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domenica 12 febbraio 2012

Mario Monti. Fa da 'Cireneo' ad una classe dirigente di inetti ed ignoranti

Le immagini che in questi giorni arrivano dalla Grecia dovrebbero far riflettere quei governanti, nazionali, regionali e locali, la cui inettitudine e la cui ingordigia ha rovinato l’Italia e non solo l’Italia.
Certamente i governanti che ci hanno mal governato non sono arrivati dal polo Nord, ma li abbiamo scelti noi elettori e non sono altro che il nostro riflesso.
Gli italiani –leviamocelo dalla mente- non sono migliori dei Rutelli, dei Gasparri e di tutti i finti “innocenti”, siano essi di destra o di sinistra che fingono di indignarsi per i milioni di euro che si scopre sono stati rubati alla società e alla vita pubblica (milioni di euro corrispondono a miliardi di vecchie lire).
Una classe dirigente differenziata quella che si è alternata nell'ultimo ventennio ma tutta incapace di capire la realtà del paese e del mondo in cui viviamo, incapace di comprendere la transizione epocale che stiamo attraversando in un mondo in cui ormai i paesi emergenti hanno da dire la loro, dall'India, alla Cina, al Brasile.
Mezza classe dirigente in questo ultimo ventennio si è attardata e non è riuscita a scaricarsi della zavorra culturale e politica della prima repubblica; in buona sostanza ha continuato a coltivare le scorie della cultura di finto marxisteggiare pensando di tenersi stretto il vecchio elettorato e senza accorgersi che il muro di Berlino aveva sepolto un precedente modo di pensare e di vedere le cose del mondo, quelle sociali comprese. L’altra metà di classe dirigente si è cullata nel fatto che gli avversari con tutto il loro modo di pensare erano finiti sotto il muro di Berlino e pertanto ritenendosi i soli con le carte in regola hanno fatto e strafatto. Hanno ritenuto che rubare, per loro che avevano avuto la vista più nitida, fosse il premio che gli competeva, il minimo che gli spettava.
Inetti gli uni ad aggiornarsi ed inaffidabili gli altri che hanno ritenuto fosse casa loro quella che è la “Casa di tutti”; se è vero che i governanti devono sapere vedere e pianificare il domani della società, a tutti i livelli, nazionale, regionale e locale l'intera classe dirigente italiana è stata miope ed ha messo in scena uominicchi alla Berlusconi, buoni a far ridere ma non a salvarci dalle difficoltà.
Ovviamente quanto delineato è fatto ad ampi tratti e con generalkizzazioni. Esistono uomini di sinistra che hanno saputo cogliere il nuovo che via via si intravedeva ed hanno saputo pigiare l’acceleratore sulle riforme necessarie per evitare di essere sopraffatti. A destra di uomini avveduti, almeno in Italia dove ha imperversato il berlusconismo degli “affari propri”, se ne sono intravisti pochi, tutti si sono adeguati alla vita godereccia del capo. Tremonti compreso, che adesso rilascia interviste di avere capito tutto dal 2006.
Se fosse vero che aveva capito è responsabile delle difficoltà del paese due volte; una perche ha servito fino alla fine il suo capo e due perchè pur sapendo non si è dissociato.
Abbiamo dovuto affidarci ad un uomo delle Università, ad un uomo di cultura “liberista” per evitare di finire nella voragine del populismo senza orizzonti, come minaccia di finire la Grecia. Paese in cui ai "sacrifici" da pane e cipolla non esistono alternative. L'allontanarsi dall'Europa significherebbe infatti avere la cipolla, senza nemmeno il pane.
Un “liberista”, un uomo delle banche e della finanza (Mario Monti) -uomo dei ceti dominanti-  sta facendo da Cireneo non ad un Cristo giusto appesantito dal peso della croce, bensì a dei ladri ed ignoranti che hanno puntato negli anni scorsi solamente agli “affari propri”, ai danni di tutti. Certo, sotto la croce ed i sacrifici ci siamo tutti.
Assurdo !

sabato 11 febbraio 2012

Sicilia: Favorire gli interessi privati

Ammontano a quasi 500 milioni di euro i danni all'erario registrati nel 2011 in Sicilia dalla Guardia di Finanza. Il dato emerge dal bilancio dell'attivita' diffuso ieri. I militari delle Fiamme Gialle hanno verbalizzato 376 persone per responsabilita' amministrativa, con un danno erariale quantificato in 479 milioni, con un aumento del 15 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2010. A procurare danni erariali, per negligenza, inettitudine o dolosamente sono i pubblici funzionari e spesso i politici.

venerdì 10 febbraio 2012

Cattedrale di San Demetrio, Piana degli Albanesi - 09.02.2012
Che succede fra le gerarchie vaticane ?

Testo integrale della lettera (anonima) sulla morte del Papa entro il 2012 tradotto dal tedesco così come è stata rimessa ai Palazzi Apostolici dal Cardinale Dario Castrillón Hoyos, con in testa la scritta:
 “s t re t t a m e n t e c o n fi d e n z i a l e ” e la data 30.12.2011, pubblicato oggi dal giornale  Fatto Quotidiano
O g ge t t o : Viaggio del Cardinale Paolo Romeo (*20 febbraio 1938 ad Acireale, Provincia di Catania, Italia), Arcivescovo di Palermo, a Pechino a novembre 2011.

