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mercoledì 12 dicembre 2018

Giornale di Sicilia. Un articolo che coinvolge il nostro comune.

In Sicilia ci sarebbero diverse postazioni autovelox irregolari. È quanto denuncia il M5S dopo aver ricevuto alcune segnalazioni da parte di automobilisti.
I deputati Cinquestelle all’Ars, Matteo Mangiacavallo e Giovanni Di Caro, sottolineano che "di certo non sono casi isolati, per cattiva interpretazione delle norme, ma anche per fare cassa e turare le falle sempre più grosse dei bilanci municipali”.
Un'affermazione abbastanza decisa da parte dei parlamentari che in questi giorni hanno costretto il Comune di Contessa Entellina a correre ai ripari e a diramare un calendario delle postazioni “sistematiche”, come previsto dalla circolare del Ministero dell’Interno del 7 agosto 2017.
Le postazioni autovelox mobili, così come prevede la stessa circolare, devono essere ben visibili e segnalate attraverso un cartello, posto sul ciglio della strada statale, 150 metri prima del sistema di rilevamento. In autostrada la distanza aumenta fino a 250 metri.
"Tale segnalazione - fa presente Mangiacavallo - può essere evitata solo in caso di servizio effettuato con cadenza regolare e precisa programmazione. In tal caso, però, occorre che l'Ente renda pubblico il calendario. Cosa che non avveniva al Comune di Contessa Entellina, che solo ora, dopo la nostra denuncia del 17 ottobre del 2017 e successive nostre segnalazioni, ha pubblicato un preciso programma dei servizi sul proprio sito internet”.
“C’è da chiedersi ora – continua il deputato – quale valore abbiano le multe fatte dal momento della nostra segnalazione al Comune all’emanazione del calendario. A nostro avviso, i potenziali ricorsi potrebbero avere facile accoglimento”.
Al Movimento sono arrivate diverse segnalazioni che riguardano pattuglie poco segnalate se non addirittura nascoste per far impennare il numero di multe.
“A Campofranco – afferma Di Caro – ci hanno segnalato che più volte le pattuglie dei vigili non solo non erano ben visibili, ma erano praticamente nascoste. Una pratica simile non è tollerabile. Noi non siamo contrari alla politica degli autovelox, che, se usati bene, servono ad evitare incidenti e pazze velocità. Ma non ci piace per nulla l’uso dell’autovelox per fare cassa sulla pelle dei cittadini”.

Cultura e identità. A che serve rinunciare ad essere se stessi e a camuffarsi su eventi che non fanno rilevare le differenze ?

Chi conosce il proprio territorio tende
prima o poi a promuoverlo e a difenderlo.


Chi primariamente non valorizza l'identità e la
lingua arbëreshë che sola, in mezzo ad una realtà di italianità,
ci caratterizza e può attrarre interesse, è segno che ancora
non ha individuato i fattori di crescita culturale e socio-economica.
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Contributi per progetti di rievocazione storica.

Assistiamo sin dall'insediamento della nuova Amministrazione Comunale allo svolgimento frequente di "e v e n t i ", ossia di manifestazioni che sono sostenuti dalla buona intenzione di rivitalizzare la dormiente (per non dire sofferente) comunità locale.
Evento dopo evento ci accorgiamo però che la gente non viene (o non si sente) coinvolta.
Ci sarà pure una ragione.
E' segno, per noi, che da questo solo fronte non arrivano frutti nel campo socio-economico del nostro paesino che via via va spopolandosi sotto i nostri occhi.

Su questo Blog ne abbiamo parlato, trattato, da anni. Gli eventi sono buone intenzioni perché puntano a far conservare buone tradizioni, buoni sentimenti e sono (o dovrebbero essere) occasioni per attrarre interesse da parte delle comunità vicine (e dove sono ben calibrati e ponderati pure da realtà lontane). Non sta accadendo purtroppo qui da noi, se è vero che per ogni evento finora organizzato abbiamo assistito alla presenza di venti o trenta persone (o anche qualcosa in più) a fare da pubblico.
Una amica ha detto che gli eventi hanno finora riscosso l'interessi dei loro soli organizzatori e di pochissimi altri.

