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giovedì 26 novembre 2020

Poche righe. Alle origini di Contessa E. (1)

Nella ricorrenza del 500° dall'ufficiale istituzione della piccola "università feudale" di Kuntissa.

XVI Secolo

Dal momento che Kuntissa si accingeva -nel 1520- a divenire "Università", ossia realtà comunitaria giuridicamente riconosciuta, seppure realtà feudale e realtà esclusivamente rurale, si posero numerosissimi problemi non da poco.

--Come mantenere lo status di comunità, di Università, stante che era stato difficile raggiungere il numero di abitanti sufficienti e necessari all'istituzione;

--Quale sarebbe stato il grado di autonomia da rivendicare e quale potenzialmente perseguibile in quell'ambito territoriale di interesse esclusivamente agricolo e dove non esistevano diritti della gente comune ma solamente doveri ed obblighi verso la Signoria;

--Come districarsi nella complessa forma di governo esistente nel Regno di Sicilia ove esisteva una più che articolata stratificazione sociale; 

--Necessità di portare avanti una ampia, per allora, attività edilizia sia pure per ambienti prettamente contadini e privi di pretese di qualsiasi tipo;

--Come fare fronte alla pressione di tipo fiscale e censuaria fissata nei Capitoli e per gli altri oneri nei confronti della monarchia; in realtà per questo ultimo tipo di imposizione fu concessa -ma era regola generale- una tregua di un paio di decenni; 

--Come procedere all'onere di dotare di mura il centro abitato;

Varie altre furono le novità e le prescrizioni per gente che nella terra di origine non aveva conosciuto il regime feudale e qui cercava di salvare per quanto possibile la propria identità.

I Cardona da parte loro si occuparono di alcune, delle più rilevanti problematiche istituzionali, quelle del governo locale. Scelsero loro infatti -ed era ovvio nel Cinquecento- il personale che avrebbe dovuto gestire la struttura comunitaria, diremmo oggi, amministrativo-legale della nascente realtà comunitaria. Personale che fecero arrivare dal messinese dove essi frequentemente risiedevano col ruolo di vice-regnanti in nome della Corona di Spagna. Dal messinese perchè lì era ancora solida, e in più località addirittura maggioritaria e vitale, la  popolazione di religiosità e tradizione bizantina, quella che aveva resistito ai mussulmani e che non si era fatta assimilare nè dai normani, nè dagli svevi, nè dagli angioini etc.

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Nota:

Con cadenza periodica pubblicheremo per l'intero 2021 una paginetta di "Poche righe". Cronaca su sfondo storico-politico. Se Dio vorrà.

mercoledì 25 novembre 2020

Terra e Vita. Storia Siciliana per immagini (11)

 "Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia". Cesare Pavese

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Conoscere la Sicilia di ieri 

per Conoscere

La Sicilia di oggi.

Immagini e descrizioni

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-Foto Ettore Martinez-

Nei circoli degli anni cinquanta del '900
ci si riuniva per discutere sull'andamento
dell'annata agraria, sull'andamento del
prezzo del grano secondo lo scorrere delle stagioni,
e su tutto ciò che accadeva nel paese
(comprese le vicende private di ciascun
paesano).

Era il mondo ancora di impronta contadina.

Nell'immaginario italiano ed europeo la Sicilia delle coppole è stata, da sempre e comunque dal secondo dopo-guerra, identificata con la Mafia, con gli uomini della coppola-storta.

Nell'immediato secondo dopo-guerra tanti artisti, dallo scultore al pittore, dallo scrittore al regista di film famosi per rappresentare in sintesi la Sicilia non raffigurarono altri che contadini con la coppola. Eppure per il mondo contadino del Novecento la coppola fu più un indumento quasi di necessità che manifestazione identificativa. I visi ripresi da macchine fotografiche o da cine-prese dei contadini siciliani mai -fino a pochi decenni fa-  prescindevano da quel capo di abbigliamento. Certo, i film di famosi registi hanno molto puntato sulla "coppola" non tanto per identificare il mondo contadino quanto per additare i componenti delle bande del brigantaggio post-guerra (p.e. uomini del bandito Giuliano) quanto i componenti dell'onorata società (la mafia).

Oggi quel capo di abbigliamento non è più identificativo del mondo contadino, che peraltro è pure scomparso. Gli odierni agricoltori o conduttori di aziende agricole in nulla differiscono nell'abbigliamento giornaliero dal funzionario pubblico o dal professionista.

A Contessa, da quegli anni post-guerra fino ad arrivare ad oggi, sono scomparsi non solo le figure dei "contadini", divenuti adesso piccoli gestori aziendali e/o imprenditori agricoli, ma anche i posti di ritrovo degli antichi contadini che pigliavano il nome di "sezione dei coltivatori diretti", dell' "alleanza contadini", della "Camera del Lavoro",  sono pure scomparse le sezioni dei partiti, un tempo luoghi di dibattiti e di elaborazioni per la crescita umana. 

La piazza si sintetizza oggi nell'unico ritrovo del bar. Esistono in verità centri culturali e/o artistici ma nulla hanno a che fare con la socializzazione fra i componenti associati di "mestieri" e di "iniziative". Quello è ormai un mondo tramontato.

martedì 24 novembre 2020

24 Novembre. La Madonna di Loreto "Patrona" degli Aviatori.... a cura dell'Ing. Luigi Cannella

 

Il 24 Marzo 1920, a seguito delle numerose richieste avanzate dai Piloti della Prima Guerra Mondiale, il Papà Benedetto XV (1914-1922) decise di proclamare la Madonna di Loreto "Patrona" degli Aviatori. Tale solenne proclamazione precedette di tre anni la Costituzione dell'Aeronautica Militare come Forza Armata autonoma istituita con Regio Decreto 28 Marzo 1923 n.645. 

