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venerdì 27 gennaio 2012

27 gennaio, giorno della memoria

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »

La memoria.
E’ essa il fondamento su cui si regge la convivenza civile, è attraverso di essa che si trasmette la cultura.
Ci dicono che nel nostro organismo esistono miliardi e miliardi di neuroni che hanno il compito di ricordare, che si preoccupano di organizzare nel nostro cervello una specie di biblioteca. Ora, se strutturalmente siamo fatti per ricordare, è chiaro che la “memoria” è essenziale all'essere umano. D’altronde ognuno di noi possiede una “umanità”, una “personalità”, una identità che è alimentata dalla memoria che ci portiamo appresso.
Lo sviluppo dell’Occidente, sin dall’origine greca ad oggi, attinge proprio al valore della “memoria”, ai fatti che ci hanno preceduto  per  sviluppare il presente, anzi per vivere il presente e per progettare il futuro.
Tutti abbiamo un passato, senza un passato non esisteremmo; la vita, la cultura, tutto ciò che abbiamo e che siamo lo riceviamo dal passato.
Noi tutti viamo dei nostri ricordi e di ciò che abbiamo nel cuore. Avere memoria significa avere radici, saper vivere adeguatamente il presente e non avere angoscia per il futuro.
Memoria significa di certo ricordare il passato con le sue luce e le sue ombre e sotto questa angolatura la “memoria” ci serve per vincere, superare, i nostri tanti errori, cui siamo chiamati a dare attenzione con senso critico e con senso di responsabilità.
Tanti di noi puntano sull’oblio per non presentare il conto dei propri errori. In questo caso si parla di “dimenticare”, nel senso di far uscire dalla mente, oppure di “scordare” nel senso di far uscire dal cuore. Qualche volta l’oblio può servire, ma non deve e non può significare sottrarsi alle proprie responsabilità.
Giorno della memoria, oggi 27 gennaio, deve significare ed in effetti significa essere consapevoli di ciò che è avvenuto con la Shoah: esseri umani che hanno sterminato altri esseri umani inermi senza che esistesse una spiegazione umana. Significa anche dare atto ai tanti eroi che a rischio della vita si sono adoperati a salvare altre vite.
Ciò che è accaduto, quell’esperienza, quella memoria non è “neutrale”; quei fatti implicano infatti un giudizio, un giudizio di condanna perché non abbiano mai più a ripetersi.
La memoria, non essendo un esercizio rievocativo neutro di fatti storici ma coscienza e consapevolezza che essi non abbiano mai più ad accadere nel nostro presente, proprio per questa ragione sta alla base della nostra civiltà.

giovedì 26 gennaio 2012

Viene meno una delle richieste dei "forconi"
 La Serit non puo' iscrivere ipoteche sui beni dei contribuenti per debiti tributari inferiori a 8 mila euro.
 Lo ha stabilito il Tribunale di Palermo, che ha accolto un ricorso presentato da un cittadino contro l'ipoteca posta sulla sua casa per il mancato pagamento di una cartella esattoriale di mille euro, somma di diverse multe stradali non pagate. Il giudice della II Sezione del Tribunale civile di Palermo ha cosi' dichiarato l'illegittimita' dell'iscrizione ipotecaria.
Redditi. Le diseguaglianze sono in crescita
Nella giornata di ieri l’Istat, alla presenza del ministro Fornero, ha presentato il rapporto ≪Siamo divisi in quanto le disuguaglianze continuano a crescere≫.
In Italia la diseguaglianza connessa alla percezione dei redditi negli ultimi anni è fortemente cresciuta ed è superiore alla media dei Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), piu elevata che in Spagna.
Nel 2008 il reddito medio del 10 per cento piu ricco degli italiani era di 49.300 euro, dieci volte superiore al reddito medio del 10 per cento piu povero (4.877 euro) con un aumento della disuguaglianza rispetto al rapporto di 8 a 1 di meta degli anni Ottanta.
Sicilia. Forconi e malessere reale
La Sicilia in questi giorni occupa ampi spazi nei programmi televisivi nazionali. Il Movimento dei Forconi è riuscito a far parlare all’intero paese della Sicilia, sia pure in una dimensione distorta se è vero, come è vero, che spesso sui problemi gravi che attanagliano l’isola prevalgono le descrizioni di colore, in pratica spunta immancabilmente il solito clichè di una Sicilia del folklore, delle coppole storte ed altro ancora.
I “Forconi”, a cui aderiscono accanto a figure equivoche anche tante, tantissime, persone serie e pulite, vengono dipinti come ‘Movimento’ in cui ci si può imbattere in:
-nobili decaduti che, ‘a cavallo’, guidano i manifestanti nelle loro sfilate per le vie di Palermo;
-sindacalisti falliti che non avendo avuto successo nelle organizzazioni di originaria appartenenza si ritrovano a organizzare il movimento spontaneo di questi giorni:;
-politici dismessi che hanno perso la loro rete clientelare e che riprovano a rigenerarsi;
-personaggi ‘oscuri’ in contatto con organizzazioni fascistoiche del tipo ‘Ordine Nuovo’;
-picciotti che piglierebbero disposizioni da capibastoni mafioseschi.
Nessuno è in condizione di smentire queste descrizioni che, se pure ci sono, non costituiscono, sicuramente, espressione della vasta adesione di massa di questo movimento che ha in verità portato all’attenzione dell’opinione pubblica problemi, che comunque li si affronti, sono reali ed esprimono il malessere di tante famiglie siciliane.
Pure il governatore Lombardo non può fare a meno di tratteggiare in queste ore una Sicilia che non riesce a reggere il passo con la modernità. E’ lui a dichiarare che da Catania a Palermo la distanza è inferiore a 180 chilometri e tuttavia le ferrovie riescono a garantire il collegamento in non meno di 4 ore e mezzo. E’ sempre lui a riconoscere che se lo sciopero degli autotrasportatori, di una piccola parte della vasta categoria degli autotrasportatori nazionali, ha messo in ginocchio la Sicilia e l’Italia intera è segno che le Ferrovie nel nostro paese hanno mancato alla loro missione. Tutto ciò -sostiene-  è il segno del fallimento delle Ferrovie visto che il 90% del trasporto in Italia avviene su gomma.
Quest’accenno del governatore siciliano non è che una mezza verità dell’assoluta carenza di infrastrutture civili nella Sicilia.

Finanza pubblica. Chi controlla il rispetto delle leggi nei comuni ?


Il Ministero degli Interni ha varato la settimana scorsa il decreto che riscrive le regole di nomina dei revisori dei conti dei comuni, secondo il meccanismo dell'estrazione previsto dalla manovra-bis di Ferragosto (articolo 16, comma 25 del dl 138/2011).
Il provvedimento è già stato firmato dal ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, ha però ancora bisogno di qualche settimana per entrare pienamente in vigore, dal momento che deve essere messo a punto il sistema telematico che guiderà l'assegnazione dei professionisti del controllo a Comuni e Province.
Nelle disposizioni transitorie il provvedimento ministeriale prende cura di chiarire i dubbi degli enti locali sulle modalità da seguire nell'attesa.
I revisori ed i collegi che scadono (è il caso di Contessa Entellina) possono continuare a operare con il regime della prorogatio, che però non può superare i 45 giorni: se i tempi supplementari non bastano ad arrivare al rinnovo con il nuovo sistema in vigore, si dovrà procedere alla nomina seguendo le vecchie regole, per quel che riguarda sia le procedure sia la durata del mandato.
Nel Comune di Contessa Entellina si è prossimi alla scadenza e già il 24 gennaio è stato pubblicato il bando con le regole del vecchio regime, secondo cui il revisore verrà scelto dal Consiglio Comunale fra professionisti che avanzano volontà di interesse. 
E' questo il sistema che ha finora fatto cadere la scelta su amici, conoscenti e "ammanigliati" con la politica. Di secondaria importanza è stato il merito, la capacità e la serietà professionale.
Da qui -appunto- l'indirizzo ministeriale recente di dover preferire il "sorteggio".

