Deponiamo le armi, torniamo ad asffrontare i problemi del paese.

6) Berlusconi (premier)
Non fuggo e non mi dimetto, contro di me c'è un disegno eversivo.

7) Veltroni (minoranza del pd)
Si faccia un governo con tutte le forze parlamentari.

8) Fini (Presidente della Camera dei Deputati)
Essere al governo, avvalersi della presunzione di innocenza, non significa godere dell'immunità.
Chi ha vinto le elezioni non può pretendere l'immunità.

9) Saviano (Scrittore)
I pubblici ministero di Milano stanno vivendo momenti difficili solo per avere fatto il loro dovere.

10) Salvatore Cuffaro (ex presidente della Regione Sicilia)
Ha passato la prima notte nel carcere di Rebibbia. "Voglio trascorrere la pena inflittami nella tranquillità".

Il Ponte di Messina

di Nicola Graffagnini

Giorni fa da Corrado Augias, Rai tre si è parlato del Ponte di Messina, in occasione della presentazione di un libro sull’argomento, l’autore, un Professore dell’Università della Calabria durante la breve presentazione esponeva una teoria sul “terremoto atteso”, davvero interessante che proverò a raccontare.
A scuola, negli istituti superiori si studiano le scienze e anche i principi basilari di geografia generale e geologia. Abbiamo studiato in questo contesto che nel mondo vi sono aree più o meno vocate al terremoto e tra queste vi sono il Giappone, il Cile, la Nuova Zelanda, la Turchia e anche l’Italia.
In Italia, vi sono anche zone asismiche come la Sardegna e la Corsica , le aree di maggiore intensità si trovano nell’Appennino centrale ( Vedi L’Aquila ) e meridionale e nella Sicilia orientale.
Le zone sismiche, che coincidono con le zone di massima vulcanicità, formano due strette fasce, una mediterranea o alpino-caucasico-hiamlayana, e una circumpacifica, fasce nelle quali si trovano i maggiori rilievi della terra, di corrugamento terziario.
In tutti i paesi civili nei quali sono frequenti i terremoti, sono stati organizzati dei Servizi sismologici, che studiano il fenomeno, riportando sulle carte geografiche i dati relativi all’intensità delle scosse nelle varie località e tracciandovi curve chiuse che limitano aree di uguale intensità. Ma non solo , per via delle numerose teorie sulla deriva dei continenti , si sa per certo che le grosse placche continentali si muovono lungo determinate direzioni , rilevate storicamente, provocando punti di rottura , le cosiddette faglie continentali ( come quella di S.Andrea ), informazioni che vengono tutte recepite nelle carte geologiche nazionali.
Strano a dirsi, in Italia non abbiamo ancora una carta geologica nazionale completa che riunisca tutte le informazioni macro e le concentri poi zona per zona, a seconda delle tipologie, imponendo in ogni singola area come occorre costruire con parametri di sicurezza, dato il tipo di terreno su cui insistono le abitazioni ecc.
La carta da molto tempo ormai è ferma al 50% e ogni tanto, in special modo dopo i fatti di Giampileri a Messina, i rappresentanti dell’ordine regionale dei geologi hanno più volte rammentato l’esigenza di finanziare il completamento della carta geologica, almeno della Sicilia.
Secondo i geologi che lavorano in questo settore si possono fare previsioni circa la localizzazione di futuri terremoti e non circa il tempo in cui avverranno, le carte geologiche nazionali hanno il compito di raccogliere tutte le informazioni su ciascuna area, specialmente su quelle colpite nel passato da violente scosse, perché sono le più vocate a poterne registrare altre dello stesso tenore, questa sarebbe la “teoria del terremoto atteso” su ci si basa l’opera dell’Autore che contesta evidentemente la costruzione del Ponte di Messina.
Secondo questa teoria , esposta in estrema sintesi , parlare del ponte di Messina è una pazzia, può essere una ipotesi di scuola ma non certo di fattibilità sicura, dati i precedenti e violenti terremoti subiti dall’area, a parte l’imponenza della somma prevista di 6 mld di Euro, che certamente avrà le lievitazioni all’Italiana, tipo quelle della Salerno-Reggio Calabria, il cui termine viene slittato da un biennio all’altro.
Si calcola che col costo aggiuntivo degli studi finanziati per il Ponte di Messina ( 400 milioni di euro ), a quest’ora la Salerno -Reggio Calabria, sarebbe di già una realtà consolidata nel Paese, senza quelle interruzioni tecniche ed economiche finora subite.
A Messina, si registrò una scossa pari all’undicesimo grado della Scala Mercalli, ci furono da 100 a 150 mila morti, anche per il maremoto conseguente al sisma. Dalla sala operativa dell’Istituto di geofisica nazionale , si tiene sotto controllo tutta la penisola con l’aiuto di 150 stazioni permanenti. Ma non è possibile prevenire il terremoto, mentre con l’approntamento delle carte geologiche è possibile costruire le case in modo da resistervi, ecco perché a Messina è imposto il divieto di costruire in certe aree oltre il terzo piano, e la cosa appare più evidente se prendiamo una vecchia cartolina di Messina e la confrontiamo con qualche altra città d’Italia. Per non andare ancora più lontano nella valle del belice, i Comuni vennero divisi in categorie per la tipologia dei progetti di ricostruzione.
Secondo l’autore del Volume, prima di parlare del Ponte dobbiamo chiederci, qual è il terremoto atteso? E poi, è possibile costruire manufatti resistenti anche all’undicesimo grado della Scala Mercalli ?
Questi dati si dovrebbero leggere per primi sul progetto definitivo, del cui iter ancora non si sa nulla.
- Alcuni dati per ricordare di che cosa stiamo parlando. La lunghezza del ponte a unica campata, sarebbe di 3500 metri, cioè 3,5 Km.
- Le due torri a sostegno della campata unica, sono previste di 100 metri di altezza dal suolo, escluso il basamento.
Secondo questo autore il Ponte avrebbe almeno due problemi tecnici, non di facile soluzione:
- la dilatazione termica delle corde di acciaio che dovrebbero reggere la campata unica;
- l’altezza della campata potrebbe far subire delle oscillazioni al manufatto, dovute al vento, con effetti chiamati di risonanza e venti superiori a 68 Km. A tal proposito l’Autore cita il caso del Ponte di Hakashi in Giappone, ove “non è consentito il passaggio del treno” per il pericolo dell’oscillazione.
Altri problemi, di natura non tecnica sarebbero dati:
- dalla natura stessa dei lavori di movimento terra e di forniture di cemento, settori in cui la permeabilià della mafia è notevole in Sicilia e in Calabria;
- il ponte toglierebbe un lavoro sicuro alle migliaia di marittimi attualmente impiegati nell’attraversamento dello Stretto , i cui tempi di attesa si potrebbero ancora accorciare, per evitare le fila di macchine di un tempo.
Mentre il problema numero uno per eccellenza resterebbe il rischio sismico, perché ogni anno nel mondo si appalesa un evento sismico superiore a 7,2 della Scala Richter, l’autore si chiede in ultima analisi, che cosa succederebbe di fronte ad un evento simile ? C’è un’altra teoria per cui sarebbero da rivedere i costi effettivi e le date di realizzazione, per cui non si parlerebbe più di 6 mld e del 2017, ma si andrebbe molto oltre …