Il 10 Dicembre di quest'anno sarà chiusa la Porta Santa della Basilica di Loreto, aperta il giorno 8 Dicembre 2019 con una solenne cerimonia officiata dall'Ordinario Militare d'Italia Santo Marciano' alla presenza del Generale di S.A. Alberto Rosso C.S.M. dell'Aeronautica. Si chiuderà così il "Giubileo Laurentano" per celebrare il centenario di proclamazione della Madonna di Loreto a Patrona dell'Arma Azzurra, Giubileo straordinario concesso da Papa Francesco. La ricorrenza della Madonna di Loreto si celebra il 10 Dicembre di ogni anno perché, seconda la tradizione, la "Santa Casa  natale della Madonna" giunse in volo da Nazareth nella notte tra il 9 e il 10 Dicembre 1294. Da tempo immemorabile la Città di Loreto è stata oggetto di pellegrinaggio da tutto il mondo ed è considerata la Lourdes d'Italia.

Ing. Luigi Cannella

Situazione Sicilia. La sanità assorbe molte risorse finanziarie; merita di essere efficiente.

sanità siciliana sotto i raggi X degli ispettori. 

C'è attesa in Sicilia. E' successo una questione che con l'intervento dei media è divenuta questione altamente politica.

 E' accaduto che il dirigente generale del dipartimento pianificazione strategica della Regione Sicilia , Mario La Rocca è stato intercettato mentre su una chat in registrazione audio su Whatsapp interloquiva con tutti i direttori generali delle Asp e aziende ospedaliere dell'Isola. Il dirigente generale regionale -attenendoci ai media- "spingeva" sui numeri dei letti in terapia intensiva che dovevano essere comunicati al Governo (al Ministero della Salute). Quello spingere, è stato interpretato, come tentativo per sottrarre la regione Sicilia alla classificazione, eventuale, come zona rossa. Insomma, per dirla alla maniera da bar, una sorta di furbata sulla salute di una popolazione.

 Stando ai giornali l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza e il Governatore Nello Musumeci hanno prontamente sollecitato il ministro ad inviare degli ispettori "per fare chiarezza" sulla questione che sotto più aspetti getta ombre di "disinvoltura" nella conduzione politica della sanità isolana.

  L'ispezione avviata dai funzionari venuti da Roma e dai carabinieri del NAS è in corso e si concluderà fra qualche giorno. 

  Stando ad alcuni media il dirigente regionale potrebbe aver semplicemente spinto, sollecitato, pure arrabiandosi, i dirigenti delle Asp ad adoperarsi -ove possibile- a darsi da fare, per liberare dei posti letto.

 Abbiamo voluto riportare questa vicenda sul blog come motivo di riflessione perchè leggendo i giornali ed i media in generale sembrerebbe che esistano frizioni fra Assessorato ed alcuni medici ospedalieri che sarebbero stati reticenti a seguire le disposizioni circa la trasformazione dei loro reparti in contesti per la cura del covid; l'on.le  Fava, presidente della Commissione antimafia siciliana, ha evidenziato sul “caso” legato alle affermazioni del dirigente generale La Rocca: “Provando a giustificare il suo audio, dice una cosa preoccupante. Se un dirigente sa di cartelle cliniche manomesse dai medici per non curare i malati Covid, faccia i nomi. E li faccia alla Procura della Repubblica. E poi: se ci sono manager poco reattivi, allora questi manager non sono all’altezza e vanno rimossi. La funzione della politica è agire”.

L'Ars affronterà adesso un dibattito mirante a capire: 

1°)  la veridicità dei dati sulla disponibilità dei posti letto covid – soprattutto di terapia intensiva – comunicati al Ministero della Salute a inizio novembre 

2°)  il ritardo (o peggio ancora la indisponibilità) da parte del sistema sanitario ad adeguarsi alle disposizioni del vertice dell’assessorato.

Riflessioni sulla Storia (8)

Trattegiamo il sistema feudale: 

il sistema che gli arbëreshë 

sconoscevano prima di arrivare in Sicilia

Continuiamo a scavare nella vita sociale (e culturale) dei secoli successivi al crollo dell'Impero Romano d'Occidente, nel periodo storico delle invasioni barbariche e nel tempo della nascita, crescita e sviluppo del "feudalesimo" di cui abbiamo finora trattegiato solamente alcuni aspetti.

Avremo modo su altre pagine del blog di soffermarci sul monachesimo orientale-bizantino, qui per intanto vogliamo invece fotografare lo sviluppo e l'affermarsi del monachesimo occidentale (o latino).

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Le invasioni barbariche non lasciarono -ovviamente- indifferenti le comunità urbanizzate della penisola italiana del tempo. Nelle campagne non molto cambiò nello stile di vita ma nelle città o comunque nei centri urbanizzati si aperse un grande crisi non solamente sociale ed economica, ma soprattuto nelle fasce più alte della popolazione, quelle che avevano sempre rappresentato il potere, crebbe una crisi umano-culturale profonda. Uno degli aspetti della grande crisi fu la nascita dell'ascetismo: il rifiuto a trovare piacere nel cibo, nel vestiario, nel sesso. Si verificò, in contemporaneità con quanto avveniva nel ricco e potente Impero Romano d'Oriente, che le classi più elevate della società, o comunque singoli esponenti di spicco del mondo dirigente,  abbandonarono il trambusto delle città per rifuggiarsi in piccoli gruppi o -spesso- da soli in luoghi remoti, dando luogo all'emergere della figura, fino ad allora, sconosciuta del monaco. Mentre nell'ancora prospero oriente bizantino gli "anacoreti" si rifuggiavano nei deserti, in occidente chi decise di darsi alla vita solitaria si inoltrò nelle vastissime, integre ed incontaminate -da millenni- foreste dove, da uomini appunto solitari edificarono rudimentali capanne, eremi e poi nel lungo tempo comunitari monasteri.

 Il Monastero che acquisì rilevanza -primo fra altri in Italia- fu Montecassino (VI sec.). Nel tempo prolungato le comunità monastiche cominciarono un pò ovunque ad essere sostenute dagli stessi regni di origine barbarica, fino al punto che divennero uno dei capisaldi del sistema socio-economico feudale. Cosa che, come avremo modo di vedere in appresso, non accadde nell'Impero Romano d'Oriente, dove monaci ed eremiti rimasero sempre tali, e tali sono ancora oggi. In che senso in Occidente i monasteri divennero capisaldi del sistema socio-economico del tempo ? capisaldi del sistema come, in circostanze completamente diverse, oggi banche, borse, gruppi finanziari, holding etc. lo sono del vigente sistema socio-economico liberista.

