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domenica 21 giugno 2020

I giornali di oggi





21 Giugno

21 Giugno 1774
Vittorio Amedeo III Re di Sardegna fonda la Legione delle Truppe Leggere, corpo militare dal quale discende direttamente il Corpo della Guardia di Finanza. 

La nascita della Guardia di Finanza risale al 1774, quando venne costituita la “Legione Truppe Leggere” per volere di Vittorio Amedeo III, Re di Sardegna. Fu il primo esempio in Italia di un Corpo speciale istituito per il servizio di vigilanza finanziaria ai confini, oltre che per la difesa militare. Compiuta l’unificazione d’Italia, i vari Corpi di finanza dei cessati Stati italiani si fusero nel “Corpo delle Guardie Doganali”, istituito nel 1862 per la vigilanza doganale, nonché, in tempo di guerra, impiegato per la difesa dello Stato. 

Con la Legge 8 aprile 1881, n. 149, il Corpo assunse la denominazione di “Corpo della Regia Guardia di Finanza” con la funzione di «...impedire, reprimere e denunciare il contrabbando e qualsiasi contravvenzione e trasgressione alla leggi e ai regolamenti di finanza...», di tutelare gli interessi dell’Amministrazione finanziaria e concorrere alla difesa dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Nel 1906 al Corpo fu concesso un ordinamento autonomo con la costituzione del Comando Generale e, sul territorio, dei Comandi di Legione. Nel 1907 venne inoltre esteso al Corpo l’uso delle stellette a cinque punte, simbolo comune dell’appartenenza alle Forze Armate, e nel 1911 quale consacrazione delle alte benemerenze conseguite dal Corpo nel Risorgimento, Vittorio Emanuele III firmò il Regio Decreto n. 325, con il quale fu concesso al Corpo l’uso della Bandiera di Guerra; la cerimonia di consegna si tenne il 7 giugno 1914 in Roma, presso l’ippodromo militare di Tor di Quinto, in occasione dell’anniversario della concessione dello Statuto.

Alle radici del Cristianesimo

Oggi, nella Chiesa cattolica di rito  bizantina, si legge il brano del Vangelo di Matteo 6, 22-34.
La lucerna del corpo è l'occhio,
se dunque il tuo occhio è puro,
tutto il tuo corpo sarà luminoso,
ma se il tuo occhio è cattivo,
tutto il tuo corpo sarà tenebroso.
Se dunque la luce che è in te è tenebrosa,
quanto grande la tenebra !
Nessuno può servire due padroni:
infatti o odierà l'uno e amerà l'altro.
o l'uno preferirà e l'altro disprezzerà.
Non potete servire Dio e mammona.
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Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande la tenebra!
Chi diffonde tenebra invece di luce, quanto buio  deve avere nel cuore! 
La luce, principio della creazione e della vita, esce dalla bocca di Dio, che dice " Sia la luce" e la luce fu (Gen. 1,3). 
La tenebra è la bocca del nulla, che tutto mangia e seppellisce nella morte.
riflessione di 
Silvano Fausti
(1940-2015), gesuita, è stato docente di Teologia


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sabato 20 giugno 2020

20 Giugno

20 giugno 1990
Dopo 41 anni, il parlamento tedesco decide di spostare la capitale da Bonn a Berlino
Lo status di capitale verrà subito riconosciuto ma lo spostamento effettivo della sede parlamentare avverrà soltanto nove anni dopo, nel palazzo del 
Reichstag, appositamente ristrutturato.

Con  338 voti contro 320  Berlino è divenuta capitale della Germania e sede unica del parlamento e del governo federale.  Dopo il crollo del muro e la riunificazione tedesca, Berlino era diventata sempre di piu’ il simbolo vivente della storia tedesca. Gia’ in passato (nell'ottocento) il cancelliere di ferro Otto Von Bismark l'aveva scelta come capitale del suo impero. Berlino diventò  gia’ nel 1871 la capitale della Germania, anche allora, appena riunificata.   

venerdì 19 giugno 2020

19 Giugno

19 Giugno 1946
Il Tricolore privo dello stemma sabaudo diviene bandiera nazionale della Repubblica Italiana.
Storia
Il tricolore italiano quale bandiera nazionale nasce più precisamente a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana decreta "che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco, e Rosso, e che questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti".
Nell'Italia del 1796, attraversata dalle vittoriose armate napoleoniche, le numerose repubbliche di ispirazione giacobina che avevano soppiantato gli antichi Stati assoluti adottarono quasi tutte, con varianti di colore, bandiere caratterizzate da tre fasce di uguali dimensioni, chiaramente ispirate al modello francese del 1790.

