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martedì 14 agosto 2012

Trattativa Stato-Mafia. L'argomento è di quelli di grande rilevanza; i giornali però non ne parlano

RIFLESSIONE SULLA NOSTRA DEMOCRAZIA
Chi legge il FATTO-Quotidiano o consulta il sito internet del giornale non può che rilevare la grande rilevanza che viene data alla “trattativa” Stato-Mafia del 1992-1994.
Se si vanno a consultare gli altri giornali, grandi e piccoli, berlusconiani (pdl) o debenettiani (pd) o caltagironiani (udc), sull’argomento trattativa non si trova nulla, o quasi.
Stiamo  assistendo alla grande congiura, secondo il giornale di Marco Travaglio, del silenzio operata dai grandi giornali e dai vertici istituzionali, per contribuire all’isolamento dei magistrati della Procura di Palermo e anteporre la difesa della Ragione di Stato all’accertamento della verità.
La trattativa Stato-Mafia
Se c'è stata veramente lo Stato (la classe politica) si è messo al livello dei mafiosi
Nonostante l’accusa durissima contro il trattamento di basso profilo e l’estrema cautela con cui i principali organi di informazione stanno affrontando il tema della presunta trattativa fra apparati dello Stato e Cosa Nostra, e del suo intreccio con la stagione delle stragi e degli omicidi eccellenti, tutti i media (tv comprese) non si scompongono e preferiscono occuparsi della calura estiva.

A. Ingroia, uno dei magistrati che
indaga sulla vicenda
I magistrati di Palermo stanno sentendo invece  il freddo glaciale attorno a loro non solo da parte dei  media ma anche dal Consiglio superiore della magistratura che fino a pochi mesi fa non esitava a contrastare e bocciare le leggi ad personam e la riforma dell’ordinamento giudiziario promosse dal governo Berlusconi, ma che oggi si spinge ad aprire un fascicolo contro le parole -condivisibili dalla stragrande maggioranza degli italiani- pronunciate dal procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, nel corso della commemorazione di Paolo Borsellino.
Ingroia ha fatto sapere che andrà in Guatemala per svolgere un incarico conferitogli dall’Onu e dal mondo politico sono venuti solo interrogativi del tipo “Quando ? Quando ? Non è ancora partito ?”.
Per lo storico Giorgio Galli una spiegazione della cautela mantenuta dai media potrebbe essere quella secondo cui “i temi toccati e sollevati dalle indagini della Procura di Palermo sono tra i più scottanti, ….  coinvolgono il passaggio fra le due fasi della storia repubblicana. La scoperta della loro gravità, in una fase di acuta crisi economica e sociale oltre che di profonda sfiducia e disaffezione nella politica, renderebbe intollerabile la realtà italiana. Che potrebbe rischiare un crollo di regime”.
Falcone e Borsellino
Vittime perchè si sarebbero opposti
alla trattativa
Lo storico prosegue: “Fra il 2007 e il 2012 sono stati pubblicati tre libri assai interessanti. “Nelle mani giuste”, romanzo ricco di spunti di verità scritto da Giancarlo De Cataldo, “La Convergenza. Mafia e politica nella seconda Repubblica”, frutto di un’inchiesta condotta da Nando Dalla Chiesa, e “Il vile agguato”, ricostruzione documentata compiuta da Enrico Deaglio sull’omicidio di Paolo Borsellino e sull’incredibile vicenda processuale relativa alla strage di Via D’Amelio. Tutti e tre i volumi spiegano come il passaggio fra prima e seconda Repubblica sia avvenuto proprio grazie a una lunga serie di trattative fra apparati dello Stato e Cupola mafiosa: negoziati che alla fine hanno trovato il proprio sbocco nella creazione del soggetto politico Forza Italia”.


Nicola Mancino, ministro degli Interni
quando era in corso la trattativa.
Convocato come testimone in Procura
ne è uscito preoccupato ed ha chiesto
insistentemente aiuto al Quirinale
Lo storico vede analoghe circostanze ne “gli stessi soggetti e gruppi che hanno giocato una parte decisiva nel mistero della scomparsa del giornalista Mauro De Mauro nel settembre 1970, e che ciclicamente hanno operato in tutte le fasi cruciali della vita politica nazionale. Realtà entrambe fondate sulla regola del segreto e della massima riservatezza: fattori che rendono estremamente complicata la ricerca e la raccolta delle prove sul piano investigativo. Se però un quadro simile trovasse robusti riscontri probatori e logico-deduttivi grazie alle indagini dei magistrati palermitani sulla stagione di sangue dei primi anni Novanta, sarebbe difficile da sopportare per la realtà politica di oggi. Si tratterebbe di una scossa non indifferente per un mondo già in piena emergenza”.
Se dovesse la tesi di Giorgio Galli essere fondata apparirebbe inquietante il comportamento assunto, rispetto alla vicenda trattativa da Eugenio Scalfari, un giornalista che si è creato la credibilità in decenni di giornalismo di indagine e che in questa fase invoca invece  rispetto delle prerogative del presidente della Repubblica per giustificare la necessità di distruggere il testo delle intercettazioni telefoniche tra l’ex responsabile dell’interno Nicola Mancino e il consigliere giuridico di Giorgio Napolitano, Loris D’Ambrosio.

Calogero Mannino, ex ministro siciliano,
si sarebbe adoperato per la trattativa 
I pubblici ministeri di Palermo meritano comunque sostegno ed incoraggiamento, e non è apprezzabile che il Consiglio superiore della magistratura si sia schierato apertamente dalla parte del Colle nel conflitto di attribuzione sollevato davanti alla Consulta. Come fanno gli italiani a non cogliere la contraddizione stridente rispetto ai tempi dell’opposizione intransigente contro i provvedimenti del governo Berlusconi in tema di giustizia condotta dal Csm ?
Conclusione.
() Siamo preoccupati, alla luce di quanto sentiamo e di quanto leggiamo,  che la nostra democrazia, la democrazia italiana, non riesca a darci la “verità”, nella supposta convinzione che il paese non sia maturo.
() E' bello che Ingroia abbia ringraziato i 100.000 italiani che hanno aderito alla sottoscrizione di solidarietà ai magistrati che indagano sulla "trattativa" promossa dal FATTO-Quotidiano, ma inquieta, ed inquieta moltissimo quanto stamattina ha dichiarato Camilleri, lo scrittore agrigentino, che dopo aver invitato Ingroia a restare al suo posto, a Palermo, ha aggiunto "Eh, certo, sarebbe bello, ma non facciamo gli ingenui: siccome chi ha trattato con la mafia è ancora al potere, non possiamo certo illuderci che si dia da fare per far emergere la verità. Sarebbe autolesionismo puro.
Niente è più difficile che ammettere i propri errori e chiedere scusa.
Per questo il potere sta facendo di tutto perchè la verità su quel che accadde vent'anni fà non venga alla luce.
Gli errori commessi nel 1992-94 e forse anche dopo dai rappresentanti delle istituzioni sono gravissimi non solo in sè ma anche perchè hanno prodotto metastasi cancerose vastissime.
Lo Stato, diceva Sciascia, non processa se stesso".

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