Palermo ieri è stata invasa dai manifestanti. Dopo l'incontro Monti-Lombardo la protesta sembra rientrare

La delegazione politica guidata da Raffaele Lombardo ha incontrato, ieri oltre al premier Monti, i ministri dell'Interno e dell'Agricoltura, Annamaria Cancellieri e Mario Catania ed il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà. 
Sono state - ha dichiarato Lombardo - due ore e mezzo di confronto serrato ed abbiamo affrontato in modo esauriente una serie di punti importanti. Sono stati affrontati:
-la flessibilità nella riscossione dei tributi, 
-l'impegno a varare norme precise a tutela della sicurezza alimentare per tutelare i nostri prodotti dalla concorrenza sleale di altri Paesi 
-ed abbiamo anche stabilito la partecipazione di alcune imprese siciliane nelle opere che verranno fatte in Libia". 
La prossima settimana -sostiene il governatore-  il Governo nazionale costituirà un tavolo tecnico sulla questione 
-del bilancio,ossia dei flussi di spesa verso la Sicilia
-della spesa sanitaria 
-e del federalismo fiscale ed in quell'occasione si tratterà di accise e costo della benzina.

Il blog e lo stadio di maturità

 Il blog allarga il bacino dei lettori. Le consultazioni giornaliere sono ormai nell'ordine delle parecchie centinaia e complessivamente hanno superato le 200.000. Quotidianamente e con costanza il blog costituisce riferimento di "punti di vista" per sedi di giornali, università, ministeri, agenzie di indagini etc., dislocati peraltro su non meno di 20 stati esteri.
  Per conseguire questi successi abbiamo dovuto mettere in primo piano l'analisi politica, economica, culturale e sociale più ampia di quella limitante dell'orizzonte comunale. 
  Questo taglio tuttavia viene perseguito e sarà sempre più perseguito più articolatamente tentando di  evidenziare le ricadute  delle iniziative "vaste" dell'attuale processo di "cambiamento" continentale in una realtà marginalizzata come è quella di una comunità piccola che è insediata in Sicilia.
 

mercoledì 25 gennaio 2012

La politica in Italia è divenuta materia per affaristi e per comici

Ogni volta che Grillo ha ottenuto spazi televisivi lo abbiamo sempre seguito con simpatia. Lo abbiamo fatto in quanto egli è un comico ed in quanto è, almeno ci è sembrato, un anticonformista.
Da oggi abbiamo capito che i problemi seri, quelli di responsabilità di un paese, di uno stato non possono essere affidati nè agli affaristi del mondo berlusconiano nè ai pagliacci o comici da quattro soldi.
Sappiamo, noi che siamo nati nelle zone più depresse della nostra Italia, che negli ultimi centocinquant'anni all'estero sono emigrati o sono lì cresciuti molto più di cinquantamilioni-settantamilioni di italiani. Costoro ormai sono alla terza, quarta e quinta generazione ed in quanto tali, in quanto nati in Argentina, Canada, Usa, Germania, Svizzera etc. essi sono argentini, canadesi, statunitensi, tedeschi, svizzeri etc.
Possono, se lo vogliono, tornare ad essere anche italiani.

Il pagliaccio-comico Grillo ha dichiarato che i bambini nati in Italia da genitori stranieri non sono, non posono essere, italiani. Si tratta di dichiarazioni, quelle di Beppe Grillo, assolutamente fuori luogo e fuori tempo, e danno il senso di quanto il suo approccio alla politica nulla è se non populismo sciatto che cerca in malo modo di occultare una necessità di fare notizia anche a costo di dire delle bestialità e delle stupidità.  
Il tema dei bambini nati qui -fra noi- da genitori stranieri oppure di bambini arrivati in Italia da piccolissimi non può essere riassunto come una semplice faida tra “tifosi” di destra e di sinistra; a costoro l'Italia deve riconoscere i diritti di cittadinanza e deve esigere, dopo, i doveri connessi.
La cittadinanza è connessa all’espressa volontà -ovviamente- di ottenerla da parte dei genitori al momento della nascita e dei bambini al raggiungimento della maggiore età nel mantenerla. 
Lo Ius Soli è un argomento che richiede la lucida razionalità dimostrata da Napolitano che su questa problematica è sempre stato chiaro e non la superficialità di un comico mediocre prestato alla politica che cerca popolarità a basso prezzo.

Le diseguaglianze

articolo ripreso dal Corriere della Sera
La polemica sulla bolla degli stipendi d'oro dei manager è uno di quegli argomenti ciclici che anche in Italia tende ad accendere gli animi per poi scomparire dalle agende fino al nuovo giro di boa. La prossima, peraltro, si avvicina: le società quotate hanno l'obbligo di comunicare le politiche di remunerazione dei vertici nei bilanci e così tra marzo e inizio aprile, con la pubblicazione dei bilanci 2011, si alzerà il sipario su emolumenti e premi dell'anno appena chiuso. Rispetto alla classifica 2010, quella degli ultimi dati disponibili, le novità non mancheranno. Un anno fa Alessandro Profumo con 40,59 milioni doppiava ampiamente tutti i colleghi alla guida di grandi aziende in virtù della liquidazione monstre da 38 milioni ricevuta in uscita da Unicredit il 20 settembre 2010. In seconda posizione, per dire così, figurava Luca Cordero di Montezemolo con 8,713 milioni, ma anche qui nel 2010 si è chiuso il pluriennale legame con la Fiat che ha presieduto fino al 21 aprile. A seguire figuravano Marco Tronchetti Provera con 5,95 milioni, Cesare Geronzi con 5,088, Paolo Scaroni con 4,42 e Pier Francesco Guarguaglini con 4,314 milioni.
IL GAP - Insomma, alcune pedine si sposteranno visto il valzer di poltrone realizzatosi nel frattempo, anche se a non cambiare sarà la sostanza. E in tempi di austerity per tutti e di messa in discussione dello stesso sistema capitalistico-finanziario occidentale questo dovrebbe spingere ad affrontare in un'ottica più strutturale il dibattito sui tetti agli stipendi d'oro. Quando basta? E quando è «immorale», termine démodé ma efficace, una busta paga faraonica con un multiplo astrale tra il capoazienda e il suo dipendente tipo? Proprio nel 2011 dentro il frullatore del dibattito era finito Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat, non perché fosse il caso «peggiore» ma perché il gruppo era in piena ristrutturazione. Nel 2010 il manager ha guadagnato 3,473 milioni ma mettendo in fila le sue buste paga dall'arrivo alla guida del Lingotto fino all'ultimo dato disponibile era stato calcolato che il suo stipendio medio giornaliero lordo (15.500 euro) poteva essere confrontato con quello annuale di un metalmeccanico di fascia media. Il che corrisponde a un multiplo tra il capoazienda e l'operaio, considerando anche bonus e premi (ma non stock option), pari a circa 365. Eccessivo anche per chi è famoso per il superlavoro. Peraltro Marchionne scivolò su un'infelice battuta il cui senso era: un operaio non farebbe a cambio, visto la vita che faccio.
TRASPARENZA - Qualche cambiamento è in arrivo: da quest'anno con le nuove regole Consob le società dovranno pubblicare più ampi dettagli sui guadagni dei top manager. Un esempio è l'oggettività degli obiettivi con il clawback (con la restituzione dei super-gettoni se un anno dopo gli obiettivi che sembravano raggiunti in realtà non lo sono). Almeno, un pizzico di trasparenza in più.
Certo la bolla delle buste paga dei vertici non è una specificità italiana. Non a caso se ne discute in Inghilterra come a livello europeo. Anzi, il fenomeno è occidentale: l'industria delle banche d'affari Usa ha scritto pagine vergognose nel «pre» ma anche nel «post» crac-Lehman. Basterebbe leggere il best seller «Too Big To Fail», del giornalista del New York Times , Andrew Ross Sorkin. Per ora a prevalere resta il diffuso malinteso tra liberismo e assenza totale di regole.
Massimo Sideri
Il malessere sociale (vero e forte) nell'isola rischia di essere manipolato da poteri occulti  -gattopardismo-
Oggi il Presidente della Regione Raffaele Lombardo ed il Presidente dell'Assemblea Regionale Francesco Cascio saranno ricevuti dal premier Mario Monti per, congiuntamente, valutare quanto accade in Sicilia da una decina di giorni: proteste popolari contro la situazione socio-economica venutasi a creare dopo le recenti manovre economico-finanziarie governative che stanno peggiorando il tenore di vita della popolazione.
A dire la verità il tenore di vita dei siciliani è da 20/30 anni che è umiliato. Il parassitismo di massa creato da una Regione in mano a politici clientelari è da sempre sotto gli occhi di tutti; finora chi più e chi meno nell'isola ha beneficiato del clientelismo diffuso. Oggi i soldi sono divenuti scarsi e pertanto il "meccanismo clientelare" si è arrestato o almeno ha rallentato il ritmo.
Le proteste, è sotto gli occhi di tutti, sono guidate da uomini che hanno militato sotto il berlusconismo, il cuffarismo ed il lombardismo; se a partecipare alle proteste aderiscono tante persone che vivono davvero il disagio sociale non si può non riflettere sul "gattopardismo" che attraversa oggi il ribellismo siciliano.
In attesa di poter esaminare le conclusioni del viaggio romano di Lombardo e Cascio, ci piace soffermarci in quella sacca di parassitismo che ancora oggi prospera a Palazzo dei Normanni.