Durante i suoi colloqui in Cina, il Cardinale Romeo ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre. Viaggio a Pechino: Nel novembre 2011 il Cardinale Romeo si è recato con un visto turistico a Pechino, dove, di fatto, non ha incontrato nessun esponente della Chiesa Cattolica in Cina, bensì uomini d’affari italiani, che vivono o meglio lavorano a Pechino, e alcuni interlocutori cinesi.
A Pechino il Cardinale Romeo ha dichiarato di essere stato inviato personalmente da Papa Benedetto XVI per proseguire, o meglio verificare i colloqui avviati dal Cardinale Dario Castrillón Hoyos a marzo 2010 in Cina. Inoltre ha affermato di essere l’interlocutore designato del Papa per occuparsi in futuro delle questioni fra la Cina e il Vaticano. In un colloquio confidenziale, il Cardinale Romeo ha informato i suoi interlocutori in Cina di aver curato durante la sua attività svolta per conto del Servizio diplomatico della Santa Sede presso le rappresentanze papali nelle Filippine, i contatti con la Chiesa Clandestina RKK1 e di essere, in virtù di questa sua esperienza, l’interlocutore adatto per curare le questioni fra la Cina e il Vaticano. Inoltre dice di essere stato fra il 1990 e il 1999 Nunzio Apostolico in Colombia e di aver collaborato, proprio in quel periodo, con il Cardinale Castrillón.
Il Cardinale Romeo ha sorpreso i suoi interlocutori a Pechino informandoli che lui – Romeo – fo r m e re b b e assieme al Santo Padre – Papa Benedetto XVI – e al Cardinale Scola una troika. Per le questioni più importanti, dunque, il Santo padre si consulterebbe con lui – Romeo – e con Scola. Al Cardinale Romeo è stato comunicato da parte cinese quanto segue: Molti Cardinali si sono recati in Cina, ma la visita più importante per il rapporto fra la Cina e il Vaticano è stata quella del Cardinale Dario Castrillón Hoyos a marzo 2010.
Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone: Il Cardinal Romeo ha aspramente criticato Papa Benedetto XVI, perché si occuperebbe prevalentemente della liturgia, trascurando gli “affari quotidiani”, affidati da Papa Benedetto XVI al Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Chiesa Cattolica Romana. Il rapporto fra Papa Benedetto XVI e il suo Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone sarebbe molto conflittuale. In un’atmosfera di confidenzialità il Cardinale Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale. Romeo ha aggiunto però che non esisterebbe un altro candidato adatto a ricoprire questa posizione e che per questo il Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone continuerebbe a svolgere il suo incarico. Anche il rapporto fra il Segretario di Stato e il Cardinale Scola sarebbe altrettanto avverso e tormentato.
Successione di Papa Benedetto XVI: In segreto il Santo Padre si starebbe occupando della sua successione e avrebbe già scelto il Cardinale Scola come idoneo candidato, perché più vicino alla sua personalità. Lentamente ma inesorabilmente lo starebbe così preparando e formando a ricoprire l’incarico di Papa. Per iniziativa del Santo Padre – così Romeo – il Cardinale Scola è stato trasferito da Venezia a Milano, per potersi preparare da lì con calma al suo Papato. Il Cardinale Romeo ha continuato a sorprendere i suoi interlocutori in Cina continuando a trasmettere indiscrezioni. Sicuro di sé, come se lo sapesse con precisione, il Cardinale Romeo ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere. Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre. Il Cardinale Romeo si sentiva al sicuro e non poteva immaginare che le dichiarazioni fatte in questo giro di colloqui segreti potessero essere trasmesse da terzi al Vaticano. Altrettanto sicuro di sé Romeo ha profetizzato che già adesso sarebbe certo, benché ancora segreto, che il successore di Benedetto XVI sarà in ogni caso un candidato di origine italiana. Come descritto prima,
il Cardinale Romeo ha sottolineato, che dopo il decesso di Papa Benedetto XVI, il Cardinale Scola verrà eletto Papa. Anche Scola avrebbe importanti nemici in Vaticano.
Le perizie di variante sono vietate da anni, ma ...
La Commissione europea ha interrotto in Sicilia l'erogazione di circa 220 milioni di euro per opere che gravano sul Fers (Fondo europeo di sviluppo regionale).
Raffaele Lombardo -adesso- si agita e finge pure di arrabbiarsi perché vuole capire le ragioni e le responsabilità che hanno portato agli attuali risultati di spesa.
Commedia pirandelliana: come se egli in questi anni post-cuffariani fosse vissuto sulla Luna.
Poi il governatore cerca di consolarsi: non siamo solo noi siciliani ad essere in ritardo nella spesa dei fondi europei, dice ai giornali.
Ma vediamo cosa contesta l’Unione Europea.
Contesta il lievitare dei costi attraverso il ricorso alle perizie di variante. Ossia a quel sistema storico con cui procedono i lavori pubblici in Sicilia sin dall’epoca dei borboni. Si prevede di costruire una strada che costa 100, come negli standard di tutta Europa, e a fine lavori sono serviti invece 800, come capita –appunto- solo in Sicilia.
Il governo Monti ovviamente è intenzionato a sbloccare il “modo siciliano” di operare e soprattutto vuole evitare di incorrere nel rischio che possano perdersi i finanziamenti europei, tanto preziosi per creare occupazione ed innescare i meccanismi di crescita dell’economia.
Rischio difficile da evitare in Sicilia fino a quando un sosia di Mario Monti non si installi a palazzo d’Orleans e non pigli il posto del finto lunatico Raffaele Lombardo.

Lotte di potere in Vaticano ?

