StatCounter

venerdì 27 gennaio 2023

Rievocazioni. Disumanità della seconda guerra mondiale

 Libri e giornali dedicano ogni anno volumi e pagine per rievocare  la Shoah. 

 Il Corriere della Sera, da ieri, 26 gennaio, ha messo in vendita il libro di Frediano Sessi che racconta la discesa verso gli inferi di Arturo e dei suoi cari, condannati senza possibilità di riscatto per una colpa ontologica, di cui non hanno responsabilità: essere nati ebrei.

 Arturo ha nove anni e frequenta la quarta elementare: non ha nessuna cognizione e non coglie significato dalla parola «ebreo». In Italia si era nell'anno 1938, in un Paese ormai ubriaco di propaganda fascista ed inebriato da illusioni di grandezza.

 Il papà, la mamma, la sorella — fatti tutti battezzati cattolici da tempo, per «vivere tranquilli» e confondersi nel grande e prestigioso mare dell’italianità pura, della ritrovata romanità ad opera del Duce-. 

   Arturo Finzi non sa cosa significhi essere ebreo. Ma un giorno di primavera il maestro — con il piglio marziale richiesto dalla nuova educazione fascista —  gli fa sapere che per «quelli come lui» la pacchia è finita:  il ragazzo dovrà d’ora in poi sedersi nel banco dei puniti, in silenzio, e nessuno in classe potrà più rivolgergli la parola: perché lui è un nemico della patria.

 Ultima fermata Auschwitz di Frediano Sessi, è un libro scritto in prima persona, in forma di diario, con il tono semplice, diretto ed efficace come potrebbe essere quello di un ragazzino che scopre prima del tempo la realtà, la crudeltà della storia che a tratti penetra nell’esistenza quotidiana volgendo in tragedia una vita fin lì serena e spensierata.

L'estensore del diario non si è mai accorto di essere «qualcos’altro», di appartenere a una diversa declinazione umana. Tutti gli italiani, chi più e chi meno coltivavano la propria appartenenza religiosa nel privato. Tanti avevano addirittura abbandonato l'ebraismo senza necessariamente abbracciarne un'altra.

 Arturo, segregato ancor prima che le leggi razziali faccessero la loro comparsa ufficiale (l’annuncio dei provvedimenti arriverà alla fine dell’estate) nello spazio di un mattino si vede crollare addosso una presunta diversità di genere umano: suo padre, un fascista della prima ora («ho la tessera del fascio dal 1922», spiega la sera al figlio in lacrime) provò  a cancellare l’umiliazione del figliolo imponendo la sua autorità al direttore della scuola, facendo presente la particolare situazione familiare, tutti fascisti e tutti battezzati cattolici, da «veri italiani».

Non ci fu nulla da fare; la realtà genetica secondo l’interpretazione nazi-fascista sancisce che non ha alcuna validità l'avere abbandonato la religione dei Padri. 

Il libro di Frediano Sessi racconta la discesa verso gli inferi di Arturo e dei suoi cari, condannati senza possibilità di riscatto per una colpa ontologica, essere nati ebrei. 

 Il diario riporta i passaggi attraversati in quegli anni terribili da migliaia di italiani «non di razza ariana». Seppure cittadini fino ad allora inseriti nella vita nazionale, presenti in tutti mestieri, dai più umili ai più prestigiosi, titolari di decorazioni per le loro azioni in guerra, artisti e letterati, medici e avvocati, insegnanti e impiegati, furono tutti spogliati gradualmente dei loro diritti, delle loro proprietà, della loro identità.

 L’estraniamento degli ebrei dalla vita nazionale non incontrò ostacolo alcuno, proseguì fino all’inevitabile conseguenza, quando le sorti della guerra trasformeranno l'Italia esecutrice della volontà e degli slogan del nazifascismo: gli ebrei,  non tutti riusciranno a salvare la loro vita.

 Si arrivò al punto di denunciare una famiglia per denaro, per «farsi belli» con i tedeschi e comportare  per le vittime deportazioni, lutti e dolore, ad opera di italiani delatori per denaro. 

Ad Arturo Finzi e alla sua famiglia che speravano di «essere come tutti gli altri» toccò un’esperienza tragica, un destino senza vie d’uscita nel vortice della malvagità che a tratti sembrò oscurare senza rimedio la storia.

 Molti italiani sacrificarono la loro vita pur di aiutare esseri umani che non avevano mai visto e conosciuti prima, che erano perseguitati soltanto perché nati ebrei. Tuttavia per i Finzi non ci fu riscatto. Per loro l’ultima fermata fu ad Auschwitz, il simbolo più potente del pozzo nero che l’umanità porta in sé, spesso senza nemmeno rendersene conto.

giovedì 26 gennaio 2023

Flat tax. Di cosa si tratta?

 Nel testo della legge di bilancio 2023 è previsto che entrerà in vigore la Flat tax a beneficio delle partite Iva (aziende e lavoratori autonomi). L’imposta al 15% sarà applicata ai redditi dei contribuenti che adottano il regime forfettario (per cui dal 2023 la soglia è salita da 65 mila a 85 mila euro di ricavi all’anno), anche a coloro che non lo fanno, che per scelta o perché non possiedono i requisiti necessari.

Gli obiettivi -secondo le intenzioni governative-  sarebbero di agevolare una crescita economica, soprattutto per piccole imprese e lavoratori autonomi, e in parte contrastare l’evasione.