-Un segretario parlamentare con 24 anni di anzianità percepisce 160 mila euro lordi nell’anno; 
-un assistente parlamentare (usciere) percepisce all’incirca 96 mila euro l’anno lordi, sempre con 24 anni di anzianità. 
-tutti i dipendenti hanno il vantaggio di andare in pensione con una ricca liquidazione e prima dei termini previsti dalla recente legge Salva Italia. 
Si tratta di una cuccagna che dura dal 1965 (46 anni) e di cui non si intravede ancora l’eliminazione.
 Come si fa a non sentire un moto di rabbia nel constatare questi livelli retributivi se un professore di liceo è lontano dal guadagnare €. 1500,oo mensili ?
La rabbia generale che monta in questi giorni in Sicilia è innescatoa -anche- nella convinzione che il potere politico e burocratico dell'isola, con pervicacia, fa finta di non accorgersi delle gravi diseguaglianze sociali. 
L'Assemblea Regionale, di cui 1/3 dei componenti sono indagati dalla magistratura, continua ad erogare ai "deputati" €. 20.000,oo euro mensili (privilegio) proprio quando un operaio, un impiegato regolarmente inquadrato nell'isola percepisce €. 1.100,oo  mensili.

martedì 24 gennaio 2012

Nuovi ticket sanitari



Disagi per i medici di famiglia in Sicilia che da ieri devono discricarsi con il nuovo sistema delle esenzioni ticket sanitari.
Le difficoltà discendono dal fatto che il sistema informatico non è stato ancora aggiornato con le nuove disposizioni, quindi  è risultato particolarmente complicato attestare nelle ricette se il paziente avesse i requisiti per l'esenzione oppure no. 
Il nuovo sistema 
=nulla è cambiato per quanto riguarda le esenzioni per patologia e pertanto chi era esente prima lo sarà anche adesso
=sono esentati dal pagamento del ticket anche i soggetti di età inferiore a 6 anni o superiore a 65 anni appartenenti a un nucleo familiare con reddito complessivo non superiore a 36.151,98 euro; 
= i disoccupati e loro familiari a carico appartenenti a un nucleo familiare con un reddito complessivo inferiore a 8.263,31 euro, incrementato fino a 11.362,05 in presenza del coniuge e di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico;
= i titolari di assegno sociale (ex pensione) e loro familiari a carico;
= i titolari di pensione al minimo di età superiore a 60 anni e loro familiari a carico, appartenenti a un nucleo familiare con reddito complessivo a 8.263,31, incrementato fino a 11.362,05 in presenza del coniuge e di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico. 
Dal canto suo l’assessore regionale per la Salute, Massimo Russo, ammette che «il cambiamento delle norme provocherà inevitabili disagi all’utenza» ma chiede che «tutti i soggetti coinvolti in questo cambiamento, dalle aziende sanitarie ai medici di famiglia, facciano uno sforzo organizzativo per limitare i disagi e i disservizi agli utenti ai quali, invece, chiedo un supplemento di pazienza e un atteggiamento di collaborazione».

Sicilia. Oggi pomeriggio il Ministro dell'Interno ha riferito in Senato sulle proteste

Nel dibattito a Palazzo Madama interviene il sen. Lumia
In Sicilia il disagio sociale è reale. E' dovere dei livelli di governo locali, regionali e nazionali intervenire per risolverli.
Il movimento di protesta reca in sè sintomi di positività perchè esprime sentimenti di spontaneità. Occorre al contempo denunciare strumentalizzazioni mafiose e politiche. La presenza mafiosa nei blocchi stradali c'è stata ed è urgente che il Governo si adoperi per stroncare questi rischi, non soltanto in Sicilia, a Lentini, nel Corleonese e nel Mazarese.
E' necessario che il Governo intavoli trattative con la parte sana del movimento per affrontare le situazioni di disagio.
Il crescente aumento dei costi del carburante ha mobilitato gli autotrasportatori, come ha mobilitato gli agricoltori che non sono assolutamente in condizione di competere con le aziende del nord Europa, della Spagna e di altri paesi. Gli studenti che protestano lo fanno perchè non intravedono un futuro dignitoso per le loro aspettative.
Numerosi i parlamentari siciliani, specialmente del catanese, intervenuti.

Domani Mario Monti incontra Raffaele Lombardo - Articolo sul Corriere della Sera sulle proteste siciliane.

I punti di vista SUL MOVIMENTO DI PROTESTA 

Forconi, Lo Bello: «Fra loro mafiosi» - Miccichè: in Sicilia una vera rivoluzione

Dal leader degli industriali a quello di Grande Sud - Querelle sul movimento che ha paralizzato l'isola

