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venerdì 20 novembre 2015

Uomini, fatti, eventi. Come li ricordiamo oggi

20 Novembre
«Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su per l’Italia, ed e già, oltre Roma… »,                                           ( Il giorno della civetta.)
Il 20 Novembre 1989 muore Lenardo Sciascia
Sciascia è uno scrittore dalla produzione ricca e disparata nei generi e nei temi: dal romanzo poliziesco, al saggio, al racconto fantastico, all’articolo di giornale. Tra saggio e romanzo i suoi scritti propongono l’inchiesta storica, la biografia di uomini illustri o meno del passato, rappresentati con ironia e cura del dettaglio. Ha scritto sulla realtà sociale della Sicilia libri come Il giorno della civetta a quelli sul contesto politico, come Todo Modo. “Il rifiuto della ragion di Stato o di Mafia” è stato il filo conduttore della sua attività trentennale di romanziere, saggista, giornalista e parlamentare, acuto e coraggioso osservatore della società italiana. 
Si è mostrato sempre attratto dal divario tra l’apparenza delle cose e la loro sostanza, tra verità pubbliche e verità segrete. La ricerca di indizi dapprima è un argomento da romanzo ( Il giorno della civetta, A ciascuno il suo, Il contesto); poi diventa un metodo di lavoro, per frequentare archivi, leggere testi, riconoscere le analogie tra passato e presente, reinventare la Storia per metterne in luce vicende minori e minime. 
Nel 1950 pubblica le Favole della dittatura, che Pier Paolo Pasolini nota e recensisce. Nel 1954 Italo Calvino scrive, riferendosi a un’opera di Sciascia: «Ti accludo uno scritto d’un maestro elementare di Racalmuto (Agrigento) che mi sembra molto impressionante » (lettera di Calvino a  A. Carocci). 
Nel 1956 pubblica Le parrocchie di Regalpetra, una sintesi autobiografica dell’esperienza vissuta come maestro nelle scuole elementari del suo paese. La narrazione storica si sofferma particolarmente sul periodo del regime fascista, ma il fulcro del librosta nella cronaca della vita nel paese, in particolare con un occhio per la scuola. Vengono descritte le manovre, le campagne elettorali di missini, comunisti, democristiani, liberali e così via; spezzoni del libro sono dedicati alle riunioni del circolo dei “galantuomini”, la nobiltà terriera che decade, mentre cresce la borghesia arricchita dai commerci e le attività “borghesi”. Però l’obiettivo primario di Sciascia , dichiarato nella prefazione, è quello di mostrare quali siano le condizioni in cui le classi povere versavano: la scarsa paga vale a malapena per il sostentamento, ed il pericolo di morte sul lavoro è alto per i lavoratori, soprattutto salinari e zolfatari. 
Nel 1961 esce Il giorno della civetta con il quale lo scrittore indica nel giallo il genere di riferimento delle sue opere. Al romanzo si ispira il film omonimo del regista Damiano Damiani, uscito nel 1968. Nel 1969 inizia la sua collaborazione con il Corriere della Sera e esce intanto Todo modo, un libro che parla “di cattolici che fanno politica” e che viene stroncato dalle gerarchie ecclesiastiche. Il racconto, di genere poliziesco, è ambientato in un eremo/albergo dove si effettuano esercizi spirituali. Durante il ritiro annuale di un gruppo di “potenti”, tra i quali cardinali, uomini politici e industriali, si verifica una serie di inquietanti delitti. Anche da questo romanzo verrà tratto un film dallo stesso titolo diretto dal regista Elio Petri ( 1976). In questi anni aumenta i suoi viaggi a Parigi e si intensificano i contatti con la cultura francese e nel 1978 pubblica L’affaire Moro sul sequestro e il processo nella cosiddetta “prigione del popolo” ad Aldo Moro organizzato dalle Brigate Rosse.
Esce in quell’anno La Sicilia come metafora, un’intervista di Marcelle Padovani e Dalle parti degli infedeli, lettere di persecuzione politica inviate negli anni cinquanta dalle alte gerarchie ecclesiastiche al vescovo Patti, con il quale inaugura la collana della casa editrice Sellerio , avendo lasciato Einaudi , intitolata “La memoria”. Nel giugno del 1979 accetta la proposta dei Radicali e si candida sia al Parlamento europeo sia alla Camera. Aveva chiuso da tempo, e criticamente i suoi rapporti con il PCI. Eletto in entrambe le sedi istituzionali opta per Montecitorio, dove rimarrà fino al 1983, occupandosi quasi esclusivamente dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia Sul Corriere della Sera nell’87, Sciascia pubblicò l’articolo I professionisti dell’antimafia, in cui criticava duramente alcuni magistrati, per eccesso di carrierismo. Dopo suscitò polemiche e lasciò definitivamente il Corriere. Si intensificò la sua collaborazione con La Stampa. A seguito di quell’articolo fu isolato politicamente in modo molto netto, soprattutto dall’Associazione antimafia.
Molto affaticato dalla malattia, morì a Palermo due anni dopo.
“ Ho deciso di farmi scrivere sulla tomba qualcosa di meno personale e di più ameno, e precisamente questa frase di Villiers de l’Isle-Adam: ‘Ce ne ricorderemo, di questo pianeta’. E così partecipo alla scommessa di Pascal e avverto che una certa attenzione questa terra, questa vita, la meritano.”  Chiese funerali religiosi. Molte le iniziative che lo ricordano. Fondata il 26 giugno 1993 a Milano, nella sede storica presso la Biblioteca Comunale, Palazzo Sormani, l’associazione degli Amici di Leonardo Sciascia si propone di incoraggiare la lettura e la ricerca in merito al pensiero e all’opera dello scrittore Il 30 ottobre 2008 è stato lanciato a Firenze un manifesto dal titolo Ce ne ricorderemo di questo maestro per ricordare Leonardo Sciascia, sottoscritto da scrittori/ci, primo fra molti, il Nobel Pamuk.