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mercoledì 26 maggio 2021

Sblocco graduale licenziamenti. Per la Cgil-Cisl-Uil la partita non è chiusa

Il Post-Covid 

Calano i contaggi, la vita mostra segni di ampia ripresa e la macchina produttiva del Paese accenna ad ingranare la marcia. Ma, purtroppo non tutto si profila liscio. L'Italia è nel pianeta in prima fila come il paese più indebitato ed in questi mesi di pandemia nè il governo a guida populista di Conte nè il governo keynesiano di Draghi hanno esitato ad ulteriormente indebitarsi. I soldi del Recovery devono essere finalizzati ai progetti su cui l'U.E. porrà il sigillo, non possono servire per assistenze e ancor meno per demagogie da politicanti.

Adesso è praticamente iniziato il periodo su come affrontare la montagna di debito. Va detto che l'U.E. oltre ad aiutarci con Recovery Fund ci ha regalato la garanzia sui mercati finanziari, nel senso che essa è attenta a non lasciarci da soli. Ed infatti il debito pubblico non viene collocato sui mercati con tassi esagerati. Cosa che invece accadeva in altri tempi e possiamo ricordare la vicenda "greca".

Nonostante tutto Draghi è inevitabilmente chiamato a fare ordine sul debito incombente, ed incombente pesantemente. Non ci potranno più essere ulteriori scostamenti di bilancio. Da qui la notizia di queste ore sul blocco dei licenziamenti che resta fissato al 30 giugno. Conseguenza questa dell’approfondimento tecnico nel Governo a proposito della norma sui licenziamenti del Decreto Sostegni bis, ri-proposta dal Ministro del Lavoro, Andrea Orlando e ritenuta non ulteriormente ammissibile. 

Tutto ciò significa che le imprese potranno continuare ad utilizzare la Cassa integrazione ordinaria, dal primo luglio, senza dover pagare le addizionali fino a fine 2021 con l’impegno comunque a non licenziare per tutto il periodo in cui ne usufruiscono. 

Da qui le preoccupazioni dei Sindacati che intravedono all'orizzonte, se la macchina produttiva non riprende i ritmi ante covid, massicci licenziamenti.

Garanzie? Tutti confidiamo nell'abilità ed il prestigio internazionale di "economista keynesiano" di Draghi, oltre che nel senso di responsabilità degli imprenditori, dei sindacati e dei cittadini tutti.

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