Alcuni punti da attenzionare

Si parla tanto di interventi
sul sistema fiscale
 Nella Flat tax rientreranno tutte le partite Iva individuali, ossia persone fisiche che sono titolari di un’impresa o che esercitano un’arte o una professione. 
 Per chi rientra nel regime forfettario, sono esclusi coloro a cui si applica la legge 190 del 2014, (rientrano nel regime dei minimi con aliquota al 5% e possono avvalersene per il periodo residuo dei 5 anni agevolati e comunque fino ai 35 anni di età).
 
 La legge di bilancio prevede che - nel caso in cui un lavoratore ha sia una partita Iva che un reddito da lavoro dipendente, e quest’ultimo supera la soglia del 30 mila euro nell’anno precedente, non può essere applicata la Flat tax-. 

 Soltanto per il 2023, invece, l’agevolazione fiscale è operativa anche per le persone fisiche con partita Iva che non aderiscono al regime forfettario, qualunque sia il motivo. Per costoro la Flat tax consiste in un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali del 15% da applicare sulla quota di reddito di impresa o lavoro autonomo determinato nel corso dell’anno che eccede rispetto al reddito più elevato registrato nell’ultimo triennio (2020-2022), a patto che non superi la soglia dei 40 mila euro. 
L’imposta, quindi, non si applica a tutto il reddito del 2023, come invece avviene per coloro che adottano il regime forfettario, ma solo alla differenza tra esso e il più alto dei tre anni precedenti.

Alla base imponibile su cui applicare la Flat tax al 15% sarà tolto un importo pari al 5% del maggiore dei redditi di quel triennio. Alla parte di reddito non incrementale, quindi a ciò che rimane, sarà soggetto alla tassazione Irpef più le addizionali regionali e comunali, che variano a seconda del domicilio fiscale del contribuente.

 Il beneficio è ovviamente palese, considerato che l’Irpef parte con un’aliquota al 23% fino a 15 mila euro di reddito imponibile, per poi salire su quello eccedente:
- al 25% fino a 28 mila euro;
- al 35% da 28.001 a 50 mila;
- al 43% oltre 50 mila euro.

Il testo definitivo dovrebbe uscire tra febbraio e marzo. Oltre a ridurre l’Irpef a tre aliquote (23%, 27% e 43%) e l’introduzione del quoziente famigliare (un sistema per tassare i cittadini tenendo conto del carico familiare e quindi dei figli), obiettivo del governo per i prossimi 5 anni è puntare sulla Flat tax, stabilendo quindi un’aliquota fiscale unica per tutti, dipendenti e autonomi.

 Per raggiungerlo saranno necessarie alcune manovre: la prima  arrivare a che tutti i redditi (dipendenti, pensionati, autonomi) siano tassati nella stessa maniera: in sostanza, sparirebbe la «no tax area» (soglia di reddito entro la quale l’imposta dovuta è pari a zero) e si avvierebbe un’armonizzazione delle detrazioni (i pensionati non pagheranno tasse fino a 8.500 euro, gli autonomi fino a 5.500, i lavoratori fino a 8.174 euro).

Posta elettronica. I canali gestiti da "Libero" e "Virgilio" da quattro giorni non sono attivi

Pure l'elettronica può deludere

Italia Online, gestore dei due servizi,
conta di ripristinare entro domani, 27
gennaio, la regolarità operativa.

 La posta elettronica attraverso Libero e Virgilio non funziona da quattro giorni. Secondo i gestori è escluso che si tratti di attacco hacker.

 Inevitabili quindi i disservizi su oltre nove milioni di caselle di posta elettronica. Per chi è esperto in materia elettronica si sarebbe trattato di un bug (un errore) del sistema operativo che ha compromesso il corretto funzionamento di una «innovativa tecnologia di storage» introdotta nelle scorse settimane.

 Italia Online, gestore dei due servizi, precisa  che il software è fornito da un'azienda esterna e che -detto in altri termini- si tratterebbe di un tentativo di miglioramento del servizio andato purtroppo storto.  Adesso servono i tempi tecnici per rimediare. 

Curiosita' nel e dal mondo

I cambiamenti ...nei nostri giorni 

Viviamo giorni di cambiamenti accellerati; convinzioni e abitudini consolidate da sempre, che da secoli costituivano riferimenti culturali, etici e identificativi delle comunità umane e ne tracciavano la fisionomia ed i costumi del vivere, cedono a ritmo quasi accellerato il passo a nuove visioni su come leggere il fine ed il senso della vita e su come modulare i comportamenti da intrattenere.

Nessuno, nè in ambito politico istituzionale nè in quello pedagogico culturale, dà evidente sensazione di stare cogliendo e ancor meno di stare guidando i cambiamenti  che -di per sé-  hanno da sempre tracciato la Storia dell'uomo e frequentemente a prescindere dall'uomo.

Per lo scrittore/giornalista Corrado Augias ci troviamo al confine tra due epoche o due mondi e nemmeno a noi mancano ragioni di pessimismo, a cominciare dallo stato di salute del povero pianeta, oltragiato senza pietà né discernimento.

Ancora per Augias ... scompaiono abitudini consolidate, riferimenti culturali ed etici che a lungo hanno dato fisionomia alla nostra civiltà. Innovazioni scientifiche e tecnologiche inimmaginabili fino a pochi decenni fa hanno reso possibili e anzi banali risultati e capacità smisurate; i cambiamenti si succedono con vertiginosa velocità trasformando non solo il nostro mondo fisico e virtuale, ma la psicologia delle nuove generazioni - secondo alcune diagnosi la loro stessa antropologia-  e comunque introducendo nuovi modi di vivere e nuove epidemie.

