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venerdì 26 novembre 2010

Usanze locali. Il viaggio verso l'ultima dimora

Un recente provvedimento amministrativo che ha avuto risonarza sui media regionali adottato da un sindaco dell’agrigentino con cui viene vietata l’affissione sui muri delle case, lungo le strade del paese, degli annunci funebri, comportamento diffuso da qualche anno anche da noi anche se non si è mai avvertita l’esigenza dal momento che ogni notizia -buona o cattiva- si diffonde nel giro di breve tempo, ci ha indotto a rievocare l’usanza popolare locale sul modo e sul luogo in cui si sono, nel tempo, porti i saluti di cordoglio ai parenti del defunto.
Si tratta di una usanza che nel tempo ha subito variazioni senza che comunque ne sia stata mai intaccata la sostanza di fondo.
A) Dall’Ottocento (in pratica da quando è stata disposta la sepoltura nei Cimiteri) e fino agli anni precedenti il terremoto del 1968 la partecipazione ad un rito funebre (accumpagnari u mortu) esigeva almeno quattro/cinque ore di tempo. Ma era, ed è ancora oggi, un rito fortemente sentito.
Si iniziava con la visita a casa del defunto, prima che la cassa funebre venisse sigillata e ricevesse la benedizione del sacerdote. Costui avviava subito dopo la processione verso la Chiesa seguito, in fila, dagli appartenenti alla Congregazione a cui il deceduto fosse eventualmente associato; dopo seguiva il feretro che fino alla metà degli anni sessanta veniva portato a spalla e poi i parenti; appresso ancora c’era quasi l’intera popolazione del paese.
A conclusione della celebrazione religiosa, in Chiesa (che spesso non era la più prossima all’abitazione del defunto a cagione del rito di appartenenza), si ricomponeva nuovamente la processione fino al Cimitero. Il sacerdote impartiva l’ultima benedizione al feretro a “Giarruso”, località poco prima di arrivare al Cimitero, e si ritirava dalla processione che proseguiva in forma laica.
Effettuata la sepoltura i parenti del defunto riaprivano, dal Cimitero alla casa del defunto, la processione con l’intera popolazione al seguito, sempre in forma laica. Entravano quindi a casa e si disponevano tutt’attorno alle pareti di una stanza per far sfilare davanti a loro, una ad una, tutte le persone della comunità paesana; costoro porgevano i saluti di cordoglio con una stretta di mano o con lo scambio di abbracci e baci. Effettivamente si trattava, vista con occhi di oggi, di una “tour de force”.
B) Successivamente, nel dopo-terremoto, i saluti di cordoglio ai parenti si cominciò a farli a “Giarrusso”, al ritorno dal Cimitero, con i partecipanti al funerale che sfilavano davanti ai congiunti del defunto schierati lungo il muro di contenimento alle falde di Brjgnat.
C) Non passarono parecchi anni ed il rito dei saluti cominciò ad effettuarsi all’uscita del cimitero.
Col fine di stabilizzare questo cambiamento di usanza il sindaco Nino Lala ha deciso di far installare nel piccolo slargo davanti al Cimitero la tettoia (una sorta di porticato) che tutt’ora sta lì.
I sacerdoti hanno usato sempre accompagnare il feretro fino a “Giarruso”. Questa usanza subì però una variazione quando la nostra comunità paesana, dieci anni fa, fu posta sotto la spiritualità di Mario Bellanca. Egli non condivise questa antica usanza (come peraltro non ne condivise tante altre) e dispose che:
1) il prete non avrebbe più accompagnato il feretro dopo l’avvenuta cerimonia religiosa in Chiesa;
2) il corteo funebre si sarebbe dovuto sciogliere in Chiesa e pertanto i saluti di cordoglio avrebbero dovuto porgersi lì. Il feretro avrebbe dovuto essere accompagnato in Cimitero dai soli parenti.
D) A questa variazione dell’usanza locale si è però adeguato solamente il Bellanca per i funerali che venivano religiosamente celebrati nella Chiesa della Favara. Papas Nicola, nella chiesa bizantina, ha mantenuto l’usanza ottocentesca di accompagnare i feretri fino a “Giarruso”.
Recentemente, con l’eclissarsi finalmente dell’epoca Bellanca, l’antica usanza è stata ripristinata pure nella Chiesa della Favara: i defunti vengono nuovamente accompagnati all’ultima dimora, fino a Giarruso, anche dal sacerdote di rito latino che guida la preghiera.
I saluti di cordoglio (stretta di mano, scambio di abbracci e baci) sono tornati nuovamente, per tutti i contessioti, a porgersi sotto la tettoia voluta dall’ex sindaco Lala.

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