Il sistema "feudale" non si reggeva quindi solamente sui baroni, di cui alcuni cenni già abbiamo dato su alcune pagine del blog, ma anche e talvolta soprattutto sulle Abbazie. Se barone si  diventava per successione, da primogenito a primogenito, abate si diventava con la provenienza da famiglie nobiliari, se si era secondo o terzo genito o comunque prossimo. I monasteri, al pari dei baroni esercitavano, il potere e la giurisdizione non solo sui feudi rustici di loro pertinenza ma anche, e frequentemente, su intere cittadine e borghi rurali, proprio come i primogeniti dei Peralta, Cardona e ... gestivano Kuntissa, Giuliana, Chiusa, Burgio .... etc.

 Torniamo un poco sul sotto-titolo che diamo a queste pagine: Trattegiamo il sistema feudale: il sistema che gli arbëreshë sconoscevano prima di arrivare in Sicilia. A Santa Maria del Bosco gli abati non vi risiedevano costantemente e nemmeno regolarmente. Erano frequentemente toscani o di altrove. Il monastero -o meglio l'Abbazia- non eleggeva l'abate che, invece, regolarmente proveniva da famiglie nobiliari, non sempre siciliane.

 Non sempre i monasteri godettero di prestigio e ammirazione. Succedeva che venissero date in commenda*  ad abati commendatari che potevano essere cardinali, vescovi o semplici sacerdoti o, addirittura, laici di grandi e potenti famiglie del tempo che si limitavano a godere, in senso economico-finanziario, del patrimonio del monastero senza risiedervi e delegando un sostituto per esercitare le funzioni abbaziali.

La prassi ora riportata influì, e non poco,  a screditare la Chiesa del tempo agli occhi dei credenti e dei miseri e a deporre a favore -nel XVI secolo- della Riforma protestante.

Conclusione che ribadiamo: il feudalesimo in Occidente, e non nell'Impero bizantino, si resse oltre che sui baroni anche sul sostegno  e sulla prassi della Chiesa Occidentale che del sistema baronale-feudale copiò per intero tutte le prassi.

Terra e Vita. Storia siciliana per immagini. (10)

 "Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia". Cesare Pavese

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Conoscere la Sicilia di ieri 

per Conoscere

La Sicilia di oggi.

Immagini e descrizioni

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Stazione Centrale di Palermo 
primi anni '60


Sacco di Palermo in città
e masse di contadini ed operai alla
Stazione Centrale di Palermo che
emigrano in direzione della Germania,
Svizzera, Francia etc.

La foto è ripresa dal giornale
L'Ora
Dalla metà degli anni cinquanta e per quasi tutti gli anni sessanta del Novecento, mattina dopo mattina, la corriera della ditta Stassi da Contessa partiva per Palermo stracarica di paesani -e di valigie legate con lo spago- che si apprestavano a raggiungere la Stazione Centrale e puntare col treno verso la Germania meridionale, più o meno nei pressi del confine con la Svizzera. Fu in quest'aria di fuga dall'isola che fu quasi d'obbligo per centinaia e centinaia di migliaia di siciliani insediarsi in contesti produttivi lontani dalla terra d'origine. La risorsa lavorativa preziosa, la forza più vitale di Contessa Entellina in quei decenni successivi alla seconda guerra mondiale dovette lasciare la terra nativa, spesso lasciando quivi la famiglia.

L'emigrazione di quegli anni fu palesemente "emigrazione di massa". Nello stesso periodo le città dell'isola, Palermo soprattute, erano in mano alle mafie che trafficavano per nuovi affari in città dopo aver devastato le campagne del post-guerra. Una pagina del giornale L'Ora -allora diretto da Vittorio Nisticò- titolava "La mafia dà pane e morte". Era infatti il tempo delle corruzioni clientelari, degli appalti di favore e soprattutto delle speculazioni immobiliari che distrussero il volto più interessante e storicamente rilevante della Palermo di altri tempi.

Quanto all'emigrazione non era questione solamente di contadini della Sicilia interna era fenomeno di massa che interessava paesi e città, soprattutte Palermo.

lunedì 23 novembre 2020

Motivi per riflettere. Noi gente del XXI secolo

Detti e Fatti vari 

 «Siamo pronti ad una mobilitazione popolare - scrivono i segretari regionali Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo - se nelle prossime ore il governo decide di non decidere sulla Calabria. In questa delicata fase non possono essere ammessi ritardi, inadempienze e inottemperanze nei confronti della Calabria. Questo il Governo, finito in una impasse inaccettabile sulla nomina del nuovo commissario ad acta per il piano di rientro dal debito sanitario, lo deve comprendere senza «se» e senza «ma». Per ricordare al Presidente Conte ed ai ministri del suo esecutivo che questa terra non può essere tradita nelle sue aspettative siamo pronti a scendere in piazza. La Calabria non può essere trattata e raccontata come sta avvenendo dai media nazionali».

Roberto Speranza, ministro della Sanità

 Le notizie provenienti da Oxford sul vaccino anticovid sono incoraggianti. Nel progetto sono coinvolte importanti realtà italiane come l'Irbm di Pomezia e la Catalent di Anagni. Serve ancora tanta prudenza, ma sarà la ricerca scientifica a portare l'umanità fuori da questa crisi.

Mara Carfagna, parlamentare FI

Riaprire le scuole è un atto di libertà. Non esiste libertà senza istruzione, relazioni sociali, speranze. È dovere di tutti superare le incertezze e la cattiva gestione della politica per consentire a ragazze e ragazzi di essere liberi di tornare in classe.

Matteo Renzi, parlamentare I.V.

Nel 2021 celebreremo l’anniversario della scissione di #Livorno con un grande evento con tanti giovani, dove inviterò Tony Blair. Perché la sinistra o è riformista o perde e la vittoria di Joe Biden lo dimostra.

Federico Ronchetti, fisico nucleare

Ricordo il terremoto in Irpinia. Ero in pizzeria con la mia famiglia. Una sera ordinaria del 1980 in una provincia italiana ordinaria, fatta di pizza, birra e gazzosa. Al ritorno lo shock e 2900 morti. I 50000 morti di COVID19 non urlano e le macerie non si vedono. Ma ci sono.