Considerazione finale .
Di fronte all’enorme massa di denaro che si dovrebbe investire, con un grande punto interrogativo sospeso sul vuoto, durante gli anni dei lavori, occorre verificare un altro punto di vista seminascosto, finora poco discusso perché di interesse esclusivo dei Siciliani, argomento di dibattito nella città di Messina, ma anche nel resto d’Italia piena di buon senso . .
Che cosa conta diminuire di trenta minuti il passaggio dello stretto, mentre l’anello autostradale della Sicilia e quello ferroviario, non solo sono incompleti, ma risultano arretrati di almeno trenta anni ? Per non parlare delle tratte ferroviarie isolane, che in atto non potrebbero accogliere la movimentazione razionale di uomini e merci, a fronte di un ipotetico slancio miracoloso di natura imprenditoriale nelle aree metropolitane di Palermo e Catania ..
Il problema che si porrà di fronte nei prossimi giorni e mesi, quindi non può essere quello di consentire alle ferrovie dello Stato e all’ANAS un possibile investimento dilatato sul Ponte, bensì quello di privilegiare semmai i due tempi secondo le leggi di una buona economia, cosa conviene far prima e cosa verrebbe dopo ( ferma restando le ipotesi dei geologi sul terremoto atteso).
Nicola Graffagnini

sabato 22 gennaio 2011

Albania inquieta (2)

di Nicola Graffagnini
TIRANA: LA POLIZIA SPARA SULLA FOLLA, 3 MORTI


Questa mattina i quotidiani italiani sfornano titoli preoccupatissimi sulla situazione creatasi in Albania, a causa di una manifestazione dei socialisti all’opposizione del Governo che ne chiedono le dimissioni. Si parla di un assalto al palazzo presidenziale e di tre morti.
Il leader socialista di Tirana, Edi Rama aveva parlato ieri pomeriggio di una protesta assolutamente pacifica, ma a quanto pare la manifestazione è sfociata in mille rivoli ed è stata fermata con i gas lacrimogeni e con le armi ad altezza d’uomo. Più di un giornalista afferma che si sta ripetendo lo scenario già visto in Tunisia e in Algeria.
Quali sono al momento gli interessi italiani in Albania ?
L’Ambasciatore a Tirana, nei Tg nazionali di questa mattina ha rilasciato dichiarazioni rassicuranti sugli interessi degli italiani, ma stiamo parlando di una giornata di Sabato in cui le Aziende sono chiuse e pertanto si attende la giornata di Lunedi per capire meglio che cosa sia successo e che cosa dovrà ancora succedere, visto il nervosismo con cui la polizia ha affrontato la folla davanti il palazzo del Presidente.
Nelle Cancellerie europee allertate infatti si teme l’effetto domino, dopo il Maghreb, i Balcani.
Nel paese delle Aquile il lavoro italiano è presente in massa, l’Italia è prima in numero di imprese delocalizzate qui, si elencano gruppi come: Euronics, Conad, Divella, Todini, Colacem, Italstrade e Italcementi, Enel Power ed Essegel, Darfo e Petrolifera Italo-Rumena.
Banche: Intesa San Paolo e Veneto banca , molte pmi attive nei settori del legno-arredo, edilizia, costruzioni, agro-alimentare,, tessile-calzature, meccanica, commercio e servizi.
Secondo fonti di Confindustria in 15 anni il sistema Italia ha investito nel Paese balcanico almeno 5 miliardi di euro.
I distretti del lavoro italiano, sono raggruppati lungo l’asse autostradale: Tirana- Durazzo.
I progetti in itinere italo-albanesi vanno dalla centrale a carbone pulito di Porto Romano dell’Enel, alla commessa del grande parco eolico vinto dal gruppo siciliano Moncada, al terminal petrolifero.
In progetto anche nuove centrali idroelettriche a Nord, la costruzione di un cavo di interconnessione Puglia –Albania, di Terna - Enel.
Nicola Graffagnini