Una ragione deve pur esserci: nell'attività e nella vita di ogni comunità anzitutto vanno soddisfatti da chi si propone sulla scena politica -in una fase iniziale- i bisogni primari, quelli essenziali, che sono il lavoro, il mantenimento della dignità garantendo a tutti i diritti repubblicani, la messa in campo di prospettive progettuali credibili per il domani.
Assolti questi non indifferenti compiti è giusto e doveroso ricostruire l'identità comunitaria puntando sulle fiere, sugli intrattenimenti teatrali, i costumi e soprattutto sull'identità arbëreshë che se bene metabolizzata e capita potrebbe creare motivi di interesse peculiare in un ambito vasto quale è il contesto siciliano. Intendiamo dire che possiamo offrire all'esterno la nostra identità e che, se ben colta, rappresentata e coltivata da noi, può diventare un fattore economico.

Ci sia consentito ancora, senza nessuna punta polemica nei confronti di nessuna componente politico-amministrativa in campo dal momento che quanto qui scritto l'abbiamo sempre sostenuto da anni, di dire che se in una comunità non esiste la Politica non verrà mai individuata alcuna finestra da cui intravedere un freno alla fuga dei giovani, al declino culturale delle peculiarità locali e non si formerà mai la coscienza per capire che valorizzare non ha senso se non viene connesso alla creatività da cui far nascere posti di lavoro. 
Politica e/o cultura senza visione socio-economica che coinvolga la gente non sono altro che fattri di sterilità.

Abbiamo voluto esporre un nostro punto di vista, che sappiamo bene sarà trattato con sufficienza. Ma continueremo a sostenere che da noi, qui sul nostro territorio, manca la visione politica e che da solo il desiderio, la buona volontà e lo sforzo privo di apertura culturale che affondi però nella visione socio-economica locale non si approda a nulla e il paese resterà via via sempre più disabitato.

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A riprova che non abbiamo pregiudizi sugli "e v e n t i" , anzi se li colleghiamo alla storia specifica di ciascuna comunità ne diventiamo convinti sostenitori, riportiamo sotto una informazione che forse potrà fornire utili indicazioni a chi facendosene promotore li collega alla storia dei territori, che per noi (quella storia e quella identità) costituiscono il pozzo specifico della cultura e tradizione degli italo-albanesi:


TITOLO
Fondo nazionale per la rievocazione storica: Avviso per la presentazione delle domande per il 2018
Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Direzione Generale Spettacolo
Fondo con una dotazione di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019 finalizzato alla promozione di eventi, feste e attività per la valorizzazione dei beni culturali attraversoattraverso progetti di rievocazione storica realizzati da Regioni, Comuni e da Istituti e Associazioni culturali.
SCADENZE
  • 20/11/2017 per l’annualità 2017
  • 16/01/2018  alle ore 14.00 per l’annualità 2018
  • 16/01/2019 per l’annualità 2019
Il bando prevede la concessione di contributi per progetti che riguardano l’organizzazione di attività e iniziative di valorizzazione di beni culturali. 

domenica 9 dicembre 2018

Estrema destra. Nel terzo millennio torna a riempire le piazze

Salvini, l'uomo forte che occupa un posto chiave nella guida del governo del Paese, piace agli italiani stando ai recenti sondaggi. E' strano pensare che a settanta anni dalla Costituzione Democratica, voluta e scritta per evitare per sempre che venissero fuori altri uomini "forti", adesso gli italiani accettino e desiderino un uomo forte.
Le folle accorrono a decine e decine di migliaia
per ascoltare l'euforia nazionalista (sovranista e populista) 
A parte i pessimi governi degli ultimi anni (berlusconiani e renziaani) che possono aver influenzato negativamente gli italiani che si sono visti derubati materialmente nei loro salari-stipendi e massacrati coi tributi depotenzianti il potere d'acquisto e in parte pure si sono visti sottrarre il futuro, è spontaneo chiedersi perchè la democrazia, la libertà e quel minimo di governo aperto ai problemi sociali (cosa quest'ultima per nulla diffusa nel pianeta dominato dall'egoismo) non entusiasmino più come nei primi anni repubblicani gli italiani.
Perchè ?

