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lunedì 24 maggio 2021
Contessa Entellina. Immagini periodiche di cultura, vita e resistenza
Recovery Plan. Scorriamolo poco alla volta (3)
Questione giovanile
Il Recovery Plan elaborato sotto la vigile attenzione del Presidente Draghi, in quanto documento istituzionale, prende atto che nel nostro Paese esiste un problema serio che è quello della vasta disoccupazione giovanile. Giovani che oggi sempre più numerosi prendono la via dell'emigrazione sia che si tratti di titolari di diplomi, lauree e dottorati che di fasce comunque scolarizzate.
Il Piano è comunque mirato verso la moltiplicazione del ruolo del Servizio Civile, che dovrà avere una chiara propensione di vero e proprio strumento per il ragiungimento degli obiettivi del Piano in direzione della “cittadinanza digitale”, e non solo in quella direzione.
Si intende -ancora- individuare alcuni profili di lauree abilitanti per alcune professioni; a modo di esempio i laureati in giurisprudenza potranno direttamente accedere al concorso per la Magistratura pur in assenza di altri requisiti abilitanti oggi richiesti.
Sono previsti sostegni per gli affitti delle giovani coppie e per gli studenti di tutte le fascie verranno -in maniera consistente per cifre e per numero- istituite borse di studio oltre che significativi investimenti nell'edilizia universitaria.
Come appare evidente il Piano contiene visioni e prospettive da sempre desiderate, soprattutto a beneficio delle fascie sociali finora meno favorite, e che adesso finalmente sarebbero entrate a far parte e in misura incisiva della programmazione dei prossimi sette anni.
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domenica 23 maggio 2021
Recovery Plan. Scorriamolo poco alla volta (2)
Banda ultralarga
Nel Piano elaborato sotto le indicazioni del Presidente Draghi c'è la chiara indicazione che l'intero Paese, proprio per intero, sarà coperto con la banda ultralsarga. Collegate alla fibra, si legge, saranno pure le "case sparse", sarebbe a dire le case agricole in campagna.
Questa intenzione -a dire la verità- lo abbiamo letto sui giornsali sin dal 2015, però a sei anni di distanza noi di Contessa E. e tantissimi asltri siciliani riusciamo a stento a fruire -con varie interruzioni- di internet al livello minimo. Controlleremo che pure il governo Draghi non usi demagogia, come abbondantemente hanno fatto i due governi a guida M5S.
Un'altra curiosità che si coglie sfogliando il Recovery Plan è quella sul "Servizio Civile Digitale". Si tratterebbe di impegnare i giovani volontari per insegnare ai “boomer” (=le persone che mostrano atteggiamenti o modi di pensare ritenuti -ai nostri giorni- superati dalle nuove generazioni), come si usa internet e la nuova tecnologia.

Abituare le generazioni a
venire a guardare lontano.
Sembrerebbe iniziativa banale se inserita in un progetto pluriennale di mettere in moto un Paese addormentato e persino arrertrato rispetto al Nord Europa, ma è esattamente ciò di cui necessita soprattutto il Meridione che sotto il profilo socio-economico somiglia più al Nord Africa che ad un'area europea.
Questa iniziativa tesa a digitalizzare l'intero Paese, compreso le campagnre, risponde a quella logica di “formazione permanente” che permea l'intero Piano. Questa interessante iniziativa ricorda, a chi ha ormai alcune decine di anni di età, le "scuole serali" che tante insegnanti locali, di Contessa Entellina, tenevano nell'edificio di via Palermo negli anni cinquanta e sessanta del Novecento. Allora l'analfabetismo superava di gran lunga chi appena sapeva trattegiare la propria firma. Adesso si punta a rendere la popolazione forgiata a vivere in un mondo digitalizzato. Non è poco !
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Giovanni Falcone. In un attentato muore con la moglie e gli uomini della scorta
Il simbolo della lotta alla criminalità mafiosa internazionale
MAGGIO 1992
Giovanni Falcone, fu giudice istruttore a Palermo per dieci asnni, fino al 1989. Fu anche procuratore aggiunto nel capoluogo siciliano quando nel marzo del 1991 fu chiamato dal ministro di grazia e giustizia, Claudio Martelli, a dirigere il dipartimento degli affari penali. Un incarico questo abbastanza delicato che gli consentiva di predisporre una serie di importanti riforme legislative contro il potere mafioso.
Fra i suoi prioritari obiettivi vi erano:
--accrescere l'efficacia della magistratura nella lotta contro la mafia;
--razionalizzare i rapporti fra pubblico ministero e polizia giudiziaria;
--coordinare le varie procure, e a questo fine ipotizzò la costituzione delle Procure Distrettuali.
Presiedette all'istituzione, nel novembre 1991, della direzione nazionale antimafia. La nomina a questo ruolo gli fu ostacolata da alcune correnti interne al Consiglio Superiore della Magistratura e mentre attendeva l'esito circa questo ruolo, il 23 maggio 1992 mentre rientrava a Palermo da Roma e percorreva in macchina il tratto di strada da Punta Raisi alla città, all'altezza di Capaci, una terribile esplosione fece saltare un vasto tratto della corsia e nell'attentato persero la vita, oltre a Falcone, la moglie (anch'essa magistrato) e gli agenti della scorta Rocco Di Cilio, Vito Schifani e Antonio Montinaro.
Quell'attentato fu seguito nei mesi successivi dalla sanguinosa stagione di ripresa della violenza mafiosa.
sabato 22 maggio 2021
Recovery Plan. Scorriamolo poco alla volta (1)
Un paese competitivo
Il testo inviato all'Unione Europeo, nonostante la propaganda populista, non ha nulla a che vedere con le grida di Grillo e l'incompetenza a cinque stelle. Scriviamo ciò nonostante la tv di stato continua a dire che il governo Draghi, grosso modo, si sarebbe attenuto alla mancanza di strategia del precedente governo e tipica di tutti i populisti di ogni latitudine.
