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sabato 23 luglio 2016

Hanno detto ... ...

GIAN LUCA DI FEO, vice direttore de La Repubblica

Ormai la paura è dentro di noi, testimoniando come la campagna di morte globale lanciata dal Califfo di Mosul sia entrata in profondità nella nostra quotidianità. 
Il verbo jihadista si è diffuso ovunque, amalgamando fondamentalismo e rancore per costruire gruppi organizzati come quelli che hanno colpito a Parigi e a Bruxelles, oppure indirizzando l'instabilità o la fragilità psichica di singoli verso i propri obiettivi, come è accaduto sulla promenade di Nizza e sul treno di Wurzburg. 
Ci siamo rassegnati alla minaccia che può colpire ovunque e chiunque, dallo stadio di calcio al supermarket, dall'aeroporto alla fermata della metropolitana, dallo spettacolo della festa al concerto, dal museo alla spiaggia. Una paura antica, che è esplosa con i vagoni di Madrid nel 2003, è proseguita due anni dopo con le bombe di Londra e si è intensificata con un ritmo esponenziale dopo la creazione dello Stato islamico. 
Neppure i soldati in assetto di guerra schierati nelle città riescono a trasmettere sicurezza. E ieri a Monaco questo sentimento che ci accompagna sempre si è trasformato in un panico mai visto prima in Europa.

CORRADINO MINEO, senatore della sinistra
Pare avesse 18 anni. Sparava dal tetto mirando prima ai bambini e ha fatto almeno 10 vittime. Gridava “sono tedesco”, qualcuno gli avrebbe risposto “fatti curare”. “Odio i turchi”, dunque è “razzista”, della “destra etremista”. No, ha urlato “Allah è grande” (dunque islamista?).
Corriere e Stampa pubblicano la foto di un calvo barbuto e di una bella ragazza che puntano il mitra: poliziotti bavaresi. Repubblica mostra un gruppo di donne, le mani sulla testa, che si allontana dalla scena del massacro.
“La Germania cambierà”, assicura Giovanni Di Lorenzo, direttore di Die Zeit, a cui ogni giornalista ricorre perché, come dice il nome, parla italiano, è italiano, anche se convinto che i tedeschi siano diversi, e dunque reagiranno alla tedesca.
Fine partita per la Merkel, statista dorotea che tutto cercava di sopire, dall’allarme migranti alla sfida del dittatore e liberticida Erdogan?