Durante il Risorgimento d
ovunque in Italia, il bianco, il rosso e il verde esprimono una comune speranza, che accende gli entusiasmi e ispira i poeti: "Raccolgaci un'unica bandiera, una speme", scrive, nel 1847, Goffredo Mameli nel suo Canto degli Italiani.
Dal 17 marzo 1861, data di proclamazione del Regno d'Italia, la bandiera continuò ad essere, per consuetudine, quella tricolore della prima guerra d'indipendenza. Ma la mancanza di una apposita legge al riguardo - emanata soltanto per gli stendardi militari - portò alla realizzazione di vessilli di foggia diversa dall'originaria, spesso addirittura arbitrarie.
Nel 1925 si definirono, per legge, i modelli della bandiera nazionale e della bandiera di Stato. Quest'ultima (da usarsi nelle residenze dei sovrani, nelle sedi parlamentari, negli uffici e nelle rappresentanze diplomatiche) avrebbe aggiunto allo stemma la corona reale.
Con la Repubblica, un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 stabilì la foggia provvisoria della nuova bandiera, confermata dall'Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita all'articolo 12 della nostra Carta Costituzionale. 

giovedì 18 giugno 2020

L'uomo, il tempo e la scienza. Siamo fatti per capire, sapere, realizzare

Età della pietra

5000 anni fa un uomo si avventurò sulle alture dei ghiacciai della Val Senales, presso l'attuale confine Italia/Austria, dove morì.

Nel 1991 venne scoperto per caso, insieme ai suoi abiti e al suo equipaggiamento, mummificato, congelato.
Una persona dell'età del rame in viaggio in alta quota e di cui oggi conosciamo alcuni dati biografici: era un diabetico.
==oo0oo==

Nel settembre 1991 due coniugi nel corso di una escursione in montagna, presso il confine italiano/austriaco scorgono una lastra di ghiaccio con all'interno una sagoma di uomo nudo. Immediatamente avvertono le Autorità che recuperano il cadavere. Gli studiosi ed i medici scoprono che non si tratta dei resti di uno scalatori ma del ritrovamento, di inestimabile valore culturale. di un uomo deceduto più o meno 5300 anni fa, probabilmente a causa del freddo.
In conseguenza di straordinarie combinazioni climatiche il corpo si è mummificato e i suoi resti  (circa kg. 15) sono arrivati ai nostri giorni. La sua pelle, leggiamo da un giornale degli anni '90 sembra, per consistenza, come se fosse stata conciata.

L'uomo del Similaun, come
viene soprannominato dal luogo
in cui è stato trovato.
Molti scienziati da più parti del mondo hanno esaminato l'uomo preistorico e si è arrivati a ricostruire, tra l'altro, gli abiti che indossava e gli oggetti che portava con sé.
Al momento della morte aveva con sé un arco di ebano, alcune frecce, due bisacce di pelle dove era contenuto un coltello con lama di pietra e una ascia di rame, e una cintura.
Il suo abito era di pelliccia, un mantello, scarpe di fibre vegetali e un copricapo pure esso di pelliccia.

Quel corpo è stato, da allora, più volte sottoposto ad autopsie da più laboratori specializzati del mondo che richiedono campioni, soprattutto del cervello, dei linfonodi e delle ossa per avanzare ipotesi sulla storia dell'evoluzione umana.
Alcuni scienziati hanno ricostruito le fattezze dell'uomo preistorico.

Il luogo del ritrovamento, setacciato più volte minuziosamente, ha nel tempo ulteriormente regalato agli scienziati un'unhhio, alcuni fasci muscolari e il copricapo di camoscio.
I dati raccolti hanno consentito una diagnosi medica: quell'uomo di 5300 anni fa soffriva di diabete.

Estate contessiota. Eventi, costumi, tradizioni, ricette tipiche, abitudini, riflessioni e ... carenza di futuro (1)

Riflessioni al vento

Sarà ovunque, in Italia e altrove,  una estate tutta da reinventare. Nella Sicilia dei litorali il netto calo degli stranieri in vacanza creerà non pochi problemi al tradizionale sistema economico fondato sull'ospitalità e sugli eventi culturali che fino a ieri puntavano ad attrarre il turismo. Tornare al vecchio modo di vivere l'estate probabilmente non sarà facile e verosimilmente  nuove forme e prospettive si apriranno alla creatività degli operatori del turismo guardando più al domani che all'immediato.

-E nella Sicilia di sempre cosa offre il domani ? 
-La Sicilia dell'interno quella priva di viabilità degna di questo nome, quella che dall'Unità del Paese offre all'intero pianeta emigrati, energie umane e pure personalità, per chi resta qui stimola -aiuta- a voltar pagina ? 
No. Non ci sono politici della finta Sinistra dei nostri giorni, e ancor meno della destra e/o dei populisti che sappiano immaginare cosa sia la "buona Politica".