Nel Piano c’è tutta una ampia parte rivolta alle politiche sulla “libera concorrenza”. Sappiamo tutti, almeno chi mastica un minimo di scienza economica, che i "cartelli", le "corporazioni", gli "abusi di posizione dominante" sono fonti di ingiustizie e non aiutano di certo le fasce deboli della popolazione. Sul nuovo testo del Piano si legge “La concorrenza non risponde solo alla logica del mercato, ma può anche contribuire ad una maggiore giustizia sociale” e si affermsa che “quanto più si incoraggia la concorrenza, tanto più occorre rafforzare la protezione sociale”, perché concorrenza comporta -ovviamente- rischio.
Contrastare i monopoli delle grandi corporazioni è sicuramente benefico per i consumatori, e lo può constare qualunque cittadino che stia attento ai comportamenti delle compagnie telefoniche che attualmente operano nel paese.
Le imprese sane che non fanno parte del potere corporativo e che non sono affatto vicine al potere politico non si fanno -anzitutto- scrivere le leggi e non si fanno concedere le concessioni su misura. Chiunque di noi cittadini dovrebbe sapere che simili corporazioni non fanno gli interessi della collettività, al contrario esse sono legatissime ai partiti e alle cordate politiche.
Il testo del Piano inviato a Bruxelles mette in chiaro che le leggi dello Stato garantiranno la concorrenza e dovranno assicurare lo sviluppo delle reti di telecomunicazione. In pratica l'attuale monopolio (delle reti) di TIM verrà meno. Lo sviluppo della rete elettrica, pure essa, implicherà la rimozione delle barriere all’entrata nei mercati.
Verrà quindi meno il sistema clientelare tipicamente italiano che fino a recentemente ci ha creato gravi conseguenze. Nessuno infatti potrà mai dimenticare la vicenda Autostrade ed il ponte crollato a Genova.
Il primo frammento importante del Piano italiano, che abbiamo voluto su questa pagina evidenziare, è -quindi- concentrato nella maggiore concorrenza da istillare nel tessuto economico e sociale del Paese, compresa, per noi che viviamo nei piccoli centri di provincia, la rivisitazione di quei sistemi a noi vicini che ci ritroviamo nella gestione dei rifiuti.
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venerdì 21 maggio 2021
Medio Oriente. Perchè non è facile uscire fuori dai problemi geo-politici
La questione della Palestina e poi di Israele
(3)
Stiamo provando a capire perchè nel Medio Oriente si è arrivati ad una situazione complicatissima fra mondo arabo ed ebraico. In questo post tratteggiamo alcuni aspetti del mondo arabo nel percorso di indipendenza dal potere imperiale turco-ottomano fino alla vigilia della Prima guerra mondiale.
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Sul finire dell'Ottocento, quando ormai l'Impero Ottomano era agonizzante e le maggiori potenze occidentali si erano già infiltrate all'interno del Medio Oriente, nell'arco di territorio della Grande Siria fiorirono parecchi studiosi e poeti, intellettuali e politici che rifletterono sul loro mondo "arabo-islamico" rispetto al dominio turco-islamico. Confrontarono la loro situazione sociale con quanto stava invece producendo la rivoluzione industriale in Europa ed in America e immaginarono o provarono ad immaginare un ruolo positivo pure per la loro terra. Quel movimento culturale ie politico mmaginò per la Palestina un profondo ripensamento (ebbero un ruolo intellettuale interessante Nasif al-Yazigi, Butrus al-Bustani e molti altri). Essi fondarono nel 1875 una società segreta d'intellettuali arabi a Beirut che in seguito e rapidamente si diffuse in altre città del Medio Oriente.
Va comunque detto che diversi esponenti palestinesi negli ultimi decenni dell'Ottocento ottennero ruoli importanti all'interno dell'amministrazione imperiale ottomana, Nel 1908 sempre esponenti palestinesi aderirono all'organizzazione dei Giovani Turchi, che in seguito tuttavia assunse un ruolo autoritario. Questo contraccolpo in senso autoritario di quel movimento spinse alcuni esponenti palestinese e nell'area di sua pertinenza, città per città, delle sezioni per la decentralizzazione del potere imperiale ottomano e per il conseguimento di poteri autonomi, sia pure in spirito di lealtà col potere turco-ottomano.
Tempo e scenario fondamentale per la rinascita araba rispetto al potere correligionario ottomano è stato comunque il congresso del 1913 che si tenne a Parigi e che raccolse esponenti dell'intero Medio Oriente tutti in ruoli e posizioni autonome se non in aperto contrasto verso gli ottomani.
Da quanto abbiamo trattegiato appare evidente che sul finire dell'Ottocento sotto il profilo socio-economico ed istituzionale la realtà arabo-palestinese non differiva di molto dall'area turco-ottomana. Era quella un'area pre-capitalistica e pre-nazionale. Serviranno infatti almeno altri cinquant'anni perchè nascano nell'area di cui ci stiamo interessando gli stati nazionale (di radici tutte arabe), ossia la Siria, il Libano, la Giordania.
(Segue)
giovedì 20 maggio 2021
Grandi maestri
Identità siciliana
"La mia Sicilia non è una terra sonnolenza (...): essa, semmai, nei miei libri è costantemente in movimento, in rivolta contro qualcuno o qualcosa".
Andrea Camilleri
1925-2019
scrittore, sceneggiatore, regista, drammaturgo e docente
Uno sguardo sul mondo. Territori, geografia, storia e umanità (1)
Ripartizione della ricchezza
Otto persone possiedono la stessa ricchezza di 3,6miliardi (quasi la metà degli abitanti del pianeta) lo si legge sul rapporto Oxfam 2017.