Lo Bello e Miccichè
Lo Bello e Miccichè

PALERMO - Se il leader di Confindustria Sicilia non fa marcia indietro sulla presenza di mafiosi all'interno del movimento dei Forconi allo stesso modo il deputato di Grande Sud Gianfranco Miccichè non smette di mitizzare la "ribellione". «I mafiosi si occupavano anche del "servizio d'ordine" nel corso della protesta, costringendo i commercianti a chiudere i negozi. Ci sono denunce in questo senso». Lo ribadisce Ivan Lo Bello, nel corso della trasmissione Radio Anch'io, parlando di alcuni protagonisti dei blocchi che la settimana scorsa hanno paralizzato la Sicilia. «Non ho mai detto che il Movimento dei forconi - ha puntualizzato - sia composto da mafiosi. Quello che mi ha stupito è che permane la polemica dei confronti di Confindustria Sicilia che da anni pone questo tema. Se abbiamo evidenze delle infiltrazioni mafiose, ai danni del movimento e non a favore, sia chiaro se ne deve prendere atto e agire di conseguenza».
«UNA VERA RIVOLUZIONE» - Non nutre le stesse preoccupazioni Gianfranco Miccichè che nell'ultimo editoriale di Grande Sud News, il quotidiano online del movimento arancione definisce quanto accaduto in Sicilia una vera e propria rivoluzione. «Quando scende in piazza una categoria, si è davanti a una protesta. Quando a scendere in piazza», scrive il politico, «è un intero popolo, si è davanti a una vera e propria rivoluzione. In questi giorni in Sicilia un intero popolo ha detto "basta"». Le giornate siciliane rappresentano ancora per Miccichè «la rinascita di una Terra, la rinascita di un popolo, il suo orgoglio, la sua rabbia, la sua voglia di riscatto. La rinascita del popolo siciliano: c'è tutto questo in quei giorni di pacifica, dignitosa, ma non per questo meno rabbiosa e forte, protesta. Una protesta sacrosanta», ha aggiunto, «un movimento di massa che viene dal popolo e tale deve rimanere, per mantenere inalterata tutta la sua straordinaria forza d'urto». «Grande Sud c'è», continua, «condivide in maniera seria la protesta siciliana, ci assumiamo le nostre responsabilità di classe politica di questo Paese che sa riconoscere i propri errori e cerca di superarli, dicendoci al fianco di tutti quei siciliani che ne hanno le tasche piene, pronti a far riecheggiare quel grido di dolore per le aule del Parlamento». Il leader di Grande Sud in piena estasi Sudista conclude: «L'obiettivo ultimo è l'indipendenza: l'indipendenza della nostra gente dal bisogno quotidiano, dal cappio del sottosviluppo, dalle catene del regresso economico e sociale, da un destino ostile che qualcuno sembra essersi divertito a scrivere per noi e che molti si compiacciono nel leggerlo da lontano».
IL MOVIMENTO SI SPACCA - Intanto il Movimento vede al suo interno le prime spaccature. Martino Morsello, uno dei fondatori dei «Forconi» è stato infatti isolato dagli altri appartenenti al cartello Forza d'Urto. La linea dura per continuare a mantenere alto il livello della protesta in Sicilia, portata avanti proprio dal Morsello, non è passata. È prevalsa al contrario la linea di Mariano Ferro e Giuseppe Scarlata che hanno deciso di attendere cosa avverrà dopo l'incontro previsto mercoledì 25 gennaio tra il governatore Lombardo e il premier Monti. Morsello così commenta la spaccatura: «Non appartengo a nessuno, sono un guerriero che non ha paura nè di quelli di Forza Nuova nè di quelli dei centri sociali». «Siamo stati protagonisti fino ad oggi nel condurre manifestazioni pacifiche e incisive, - aggiunge - collaborando con le istituzioni, guardia di finanza, polizia, carabinieri, uomini dello stato nell'interesse della legalità». «Ci aspettano giorni di lotta dura e di mobilitazione dove c'è bisogno di tattica e strategie, non bisogna prestare il fianco a illusioni passeggere - conclude - ma pensare al grande popolo siciliano che deve essere condotto a un ruolo primario in Italia e in Europa».
Valeria Catalano

lunedì 23 gennaio 2012

Grecia. Pure lì l'evasione fiscale raggiunge livelli da record

Il governo greco ha preso una decisione senza precedenti. In Grecia l'evasione fiscale è alle stelle vincendo la corsa per il primato anche rispetto all'Italia. 
La "Lista della vergogna" degli evasori fiscali, 4125 tra persone e società, è stata pubblicata online e tutti i cittadini possono vederla tranquillamente. Il provvedimento è scattato dopo che il governo aveva dato agli evasori un ultimatum di dieci giorni per auto denunciarsi.
A quando in Italia avremo le liste pubbliche delle dichiarazioni dei redditi  di chiunque ?

Sicilia. Parlamentari che distribuiscono telefonini ed assessori che mettono a disposizione auto blu - Un articolo ripreso da Corriere della Sera

assessore regionale al Bilancio

Scoppia il caso Armao: in auto blu per accompagnare la fidanzata magistrato

A rivelare l'uso improprio del mezzo d'ordinanza, con tanto di autista e lampeggiante, è il settimanale l'Espresso

Gaetano ArmaoGaetano Armao

PALERMO - Sarà stato difficile per Gaetano Armao, assessore regionale al Bilancio, provare a ridurre i costi della politica in Sicilia dove, solo per fare un esempio, i consulenti esperti sono quasi il doppio che in Lombardia. Nel mese di agosto la giunta approvava una circolare dello stesso Armao che prevedeva una riduzione dei consulenti nominati sia dal Presidente della Regione sia dagli assessori e il taglio delle auto blu (una ogni assessorato) che la regione mette a disposizione. Ma è proprio sulle potenti macchine di colore blu che scoppia il caso. Armao gira con un Audi 4 (prima Audi 6) con autista e lampeggiante, anche se non appartiene alle forze dell'ordine. Ma, da quanto rivelato da L'Espresso, a sedersi sulle lussuose poltrone della Audi 4 è anche la fidanzata, la dottoressa Giuseppa Lara Bartolozzi, giudice della sezione fallimentare del Tribunale di Palermo. Per evitare il traffico, le file e i parcheggi l'assessore tecnico, ingaggiato da Lombardo e unico a restare in vita durante i ribaltoni del governo, ha concesso la macchina blu con autista, pagata dai contribuenti, alla dottoressa Bartolozzi che può così muoversi per le strade di Palermo nella massima serenità. E a quanto pare non è l'unica, infatti, sempre da quanto riportato dal settimanale, l'auto blu è usata anche per accompagnare a casa la tata della figlia di Armao. «La nostra intenzione è quella di recepire tutte le norme varate dalle ultime Finanziarie con i tagli ai costi della politica e alla burocrazia – affermava l'assessore - Inoltre vogliamo eliminare altri privilegi tutti siciliani». Peccato si sia presto dimenticato della sua auto blu con annessi familiari a bordo. E i privilegi? Sotto casa, Armao avrebbe ancora un parcheggio riservato come diplomatico, un “beneficio” risalente a quando era console onorario del Belize, ma che non è stato revocato nonostante abbia perso l'incarico.
ARMAO: ENNESIMO ATTO DI DIFFAMAZIONE - La replica dell'assessore regionale al Bilancio non si fa attendere. In una nota Armao scrive: «L'articolo pubblicato ieri sull'Espresso a firma di Lirio Abbate è l'ennesimo atto di diffamazione e falsità nei miei confronti, frutto anche della grave inimicizia causata da motivi familiari. In passato lo stesso giornalista è stato più volte denunciato all'Ordine dei Giornalisti e nei tribunali per simili comportamenti. Insieme all'Espresso, Abbate è stato condannato dal Tribunale civile di Roma, Sez I (ord. 21.7.2011) per la condotta criminosa di diffamazione a mezzo stampa ed al pagamento di circa 30.000 euro. Ho ritenuto, poi, di presentare esposto alla Procura della Repubblica di Roma per il suo reato e nei confronti delle testate e dei giornalisti che ne hanno riproposto il contenuto. Puntuale è giunta la "ritorsione". Questo attacco giunge tra l'altro in concomitanza all'ipotesi di impegno, a qualsiasi livello, per la mia città, impegno da me mai sollecitato o cercato - ma soltanto non rifiutato a priori - come dovere di ogni cittadino responsabile di fronte alla tremenda situazione di Palermo. Non mi lascerò certamente intimidire da simili maldestri tentativi di Abbate e di chi arma la sua mano, proseguendo con maggior impegno sia la mia attività al servizio della Sicilia, sia la tutela in ogni sede giudiziaria civile e penale».
Rosario Sardella

Sicilia. Chi ci rappresenta ?