Francesco Boccia, ministro rapporti con le Regioni

Oggi le sedute della Conferenza Unificata e la Conferenza Stato Regioni le abbiamo tenute dalla sede della RegioneCalabria. Lo dovevamo a Jole Santelli e a tutti i cittadini calabresi che dallo Stato aspettano risposte.

Una riflessione la settimana: è buona cosa saper cogliere il segno dei tempi

 Da uno dei tanti quaderni di appunti e riflessioni che conservo riprendo il brano che qui sotto riporto. Non saprei riferire nè dove ho attinto nè quando e perchè l'ho conservato.

Quando arriva la "modernità"

nella vita di ciascuno

Con l'inizio dei tempi moderni (XVI secolo) mentre Dio andava lentamente abbandonando il posto da cui aveva diretto l'Universo ed il suo ordine di valori, da cui aveva separato il bene dal male e dato un senso ad ogni cosa, Don Chisciotte (=l'uomo che non si era assuefatto) uscì da casa e non fu più in grado di riconoscere il mondo fino al punto di ingaggiare folli combattimenti contro i mulini a vento.
Il mondo e l'ordine dei suoi valori, in mancanza del Giudice Supremo, apparvero, in quell'alba della modernità, a Don Chisciotte che era cresciuto secondo i valori medievali della cavalleria, all'improvviso, in una temibile ambiguità, quella che fino ad allora era stata l'unica Verità gli appariva adesso -al sorgere della modernità- divisa, scomposta in centinaia di verità relative, che gli uomini a loro discrezione si spartivano fra loro.
Nacque così, con queste sensazioni, il mondo dei Tempi moderni, figlio di tante, troppe verità.

Arretratezza sociale. Diritti negati, furberie, inventive, compromessi (6)

E' finita la politica, è arrivata l'apparenza! 

Conversando fra amici capita frequentemente che ci chiediamo perchè in Sicilia i cambiamenti sociali, produttivi e culturali avvengono con ritmi differenti -più lenti- rispetto ad altre realtà, ad altre regioni. Non v'è dubbio che il cambiamento, o il progresso se si vuole, pervade più diffusamente alcuni gruppi umani e spesso passa sulla testa di altri gruppi. Il cambiamento per avvenire deve poter plasmare la consapevolezza della gente, soprattutto quella dei ruoli dirigenti di ciascuna comunità, esponenti questi che teoricamente dovrebbero possedere gli strumenti per incidere nel tessuto sociale ai diversi livelli. 

Che fine ha fatto la
politica?

Tutta colpa dei partiti
che ormai esistono 
solamente sulla carta?


Se pigliamo in considerazione l'interno della Sicilia è facile accorgersi che in carenza di classi dirigenti consapevoli, tutto -nello spazio temporale degli ultimi decenni-  resta caratterizzato da stabilità o da lentissima evoluzione. Niente avviene da queste parti di eclatante, niente di suscettibile da far cambiare gli stili di vita o da incidere nell'imponente flusso migratorio. Se analizziamo quanto accaduto nella Valle del Belice oltre mezzo secolo fa notiamo che il cambiamento abitativo e quindi di alcuni aspetti dello stile di vita è stato possibile introdurli perchè nei quattordici centri più colpiti i sindaci, gli amministratori erano quasi tutti, tranne un paio, di area progressista ed hanno saputo tacitare con le loro iniziative i gruppi politici più conservatori che avrebbero voluto semplicemente riparare, ricostruire e/o restaurare le abitazioni sui siti e nei limiti della precedente realtà, adeguata o meno che fosse agli standard legali vigenti. A quella spinta innovativa, ultimata la ricostruzione, nella Valle non è seguita quanto la pianificazione territoriale e socio-economica prevedeva, p.e. un impianto industriale a Capo Granitola. Accadde che i Sindaci della ricostruzione edilizia con lo scorrere del tempo via via cambiarono sia nelle figure che nelle vesti partitiche quasi ovunque nei differenti centri, le stesse forze sindacali che erano state per tutto il "decennio '70" coinvolte nel processo della Ricostruzione, entrarono nella crisi che ancora oggi registriamo e le forze del cambiamento in questa parte di Sicilia si sono sostanzialmente liquefatte. La realtà in questa parte di Sicilia sa adesso tutto di "statico", di dormiente e/o di apparenza.

 Non sbagliamo se pensiamo che la ragione di tutto ciò che accade attorno a noi è legato alla fase  temporale che stiamo vivendo, è condizionato da fattori culturali dei nostri giorni. Oggi la situazione è sostanzialmente aggravata, rispetto a decernni fa, dalla pesantissima mancanza di giovani in tutta la Vallata del Belice. Sappiamo tutti che gli anziani con l'avanzare dell'età diventano se non conservatori, quanto meno conservativi. La classe politica -seppure composta quà e là anagraficamente da "giovani"- non riesce più a porre occhio (attenzione) ai territori; essa opera in relazione ai clamori momentanei: il convegno, la dichiarazione tv, la ricorrenza e l'uso dei social. Leggere i territori nessuno sa ormai cosa significhi.

 Nessuno più riflette o sa cogliere i bisogni dei territori che andrebbero collegati alle risorse, che tuttora esistono nei bilanci e nelle programmazioni dell'U.E. e in quelle sia statali che regionali. 

Tutti ai nostri giorni stiamo ad aspettare l'imboccata dell'onorevole. Il  dato di fatto è però che nemmeno gli onorevoli leggono, o sanno leggere, più i bilanci dei vari livelli di governo. 

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Homo sapiens sapiens. Vuole significare uomo molto sapiente o uomo molto intelligente: così sarebbero gli esseri umani di oggi e di ieri: è vero? (3)

Le sfide che ci attendono

anche dopo il coronavirus:

l'uomo culturalmente sa trovare nuove qualità per le emergenze.

I media in questi mesi del 2020 sono tutti concentrati e preoccupati sulle conseguenze che la pandemia da covid-19 sta lasciando sul terreno e che inevitabilmente condizioneranno il fluire della vita quotidiana degli esseri umani -anche a coronavirus sconfitto- per non pochi anni. L'ottica dei media è puntata ovviamente sulle conseguenze sanitarie le cui strutture non erano predisposte per una evenienza inimagginabile e sulle conseguenze economiche in quanto nessun sistema che sia più o meno statalista e/o più o meno liberista può nel lungo tempo reggere una simile forza d'urto.

