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domenica 22 novembre 2015

La cultura. Come leggere il potere, l'autorità, la verità e l'esperienza religiosa (6)

La cultura per capire la società ed il mondo in cui viviamo. 
E' questo il percorso che ci proponiamo di seguire. 



Abbiamo già assodato che il concetto prevalente e più accolto di "cultura" è quello antropologico e quello sociologico. 


In questo post e nei successivi ci proponiamo di accedere al concetto di "cultura" da una visione molecolare, o individuale per poi pervenire a quella che tutti ci proponiamo di perseguire, la cultura universale
Cultura universale perchè gli uomini, gli esseri umani siamo tutti "umani", indipendentemente da come la cultura dei nostri contesti ci ha finora plasmati.
Andiamo però per gradi.



Pensiamo per un pò quale potrebbe essere l’umanità se fosse composta da una popolazione di cloni. Ognuno di noi -fortunatamente- è un  Io, un unico ed un irriducibile ogni volta che viene posto di fronte ad Tu, ad un altro. 
La singolarità di ciascuno,  l'identità di ciascuno è iscritta in tutte le sue cellule, dal singolo capello alla punta delle dita. 
Ricordiamoci allora che non esiste un Io che non esprima una cultura.  Ogni Io, ogni individuo,  non è una entità vacua. 
La cultura non è altro che la forma di vita che si impersona in un Io, che ne sposa la forma e i contorni, e in tal modo, realizzata in un Io singolare e unico, diviene anch’essa singolare e unica. 
Esistono, in buona sostanza tante culture quanti sono gli Io, reciprocamente inconfondibili. 

Ognuno, nella solitudine dell’esistere porta il segno di identificazione delle sue impronte digitali, dei capelli, dell’iride. 
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Dobbiamo inoltre sapere che l'Io non può esistere se non riconosce ed accetta che esista il Tu (l'altro, il diverso da me). Ogni Tu è lo specchio che rende visibile l’immagine dell’Io. Senza il Tu, senza il diverso (l'altro), lo ripetiamo, non può esistere l’Io
Detto in altre parole, la società, l'esistenza degli altri è necessaria alla formazione dell’identità di ciascuno di noi.

Ogni società può essere ristretta, riduttiva, depersonalizzante e chiusa, oppure estesa, ampia, emancipatrice e aperta. 
Una cosa è certa, più il gruppo è ristretto più è possessivo, più è settario. 
L’uomo cellula di un’orda primigenia si differenziava poco da quell’orda al punto che il suo Io, la sua personalità individuale, non si distingueva dalla personalità collettiva del gruppo. 
L’individuo emerge (esiste) e si afferma quando i legami del clan primitivo progressivamente si sono distesi, allargati. 
La globalizzazione non è perciò un fenomeno nuovo, è un processo che si inscrive nella storia e nel futuro dell’evoluzione sociale. L’elemento nuovo è costituito dal fatto che il processo ha abbandonato il sentiero, la trazzera,  per prendere la strada maestra, l'autostrada.
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Riepiloghiamo: nessun Io può esistere da solo senza un Tu che lo riveli a se stesso, che gli rifletta la propria immagine, gli faccia prendere coscienza della propria differenza. In tal modo, l’Io non emerge che nella molteplicità delle differenze e, insieme, nella molteplicità delle somiglianze delle fecondazioni reciproche. 

Ogni cultura è in tal modo, necessariamente, identità individuale costituita da differenze, con dosaggi molto diversi, e insieme identità collettive, fatta di somiglianze più o meno accentuate. 
Il gioco delle differenze e delle somiglianze culturali e di identità può funzionare all’interno di gruppi sociali piccoli (clan, tribù) oppure di gruppi sociali sempre più estesi. 
Il movimento della storia, al pari di quello dell’evoluzione in generale, si è sempre inesorabilmente orientato dalla semplicità alla complessità, dalle micro-società alle macro-società sempre più a vocazione universale disposte ad accogliere elementi esterni.

La civiltà continua il suo cammino verso una maggior complessità e globalità, obbedendo alla legge generale dell’evoluzione. 
Noi oggi siamo entrati, grazie alle autostrade dell’informazione e della comunicazione nell’era della civiltà e della cultura su scala universale.
Resistere a questo processo, come vorrebbero fare le frange più retrive dell'Islam, è pura illusione.