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domenica 22 novembre 2015

Contessa e la sua gente. Una lettura con occhi contadini

Sollecitato su cosa vertono i colloqui da me intrattenuti con Nicola Foto, riporto in questo post il tema base, la tematica di fondo che inseguito andrà ad arricchirsi, nelle circostanze di dettaglio, con eventi, episodi e personaggi specifici.
(1)
Dal 1884 al 1891 in Sicilia, il movimento, formato da contadini, operai, muratori e artigiani, insorse contro il governo sino al duro intervento militare di Francesco Crispi.
Questo è il tema di partenza di tutti gli incontri avuti da chi scrive con il contessioto Nicola Foto. 
Francesco Crispi
arbëresh originario di
Palazzo Adriano
Nicola, un arbëresh di lingua, formazione e aspirazioni, non amava affatto Francesco Crispi, l'arbëresh assurto fino alla Presidenza del Consiglio del Regno d'Italia. Più volte tornava, nel corso dei colloqui programmati che avevamo fissato, a spiegare che Foto è un cognome tipicamente arbëresh, probabilmente originario dalla Grecia, e potrebbe avere origine da Fotos= luce.
Dopo la più volte ripetuta introduzione e precisazione ora ricordate passava a puntualizzazione che il Movimento di massa dei Fasci Siciliani dei lavoratori rappresentò una rivoluzione riformista, di ispirazione democratica e socialista, un tentativo di riscatto delle classi povere contro lo Stato che invece appoggiava i ricchi. 

L’Unità d’Italia, che a Contessa lasciò una scia di sangue con motivazioni solamente in parte politiche, non aveva portato i benefici sperati ed il malcontento covava fra i ceti più poveri e umili del paese che chiedevano, e loro portavoce era il sacerdote e poi parroco Nicolò Genovese, uno scrittore poeta e giornalista,  riforme fiscali e redistribuzione delle terre. 

Alla fine dell’’800, proprio negli anni in cui in Via Cucci, nei pressi dell'abitazione del parroco Genovese, veniva aperta la sede politico-sindacale del Fascio dei Lavoratori, la mafia locale guidata da personaggi di Chiusa Sclafani accumulava attraverso il controllo delle masserie di Vaccarizzo risorse, contro la forza lavoro dei piccoli contadini e dei braccianti, e dominava sul territorio percorrendo con suoi uomini il fitto reticolo di trazzere e viottoli. 
Il movimento dei Fasci dei Lavoratori di Contessa si pose quindi come strumento di lotta organizzata contro la mafia. Nicola spiegava inoltre come subito dopo l'Unità d'Italia la famiglia dei Lo Iacono che da sempre (dal '600 ?) aveva gestito con mdi paternalistici le masserie del territorio fu costretta a lasciare la gestione agli estranei, a quelli di Chiusa. Da questo frangente egli spiegava il perchè il Movimento di occupazione delle terre, specialmente di Castello Calatamauro fu guidato proprio dai Lo Iacono, che impressero l'indirizzo riformista alle agitazioni di quei mesi. 

Bernardino Verro, socialista di Corleone,
venne più volte a Contessa
per organizzare i contadini del luogo
nel Fascio dei Lavoratori
Quando gli mostravo i libri di storia che evidenziavano che a Castello Calatamauro i contadini gridavano "viva il fascio dei lavoratori, viva il re" egli lo giustificava col fatto che il Movimento era democratico e socialista ed era rivolto contro i mafiosi e conseguentemente per una equa distribuzione dei poderi su cui applicare nuovi patti agrari.  

La grande crisi degli ultimi anni del XIX secolo colpì soprattutto i ceti popolari anche perché i contratti agrari venivano imposti senza alcuna proporzione tra rendita dei latifondisti, capitale dei gestori dei feudi e lavoro dei contadini. 
Da questo contesto traggono origine gli scritti sociali del parroco Genovese e la grande emigrazione di massa, che svuotò letteralmente il paese, a fine Ottocento.