articolo ripreso da LA STAMPA di ANDREA TORNIELLI - Città del Vaticano

Non passa ormai giorno che dai sacri palazzi vaticani, divenuti ormai un colabrodo, non esca qualche appunto riservato. Quello che mette in pagina oggi il giornale italiano «Il Fatto Quotidiano» è un documento inviato il 30 dicembre scorso al Papa. Si tratta di un appunto «confidenziale» che il cardinale Darío Castrillón Hoyos, già Prefetto della Congregazione del clero, avrebbe ricevuto da un amico e che riguarda la possibilità di un «complotto delittuoso» per eliminare il Papa. La presunta «fonte», citata nel testo, è il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ex nunzio in Italia, il quale, nel corso di un viaggio a Pechino nel novembre 2011, avrebbe parlato con alcuni interlocutori cinesi della possibilità che Benedetto XVI muoia entro un anno e della possibilità che il suo successore sia il cardinale italiano Angelo Scola, già patriarca di Venezia e da pochi mesi nuovo arcivescovo di Milano.
 Va detto innanzitutto che l’appunto pubblicato dal quotidiano è autentico. È stato effettivamente ricevuto dalla Segreteria di Stato, dove dopo una prima lettura e qualche risata, non gli si è dato il minimo peso, anche se lo si è trasmesso al Pontefice.
Leggendo il testo del documento, si comprende anche come il cardinale Romeo non abbia affatto parlato di un complotto per eliminare il Papa. Si sarebbe invece limitato a dire che il Papa potrebbe morire entro dodici mesi. Sarebbero stati i suoi interlocutori cinesi a dedurre dalle sue parole il complotto. Ma a rendere effettivamente risibile il contenuto dell’appunto, sono altre affermazioni: l’arcivescovo di Palermo avrebbe affermato di essere «l’interlocutore designato del Papa per occuparsi in futuro delle questioni fra la Cina e il Vaticano». Inoltre, il porporato siciliano avrebbe «sorpreso» i suoi interlocutori cinesi «informandoli che lui – Romeo – formerebbe assieme al Santo Padre – Papa Benedetto XVI – e al cardinale Scola una troika. Per le questioni più importanti, dunque, il Santo Padre si consulterebbe con lui – Romeo – e con Scola».In un altro passo del documento, dopo aver riportato la presunta notizia sul «rapporto conflittuale» del Papa con il suo Segretario di Stato Tarcisio Bertone, si legge: «In segreto il Santo Padre si starebbe occupando della sua successione e avrebbe già scelto il cardinale Scola come idoneo candidato, perché più vicino alla sua personalità. Lentamente ma inesorabilmente lo starebbe così preparando e formando a ricoprire l’incarico di Papa». Alla luce di queste presunte e oggettivamente sconclusionate «informazioni» (Romeo confidente del Papa per ogni questione importante, Ratzinger che lavora per preparare la sua successione), va presa per ciò che realmente è anche la parte sul presunto complotto, nella quale si legge: «Sicuro di sé, come se lo sapesse con precisione, il cardinale Romeo ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri dodici mesi da vivere. Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI… Le dichiarazioni del cardinale sono state esposte da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia programmato un attentato contro il Santo Padre».
 Ci si potrebbe chiedere come mai, se davvero l’arcivescovo di Palermo è a conoscenza del «complotto delittuoso» ed è così libero di parlarne a destra e a manca, addirittura con i suoi interlocutori cinesi, non ne abbia parlato innanzitutto con Benedetto XVI, vista la sua assidua consuetudine in quanto membro dell’esclusiva troika, invece di far arrivare la notizia attraverso gli stessi interlocutori di Pechino che poi avrebbero confidato a qualcun altro del complotto fino a far arrivare la notizia a un amico tedesco del cardinale Castrillón Hoyos.
L’unica vera notizia sta nel fatto che un appunto – autentico, seppure così palesemente sconclusionato – inviato da un cardinale al Papa e transitato per la Segreteria di Stato poco più di un mese fa, sia a disposizione dei media. Segno che la pubblicazione delle lettere di monsignor Viganò al Papa e al cardinale Bertone, come pure gli appunti e i «memo» sullo Ior e altri documenti dei quali si è discusso in questi giorni, fa parte di una strategia e s’inserisce in una evidente lotta interna al Vaticano, dagli esiti incerti e comunque devastanti. Una lotta che ha sullo sfondo non soltanto la successione al cardinale Bertone, ma anche il conclave.
  • Il Cardinale Romeo al centro di un caso giornalistico
Il Cardinale Paolo Romeo
 Ieri sera Michele Santoro nel corso del seguitissimo programma televisivo "Servizio Pubblico" ha fatto spostare le telecamere all'interno della redazione de "Il Fatto-Quotidiano" ed il direttore del giornale ha anticipato una notizia che definire "rumorosa" è poco.
Secondo un appunto che sarebbe stato consegnato nelle stanze vaticane dal cardinale Castrillon, colombiano, potrebbe essere in corso un  complotto ai danni del papa, da attuarsi entro 12 mesi.
La notizia trasmessa dal cardinale colombiano ai sacri palazzi vaticati -secondo il giornale-  proverrebbe da ragionamenti che sarebbero stati svolti nel corso di un viaggio in Cina dal cardinale di Palermo, Paolo Romeo, il quale avrebbe, addirittura, pronosticato anche il nome del successore di Benedetto XVI, l'attuale arcivescovo di Milano, Angelo Scola.
Immediatamente ieri sera il portavoce vaticano, padre Lombardi, ha rilasciato la seguente dichiarazione "Si tratta evidentemente di farneticazioni che non vanno prese in alcun modo sul serio".
Il cardinale Romeo, che ieri ha trascorso gran parte della giornata a Piana degli Albanesi per partecipare a quanto si svolgeva nella giornata di ricorrenza del 50° anniversario di ordinazione sacerdotale di Sotir Ferrara, l'Eparca, finora non ha rilasciato alcuna dichiarazione. 

giovedì 9 febbraio 2012

I fondi europei vengono distratti -o non spesi-.
Nessuno finisce in galera
E' stato varato dal governo Monti un provvedimento "svuota carceri" perchè i detenuti hanno superato le 70 mila unità contro una capienza di appena di 40/45 mila.
Buona parte dei detenuti sono persone in attesa di giudizio; gente su cui ancora non è stata emessa sentenza nè giudizio di colpevolezza.
Pochissimi fra questi 70 mila detenuti sono i "politici", i "corrotti", i "tangentisti", gli "incompetenti" che hanno assunto decisioni ai danni dei 60 milioni di italiani.
La gran parte dei detenuti sono extracomunitari, la cui colpa è di avere avuto fame nei paesi di origine e di essere venuti in Italia per cercare un pò di nutrimento. Qui invece del pane, grazie alla legislazione da paese incivile, hanno trovato il carcere.
Eppure quanti dovrebbero essere i "politici" che avendo danneggiato la comunità meriterebbero la "galera" ?

In questi giorni abbiamo appreso che la Regione Sicilia, gestita da MPA e da PD,  ossia da una "alleanza pseudo progressista" è stata commissariata dall'Unione Europea perchè degli 8 miliardi affidati per realizzare infrastrutture ed investimenti ne sono stati impegnati solamente il 9% e di questi ne sono stati spesi €. 200 milioni.
In cosa ? Ovviamente in grandi investimenti, in opere di sviluppo del tipo  sacre, feste di paese e fiere.
-Il presepe vivente di Agira
-Il presepe vivente di Custonaci
-il festival del balletto di Siracusa,
-la scala illuminata di Caltagirone
-la rassegna Womad in Sicily,
-il Cous Cous Festival di San Vito Lo Capo
Altri soldi soino stati spesi per la partecipazione ad una miriade di fiere
-dalla holidayworld di Praga
-alla Mitt 2010 di Mosca
-proseguiendo con progetti di incoming in Sicilia di operatori provenienti da Canadà, Svizzera e Inghilterra.
Tanti altri fondi (europei) nell'ordine di milioni e milioni doi euro (ricordiamo che dovevano servire per INVESTIMENTI) sono finiti
-in consulenze
-e in tantissimi seminari e convegni.