-Quante grandi figure (persino professori di prestigiosissime università del pianeta) discendono da famiglie emigrate dalla Sicilia, da Contessa, ma, qui da noi -purtroppo - continuiamo ad ignorare, quasi volutamente ad ignorare, che una società migliore dipende anche da noi sul piano individuale e non dai Cuffaro, dai Crocetta etc. di turno. 

-Qui, in Sicilia, a Contessa Entellina, vige un voluto spirito di rassegnazione; la vicenda del coronavirus è stata vissuta infatti come evento da subire, e basta !
Fatalismo ? Forse. 

Nuove ispirazioni, nuove intuizioni, per provare a capire cosa bolle nella pentola del dopo coronavirus ?  Niente.
Non ci riferiamo solo agli aspetti scientifici. 

Cosa, come, dove, perchè il futuro dipende dalla Politica ?
Manco a parlarne ! 
Semmai, al livello regionale, si pensa a conferire incarichi a personalità definite di grosso calibro e spessore, per scoprire dopo breve tempo che si trattava, più o meno, di mascalzoni.

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Ed allora ?  
Osserviamo, continuiamo ad osservare da pensionati -quali in grande prevalenza siamo noi che a Contessa vogliamo continuare a vivere- 
questo mondo che rifiuta di assolvere al ruolo creativo, innovativo e democraticamente rivoluzionario che a tutti gli uomini compete.
Se non si crea, se non si immagina, sia pure errando, poco di umano lasceremo a questo mondo !

Per quanto riguarda i giovani, in numero discreto ritengono di
occuparsi di Politica. 
Ma (a nostro sindacabile giudizio)
tanti di essi confondono la Politica con la semplice contrapposizione fra gruppi.

Politica è possedere visione del domani, studiare molto e adoperarsi perchè
la visione possa diventare realtà.

Col semplice applicare all'interno delle istituzioni (Stato, Regione, Comune) le leggi non si diventa politici;
questo aspetto dell'amministrazione pubblica compete ai burocrati.
Ben altro è il compito dei "politici".

Chi non possiede "visioni" (giuste o sbagliate, adeguate o meno che siano) sul
domani e sul dopo-domani, 
non si occupa -infatti- di politica.

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Rispolverare un 
antico ricettario locale di
Contessa Entellina, ma che rispecchia
usi -riteniamo- dell'intera Sicilia
(primi anni del Novecento)
 Ingredienti:
-4 spicchi d'aglio
-1 mazzetto di prezzemolo
-1/2 bicchiere di olio di contrada =Contesse
-400 gr. di pasta (spaghetti?)
-sale
-peperoncino rosso
-50 gr. di formaggio grattugiato

Pasta all'aglio e olio
=Pestare in un mortaio 4 spicchi d'aglio, un cucchiaio di prezzemolo tritato e un peperoncino rosso.
=Diluire il tutto con l'olio.
=Cuocere la pasta.
In un grande piatto versare sia la pasta che la salsa; mescolare e servire avendo spolverato il formaggio.

Motivi per riflettere. Noi gente del XXI secolo

Fatti e detti vari
Il problema degli eventuali finanziamenti al M5S è fatto prettamente politico, più che giudiziario, sia per il tempo trascorso sia perché all’epoca il M5S non era stato ancora formalmente costituito. Se i responsabili legali del M5S e della Casaleggio e Associati non sporgono immediatamente  querela con ampia facoltà di prova, i dubbi non possono che crescere sui nessi non solo di “amorosi sensi” (spesso manifestati apertamente) tra il Movimento e la dittatura venezuelana, ma anche finanziari. 
(Formiche)

Cristina Antonucci
, sociologa politica
Marito torna a casa lodando Conte e ricordando i tempi in cui ha sostenuto con lui l’esame di diritto privato.
Sto per tornare single.

Luca Paladini, attivista per i diritti civili
Spesso ci rammarichiamo di non avere più figure politiche dello spessore del passato. E non vediamo che ne abbiamo davanti una oggi che per preparazione, cultura, linguaggio, capacità di farsi ascoltare e mobilitare è gigantesco.

Angela Caponnetto, reporter Rai news 24
Quello che nessuno vorrebbe e vuole vedere. Il corpo di una bimba di 5 mesi ritrovato su una spiaggia libica con addosso la tutina da neonata. Era nella barca affondata sabato scorso davanti la Libia: 12 vittime.