Le temperie che stanno caratterizzando questi giorni, almeno in Occidente, stanno accadendo all'interno di conquiste e principi che possiamo definire di "umanesimo" e di civiltà. Nulla a che vedere con precedenti pandemie, compresa quella del 1918-20, quando i morti si raccoglievano su un carretto per poi posarli in fosse comuni. Da noi a Contessa, per secoli, tutti i morti da epidemie venivano portati su carretti uno sull'altro e poi posati in fosse comuni in adiacenza alla Chiesa rurale dell'Odigitria. 

Sovranista-liberista ?

Questa società che in tanti detestiamo per più aspetti, chi per uno e chi per l'altro, -è bene ricordarlo- si regge su conquiste e lotte che non tutti hanno compiuto e non tutti hanno voluto; è bello -e così deve essere- che tutti ne godano adesso i benefici, indipendentemente se arrivino a giudicare ottimi o pessimi i servizi che la gestione "politica" attuale mette in campo. Come non riflettere sulle forti avversioni che i promotori del Servizio Sanitario universale subirono negli anni del primo centro-sinistra ? Tantissimi erano allora ancorati alla sanità privata e a quella mutualistica, ossia alla Sanità di chi poteva permetterselo o alla sanità lenta e povera delle mutue, diversa da una categoria professionale all'altra. Chi non conosce gente che oggi si serve del Servizio Sanitario ma che in quegli anni sessanta-settanta detestava i promotori (erano socialisti) del SSN ?

Ci piace intrattenerci, per ribadire il nostro amore per la Storia, sul cammino percorso dall'uomo nel periodo a cavallo del XX e XXI secolo: i nostri giorni.  Giorni nostri che non vanno gestiti con ottiche nè individualiste nè sovraniste, ovvero egoistiche.

a) Viviamo in una società fallibilista basata sull'esperienza umana, quella della scienza;

b) Possediamo un radicamento storico che ci conduce a porre la libertà, in senso pieno, e quindi anche quella della "ricerca scientifica", come il prerequisito del nostro operare;

c) La cornice umanistica dei nostri giorni ammette che l'essere umano è "incompleto" ma nello stesso tempo è "compiuto". Incompleto perchè in continua trasformazione, tanto è che coloro che non volevano il Servizio Sanitario Nazionale oggi ne accolgono e forse accettano i benefici. Fermo restando la libera critica sulle frequenti disfunzioni.

d) Anche durante le politiche autarchiche e/o liberali (oggi diremmo sovraniste e liberiste) l'uomo si realizzava da sè e trovava, se disponeva dei mezzi, soddisfazione. Tuttavia, oggi, l'individualismo liberale come quello sovranista non può trovare, nella vastità di ogni popolo, da solo, la soddisfazione  di bisogni che provengano sia dalla sanità che dal sistema economico "complesso". Negli Usa il grande numero di deceduti da covid dipende, anche, dall'assenza di un servizio sanitario pubblico. Chi ha soldi si cura, chi non ne dispone ...

Vedremo di proseguire ed approfondire il senso delle società umaniste rispetto a quelle centrate sull'egoismo di chi si ritiene "bravo" solo per i suoi fini.

Civiltà bizantina. Ne parliamo tanto, ma ne sappiamo poco (5)

San Basilio

La regola di San Basilio
fu dettata in due tempi:
(Regulae fusius tractatae)
comprende
55 articoli sui doveri generali del
monaco; la seconda (Regulae
brevius tractatae) è una specie
di casistica sulla vita monastica.

La vita monastica viene presentata
come lo stato ideale per raggiungere
la perfezione cristiana, è indirizzata
anche ai laici e propone uno specifico
stile di vita.

  Appena un paio di mesi fa i media ci intrattenero a lungo  sul destino non proprio pertinente di Santa Sofia, la più grande Chiesa della prima Cristianità, destinata da Erdogan, il caudillo turco, al culto mussulmano. Si tratta della più grande Chiesa della prima Cristianità per più ragioni: Il Medio Oriente, dopo che Roma era caduta in conseguenza delle invasioni barbariche, era l'area più ricca e popolata dell'Impero Cristiano; l'Impero costantinopolitano e non Roma, per tutto il primo millennio, ebbe la responsabilità di conservare e diffondere il messaggio cristiano, sebbene anche da Roma fu avviata la cristianizzazione dei barbari.

***

A riprova che il cuore del Cristianesimo nel primo millennio risiedeva a Costantinopoli, riportiamo qui sotto la modalità con cui venne intesa nei primi secoli la missione e il diffondersi della religione di Cristo dall'Impero Romano ormai con capitale sul Bosforo.

Decreto Imperiale dell'anno 380, che in seguito -nel VI secolo- fu posto in apertura del Codice di Giustiniano.

   Nostro volere è che tutti i popoli che sono governati dall'amministrazione della Nostra Clemenza pratichino la religione che il divino apostolo Pietro trasmise ai Romani (...). Credano nella singola divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in forma di pari maestà e di Santa Trinità. Comandiamo che le persone che seguono questa legge abbraccino il nome di cristiani cattolici. Quanto agli altri, che giudichiamo dementi e folli (dementes vesanosque), essi porteranno l'infamia legata ai dogmi eretici. I luoghi ove essi si incontrano non riceveranno il nome di chiese e saranno puniti in primo luogo dalla vendetta divina, in secondo luogo dalla punizione di Nostra iniziativa, che dispenseremo secondo il giudizio divino.

   Con Giustiniano, imperatore residente a Costantinopoli e contemporaneamente imperatore sia della parte Orientale che della riconquistata parte Occidentale dell'Impero Romano, la religione veicolata dal trono imperiale ma proposta dai cinque patriarchi cristiani (di Roma, Costantinopoli, Antiochia, Alessandria d'Egitto, Gerusalemme) ammetteva quindi un solo Dio, un solo Impero, una sola religione: tutte pietre angolari indiscutibili di quel primo millennio dell'era cristiana.
  La religione (cristiana) definiva nei Concili ecumenici le fondamenta della Fede sulla base delle Scritture e dell'esegesi dei Padri della Chiesa, ma spettava all'Imperatore curarne il diffondersi e l'osservanza universale, anche -eventualmente- mediante l'uso delle milizie.