Negli ultimi tre anni l'82% dell'incremento di ricchezza è andato nelle tasche dell"1%, ovviamente l'1% che già deteneva il maggior quantitativo di risorse (rapporto Oxfam 2018).
mercoledì 19 maggio 2021
Contessa Entellina. Quella domenica di cinquatatre anni fa
Estratti dalla
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE
D'INCHIESTA SULL'ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI PER LA RICOSTRUZIONE
E LA RIPRESA SOCIO - ECONOMICA DEI TERRITORI DELLA VALLE DEL BELICE
COLPITI DAI TERREMOTI DEL GENNAIO 1968
(Istituita con legge 30 marzo 1978, n. 96)
Prima parte pubblicata Pigiare qui) Seconda parte pubblicata (Pigiare qui) Terza parte pubblicata (Pigiare qui) Quarta parte pubblicata (Pigiare qui) Quinta parte pubblicata (Pigiare qui) Sesta parte pubblicata (Pigiare qui) Settima parte pubblicata (Pigiare qui) Ottava parte pubblicata (Pigiare qui) Nona parte pubblicata (Pigiare qui) Decima parte (Pigiare qui) Undicesima parte (Pigiare qui) Dodicesima parte (Pigiare qui) Tredicesima parte (Pigiare qui), Quattordicesima parte (Pigiare qui), Quindicesima parte (Pigiare qui), Sedicesima parte (Pigiare qui), Diciassettesima parte (Pigiare qui), Diciottesima parte (Pigiare qui), Diciannovesima parte (Pigiare qui). Ventesima parte (Pigiare qui), Ventunesima parte (Pigiare qui)
CAPITOLO VI
LE REALIZZAZIONI A FRONTE DEI PROGRAMMI
e) UN CASO EMBLEMATICO: LO SVINCOLO DI PARTANNA.
Come si accennava in precedenza, gli episodi più vistosi e conosciuti delle disfunzioni intervenute nel processo di ricostruzione delle opere stradali non possono essere valutati se non in riferimento al quadro generale che, come si è visto, si presenta abbastanza confuso e che pone interrogativi inquietanti, molti dei quali attendono ancora una esauriente risposta.
— la rete stradale prevista dai programmi di trasferimento fosse stata più largamente sovradimensionata rispetto a quella prevista dall'ISES sulla base di uno « standard » eguale per tutti i comuni;
— l'area occupata dalla superficie viaria, in rapporto al numero totale dei vani, fosse superiore a quella prevista per gli altri cornimi;
— il grado di realizzazione della rete stradale rispetto ai programmi fosse tra i più elevati in assoluto.
Solo in questo caso, ove cioè la rete stradale fosse stata fin dall'inizio largamente eccedente il ragionevole fabbisogno ed ove, per di più, essa fosse stata quasi integralmente realizzata, si sarebbe potuto concepire — pur se non necessariamente giustificare — la realizzazione di un manufatto così impegnativo per dimensioni e per costi. Invece ci si deve accorgere con sorpresa che nessuna delle condizioni precedentemente indicate risulta verificata nel comune di Partanna. Infatti:
— la quantità di superficie viaria prevista dai programmi di trasferimento redatti dalla Commissione tecnica è superiore del 224,0 per cento rispetto alle previsioni ISES per l'insieme dei 14 comuni, con punte massime del 561,9 per cento (Camporeale), del 457,3 per cento (Calatafimi) e del 419,5 per cento (Gibellina); al contrario, nel comune di Partanna, tale incremento è del 148 per cento e si mantiene quindi di quasi 100 punti percentuali inferiore all'aumento medio per i 14 Comuni;
— la quantità di superficie viaria prevista per ogr^i vano è pari, a Partanna, a 33,9 metri quadri, contro un valore medio di 38,4 metri quadri per l'insieme dei 14 Comuni e punte massime di 71,4 metri quadri (Camporeale) e di 57,9 metri quadri (Gibellina);
— il grado di realizzazione delle opere stradali rispetto ai programmi è, a Partanna, pari al 68,0 per cento, contro un valore medio del 79,8 per cento per i 14 comuni e punte massime del 143,8 per cento (Vita) e del 138,8 per cento (Salemi).
In base alle cifre dianzi richiamate, sembra quindi di poter affermare che la situazione di Partanna si colloca in una posizione media, se non mediocre, rispetto agli altri comuni soggetti a trasferimento totale o parziale degli abitati, per quanto riguarda le opere stradali. A maggior ragione si deve quindi concludere che la realizzazione di un manufatto tanto monumentale quanto dispendioso e quanto, almeno per il momento, non indispensabile, deve essere stata il frutto di decisioni errate. Infatti, le energie ed i finanziamenti impegnati in tale opera devono necessariamente essere stati sottratti ai ben più necessari lavori relativi alla viabilità ordinaria, se non addirittura al settore delle residenze, degli edifici scolastici e delle altre attrezzature collettive. Se così non fosse si dovrebbe ritenere, con maggiore amarezza, che in tutti i 14 Comuni del Belice più gravemente colpiti dal terremoto del 1968 la programmazione e la realizzazione delle opere stradali è stata concepita ed attuata con tali stupefacenti errori di dimensionamento da rendere, tutto sommato, insignificanti episodi macroscopici come quello di Partanna.
Opere di urbanizzazione secondaria..
(Infrastrutture scolastiche ed attrezzature collettive).
a) Aspetti generali.
Valutare in modo realistico lo stato della ricostruzione nel settore delle opere primarie, è compito di difficoltà estrema. Ciò non solo a causa delle gravissime carenze dei dati e delle altre informazioni disponibili — una carenza che, in questo caso assume aspetti particolarmente gravi — ma anche per la eterogeneità e per la natura stessa delle opere, parte delle quali ha legami abbastanza labili con la popolazione insediata nei diversi Comuni. Mutando tali termini dal linguaggio dell'economia territoriale, possiamo ricordare che, mentre alcune attrezzature collettive dovrebbero essere considerate « foot-tight », ossia strettamente legate alle unità insediative elementari, altre strutture sono definibili come « foot-loose », nel senso che la loro localizzazione non dipende, esclusivamente o prevalentemente, dalla popolazione concentrata nel loro immediato intorno, ma è condizionata piuttosto dalla distribuzione della popolazione su di un territorio più vasto, nonché dalla struttura spaziale delle attività economiche e dalle vie di comunicazione.