Sofia Venturi, una ben nota politologa, ha dato l'interpretazione del diretto interessato, quel Salvini che nei comizi mostra in una mano il Vangelo e nell'altra il rosario: "Secondo Salvini l'Europa è formata da popoli differenziati etnicamente. Fu il nazionalismo più criminale che unì l'idea di nazione a quella di etnia. Nazione non come prodotto culturale, ma come espressione del 'sangue'. Questo è  Matteo Salvini".  Cosa ha voluto dire la politologa, cosa ha voluto ricordarci ?

Riteniamo noi che abbia voluto ricordarci che negli anni venti e trenta l'Europa ha voluto provare cosa significhicasse nazionalismo+etnia ariana+cristanesimo ateo alla Hitler e Mussolini. E da quel miscuglio di pseudo valori tutti noi sappiamo cosa ne è derivato.
La politologa poi estrae altre perle dal modo di fare demagogico di Salvini: "Dice che vuole andare a trattare con l'Europa non come ministro, non come leader di partito, ma come rappresentante di 60 milioni di italiani. Disprezzo delle istituzioni e populismo disgustoso !".

Riteniamo che pochi dei nostri lettori vogliano cogliere il senso grave della demagogia che già oggi riesce a portare in piazza 80mila persone. Mussolini ed Hitler ne portavano in piazza anche meno. Erano nazionalisti, erano ariani, erano finti cristiani, erano demagoghi.

La pochezza berlusco-renziana che su questo blog abbiamo a loro tempo evidenziata non può adesso, ai nostri giorni, comportare il disprezzo della democrazia, della libertà e del futuro europeo.

Il punto di vista -14-

Il vivere e il morire


E' di pochi giorni fa la pubblicazione di un punto di vista su "chi è l'uomo - chi siamo noi" (piggiare qui per leggere) Si trattava di riflessione così ... , non certo da studiosi o da specialisti e comunque non aspirava ad essere esaustiva. 
Come potrebbe essere esaustiva una riflessione sull'uomo se da millenni filosofi, missionari e pensatori di varia estrazione asseriscono e pongono riflessioni e interrogativi ? 
Non a tutti è piaciuto quanto riportato, che forse inclinava sull'interpretazione, su qualcuna delle interpretazioni cristiana; anche se nemmeno ai cristiani sarà molto piaciuta quella interpretazione. 
Un lettore, che però non vuole che scriviamo qui il suo nome, ci propone la sua idea che sostiene di aver ripreso da un libro di Eugenio Scalfari:

...nel corpo mortale dell'uomo convivono sia l'origine animale che l'eroe, semi vitali di tutte le contraddizioni di una specie che non è mai riuscita a definire se stessa e il suo confine.
Astuzia e saggezza, ferocia e clemenza, gusto del potere e brama di conoscere, impulso a partire e necessità di tornare: la bestia e l'eroe procedono insieme intrecciati e insieme fanno l'uomo come ciascuno di noi lo conosce se soltanto vogliamo avventurarci alla sua scoperta. 

Ci sembra, e sicuramente è la visione omerica dell'uomo dell'Odissea. 
Anche questa è una visione, non è certamente la visione unica e definitiva sull'uomo. 

E' domenica -5-

Se leggendo l'Epistola e il Vangelo della domenica -secondo il rito bizantino- ripassiamo contemporaneamente la lingua degli "arbëreshë", è convinzione che facciamo bene sia allo spirito che all'identità del nostro paese: Hora e Kuntisës.

