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venerdì 14 febbraio 2014

A proposito di Entella e Timoleonte ... ....di Calogero Raviotta

Ho letto con interesse il testo "Entella, Timoleonte e la cultura del tempo" recentemente (11 febbraio) riportato sul blog e credo che possa risultare utile, a chi vuole approfondire alcuni aspetti di questo evento storico, consultare i testi, scritti e pubblicati da tre contessioti, di cui riportiamo di seguito titolo e autore:
- “Entella, il Crimiso e la battaglia di Timoleonte" di Felice Chisesi (Reale Accademia Nazionale dei Lincei - Estratto dei rendiconti della Classe di Scienze morali, storiche e filologiche Ser. VI, vol. V fasc. 7-10, luglio-ottobre 1929)
- "Entella" di Nino Chetta (Tipografia G. Bessone, Bordighera, 1937)
-  "Entella ed il Crimiso" di Nicolò Lo Jacono (S. Margherita Belice, “L’Araldo” di S. Margherita Belice,  n.12\1963 e n.1-2\1964)
Il Belice Sinistro poco prima di congiungersi
col Belice Destro
(foto dell'11.02.2014)
Per ulteriori approfondimenti si rimanda alla bibliografia ed alle note che accompagnano il testo delle tre monografie citate, che sono disponibili per la consultazione nella Biblioteca comunale e nella Biblioteca del Centro Culturale Parrocchiale di Contessa Entellina.
Di seguito viene riportata una breve biografia del Prof. Felice Chisesi (1895-1958), docente di Lettere al liceo Giulio Cesare di Roma. Uno spazio sarà dedicato, nelle prossime pubblicazioni sul blog, anche agli altri due autori (dott. Nino Chetta e rag. Nicolò Lojacono).
Nato a Contessa Entellina il 29 giugno 1895, laureatosi in Lettere presso l’Università di Palermo, il prof. Chisesi si trasferì a Roma, dove insegnò lettere nelle scuole superiori (docente di Greco e Latino al liceo Giulio Cesare). Appassionato di storia antica, approfondì un episodio che riguarda la storia di Entella.
Le sue riflessioni al riguardo sono descritte nella monografia “Entella, il Crimiso e la battaglia di Timoleonte”, sopra citata.
Al prof. Chisesi i contessioti riconoscono il merito di aver evitato, grazie al suo vivo interessamento e impegno, che il comune di Contessana Entellina fosse declassato, unitamente al comune di Campofiorito, a frazione di Bisacquino, che aveva avanzato presso il Ministro dell'Interno un’istanza in tal senso per incrementare il suo piccolo territorio.
Quando questa istanza fu archiviata, non avendo Contessa e Bisacquino alcun comune legame storico e culturale, il prof. Chisesi, che a Roma seguì attentamente l’evolversi della situazione al riguardo, assistito anche da esperti legali, inviò tempestivamente al sindaco di Contessa un telegramma, il cui testo originale, breve e significativo é ricordato con orgoglio dai contessioti più anziani, perché fa riferimento alla identità etnica, linguistica e religiosa di Contessa, che si differenzia profondamente da quella di Bisacquino.
Molti ricordano anche la sua grande passione per il canto: nella ricorrenza delle grandi feste era sempre presente nella chiesa parrocchiale per cantare, con la sua splendida voce, nel coro o come solista, vari brani della Divina Liturgia, celebrata in  rito bizantino-greco.
Il prof. Chisesi è morto a Roma il 7 aprile 1958.

Tentativo nel 1929 di declassare Contessa e Campofiorito a frazione di Bisacquino
I  contessioti, eccetto pochissimi anziani, ignorano il tentativo del Comune di Bisacquino di incorporare nel 1929 il territorio di Contessa  e Campofiorito, declassando questi due comuni a frazione.
Il dott. Luigi Genovese, Podestà di Contessa, si oppose decisamente a questa pretesa di Bisacquino, come emerge chiaramente dal testo della  delibera n. 106 adottata il 22 novembre 1929, di cui viene riportato, di seguito tra virgolette, qualche brano.
Avendo il Podestà di Bisacquino, nel mese di agosto 1929, chiesto al Ministro dell’Interno l’aggregazione al proprio Comune dei Comuni di Contessa Entellina e di Campofiorito, “destinati a sparire per deperimento di popolazione”, il dott. Genovese rilevò che il Comune di Bisacquino era “ossessionato dall’idea della propria grandezza …..con la fantastica creazione di un oceano di industrie, commercio, traffici con l’interno e con l’estero, dando ad intendere essere un emporio da superare qualunque città, pur di raggiungere la meta prefissa”.
Il Podestà di Contessa rilevò che “la realtà è ben altra e non depone certamente in favore delle egoistiche pretese” di Bisacquino, per cui “occorre smantellare un edificio artificioso accampato in aria” e pertanto delibera “opporsi fortemente alla domanda di quel Podestà con analogo ricorso, di cui ne autorizza la redazione e la presentazione, adducendo tutte le ragioni che militano a favore di questo Comune, acciocché sia scongiurato il disastro della totale scomparsa di un vetusto Comune non solo ma anche non sia menomamente intaccata l’integrità del suo avito territorio, indispensabile alla sua esistenza.”

A fronte delle fondate motivazioni addotte da Contessa nel ricorso, le assurde e infondate aspettative di Bisacquino furono deluse. In seguito su tale argomento saranno pubblicate ulteriori informazioni.

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