Sappiamo che alcuni fondi sono stati destinati anche al sistema Tram di Palermo (finalmente un investimento !) e ad un'altra decina di iniziative; però nessuno sa quando ..................
Che dire ?
Adesso la Regione è stata commissariata per inettitudine del governo progressista. Immaginiamoci se invece di progressista fosse stato un governo  arretratista !
Nessuno dei responsabili di questi danni economici e di immagine ai danni dei siciliani su cui grava il clichè di "imbroglioni" si trova in galera. Lì, in galera, ci sono gli extra-comunitari.
Mille anni all'alleanza PD-MPA !

I tagli della spesa pubblica in Sicilia cominciano dalla cultura, fermo restando il parassitismo nel comparto politico


E’ a rischio l’autonomia dell’Istituto Comprensivo di Contessa Entellina, e con esso di molti altri in Sicilia. Nei giorni scorsi a Palermo si è discusso sul dimensionamento dell’intera rete scolastica siciliana.
La Sicilia Sicilia, pur avendo autonomia (il famoso Statuto Speciale) sulla materia ritiene di doversi muovere in direzione della visione romana che ha fissato –nella logica della riduzione della spesa pubblica- in 600 il numero minimo degli alunni perché un Istituto possa avere autonomia gestionale.
Non risultano iniziative pubbliche dell’Amministrazione locale intese a difendere l’autonomia sul presupposto –riconosciuto pochi mesi fa dall’Assemblea Regionale con una legge apposita- di salvaguardia della cultura arbëresh di Contessa Entellina.
Restiamo fiduciosi di registrare (im)probabili iniziative.

ALPA SICILIA INFORMA
L’agricoltura siciliana fa i conti: dodici giorni di fermo degli autotrasportatori ha provocato danni per 70 milioni di euro.
L’ortofrutta è il comparto che più ha sofferto del blocco con danni per 40 milioni per gli ortaggi (pomodori, zucchine, peperoni, melanzana, etc.), 15 milioni per le arance, 5 milioni per i limoni, 3 milioni per i carciofi.
Il danno economico ha numerose matrici. C’è stata la marcescenza del prodotto ma anche la distruzione per la perdita della qualità commerciale; poi, alla ripresa dei trasporti, si è registrata la riduzione dei prezzi all’origine (-30/ 40 per cento) per eccesso di offerta.
Il fermo ha provocato anche riduzione della qualità organolettica per l’eccessiva maturazione a cui è seguito il deprezzamento della merce.
C’è stata poi la cascola degli agrumi che non sono stati raccolti e, nel caso dei carciofi, la sfioritura.
Ai danni immediatamente quantificabili si aggiunge la perdita dei contratti di fornitura con la Distribuzione Organizzata che ha continuato a rifornirsi all’estero, soprattutto in Spagna.
Per quanto riguarda il comparto lattiero-caseario, la stima dei danni ammonterebbe a circa 5 milioni di euro per il mancato conferimento alle industrie di trasformazione di oltre 600 mila litri di latte e per la mancata distribuzione dei prodotti caseari freschi (ricotta, provole, formaggi freschi).
Si tratta di un danno economico di notevole entità che ha aumentato le già enormi difficoltà delle le aziende agricole dell’Isola.
Per questo l'ALPA siciliana chiede al governo regionale un intervento risarcitorio nei confronti delle aziende agricole pesantemente danneggiate dal fermo, ma anche il sostegno per il rilancio dell’agricoltura che è l’ unico vero volano per la ripresa produttiva della regione.
Il Presidente
Salvatore Sparacio

mercoledì 8 febbraio 2012

E se l’identità fosse la forza della mente? - E nëse njëjtësìa të ish fuqìa e mendjes?