Se diamo al termine "barbari" il significato di chi con vigore semiconsapevole distrugge ciò che incontra sostituendolo con una cultura e una vita nuove, possiamo dire che i barbari sono arrivati.

mercoledì 25 gennaio 2023

Capita

 POLITICA ITALIANA:
 

Le intenzioni di voto diffusi dalla "stampa"










Curiosità nel e dal mondo

La convinzione di Epicuro 

(341 avanti Cristo, Samo, Grecia -  270 avanti Cristo)


E' vano il pensiero di quel filosofo dal quale

non viene curata nessuna passione dell'uomo:

infatti, come la medicina risulta inutile

se non elimina le malattie del corpo, così è inutile

la filosofia se non elimina le malattie dell'anima.

martedì 24 gennaio 2023

Festa di compleanno. Due gemelle di Anzano di Puglia lunedì hanno festeggiato cento anni.

 Festeggiamenti per Francesca e Maria Ricciardi, due gemelle di Anzano di Puglia lunedì hanno festeggiato cento anni. Il piccolo centro, con oltre 1200 abitanti, sta al confine con l’Irpinia.

«Il vino? Prima mezzo bicchiere a pranzo»


«Il nostro segreto? Volerci bene, stare insieme e in armonia con tutta la nostra famiglia». «Mia sorella – racconta Francesca – si è sposata e ha avuto cinque figli. Uno è morto. Lei ha sempre lavorato. Ha fatto l’uomo e la donna di casa. Si alzava ogni giorno presto e andava a lavorare nei campi e con gli animali e quando tornava a casa faceva le faccende domestiche e badava ai figli. Io, invece, non mi sono sposata. Sono rimasta a casa e ho imparato a ricamare. So ricamare molto bene e ho realizzato lavori bellissimi». Per tanti anni le due sorelle hanno vissuto in case diverse ma distanti davvero pochi passi. Invece da due anni vivono insieme. 

«Abbiamo sempre mangiato quello che coltivavamo- continua a raccontare Francesca - Anche se ci piace la carne. Ma senza eccessi. Il vino? Prima sempre mezzo bicchiere a pranzo. Da qualche anno mia sorella non lo prende più. Io ogni tanto». Le due gemelle si vogliono bene anche se non sono mancati bisticci. Ma sempre di poco conto. «Siamo – prosegue la centenaria – come il diavolo e l’acqua santa. Io sono molto religiosa, mia sorella un po’ meno. Qualche tempo fa andavano in chiesa insieme anche se Maria non è molto praticante come me. Ora che viviamo insieme – continua la signora – qui a casa viene sempre tanta gente. Nipoti, pronipoti. Persone che ci vogliono bene e a cui noi vogliamo bene. Oltre a non esagerare in tutte le cose, come il mangiare, forse il vero segreto di essere arrivati e cento anni è proprio quello di volersi bene. Io e mia sorella abbiamo capito che eravamo arrivate a 100 anni quando la nostra casa si è riempita di parenti e amici».

Rievocazioni. Disumanità della seconda guerra mondiale

 Il testo più celebre sulla Shoah è il Diario di Anne Frank, che ha venduto oltre 30 milioni di copie in tutto il mondo ed è tra i dieci best-sellers di sempre.

Uno dei disegni di Aat Breur-Hibma, artista 
sopra-vissuta a Ravensbrück.

  Sfogliando i giornali di questi giorni è facile leggere che i libri in uscita per la imminente Giornata della memoria, un buon numero, se non la maggioranza, sono scritti da donne. Molti di questi libri sono raccolte di lettere, diari o parziali autobiografie. Nel libro di Aat Breur-Hibma, artista sopravvissuta a Ravensbrück, ci sono anche i disegni.

   Sulla Shoah, le tante donne che hanno scritto e continuano ancora a scrivere, hanno rifiutato la damnatio memoriae a cui sono state da sempre condannate per i grandi eventi del passato, come se non vi avessero sempre partecipato o, almeno, non li avessero subiti pure esse, oltre agli uomini.

  Oltre 70 anni fa le donne sopravvissute ai lager hanno intuito che quella folle volontà nazista che pretendeva di annullare uomini e donne, le rendeva, per la prima volta nella storia, protagoniste di pari diritto con gli uomini nella battaglia per impedire quell’annichilimento.

  Se oggi conosciamo e leggiamo non solo Anne Frank e Charlotte Salomon e varie centinaia di altre testimonianze di donne, ciò accade perchè il merito va proprio a una memoria ampia che non si è persa e che, spesso, figlie e nipoti hanno ritessuto con pazienza certosina i racconti familiari.

  Conservare la memoria, nel modo che per ciascuno è confacente, dovrebbe essere opera di ciascuno e le stesse istituzioni pubbliche, attraverso la scuola, dovrebbero adoperarsi ed insegnare l'onere del tramandare.

Corruzione e politica. Persino quando la patria è in pericolo esistono politicanti che ...

Corruzione di pubblici ufficiali.

L'Italia non è sola su questo aspetto della vita pubblica 

 Il vocabolario così si esprime a proposito della corruzione: Degenerazione spirituale e morale, depravazione; totale abbandono della dignità e dell'onestà. 