Andrea Nicolaj, esperto tecnologia
Piano rilancio tedesco 2 miliardi su 5G e 6G ! Noi invece abbiamo 500 Comuni che hanno vietato l’installazione delle antenne.. Con il consulente del governo Pauli in testa.
Poi è colpa dell’Europa..

Cecilia Strada, filantropa e saggista
16mila morti, malati e famiglie abbandonate, strage nelle Rsa, settimane o mesi per un tampone, se mai l'avrai.
La Regione Lombardia rifarebbe tutto. Noi no. Noi vogliamo una vera svolta nelle politiche sanitarie. Il 20 giugno alle 15 in piazza Duomo a Milano - belli distanziati.


18 Giugno

18 Giugno 1146

La flotta del Regno di Sicilia guidata da Giorgio d’Antiochia attacca Tripoli, conquistata al termine di tre giorni di assedio.

Al Blog piace ricordare il grande Ammiraglio Giorgio d'Antiochia richiamando la costruzione della Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio (La Martorana, di Palermo) che deve il suo nome ufficiale dall’essere stata fondata proprio da Giorgio d’Antiochia (1090-1151), ammiraglio siriano della flotta del re normanno Ruggiero II. 
Giorgio era di fede ortodossa e volle edificarla proprio per dedicarla a quella comunità allora in assolta prevalenza in Sicilia sotto il dominio degli Altavilla, e dove tuttora, (in Santa Maria dell’Ammiraglio), si segue il rito cattolico/bizantino.
La chiesa sorgeva accanto al monastero benedettino voluto nel 1191 dalla nobile palermitana Eloisa Martorana e fu proprio da quest’ultima che la chiesa prese il nome con il quale è, probabilmente, più nota.

La struttura della chiesa in origine era a croce greca con atrio e nartece ed ha subito nel tempo profonde modifiche in termini architettonici ed artistici fino al risultato con cui ai nostri giorni la ammiriamo. Agli antichi mosaici si affiancano -ai nostri giorni- affreschi (di Guglielmo Borremans, Antonio Grano e Olivio Sozzi) barocchi,  marmi mischi palermitani e la cappella -anch’essa barocca- al posto dell’antica abside (architetto Paolo Amato 1634-1714).

mercoledì 17 giugno 2020

17 Giugno

17 Giugno 1885
La Statua della Libertà arriva a New York.

L'opera fu un gigantesco dono dei francesi agli Stati Uniti d'America per il Centenario della Dichiarazione di Indipendenza. Concepita inizialmente come un faro, per la sua mole fu accostata al Colosso di Rodi, una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico, che tuttavia al suo cospetto sarebbe sembrato un nano... alto solo 30 metri.

Il nome completo dell'opera di Frédéric Auguste Bartholdi è Liberty Enlighting the World (La libertà guida il mondo), ma per gli americani è familiarmente Lady Liberty. 

La Statua venne completata a Parigi nel 1884 e trasportata a New York dove il Presidente Cleveland la inaugurò ufficialmente il 28 ottobre 1886. Successivamente, nel 1924, venne dichiarata monumento nazionale insieme a Liberty Island.

Dal 1984 fa parte del Patrimonio dell'Umanità Unesco e ogni anno è visitata da circa 11 milioni persone.

martedì 16 giugno 2020

16 Giugno

16 Giugno 1996 
Russia – Prima tornata delle elezioni presidenziali.


Agli occhi di un occidentale abituato nella sua vita a considerare la libertà e la democrazia come valori normali di una società, la Russia di oggi può sembrare un Paese arretrato e autoritario. 

Non è così dal punto di vista dei russi, i quali oggi godono di libertà che non potevano neanche sognare ai tempi dell'Unione Sovietica. Sensazione di molti osservatori è che negli ultimi anni la Russia abbia visto una serie di passi indietro sulla strada delle riforme democratiche. Il principale di questi è stato preso dal governo russo sfruttando l'onda emotiva dell'orribile attacco terrorista alla scuola di Beslan, ed ha comportato l'abolizione dell'elezione diretta dei governatori delle regioni russe da parte degli elettori, che ora invece vengono nominati direttamente dal Cremlino come ai tempi sovietici.

Per un Paese che all'epoca sovietica era abituato a incarcerare dentro cliniche psichiatriche chiunque la pensasse in modo diverso rispetto ai governanti, il fatto che oggi i russi possano, bene o male, esprimere liberamente le proprie opinioni, è un passo avanti enorme sulla strada della democrazia. 

Eppure attualmente il Cremlino controlla direttamente o indirettamente la stragrande maggioranza dei media russi: Russia Today TV, All-Russia State Broadcasting Company (VGTRK), il cosiddetto "Primo" Channel, l'Agenzia di Stampa RIA-NovostiNTV, la radio Ekho di Mosca e persino il 25% di Euronews, la televisione europea che trasmette in sette lingue ed è diventata una delle principali fonti di informazione in Russia. 

