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venerdì 23 dicembre 2016

Icona – presepe del Natale ... ... di Calogero Raviotta

Credo che il significato del presepe, realizzato secondo la tradizione occidentale (a scuola,  a casa, nella suggestiva coreografia del presepe vivente in un centro abitato), possa essere meglio compreso con una icona-presepe, che nella tradizione bizantina è espressione figurativa della grande e antica festa della Natività di Gesù (nei primi secoli celebrata il 25 dicembre o il 6 gennaio). 
Nel calendario romano, la Natività del Signore è ricordata il 25 dicembre già nel 354, mentre a Costantinopoli Gregorio Nazianzeno la celebra nella chiesa della Resurrezione nell’anno 380.
L’iconografia del Natale è antichissima ed è stata tramandata fedelmente con gli elementi essenziali (Bambino, Madre di Dio, Giuseppe, stella, angeli, pastori, animali, magi) anche se nel corso dei secoli qualche iconografo, pur rispettando lo schema originario, ha introdotto qualche variante (personaggi e loro collocazione). 
L’icona del Natale ed il presepe di S. Francesco, con tutti gli adattamenti locali, recepiti fino ad oggi, sono espressione dellapartecipazione di tutto il creato alla Nascita del Figlio di Dio ed ogni elemento ha un significato.

Esaminando nei particolari l’icona

*(in alto) le montagne uniscono la divinità con l’umanità, gli angeli sono la natura spirituale, i pastori sono il popolo; (in alto a sinistra) i re magi; (in alto a destra) due angeli: uno si rivolge ai re magi e l’altro ai pastori; *(al centro) la Madre di Dio, distesa, che riflette sullo straordinario evento;
* (al centro, a sinistra) angeli in adorazione di Gesù nella culla, dentro la grotta, col bue e l’asinello;
* (in basso a sinistra) S. Giuseppe pensieroso riflette sul mistero “col cuore in tumulto, fra pensieri contrari, il savio Giuseppe ondeggiava” (Inno Akatitos); davanti a S. Giuseppe un uomo rivestito di pelli, appoggiato ad un bastone: è un falso pastore, è il demonio che con la sua tentazione diabolica vuole alimentare il pensiero agitato di Giuseppe
* dall’alto in centro scende da una stella un fascio di luce in tre raggi verso la culla: “Unità e trinità di Dio che si manifesta come luce”.

La festa del Natale a Contessa oggi e nei ricordi di ieri

Anche a Contessa da parecchi anni si comincia a respirare l'atmosfera natalizia tra la fine del mese di novembre, quando i negozi cominciano ad ornare scaffali, merci e vetrine con gli addobbi natalizi. Dopo la festa dell'Immacolata cominciano a vedersi i primi alberelli ornati di palline colorate e di luci nei bar, nei supermercati e nei negozi di alimentari in bella vista sono esposti panettoni e spumanti.
Una considerazione a parte meritano i giocattoli da regalare ai bambini a Natale o alla Befana. Ce ne sono di tutti i tipi, semplici e sofisticati, da pochi soldi o molto costosi, tutti già noti ai bambini, ai quali vengono presentati anche nei dettagli dalla pubblicità televisiva.
Chi ha superato i 50 anni nota immediatamente la grande differenza tra il Natale celebrato oggi e quello vissuto nella sua infanzia, differenza che riguarda non solo l'aspetto religioso, ma anche quello sociale, economico e culturale.
In primo luogo per la maggior parte dei contessioti il Natale era una grande festa religiosa con notevole partecipazione alle funzioni celebrate sia nella parrocchia greca sia nella parrocchia latina.
Durante la novena di Natale, di buon mattino, quando era ancora buio, ragazzi e adulti andavano alla messa, col freddo e tante volte con la neve ed il gelo, ma felici di partecipare a qualcosa di nuovo e diverso, con i canti natalizi gioiosi.
Celebrate le feste di S. Nicola, dell'Immacolata e di S. Lucia, l'attenzione era dedicata al Natale: preparazione del presepe in chiesa (non tutti gli anni) o della grotta, dove doveva nascere Gesù Bambino. Nei boschi venivano raccolti muschio e arbusti di asparagi selvatici, che venivano collocati su una sedia o un tavolinetto e sistemati in maniera che sembrasse una grotta.
Sopra gli arbusti, all'esterno dell'originale grotta, venivano collocati batuffoli di cotone, come se fossero fiocchi di neve. Posta in alto sopra l'altare maggiore della chiesa, questa grotta custodiva Gesù Bambino, nascosto però da un velo fino alla messa di mezzanotte della vigilia di Natale, quando appunto il velo veniva rimosso e tutti potevano finalmente vedere Gesù Bambino appena nato.
Nessuna famiglia preparava allora il presepe in casa (salvo rarissime eccezioni), non si facevano regali come é ormai usanza diffusa in tutti i paesi da alcuni anni.
Natale era una ricorrenza religiosa molto sentita e festeggiata in chiesa e nelle famiglie, perché occasione per ritrovarsi tra amici e parenti a tavola insieme per consumare un pranzo abbondante, molto atteso, apprezzato e gratificante, perché allora purtroppo un pranzo con tante portate (primo, secondo, dolce, frutta, ecc.), almeno per la maggior parte della gente, oltre che a Natale era preparato in poche altre ricorrenze annuali (Epifania, S. Giuseppe e otto settembre).