I blocchi stradali in Sicilia sono stati ovunque rimossi sin da ieri mattina. 
I disagi comunque -specialmente a Palermo- continuano. 
Davanti a qualsiasi pompa di benzina ci sono tuttora code di 400/500 metri di autoveicoli che attendono di potersi rifornire e riempire i serbatoi.
La riflessione che spontaneamente emerge è che appare sorprendente che nessun politico, sia esso nazionale o regionale, abbia nulla di dire o da dibattere su una protesta -le cui modalità di blocco della circolazione possono non essere condivisibiliche ma che ha coinvolto tanta gente-.
E' proprio in quest'aspetto della vicenda, nella separazione netta fra la società siciliana che soffre gli effetti della crisi e la classe politica che vive su un pianeta di benessere senza alcun contatto con la gente.
E' qui che la vicenda siciliana rischia di seguire percorsi non prevedibili: nell'assenza di rappresentanza.


domenica 22 gennaio 2012

Perchè i forconi ?

In questi giorni in tanti si sono dati da fare per capire il perchè della denominazione di "movimento dei forconi" ai tanti organizzatori e partecipanti ai blocchi stradali che hanno piegato per cinque giorni i trasporti nell'isola.
E' risaputo che il forcone è un attrezzo agricolo utile per spostare letami, fieno, e per altro ancora e fu abbondantemente adoperato nel 1647 dai i popolani napoletani, seguaci di Masaniello, contro la Spagna e l'imposizione della gabella (tassa) sulla frutta.
Sicilia, rimodulata l'esenzione ticket sanitari
Beneficiari:
-I soggetti di età inferiore a 6 anni o superiore a 65 anni, appartenenti a un nucleo familiare con reddito complessivo non superiore a 36.151,98 euro (codice E01);
-Disoccupati e loro familiari a carico appartenenti a un nucleo familiare con un reddito complessivo inferiore a 8.263,31 euro, incrementato fino a 11.362,05 in presenza del coniuge e di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico (E02);
-Titolari di assegno sociale (ex pensione) e loro familiari a carico (E03);
-Titolari di pensione al minimo di età superiore a 60 anni e loro familiari a carico, appartenenti a un nucleo familiare con reddito complessivo a 8.263,31, incrementato fino a 11.362,05 in presenza del coniuge e di ulteriori 516,46 euro per ogni figlio a carico.

sabato 21 gennaio 2012

LIBERALIZZAZIONI. Il testo della relazione che accompagna il decreto
L'accelerazione dei fenomeni economici impone ai governi occidentali decisioni rapide e immediate. Non solo per adeguare i tempi di reazione alla velocità imposta dai mercati; ma soprattutto per difendere le tutele sociali ed il potere d'acquisto dei cittadini le previsioni economiche a medio termine sono ancora condizionate da elementi di incertezza e criticità. Il rallentamento della crescita assume dimensioni generalmente più accentuate nei Paesi occidentali, rispetto alle economie emergenti di Cina e India, Brasile e Russia. Le prospettive sono tuttavia ancor più preoccupanti per il nostro sistema economico, caratterizzato da tassi di crescita ben inferiori a quelli dei principali partner commerciali.
A ciò si aggiungono mali antichi che portano istituzioni internazionali (OCSE, World Bank e FMI) a valutare l'Italia come un Paese in cui l'iniziativa economica privata è fortemente scoraggiata a causa dell'atteggiamento dell'amministrazione, non ultima quella fiscale; i processi decisionali pubblici per l'avvio di nuove imprese e le autorizzazioni delle grandi opere sono farraginosi; la giustizia civile, imbrigliata dalla lentezza dei processi, ostacola il corretto funzionamento dei mercati. Infine, in vaste aree del Paese problemi di ordine pubblico costituiscono di per sé un ostacolo a volte insuperabile allo sviluppo d'iniziative imprenditoriali lecite.
Il governo italiano si è finora impegnato a garantire la sostenibilità della finanza pubblica. L'evoluzione della crisi ha infatti colpito i debiti sovrani, e per prima cosa era necessario e opportuno mettere in sicurezza le fondamenta dello Stato; assicurare i servizi essenziali; difendere i risparmiatori. In questo scenario, il risanamento della finanza pubblica è divenuto un'emergenza non più rinviabile. Negli ultimi tre anni gli sforzi sempre più incisivi di Governo e Parlamento si sono concentrati su questo obiettivo. L'acuirsi della tensione sui titoli del debito ha imposto l'accelerazione dei programmi di consolidamento della riduzione strutturale della spesa pubblica, realizzata da ultimo con il dl 6 dicembre 2011, n. 201.
Finora il governo ha agito sul "numeratore" della crisi: i conti pubblici. Oggi è il momento di intervenire sul "denominatore": la crescita.
La crescita non si costruisce in laboratorio. La garantiscono, la assicurano, la realizzano i cittadini e le imprese.
I vincoli di finanza pubblica, ulteriormente irrigiditi anche in virtù delle più recenti decisioni assunte in sede comunitaria per garantire la stabilità dell'euro, rendono non praticabili politiche fiscali espansive a sostegno della domanda interna. La situazione impone pertanto strategie alternative basate su interventi incisivi. Con l'obbiettivo di favorire incentivi per l'iniziativa economica privata, creare condizioni più favorevoli per l'investimento interno ed estero, promuovere l'innovazione e più elevati livelli di efficienza in genere, come del resto più volte segnalato negli anni scorsi dalla Banca d'Italia e dall'Antitrust.
È in questa strettoia che si muove il governo. Il Bilancio pubblico non può più favorire la crescita. La Moneta unica ha reso impossibili le svalutazioni competitive che hanno anestetizzato la mancanza di riforme strutturali. Non resta, quindi, che liberare le risorse e la capacità di intraprendere propria delle imprese italiane, intervenendo proprio sugli ostacoli che hanno finora rallentato le potenzialità di crescita.