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09 Dicembre 2018
Proponiamo i testi dell'Apostolos, Epistola e del Vangelo domenicale nella versione  arbëreshë. 
Ponendo un pò di attenzione potremo 
1) cogliere sia il senso spirituale che -nello stesso tempo- 
2) arricchire il vocabolario arbëreshë.
In caratteri piccoli vi è, comunque, il testo in italiano. 

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APOSTOLOS (Gal 4, 22 - 27)
- I drejti do të gëzohet në Zotin dhe do të vërë në atë shpresën e tij. (Ps 63, 11) 
- Gjegj, o Perëndi, zërin tim, nani çë të lutem. (Ps 63, 2)

 - Il giusto gioirà nel Signore e riporrà in lui la sua speranza. (Sal 63, 11) 
-  Ascolta, o Dio, la mia voce ora che ti prego. (Sal 63, 2)

NGA LETRA E PALIT GALATIANËVET
Vëllezër, Avrami pati dy bij: një nga shërbëtorja e një nga e lira. Po ai çë leu nga shërbëtorja leu sipas mishit, dhe ai çë leu nga e lira, leu me anë të premtimit. Këto janë thënë si alegori, sepse këto janë dy dhjatat: njera nga mali Sina, çë lind nò shkllavëri, dhe kjo është Agara. Sepse Agara është mali Sina në Arabi, dhe ka lidhje me Jerusalemin e tanishëm, i cili është në shkllavëri bashkë me bijtë e tij. Për kundrazi Jerusalemi, çë është lartë, është i lirë, dhe është shkruar: “Gëzohu ti, o shterpë, çë nuk lind; nxir zërin e thërrit me hare, ti që nuk njeh dhëmbjet e lindjes, sepse bijtë e së lënurës janë më shumë se ata të asaj çë ka burrin”.

DALLA LETTERA DI PAOLO AI GALATI
Fratelli, Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. Ma il figlio della schiava è nato secondo la carne; il figlio della donna libera, in virtù della promessa. Ora, queste cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due alleanze. Una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, è rappresentata da Agar - il Sinai è un monte dell’Arabia -; essa corrisponde alla Gerusalemme attuale, che di fatto è schiava insieme ai suoi figli. Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la madre di tutti noi. Sta scritto infatti: Rallègrati, sterile, tu che non partorisci, grida di gioia, tu che non conosci i dolori del parto, perché molti sono i figli dell’abbandonata, più di quelli della donna che ha marito.
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VANGJELI  (Lc 13, 10 -17)
Nd’atë mot, Jisui ish e mbësònij te një sinagogë, ditën e së shtùnës. Ndòdhej atjè një grua çë kish, ka tetëmbëdhjetë vjet, një shpirt çë e mbanej sëmurë; ish e kërrusur e s’mund të ngrëhej fare drejtë. Jisui e pá, e thërriti mbanë e i tha: “Grua, je e lirùar ka sëmùndja jote”, e vu dùart mbi atë. Gjithënjëhèrje ajo u drejtùa e lavdëronij Perëndinë. 
Po krei i sinagogës, i zëmëruar se Jisui e kish shëruar të shtunën, i pjerrë ka gjindjat tha: “Janë gjashtë ditë kur ka të shërbehet, poka tek ato èjani për të ju shërojin e jo tek dita e së shtunës”. U përgjegj Zoti: “Të rremë, mos nëng zgjìdhën, të shtunën, nganjë ndër ju kàun o gajdhùrin e tij nga gràzhdi dhe e qellën t’e potisënj? E kjo bilë e Avràmit, çë Djalli mbajti lidhur për tetëmbëdhjetë vjet, s’kish t’ish zgjidhur ka kjo lidhje tek dita e së shtunës?”. Kur aì thoj kështu, gjithë armiqtë e tij kishin turpë, po gjindjat kishin haré për gjithë mërèkulit të bënur ka ai.