“La Chiesa del futuro sarà più piccola e ordinerà preti anche cristiani esperti che esercitano una professione”

di Nicola Graffagnini
Dalla Germania, con una lettera aperta, chiedono al Papa tedesco di superare il celibato dei preti, perché alle Parrocchie vengono a mancare i Sacerdoti a dir Messa

La lettera è formata dai massimi rappresentanti dei cristiano-democratici, tra i promotori, Lammert, Presidente del parlamento Tedesco, il Bundestag e il Ministro dell’Istruzione Schavan.
A sostegno della propria tesi i firmatari dell’appello si riferiscono a due fatti importanti:
- Il Sinodo delle diocesi tedesche tenuto a Wurzbburg nel 1975, allora la conferenza episcopale approvò un documento che esaminava la questione e prendeva anche una posizione chiara: “situazioni di straordinaria necessità pastorale potrebbero rendere necessaria l’ordinazione di uomini sposati”.
Ora argomentano i politici tedeschi, le Diocesi si trovano in una situazione straordinaria, così come era ipotizzata nel documento, per l’appunto.
- Alcune dichiarazioni rilasciate da Bendetto XVI, quando era professore di teologia in Germania, sembrano deporre verso questa soluzione, infatti affermava l’allora professore nel 1970: “La Chiesa del futuro sarà più piccola e ordinerà preti anche cristiani esperti che esercitano una professione”.
Anche il Card. Kasper si esprimeva in termini simili: “ Se la Chiesa in futuro si troverà nella situazione di dover affidare per tempi lunghi, la guida di molte comunità parrocchiali ai laici, allora i laici che hanno dato buona prova di sé nel lavoro parrocchiale dovranno essere presi in considerazione come - viri probati - per l’ordinazione alle funzioni sacerdotali .”
La lettera, ripresa oggi dai più importanti Quotidiani tedeschi, conclude affidando ai vescovi della Conferenza episcopale, il messaggio in modo che lo facciano proprio e “con maggiore coraggio del passato lo affidino al Papa perché possa prendere una decisone per la situazione straordinaria della Germania, alla luce del preoccupante aumento della carenza di preti nelle Diocesi”.
Nicola Graffagnini

