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| Il tasso di inflazione annuale in Italia è salito al 4,2% a settembre 2026, registrando una decisa accelerazione rispetto al 3,3% di agosto e toccando il livello più alto da settembre 2023. Nel contesto europeo, la crescita dei prezzi in Italia ha superato quella delle principali economie dell'area euro, con la Francia ferma al 3,4% e la Germania al 3,3%. Le stime per la chiusura dell'ultimo trimestre del 2026 ipotizzano un picco vicino al 4,5%, prima di una graduale decelerazione prevista per il 2027 (al 2,9%) e il 2028 (al 2,4%). |
I dati su inflazione, retribuzioni e Pil del nostro Paese diffusi in questi giorni dall’Istat sono una doccia fredda per il governo Meloni.
La situazione di difficoltà dei conti familiari percepita da gran parte degli italiani, quelli che vivono a reddito fisso continua ad appesantirsi.
La difficoltà probabilmente non è colpa né volontà del governo e però gli shock esterni, da ultimo quello che arriva dalla chiusura di Hormuz, ma l’opinione pubblica non sta tanto a distinguere tra «cause esogene ed endogene», come usano esprimersi gli economisti. La gente, gli elettori, giudicano in base a quello che sentono e che avvertono capitare nel loro portafoglio. E i sintomi non sono affatto rassicuranti.
I prezzi al consumo a ottobre sono saliti -leggiamo sui giornali- dello 0,9%, il secondo più alto aumento mensile dall’ottobre 2022, nonostante il tetto al prezzo dei carburanti introdotto dall’Eni il 25 settembre. Il tasso di inflazione a dodici mesi sale al 5,4%, un bel balzo rispetto al mese precedente (4,2%), anche se in parte causato da un «effetto base» (nell’ottobre dello scorso anno i prezzi erano scesi).
Un’inflazione del 5,4% è la più alta dal 2023 (ed è probabile che salga ancora il prossimo mese visto che a novembre 2025 i prezzi erano scesi). L’aumento dei prezzi a ottobre è stato concentrato nei prodotti energetici e negli alimentari freschi.
La buona notizia, per così dire, è che l’inflazione per gli altri prodotti è ancora bassa.

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