 Al di la' di ciò che spiega il dizionario, noi italiani conosciamo bene sia il significato che la consistenza del termine; non per nulla siamo piazzati in buona posizione nella graduatoria mondiale dei paesi dove politici e grand commis sanno come si saccheggiano le casse dello Stato e degli Enti Pubblici.

  In Ucraina è scattata una vera purga anti corruzione dall’inizio della guerra. «Sono già state prese decisioni su diversi esponenti dell’esecutivo, a vari livelli ministeriali nelle strutture del governo centrale, ma anche negli organismi regionali e nelle forze di polizia» ha detto il presidente Volodymir Zelensky nell’ultimo discorso serale. 

 Domenica scorsa la polizia anti corruzione ha fermato il vice ministro delle Infrastrutture Vasyl Lozynsky, colto mentre incassava una mazzetta da 400 mila dollari per agevolare la firma di contratti per la riparazione del sistema elettrico.

 Lozynsky pare sia sotto inchiesta anche per l’acquisto di generatori utilissimi a sopravvivere ai blackout causati dagli attacchi missilistici russi, ma pagati a settembre a prezzi gonfiati. Come da prassi di tutti i "corrotti" il vice ministro nega le accuse, ma intanto per lui sono scattate le manette. 

  Ed intanto: le agenzie di stampas informano che sono stati indotti a dimettersi dagli alti incarici pubblici Vyacheslav Negoda e Ivan Lukerya, numeri due rispettivamente ai ministeri delle Comunicazioni e Territori e Sviluppo. Ieri si era, ancora, dimesso anche il vice Procuratore generale dello Stato Oleksiy Symonenko, e pure il numero due dell’ufficio presidenziale Kyrylo Tymoshenko. 

Capita

 Emigrazione/Immigrazione

 I giornali parlano del paradosso dei centomila. 

 Le associazioni agricole sostengono che il nostro Paese necessita di almeno centomila immigrati stagionali l’anno per non far inginocchiare la nostra agricoltura e per «difendere la nostra sovranità alimentare». Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, ha richiesto che  si consenta ad almeno centomila immigrati stagionali l’anno per non far morire la nostra agricoltura: una cifra che egli ha ritenuto come minima (c’è infatti, nel solo comparto agricolo chi ne vorrebbe il doppio). Questo fabbisogno non comprende le esigenze che presentano i comparti dell'edilizia e dell'artigianato.

 E tuttavia il governo di centro-destra considera una soglia d’allarme l’accoglienza. Conseguentemente Il meccanismo fra la legge della domanda/offerta sembra inceppato. Ed infatti gli economisti parlano di disequilibrio tra domanda e offerta, di cifre che non quadrano e di legislazione pigra o tardiva, di occasioni perdute e di talenti sprecati.

 In un Libro Bianco della Fondazione Ismu («sul governo delle migrazioni economiche») curato dalla sociologa Laura Zanfrini si legge di uno scenario demografico penalizzante dovuto alla grande fuga dei nostri giovani meridionali (più di un milione in vent’anni, la vera migrazione che dovrebbe preoccuparci), nonchè alla competizione, difficile, degli ultimi anni, fra emigrazione qualificata ed immigrazione meno qualificata.

Curiosità nel e dal mondo

 La Storiografia ufficiale italiana


La storiografia ufficiale italiana non ha mai voluto accettare come propria (o perlomeno come parzialmente propria) la vicenda dell'Impero romano di Costantinopoli. Ciò anche se per un lungo periodo (fino a qualche secolo di vita per quanto riguarda l'Italia meridionale e la Sicilia), a ridosso della fine del primo millennio cristiano, quasi mezza Italia fece parte di quest'Impero. Il titolo di Caesar era già passato agli Imperatori di Costantinopoli. Venne poi ereditato (dopo il 1453) dagli autocrati russi: Czar, infatti, altro non è che la traduzione in lingua russa di Caesar . In realtà il nazionalismo italiano equivocava o sbagliava perché se si fosse parte integrante di un impero non si può poi limitare il proprio particolare interesse storico ad una parte geografica, ignorando tutto ciò che è avvenuto all'esterno di quella porzione di territorio. Un errore scientifico -dal punto di vista storico- era poi quello di continuare ad etichettare come Impero Romano d'Oriente lo stato romano riunificato da Giustiniano nel 500 d.C. e quindi legittimo a tutti gli effetti. La capitale era Costantinopoli che, infatti, era detta -in lingua greca- la nea Rhòme, coiè nuova Roma.

Rodo Santoro

Architetto, scenografo e saggista di storia, ha una vasta produzione letteraria

Nt. a Kos (Dodecaneso/Grecia) nel 1938

lunedì 23 gennaio 2023

Notorietà e media. I virologi discutono di vino

 Bassetti, Pregliasco e Gismondo, Viola sono i cognomi dei virologi, infettivologi e immunologi che durante tutto il periodo  del covid-dominante sono diventati una sorta di bussola sulle soluzioni verso cui puntare per evitare contaggi ed uscire dalla pandemia.

  Più recentemente il silenzio sui loro punti di vista da parte dei media è calato. Ma essi, pare non amino la distrazione dei media sul loro dibattere/colloquiare,ed hanno aperto un dibattito pubblico sui media su un'altro fronte: il vino, le etichette e gli effetti nocivi dell’alcol.

