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mercoledì 17 giugno 2015

Liberismo. L'Occidente che si incarta sui principi dell'egoismo

In questo mondo strano c'è chi, ingordo, continua ad arricchirsi e non sa cosa fare delle ricchezze, che volente o nolente, sono "rubate", sottratte, agli altri.
In questa Europa costruita sulla misura del mondo, del capitalismo liberista, e dove nessuna voce si eleva, dalla cosiddetta Sinistra, per condannare il modello di società realizzato sui principi dell'egoismo si continua a rubare (specie in Italia) per arricchirsi ai danni di chi stenta a vivere.
Rubare. Attenzione !!!
Si ruba anche nella legalità, grazie al modello di liberismo sfrenato fatto proprio dall'intero Occidente.
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Non sappiamo se il governo greco sia sincero nella condanna mossa al "sistema" di regolamentazione della ricchezza mondiale, riteniamo però doveroso riportare il punto di vista di chi si rende conto che "rubare", anche con ordinamenti che legalizzano i furti, è pur sempre "rubare".

Il governo greco apre le ostilità ed ormai è guerra aperta: Tsipras accusa il Fondo monetario internazionale di avere responsabilità "criminali" per la situazione in cui versa il suo Paese, e Juncker accusa a sua volta Tsipras di mentire sull'andamento del negoziato fra Grecia ed Unione Europea. Nell'Eurogruppo, domani,  giovedì, si arriverà alla resa dei conti e la Bce di Mario Draghi avverte che lascerà aperto il rubinetto dei prestiti d'emergenza 'Ela' - che ads oggi tengono a galla la Grecia - fino a quando non farà default, il tonfo ormai dato per scontato. 
La situazione ormai è grave, con il negoziato fermo e lo scambio di accuse tra istituzioni europee. Le borse chiudono appena sopra lo zero e lo spread italiano tocca i 160 punti base.
Nelle banche greche prosegue l'emorragia dei depositi. A giugno sono stati ritirati 2 miliardi di euro ed inizia il duello a distanza tra i 'big' coinvolti.
A sferrare il primo attacco è stato il premier greco, parlando al Parlamento: "Il Fmi ha una responsabilità criminale per la situazione in cui versa la Grecia". Secondo Tsipras, i creditori stanno chiedendo ad Atene di accettare una soluzione che non solo non risolve il problema, "ma riporta l'economia in recessione".
Il Fondo monetario non si muove dalle richieste di austerità - ha spiegato ai deputati - e l'Ue non è disposta a parlare del debito. Una situazione che potrebbe portare Atene a non pagare gli 1,6 miliardi di euro al Fmi a fine mese, decretandone quasi certamente il default. Se per il greco "il vero negoziato comincia ora", per l'Europa invece sta finendo, e pure molto male: "Incolpo il Governo di Atene perché racconta al pubblico cose che non sono state proposte dalla Commissione", ha attaccato oggi il presidente Juncker in una conferenza stampa, elencando le 'bugie' sulle trattative raccontate da Tsipras ai greci. 
Ad esempio, l'aumento dell'Iva: "Io non sono mai stato a favore dell'aumento Iva su medicine ed elettricità, e questo il premier lo sa, avevo proposto in cambio dei tagli alla difesa, più facili da attuare", ha spiegato il lussemburghese. "Credo che il dibattito sarebbe più facile se il Governo dicesse le cose come stanno", ha poi tagliato corto, precisando che "i negoziati sono fermi perché non andavano da nessuna parte". Nonostante la Ue si dica "sempre aperta ad esaminare nuove proposte", Atene non ha intenzione di presentare alcun documento.
Anche perché, come spiega il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, non ci sono margini per altre concessioni nei confronti dei creditori: "La Grecia si vincolerà alle misure proposte soltanto se l'Europa acconsentirà a una ristrutturazione del debito, a investimenti e alla fine della crisi di liquidità", ha spiegato. Ma l'Europa non intende cedere ai 'ricatti' greci, e resta anch'essa ferma sulle sue posizioni. Nel frattempo si prepara al peggio, nonostante la cancelliera Merkel ripeta di essere concentrata "con tutte le forze" per trovare una soluzione che consenta alla Grecia di restare nell'euro. Se l'Eurogruppo, come è probabile, non riuscirà a sbloccare la situazione - Varoufakis ha già detto che non è quello il luogo per discutere nuove proposte - i capi di Stato e di Governo potrebbero riunirsi già nel weekend per l'ultimo atto.