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mercoledì 24 giugno 2020

500 Anni. Uno Stato feudale: Kuntissa, i baroni, i contadini, .... ed una società mai prospera

Contesto pubblico
entro cui sorge la Università di Contessa

All'inizio del Cinquecento, quando in qualche modo e in mezzo ad  immani difficoltà ambientali e politiche va costituendosi la comunità arbëreshe che darà vita nel 1520-1521 e seguenti all'Università di Contessa, la Sicilia sotto l'aspetto istituzionale era un Regno che gravitava all'interno dell'Impero spagnolo. A guidare l'isola c'era un Vice-re che veniva scelto dai regnanti di casa d'Aragona e la cui scelta ricadeva quasi inevitabilmente su baroni con ascendenze ed origini spagnole (Peralta, Cardona e vari altri).
Edificio del periodo feudale
nella Valle del Belice
Sbagliano e non inquadrano il contesto umano di quegli anni tutti coloro che dipingono a tinte rosee l'accoglienza e l'insediamento di quella sostanzialmente sparuta comunità arbëreshe in quest'angolo di Sicilia. Non furono pochi i gruppi di arbëreshe in quest'area arrivati e che dopo qualche tempo preferirono trasferirsi nelle comunità arbëreshe più consistenti di Palazzo Adriano o di Piana degli Albanesi. Per cogliere il flusso migratorio basta consultare i "riveli" del primo secolo dalla costituzione e dall'ufficializzazione dell'Università. Compresi i riveli del primo Seicento. 
I riveli

I riveli non sono -tuttavia e per più aspetti- assimilabili ai moderni censimenti, semmai, e se si vuole, sono insieme censimenti, dichiarazioni di redditi ed altre azioni di natura pubblica periodicamente da adempiere in quel contesto storico che -oggi- definiamo di "antico regime".

Vale la pena ricordare in questi nostri appunti (frutti di ricerche effettuati nel tempo e nell'arco di decenni) che periodicamente riportiamo sul Blog che allora -nel cinquecento- la persona, in quanto individuo,  non era e non costituiva un soggetto politicamente rilevante di per sé. Il suo posto nella società di allora era definito infatti  dalla famiglia di appartenenza. Anche ai fini dei riveli, su cui avremo modo di approfondire, la persona individuale non era presa in alcuna considerazione; ciò che contava era il "fuoco" (=in un certo senso, la famiglia patriarcale di allora) su cui gravava l'imposizione fiscale. 
Appunto l'imposizione fiscale era il fine precipuo di quei "censimenti".

E' scontato che per i "baroni" e per il Regno quei dati avevano anche un qualche interesse ai fini di conoscenza e controllo del Territorio su cui insistevano le comunità dell'isola e su cui essi baroni imponevano la loro autorità.

Ogni nuova Università che sorgeva sui feudi baronali accresceva l'autorità ed il prestigio dei Signori del luogo che, nel Parlamento siciliano, potevano disporre di un ulteriore voto aggiuntivo a quelli di cui già potevano avvalersi.

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