Nel settore delle infrastrutture scolastiche, ad esempio, mentre la posizione di un asilo-nido è (o dovrebbe essere) rigidamente determinata dalla struttura dell'unità di vicinato, un liceo scientifico, come quello in via di ultimazione nella zona di trasferimento del comune di Gibellina, dovrà certamente servire una popolazione scolastica ben più ampia di quella derivante dai 6.400 abitanti di quel Comune. Passando ad altri tipi di attrezzature collettive, un discorso assai simile può farsi per la Fiera-Mercato dell'agricoltura e per la Fiera-Mercato Boario, entrambe costruite a Gibellina, o per il mattatoio ultimato a Montevago (2.960 abitanti).
Oltre alla carenza ed all'incongruenza dell'informazione specifica, che non si è esitato a definire drammatica, si avverte qui in modo acuto la mancanza di un piano organico di sviluppo economico e di un disegno di assetto del territorio (cfr. Cap. « La programmazione e la pianificazione urbanistica ai vari livelli »). Si riscontra anche l'insufficiente approfondimento e, a volte, il semplicismo con cui sono state operate scelte capaci di condizionare la struttura degli insediamenti umani e produttivi.
Da ultimo, sembra di poter notare i segni di un'affrettata e superficiale lettura dell'articolo 59 della legge 18 marzo 1968, n. 241, che può aver indotto a surrogare, nella redazione e nell'attuazione dei programmi di trasferimento, responsabilità ed iniziative non compatibili con le dimensioni relativamente modeste dei programmi stessi. Responsabilità ed iniziative che avrebbero dovuto investire la competenza precipua di organi sopraordinati, e che sarebbero state più opportunamente espresse in altri e diversi strumenti normativi. Forse, anche a causa di questo stato di cose non si riesce ad individuare quale sia stata la logica che ha presieduto alla realizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria e, forse, questa è anche la ragione per cui i dati vengono presentati in forma disomogenea, disarticolata e frammentaria così da rendere praticamente impossibile — allo stato attuale degli atti — un attendibile confronto tra le opere realizzate e le determinazioni dei programmi di trasferimento.
(Segue)160
b) Analisi delle quantità fisiche (cubatura delle opere).
martedì 18 maggio 2021
Misure anticovid. Cambiano le "aperture" e tornano le feste per i matrimoni
18 MAGGIO – Scatta il posticipo del coprifuoco, che passa dalle 22 alle 23.
22 MAGGIO – Riaprono i centri commerciali, i mercati, le gallerie e i parchi commerciali nel fine settimana e riaprono anche gli impianti di risalita nelle località di montagna, che erano chiusi dall’estate scorsa.
24 MAGGIO – Riaprono le palestre, che in base al decreto del 22 aprile sarebbero dovute ripartire il 1 giugno.
1 GIUGNO – Tocca a bar e ristoranti che non hanno spazi all’aperto: si potrà prendere il caffè al bancone del bar o pranzare e cenare fuori anche nei locali al chiuso, cosa quest’ultima, che non era prevista dal decreto in vigore. Possibile inoltre, tornate ad assistere ad una competizione sportiva all’aperto, con una capienza non superiore al 25% di quella consentita dall’impianto e comunque non superiore alle mille persone.
7 GIUGNO – Il coprifuoco viene posticipato di un’altra ora: si deve rientrare a casa entro la mezzanotte.
15 GIUGNO – Tornano le feste di matrimonio ma per partecipare servirà il green pass, vale a dire il certificato di avvenuta vaccinazione, di guarigione o un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. Sarà il Cts a definire il numero massimo di partecipanti per gli eventi all’aperto e per quelli al chiuso. Ripartono anche le fiere con la presenza di pubblico, i parchi tematici (che in base al vecchio decreto dovevano riaprire il 1 luglio) i convegni e i congressi
21 GIUGNO – Sparisce il coprifuoco.
1 LUGLIO: gli ultimi a ripartire, in base alle scelte fatte, sono le piscine al chiuso, i centri termali, le sale giochi, bingo e casinò, i centri ricreativi e sociali, i corsi di formazione pubblici e privati. Sarà anche questa la data in cui si potrà tornare ad assistere ad una competizione sportiva al chiuso: la capienza sarà limitata al 25% del totale e comunque non potranno esserci più di 500 spettatori. Il 1 luglio è anche la data di ripartenza dei congressi ma si sta ragionando di anticiparla al 15 di giugno con il green pass.
Medio Oriente. Perchè non è facile uscire fuori dai problemi geo-politici
La questione della Palestina e poi di Israele
(2)
Sin dagli anni quaranta del Novecento in maniera imprevedibile in tutto il Medio Oriente esplose il nazionalismo arabo e, in contemporanea, trovò ampio sviluppo il disegno sionista di ri-popolamento ebraico dell'area palestinese. Il flusso di ebrei da ogni parte del pianeta in quella direzione avvenne come già abbiamo evidenziato in precedenza secondo criteri insediativi di tipo europei, o comunque occidentali, e quel flusso fu accentuato dalla furia nazista nei loro confronti.
Ebbe in pratica inizio in quell'area medio orientale un periodo di trasformazioni umane, sociali, culturali e pure religiose di vasto raggio. Gli occhi delle grandi potenze da parte loro non si distrassero da ciò che stava conducendo alla trasformazione di quell'area del Mediterraneo. Crebbero in quel periodo pregiudizi, preconcetti e deformazioni sia nei confronti di singoli gruppi e comunità che migravano nell'area e però -nel contempo- crescevano sentimenti di frustrazioni delle popolazioni arabe che da secoli e secoli si erano ormai insediate su quella stessa area. Va evidenziato che da parte ebraica iniziò a crescere la consapevolezza razionale, frutto di indagini storiche ed archeologiche, degli eventi del lontano passato biblico che uscivano dall'oscurità dei tempi andati e che -a loro valutazione- giustificavano l'accrescersi dei loro insediamenti nell'area palestinese.
Non si contano le rivolte, gli scontri ed i massacri fra arabo-palestinesi e immigrati da più parti del pianeta, di origini e costumi ebraici, che comunque erano già iniziati sia pure non in forme consistenti molto prima delle persecuzioni naziste.
Proviamo qui di seguito a capire le origini più lontane.
