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venerdì 8 febbraio 2013

Microcredito. I criteri di selezione delle banche non rispecchiano le aspettative del corpo sociale

A distanza di un anno dall’avvio di una importante iniziativa per le famiglie siciliane, il microcredito, si sta facendo in queste settimane un’analisi, soffermandosi sui dati che rispecchiano quale sia la situazione regionale.
Promosso dalla Regione Siciliana, ai sensi della legge regionale 12 maggio 2010 numero 11, il microcredito rappresenta un beneficio per le famiglie che vivono un particolare e temporaneo disagio (economico, abitativo, tutela della salute, percorsi educativi e di istruzione), ma che, comunque, presentano potenzialità economiche future tali da giustificare l’assunzione di impegni di responsabilità, come quello, appunto, di ricevere un prestito e garantirne la restituzione.
Il finanziamento, che non può superare i 6 mila euro, da restituire entro un periodo massimo di 5 anni (solo dopo si potrà beneficiare di un secondo prestito), è concesso per favorire la realizzazione di progetti di vita familiare, per sviluppare e migliorare condizioni sociali, economiche e lavorative.
«La dimensione delle esigenze del territorio – spiegano negli ambienti del volontariato – è data, come sempre, dai numeri: in un anno lo Sportello Microcredito ha trattato 283 casi, di cui 126 ammessi a istruttoria, 87 inoltrati alle banche convenzionate per la successiva trattazione e 14 i microcrediti accordati dalle banche.
Numeri che, oltre a dare la misura della grande mole di lavoro, evidenziano la macroscopica differenza tra le pratiche proposte e i microcrediti accordati: solo un 16% che deve far riflettere sui criteri di selezione applicati dalle banche, non uniformate allo spirito dell’iniziativa e alle aspettative del corpo sociale».

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