di Nicoletta e Paolo Borgia
Come commemorazione di Papa’ Giorgio Schirò, maestro di vita
E se l’identità fosse la forza della mente?
Essere arbëresh è la prerogativa di chi parla la lingua minoritaria arbëreshe? E allora quei paesi, in cui si è perso l’idioma, perché si dichiarano arbëreshë? E che cosa cercano gli irlandesi quando la loro lingua morta la imparano a scuola? Per chiarezza noi ci domandiamo quanto sopra in relazione al fatto che “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche” all’Art.6 della Costituzione Italiana, mica all’Art.414; poi se i nipoti della costituente hanno voluto tutelare solo le lingue minoritarie è un altro discorso da chiarire altrove.
Chi può dire per certo di conoscere la cultura arbëreshe? Tuttavia una certezza c’è: ogni realtà, che si pensa, si dice o si fa, è spinta da un’intenzionalità, che sia oggettiva o soggettiva, conscia o inconscia non fa la differenza.
Sulla base di questa affermazione chi si identifica come arbëresh  lo è  perché si sente tale. Le occasioni sono molte e nei più frequenti dei casi arrivano da gesti consuetudinari o da incontri occasionali con tutto quello che è diverso dal mondo arbëresh e quindi sempre.
In questo gran parlare di identità etnica, di festeggiamenti o cerimonie letterarie arbëreshe o nella continua ricerca di radici linguistiche per scoprire che cosa ancora ci sia di arbëresh nello shqip o se lo shqip attuale parlato - e non quello nazional-letterario - abbia ancora come madrelingua l’arbëresh, non si riesce ad individuare quale sia l’obiettivo della tutela di una minoranza linguistica (o etnica) e quale principio di economia e di soddisfazione persegua. Così in questa babele senza causa emerge questa riflessione o forse meglio dire interrogativo. In alcune espressioni o modi di esprimersi di un arbëresh si riscopre un atteggiamento di fierezza del suo essere che si chiama orgoglio di appartenenza che non è da confondersi con un sentimento preliminare di nazione o con un atteggiamento patriottistico, ma piuttosto un sentimento a livello personale, familiare, di gjitonia, paesano e transpaesano che ha tuttavia la pretesa politica di chi vuole esistere in quanto tale.
Di consueto quando un arbëresh s’incontra con uno shqiptar ha piacere di comunicargli che, anche se parlano due lingue che sui libri e nella storia sono lontane più di 500 anni, lui è in grado di capirlo. Viceversa lo shqiptar con orgoglio lo chiama fratello-vëlla o sangue mio sparso-gjaku im i shprishur.
Questo orgoglio di appartenenza ad un ceppo linguistico lo troviamo nella lingua arbëreshe per esempio attraverso queste forme di espressione:
- Ti burrë, ti grua, ti vajzë, ti kopil ecc. sono espressioni per interpellare persone sconosciute, in italiano diremmo scusi signore, scusi signora ecc.
- Bëj burrin vale per taci e sopporta la sua prepotenza perché è più potente di te e sappi che non ti considero per questo un vile.
- Njeriu vale per l’essere umano ma questa è espressione colta, è rapportato alle vicende storiche, p.e. nejriu martohet e bën bij.
- I ‘shterë da i krishter/ë vale per cristiano (=non bestia), essere umano rapportato spesso alla sorte p.e. njè ishter çë la gjellën mbi atë dhe plot me gurë, një ishter si gjindja  (=un uomo a modo, come si deve, integro).
- Rrahaderë (=battiporta) vale per sfaccendato, perdigiorno.
- Ghalerë (=manigoldo) vale per monello, p.e. ky ghalerë  piu verën.    
- Ditë të glata (=giorni lunghi, lunga vita) vale per condoglianze in realtà è un augurio di buona e duratura fortuna a chi resta (la vedova, i figli etc) l’opposto è ditëshkurtër (=effimero, sfortunato).
C’e una lingua che si pensa di parlare e una che si parla. La prima è quella che identifica di primo acchito l’origine geografica di un popolo. La seconda più profonda, è quella che rende consapevole la persona, che parla quella lingua, di appartenere ad un’identità culturale, cioè quella forza della mente che spinge l’uomo ad azioni coerenti, alla quale egli s’aggrappa nella convinzione consapevole o inconsapevole di essere protagonista della sua storia. Su questa base si vuole concentrare la riflessione dei termini o delle forme di espressione sopraillustrate. Chi si sente arbëresh è colui che usa questi giochi linguistici e chi si ferma a pensare ad essi, o chi più semplicemente si commuove a sentire frasi o parole che sentiva da suo nonno prima di emigrare chissà in quale paese, o chi ancora subisce il fascino del significato e del senso che si cela dietro a questi accostamenti di parole come davanti ad uno specchio in cui vede riflesso se stesso.
E così stupiti dall’archè cerchiamo di trovare una ragione al tanto rumore che viene fatto ad inseguire speculazioni scientifiche nella ricerca della radice o dell’etimologia di un termine. Invece nel semplice ascolto di un anziano che parla o di un bambino curioso che domanda si trova il senso della ricerca delle origini di una cultura. Quest’ultimo non vuole escludere nulla ma sicuramente è lo spirito giusto dal quale trarre la fonte.
Non lo diciamo noi ma è la testimonianza di chi come Papa’ Gjergji Skirò con umiltà e con orgoglio d’appartenenza all’identità arbëreshe ritradusse, per amore e solo per amore verso Dio e verso il prossimo, Le Ore in arbëresh. Amore che nella babele delle laiche liturgie non c’è rischio di ritrovare.
Nicoletta e Paolo Borgia