È necessaria, quindi, una politica economica adattata ai tempi. Che abbandoni progressivamente la logica del sussidio alle imprese, come anche l'idea di poter utilizzare l'amministrazione pubblica come ammortizzatore sociale; o, peggio ancora, che venga interpretata esclusivamente come un bancomat a disposizione del sistema, a prescindere dalla qualità della spesa.
Appare sempre più urgente promuovere le condizioni per una ripresa basata essenzialmente sullo sviluppo di autonome attività d'impresa: la liberalizzazione dell'economia rappresenta dunque una via ineludibile per il Paese, se vuole uscire dalla crisi rinsaldando le fondamenta della propria economia.
Questa possibilità, tuttavia, si scontra con alcuni ostacoli che caratterizzano storicamente il nostro sistema sociale ed economico e che si sostanziano in una regolazione protezionistica o comunque di ostacolo allo sviluppo di autonome iniziative imprenditoriali.
Essenziale diviene una complessiva e generalizzata opera di revisione del quadro normativo e regolamentare che, ai diversi livelli di governo e di competenza e senza distinzioni tra categorie, interessi e settori economici, elimini le molte e ingiustificate situazioni di barriere all'accesso e le rendite di posizione ancora esistenti. Con l'obbiettivo di ampliare le opportunità di lavoro e le prospettive di mobilità e di promozione sociale. Affinché un simile processo di riforma possa conseguire concreti effetti è necessario che sia sostenuto dal più diffuso consenso sociale che si alimenta solo se le misure proposte hanno carattere generale e non discriminatorio: l'azione di apertura dei mercati deve procedere in tutte le direzioni.
In Italia, i settori che producono servizi al riparo dalla concorrenza internazionale sono, sostanzialmente, tutti i settori diversi dal manifatturiero (commercio, trasporti, credito e assicurazioni, costruzioni, elettricità, gas, acqua, hotel e ristoranti, professioni) e rappresentano più del 50 per cento del valore aggiunto complessivo. In questi settori il grado di concorrenza, sulla base di confronti tra paesi OCSE, è relativamente basso. Vi sono, infatti, barriere all'entrata, regolamentazioni sui prezzi e/o limitazioni alle forme d'impresa che garantiscono alle imprese già presenti sul mercato un potere che permette loro di applicare margini di profitto molto elevati rispetto ai costi. Secondo i dati OCSE, per l'Italia il margine di profitto medio nei settori dei servizi sarebbe pari al 61 per cento, contro il 35 per cento nel resto dell'area dell'euro e il 17 per cento nei settori che producono beni e servizi sottoposti alla concorrenza internazionale.
Obbiettivo del presente decreto è quello di modificare questi rapporti, attraverso un intervento a largo spettro sui settori interessati. A partire proprio da quelli che coprono la metà del valore aggiunto nazionale. In particolare, si pongono le premesse normative per attivare una radicale riforma della regolazione delle attività economiche che elimini la necessità di preventivi atti di assenso all'avvio delle attività economiche e ridefinisca – semplificandolo - il quadro dei requisiti necessari per il loro svolgimento. Interventi che si inseriscono nel solco delle proposte di modifica Costituzionale dell'art. 41, già presentate in questa legislatura.
L'intervento dell'amministrazione è quindi concepito in forma di controllo ex-post, per valorizzare al massimo le iniziative imprenditoriali. Ed in questo quadro si inseriscono le norme che cancellano le richieste di certificati da parte della pubblica amministrazione.
Questa riforma punta ad eliminare ostacoli ingiustificati nelle norme e nelle prassi amministrative. E vedrà impegnati tutti i livelli di governo del Paese. Dal governo centrale alle Regioni, agli enti locali. Con un ruolo attivo del governo nei confronti delle Regioni inadempienti, come previsto dell'art.120 della Costituzione.
Il quadro economico internazionale, il livello del debito pubblico, la crescita al rallentatore non consentono più al Paese sacche di privilegi e rendite di posizione.
Il mercato deve riprendersi gli spazi per troppo tempo limitati a causa della sedimentazione di questi benefici, non più motivati. Per questo, il decreto contiene misure tese ad allargare il perimetro dei mercati e a stimolare il gioco della concorrenza. Con interventi sui i servizi professionali, i servizi notarili; la distribuzione farmaceutica e i farmaci generici; la distribuzione dei carburanti e della stampa; i mercati elettrici e del gas; i servizi bancari e assicurativi; i servizi e le infrastrutture di trasporto nei settori autostradale, ferroviario, aeroportuale, portuale e nella mobilità urbana; i servizi pubblici locali, a esclusione del servizio idrico; attività turistiche su beni demaniali.
La crisi economica colpisce in modo particolare le categorie meno protette. I giovani, innanzitutto. Per questo, vengono introdotte misure per favorire l'accesso dei giovani alle attività economiche, salvaguardando la qualità della formazione, rimuovendo gli ostacoli per la costituzione di società a responsabilità limitata. Sono, inoltre, stabilite nuove forme di garanzie ulteriori per i consumatori: si rende più snella la procedura della azione collettiva di classe e si attiva una forma di controllo amministrativo sulle clausole vessatorie nei contratti di massa.
Si tratta di un primo intervento ad ampio raggio che è il frutto della convinzione di dover agire in tutte le direzione, ovunque sia possibile inserire stimoli competitivi. Dunque, è l'inizio di un lavoro, di una politica economica orientata alla crescita.
Il presente decreto si pone, dunque, nel solco degli interventi, in parte già delineati nella legislatura in corso e ampiamente condivisi in ambito Parlamentare, per allineare il nostro Paese alle best practices europee.