L'Impero Ottomano
Già nel 1848 l'Impero turco-ottomano iniziò a mostrare agli stati europei interesse e attenzione conseguenti alle sue evidenti fragilità -conseguenza della fragilità del suo potere cedente-. L'interesse europeo iniziò a concretizzarsi con l'inviare nelle aree meridionali della provincia di Siria numerosi gruppi di missionari le cui attività religiose venivano interpretate dal potere ottomano come processi di penetrazione europee esterni al suo controllo, e che tuttavia esso non era in condizione ormai di frenare. La Francia, dal vicino Libano, in effetti iniziò a sostenere vigorosamente i cristiani maroniti, la Russia da parte sua cominciò a far arrivare -sempre nell'area meridionale del Libano- flussi di pellegrini ortodossi per ravvivare il ruolo cristiano in Terra Santa.
Più deciso fu l'impegno britannico che avviò significativi sostegni a gruppi di protestanti inglesi e tedeschi che intendessero trasferirsi in quell'area. Sempre i britannici in anni successivi iniziarono sistematicamente a sostenere reiterati stanziamenti di ebrei europei, che dagli iniziali 11mila (su una popolazione di 500mila complessiva dell'area) via via crebbero fino a costituire innumerevoli consistenti comunità. I progetti francesi di insediare comunità ebraiche ebbero altrettanto forti spinte dallo stesso Napoleone e poi dai numerosi filandropi del vecchio continente. Durante il periodo di Napoleone gli ebrei nelle aree che i francesi avevano conquistato in Europa furono dopo parecchi secoli parificati agli altri cittadini.
Al disegno di insediare ebrei in quell'area palestinese parteciparono pure parecchi ricchi commercianti il cui intento, più che etnico-religioso fu quello di conseguire benefici dalla colonizzazione e dallo sviluppo di stili di vita europei in quella parte del Mediterraneo. Ampliare il mercato del loro commercio.
(Segue)
Uomini apprezzati. Il ricordo del Vicario dell'Eparchia di Piana degli Albanesi
Dalla rivista "Eco della Brigna" n. 191 edita a Mezzojuso a cura di padte Enzo Cosentino, riprendiamo un articolo dedicato all'Archimandrita Vito Stassi, per lunghi anni parroco della Concattedrale dell'Eparchia di Piana degli Albasnesi, in piazza Bellini a Palermo. Autore dell'articolo + Piero Longo.
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lunedì 17 maggio 2021
Parole e autori. In breve
Relativismo
"Ai nostri giorni non si parla d'altro che di differenze, ma il cambiamento è più apparente che reale, la diversità così rumorosamente esaltata è in realtà insignificante, dato che esclude la sola differenza che conti, quella che separa il vero dal falso, il reale dall'immaginario. Il relativismo religioso è una certezza non meno metafisica delle altre. Ma come ci si può permettere una certezza siffatta dal momento che non si crede più a nulla, almeno in linea di principio, nemmeno alla scienza e alle sue dimostrazioni? Se voi insistete per ottenere una risposta al riguardo, i vostri interlocutori finiranno sempre per sottolineare le somiglianze fra cristianesimo e miti. Esse sono troppo numerose e clamorose -vi verrà detto- per non escludere la possibilità che il cristisanesimo sia davvero unico".
René Girard
antropologo, critico letterario e filosofo
1923-2015
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La crisi del mondo attuale nasce, secondo alcuni, dalla perdita dell'assoluto della fede.
1) Max Weber (sociologo, filosofo, ec: onomista e storico): Chi vive nel mondo non può esperire in sè nient'altro che la lotta tra una moltitudine di valori. Egli deve scegliere quale di questi dei vuole o deve servire.
2) Tzvetan Todoroy (filosofo e saggista): Il relativismo radicale è una illusione; ma per questa stessa ragione, non possiamo ad un universalismo che ignori le aspirazioni egualitarie degli individui.
3) Leo Strauss (filosofo e storico): Il relativismo, vale a dire l'asserzione che tutti i fini sono relativi a colui che sceglie sembra richiedere un qualche "assolutismo".
4) Isaiam Berlin (filosofo, politologo e diplomatico britannico, teorico di un liberalismo inteso soprattutto come limitazione dell'ingerenza statale nella vita sociale, economica e culturale dei singoli e delle comunità); Riconoscere la validità relativa delle proprie convinzioni è ciò che distingue una persona civile da un barbaro.
L'Occidente disincantato
(testo del 2005 di Franco Volpi sul diario de La Repubblica)
Non c'è oggi analista che non faccia ricorso alle categorie di "relativismo" e "nichilismo" quando si tratta di spiegare la crisi culturale dell'Occidente e dei suoi valori. Ma cosa significano propriamente i due termini? E' stato Nietzische a indicarlo: " L'uomo moderno crede sperimentalmente ora a questo, ora a quel valore, per poi lasciarlo cadere. Il circolo dei valori superati e lasciatin cadere è sempre più vasto. Si avverte sempre più il vuoto e la povertà di valori. Il movimento è sempre più inarrestabile. Alla fine l'uomo osa una critica dei valori in generale; ne riconosce l'origine; conosce abbastanza per non credere più in nessun valore". Ma con la svalutazione dei valori -come la morte di Dio- si crea una situazione di vuoto in cui manca la risposta al "perchè". Dal relativismo nasce come conseguenza il nichilismo. "Un'ospite inquietante" -afferma Nietzsche- che è inutile tentare di mettere alla porta perchè ormai si aggira ovunque per la casa. E aggiungeva: "Quella che racconto è la storia dei prossimi due secoli". Nel frattempo la sua profezia si è avverata. Il fuoco da lui appiccato divampa oggi dappertutto. I riferimenti tradizionali che rappresentavano la risposta al "perchè", e illuminavano l'agire dell'uomo, hanno perso la loro assolutezza. Sempre meno scontato è che trovino ascolto e applicazione.