Si përkujtim të Papa’ Gjergjit Skiroit, mjeshtrit jete
E nëse njëjtësìa të ish fuqìa e mendjes?
Të klënit arbëresh ë’ prerogativë të atij çë flet gluhën minoritare arbëreshe? Dhe ahierna ata katunde ku u zbuar  idioma, pse deklarohen arbëreshë? E çë kërkojnë irlandezët kur gluhën e tyre e vdekur e mësojnë te skolla? Për qartësì na llojasim për këto në lidhje me faktin se “Republika ruan me norma përkatëse pakicat gluhësore” te neni 6 të Kushtetutës Italiane, e jo te neni 414; pra nëse të niprat e asamblesë kushtetuese kanë dashur të ruajnë vetëm gluhët minoritare ë’ një tjetër lafje të sqarohet tjetërkund.
Kush mënd të thetë me sigurì se njeh kulturën arbëreshe? Megjithatë ka një sigurì: çdo realitet, çë mendohet, thuhet o bëhet, ë’ shtytur nga një qëllim, çë të jetë objektiv o subjektiv, i vetëdijshëm o i pavetëdijshëm ngë bën ndryshimin.
Mbi bazën e këtij pohimi ai çë njëjtësohet si arbëresh ë’ ai sepse ndihet i tillë. Rastet janë shumë dhe në më të shumtit arrëjnë nga gjeste zakonor o nga përpjekje rastësore me gjithë atë çë ndërron nga bota arbëreshe dhe prandaj përherë.
Te këta të stërfolur për njëjtësì etnike, për festime o cerimonì letrare arbëreshe o te kërkimi i vazhdueshëm i rrenjavet gluhësore për të zbuluar çfarë endè të ketë nga arbërishtja te shqipja o nëse shqipja e sotme e folur - e jo ajo kombëtare-letrare - të ketë endè si mëmëgluhë arbërishten, ngë arrëhet të dallohet cili të jetë synimi i ruajtjes së njëi pakice gluhësore (o etnike) dhe cilin parim ekonomìe dhe plotësìe kërkon të arrëjë. Kështù te kjo babilonì pa shkak del kjo përsiatje o ndoshta më mirë të thuhet pyetje. Në disa shprehje o mënyrë t’u shprehuri të njëi arbëreshi rizbulohet një qëndrim krenarìe të të klënit të tij çë quhet mendjemadhësì përkatësìe çë ngë ë’ të ngatërrohet me një paraprake ndiemje kombi o me një qëndrim patriotizmi, por më mirë një ndiemje në nivel vetjak, familjar, gjitonìe, katundar dhe transkatundar çë megjithatë ka pretendimin politik të atij çë do jetojë si i tillë.
Zakonisht kur një arbëresh përpiqet me një shqiptar ka ëndë t’i lajmërojë se, megjithëse flasin dy gluhë çë mbi libret dhe te historìa janë të llargëta më shumë se 500 vjet, ai mënd t’e ndëlgojë. Anasjelltas shqiptari me krenarì e thërret vëlla o gjaku im i shprishur.
Këtë krenarì përkatësìe njëi trungu gluhësor e gjejmë të gluha arbëreshe për shembull nëpër këtyre formave shprehjeje.
- Ti burrë, ti grua, ti vajzë, ti kopil ecc. janë shprehje për të pyetur veta të panjohura, litisht  scusi signore, scusi signora ecc.
- Bëj burrin vlen për taci e sopporta la sua prepotenza perché è più potente di te e sappi che non ti considero per questo un vile.
- Njeriu vlen për l’essere umano por kjo ë’ shprehje e kulturuar, ë’ raportuar ngjarjevet historike, p.she. nejriu martohet e bën bij.
- I ‘shterë da i krishterë vlen për cristiano (=non bestia), essere umano raportuar shpesh fatit p.she. njè i ‘shter çë la gjellën mbi atë dhe plot me gurë, një i ‘shter si gjindja  (=un uomo a modo, come si deve, integro).
- Rrahaderë (=battiporta) vlen për sfaccendato, perdigiorno.
- Ghalerë (=manigoldo) vlen për monello, p.she. ky ghalerë  pìu verën.    
- Ditë të glata (=giorni lunghi, lunga vita) vlen për condoglianze  në realitet ë’ një urim fati i mirë dhe të qëndrueshëm atyre çë qëndrojnë (e veja, bijtë etj.) e kundërta ë’ è ditëshkurtër (=effimero, sfortunato).
Ka një gluhë çë mendojmë se flasim dhe ka një çë flasim. E para ë’ ajo çë njëjtëson menjëherë prejadhjen gjeografike të njëi populli. E dyta më e thellë, ë’ ajo ç’e bën vetëdijshme vetën, çë flet atë gluhë, se i përket njëi njëjtësìe kulturore, domethënë asaj fuqìe të mendjes ç’e shtyn njeriun ndaj veprimeve koherent, së cilës (fuqì) ai shtrëngon/het në bindjen vetëdijshme o pavetëdijshme se ë’ protagonist të historìsë së tij. Mbi këtë bazë duam të përqendrojmë përsiatjen e termavet dhe të formavet të shprehjevet të sipërilustruara. Kush ndihet arbëresh ë’ ai ç’i përdor këto lojëra gluhësore dhe kush qëndron të mendojë për këto, o kush më thjesht mallëngjehet kur gjegjet fjalì o fjalë çë gjegjej nga gjyshi i tij më parë se të emigrojë kushedì te cili katund, o kush ende magjepset nga ndëlgimi dhe nga ndjenja çë fshihet prapa këtyre afrimeve fjalësh si përpara njëi pasqyre në të cilën sheh reflektuar veten.
Dhe kështù  të habitur nga arkèja kërkojmë të gjejmë një arsye për gjithë këtë zhurmë çë ë’ bërë tue vatur prapa spekulimeve shkencor në kërkime të rrenjëvet o të etimologjìsë së njëi termi. Kurse te gjegja e thjeshtë e njëi plaku çë flet o të njëi fëmije kureshtare çë pyes gjëndet ndjenja e kërkimit të prejardhjevet të njëi kulture. Kjo e sprasmja (ndjenja) ngë do të përjashtojë mosgjë por me sigurì është shpirti i drejtë nga i cili të nxiret burimi.
Ngë e thomi na por ë’ dëshmìa e atyre çë si Papa’ Gjergji Skiroi me përulësì dhe mendjemadhësì përkatësìe për njëjtësìnë arbëreshe ripërktheu, për dashurì dhe vetëm për dashurì ndaj Perëndìsë dhe ndaj të afërmit, Orët arbërisht. Dashurì çë te babilonìa e liturgjivet laìke ngë ka rrezik të gjesh.
Nicoletta e Paolo Borgia






Il cattivo esempio dei politicanti cosa produce ?

I Carabinieri di Palermo hanno arrestato, per concussione, cinque persone, compresi un funzionario della Prefettura e un dipendente dell'Inps, che avrebbero chiesto tangenti, da 500 a 2mila euro, per accelerare i tempi di riconoscimento di pensioni di invalidita'.
Per la Magistratura le pratiche 'segnalate' si fermavano se non arrivano i soldi. Le indagini sono state avviate dalla denuncia della madre di una ragazza affetta da handicap psicomotori. Poi sono emersi altri analoghi episodi.

XXI secolo. Oggi i politici italiani "possono non sapere"

