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domenica 29 agosto 2021

Repubblica Italiana. I cittadini ... l'uomo libero, l'uomo consapevole (18)

 Stiamo seguendo un itinerario volto a capire Che equilibrio è esistito nell'esperienza italiana fra legge, diritti e giustizia? - 

L'iniziativa circa la pubblicazione di queste pagine si rivela - a parere del blog - opportuna nell'attuale fase storica in cui l'incompetenza e l'inciviltà giustizialista dei populisti nel nostro Paese sembrerebbe rinvigorirsi e mentre il governo di larga intesa presieduto da Mario Draghi si propone invece esplicitamente di agganciare solidamente il Paese al resto dei paesi europei.
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In materia di lavoro le riforme messe in atto dai primi governi di centro-sinistra (negli anni sessanta/settanta del novecento) furono ispirate dalla stessa logica politica rivolta alla dignità del cittadino:
-tutela dei lavoratori nel posto di lavoro,
-parità di trattamento tra lavoratori,
-riequilibrio giuridico del rapporto di lavoro fra datore e lavoratore.

Le principali leggi che cambiarono il contesto nel mondo del lavoro sono state:
1) Divieto di licenziamento delle donne lavoratrici per motivo di matrimonio (1963);
2) Sussistenza della "giusta causa" nei licenziamenti individuali (1966);
3) Statuto dei diritti dei lavoratori (1970);
4) Tutela del lavoro minorile (1970);
5) Tutela e divieto di licenziamento delle lavoratrici madri (1971);
6) Nuovo processo del lavoro (1973);
7) Tutela dei lavoratori a domicilio (1973);
8) Tutela dei lavoratori licenziati per motivi politici o sindacali (licenziamenti rappresaglia) (1974).

 Tutta quella legislazione fu frutto -per la prima volta nella storia del Paese- del predominio culturale e ovviamente politico del fronte della Sinistra (socialisti al governo, ampio spazio conseguito dai sindacati ...). La cultura giuridica si aprì ad una visione che valorizzava il lavoro ed il frutto del lavoro fino a conseguire l'egemonia nel formulare ed esprimere i testi legislativi.
Il verrtice di tutta la legislazione sociale lo si raggiunse nella formulazione dello "Statuto dei lavoratori" e nella legislazione sul processo del lavoro.
Lo Statuto contrasse alcuni poteri del datore di lavoro: 
---divieto di indagine sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore;
---diritto dei lavoratori di verificare l'osservanza da parte dell'azienda delle norme di prevenzione degli infortuni;
---divieto dei datori di lavoro di costituire o sostenere sindacati di comodo;
---repressione delle condotte antisindacali.
   Si trattava di conquiste importanti che tuttavia sarebbero rimaste sulla carta se, per difenderle, ci si sarebbe dovuto affidare alla legislazione sul processo ordinario civile, la cui durata andava dagli otto ai dieci anni. La riforma del 1973 eliminò la controriforma del 1950, che stabiliva quei tempi lunghissimi ai danni della parte debole del processo (il lavoratore) e stabilì la provvisoria esecuzione della sentenza di primo grado favorevole al lavoratore. Venne istituita una magistratura specializzata nel campo lavoristico ed altro ancora.

  In una prossima pagina continueremo ricordando la tendenza affermatasi in direzione del rafforzamento del ruolo della magistratura nel contesto istituzionale del paese, per affermarne l'assoluta indipendenza dal potere politico.

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