Al di fuori del controllo del Cremlino rimangono quindi solo la Ren Tv, la Tv Centr e buona parte delle radio locali e dei quotidiani, che sono comunque in gran parte riconducibili a oligarchi vicini al Cremlino.

Non è certo dunque una situazione rosea. 

lunedì 15 giugno 2020

GOLIARDI E GOLIARDIA, NELLA TRIESTE ANNI ‘60 .... di Ernesto Scura

Nei primi anni ‘60 studiavo ingegneria, a Trieste e, nel contempo, frequentavo la facoltà di lettere nella storica sede di Via dell’Università. Direte, ma che stravagante modo di voler diventare ingegnere. Non fraintendete. Frequentavo “le ragazze” che frequentavano lettere. E non crediate che fosse tempo sprecato, tutt’altro. 
Si dà il caso che spesso mi trascinavano a sentire qualche lezione. di filologia, e non so dirvi quanto affascinante sia questa materia. Anche per un ingegnere?  Ma certo, anche per un ingegnere, specie se meridionale, come me, che scopre l’importanza dei sostrati. Un esempio. Nel dialetto calabrese c’è un modo di dire, “catupp e catapp”, almeno a Corigliano, che sta a significare “nè poco nè tanto”. Ebbene, discende direttamente dall’arabo “katibbi, katabbi”. Ma rimasi oltremodo affascinato quando il professor Pellegrini, a sua volta discepolo del famoso filologo professor Tagliavini, affrontò il tema di una forma dialettale catanzarese che ripete fedelmente una formula grammaticale Latina. Avrete, chissà quante volte, sentito un catanzarese pronunciare frasi del genere: Vaiu ma un mangiu = vado a mangiare, Vaiu ma un pisciu = vado a pisciare. Questa forma rispetta l’esatta forma latina di“ut e il congiuntivo”. E con ciò ? 
Nulla. Solo che di mio ho dovuto aggiungere che questa forma si ripete perfettamente anche nel dialetto della vicina Rossano e nei paesi del suo hinterland. Sin da giovane ho avuto modo di valutare la forma rossanese: “ Va’ e dicil ’un vena “ = Va’ e digli che venga, dove quel “un” non è altro che l’antico ut della lingua latina, che sta a significare “affinchè”. 
Aggiungo che alle stesse ragazze che ci invitavano alle lezioni di filologia, ricambiavamo la “cortesia” affidandogli il compito di ascoltarci mentre ripetevamo una nostra materia, come prova d’esame. E sapeste come erano severe, sulla scorta dei nostri libri di testo, se commettevamo un qualche errore nel trascrivere una formula di “Scienza delle Costruzioni” o di “Macchine”. Dopo questa divagazione filologica e tecnica,che ci conferma come anche i severi studi d’ingegneria sapessero conciliare l’utile al dilettevole (e non chiedetemi cos’era il dilettevole), possiamo parlare di goliardia. 