La parabola di Totò Cuffaro

In principio fu "Puffaro". "Dica quello che deve dire Puffaro, ma lasci parlare anche gli altri". Quel nome lo affibbio' a Toto' Cuffaro, chissa' quanto maliziosamente, Michele Santoro, nel settembre del '91, in una trasmissione condotta insieme a Maurizio Costanzo in memoria di Libero Grassi. Il futuro governatore si presento' per la prima volta davanti all'Italia televisiva, rosso in faccia, in maniche di camicia, per difendere Calogero Mannino da "una volgare aggressione alla migliore classe dirigente della Democrazia cristiana in Sicilia". Fu quello, sotto lo sguardo sardonico del giudice Giovanni Falcone, ospite di Santoro, una sorta di debutto per l'enfant prodige democristiano di Raffadali, da qualche mese deputato regionale sull'onda dei suoi 79.970 voti, erede riconosciuto di Mannino, ma anche autonomo costruttore di una prodigiosa e ineguagliata macchina elettorale, fatta di un continuo "contatto con la gente", di una espansivita' che lo porta a baciare tutti e che gli e' valsa un altro dei suoi soprannomi, "Toto' vasa-vasa".
Mai all'opposizione, se non tra il 1980 e il 1985, nelle vesti di giovane consigliere comunale nella "rossa" Raffadali.
Nato il 21 febbraio 1958, nella casa familiare, come usava all'antica, figlio di due maestri di scuola, Raffaele e Ida, Cuffaro frequento' le scuole dai salesiani a Palermo, dove al liceo classico "Don Bosco" si guadagno' tra i compagni il soprannome di "Toto' pizzetta", per il proverbiale appetito.
Una pinguedine poco televisiva secondo Berlusconi che, nel candidarlo alla presidenza della Regione, gli suggeri' di dimagrire. Cuffaro non ne volle sapere e dopo il trionfo elettorale scherzo' sulla inopportunita' di "perdere peso". La giovinezza tra i salesiani lo ha formato a un cattolicesimo sempre rivendicato fino al pellegrinaggio nell'estate del 2007 a Santiago di Compostela. Ma anche l'universita' fu palestra politica: nel 1978, mentre studiava medicina, per poi diventare radiologo, si voto' per il rinnovo degli organismi universitari: "Un successo clamoroso", racconto' ricordando i primi passi nel Movimento giovanile Dc, all'ombra della corrente di Nino Gullotti e ispirato da Angelo La Russa. Il principio, certo, non sembrava promettere nulla di buono, se si pensa al servizio militare: "Facevo le visite di idoneita'", racconto' l'ex governatore: i ragazzi si presentavano alla visita, io dovevo controllare eventuali anomalie ai testicoli.
Cento visite al giorno, 500 a settimana, 2.000 al mese, 24 mila in un anno. Diventai un vero esperto in... palle".Poi Raffadali, l'elezione in Consiglio comunale a Palermo nella lista Dc capeggiata da Leoluca Orlando, le "tentazioni" di aderire al progetto della Rete, lo sbarco all'Ars degli inquisiti nel 1991, e i giorni dell'arresto del suo "maestro" politico, Calogero Mannino con cui aveva stretto un sodalizio nel 1983, al congresso che la Dc tenne ad Agrigento, durante il quale fu messo alla porta Vito Ciancimino. La sinistra scudocrociata si prese il partito in Sicilia che Ciriaco De Mita affido' a Sergio Mattarella e Mannino. Quest'ultimo, che da tempo osservava il promettente Cuffaro, lo lancio' nell'arena politica che contava, incassando nell'85 oltre 4 mila voti che non gli bastarono pero' a varcare la soglia di Palazzo delle Aquile. Ma fu solo l'inizio: nel 90 entro' di prepotenza grazie a 20 mila preferenze: un autentico ciclone alle spalle di Orlando. L'anno dopo eccolo nel Parlamento regionale, con quasi 80 mila consensi. Anni difficili che travolsero Mannino: "Fu un dramma - racconto' Cuffaro in un libro - sotto tutti i punti di vista. L'arresto di una delle persone piu' importanti della mia vita, ma anche l'inchiesta che mi sfiora perche' nella vita di Mannino c'ero io. Ho vissuto mesi d'angoscia. Ogni giorno andavo a trovare la moglie di Lillo, cercavo di aiutarla come potevo. Sapevo che in molti avevano rinnegato la loro amicizia, parassiti che erano scappati nel momento del bisogno. E vivevo il dramma di una donna che una volta alla settimana, alle cinque del mattino, andava a fare la fila in carcere per parlare col marito. Poteva portargli al massimo due chili di roba. Ed ero li', con lei, quando preparava la borsetta con un po' di prosciutto, due pere, due mele, la mozzarella, qualche libro". Il cerchio sembra stringersi anche attorno a Cuffaro. Lui non nega: "E come poteva essere altrimenti? Io conoscevo le stesse persone di Mannino, vivevo nella sua ombra. Mi interrogarono pure, fecero indagini nei miei confronti. La notte non riuscivo a prendere sonno. Ero convinto che, prima o poi, alle quattro del mattino suonassero al citofono e mi chiudessero in cella. Avevo talmente somatizzato il mio arresto che una notte, alle 4, il citofono suono' davvero. Mi alzai, il cuore mi batteva a mille. Svegliai mia moglie: Giacoma, sono venuti a prendermi. Sentii suonare pure il campanello di casa.
Mi affacciai sul pianerottolo. Non c'era nessuno. Scesi di un piano, forse hanno sbagliato pensai. Ma anche li' nessuno. La realta' e' che avevo 'inventato' il mio arresto, tanto ero talmente fuori di testa. Ho detto basta, da oggi non devo avere piu' paura". Nel '96 si torno' a votare e Cuffaro sull'onda dei suoi 16 mila voti nelle liste del Cdu, ando' a guidare l'assessorato all'Agricoltura da dove non si mosse nonostante il ribaltone che porto' per la prima volta alla guida della Regione un ex Pci, Angelo Capodicasa. E nel 2000 non cambio' "indirizzo" neppure sotto i colori del centrodestra guidato da Vicenzino Lenza. Nel 2001, ecco la candidatura alla presidenza della Regione: avversario Leoluca Orlando che resistette alla sua onda d'urto. L'uomo venuto da Raffadali divento' il primo governatore siciliano eletto dal popolo e la sua prima dichiarazione fu: "Affido la Sicilia alla Madonna". Un successo bissato nel 2006, quando ebbe di fronte Rita Borsellino.
Un'ascesa inarrestabile intrecciata, pero', con i suoi guai giudiziari in cui affiorano nomi come quelli di Angelo Siino, il "ministro ai Lavori pubblici" di Toto' Riina, il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro e gli esponenti della famiglia mafiosa di Villabate, Antonino e Nicola Mandala', i medici Salvatore Aragona e Vincenzo Greco. E, poi, quelle accuse, sempre contestate, di avere preso tangenti, o dato informazioni, come si disse nel processo alle "Talpe alla dda", su indagini riservate e intercettazioni. Quei rapporti con l'imprenditore della sanita', Michele Aiello, accusato di essere il prestanome di Bernardo Provenzano e il regista delle "talpe". E l'accusa "infamante" di avere favorito la mafia.
Contestazioni da cui si e' difeso nel processo, anche rivendicando le scelte compiute a Palazzo d'Orleans, come la campagna "La mafia fa schifo". "Non ho mai consapevolmente incontrato mafiosi, non ho mai chiesto voti alla mafia, non ho mai promesso nulla alla mafia e ai mafiosi", ha ripetuto dopo la condanna in primo grado del 18 gennaio 2008, a 5 anni per favoreggiamento e rivelazione di segreto, con l'esclusione di avere agevolato Cosa nostra. "Sono forse l'uomo politico piu' intercettato d'Italia. Per quasi vent'anni - ha detto dopo la sentenza di primo grado - sono stati messi sotto controllo tutti i miei telefoni di ufficio e di casa, quelli dei miei familiari e dei miei collaboratori, di tutti i miei amici e degli amici delle persone a me vicine. E la procura ha dovuto costatare che in 2 milioni 800 mila contatti telefonici non ce n'e' stato solo uno tra le utenze dei mafiosi e quelli a me riconducibili". Il 26 gennaio 2008 l'addio a Palazzo d'Orleans sull'onda dei cannoli esibiti dopo la condanna in primo grado.
Poi la rielezione al Senato nell'Udc. Nel 2010 la piu' pesante condanna in appello: da 5 a 7 anni, con l'accusa, questa volta, di avere agevolato la mafia.
Piu' recente l'addio alla Vela e l'avventura nel Pid, sempre accanto a Mannino. Oggi l'ultima parola della Cassazione che ha confermato la condanna.
dall'agenzia AGI