  In un ulteriore decreto dell'Imperatore Giustiniano leggiamo: 

"Ben sappiamo che il Nostro Stato è 
sostenuto più dalla religione che dai 
doveri ufficiali e dalla fatica e dal sudore fisico" 
e altrove 
"Se con ogni mezzo ci adoperiamo a far 
rispettare le leggi civili, il cui potere Iddio 
nella Sua bontà ha a noi commesso per la 
sicurezza dei Nostri sudditi, quanto più 
accanitamente dovremo prodigarci per far 
rispettare i santi canoni e le leggi divine che 
sono state enunciate per la salvezza delle nostre anime".

   In buona sostanza nei primi tempi in cui il Cristianesimo divenne religione dell'Impero, la popolazione in gran parte non era affatto costituita da fedeli. Vi erano infatti distribuiti in ogni regione che si affacciava sul Mediterraneo pagani di varia natura. La stessa aristocrazia imperiale e quella dei vari "municipi" che tradizionalmente non riconoscevano altri che lo Stato imperiale pagano, in più realtà, stentarono a riconoscere quella che ritenevano trattarsi di un cambio di religiosità. 
   Nelle campagne i contadini, pure loro, necessitarono di parecchi decenni e in talune realtà di qualche secolo per riconoscersi nella nuova religiosità. Gradualmente dopo la trasformazione dell'Impero in istituzione promotrice di una nuova, diversa religione iniziò e si sviluppò il monachesimo che in un secondo tempo sostituì l'esercito romano nell'opera di conversione delle campagne.

domenica 22 novembre 2020

I giornali di oggi

 











































































Contessa Entellina e Territorio. Flash su Entella (3)

 Parte I°: qui Parte I°: Flash su Entella

Parte II°: qui Parte II: Flash su Entella (2) 

Per tenere viva la memoria di Sebastiano Tusa, archeologo, politico e accademico stiamo pubblicando alcuni brani storici sugli elimi curati dal grande archeologo che riprendiamo da un testo che è stato pubblicato da La Terza pochi anni fa "Storia Mondiale della Sicilia" a cura di Giuseppe Barone.

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 parte

   Il panorama storico nel quale si inseriscono gli elimi è quello nel quale la fisionomia dei centri abitati acquista in Sicilia il distintivo carattere del sito arroccato e naturalmente fortificato.

   

   L'emergere dei grandi siti arroccati dell'interno che nella scala dell'evoluzione sociale possiamo definire sedi di chiefdom-principato, ovvero di organizzazioni politiche gerarchizzate, lo collochiamo in quel periodo definito nella sequenza crono-tipologica della protostoria siciliana come facies di Pantalica che, con le sue tre prime fasi di vita (I: 1250-1150 a.C.; II: 1150-1050 a.C.; III: 1050-850 a.C.), rimane ancorata alla più radicata tradizione di sfruttamento efficace delle risorse agro-pastorali dell'interno con un controllo apparentemente diretto sulle coste dove, però, si espandono progressivamente i gruppi siculo-ausoni di origine peninsulare. Furono i sicani ad arroccarsi, almeno fin da quando le fonti ci consentono di dare un volto onomastico alle culture della pre-e protostoria. Già sicani dovevano essere coloro che elaborarono la facies di Thapsos-Milazzese e unificarono culturalmente tutta l'isola. Questo primordiale panorama di unitarietà etnica, successivamente rotto dalle invasioni delle etnie peninsulari, corrisponde appieno al racconto tucidideo.

   Nella Sicilia occidentale la fase di Pantalica si evolve tra i secoli XIII ed XI a.C. con lo sviluppo di grandi centri abitati di tipo protourbano sulle alture dell'interno tra i quali Mokarta è al momento il più noto ed emblematico.

   Mokarta (*) cessa di vivere intorno al X secolo a.C. in seguito ad una distruzione operata verosimilmente proprio dagli elimi. Evidentemente sono le tracce della tragicità della fine violenta esemplificata dalle tracce di distruzione e, comunque, di abbandono frettoloso. Ogni capanna, ma soprattutto quelle circolari che dovevano essere adibite alla quotidianità della vita con le loro attività tradizionali della cottura, molitura, immagazinamento di derrate, tessitura, ecc., risulta ricchissima in reperti vascolari di ogni foggia e dimensione abbandonati improvvisamente.

   Gli abitanti residui di Mokarta abbandonarono la montagna e si insediarono insieme ai nuovi venuti elimi nelle vicine alture di Monte Finestrelle e Polizzo. A Monte Finestrelle sono state effettuate limitate ricerche che hanno messo in luce un livello abitativo  con ambienti rettangolari, databili alla metà del IX secolo a.C., e una serie di materiali che evidenziano con chiarezza i rapporti dell'insediamento  con le frequentazioni fenicie della costa grazie alla presenza di tipici oggetti dell'artigianato fenicio, come uno scarabeo e ornamento in ambra e pasta vitre, ma anche l'esistenza dei caratteri tipici dell'artigianato elimo, quali le anse a processo zoomorfa.

(*) La collina di Mokarta si trova a pochi chilometri da Salemi ed è conosciuta per il sito. Si è iniziato a scavare nel 1970, con la scoperta di circa 60 tombe a tholos, contenenti corredi funebri, inquadrate nella prima età del bronzo.

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Alle radici del Cristianesimo

Ritualità bizantina

ICONOSTASI:
 Quella parete a cui vengono appese file di icone e che separa il celebrante dal resto della chiesa di tradizione bizantina.      
  L'intento è, sarebbe, di mostrare una sorta di summa teologico-visiva, una sorta di chiave interpretativa del mistero cristiano. Non di semplice elemento decorativo si tratta quindi, ma di mostrare un senso teologico. 
  Il velo del Tempio di Salomone si squarciò alla morte di Cristo: su questa rievocazione, le porte regali (centrali) vengono aperte durante le ufficiature.