  Per Antonella Viola, virologa in Veneto, la regione che è la più grossa produttrice italiana di vino, patria del Prosecco e dell’Amarone, ha dichiarato che l’unica quantità sicura di alcol da assumere è zero, perchè quello sarebbe un liquido potenzialmente cancerogeno. Ha aggiunto -addirittura- che bere un paio di bicchieri fa rimpicciolire il cervello. 

  Subito sono intervenuti su tutti i media gli stessi colleghi che dividevano con lei la notorietà durante la pandemia. Matteo Bassetti, il direttore di Malattie infettive all’Ospedale San Martino di Genova, con fotografia tenendo un calice di vino rosso in mano ha subito sostenuto «Credo che sia giusto dire alle persone che non bisogna esagerare, che il vino può far male quando si usano delle grandi quantità. Non lo è altrettanto dire, «in un Paese come il nostro dove siamo cresciuti in qualche modo con la cultura del vino, che il vino rimpicciolisce il cervello o che è come l’amianto o chissà quale altro tipo di sostanza cancerogena. Dire che bere con moderazione non dovrebbe causare problemi è molto importante. Ci sono numerosi studi scientifici che dimostrano che in alcuni setting piccole quantità di vino non solo non fanno male, ma possono addirittura far benefico. Il vino è molto diverso rispetto alle sigarette, perché le sigarette o altre sostanze anche in bassa quantità possono avere un effetto cancerogenetico. Il vino, evidentemente, con quantità minori, credo che non ce l’abbia».

 Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano è intervenuta pure essa: «Ogni eccesso è assolutamente criticabile, che si tratti di bevande o di altre sostanze. Mi permetto di dire, però, che dovremmo lasciare questi commenti agli esperti di quel settore».

Capita

Così,  in una lettera sul giornale in cui scrive (Il Corriere), Aldo Cazzullo  replica ad un lettore che aveva evidenziato come a Castelvetrano ad una manifestazione sulla cattura del boss Messina Denaro, la cittadinanza ha risposto con solamente 24 presenti.

= _ =


Non ho mai creduto alle generalizzazioni. Ci sono siciliani dagli occhi scuri come carbone e altri dagli occhi cerulei, come gli antenati arabi e normanni da cui discendono. Allo stesso modo, ci sono piemontesi estroversi e spiritosi e altri chiusi che prendono tutto sul serio, e pure piemontesi in cui convivono entrambe le nature a seconda dell’umore e delle circostanze. Ciò premesso, qualsiasi discorso pubblico sul Sud è diventato ormai impossibile. Anche solo citare le statistiche che purtroppo vedono il nostro Sud agli ultimi posti in Europa, dall’indice di lettura a quello di occupazione, è impossibile perché subito ti additano come nordista, razzista, antimeridionale. Ed è perfettamente inutile rispondere che si critica quel che si ama, che la premessa di qualsiasi cambiamento è riconoscere che occorre un cambiamento. Oltretutto pure in Sicilia ha attecchito il discorso neoborbonico, che non è folklore ma un potentissimo diversivo: la colpa dei mali del Sud è del Nord; quindi il Sud non ci può fare nulla. Lei mi dirà: un siciliano neoborbonico è un ossimoro, come ghiaccio bollente o deserto innevato; i siciliani furono sempre ribelli ai Borbone, la prima città italiana a insorgere nel fatidico 1848 fu Messina, domata a cannonate, non a caso Garibaldi sbarcò a Marsala e con mille volontari fece crollare un Regno plurisecolare; ma la razionalità non può nulla contro il sentimento. Mettiamola così: la Sicilia è forse il posto più bello d’Italia, quindi del mondo; ha templi greci che neanche in Grecia, mosaici bizantini che neanche a Bisanzio, mari caldi da Pasqua a Natale; puntando su lavoro e legalità, ha un potenziale di sviluppo immenso. I 24 di Castelvetrano sono semi che fioriranno. Dipende solo da loro, quindi da noi; perché in Sicilia nessuno, arabo o normanno che sia, è un forestiero.

=====

Che dire?

Che forse in noi siciliani esiste una sorta di sudditanza psicologica, che ormai è diventata mentalità diffusa? un'abitudine capace di demolire, ignorare ... il ventaglio delle libertà garantiteci dalla Costituzione?

Sandro Luporini, pittore, paroliere e scrittore, in una canzone -a suo tempo- scritta per Giorgio Gaber sostenne: "La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipsazione". Più recentemente Corrado Augias, giornalista e scrittore, ha aggiunto: "Partecipazione, solidarietà, sentimento collettivo d'appartenenza, la possibilità di tenere a bada, insieme, l'arroganza criminale e la licenza irresponsabile. Dove la partecipazione manca, in genere vincono i lupi".

Rievocazioni. Disumanità della seconda guerra mondiale

 In Italia e a livello internazionale, il 27 gennaio di ogni anno viene ricordato l'anniversario della liberazione dal lager di Auschwitz di migliaia di ebrei, pochi rispetto ai tanti che invece il nazismo aveva già massacrati. 

= = =

 Rievochiamo per adesso le difficili vicende attraversate da decine e decine di migliaia di prigionieri italiani nei lager tedeschi gestiti nell'area di confine fra Polonia ed Unione Sovietica di allora; persone sottoposte da prigionieri ai lavori forzati. 

La Memoria

 Nel gennaio 1945 l’esercito sovietico avanzava quasi ovunque in Polonia e i nazisti, per non lasciare testimoni su forni crematoi e lavori forzati, iniziarono a trasferire forzatamente i prigionieri ancora in vita di Auschwitz (ebrei) verso l’interno della Germania. 

