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lunedì 18 aprile 2016

Le migrazioni. Quanti esseri umani -fra noi- ritengono che vanno respinte ? e se i migranti fossimo noi ?

CORRIERE DELLA SERA
Erri De Luca
Ciao socio, compare, fratello che non mi è capitato in famiglia e che ho cercato intorno, grazie di accomunarmi al libro della tua vita.
Hai messo insieme pezzi del tuo tempo senza ricavarne un'autobiografia, perché non riesci a dire di te senza gli altri. Ti scansi dal centro, lasci il tuo capitolo all'ospite di turno. 

La tua diventa una multibiografia di persone e di luoghi, dove sei anche tu. Leggo una festa di nozze campestri a gola piena di canti, leggo Jean-Claude Izzo scrittore di Marsiglia commosso da una canzone di Roberto Murolo perché la cantava suo padre, e poi Torino metallica e meccanica con il mercato di Porta Palazzo dove inventi una nascita d'inverno ma con i fiori e il fiato che svapora.

 Leggo Tino salvato in mare, sbarcato al molo di nostra madre terra Lampedusa, tenuto in vita da due occhi di donna sconosciuta, insaccata nello stesso viaggio, separato da lei allo smistamento, rivista mai più.
Leggo una ragazza da stazione, mezza assiderata da caricare in auto per darle, e non comprarle, il calore. E gli uomini che si affacciano al parabrezza per strofinare il vetro e quelli che chiedono con il palmo vuoto la moneta del passante, viceré della provvidenza, dissociato tra rigetto e abbraccio.
Leggo il violinista albanese e il venditore di tappeti Abdel, i figli aspettati nel corridoio di una sala parto, i genitori contenti della tua divisa ferroviaria, leggo la tua folla per cercarti nel tempo precedente ai nostri incontri. Poi sono venute sui palchi le nostre ore liete e concrete, insieme a Gabriele Mirabassi, poi solo noi due. Leggo la tua vita numerosa di altri, la tua scrittura a maglia di catena che li tiene insieme. Insieme siamo andati dietro all'emigrazione cetacea venuta a spiaggiarsi da noi. È una balena bianca nutrita con il plancton delle vite disperse e trasportate, il mare in persona che le nutre e se ne nutre, il mare che per noi non potrà più somigliare a quello delle gite, da quando abbiamo visto i viaggiatori m corpo alla balena bianca.
Noi che siamo il contrario di Achab. Intitoli Da questa parte del mare le tue pagine di uomo di entroterra, intriso di onde come un pescatore di coralli. E io, nato sul bordo del Tirreno, ho pescato fossili marini sulle Dolomiti. Siamo del Mediterraneo, da Marsiglia al Cairo, da Istanbul a Barcellona. Apparteniamo al vasto meridione del mondo, eravamo fatti per incontrarci in qualche piazza affollata e forse ci eravamo già sfiorati in qualche baraonda. Su tuo invito sono salito sulle tavole rialzate di un palco, chiamando con noi il nostro cavaliere preferito, il sobbalzato, lo scaraventato, il disarcionato Chisciotte. 
Abbiamo amato i pellegrini per vocazione e quelli per forza maggiore. Li abbiamo accolti nei canti e nelle stanze, inaugurando per tempo un principio di coro. 
Noi li guardiamo da questa parte del mare, sapendo di stare dalla stessa parte di tempo, di campo, di mare.