VANGELO
In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua  infermità», e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli, dunque, venite a farvi curare e non in giorno di sabato». Il Signore replicò: «Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue e l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarlo? Questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciotto anni, non doveva essere sciolta da questo legame il giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

  1. *********************************************************************************

sabato 8 dicembre 2018

Hanno detto ... ...

ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA, storico e girnalista
‘A conti fatti, i governi precedenti hanno fatto degli errori da elites competenti. Questo è un governo che disprezza la competenza’.

SOFIA VENTURA, politologa
A questo punto mi piacerebbe che Carlo Calenda si presentasse alle primarie del Pd. Tra egotismi patologici, trasformismi imbarazzanti, politica di piccolo cabotaggio, minestre riscaldate, almeno una visione e una testa realmente pensante.

ANSA, agenzia stampa
Un sovranismo psichico, prima di quello politico, come risultato della cattiveria che gli italiani provano, per riscattarsi dalla delusione per la mancata ripresa economica, e che spesso rivolgono contro gli stranieri. 
E' la diagnosi impietosa della situazione sociale italiana, come risulta dal 52/o rapporto Censis che ha analizzato la società italiana. 
All'origine del sentimento c'è il cosiddetto ascensore sociale: l'Italia è il paese dell'Unione europea con la più bassa quota di cittadini che dicono di avere un reddito e una capacità di spesa migliori di quelle dei propri genitori: sono il 23% contro una media europea del 30% (i picchi sono in Danimarca a quota 43% e in Svezia al 41). 
A pensarlo sono soprattutto le persone con un reddito basso, convinte che nulla cambierà nel loro portafogli. La delusione si intreccia con la percezione di essere poco tutelati 'a casa': il 63,6% è convinto che nessuno difende i loro interessi e la loro identità e che devono pensarci da soli. 
"La non sopportazione degli altri sdogana i pregiudizi, anche quelli prima inconfessabili", sottolinea il capitolo del Censis che fotografa la società italiana. 

venerdì 7 dicembre 2018

Contessa Entellina. L'Associazione "Vivere Slow" si intesta la notte dei diavoli (da bruciare)

L'antico rito del rogo del diavolo, quella tradizione con radici nel passato della Sicilia feudale e che sopravvive ancora oggi solamente -per quanto è dato sapere- a Contessa Entellina, si ripeterà anche quest'anno.

Il prof. Ignazio E. Buttitta ne parla nel suo libro "Le fiamme dei Santi".

Si tratta di fantocci, riempiti di paglia, appesi ad un filo che parte dal campanile della Chiesa di San Rocco e raggiungono scivolando presso un palo che a conclusione dei vespri dedicati all'Immacolata verranno bruciati fra lo schiamazzo dei presenti dai ragazzi muniti di speciali fiaccole.

Per una economia della relazionalità.

AUGURI
Ho riempito le pareti del mio studiolo di specchi, orientati sul mio volto.
Parlo loro che mi ascoltano e mi rispondono, ma non li sento sbraitare.
Da lontano la parola più usata è “contro”, mentre io vorrei il bene comune
anche se povero.
 Buon Natale e un altro anno di pace

