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venerdì 9 dicembre 2016

Hanno detto ... ...

GIULIANO PISAPIA, già sindaco di Mlano
"Vorrei che fosse chiaro: non ho nessuna ambizione. E non sono la stampella di nessuno. Mi interessa ricostruire a sinistra ma anche che passi un nuovo linguaggio, un modo diverso di essere che non allontani più le persone dalla politica".
"L'ho detto e l'ho ripetuto più volte: non ho nessuna intenzione di essere leader di un nuovo partito, non cerco come non ho mai cercato qualcosa per me ma non voglio regalare il Paese alla destra. Per questo mi metto a disposizione di chi vuole impegnarsi per ricostruire un campo progressista che possa restituire entusiasmo ai tanti di sinistra e centrosinistra che non vanno più a votare o votano per altri schieramenti. 
Chiaramente anche in prospettiva della prossima scadenza elettorale per rendere possibile che ritorni al governo del paese un centrosinistra, aperto ad esperienze di civismo".

"Oggi siamo sicuramente in una situazione anomala. Adesso il Pd governa senza la sinistra con cui si era presentato alle elezioni. Quindi non è più procrastinabile una scelta: il partito democratico deve decidere se guardare a sinistra scegliendo lì gli alleati per una coalizione vincente oppure continuare con l'attuale compagine.
Personalmente non ho dubbi e sono assolutamente convinto che il popolo del Pd si ribellerebbe se non ci fosse questo impegno".

ENRICO MENTANA, direttore del TgLa7
"Renzi è stato per tre anni il centro di gravità della politica italiana. Su di lui si sono costruite speranze, alleanze, timori e ostilità, equilibri di potere e assi di opposizione. Lo schema già sperimentato con Berlusconi, ma in tempo di tripolarismo, e quindi con maggiori rischi per il più diretto interessato. Renzi lo sapeva, e non per caso il suo primo atto da segretario fu il patto del Nazareno. 
Una doppia maggioranza, quella di governo e l'altra più ampia per le riforme, ma anche due patti leonini, con i transfughi del Nuovo Centro Destra e con il Cavaliere ineleggibile. Fin quando questo schema a doppia geometria ha retto Renzi è stato il dominus indiscusso.
La vittoria a valanga delle Europee lo ingannò su due punti una dimensione del pd renziano già stabilmente a quota quaranta, e su essa fu plasmato l'Italicum; e l'inizio del riflusso elettorale del m5s. 
Abbagli fatali. A quel punto Renzi si illuse di poter fare a meno di tutti: impose Mattarella al Quirinale, scaricò Berlusconi, imbarcò Verdini per blindare una maggioranza meno presentabile ma tutta sua, accelerò sulla renzianizzazione del partito e cercò di imporsi come uomo nuovo anche sulla scena europea. 
Così in un colpo solo ruppe con l'elettorato di destra, fece ricompattare Berlusconi e Salvini-Meloni, diede nuovi argomenti all'artiglieria critica grillina, eccitò la minoranza interna e si chiamò a bersaglio degli eurofobici.