 I tantissimi prigionieri dell'esercito italiano deportati in altri lager nell'est polacco, compresi alcuni soldati originari di Contessa Entellina di cui abbiamo notizie documentate e di cui conosciamo le vicende, trovarono finalmente l'opportunità (la fortuna, rispetto a chi era morto nei lager) di attraversare -da liberi, da gente sfugita dai campi dei lavori forzati- a piedi vasti territori verso mete che essi stessi non conoscevano. 

 Sapevano di non essere più prigionieri stante la ritirata tedesca dai territori polacchi, ma erano sbandati, privi di indicazioni, di guide e di mete. Si trattava di decine di migliaia di soldati/prigionieri già sottoposti ai lavori forzati in aziende finalizzate a sostenere la folle guerra di Hitler. Quando arrivarono i russi quei militari trascorsero ulteriori mesi da un campo militare all'altro, in attesa che fra paesi occidentali e Russia venissero definite le modalità di rilascio.

 Da sbandati essi avevano percorso prima che arrivassero i russi, vasti territori in condizioni e situazioni terribili, quasi incapaci di reggersi in piedi, e cercando solamente di non imbattersi in regimenti tedeschi che rientravano verso Occidente perchè inseguiti dall'Armata Rossa.  I racconti raccolti anni fà dai due contessioti a cui stiamo faccendo riferimento (Pietro Guzzardo e Pietro Clesi) dicono che per affrontare l'inverno polacco, non disposero nè di che discretamente mangiare nè di vestiario che fosse vestiario.  

Curiosità nel e dal Mondo

Eparchia

Il compito storico che si è assunta da tempo la comunità italo-albanese di Sicilia non è stato solo quello di costruire un ponte con le comunità cristiane ancora radicate nella terra di lontana origine, cioè l'Albania, ma soprattutto quello di promuovere molteplici e fruttuose iniziative per il riavvicinamento fra la Chiesa d'Occidente e quella d'Oriente, al fine di rinvigorire quella vita religiosa armonica e solidale grazie alla quale la Cristianità intera possa operare unitariamente per la salvezza dell'uomo.

Sotir Ferrara

Vescovo di Piana degli Albanesi

 5 dicembre 1937 -- 25 novembre 2017


domenica 22 gennaio 2023

Capita

 La democrazia americana ...

 Sei file classificati (che si aggiungono ad altri) sono stati ritrovati in una perquisizione dell’Fbi e del dipartimento di Giustizia durata circa 13 ore, due giorni fa nell’abitazione di Joe Biden, il Presidente degli Stati Uniti, a Wilmington

Si tratterebbe di complessivi una trentina di documenti finora rinvenuti. Il presidente ed i suoi avvocati hanno assistito all'indagine. In ffetti Presidente ed avvocati avevano spontaneamente denunciato il ritrovamento dei documenti iniziali nell'ufficio privato e a Wilmington. Da qui i giornali statunitensi sottolineano la differenza tra questo caso e quello dei file sequestrati nell’abitazione privata di Donald Trump in Florida: l’ex presidente è infatti indagato per ostruzione di giustizia e per avere tenuto circa trecento documenti, mentre quelli in possesso di Biden sono ora in totale una trentina. 

 Nonostante il distinguo dei due casi, il fatto che si tratta del quinto ritrovamento di carte riservate rimaste in possesso di Biden è comunque motivo di forte imbarazzo di fronte al tribunale dell’opinione pubblica che ha più peso di quello degli uomini togati, in democrazia.

 La Casa Bianca, criticata per la scarsa trasparenza sulle carte ritrovate prima delle elezioni di midterm e di cui si è avuta notizia solo due settimane fa, ha deciso  di dare direttamente l’annuncio evitando che i media lo scoprissero per altre vie.


Alle radici dell'Umanità

IL MONDO ALL'ALBA DELL'UMANITA'

Il fine che ci siamo proposto è di aprire (acquisire) una visione completa sulle testimonianze archeologiche dello scorrere della Storia dell'uomo. Queste, infatti, frequentemente richiamano e rievocano le storie e le intenzioni bibliche, le quali a loro volta, per chi mostra interesse a voler conoscere, consentono o comunque aiutano ad interpretare e comprendere alcune delle nostre ragioni del vivere.

==

  Da almeno due secoli gli studiosi di più parti del mondo concordano sulla convinzione che il primo libro della Bibbia (Genesi) non è altro che combinazione di tradizioni e visioni differenti che essi indicano come fonti "J", "E", "D" e "P".  Fonte principale viene ritenuta la "J", o Jawista, che individua Dio in YHWH (sui testi italiani Jahvè). 

  Le altre fonti come la E o Eloista (che individua Dio come El o Elohim) e la P o sacerdotale sono aggiunte di tempi successivi. Il racconto della creazione si propone di dare una classificazione logica ed esauriente degli esseri, creati secondo un piano  riflesso nel quadro di una settimana che si conclude col riposo del sabato. Gli esseri vengono all'esistenza su chiamata di Dio, su ordine crescente di dignità, fino ad arrivare al sabato con l'uomo.

 Gli studi, su basi scientifiche, più recenti asseriscono che Genesi è arrivato all'attuale formulazione nel VI secolo a.C.

Quali i primi spunti storico-archeologici?