E' stato Max Weber a mostrare come questo processo sia strettamente connesso con la nascita della modernità. La razionalizzazione scientifico-tecnologica ha prodotto il "disincanto", il venir meno dell'immagine del mondo fondata sul mito e sulla religione e l'affermarsi della scienza come prima istanza di verità. Essa è pero "neutrale" rispetto ai valori. Li considera indecidibili dal punto di vista della sola ragione e li lascia alle libere scelte degli individui. Si forma così un "politeismo" di valori in cui ogni pretesa di assolutezza che se le chiese e le fedi permangono, non c'è più un punto di vista capace di rappresentare l'universalità, di formare una identità condivisa.
Questo è il problema del relativismo. Dopo il disincanto che ci ha privato di bussole, strumenti, orientamenti fissi, esso ci costringe a navigare a vista nel mare della precarietà e della complessità moderna, mediando tra una cultura e l'altra, negoziando tra un sistema di interessi e l'altro. Ma il relativismo ha anche il suo lato bello: abbatte i fondamentalismi e incoraggia la tolleranza. Educa a disattivare i fattori di conflitto che l'assolutismo -suo fratello gemello- ingenera. la storia e il presente insegnano che un individuo armato di verità assolute è un potenziale assassino.
(testo del 2003 di Dario Antiseri nella premessa al libro:
Cristiano perchè relativista,
relativista perchè cristiano
Un assenza di senso assoluto crea la coscienza angosciata, il mendicante di senso, Soren Kierkegaard: "Solo chi ha provato la disperazione capisce in fondo la Redenzione, perchè ne ha bisogno". E ancora " La coscienza angosciata capisce il Cristianesimo come un animale affamato, se gli metti davanti una pietra o un pezzo di pane, capisce che l'uno è da mangiare, e l'altro no; questo modo di coscienza angosciata capisce il Cristianesimo.
Dunque: cristiano perchè relativista, perchè consapevole dei fallimenti della dea-ragione e insieme della possibilità di invocare quel senso assoluto non controllabile con mani umane. Ma anche "relativista" perchè cristiano. Per chi abbia abbracciato la fede cristiana solo Dio è assoluto - e, di conseguenza, tutto ciò che è umano non è assoluto, non è perfetto, è storico, perfettibile, contestabile. Jûrgen Moltmann: "Le parole di speranza della promessa (...) non vogliono reggere lo strascico alla realtà, ma portano la fiaccola davanti a lei. In tal modo della realtà un processo storico ...(...)., Il presente e il futuro, l'esperienza e la speranza vengono a contraddirsi nell'escatologia cristiana, la quale pertanto non conduce l'uomo a conformarsi e accordarsi alla realtà data, ma lo coinvolge nel conflitto tra speranza ed esperienza.
Cristiano perchè "relativista"; relativista perchè cristiano. Una concezione che potrebbe venir chiamata razionalismo della contingenza - un fallibilismo gnoseologico che, sulla via indicata da Kant, si sente lontano dagli esiti di quell'abuso della ragione di quanti si sono illusi e si illudonmo di proibire lo spazio della fede, ma anche di coloro che si ostinano a proporre una filosofia che, apparentemente ancilla, della fede vuole essere domina.
E' ormai da molti anni che siffatta problematica ha attratto il mio interesse. Ultimamente ne ho parlato con Giovanni Reale nel libro Quale ragione?, apparso nel 2001; e circa dieci anni fa avevo ancora una volta affrontato la questione del rapporto tra ragione e fede in Teoria della razionalità e ragione della fede -volume arricchito da una Risposta teologica-filosofica del Card. Camillo Ruini. Con le riflessioni che seguomnp ho inteso spiegare fino alla loro "logica" conclusioni le tesi presenti nei due libri ora richiamati (e anche in miei scritti precedenti). Tutto ciò nel rispetto -e talvolta nell'ammirazione- nei riguardi di altre e diverse tradizioni di pensiero, ma anche nella persuasione che, ai nostri giorni, risulti più convingente e sia meglio praticabile la via indicata da Pascal e da Kierkegaard.
Roma, marzo 2003 Dario Antiseri
===2 paragrafi del libro di Antiseri
"Tu non puoi essere filosofo. Non puoi esserlo perchè sei credente. Un cattolico non può essere filosofo. Così mi disse un giorno Ugo Spirito. E questa è stata la pretesa della maggior parte dei movimenti filosofici del secolo che abbiamo appena alle spalle. E' stata la presunzione di quegli idealisti per i quali la filosofia aveva tra i suoi compiti quello di portare a consapevolezza razionale contenuti incastonati nei "miti religiosi". Ed è stata la presunzione dei positivisti - costoro hanno guardato a Dio come ad "una ipotesi inutiler". E se Marx vedeva nella religioner "l'oppio dei popoli" e nella fede l'esito dell'alienazione umana, per Freud la religione non è se non una "universale nevrosi ossessiva". Poi sono venuti i neopositivisti, il cui principio di verificazione imponeva, tra l'altro, la dissoluzione del problema di Dio ancor prima che tale problema potesse venire posto, giacchè termini quali "Dio", "trascendenza", "anima", "immortale" sarebbero privi di senso in quanto fattualmente inverificabili. E il neopositivismo è soltanto una variante - forse la più nota assieme al riduzionismo, vale a dire della concezione in base alla quale il tutto della realtà si ridurrebbe unicamente a quella realtà di cui parla o può parlare la scienza.
In breve un credente non avrebbe potuto essere filosofo poichè la filosofia che di volta in volta è stata abbracciata e difesa come "la vera filosofia" negava la possibilità di quella realtà a cui il credente affidava i suoi impegni più alti. Impossibile, pertanto, qualsiasi riferimento alla trascendenza sulla base di concezioni radicalmente immanentistiche.
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"Tu non puoi essere cattolico. Non lo puoi essere perchè i tuoi interessi analitico-epistemologicvi ti hanno portato fuori dalla tradizione aristotelico-tomista; perchè senza metafisica non c'è teologia, non c'è senso e consistenza di teologia". Simile contestazione mi è stata rivolta, nei decenni trascorsi, più di una volta e in differenti occasioni -talvolta all'interno di serie e amichevoli dispute, talaltra come accusa, un pò astiosa. In realtà, sebbene non sia stata l'unica, persiste nel mondo cattolico una tradizione che, dichiarandosi come la sola filosofia cristiana ortodossa, sostiene che c'è un sapere razionale con "tratti di oggettività e magari di incontrovertibilità" in grado di portare alla dimostrazione dell'esistenza di entità metaempiriche. La ragione, insomma, dimostrerebbe l'esistenza di quell'Ente metaempirico che poi il cristiano individuerebbe nel Dio di Gesù Cristo. E' così che la metafisica, dimostrando l'esistenza di Dio, appronterebbe i preambula fidei configurandosi come ancilla theologiae.