Il bene comune?
Il bene comune è interesse di ogni individuo: si realizza insieme a quello degli altri e non contro (come nel bene privato), né trascurando l’interesse degli altri (come nel bene pubblico). Per umanizzare l’economia, la via da percorrere è coniugare mercato e bene comune. Partire dal principio di reciprocità - “ti do liberamente qualcosa affinché tu possa a tua volta dare, secondo le tue capacità, ad altri o eventualmente a me” - è la chiave di volta di un nuovo sistema economico, basato sulla cultura della fraternità, capace di porre l’uomo al centro e come fine dell’attività produttiva, ed essere garanzia di una convivenza armoniosa e capace di futuro sostenibile. Si propone l’insieme dell’economia civile -nata a Napoli nella seconda metà del ‘700 da Antonio Genovesi- certa che una buona società è generata da un mercato che funziona e da processi che attivano la solidarietà da parte di tutti, già 30 anni fa in grado di proporre le sue idee e i suoi principi per far uscire l’economia dalla crisi attuale, così diversa da quelle che l’hanno preceduta: vero punto di non ritorno per l’economia neoliberista.
Fino all’alba della globalizzazione l’economia di mercato cercava di inserire tutti quelli che avevano possibilità e capacità lavorative, mentre ora esclude tutti coloro che non sono capaci di generare un aumento di produttività. Va contrastata la cultura dello scarto per costruire di nuovo una società includente. Ecco, va ripresa la prospettiva della economia civile che era stata messa da parte. Oggi non basta aumentare il Pil per ampliare l’occupazione, non bastano più i sistemi di welfare per sopperire alla carenza occupazionale.
Il sistema capitalistico, specie nell’attuale fase di risicata crescita senza più creazione di posti di lavoro dovuta a nuove tecniche robotiche e non, non vive il problema della piena occupazione come prioritario, anzi considera fisiologico un livello costante di disoccupazione, mentre l’impresa ‘civile’ intende il lavoro come un fine e non solo come mezzo o fattore della produzione. C’è un divario tra gli operatori creativi e gli altri, non solo per paga ma anche per crescita occupazionale dei primi a danno dei secondi. Aumenta così il numero dei lavoratori ‘poveri’ che non arrivano a fine mese. Dunque, l’idea che basti l’aumento del Pil per far crescere l’occupazione è falsa ed ha prodotto danni spaventosi.
La crisi attuale è irreversibile degenerescenza entropica tendente al collasso del sistema per implosione, per non modificarlo che si sviluppa ogni volta che la società perde il senso, conseguenza del fatto che non è più chiara la direzione, il dove si voglia andare. Ormai Economia e Finanza si basano esclusivamente su sé stesse e sui propri desideri, non curandosi dei rapporti con la realtà. orientata alla produzione. Basti pensare che negli ultimi 40 anni dalla parità tra PIL mondiale e gli attivi finanziari si è giunti al 700% del PIL totale.
Tuttavia, concentrarsi sulle strategie per uscire dalla crisi non basta più, ciò che serve è abbandonare un certo discorso economico obsoleto, il paradigma che vuol far credere che l’economia sia solo scambio di equivalenti e che il mercato sia il luogo limitato di un ‘homo oeconomicus’. I disastri che produce sono sotto gli occhi di tutti, se non si cambia paradigma abbracciando quello dell’economia civile, si cadrà di nuovo in una crisi come quella attuale. Va realizzata una svolta antropologica che consiste nel ritorno dell’economia alla relazionalità, nel costruire un sistema economico e sociale che nel suo complesso guardi al bene comune e non solo al bene privato.
Va, però, ricordato che il concetto di bene comune si oppone a quello individuale, così come va distinto dal concetto di bene totale. Su questo fraintendimento sono stati prodotti dei grandi danni. Il bene totale infatti è la ‘somma’ di beni individuali mentre il bene comune è il ‘prodotto’ degli stessi. Ciò significa che il bene comune è qualcosa di indivisibile, perché solo insieme è possibile conseguirlo, proprio come accade in un prodotto di fattori: l’annullamento anche di uno solo di questi, annulla l’intero prodotto. Il bene comune non riguarda la persona presa nella sua singolarità, ma in quanto comune è in relazione con altre persone. Il bene comune è dunque il bene della relazione stessa fra persone, tenendo presente che la relazione delle persone è intesa come bene per tutti coloro che vi partecipano. Oggi ancora la logica prevalente con cui si opera in economia è quella del bene totale rispetto al bene della persona, alla sua dignità. La logica dell’economia civile è diversa perché punta ad una politica generale che riguarda la massimizzazione del bene comune.
L’economia del bene totale ragiona secondo una prospettiva assistenzialistica che umilia le persone negando spesso la possibilità di opportunità di lavoro decenti.
In materia, l’umanesimo italiano aveva elaborato tre principi regolativi dell’attività economica: la divisione del lavoro, l’idea di sviluppo e la libertà d’impresa. I 3 principi concorrevano al bene comune. Il ‘400 è stato il secolo dell’umanesimo civile, durante il quale si afferma l’economia di mercato civile, che è l’immediata conseguenza della scuola di pensiero francescana. Questa cerca di trovare la soluzione al problema di come togliere dalla miseria le popolazioni dell’epoca, adoperandosi per definire le linee fondative e i principi della economia civile, di un’etica cattolica in economia. Poi nel ‘500 è arrivato l’umanesimo incivile, come il pensiero di Guicciardini per quale la legge di natura di ogni uomo è sempre il proprio interesse, questo si coniuga con l’individualistico amor proprio di Machiavelli, frenato solo dall’incontro-scontro con l’interesse dell’altro e nello stesso tempo dalla riforma di Calvino. Queste sono le matrici culturali che tengono a battesimo la nascita del modello capitalistico. Al “prega e lavora” di Benedetto, Calvino sostituisce “il lavoro è preghiera”, e Max Weber ci mostra il ruolo privilegiato che la Riforma ebbe nell’organizzazione capitalistica. Già nel ‘600 opera il nuovo modello di economia di mercato capitalistico. Si sa, è la mente a guidare l’azione.

