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sabato 13 aprile 2024

Quel primo Novecento (1)

 I vecchi partiti, quelli precedenti all'affermarsi del Fascismo, come si comportarono di fronte alla dittatura? su questa pagina accenniamo a come si mossero le forze di ispirazione liberale. Avremo modo di fotografare successivamente come si mossero le forze di ispirazione socialista, purtroppo allora tutte molto articolate e poco unitarie fra loro.

Mondo liberale

1) Fra le figure del primo Novecento che era stato più in vista sullo scenario governativo c'era Giovanni Giolitti, un liberale la cui avversione nei confronti della nuova situazione fu piuttosto sporadica. Egli morì nel 1928.

2) Nel luglio del 1930 da alcuni circoli liberali fu fondata l'Alleanza Nazionale, le cui figure più in  vista furono Mario Vinciguerra, redattore della rivista "Il Mondo", Di Cesarò del movimento Democrazia Sociale e Lauro De Bosis, figlio di un noto poeta.
Il gruppo coinvolgeva molti ambienti letterari, fra cui Benedetto Croce, e alcune figure dell'Azione Cattolica.
La linea politica di questo movimento era rivolta alla rinascita di una opposizione di tipo costituzionale, una sorta di Aventino, nell'intento di evitare che l'antifascismo fosse dominato dai partiti di ispirazione socialista e comunque dalla Sinistra.
Nel 1930 l'Alleanza diffuse un manifesto col sistema della "catena", secondo cui chi lo riceveva doveva riprodurlo e inviarlo, a sua volta, in sei esemplari.  Il 15 luglio di quell'anno il movimento diffuse (ovviamente clandestinamente) una circolare con cui sottolineava la necessità che quelle forze che avevano favorito l'affermarsi del Fascismo (l'esercito e la Chiesa)  prendessero coscienza del danno recato alla nazione.
L'opposizione dell'Alleanza -al regime- non assunse mai posizioni estremiste e fu, piuttosto polemica, soprattutto, con i gruppi di Giustizia e Libertà.
In pratica l'Alleanza rispecchiava il vecchio mondo liberale che aveva, con i Savoia, contribuito all'Unità del paese e puntava molto sulla sensibilizzazione delle coscienze. Eppure anche questo comportamento non venne ammesso dal regime.
 Nel Novembre 1930 Vinciguerra e la gran parte dei dirigenti dell'Alleanza Nazionale furono arrestati e condannati a 15 anni di carcere.
 Nel corso del processo, la pubblica accusa mosse forti attacchi intesi a disonorare, in particolare De Bosis.     Questi essendo riuscito a sottrarsi agli arresti,  rispose con un gesto che sa di romanticismo, dannunzianamente. Ha inviato a tutti i suoi amici e componenti del suo gruppo antifascista il suo testamento politico -La storia della mia morte-  e quindi prese il volo il 3 ottobre 1931 da Marsiglia in direzione di Roma su cui lanciò 400mila volantini. Puntò quindi -a missione compiuta-  in direzione della Corsica, ma non vi arrivò mai.

Sulla vicenda dell'antifascista De Bosis, esiste un libretto, curato da un giovane contessioto, edito dalla casa editrice romana L'Orma, che tratteggia la figura eroica e contemporaneamente romantica del De Bosis.

(Segue)

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