Menti eccelse hanno elaborato, in contesti ed in epoche diverse, una simile posizione e le loro argomentazioni non lasciano indifferenti. Eppure, per me da sempre è stato motivo di perplessità una filosofia che si presenta come ancilla della fede ma che, in realtà, della fede vuole essere domina, poichè la presunzione di molti sostenitori di siffatta filosofia è che, senza le loro dimostrazioni, senza una metafisica cognitiva trascedentista, la fede non sarebbe nient'altro che "una specie di puro impegno emotivo" , "una fabulazione più o meno vaga e mitica". In altri termini, si è preteso di affidare "al discorso breve e rigoroso del metafisico" "le sorti di una cosa tanto grande, quanto può esserlo una fede religiosa", il senso stesso della vita, il significato medesimo dell'intera civiltà cristiana".
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domenica 16 maggio 2021
15 maggio 1916. - La battaglia degli Altipiani .... di Luigi Cannella
Il 15 maggio 1916 l'Esercito austriaco lancio' la "Spedizione Punitiva"(Strafexpedition) contro l'Italia che, dopo 33 anni, dal 1882 al 1915, aveva cambiato alleanza dalla "Triplice" con Austria e Germania all'Intesa con Francia e Regno Unito.
Il Capo di S.M. Franz Conrad mise a punto l'operazione nella massima segretezza ma l'Ufficio Primo dello S.M. dell'Esercito Italiano intercetto' delle notizie su una grande offensiva del nemico programmata per la primavera del 1916. Tali notizie, comunicate al "Comando Supremo" di Udine, non furono ritenute attendibi così come non fu ricevuto Cesare Battisti che, Tenente degli Alpini ed esperto cartografo, tentò inutilmente di consegnare a Cadorna una dettagliata relazione sull'imminente offensiva del nemico. Naturalmente non furono predisposte le adeguate contromisure ed il 15 maggio 1916 si scatenò l'inferno!!!
Due Armate, l'Undicesima e la Terza (200 battaglioni e 1000 bocche da fuoco) furono inviate contro la Prima Armata italiana del Gen. Pecori Girardi (160 battaglioni e 700 cannoni) ed il 18 maggio gli austriaci conquistarono l'altipiano di Asiago. Il 28 maggio il Comando Supremo italiano, finalmente preoccupato, fece affluire dei rinforzi provenienti da altri fronti e fu costituita la Quinta Armata affidata al Gen.Pietro Frugoni. Dal 2 giugno l'avanzata austriaca si andò esaurendo e, dal 16 al 24 luglio gli italiani passarono al contrattacco riconquistando gran parte del terreno perduto. Il 10 luglio, durante i combattimenti per la conquista del Monte Corvo, Cesare Battisti, che comandava la 2* Compagnia del Battaglione alpino "Vicenza", venne presi prigioniero e, pur avendo la possibilità di mettersi in salvo, si lasciò catturare dichiarando di essere cittadino austriaco, deputato al Parlamento di Vienna e Ufficiale dell'Esercito Italiano. Condannato per alto tradimento fu barbaramente impiccato il 12 luglio 1916 al Castello del Buon Consiglio di Trento, sua città natale.
Il 28 agosto 1916 l'Italia dichiarò guerra all'Impero germanico malgrado l'appassionata ed instancabile attività dell'ambasciatore tedesco a Roma, il Principe Von Bulow, grande amante dell' Italia e marito di Marianna di Camporeale, nobildonna napoletana di origini siciliane.
Ing. Luigi Cannella
Medio Oriente. Perchè non è facile uscire fuori dai problemi geo-politici
Dalla preoccupazione per ciò che accade in queste ore fra Palestinesi ed Israeliani, ci proponiamo di ricostruire il quadro umano, politico e istituzionale sorto in Medio Oriente dal dopo-guerra ad oggi. Lo faremo in più periodiche pagine.
La questione della Palestina e poi di Israele
(1)
Per capire le origini della situazione venutasi a creare nel Novecento e nel XXI secolo in Medio Oriente bisogna in realtà rievocare (prima tappa) un poco di Storia dalla seconda metà dell'Ottocento al 1914; questo periodo è interessato da quella che i libri di storia definiscono la "questione d'Oriente".
Era iniziata, nella seconda metà dell'Ottocento, la decadenza del -fino allora- temibile Impero Ottomano, quell'impero che in secoli precedenti aveva indotto migliaia di arbëreshe ad emigrare dai Balcani nel Sud Italia e di contro era iniziata nel mondo occidentale la crescita socio-economica sotto le insegne dell'espansione capitalistica. In quei decenni sul piano storico-diplomatico si apriva una crescente competizione fra i paesi europei per assicurarsi l'espansione sui territori del decadente Impero Ottomano.
La Francia non esitava ad accapararsi l'Algeria e la Tunisia. La Gran Bretagna si impossessava dell'isola di Cipro e dell'Egitto, ed infine, l'Italia poneva le basi del suo controllo sulla Libia. Sempre nel periodo antecedente la prima guerra mondiale nella regione della "Grande Siria" entro cui ricadeva anche la Palestina iniziavano fermenti alimentati dallo spirito dell'arabismo, fenomeno questo che nulla aveva comunque a che fare col dominio ottomano. Dello sfacelo ottomano ovviamente pensavano di trarre benefici tanti altri stati e popoli: i tedeschi, i russi e ancora ampiamente britannici e francesi che già avevano sottratto le loro quote.
