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domenica 19 ottobre 2014

Hanno detto ... ...

MASSIMO FRANCO, editorialista del Corriere della Sera
Si tratta dell’unica risposta possibile di fronte a un mondo religioso che ha vissuto e vive con entusiasmo, ma anche con qualche timore e un filo di disorientamento, le innovazioni di Jorge Mario Bergoglio. Per questo l’impressione è che ieri si sia concluso «un» papato: quello spettacolare, mediatico, acclamato dalle folle. E sia cominciata una fase nuova, che archivia se non gli equilibri, gli umori del Conclave. E apre un pontificato meno scintillante e più drammatico, sofferto: autentico.
Adesso il dialogo non è più solo con le piazze plaudenti ma con una Chiesa pronta a seguire il Papa e insieme decisa a chiedergli certezze e «governo». Francesco ne prende atto e addita «un cammino», lo chiama così, che implica il riconoscimento di differenze profonde. Sa che deve ricomporle, perché la sua idea del poliedro disuguale e reso compatto proprio dalle diversità non può solidificarsi senza avere dietro una Chiesa convinta: la sola in grado di accettare e amalgamare una complessità altrimenti a rischio di frammentazione. 


MARIA ANTONIETTA CALABRO', giornalista
La Relazione del Sinodo, 20 pagine approvata sabato sera, è quindi sostanzialmente diversa rispetto alla Relatio iniziale presentata all’inizio dei lavori, dal cardinale Erdo. Quindi prende le distanze e le misure dalla posizione espressa dal cardinale Walter Kasper e dall’episcopato tedesco. Su 62 punti della Realtio Synodi 59 sono stati approvati con la maggioranza dei due terzi, e tre non l’hanno raggiunta: si tratta dei paragrafi relativi alla ammissione alla comunione dei divorziati risposati, dell’accoglienza pastorale degli omosessuali e della comunione spirituale (che in realtà era concettualmente alternativo alla comunione per i divorziati risposati). I tre paragrafi hanno comunque avuto la maggioranza semplice di voti, ma con una formulazione molto diversa da quella che aveva aperto i lavori.

MAURO DEL BUE, direttore di Avanti !
Ormai i partiti non esistono più. E l’ultimo esistente, ha ragione Cisnetto, e cioè il Pd, è praticamente scomparso nelle forme conosciute. Lo era sostanzialmente anche prima di Renzi. Iscriversi a un partito e avere gli stessi diritti di uno che non lo è non ha senso. Siccome i congressi sono stati sostituiti dalle primarie a cui possono partecipare tutti, sol che versino uno e due euro, e sulle candidature funziona più o meno allo stesso modo, a che serve iscriversi? Renzi vi ha aggiunto il potere carismatico. Lui decide, lui sceglie, lui battezza e gli altri, i fedeli, possono solo assentire, meglio se con entusiasmo, mentre chi contesta è un infedele, un gufo e un rosicone, e rischia.

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