ANALISI E CONFRONTO CON ALTRI PAESI

Per quanto riguarda il rapporto tra le liberalizzazioni, lo sviluppo economico e l' innovazione, evidenze empiriche e la stessa letteratura economica[1] hanno ampiamente confermato che una regolamentazione dell'attività d'impresa eccessiva e onerosa ostacola l'ingresso sul mercato di nuovi soggetti, scoraggia gli investimenti e incide negativamente sulla produttività, consentendo a imprese poco efficienti di sopravvivere. Alcuni studi hanno stimato che un miglioramento della qualità della regolamentazione, così come misurata dagli indicatori della Banca Mondiale, tale da far passare un paese dal quartile peggiore al quartile più virtuoso, aumenterebbe il tasso di crescita annuo del PIL di oltre due punti percentuali.
Nel confronto internazionale, l'incidenza dei costi amministrativi e burocratici per le imprese italiane è particolarmente elevata. Secondo le valutazioni della Banca Mondiale sull'estensione e la qualità della regolamentazione dell'attività produttiva l'Italia si colloca alla sessantacinquesima posizione su 181 paesi considerati, in notevole ritardo rispetto alle principali economie avanzate (World Bank, 2008), anche se la posizione risulta significamene migliorata nell'ultimo anno, grazie ad alcuni provvedimenti che hanno velocizzato i procedimenti per l'avvio dell'attività d'impresa.
A livello internazionale, esempi indiscutibili della diretta connessione tra apertura dei mercati e sviluppo economico (inteso quest'ultimo in termini di aumento del PIL) ampliamento e diversificazione dell'offerta e promozione dell'innovazione, anche in settori diversi da quelli nei quali i processi di liberalizzazione si realizzano, sono rappresentati dalla deregulation del trasporto aereo iniziata negli anni Settanta del Novecento negli Stati Uniti, che si è poi estesa al resto del mondo, e dalla liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni, acceleratasi, nel contesto comunitario, con il Trattato di Maastricht del 1992. In entrambi i casi, la caduta dei vecchi monopoli legali, ormai non più giustificati da alcuna ragione economica, ha determinato l'espansione dei mercati, che a sua volta ha prodotto effetti benefici sullo sviluppo dei commerci e in genere su molti settori produttivi, che si sono potuti avvalere del potenziamento dell'offerta di trasporto e di telecomunicazioni, a prezzi accessibili. Tali mutamenti hanno indotto nel medio termine la nascita di nuove attività e di nuovi posti di lavoro. Lo Stato si è ritratto dalla gestione diretta di tali settori e si è riservato l'attività che meglio gli compete, cioè il controllo sul rispetto delle regole. I vantaggi di queste liberalizzazioni sono evidenti.
Non c'è ragione di ritenere che analogo potente stimolo allo sviluppo economico e all'innovazione, derivante dalla rimozione di ingiustificate protezioni, non possa riprodursi anche per altri settori della nostra economia, tutt'ora caratterizzati o da una regolazione protezionistica a favore dei soggetti già presenti sul mercato - come in genere nel settore dei servizi privati, anche professionali - o dalla eccessiva e non giustificata presenza di imprese ancora sotto il controllo di soggetti pubblici, per di più in assenza di controlli adeguati, come accade nel rilevantissimo settore dei servizi pubblici locali.
Per quanto concerne la liberalizzazione dei servizi privati e pubblici e i conseguenti benefici effetti macroeconomici, si rappresenta che il settore dei servizi rappresenta circa il 70% del PIL e, per tale ragione, ha rilevanza strategica per il rilancio della crescita.
Secondo un report del Centro studi Confindustria, elaborato su dati della Banca d'Italia, le liberalizzazioni produrrebbero nell'arco di 20 anni un incremento stabile del PIL di circa l'1,4% per anno.
In uno studio pubblicato sui Working Papers della Banca d'Italia[2], si fornisce una valutazione quantitativa degli effetti macroeconomici di un ipotizzato incremento in Italia del grado di concorrenza nei settori dei servizi che non sono esposti alla concorrenza internazionale, utilizzando un modello di analisi che paragona l'economia italiana al resto dell'area dell'euro. La presenza di un elevato potere di mercato, riconducibile sostanzialmente a un assetto regolatorio protezionistico e inefficiente, costituisce una distorsione alla concorrenza, con conseguenze sulle variabili macroeconomiche ben note in letteratura e confermate dallo studio in questione: prezzi più elevati e livelli di produzione, consumo, investimento e occupazione più bassi rispetto a quelli conseguibili con mercati più concorrenziali. Sulla base delle simulazioni presentate nel lavoro, si ipotizza che un aumento del grado di concorrenza che porti il markup nel settore dei servizi in Italia al livello medio del resto dell'area – attuato gradualmente in un periodo di cinque anni – avrebbe effetti macroeconomici significativi. Nel lungo periodo il prodotto interno lordo potrebbe crescere di quasi l'11 per cento, il consumo privato e l'occupazione dell'8, gli investimenti del 18; i salari reali ne beneficerebbero significativamente, con un incremento di quasi il 12 per cento. Si registrerebbe un forte aumento delle esportazioni (favorito dal calo dei prezzi italiani rispetto a quelli del resto dell'area) a fronte di un modesto incremento delle importazioni (dovuto all'aumento della domanda aggregata). Gli effetti sul benessere delle famiglie italiane sarebbero positivi e consistenti. Questi effetti benefici sarebbero rilevanti anche nel breve periodo.
Analogo significato hanno i risultati di uno studio empirico elaborato dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato[3] orientato a verificare quali effetti economici ha avuto il processo di liberalizzazione della distribuzione commerciale innescato dal Dlgs. n. 114/98 che è stato diversamente interpretato dalle Regioni italiane, titolari di rilevanti competenze di regolazione in materia.
Lo studio divide le Regioni in tre categorie in relazione alla maggiore o minore presenza nella propria normativa in materia di vincoli e restrizioni all'attività d'impresa. In particolare, sono stati considerati indici sensibili per la rilevazione di regolazioni restrittive: i) vincoli quantitativi introdotti al fine di programmare, in maniera piuttosto rigida e in forme più o meno esplicite, lo sviluppo del settore e la presenza sul territorio dei punti vendita, attraverso contingentamenti, pianificazione dell'offerta e contenimento della stessa entro percentuali di incremento prefissate; ii) esigenze urbanistiche o di pianificazione territoriale poste in maniera vincolistica e strumentalmente addotte per contenere e programmare, in forme più nascoste rispetto all'esplicitazione di vincoli quantitativi, lo sviluppo della distribuzione commerciale; iii) disciplina delle vendite straordinarie (di liquidazione, di fine stagione, promozionali); iv) orari e giorni di apertura al pubblico dei punti vendita; v) termini e modalità procedurali eccessivamente e inutilmente onerosi che ostacolano la snellezza e la semplicità del procedimento autorizzatorio; vi) potere di sospensiva delle autorizzazioni all'apertura di esercizi di vicinato posto in capo ai Comuni per un massimo di due anni e fino alla redazione di un apposito piano per lo sviluppo commerciale, e previsione di un'azione sostitutiva da parte della Regione in caso di inerzia del Comune; vii) individuazione dei Comuni turistici e delle città d'arte ai fini della deroga dall'obbligo di chiusura (domenicale, festiva, infrasettimanale) degli esercizi commerciali; viii) snellezza e semplicità del quadro normativo, in quanto caratterizzato da una molteplicità di norme regionali (contenute in leggi, regolamenti, delibere, e quant'altro) che si susseguono a modifica di disposizioni precedenti rendendo, per gli operatori del settore, particolarmente oneroso l'orientamento e incerto il contesto normativo di riferimento; ix) possibilità di esercizio congiunto della vendita al dettaglio e all'ingrosso.
Sulla base di questi indici sono state catalogate le regioni in tre gruppi in relazione al diverso grado di apertura alla concorrenza della normativa incidente sulla distribuzione commerciale, caratterizzati rispettivamente da un livello di concorrenzialità alto, medio e basso.
Lo studio evidenzia che nelle Regioni dove si è prestata maggiore attenzione a disegnare un quadro di regole aperto, improntato ai principi della concorrenza, rispetto alle altre ove, invece, sono stati mantenuti o rafforzati i vincoli all'attività economica, si sono registrati innegabili effetti macroeconomici positivi: la pressione inflattiva si è dimostrata in genere assai più contenuta; si è constata una razionalizzazione delle strutture produttive che hanno conseguito economie di scala e dato luogo a ingenti investimenti fissi, aumentando così la qualità del business e dell'offerta; si sono registrati anche l'aumento dei redditi e delle retribuzioni unitarie, con la progressiva specializzazione della manodopera; si è, infine, accertato l'aumento della produttività del lavoro.
Secondo alcune stime, la liberalizzazione ha avuto effetti molto positivi anche nel settore delle parafarmacie. Sulla base di fonte Anifa-Federchimica, nel 2010 fatto 100 il prezzo medio dei farmaci di automedicazione venduti in farmacia, quello dei prodotti venduti in parafarmacia era pari a 94 e quello dei prodotti venduti presso la GDO pari a 79.