Nell'ottica più prettamente storico-scientifica di cui fa cenno una tavoletta cuneiforme babilonese, il bel giardino dell'Eden vorrebbe rievocare la "pianua incolta" di certe epoche dell'umanità e che, attraverso quella tavoletta cuneiforme pervenuta sin dai sumeri, sappiamo identificata nell'area dell'odierno Bahrein.

Quando il testo della Genesi venne via via sempre più rielaborato e influenzato dal prosperare della civiltà persiana, il Giardino dell'Eden prese un nuovo nome: "paradiso", pardis.

Quel messaggio vorrebbe lasciar intendere che ci fu un tempo in cui l'essere umano era incoraggiato a vivere liberamente e a mangiare i frutti di ogni ramo con l'eccezione di quello del bene e del male. Questo riferimento nella cultura sumera/babilonese risulta in più bassorilievi assiri che, comunque, in Genesi è, e vuole essere, una metafora o -se si vuole- un racconto morale: l'uomo dell'inizio (individuato in Adamo ed Eva) è già caricato dalla spinta e dal desiderio di ... volere andare oltre, di voler conoscere, di capire. 

Andare oltre ... non sempre sarà, e non sempre è, per l'uomo, agevole. Quella volta ad Adamo ed Eva capitò di perdere fra i tanti benefici la fiducia di Dio e di godere dei frutti del pardiso.

  Riflessione:

Da quanto tracciato sopra non è semplicemente l'ottica letterale che aiuta a ritenere rilevante il testo della Bibbia. D'altronde Genesi non è -nè intende essere- un libro di Storia o un testo scientifico. Se l'intenzione fosse stata questa, i babilonesi potevano trasmetterci (e ci hanno trasmesso) ben altre immagini del loro "sapere: "possedevano il sistema sessagesimale (quello che sta alla base del ciclo giornaliero di 24 ore, 60 minuti), sapevano predire le eclissi solari, conoscevano grandi conoscenze di fisica e di matematica".

(Segue)

=  =  =  ^  ^  ^  =  =  =

 Il credente cristiano: 

OLIVER CLEMENT

Cristiani tra secolarità e liturgia

2. La Bibbia che ci fa amare il giornale e la Storia

La Bibbia non estrania dalla Storia, anzi è una forma inesauribile di interesse per tutto viò che è umano. E' la fonte dell'insopprimibile desiderio di un'umanità non umiliata, che aspira alla pienezza e alla divino-umanità.

E' Friederich Hegel che ha introdotto il giornale nella nostra problematica teologica. Per lui, lo Spirito, il divino, si realizza nella storia, una storia di cui il giornale è un simbolo. La lettura del giornale, diceva, ha sostituito oggi la preghiera mattutina (si potrebbe aggiungere che adesso la Tv abbia sostituito quella della sera ...). Da allora i teologi hanno cercato di sistemare le cose dicendo che un cristiano doveva tenere la Bibbia in una mano e il giornale nell'altra.

Si potrebbe innanzitutto imparare a criticare la Bibbia con la storia e la storia con la Bibbia! Criticare la Bibbia con la storia è infatti l'immenso compito dell'esegesi che studia la dimensione umana della rivelazione, la "produzione"  dei testi nelle strutture psico-sociologiche di un'epoca. Nelle strutture, e non testi prodotti dalle strutture, poichè il senso ultimo, la parte divina, come si potrebbe dire, sfuggirà sempre alla storia -e dunque all'esegesi-  per svelarsi nello Spirito Santo, nella Tradizione che non è altro che lo Spirito Santo all'opera nel Corpo di Cristo. Non è un caso che l'ultima edizione della "Bibbia di Gerusalemme" dà in calce alcune chiavi di interpretazione, spesso prese dai Padri della Chiesa.

In fondo ritroviamo gli stessi processi quando si tratta di criticare la storia con la Bibbia. Prima bisogna praticare la storia nel modo più onesto possibile, evitando ogni spiegazione ideologica, come ad esempio le infrastrutture e le sovrastrutture della volgata marxista, mentre tutte le strutture sono in un processo di interazioner continua fra di loro. Non c'è approccio che non sia necessario, da quello economico a quello sociale, da quello psicologico a quello religioso, senza che nessuno in una analisti attenta, possa pretendere di avere l'ultima parola. Per me, il modello in questo campo è l'antropologia storica e religiosa di Alphonse Dupront.

Anche qui, il senso ultimo, la "meta-storia" come diceva Nicolas Berdjaev, appartiene al campo spirituale, ed è allo stesso tempo visione globale e superamento,. Illuminazione escatologica, nel rifiuto di ogni "reificazione" da parte del millenarismo o del messianismo.

 Ma bisogna rispondere, non fuggire. Ama Dio con tutto te stesso, dice Gesù, e il tuo prossimo come te stesso. E questi due comandamenti risultano essere uno solo. L'uomo,  soprattutto il più povero, è il sacramento di Dio per l'uomo: così ci insegna la parabola del giudizio al capitolo XXV del Vangelo di Matteo. Ogni volta che fate concretamente del bene al più piccolo, lo fate a me ... Non si può "contemplare" senza servire il prossimo: vedere Dio nel viso dell'altro, in questo viso povero e nudo, così fragile (Emmanuel Levinas). Se mentre sei immerso nella preghiera, ha detto un mistico -Meister Eckhart,- un mendicante viene da te a chiedere un piatto di minestra, non esitare, staccati dalla preghiera, prepara e offrigli questo piatto di minestra.

