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giovedì 18 febbraio 2016

Agricoltura. La Sicilia deve imparare ad essere competitiva

La Sicilia-Catania
«La Sicilia è leader nella produzione di ortaggi, frutta, olio, vino..., ma non c'è la consapevolezza di questo primato. Per questo motivo, ho voluto la presenza del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, che sarà a Palermo sabato prossimo per presentare il Piano di sviluppo rurale (Psr) 20142020». 
A parlare è l'assessore regionale all'Agricoltura, Antonello Cracolici, che nell'annunciare l'arrivo in Sicilia del ministro Martina, illustra le azioni che sta mettendo in campo per fare uscire le produzioni agricole isolane dalla marginalità. 

Gli agricoltori siciliani sono tra i più bravi al mondo nelle produzioni di alta qualità, ma le aziende soffrono. 
«In Sicilia c'è molta agricoltura e poca politica agricola. La presenza del ministro Martina vuole essere un modo per essere attori nel contesto nazionale ed europeo. Parto da una constatazione: l'agricoltura siciliana è migliore di come noi la raccontiamo. Ci sono aziende che hanno investito in innovazione e che riescono ad avere produzioni che hanno mercato. C'è un pezzo di agricoltura, invece, sulla quale bisogna fare un discorso nuovo. Non è possibile che l'uva venga pagata a 20 centesimi al chilo, l'olio a poche centinaia di euro al quintale... Purtroppo, il sistema produttivo isolano non è in grado di fare massa, è frastagliato. Ognuno crede di avere la migliore produzione al mondo e se la tiene stretta. Con il nuovo Psr, associarsi sarà la parola d'ordine». 
Fra gli agricoltori, dopo le esperienze del passato, c'è parecchia diffidenza nei confronti di modelli consortili finanziati dalla Regione. 
«La Regione imprenditrice non c'è più. Questo è un compito che spetta ai siciliani. 1 progetti dirigisti e statalisti sono finiti. Esistono le Organizzazioni di produttori (Op) che sono nate proprio per favorire la concentrazione dell'offerta. La Regione può orientare le risorse. Non c'è dubbio che tra il primo pilastro (produttore) e il secondo (consumatori), c'è una filiera molto lunga. Nei giorni scorsi, a Vittoria, gli agricoltori protestavano perché costretti a cedere il "ciliegino" a 40 centesimi, mentre a Ferrara veniva venduto a 3 euro al chilo. Oggi, siamo dinanzi ad un'occasione per dare una visione strategica alla nostra agricoltura». 
Dalle sue parole si evince che nel recente passato le risorse europee per l'agricoltura non sarebbero state programmate nel migliore dei modi. 
«In effetti, spesso si fanno polemiche per i soldi che rischiamo di restituire a Bruxelles, ma non ci preoccupiamo della qualità della spesa. In Sicilia siamo in assoluto i primi nella produzione del biologico che non riusciamo a fare diventare un valore. Non c'è proporzione tra produzione e fatturato. Fatturato che sarà uno degli indici per ottenere la premialità. Cioè, più un'azienda biologica fattura e maggiore punteggio avrà nei nuovi bandi. Altrimenti, questo settore che in sette anni ci costa circa 500 milioni di euro, rischia di diventare l'ennesimo contributo assistenziale. Dopo Expo tutti siamo spinti a produrre meglio, chi ci riuscirà vincerà la gara. Quindi, dobbiamo candidare la Sicilia ad essere competitiva nella qualità delle produzioni. Anche perché la nostra straordinaria biodiversità ci consente di stare sui mercati tutti i mesi dell'anno. Dobbiamo evitare che prevalga la Sicilia della sofferenza. In questi giorni mi sto occupando del contezioso sul biologico del 2013. Inoltre, stiamo sbloccando alcune misure di trascinamento che consentiranno di sbloccare circa 65 milioni». 
Intanto, agricoltori e allevatori attendono da mesi i pagamenti loro spettanti. 
«Abbiamo sbloccato circa 6 milioni di euro per cofinanziare risorse europee; 15 milioni per le scorte agricole, mentre ho sollecitato l'Agea ad accelerare i pagamenti che spettano agli allevatori. Penso che già ad aprile avremo i primi bandi del Psr». 
In Sicilia, però, oltre che con le importazioni da Paesi come il Marocco e la Tunisia, bisogna fare i conti con l'agro-pirateria. 
«Ho chiesto ai servizi di vigilanza fitosanitaria di fare non solo controlli doganali, ma anche negli scaffali dei supermercati dove spesso non ci sono prodotti siciliani autentici. Anche il contrasto mediatico va fatto». 
La Sicilia ha in dotazione dighe che possono contenere fino ad un miliardo di metri cubi d'acqua. In realtà, per quasi la metà sono piene di fango. 
«Proprio ieri, ho convocato la commissione che vigilia sulle dighe perché rischiamo di perdere un finanziamento per la diga Garcia. Ho incontrato il presidente del Consiglio nazionale dighe che mi ha detto che la Sicilia è la regione che meno utilizza il fondo nazionale. In questi anni ci siamo occupati più di precari che di infrastrutture. La Sicilia paga la mancanza di strategia. So che molte delle cose che sto mettendo in campo non avrò la possibilità di vederle realizzate entro la fine della legislatura. Ma non bisogna pensare a tagliare nastri e portare avanti progetti di corto respiro». 
E La pesca? 
«Con Martina presenteremo anche il Feamp».