Albania inquieta

Dopo una giornata -ieri- di proteste violente contro il governo di Sali Berisha, nel corso delle quali sono morte a Tirana tre persone, oggi la situazione sembra tranquilla. La rivolta sarebbe scoppiata per il disaggio sociale derivante dalla mancanza di possibilità di lavoro e per la corruzione di cui viene accusata la pubblica amministrazione.
Oggi comunque l'attenzione degli osservatori è attratta da un episodio che qui descriviamo:
"La Procura generale albanese avrebbe emesso un mandato di cattura per 6 ufficiali della Guardia Repubblicana che comandavano i militari posti a difesa della Presidenza del Consiglio. Secondo quanto si apprende l'accusa sarebbe di abuso di potere e omicidio. L'intervento della Procura era stato chiesto dal leader socialista Edi Rama subito dopo la messa in onda del video che documentava tutta la tragica sequenza degli eventi riguardanti l'uccisione di un manifestante per mano di un poliziotto.
In precedenza il premier Sali Berisha aveva invece incolpato le bande di criminali che a suo dire sarebbero legate alla opposizione.
 Gli arresti degli ufficiali sarebbero comunque stati disposti dalla Procura generale che avrebbe a sua volta incaricato la Polizia di Stato. Ma al momento  non si conosce esattamente come si stiano effettivamente evolvendo le indagini.
La Guardia Repubblicana in Albania e' un corpo scelto militare che ha il compito di garantire la sicurezza alle massime cariche istituzionali e fornire i corpi di guardia alla Presidenza della Repubblica, alla Presidenza del Consiglio e ai Ministeri.

In Municipio non si conosce cosa sia l'espressione "darsi una strategia"

Amministrare cosa significa?  è una domanda, banalissima e terribile, che in tanti, a Contessa Entellina, ci poniamo alla luce dell'assoluto immobilismo che caratterizza la vita civico-sociale locale. 
Qualcuno di buona volontà prova ad azzardare una risposta: Serve a reggere le sorti di un paesino che, come e più del resto della provincia e della regione, traballa ed è vicino al tracollo per l'emorragia continua e senza fine della sua più grande ricchezza: i giovani senza lavoro.
Alla luce di questa analisi, e se essa risulta corretta, servirebbero le conseguenti iniziative amministrative.
In verità a Contessa sappiamo che non solo non si fa nulla, ma cosa più grave, non si programma, non si buttano le basi per un futuro migliore. Il sindaco Sergio, lo sappiamo bene che non può fare miracoli, ma ha il dovere di darsi una strategia, di programmare. Invece da quando è stato assessore ai lavori pubblici, da quando è sindaco, non è stato capace di strappare dalla fossa in cui si trova il Piano Regolatore.
I soldi ci sono, paradossale dirlo, leggerlo, sentirselo dire, ma è così.
Il Sindaco da alcuni mesi gioca con €. 1.400.000,oo di finanziamenti del Provveditorato OO.pp. Oggi decide di non fare più il Museo, quindi decide di completare le case popolari, poi scopre che deve pensarci l'IACP, poi decide di restaurare la Chiesa dell'Annunziata, poi decide che deve pensarci il parroco o comunque la Chiesa, poi decide di restaurare la Sala Rai, poi .... poi ....
L'edilizia pubblica e privata collassa, eppure prendendo un milione e quattrocentomila euro di fondi già disponibili si potrebbero aprire un bel pò di cantieri per realizzare opere di recupero urbano.
Invece? 
Invece da quando Sergio Parrino è in sella, a vario titolo (assessore, sindaco) questi soldi sono inutilizzati. E gli anni sono tanti !
Ma non è tutto. 
Questo sindaco prova ad alimentare il mercato locale del precariato, con il richiamo da altri comuni di Lsu, continuando a mancare ancora una volta di fiuto politico e di lungimiranza.
In questo scenario, Sergio -il cerca partito: ieri Pd, poi Pdl e poi Forza Nord- cerca di tenere dritta la barra della Giunta, dove ha imbarcato un soggetto, anzi due, che dicono loro di richiamarsi al Pd,  a cui un giorno promette eterno amore ed il giorno dopo minaccia rese dei conti. Difficile, oggettivamente difficile, provare a fare strategie e a programmare.
Il miglioramento sociale, il benessere che attendiamo è questione di prospettive, appunto.
Intanto Sergio (Parrino) guarda al futuro, che è pure domani, ma anche tra due anni, o fra dieci anni.
Un amministratore serio, che abbia le idee chiare deve seminare (programmare) subito per raccogliere non si sa quando.
Il problema di Contessa è che Sergio pensa di seminare non per gli auspicati giorni migliori per Contessa Entellina, bensì per fini elettorali e come ognuno sa in politica investire non significa creare premesse di crescita, bensì investire su se stessi, sui propri elettori. Ma si tratta, come è facile intuire, di prospettive miopi.
Francesco Di Martino ai suoi amici di partito, amministratori in vari comuni della provincia di Palermo, diceva sempre: "Amministrate come se non dovreste mai più ricandidarvi; solo così opererete per il bene collettivo e potrete essere rieletti".
Altri uomini, altre visioni.