Alla festa delle matricole,che si celebrava ogni anno, si poteva assistere a scenette e ad episodi gustosi improntati, sempre, ad originalità ed intelligenza. Uno di quegli anni, uscendo di casa per avviarci all’Università, notammo che, alla fermata dell’autobus che, di solito, nel bel mezzo del riquadro di vernice gialla,stampato sull’asfalto, riporta la gigantesca scritta BUS, con gli stessi identici caratteri, era stato aggiunto “DEL CUL”. E su tutti i percorsi stradali di Trieste che portavano all’Università, campeggiava l’impudica scritta “BUS DEL CUL”. Si dà il caso che il Comune, probabilmente con ironico malcelato compiacimento, fu intempestivo nel procedere alla cancellazione di quell’aggiunta che rimase almeno fino alla fine di quei tre giorni di“baldoria”, con grande compiacimento degli studenti e, più che altro, di tutta la città che non si lasciò sfiorare dall’ombra di falsi moralismi ma, addirittura, apprezzò l’intelligente vivacità di quelli che, un giorno, sarebbero stati gli esponenti della cultura cittadina. Negli incontri con le rappresentanze studentesche straniere (di solito ragazze austriache, tedesche e polacche),quando si doveva intonare l’inno internazionale della Goliardia, il nostro solenne “GAUDEAMUS IGITUR” dava luogo ad un insanabile conflitto di pronuncia con il loro “Gaudamus igghitur” che loro sostenevano fosse la corretta dizione “latina”, tutta gutturale, e tiravano in ballo anche il nostro “errato“ Cesar nel voler leggere Caesar che, per loro, andava pronunciato “Kaesar”, da cui il tedesco Kayser , e lo slavo a Czar, volti ad indicare l’imperatore. 
Risultato? La controversia si risolveva, sempre, con la pacificazione davanti ad un “bicer de bianco” accoppiato ad un “rodoleto de persuto” in quelle romantiche osterie della Trieste “anni ‘60 “. Ma la goliardate erano all’ordine del giorno e, spesso, restavano relegate nell’ambito della quotidianità, limitandosi alle quattro risate tra studenti, senza il veicolo divulgativo dei media, anche se, spesso, meritevoli di palcoscenici più ampi. Uno dei bersagli più vulnerabili delle nostre mattane era Franco Ramundo, tipico calabrese dai capelli neri e crespi e dal colorito scuro, con l’aggiunta, però, di occhi azzurri che suscitavano un qualche curioso interesse, specie nelle friulane, che egli, severo rispettoso del “donne e buoi dei paesi tuoi”, finiva sempre con lo scoraggiare. Ed essendo fratello di un sacerdote era integerrimo cattolico praticante che non si perdeva una messa domenicale. La segretaria di facoltà, ogni volta che lo vedeva, gli invidiava la “tintarella” che immaginava avesse acquisito nelle vacanze. Franco aveva un carattere molto docile, per cui si prestava ai nostri scherzi, è il caso di dire, ”da preti”, e quindi sopportava le nostre, a volte esagerate, spiritose trovate. Una volta, che abitavamo, tutti noi amici calabresi, nella stessa pensione, ci ritrovammo nella stanza di Franco che, già in pigiama, si apprestava ad andare a letto. Uno di noi, con intento palese di farlo imbestialire toccando il problema dell’esistenza di Dio, affermò che Dio non esiste. E Franco, come era prevedibile, reagì violentemente a questa asserzione. Era abituato Franco, sparagnino com’era, a fumarsi, prima di andare a letto, una mezza sigaretta, riservandosi l’altra metà per l’indomani, sorseggiando il caffè. Quella sera accese e fumò una sigaretta intera. Leonardo mi fece osservare: dev’essere veramente incazzato, stasera, e non bada a spese. Guarda con che rabbiose boccate sta dando fondo al valore di una sigaretta intera. Costi quel che costi. Un caldo pomeriggio mi telefonò ed io corsi all’apparecchio telefonico a parete, collocato all’ingresso, come si usava a Trieste nelle case che affittavano camere a studenti. Cominciò a parlare di qualcosa ma io, all’improvviso, emanai un rantolo, ah, ahhh, ahhhhh,e poi silenzio. E lui: Erne’, che cè? Ed io non rispondo. Erne’, dimmi, cosa c’è? Io muto. Erne’, non farmi preoccupare, cos’hai? A quel punto, senza attaccare, lascio l’apparecchio pendulo. Dopo circa un quarto d’ora, giusto il tempo per farsi a piedi il percorso da casa sua, drin drin, suona il campanello della porta. 
Con aria sorniona apro la porta e mi si presenta tutto sudato, col fiatone per essersi fatto a piedi le scale dei tre piani. Non ha più la forza di parlare.Lo faccio entrare e una volta seduto gli dò il tempo di riprendersi. E poi, finalmente, mi scarica addosso una sequela di severi ammonimenti, con invito a non fare mai più di questi scherzi. “Pensa, se un domani, veramente ti dovesse accadere qualcosa, stai pur certo che io non ti crederò, e tu chissà che fine farai. Promisi solennemente che non l’avrei fatto mai più. Passò un mesetto e fui io a chiamarlo, in un torrido pomeriggio. Quando rispose aveva un voce stentorea e, con un qualche affanno, disse: Erne’, sto male,mi sento svenire. Ed io: ma chi vuoi prendere per fesso, se sono stato io a farti per primo questo scherzo. Erne’, ti giuro, sto veramente male e non mi reggo in piedi. Vai bello, vai, ed attaccai il telefono. Poi ci ripensai. Franco, cattolico praticante qual era, non diceva mai bugie. E per non avere scrupoli, scesi giù, inforcai la Vespa e, giunto a casa sua,che per fortuna era munita di ascensore, suonai, e tardò ad aprire la porta e, senza parlare, si sdraiò sul letto, mentre il sudore gli imperlava il viso. Gli applicai un fazzoletto bagnato sulla fronte, e poi, nel tardo pomeriggio, quando ormai si era ripreso, lo accompagnai dal dottor Omero, che era il medico messo a disposizione degli studenti, dall’università. Con la solita bonomia che lo contraddistingueva, il dottor Omero si fece spiegare cosa era successo e poi, diede questa tranquillizzante spiegazione: quando squillò il telefono, lui si vegliò di soprassalto per andare a rispondere. Non c’è cosa più sbagliata. Quando ci si sveglia, non bisogna mai passare velocemente dalla posizione orizzontale a quella eretta, ma bisogna sempre dar tempo all'organismo di procedere lentamente all’assuefazione,stando un pò seduti sul letto, prima di alzarsi .E questo vale per tutti, anche per le persone sane. Questo succedeva negli anni ruggenti di quella splendida e meravigliosa stagione goliardica che ci aiutò a diventare, oltre che quei professionisti che siamo diventati,anche uomini di quella Mittel Europa a cui tanto dobbiamo. Ma erano altri tempi, ed altri contesti,con altri gusti e ben altri interessi. Oggi, quei pochi amici che mi restano nella città giuliana, quando rievoco quegli anni di sana e “spregiudicata” spensieratezza, non fanno che ripetermi: “Goliardia ? Goliardia xe morta”. Osterie e Trattorie di una volta? “Ora son tute ristoranti de luso”. 
E le mule ? “Tute vece babe che no le se pol vardar “. E, ovviamente, il loro riferimento è inteso a “quelle mule”, di altri tempi e di altre stagioni della vita. E sapeste la stretta al cuore. 
Ernesto SCURA 

