PIETRO ICHINO, giurista lavorista
Rivendicare l’indipendenza sovrana per una regione di qualche milione di abitanti poteva avere un senso due secoli fa; non ha più alcun senso oggi, quando la libertà e la ricchezza di ciascun popolo dipende per la maggior parte dalla cooperazione con tutti gli altri, da un ordinamento sovranazionale che governi in modo equo il movimento e gli scambi di persone, beni, servizi e capitali, almeno al livello continentale.
Immaginiamo che i ricchi, colti e forti catalani riescano a conquistare l’indipendenza sovrana; il giorno dopo si ritroverebbero fuori dall’UE, costretti a chiedere il visto per uscire da loro triangolino di territorio; vedrebbero le esportazioni che sono state la loro fonte principale di ricchezza azzoppate dai dazi; dovrebbero darsi una diplomazia internazionale e un esercito, che costerebbero molto di più di quanto costi loro oggi l’appartenenza alla comunità fiscale spagnola, oltretutto in regime di forte autonomia regionale.
Giusto chiedere un miglioramento delle regole di convivenza e cooperazione, in modo che esse responsabilizzino tutti per il superamento delle disparità di ricchezza, impedendo i parassitismi e gli opportunismi; ma per questo occorre guardare avanti, non indietro.
Occorre guardare agli Stati Uniti d’Europa, non a un ritorno ai nazionalismi dei due secoli passati. Certo, anche il consenso su questo obiettivo va costruito insieme; e su questo terreno il Governo di Madrid non ha brillato più di quello di Barcellona.
Ma entrambi sbaglierebbero gravemente se cercassero la salvezza in un’azione di forza l’uno contro l’altro: la salvezza, per entrambi, sta nella costruzione della nuova Europa.
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