Viceversa, non c'è servizio al prossimo senza apertura interiore ad un'altra luce che sola può evitare il logorio, la stanchezza, l'amarezza. L'unica che può dare l'immaginazione di iniziative inaspettate, che spesso gli altri credono impossibili.

Si può sempre pregare per gli altri, per una collettività in pericolo. L'eremo apre la storia a Dio, come faceva anche Gandhi quando digiunava. Meglio ancora, chi prega può ricevere la grazia della paternità spirituale. Ma generalmente bisogna lottare tra gli uomini, le forze e le strutture di morte all'interno della società. I profeti ebrei del settimo o ottavo secolo prima di Cristo, chiedevano in modo molto chiaro che fossero spezzate le catene della schiavitù e dell'ingiustizia. E' lì che si trova la verità delle "teologie di liberazione", sia violente che non violente. Preferirei di certo quelle non violente, come quelle che si moltiplicavano in Brasile alcuni anni fa. I teologi "della liberazione" hanno utilizzato alcuni elementi della critica marxista (perché no?)  nello sforzo, essenziale, di far prendere coscienza agli umiliati e agli offesi della loro dignità e della loro fraternità, senza rinunciare a un afflato evangelico, nel complesso. Nelle comunità di Sant'Egidio, grazie a una sintesi di amore per i poveri e per la preghiera, non ci sono ambiguità o tentazioni ideologiche: la preghiera fonda il servizio ai poveri e la ricerca della pace.

L'illusione da evitare è senza dubbio quella di una società perfetta, anche se fosse, come dicono gli ultimi papi, una "civiltà dell'amore", governata paternamente da un Dio diventato il grande "manager" del pianeta. Ammesso che si riuscisse a risolvere tutti i problemi economici e sociali,  -a quale prezzo? ma proviamoci lo stesso- l'angoscia dell'uomo di fronte alla morte susciterebbe quello che Nietzsche prevedeva come " le grandi guerre dello spirito". Nell'immediato, un immediato che durerà, la tremenda disparità tra ricchi e poveri, la rivolta dei poveri che trovano un'arma nella religione e i rischi ecologici che minacciano l'esistenza stessa della vita sulla terra, faranno della "fine della storia" di Fukuyama uno scherzo da intellettuale americano (è stato dimostrato, o quasi, che il nostro pianeta, con tutte le sue risorse, non sopporterebbe un altro punto del mondo tanto avido di risorse e di consumi insostenibili quanto gli Stati Uniti). Bisognerà anche tener conto in tutto ciò, dell'affermazione della Cina e dell'India che avanzano nel mondo. Ecco perché ai due temi della fede e della storia, bisogna aggiungere quello della pazienza ...

Curiosità nel e dal mondo

Pavel A. Florenskij
 C'è un personaggio, Pavel A. Florenskij, che da sempre ha incuriosito il Blog. Si tratta di un filosofo e teologo, fisico e matematico, scienziato e sacerdote della Chiesa russa. Fu, come capita dire di certe persone -qui a Contessa E.-, una miniera di sapere, e proprio per questa ragione, per il suo enorme sapere, negli anni del terrore stalinista, venne fucilato (1937) da coloro che -da settari- sapevano poco o nulla di scienza e sapere.

 Ai nostri giorni è considerato uno dei maggiori pensatori del Novecento, autore di centinaia di titoli (saggi, studi scientifici, recensioni, lettere e scritti autobiografici) tutti tradotti in ogni parte del mondo. 

 Con brevi righe, riflessioni e tematiche da lui lasciate, ricorreremo frequentemente a questa figura,  da taluni definito il Leonardo da Vinci del XX secolo. Ci atterremo a brevi riflessioni e a concetti che trasmettono "concezioni di vita".

  Chi lo desidera può, comunque, iniziare a conoscerlo attraverso i tanti testi riportati già in passato sul Blog.

=  = = = = 

sabato 21 gennaio 2023

Politica ed economia. Sarà colpa dell'epidemia da covid, ma l'inflazione divora pensioni e retribuzioni da lavoro

Risparmiare ai nostri giorni  non è più -come un tempo ci dicevano i nostri genitori- una garanzia per future disponibilità.

Le politiche governative da sempre tendono ad attingere (senza informare nessuno) ai depositi bancari, attraverso ondate continue inflazionistiche. Nei mesi recenti le fiammate dei prezzi energetici e l’inflazione generalizzata, sempre più in risalita, stanno dimostrando che se il conto bancario era arrivato al livello giusto per sostituire l'auto di famiglia, adesso mancato ulteriori risparmi perchè i listini prezzi delle case automobilistiche sono lievitati, e di parecchio. Di conseguenza l'Euro si è svalutato. Da qui i tanti risparmiatori che -ai nostri giorni- si convingono che non conviene conservare denaro per ritrovarlo domani con un potere d'acquisto dimezzato dalle politiche governative inflazionistiche.

 Dall'analisi FABI (l'associazione delle banche) leggiamo: L’inflazione e il caro-vita hanno invertito così la tendenza al risparmio degli italiani: dopo quattro anni di costanti aumenti, nel 2022 il saldo totale dei conti correnti delle famiglie del nostro Paese è diminuito di quasi 20 miliardi di euro. Da agosto a novembre si è registrato, infatti, un calo di 18 miliardi da 1.177 miliardi a 1.159 miliardi, con una riduzione dell’1,5%. Già a giugno, rispetto a maggio, c’era stata una prima diminuzione di 10 miliardi. 

La politica. A che punto siamo ?

Secondo Giannelli