Nessuno dei pezzi grossi del PD, di quelli di estrazione dalla Margherita,  ritiene di doversi dimettere dagli incarichi pubblici  e rinchiudersi a casa per i prossimi anni.
Per anni il marchio “Margherita” ha succhiato milioni e milioni di euro dalle casse dello stato (grazie a leggi votate anche dai pezzi grossi evocati) e adesso si viene a sapere che il tesoriere di questo marchio succhia-soldi si è appropriato per  fini personali  di 12 milioni di euro.  
–Sorprendentemente- nessuno dei pezzi grossi di questo marchio sa niente, nessuno ha responsabilità su questo scandalo. Quei soldi, (lo ripetiamo) con leggi votate anche da questi pezzi grossi -spesso presentatisi all’opinione pubblica come “puritani”-  provenivano dalle casse dello stato, dall’irpef pagata anche dai giovani precari che amerebbero essere aiutati e non essere spremuti dai ladri di stato.
Non stiamo parlando di pezzi grossi di un club qualunque. Stiamo parlando di politici di primo piano che aspirano (almeno aspiravano fino a ieri) a diventare ministri, capi di governo, e rappresentanti delle istituzioni, anche quelle alte ed altissime.
Nessuno di questi signori: Francesco Rutelli (adesso Api), Rosy Bindi, Dario Franceschini, Pierluigi Castagnetti, Enzo Bianchi, Paolo Gentiloni, e tantissimi altri di cui ci sfugge il nome sa spiegare nulla dell’accaduto perché loro si occupavano di cose serie e non di soldi, di finanza, di cassa.
In qualsiasi paese del mondo un parlamentare che offre di se stesso l’immagine di sprovveduto, di distratto in questioni in cui c’entrano milioni di euro viene subito emarginato ed espulso dal mondo della politica, dal mondo delle cose pubbliche (che appartengono a tutti).
In Italia i nomi da noi evocati (assieme ad altri) hanno invece contribuito a nominare (direttamente o indirettamente) la metà dei giornalisti televisivi o di altri media, hanno insediato alti funzionari in ogni dove delle istituzioni cosicchè non ci può sorprendere se nell'informazione pubblica si parla vagamente  di un marchio ruba soldi (si dice pudicamente, partito fantasma),   di un tizio di nome “Lisi” che –da solo- avrebbe rubato  12 milioni di euro nel completo disinteresse di chi ci ha continuamente detto di volersi proporre alla guida dello Stato.
L’unica cosa che rileviamo in questi giorni dai programmi televisivi e dai giornali filo-margherite è che Rosy Bindi, Franceschini e compagni è che costoro fino a pochi giorni fà -per  dieci volte al giorno- rilasciavano dichiarazioni per chiarirci l'orizzonte –anche sul nulla- ed invece attualmente non hanno nulla da dire agli italiani e probabilmente sono tutti a sciare.
 Il presentatore di un programma televisivo, qualche sera fà, riferì di aver invitato una trentina di parlamentari "Margheritini" e di non aver raccolto l'adesione di nessuno, se non di un pd di provenienza radicale che ha fatto conoscere come egli culturalmente rifiuta l'idea dei finanziamenti pubblici ai partiti.
Stiamo parlando –attenzione !- di gente che si è proposta alla guida del paese ed invece  non è capace di spiegare agli italiani come mai dalle casse del loro marchio sono spariti 12 milioni di euro. Non si degnano di spiegarci come mai non sapendo amministrare 12 milioni di euro vorrebbero amministrare 750 miliardi di euro del bilancio dello stato, in un paese dove le opere pubbliche costano il doppio ed il triplo delle realizzazioni eseguite in Francia o Germania.
Sta tutta in questo comportamento di eclisse dei pezzi grossi la circostanza che  in Italia dall’assessore del più sperduto paesino al ministro Scajola (oggi ex) si occupano sistematicamente degli affari propri invece che dei problemi di chi l'irpef la paga e non vorrebbe che fosse margheritizzata.
Nemmeno dai politici antagonisti arriva nulla da contestare ai "pezzi grossi" evocati. Anche quest'altro comportamento di amichevole complicità è spiegabile: il pdl ha le sue "cricche", le sue P3, P4, i suoi Cosentino, Papa, Milanese, e quindi anche esso "può non sapere".

Evasione fiscale. Anche gli extracomunitari sono tenuti al rispetto della legge

E' accaduto in un negozio di abbigliamenti di Mazara del Vallo gestito da un commerciante cinese: schiaffi e morsi a due finanzieri di Marsala che stavano verbalizzando la mancata emissione di uno scontrino fiscale. Ad aggredire i due militari e' stata una ragazza appartenente al nucleo familiare del commerciante multato. La giovane si e' scagliata contro i due, impossessandosi del verbale.
Per placare la sua ira sono stati necessari alcuni minuti. La cinese e' stata denunciata ed il verbale di infrazione è stato ovviamente regolarmente redatto.

martedì 7 febbraio 2012

Eparchia. Domani pomeriggio un Convegno a Piana degli Albanesi

Mafia. Verso lo scioglimento del Consiglio Comunale di Salemi

Il Comune di Salemi, nella Valle del Belice, da mesi è stato sottoposto a controlli da parte dei funzionari del Ministero degli Interni per verificare la sussistenza di infiltrazioni mafiose.
Le conclusioni hanno condotto –a quel che sembra- all’appuramento di condizionamenti da parte della locale cosca, quella che qualche decennio fa era collegata ai fratelli Salvo (gli esattori di Sicilia) e che oggi farebbe capo a Pino Giammarinaro, ex deputato regionale della disciolta Democrazia Cristiana.
Costui sarebbe stato sponsor di Sgarbi, il personaggio televisivo nazionale ben noto in tutta Italia, durante le passate elezioni amministrative.
Sgarbi dichiara di non essersi accorto di nessuna influenza sulla politica da lui portata avanti a Salemi, se non di quella culturale di cui si è fatto portatore nella cittadina del trapanese come quelle di Rubens, Caravaggio e Cezanne.
Per Sgarbi, che domani dovrebbe consegnare le sue dimissioni da sindaco nelle mani del ministro dell’interno, in Sicilia non c’è alcuna speranza: “la lotta alla mafia è l’unico elemento su cui si muove la dialettica, per il resto è tutto inutile. Ho cercato di fare l’amministratore alzando il livello culturale di Salemi, ma l’unica cosa di cui si parla oggi è la continua evocazione mafiosa, che occulta qualsiasi altra iniziativa”.
Ciò che ci attende nei prossimi mesi
L'economia, intesa come disciplina razionale, consente di condurre diagnosi e terapie appropriate per risanare un sistema degnadato quale è quello italiano.
Il debito pubblico italiano –ne abbiamo trattato in più occasioni- ascende a 1.900 miliardi ed incide non solo sullo Stato (inteso come struttura a sè), bensì sull'intera comunità nazionale. Esso ha ripercussioni pesanti nelle case degli italiani, frena l'economia, crea disoccupazione per carenza di investimenti, mette in ginocchio imprese e famiglie.
Secondo i parametri di Maastricht e gli accordi sottoscritti nel marzo 2011 dal governo Berlusconi, il rapporto tra debito pubblico e Pil dovrebbe scendere dal 120 per cento al 60 per cento. Una operazione da chiudere in vent'anni.
Con il Pil fermo o in calo come capita attualmente, bisogna conseguentemente agire sulla spesa pubblica, con tagli diffusi, oppure con l'aumento della pressione fiscale (strada fin qui percorsa, ma devastante perché contrae il tenore di vita della gente).
La terza via è la privatizzare aziende pubbliche e dismettere quote significative del patrimonio pubblici, sembra la più razionale, però richiede tempi lunghi rispetto alla politica delle "stangate".
L'ipotesi che più si va facendo avanti è quella della cessione da parte dello Stato di pacchetti azionari di aziende
controllate (p.e. le Ferrovie dello Stato) alla Cassa Depositi e Prestiti per l'ammontare di 50 miliardi di euro. Le risorse sarebbero impiegate per ritirare dal mercato titoli del debito pubblico, a prezzi scontati, visto che sui mercati si rilevano quotazioni in ribasso.
Nel mondo della finanza qualcosa di analogo è dato constatare proprio iun queste settimane: con i soldi prestati dalla Bce al tasso dell'1%, le banche italiane invece di prestare risorse al sistema economico (che ne ha grande necessità)stanno comprando a prezzi stracciati Bot e Btp, che rendono fino al 6,5%. (Qui sta una delle spiegazioni dello spread che cala).
Circola pure la voce di un progetto per pagare agli statali che lasciano l'impiego per pensionamento il TFR (la liquidazione, o buonauscita) in titoli del debito pubblico.
La cosa più ovvia che la gente si attende però tarda ad arrivare. Non si tagliano però ancora gli sprechi di Stato, dal costo della politica al mondo incontrollato delle aziende pubbliche; dalle consulenze agli amici alla soppressione degli enti inutili (province anzitutto).