Le icone esposte non si propongono di rievocare un avvenimento o un personaggio, tendono piuttosto ad interpretarlo in chiave simbolica, secondo l'interpretazione dei Padri della Chiesa delle origini, appunto il mistero. Ecco perchè di esse non si dice che vengono dipinte; esse vengono da parte dell'iconografo "scritte" e da parte del fedele vengono "lette" in quanto possiedono dei messaggi.
La stessa materia usata per "scrivere" una icona costituisce già di per se un messaggio: tavola di legno incavata e ricoperta di strati di gesso, colla e tela; colori di pigmenti vegetali e minerali; acqua e tuorlo d'uovo; oro in foglio. Il tutto ordinato nell'esecuzione come si trattasse di un rito.
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Dio esiste? Hans Kững, un teologo dei nostri giorni da sempre impegnato nel dialogo fra le religioni, in un volume "voluminoso" non ha esitazione e dice si, esiste. Lo dimostra o comunque prova a dimostrarlo, in oltre mille pagine di un suo libro.

Estrapoleremo per alcune settimane alcune pagina dal testo -forse il più impegnativo fra gli innumerevoli suoi libri-. 

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Io penso, dunque sono?: René Descartes.

1) Non c'è da stupirsi che proprio i matematici si siano dimostrati particolarmente interessati a una certezza incondizionata, assoluta, nel campo della vita e del sapere. Abituarsi alle più volte esigenze di certezza, essi, infatti non potevano non rimanere affascinati dalle conoscenze evidenti e indipendenti dall'esperienza (a priori), che la matematica  rende possibili. Perchè la verità non dovrebbe poter essere stabilita con una sicurezza quasi matematica, che la sottragga a tutte le fluttuazioni dell'opinione privata e pubblica, anche al di fuori dell'ambito, in verità molto astratto, dei numeri puri e delle possibilità pure, e cioè nella concreta realtà della vita? Nell'età moderna la certezza della matematica, una certezza cioè che esclude qualsiasi dubbio, è divenuta l'ardente aspirazione dei filosofi. Con il nuovo ideale conoscitivo ha avuto inizio una nuova epoca, l'epoca del calcolo, dell'esperimento, delle scienze naturali esatte.

1. L'ideale della certezza matematica

   Nessuno incarna l'ideale moderno di una certezza matematico-filosofica incondizionata meglio del geniale fondatore della geometria analitica e della filosofia moderna, il cui nome Cartesius è diventato sinonimo di clarté, di una chiarezza del pensiero geometricamente esatta, ma che, in quanto persona e in quanto filosofo, è rimasto un grave problema: questo René Descartes (1596-1650) era, fondamentalmente, un fisico o un matematico, un buon cristiano o un razionalista "cartesiano", un moderno apologeta della fede tradizionale o il padre della miscredenza moderna, a ragione perciò messo all'Indice da Roma e condannato dal Sinodo riformato d'Olanda?

Necessità del metodo esatto

   L'allievo dei gesuiti, abituato fin dalla giovinezza malaticcia a dormire a lungo al mattino -per cui, quando, a cinquantaquattro anni, su invito della regina Cristina di Svezia, si trasferirà, accompagnato da un ammiraglio su una nave da guerra, nel rigido inverno di Stoccolma, con il compito di recarsi ogni mattina alle cinque a intrattenere la regina sulla propria filosofia contrarrà la polmonite che doveva portarlo alla tomba-, fin dall'inizio dei suoi studi aveva provato avversione per la filosofia aristotelico-scolastica tradizionale, e si era invece subito sentito attratto dalle discipline matematiche, a motivo  della certezza (certitude)  ed evidenza delle loro dimostrazioni. A che cosa può servire una filosofia, le cui basi scientifico-naturale si è venuta rivelando (per opera di Copernico, Keplero, Galileo) sempre più insicura? Questo doveva essere il suo problema.

   Descardes giustifica il proprio distacco dalla tradizione in una "pagina autobiografica", tanto personale quanto meditata, soffusa di elevata serenità e letteralmente eccellente, posta in apertura del suo primo scritto a stampa, "Discorso sul metodo per condurre bene la propria ragione e ricercare la verità nelle scienze" , cui sono annesse, come appendice e "saggio", una geometria analitica e un'ottica geometrica. Questo monumento classico della prosa francese contribuì non poco, assieme all'Istitutio religionis christianae del riformatore Jean Cauvin, all'abbandono del latino quale lingua dei dotti. Ora nella problematica attuale ci è di aiuto proprio il fatto che questo fondatore del pensiero moderno si proponga di "mostrare le vie da me seguite e rappresentare come in un quadro la mia vita, affinchè ognuno possa giudicarne". Descardes costringe noi uomini del nostro tempo -per questo egli è la prima figura su cui deve concentrarsi il nostro interesse particolare- a interrogarci proprio sull'esistenza di Dio, a riflettere in maniera radicale sul nesso che intercorre tra fede, ragione e certezza, tra teologia, filosofia e scienze naturali.

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Alle radici del Cristianesimo sta l'Ebraismo.

Alcune riflessioni

1) Oltre la metà di chi si professa ebreo vive negli Stati Uniti d'America. Da oltre un trentennio più della metà dei matrimoni non avvengono più all'interno delle comunità ebraiche; si tratta ormai di matrimoni misti. Gli studiosi in questo dato colgono: a) da un punto di vista prettamente "liberale" l'apertura dopo parecchi secoli dell'ebraismo americano alle società di diversa cultura circostanti, b) dal punto di vista religioso e da quello conservatore come perdita progressiva dell'identità. Ed in effetti si calcola che nel giro di due, massimo tre generazioni, le forme pure di "ebraismo" saranno da riconoscere solamente in piccole comunità più che ortodosse.

Molti saggisti intanto cominciano a chiedersi se effettivamente l'ebraismo possieda o meno una natura religiosa. Anche in Italia moltissimi, in effetti, sono gli uomini di cultura, giornalisti, politici e professionisti noti al grande pubblico che lasciano conoscere la loro origine ebraica e nello stesso tempo tutti però cogliamo da loro che non tutti attribuiscono al dato dell'essere ebrei valore religioso.

Forse -da sempre- quella che è ritenuta religione degli ebrei in effetti è una mescolanza di etnicità e di religione.