Un processo per favoreggiamento mafioso che supera il vaglio della cassazione

Confermata in terzo grado, dalla Corte di Cassazione, la condanna a carico dell'ex Presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e violazione del segreto istruttorio nell'ambito del processo "talpe alla Dda".
Dopo la decisione della seconda sezione penale dell'Alta Corte il politico siciliano dovrà, adesso, scontare la pena inflittagli dalla Corte di Appello di Palermo.
In una dichiarazione, Cuffaro ha preso atto della condanna: "Rispetto la magistratura, vado a costituirmi".

Artigianato. E' crisi

L’artigianato siciliano si avvia all'estinzione; la lavorazione manuale, che nei secoli passati si avvicinava all'arte popolare, è ormai una attività molto rara.
Il 2009 e il 2010 hanno visto salutare qualcosa come 2.000 imprese, secondo i riscontri fatti da Unioncamere, Confartigianato e Camere di Commercio siciliane. Un’emorragia dunque pericolosamente costante che non riesce a trovare argini nemmeno nelle blande misure della Regione Sicilia e dello Stato.
I provvedimenti intrapresi attraverso bandi a fondo perduto non sono la panacea di tutti i mali. E' sotto gli occhi di tutti che aumenta inesorabilmente in Sicilia il numero degli artigiani che chiudono bottega. Contessa Entellina in questo non fa eccezione, anche perchè qui la crisi generale si accompagna al venir meno dei flussi finanziari del dopo terremoto, al processo della ricostruzione.
Ed emergono anche fattori “inquietanti”. Ad esempio in provincia di Palermo il dettaglio dei dati porta con sé un’ulteriore conseguenza: la lenta scomparsa dei mestieri storici. Pupari, tornitori del legno, intagliatori, scalpellini, calzolai, intrecciatori sono sempre di meno.
Quattro sono i punti sui quali sarebbe necessario intervenire per modificare il trend negativo:
1) accesso al credito, per dare aria agli artigiani ed evitare il ricorso agli usurai;
2) apertura ai mercati internazionali, per fare conoscere i prodotti all’estero e agevolare le esportazioni di prodotti tipici;
3) creare scuole artigiane per insegnare i vecchi mestieri alle nuove generazioni
e, infine,
4) stanziare fondi per l’apprendistato. Una iniziativa quest’ultima opportuna per scongiurare il lavoro nero, perché un apprendista che non viene messo in regola, non potendo acquisire il titolo di artigiano, resterà per sempre fuori dal mondo del lavoro regolare.
Le associazioni artigianali ipotizzano un calo di addetti non inferiore al 20 per cento. «Tra coloro che hanno risentito maggiormente della crisi ci sono sicuramente gli artigiani che operano nell’edilizia, come installatori, elettricisti e imbianchini, colpiti da una parte dal crollo degli appalti pubblici e dall’altro da una minore propensione delle famiglie a spendere” dichiara il segretario provinciale della Cna.
Stessa sorte toccata a meccanici, carrozzieri ed elettrauto, la cui chiusura è legata alla “modernizzazione forzata” imposta dalle case automobilistiche e dalle nuove tecnologie: “Modernizzazione presuppone grossi investimenti difficilmente sostenibili dalla maggior parte degli artigiani, che non se lo possono permettere”.
In crisi anche i servizi alla persona (acconciatori ed estetisti in prima fila) decimati, oltre che dalle difficoltà di mettersi al passo con le nuove normative, anche dalla contrazione della spesa da parte delle famiglie.
A reggere sono stati, invece, i settori ad alto valore aggiunto: meccanica specialistica, elettromeccanica ed elettronica, agroalimentare.