Nel contesto sopra tratteggiato, tantissimi "pensatori" di religiosità ebraica sparsi in più punti del pianeta iniziarono ad immaginare la ri-costituzione della comunità ebraica su basi religioso-spirituale nella storica Palestina, da cui gli ebrei medesimi erano stati cacciati nel 66 dopo Cristo dai romani (impianto sionista).
Nel periodo 1918-1947 (seconda tappa) ossia dal crollo dell'impero Ottomano, tantissimi altri territori del Medio Oriente gradualmente si affacciarono sotto lo status di paesi indipendenti. In molte aree le precedenti colonie britanniche e francesi puntarono, con guerriglie e rivoluzioni, al conseguimento dell'indipendenza. La stessa Palestina, sotto dominio britannico, fu sulla via che conduce all'indipendenza ed il nazionalismo arabo sembrava essere predominante nell'esigere una Palestina islamica; ma il sionismo -misurabile nei vasti movimenti di popolazioni europee-ebraiche che cercavano di sottrrarsi all'antisemitismo nazista nel vecchio continente- si era nel frattempo insediato, con stili di vita e criteri urbanistici occidentali, in vaste zone di quell'area.
Dal 1948 (terza tappa) si assistette all'interno dell'area palestinese, dai costumi prettamente arabeschi, al sorgere e all'affermarsi di un sistema socio-economico-militare vigorosamente sostenuto dagli Stati Uniti, Israele. Gli Usa favorirono l'affermarsi di Israele perchè punto-chiave della loro strategia nel Mediterraneo. Ovviamente il mondo arabo-palestinese iniziò ad avere consapevolezza che il proprio destino, come entità autonoma ed indipendente, veniva messo in discussione.
(Segue)
Parole e autori. In breve
Lobby
(e... trasparenza)
Il mondo dei gruppi di interesse, dei movimenti e delle lobby appartiene al campo politico liberale piuttosto che a quello democratico. Le risorse disponibili delle varie cause variano enormemente e sistematicamente. Le lobby che rappresentano interessi economici sono sempre di gran lunga avvantaggiate, per due diverse ragioni. Primo, gli interessi economici sono in grado di minacciarer i goverrni che, se non saranno ascoltati, non avranno successo in quel settore. In secondo luogo possono controllare enormi somme per finanziare la loro stessa attività, non solo perchè sono ricchi in partenza, ma anche perchè il successo del loro gruppo ne aumenterà i profitti: i costi sostenuti per gestire la lobby costituiscono un investimento. Gli interessi non economici di rado possono usare un argomento così potente come il danno alla crescita economica; e il successo della loro attività lobbistica non porterà un vantaggio materiale perciò i loro costi rappresentano una spesa, non un investimento.
Colin Crouch
sociologo e politologo
1 marzo 1944
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Quanto i gruppi di interesse influenzano la politica?
Chi non ha mai saputo o incontrato un politico, nella sua segreteria, quando nei pomeriggi riceve i suoi sostenitori (elettori, imprenditori, presunti simpatizzanti ...) ?
In genere si tratta di lunghe file di "clientes" e postulanti, che sperano nell'occasione di sussurrare al presunto uomo forte del momento una richiesta, domandare o offrire un favore, raccomandare -specialmente in Sicilia- un progetto o frequentemente una persona. Non v'è dubbio che questo tipo di interlocuzione con i politici (o i politicanti) fanno parte della tecnica di influenzare e corrompere la democrazia di un paese. In termini diversi dalla "sicula raccomandazione", la letteratura politico-economica definisce questi comportamenti come "lobby", che in italiano ricorda la "loggia" degli alberghi dove frequentemente politici e imprenditori sin dall'Ottocento trattavano di "affari".
Gli italiani pensano che siano i loro politici i più orientati ad operare nel "sottobosco", lontani dagli occhi e dalle orecchie dell'opinione pubblica. In verità questa è una prassi che si ritrova ad est come ad ovest, a nord come a sud del pianeta. Nè la prassi riguarda solamente i politici; basta leggere i giornali di questi giorni per apprendere che esistono cordate (correnti) di magistrati, incontri di politici con uomini dei servizi, lobby interne persino all'interno delle istituzioni religiose.
Decenni fa i partiti avevano più o meno strutture diffuse sul territorio nazionale: esistevano le federazioni provinciali e le sezioni al livello persino dei piccolissimi paesi. Settimanalmente o bisettimanalmente si tenevano riunioni alla presenza dei politici-parlamentari. Chiunque dei partecipanti all'incontro pubblicamente si faceva portavoce di esigenze di categorie lavorative, di esigenze di zona, di carenze legislative; accadeva allora che un singolo partecipante all'incontro criticasse pubblicamente veri o presunti favoritismi di carattere non collettivo attribuibili a politici eletti.
Oggi per parlare con un politico (apprendiamo dai media) si usano incontri presso i caselli autostradali o nei pressi di un'area rimboschita, o nei pressi dei bar delle autostrade.
Altri tempi! Altra trasparenza!
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La pensano così:
--Paul, Krugman, economista e saggista, "L'umore dei lobbisti è improntato ad un ottimismo che sconfina nell'euforia".
--Arundhati Roy, scrittrice indiana e attivista politica nel campo dei diritti umani, dell'ambiente e dei movimenti anti-globalizzazione, "Politici, giudici, potenti lobby aziendali e membri del governo fanno parte di un meccanismo che erode completamente il sistema dei controlli ed equilibri".
La precisazione
I lobbisti, quando fanno bene il loro mestiere, non hanno nulla a che vedere con la corruzione e l’affarismo. Secondo una regolamentazione parlamentare di alcuni anni fa si tratta di mediatori che portano le istanze del privato alle istituzioni pubbliche, ma le portano mediandole con altri interessi. Così quando parlano con un parlamentare o un dirigente ministeriale rappresentano un intero settore, mai una sola azienda.
sabato 15 maggio 2021
Grandi maestri
“È ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia un cretino. [...] e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto, tutte le volte ci assalgono che ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati. Oh i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa. Come l'olio e il vino dei contadini.”
Leonardo Sciascia
scrittore, giornalista, saggista, drammaturgo,
poeta, politico, critico d'arte e insegnante
1921-1989
