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sabato 21 novembre 2020

21 Novembre. Ricorrenza "Virgo Fidelis", Patrona dell'Arma dei Carabinieri.... a cura Ing. Luigi Cannella

  In base al "documento pontificio" di Pio XII del 1949

La solenne ricorrenza coincide con la data del 21 Novembre 1941  nel ricordo tragico e glorioso della Battaglia di Culqualber (Etiopia) durante la quale il Battaglione Carabinieri, comandato dal Magg. Alfredo Serranti, fu decimato da soverchianti truppe inglesi che assediavano i nostri  Carabinieri attaccandoli da terra e dall'aria. Ai pochi sopravvissuti, ormai privi di munizioni, cibo ed acqua, fu tributato l'Onore delle Armi, al Magg. Serranti, caduto in combattimento proprio il 21 Novembre, fu concessa la M.O.V.M. alla memoria.

Il Comando Interregionale Carabinieri (ME), con giurisdizione Sicilia-Calabria, porta il nome "Culqualber" per ricordare il glorioso fatto d'arme.

Ing. Luigi Cannella

LA MANO DI ... DIO (Restyling) .... a cura Ing. Ernesto Scura

 1952. Nel vecchio centro storico di Corigliano, alle spalle della bellissima chiesa di Sant'Antonio, si snoda una serie di verdi colline tappezzate, in primavera, di un morbido tappeto erboso. Era lì che, i pomeriggi mi rifugiavo, a studiare, durante l'ultimo anno di liceo, lontano da rumori molesti o altre possibili divagazioni. Uno di quei pomeriggi, sdraiato bocconi, poggiato sui gomiti, leggevo un canto del "Paradiso". Mi pare di ricordare fosse quello di Piccarda Donati, e mi immergevo nel misticismo, leggendo: "Uomini poi, a mal più che a bene usi fuor mi rapiron de la dolce chiostra. Iddio si sa qual poi mia vita fusi". Ma non arrivai ai limiti della commozione perchè un evento imprevedibile venne a conturbare quella mia poetica contemplazione. Sul bordo del libro che tenevo spalancato davanti agli occhi, fece capolino un animaletto verde facilmente confondibile con l'erba del prato. E non era un grillo. E non era una cavalletta. E non era nessuno degli insetti da me fino ad allora conosciuti. Il corpo, esile, nella porzione toracica, era delle dimensioni di un grosso fiammifero a stelo di legno con, al posto della capocchia, una grossa testa a triangolo con due grandi mostruosi occhi. La parte inferiore presentava un enorme addome, e due grandi ali  coprivano la parte sottostante del corpo. Era munito di arti superiori ed inferiori, a mò di branchie spinose, veri  tentacoli sproporzionati rispetto alle dimensioni del   corpo, con una specie di baffi, e antenne... E mi guardava, ed io lo guardavo, e mi incuriosiva, fino a quando non rimasi....terrorizzato. Con un salto si piazzò sul bordo del libro e, mantenendosi fermamente in equilibrio sulle zampette, cominciò un rituale che suscitò il mio iniziale sconcerto fino alla paura. Sollevava la testa verso il cielo e, contemporaneamente, spalancava gli arti superiori,  nel consueto atteggiamento liturgico del sacerdote officiante che, durante la messa, invoca  la protezione del cielo, e poi, sempre in atteggiamento mistico, abbassava le branchie congiungendone le estremità su cui poggiava la fronte, nell’identica postura del prete quando si raccoglie in preghiera durante la celebrazione della messa. Ed il rituale fu ripetuto per più volte, ripetendo in modo impressionante quello del sacerdote officiante nella funzione religiosa. Restai agghiacciato. Io, che sono sempre stato un tiepido credente, io che non ho mai avuto un rapporto eccessivamente reverenziale con la Chiesa, io che non ho mai praticato l'Oratorio o la Parrocchia, e nemmeno le organizzazioni sportive dell’Azione Cattolica, e nemmeno le loro sale giochi istituite per attrarre i giovani agnostici ed indifferenti come me e, soprattutto, non ho mai militato nelle organizzazioni dei Boy Scout che probabilmente, una qualche 'infarinatura di entomologia ce l'avranno, rimasi fortemente shockato.: "Che non sia un segno del cielo, un ammonimento alla mia disordinata vita di scettico e, fors'anche, miscredente?" pensai. 

Velocemente, strappai un foglio di quaderno, ne feci un cono  e, vi feci cadere dentro quel mostriciattolo, senza nemmeno sfiorarlo e non mancai  di accartocciare i bordi, per evitare eventuali fughe. Scappai a casa. Cercai il mio vecchio testo di Scienze Naturali, nella parte Zoologia, e non sapendo da dove cominciare, dovetti sfogliare, pagina per pagina, tutto il capitolo insetti, facendo molta attenzione alle figure. Ma le figure non mi aiutarono, più di tanto. Fu, invece, una parolina, contenuta nei titoli, a disvelarmi l'arcano: RELIGIOSA. Con sorpresa trovai riportata anche, sebbene in bianco e nero, la sua immagine. Mi immersi velocemente nella lettura. Era la MANTIDE RELIGIOSA che prende, appunto, il nome, da quel falso rituale che tanto mi aveva scosso. Scoprii che, malgrado il pio e devoto nome, è uno dei più feroci insetti esistenti, e sto parlando   della femmina di questa specie, talmente violenta e spietata che, giá durante la fase di accoppiamento, comincia   a divorare il maschio, iniziando dalla testa, e terminando non prima che il  povero infelice abbia smesso di copulare e di   aver soddisfatto in pieno gli appetiti sessuali ed alimentari    della “femme fatale”

A conferma, per noi umani, che non è del tutto improprio il famoso detto : PERDERE LA TESTA PER AMORE. Anche se nel nostro  caso, il maschio, oltre alla testa, ci rimette, poi, tutto il corpo. Tirai un profondo, lungo, sospiro di sollievo e, confortato dall’ausilio di quel testo scolastico, rivelatosi provvidenzialmente il più illuminante svelatore di arcani, fui gratificato del più grande dei doni che il cielo poteva concedermi: non essere indotto, da insane suggestioni, ad..."adorare “ quel minuscolo mostruoso idolo quale apportatore di segnali divini falsamente interpretabili come segnali di volontà ...superiori. E fu così che avemmo un ingegnere in più ed un ....frate in meno.

 Ernesto Scura