Il risparmio di spesa generato dagli sconti praticati dalle parafarmacie è stato pari a 22,5 milioni nel 2010 e a 73 milioni dalla loro introduzione alla fine dell'anno scorso.
Ciò dipende però dalla distribuzione delle vendite tra i canali, fortemente sbilanciata a favore delle farmacie (92% delle vendite). Ipotizzando una quota delle vendite fuori farmacia del 30% il risparmio annuo potrebbe variare, sulla base dei dati 2010, dai 38 ai 143 milioni (a seconda della distribuzione tra parafarmacie e GDO). Inoltre, il dato effettivo non comprende gli sconti delle farmacie attuati sulla scia di quelli praticati dalle parafarmacie. Ipotizzando uno sconto medio delle farmacie pari al 7% (fonte: Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane), il risparmio annuo, data la distribuzione attuale delle vendite tra i canali, ammonterebbe a 182 milioni.
Sono stati poi stimati i possibili effetti positivi della liberalizzazione nelle ferrovie. Gli effetti benefici di una liberalizzazione controllata dei servizi ferroviari possono essere meglio apprezzati esaminando quanto avvenuto in altri paesi europei, sulla base di alcuni dati forniti dall'Autorità garante della concorrenza[4].
Esempi di paesi molto avanti nel processo di liberalizzazione sono costituiti da Germania e Svezia; all'opposto, più indietro è la Francia.
In Germania, l'infrastruttura e il servizio fornito da Deutsche Bahn sono verticalmente integrati. L'accesso al mercato è libero sia per il trasporto passeggeri, locale e a lunga percorrenza, che per le merci. Il trasporto locale è pressoché interamente organizzato tramite contratti di servizio pubblico caratterizzati da massicce sovvenzioni pubbliche, assegnati in misura minoritaria tramite procedure competitive. Qui i costi dei finanziamenti pubblici sono risultati minori nei contesti in cui si è svolta la gara. In Svezia, i concorrenti dell'incumbent possono partecipare alle gare per l'assegnazione del trasporto passeggeri locale, e possono offrire servizi di trasporto a lunga percorrenza notturno e nei fine settimana. La rete è separata dagli operatori. In Francia, l'accesso al mercato passeggeri è precluso agli operatori esteri, e la rete è collegata all'impresa ex monopolista.
Nel settore merci, in Italia il volume trasportato (in tonnellate/km) è aumentato del 10,8% tra il 2000 e il 2007. In Germania, esso è aumentato del 38,6%, nel Regno Unito del 45,7% e in Svezia del 19,4%. In Francia si registra un decremento, pari al 26,2%[7].
Il peso della modalità "ferrovia" sul totale dei trasporti terrestri di merci è cresciuto in Italia dal 10,5% all'11,1%, mentre in Germania è passato dal 18,6% al 21,3%, nel Regno Unito dal 9,3% al 12,7% e in Svezia è rimasto invariato al 36%. In Francia è diminuito dal 19,7% al 14,6%[8] .
Nei paesi esaminati, la quota di mercato dei nuovi operatori non è irrilevante: per quanto riguarda il trasporto passeggeri, essa è del 10,1% in Germania e del 100% nel Regno Unito (grazie al sistema di assegnazione delle tratte per gara). In Svezia esistono 12 concorrenti dell'operatore storico con una quota del 35%, in Francia il monopolista pubblico serve ancora l'intero mercato[9].
Per le merci, la quota dei concorrenti è del 22% in Germania, del 100% nel Regno Unito e del 26% in Svezia. In Francia tale quota ammonta al 10%[10].
È da notare anche come in Svezia e Germania i finanziamenti pubblici al sistema ferroviario, intesi come somma di investimenti nella rete più sussidi per le imprese incaricate del trasporto locale, siano ben inferiori alla media europea: in Svezia nel periodo 2002-2006 sono stati meno della metà del dato europeo (in termini di euro/km) e in Germania inferiori di quasi il 30%[11].
Infine, deve segnalarsi come un sicuro effetto delle liberalizzazioni in quasi tutti i settori merceologici sia costituito dal calmieramento dei prezzi e dal contenimento delle spinte inflattive.
In particolare si è mostrato[12] che, nei mercati nei quali in Italia i processi di liberalizzazione e privatizzazione hanno raggiunto un livello di maturità le spinte inflative sono state contenute. Lo stesso è accaduto anche nei mercati nei quali, nonostante la presenza di monopoli naturali (reti energetiche, rete fissa di telecomunicazioni), la regolazione economica posta in essere da autorità indipendenti è stata efficace.
In ogni caso, nella comparazione con altri importanti Paesi dell'area euro si è osservato che gli aumenti dei prezzi in Italia tendono a essere più consistenti, le riduzioni viceversa assai meno.
Ciò testimonia di una dinamica concorrenziale ancora frenata e che può e deve essere migliorata.
Nei mercati ancora rimasti in regime monopolistico, nei quali non operano efficaci sistemi di regolazione dei prezzi e caratterizzati da un quadro regolatorio particolarmente restrittivo, l'inflazione è stata indubbiamente maggiore: significativo, in questo senso, la costante crescita dei prezzi nei mercati dei servizi pubblici locali.
Analoghe criticità sono presenti nei mercati dei servizi professionali nei quali prevalgono forme di autoregolazione corporativa o comunque eccessivamente restrittiva.
In questo caso, vi sono evidenze che dimostrano la positiva correlazione tra rimozione dei vincoli normativi e contenimento della crescita dei prezzi.
Il documento dell'Antitrust evidenzia che gli onorari dei commercialisti, (tracciati per atto-tipo), sono risultati in flessione, nei loro ritmi di crescita, nel biennio 2009-2010. Questa circostanza è ricondotta dall'Autorità al fatto che l'Ordine dei commercialisti si sarebbe adeguato ai rilievi formulati dalla medesima in merito alla portata restrittiva di alcune norme del codice deontologico relative alle tariffe che ponevano ostacoli alla libera determinazione dei compensi. L'adeguamento è avvenuto nel 2008 e nel 2009 si sono constatati gli andamenti dei prezzi di questi servizi sempre meno accentuati fino ad allinearsi con il tasso medio d'inflazione.
Secondo l'Antitrust, diversa sarebbe la situazione degli avvocati.
In questo caso, facendo riferimento a dati che partono dal 2000, si registrano andamenti chiaramente connessi con la fissazione autoritativa delle tariffe e comunque ben al di sopra della media dell'inflazione, almeno fino all'abolizione delle tariffe minime avvenuta con DL n.223/2006. Da questo momento in poi, la libertà nella fissazione dei prezzi ha consentito un evidente rallentamento della dinamica di crescita
Il venir meno della tariffa minima obbligatoria, con la liberalizzazione dei prezzi avvenuta nel 2006, ha senza dubbio contribuito alla flessione degli aumenti degli onorari che si registra negli anni successivi.
In conclusione, non appare seriamente dubitabile che la politica di liberalizzazione e di apertura dei mercati, di tutti i mercati dei servizi privati e pubblici, sia possibile ed essenziale per promuovere la crescita del Paese. Non è un caso pertanto che l'Ocse nell''Economic Survey sul nostro Paese dello scorso maggio abbia continuato a sottolineare tra le riforme più urgenti proprio la riduzione dei vincoli alla competizione.
Note
[1] Banca d'Italia, Rapporto sulle tendenze del sistema produttivo italiano, 2008.
[2] Banca d'Italia, Macroeconomics effects of greater competition in the service sector: the case of Italy, by Lorenzo Forni, Andrea Gerali e Massimiliano Pisani, n.706, march 2009.
[3] Autorità garante della concorrenza e del mercato, Qualità della regolazione e performance economiche a livello regionale: il caso della distribuzione commerciale in Italia, 2007.
[4] Cfr. Audizione del Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, presso la IX Commissione della Camera dei deputati, Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, nell'ambito dell'Indagine conoscitiva sul settore del trasporto ferroviario passeggeri e merci, 27 ottobre 2010.
[7] Fonte: elaborazione su dati tratti dal documento di lavoro della Commissione Europea che accompagna il "Report from the Commission to the Council and the European Parliament on Monitoring Development of the Rail market", dicembre 2009.
[8] Fonte: elaborazione su dati tratti da "Energy and Transport in Figures", a cura della Direzione Generale Energia e Trasporti della Commissione Europea, ed. 2009.
[9] Fonte: rapporto per la Commissione Europea dal titolo "Study on Regulatory Options on Further Market Opening in Rail Passenger Transport", settembre 2010, annex vari.
[10] Fonte: documento di lavoro della Commissione Europea che accompagna il "Report from the Commission to the Council and the European Parliament on Monitoring Development of the Rail market", dicembre 2009.
[11] Fonte: "Towards a common market for rail services: the next steps", presentazione del direttore esecutivo della Community or European Railway and Infrastructure Companies (associazione di categoria degli operatori ferroviari europei), gennaio 2010.
[12] Au dizione del Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato presso la Commissione straordinaria per la verifica dell'andamento generale dei prezzi al consumo e per il controllo della trasparenza dei mercati, Senato della Repubblica, 23 febbraio 2011.

Unità dei Cristiani. Liturgia in rito bizantino domani alle 10,30 su RAI1


Monastero di S. Maria di Grottaferrata,
Corso del Popolo, Grottaferrata (Roma), Italy
Domani, DOMENICA 22 GENNAIO, alle ore 10.30, solenne Divina Liturgia per l’unità dei cristiani presieduta dall'Archimandrita Emiliano Fabbricatore, Esarca Ordinario del Monastero di S. Maria di Grottaferrata, e trasmessa in diretta televisiva su Rai 1; il servizio del canto liturgico sarà prestato dalla Corale di Grottaferrata.