Evasione fiscale. Pagare tutti per pagare meno

In Sicilia si pensa che siano sempre gli altri ad evadere.
Quando non esigiamo lo scontrino fiscale siamo noi complici dell'evasione
L’evasione fiscale recuperata in Sicilia nel 2011 (mediante poco meno di 10.000 ispezioni della Guardia di Finanza) ascende a 2 miliardi di euro.
Le modalità di evasione si estrinsecano attraverso:
-redditi non dichiarati,
-costi indeducibili,
-ritenute non operate o non versate,
-evasione dell’Imposta sul valore aggiunto.

Ed e' arrivata la neve pure in Sicilia




8,05 - E' cessato di nevicare
7,53 - Ed e' neve pure in Sicilia al di sopra dei cinquecento metri.
Nevica con costanza a Contessa Entellina ed allo stato attuale non si intravede cenno che voglia cessare.

lunedì 6 febbraio 2012

Crisi finanziaria. Se il modello economico unico planetario è il "liberismo" occorre accettarne le regole per sopravvivere

Grecia ed orgoglio nazionale
Il mese entrante la Grecia dovrà rimborsare debiti per 13 miliardi di euro. Il Tesoro non detiene nemmeno un euro di disponibilità ed è per questa ragione percui  il governo "tecnico" presieduto dall'ex Vice-Presidente della BCE-Banca Europea -Demetrios Papademos- sta attualmente trattando con Fondo Monetario, Commissione Europea e Rappresentanti dei creditori per avere riconosciuto una ulteriore teanche di aiuti di 130 miliardi per poter soddisfare creditori (che dovrebbero vedersi rimborsati tra 30/40 anni), stipendi e pensioni dei dipendenti pubblici e privati.
E' normale che gli interlocutori del governo greco chiedano garanzie a chè quel paese torni ad avere i conti in equilibrio (in buona sostanza che non si abitui a vivere di aiuti internazionali).
Già nei mesi scorsi sono stati fatti tagli in ogni dove ed in ogni frazione della società greca. Sono stati tagliati stipendi e pensioni del 40 e 50%, licenziate migliaia di unità del pubblico impiego, privatizzato tutto quanto era possibile fare, dal Pireo (uno dei più grandi porti mercantili del Mediterraneo) a società ed aziende pubbliche, compresi complessi di beni culturali. Tagli sono stati fatti nelle spese dell'istruzione, sanità, sicurezza pubblica.
Oggi esistono i limiti medi delle retribuzioni pubbliche a €. 900,oo mensili e private di €. 750.
Gli interlocutori del governo greco per somministrare i richiesti 130 miliardi di euro hanno chiesto che le retribuzioni medie vigenti nel paese vengano ulteriormente tagliate (pensioni comprese) del 20%.
Ognuno faccia i conti per vedere quali dovrebbero essere i nuovi limiti medi. Ma sono stati richieste anche ulteriori garanzie sui beni pubblici del paese (qualcuno ricorderà come nei mesi scorsi la Finlandia abbia chiesto la gestione per sè del Partenone di Atene).
La Grecia, già stremata da lunghi mesi di sacrifici, è probabile che non riuscirà ad accogliere questi nuovi sacrifici e già si colgono i primi segnali. I sindacati hanno dichiarato battaglia, così hanno fatto i partiti tutti (destra e sinistra) che sostengono il governo e così ha dichiarato, sorpresa su tutte, il primate della Chiesa greca, l'Arcivescovo di Atene che ha sentito l'esigenza di dire che la sovranità della Grecia non può essere messa in vendita.
E allora ?
La Grecia potrebbe fallire e probabilmente si accosta fatalmente a questa prospettiva.
La situazione però è che la Grecia fallita, a cui si sta richiedento ulteriormente chiedendo di contrarre il tenore di vita di un ulteriore 20/30% e di tagliare ulteriormente la spesa pubblica, oltre che impostare una severa legge tributaria, ove dovesse veramente fallire, si ritroverà fra quattro mesi con un tenore di vita di parecchio al di sotto di quel 20/30% oggi a lei richiesto.
La Grecia di domani (fallita) sarà allontanata  dal modo di vivere europeo per ritrovarsi oltre che geograficamente anche socialmente vicina all'Egitto, alla Siria e agli altri paesi del Mediterraneo orientale. Il tenore di vita decrescerà, col fallimento, di oltre il 100% rispetto all'attuale, già misero. Non si possono quindi decisioni importanti puntando sul malinteso orgoglio nazionale.
Ogni critico dell'operato del governo Monti -in Italia- rifletta quindi sulla deriva a cui ci stava conducendo il precedente esecutivo di Berlusconi. Sindacati e Partiti italiani non pensino che l'Italia sia già al sicuro da derive di pericolo.