venerdì 21 gennaio 2011

A proposito di Bertone: Tardanza nun è mancanza

Le vicende italiane, e il caso Ruby in particolare, «preoccupano» la Santa Sede: il Cardinale Bertone, colui che in altre circostanze nelle quali Berlusconi si era trovato in difficoltà accorreva nelle cene notturne in casa Vespa, adesso piglia pure lui le distanze.
Nulla sappiamo invece di Mons. Fisichella che forse sta elaborando una tesi di sostegno ai comportamenti del premier, come già fatto per la "comunione al divorziato" e la "bestemia che in bocca a Berlusconi non è bestemia".
Il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, rispondendo a una domanda sull'inchiesta milanese che coinvolge Silvio Berlusconi condivide il «turbamento» espresso nei giorni scorsi dal presidente Giorgio Napolitano. Il Vaticano «alimenta la consapevolezza di una grande responsabilità soprattutto di fronte alle famiglie, alle nuove generazioni, di fronte alla domanda di esemplarità e ai problemi che pesano sulla società italiana» dice il porporata nel prendere atto che il leader del "Family Day" è lo stesso che si è sempre fatto, come dice Fini, i "fatti propri".
«La Chiesa - spiega il cardinale - spinge e invita tutti, soprattutto coloro che hanno una responsabilità pubblica in qualunque settore amministrativo, politico e giudiziario, ad avere e ad assumere l'impegno di una più robusta moralità, di un senso di giustizia e di legalità». Bertone chiarisce che la Santa Sede «ha i suoi canali e le sue modalità di intervento» per giustificare, in questo modo, il ritardo nel qualificare i comportamenti del 'papi' nazionale.
Come dice un nostro caro amico: "Tardanza nun è mancanza".

La Sicilia in mano a Raffaele Lombardo

La Regione Siciliana spenderà 12 milioni di euro per il sistema di protocollo informatizzato e altri 6 milioni per lo sviluppo di altri gestionali.
Un sacco di euro che finiranno nelle casse di Sicilia e-Servizi, società che ha il compito di realizzare e gestire tutte le soluzioni informatiche della Regione Siciliana.
Un appalto ben pagato, stando alle notizie venute fuori in questi giorni.
Dodici milioni per la realizzazione del nuovo sistema informatico. Un milione di euro per lo sviluppo di un software per la gestione dei dati del personale in quiescenza. E 5 milioni di euro per realizzare un altro gestionale relativo ai dati dei dipendenti. 
E' prevalsa nel governo MPA-PD e altre formazioni politiche minori l'idea che sia meglio impiegare 27 milioni di euro di fondi europei a disposizione della Regione Siciliana e versarli direttamente alla controllata Sicilia e-Servizi. Senza alcun bando, data l’esclusività della società per azioni presieduta da Emanuele Spampinato.

Raffaele Lombardo.
 In una nota stampa, l’amministrazione guidata da Raffaele Lombardo precisa che «nessuna informazione è dovuta da parte dell’organo tecnico a quello politico in virtù delle prerogative connesse alla separazione dei poteri di gestione, che competono al burocrate, e di indirizzo politico amministrativo, che competono all’assessore».
Sembra una sorta di scaricabarile: lo spreco di risorse è da imputare al fato, al destino. Raffaele Lombardo e le forze politiche che lo sostengono, pare di capire, non hanno responsabilità. Loro dormono non governano.
Questo, di Lombardo, sarebbe un governo della trasparenza e della legalità ? E il Pd che lo sostiene avrebbe maggiore credidilità del Pdl che sostiene il governo nazionale/privato di Berlusconi ?

giovedì 20 gennaio 2011

Agricoltura. Il comparto che la Sicilia trascura

Alla luce di un Convegno svoltosi lo scorso 14 gennaio a cura dell’Accademia dei Georgofili presso l’Aula Magna della Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo risulta che fra il 2008 e il 2009 nel Sud Italia nel comparto agricolo è avvenuto il 12% di contrazione degli investimenti, con una perdita del 20% della produzione di olio e del 15% di quella dei cereali.
Le 110.000 imprese iscritte alla Camera di Commercio, così come i 130.000 braccianti agricoli iscritti all’INPS e le 15.000.000 di giornate lavorative registrate solo in Sicilia sono numeri che imporrebbero la definizione di un nuovo piano di sviluppo agricolo che sappia guardare al futuro e sappia darsi la direzione della meta che intende raggiungere.
Troppo spesso l’Istituto per il Commercio Estero ha agito senza nessuna attenzione preliminare delle conseguenze delle azioni delle decisioni economiche messe in atto, ed i recenti accordi in deroga con Egitto e Marocco sono delle armi ai danni della Sicilia.
La riforma della Politica Agricola Comune può essere una soluzione per l’istaurarsi di un nuovo dialogo con la grande rete di distribuzione che fra l’altro, essendo gestita prevalentemente da capitale estero, ha creato grosse carenze comunicative non indifferenti.
Quali soluzioni ?
Servono delle infrastrutture degne di tale nome, che ci rendano competitivi sia sul fronte dei costi che su quello dei tempi. I porti di Palermo e quello di Catania sono due realtà sbagliate di intendere la competitività territoriale e la strategicità di posizione di cui la Sicilia gode nel Mediterraneo.
Serve il coinvolgimento dei gruppi politici sensibili alle problematiche dell'interno dell'isola.
Serve puntare in direzione delle energie rinnovabili offrendo finanziamenti e contributi a fondo perduto per lo sviluppo dell’energia solare.
In Sicilia il vero problema non è solo l’avere “fatto male”, ma soprattutto il non avere da anni agito.
Servirebbe incrementare le colture di cereali a destinazione energetica, rivalutare la filiera produttiva, partendo dalle colture da cui si ottiene la produzione di sementi alla distribuzione del prodotto, con una analisi dettagliata dell’eventuale impiego degli OGM, fino al dialogo costante fra i vari operatori.
Servirebbe il sentire la terra non come luogo di lavoro, ma come patrimonio della propria cultura, della propria famiglia e come bene inestimabile capace di produrre non soltanto reddito, ma vita sopra ogni altra cosa.