Pestilenze in età moderna. Il duro confronto fra scienza e pandemie a cominciare dal '500 (2)

117. Ingrassia_Libro - Università di Palermo

Abbiamo attinto informazioni e dati da:

TERRITORIO, ECONOMIA E POPOLAZIONE 
NELLA SICILIA D’ETA’ MODERNA (1571-1577) 
Dott. Salvatore Andrea Galizia

Seconda parte
Ai primi di luglio 1575 la situazione appariva un Sicilia piuttosto diversificata da città a città, da zona a zona. 
--A Messina l’espansione della peste appariva contenuta, 
--Cammarata era gravemente infettata 

Come abbiamo ricordato nella precedente pagina gli iniziali focolai erano stati individuati a Palermo, Messina, Palazzo Adriano, Sciacca e Giuliana, ma in poche settimane l’infezione era dilagata ancora a 
-Monreale, 
-Carini, 
-Chiusa, 
-Caltabellotta, 
-Castronovo, 
-Bisacquino, 
-Burgio, 
-Villafranca, 
-Piana dei Greci, 
-Alcamo, 
-Sala, 
-Gibellina, 

Sostanzialmente l'epidemia era dilagata piuttosto intensamente nella Val di Mazara e questa circostanza indusse le autorità a ricorrere a misure più decise, in relazione ai tempi di allora. 

La situazione era davvero grave a tutto giugno a Palazzo Adriano dove il 1° luglio fu stabilìta  la costituzione di tre luoghi, isolati dal resto della cittadina e vigilati da guardie: 
^^uno adibito al ricovero degli infetti, 
^^uno per il ricovero dei convalescenti 
^^e uno per i sospetti.

Fu stabilito inoltre per tutte le località dell'isola:
-che le persone abbienti, se infette, convalescenti o sospette, dovessero rimanere “barreggiate” nelle loro case e vigilate da guardie comunque a spese loro; 
-che le Università locali (oggi diremmo i Comuni) dovessero provvedere a loro spese a fornire di vettovaglie, medicine e vestiti i lazzaretti;
-che tutti i capi d'abbigliamento ed i panni dei ricoverati in uscita dai tre lazzaretti venissero bruciati; 
-e che le abitazioni degli infetti, convalescenti e sospetti dovessero essere ventilate per fare “sventare” l’aria infetta.

15 Giugno

15 Giugno 1978 
 Giovanni Leone si dimette dalla carica di sesto presidente della Repubblica Italiana.

A partire dal 1976 Leone rimase coinvolto in una dura e accanita campagna di stampa, orchestrata soprattutto dal Partito radicale di Marco Pannella - che anni dopo gli chiederà scusa - e dal settimanale L'Espresso, fino alla pubblicazione, nei primi mesi del 1978, del feroce pamphlet Giovanni Leone: la carriera di un Presidente, della giornalista Camilla Cederna - che sarà poi condannata per diffamazione, ove Leone venne chiamato in causa relativamente allo scandalo Lockheed.

domenica 14 giugno 2020

I giornali di oggi

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Alle radici del Cristianesimo

Ora, camminando sulla riva
del mare di Galilea
vide due fratelli,
Simone detto Pietro,
e Andrea, suo fratello,
gettare il giacchio nel mare,
erano infatti pescatori.
...
...
Seguitemi, vi farò pescatori di uomini” - Il Popolo Veneto...
Oggi, nella Chiesa bizantina, si legge il brano del Vangelo di Matteo 4, 18-23.
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Quel venite dietro di me, è l'invito personale di Gesù. 

