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mercoledì 3 giugno 2015

Hanno detto ... ...

CARLO PETRIGNANI, giornalista e scrittore

Vince l'astensionismo, ossia vince l'intelligenza - della gente - rispetto alla falsità di una offerta politica incolta e ingannevole, rispetto al vuoto assoluto dei politicanti di mestiere. 
Non sono le liti come dice il Presidente della Repubblica a tenere lontani gli elettori dai seggi, ma "la presa di coscienza" di non voler essere strumentalizzati, l'usa e getta, dai farabutti della politica senza scrupoli e rispetto per gli altri ! 
Non è una felpa rossa nè una narrazione possibile nè l'urlo sguaiato, a fare primavera: ci vuole ben altro livello culturale (laico) per esser credibili...
L'astensionismo ormai vicino al 50%, a cui bisogna aggiungere i voti bianchi e nulli, è il rifiuto a esser presi per i fondelli, a esser usati e gettati...

ANGELO PANEBIANCO, editoralista del Corriere della Sera
Anche se in Italia invitare alla prudenza contro la pretesa di trarre da elezioni regionali indicazioni sulle future elezioni politiche è, per lo più, un’impresa inutile, proviamoci ugualmente, non si sa mai. Ci sono almeno tre ragioni per diffidare di siffatte indicazioni e previsioni. La prima riguarda il numero dei votanti. Con il 52,2 per cento dei voti queste elezioni hanno registrato un elevato astensionismo. È difficile che alle prossime consultazioni politiche la percentuale dei votanti resti così bassa (se non altro perché la posta in gioco sarà diversa, e più alta, di quella regionale). S e salirà significativamente, vorrà dire che quella parte, rilevante, dell’elettorato detto moderato, poco portato verso le varie forme di estremismo, che è oggi rimasta a casa, sarà andata a votare. Se ciò accadrà, plausibilmente, le percentuali di voti dei partiti più estremi si ridurranno. Tutto dipenderà dalle offerte politiche che Renzi da un lato e ciò che oggi continua a ruotare intorno a Berlusconi dall’altro lato, saranno in grado di offrire agli elettori. È improbabile, ad esempio, che i 5 Stelle, contrariamente a ciò che qualcuno ha ipotizzato, possano domani andare al ballottaggio contro Renzi in elezioni politiche nazionali. È forse sufficiente, perché ciò non si verifichi, che salga in modo significativo la percentuale dei votanti.

ALDO CAZZULLO, girnalista
Quindi la destra italiana è tutt’altro che morta. Nell’ora del massimo disorientamento dei suoi leader, con Berlusconi che sbaglia comizio, Alfano che a Roma governa con Renzi e in tutte le Regioni si presenta contro di lui, Salvini che fa il pieno di voti su posizioni antieuro e antisistema, la destra supera il 60 per cento in Veneto, conquista la Liguria rossa, può conquistare Venezia per la prima volta dal 1993, è competitiva in Umbria e nella stessa Campania, perde nettamente solo là dove è divisa. 
Sia chiaro: una maggioranza politica e sociale, che nelle sue varie stagioni ha vinto quasi tutte le elezioni politiche dal ‘48 a oggi, non poteva essere evaporata o convertita in blocco al renzismo. Ma se nel momento di maggior debolezza - e con una fortissima astensione che tradizionalmente avvantaggia la sinistra - i risultati sono quelli visti domenica, allora il centrodestra è competitivo per il governo del Paese.