L'Italia degradata: Berlusconi non si avvia al tramonto a causa del malgoverno diffuso, bensì per opera di una certa Ruby. Manca infatti una vera Opposizione

Battaglia finale all'ultimo sangue ?

Berlusconi come ci è stato presentato nei mesi
passati da un certo Mons. Fisichella
Lo squallido stillicidio di dettagli, sempre più imbarazzanti per il capo del governo, delle feste ad Arcore, dà l'idea della situazione del nostro paese: una maggioranza, o forse meglio, una classe dirigente che non si occupa di governare l'Italia ma persegue gli affari privati, i piaceri individuali e, purtroppo, una Opposizione che si contrappone invocando il moralismo (!) piuttosto di contrattaccare sulla bontà di un proprio progetto per far uscire l'economia, la società civile, dalle secche in cui il berlusconismo l'ha portata.
Siamo, almeno così ritengono alcuni analisti politici, al finale di partita tra Berlusconi e una fetta d'istituzioni (statali e non) che da vent'anni sono in conflitto contro il suo sistema di poteri.
Una ultima battaglia, per molti versi decisiva, su un terreno estremamente scivoloso (com'è quello della vita privata), si svolge in un contesto in cui tutte le regole sembrano dimenticate, neglette, abolite.
 La Sinistra che nelle proprie carte fondative ha fissato che la Politica sia una cosa e la Morale altra cosa, ci appare nuda, priva di una bussola di fronte ad una delle più rischiose crisi del berlusconismo. Non ha un programma alternativo. La Maggioranza, gli uomini di Berlusconi, coloro che hanno oggi in mano il Potere sono pure essi "nudi" e fanno quadrato attorno al loro "ridicolo" capo che sta riempendo di grande disonore l'immagine e la reputazione dell'Italia all'estero. Questa gente, la maggioranza, questo Centro-destra, si scopre, ed appare agli occhi degli italiani, come una congrega di uomini legati solo da devozione e debito di riconoscenza nei confronti di un riccone che ha retto il paese come fosse Mediaset. In Italia non abbiamo, in buona sostanza, nè una Sinistra e nè un Centro-Destra come esistono in tutt'Europa. L'uno schieramento come l'altro non hanno nè principi nè orientamenti, nè consistenza nè sostanza di forze assimilabili agli schieramenti esistenti nel Parlamento Europeo.
Abbiamo purtroppo, in Italia, degli affaristi che rincorrono gli interessi propri, a destra e a manca. 
Ma torniamo alla crisi berlusconiana, che non è purtroppo figlia dell'assodato malgoverno, cosa che è sotto gli occhi di tutti, bensy opera di una certa "Ruby", una minorenne -all'epoca di certi festini-.
Le ipotesi di reato formulate a carico di Berlusconi (soprattutto, quella d'induzione alla prostituzione di minori) parlano da sé: in qualunque altra democrazia, un uomo con il suo ruolo istituzionale, anche se solo sospettato, si sarebbe fatto da parte da tempo. Non in Italia: dove, per inveterato gesuitismo, per un male spiegato e percepito cattolicesimo, l'intero dibattito ruota moralisticamente, pelosamente, sulle virtù pubbliche ed i vizi privati del premier. Peraltro, presunti: sia gli uni e che le altre.
La lotta politica (e la politica stessa) è, più o meno, sporca (pesante) dovunque. Ma quel che sta accadendo in questi giorni attorno al «caso Ruby» travalica qualsiasi giustificazionismo di tipo machiavelliano, della Politica intesa come "scelte per il benessere del paese".
Pure Macchiavelli resterebbe innorridito di fronte allo squallore cui siamo chiamasti ad assistere in questi giorni. Non solamente i mezzi sono al completo servizio del fine ma, sull'uno e sull'altro fronte, si assiste attoniti, sgomenti, perfino scoraggiati, all'allegro calpestio delle più elementari regole del gioco.
Senza il rispetto delle regole del gioco, senza il rispetto delle leggi, giocano tutti al massacro. A massacrare non tanto l'avversario ma il paese, l'Italia stessa dei diritti e dei doveri.