Il Cristianesimo è la risposta a questa sua proposta. Seguire lui significa "convertirsi" ...
La fede cristiana non è innanzitutto una dottrina o una pratica: è relazione personale con Gesù, il mio Signore, che amo perchè lui per primo ha amato me. L'amore per lui, che si esprime in
--orecchie che ascoltano,
--occhi che guardano,
--piedi che seguono,
--mani che toccano,
--fiuto che sente,
--bocca che assapora,
--e cuore che canta,
è il centro del Cristianesimo.   ...   ...
Silvano Fausti
(1940-2015), gesuita, è stato docente di Teologia

500 Anni. Uno Stato feudale: Kuntissa, i baroni, i contadini, .... ed una società mai prospera

Perchè conosciamo così poco la storia locale ?
Eppure esiste abbastanza materiale per ricostruirla.

 Come era strutturato, sotto il profilo amministrativo, lo Stato di Kuntissa nei secoli che segnano la "Modernità" ? Prima di rispondere preferiamo ricordare che la modernità è il periodo che comincia con la scoperta dell'America (e in termini locali con la fondazione istituzionale del Comune nel 1520) e cessa nell'arco temporale che comincia con Caracciolo e finisce nel 1812 con la prima Costituzione pattizia dei Borboni . Con questi ultimi eventi del Regno Meridionale, per gli storici, comincia la "contemporaneità".

Nella gran parte degli Stati feudali (ossia dei comuni con relativo territorio di pertinenza) gli ufficiali dell'amministrazione locale venivano scelti e nominati dal barone (che per Contessa corrispondeva al signori di casa Cardona, poi Gioeni ed infine Colonna) o, in sua vece -dato che quei Signori spesso non sapevano dove fosse situata Contessa-, dal governatore e/o da altra figura che egli stesso nominava, non esercitando egli quasi mai direttamente i privilegi feudali. 
Tipica costruzione feudale
 

Nell'Università feudale di Kuntissa la carica più importante era ricoperta dal Secreto (qualche volta localmente definito anch'egli Governatore o Camerario). 

Costui in loco rappresentava quindi il feudatario.

A Contessa questo ruolo durante il periodo feudale fu ricoperto per lunghi e prevalenti periodi dai LoIacono.
Alla figura del  Secreto faceva capo: 
-la secrezia o camera baronale (che si occupava di cespiti fiscali e privati del barone). In pratica la conduzione feudale-agricola dell'intero Stato baronale,
e
-l'amministrazione dell'Università (= del comune) e della giustizia sia civile che penale. 
Era il Secreto che curava:
-e la cessione in affitto della riscossione delle gabelle (o dazi), in proprio della secrezia;
-che la conduzione dell'Università dove era assistito dai Giurati, dal Sindaco, dal Maestro Notaro (segretario); 
-era -ancora- il Secreto che insediava la Corte Capitanale (amministratori della giustizia), e la Corte Giuratoria (amministratori comunali), 
-era sempre a lui che i vari funzionari rispondevano del loro operato.
(Segue)

14 Giugno

14 Giugno 1940

Seconda guerra mondiale:
-I tedeschi entrano a Parigi.

-I tedeschi aprono il campo di concentramento di Auschwitz. 

Auschwitz fu il più grande dei vari complessi di campi di concentramento e svolse un ruolo fondamentale nell’attuazione della cosiddetta Soluzione Finale pianificata dai Nazisti. 
Campagna di Francia - WikipediaE' ricordato come il più infame di tutti i campi di sterminio, una vera e propria fabbrica di morte: produsse oltre un milione di vittime. Il 90% di esse erano ebrei, ma tra quelle mura finirono anche polacchi, russi, Rom, Sinti, omosessuali e testimoni di Geova.

Lo stesso giorno (14 Giugno 1940) i tedeschi entrano nella capitale francese. I soldati scrutavano i luoghi tutto intorno prima di accedere, a velocità ridotta, verso il centro. Appollaiati sulle sponde degli automezzi, i soldati scoprivano una città in cui la maggior parte di loro non aveva mai messo piede.

A mezzogiorno la svastica nazista già sventola sul Senato, sulla Camera dei Deputati, sulla porta dei grandi alberghi.  Gli altoparlanti girano per la città ordinando agli abitanti di restare in casa e di obbedire alle truppe di occupazione. 
L’indomani gli orologi della città vengono portai avanti di un’ora per adeguarsi all’ora di Berlino.