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domenica 6 settembre 2020

7 Settembre

 7 Settembre 1938

In Italia viene promulgato il Regio decreto n. 1381 – Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri.

Il popolo italiano non era mai stato particolarmente razzista, né nel nostro Paese le manifestazioni di antisemitismo avevano raggiunto i livelli di certi Paesi del Nord Europa. Ma con la conquista dell’Etiopia nel 1936 e la retorica sulla costruzione dell’Impero, il razzismo italiano aveva fatto passi da gigante, tanto che nel 1937 furono emanate leggi contro i matrimoni misti e le unioni more uxorio, punibili con il carcere sino a cinque anni. Nel 1934, gli arresti a Torino di alcuni antifascisti di «Giustizia e Libertà», alcuni dei quali esponenti della comunità ebraica come Leone Ginzburg e Carlo Levi, avevano ravvivato l’antisemitismo dei fascisti più estremisti (e razzisti) come Telesio Interlandi sul «Tevere» e Roberto Farinacci su «Il regime fascista» (nella foto, un negozio ebraico fatto chiudere dal regime).

Il periodo 1938-1943 è tragico per gli ebrei italiani. Michele Sarfatti nel suo studio certifica che in questi sei anni vengono assoggettate alla persecuzione circa 51.100 persone, cioè poco più dell’1 per mille della popolazione della penisola; i perseguitati sono in parte (circa 46.600) ebrei effettivi e in parte (circa 4500) non-ebrei classificati "di razza ebraica". L’antisemitismo permea la vita del paese in tutti i suoi comparti. In un solo anno, dei 10 mila ebrei stranieri presenti in Italia, 6480 sono costretti a lasciare il Paese. Uno degli epicentri della "pulizia etnica" del fascismo sono le scuole e le Università. Nel giro di poche settimane, 96 professori universitari, 133 assistenti universitari, 279 presidi e professori di scuola media, oltre un centinaio di maestri elementari, oltre 200 liberi docenti, 200 studenti universitari, 1000 delle scuole secondarie e 4400 delle elementari vengono allontanati dagli atenei e dalle scuole pubbliche del regno: una profonda ferita, mai completamente rimarginata, viene inferta alla cultura italiana. 

Molti illustri docenti sono costretti all’esilio (come Enrico Fermi, che ha una moglie ebrea); altri costretti al silenzio e alla miseria, esclusi da quegli istituti che hanno creato, come Tullio Levi Civita (fisico e matematico), che si vede persino negare l’ingresso alla biblioteca del suo Istituto di Matematica della Università di Roma dal nuovo direttore, Francesco Severi. La stessa tragica sorte subiscono 400 dipendenti pubblici, 500 dipendenti privati, 150 militari e 2500 professionisti, che perdono i loro posti di lavoro e vengono ricacciati nel nulla, senza possibilità non solo di proseguire la loro carriera, ma spesso anche di sopravvivere. Gli episodi di violenza fisica da parte fascista sono per fortuna contenuti (qualche incidente si verifica solo a Roma, Trieste, Ferrara, Ancona e Livorno)

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