L’economia può contribuire alla rifioritura di un umanesimo sociale e civile. Stiamo vivendo il transito dal modernismo al post-modernismo in cui la dimensione economica gioca un ruolo fondamentale. Siamo in una situazione che presenta delle analogie con quello che accadde 600 anni fa. Quello che è successo negli ultimi quarant’anni ha mostrato le contraddizioni della economia globale, in particolare sul versante dell’aumento delle disuguaglianze. È poi emerso un elemento inedito: l’inversione dei ruoli tra mercato e democrazia. ‘La politica è diventata ancella del mercato.’ Cosa che non c’era mai stata prima. Va invece restituito alla politica il compito di guida dell’economia operando così un’inversione rispetto all’attuale situazione. Per questo motivo serve un nuovo umanesimo che ristabilisca gli equilibri perduti. In questo senso la Chiesa ha fatto molto bene a mettere al centro della sua riflessione questo tema. Infatti, l’antico umanesimo, l’umanesimo civile italiano rappresentò un punto di svolta sociale, politico e culturale. 
Il resto è ormai in cronaca. 


Paolo Borgia
E mira e përbashkët?
E mira e përbashkët ë’ interes i çdo individi: realizohet bashkë me atë të tjerëvet dhe jo kundër (si tek e mira private), as tue mos përfillur interesin e të tjerëvet (si tek e mira publike). Për të njerëzuar ekonomìn, udha të bëhet ë’ të lidhurit treg dhe e mirë e përbashkët. Të nisurit nga parimi i reciprokësìsë -“u’ të jap tij lirisht gjagjë me qëllim se kur të nget tij mën’t’e japësh, sipas zotësìvet të tua, tjerëvet o eventualisht mua”- ë’ kliçi i qiellzës së njëi sistemi ekonomik të ri, themeluar mbi kulturën e vëllamërìsë, të aftë të vëjë njeriun në mes dhe si synim të veprimtarìsë prodhuese, dhe të jetë garancì për një bashkëjetesë harmonishme edhe për të ardhmen çë nduris. Propozohet tërësìa e ekonomìsë ‘civile’ -lerë Napul tek e dyta gjysmë të ‘700 nga Antonio Genovesi- bindur se një shoqërì e mirë ë’ gjinuar nga një treg çë funksionon dhe nga procese çë vënë në lëvizje solidaritetin nga ana e të gjithëve, çë 30 vjet më parë ia dijë të propozojë idétë të saj dhe parimet të saj për të bërë të dalë ekonomìnë nga kriza e sotme, kështù e ndryshme nga ato të mëparshme: pikë e vërtetë pa kthim për ekonomìnë neoliberiste.
Ngjera te agimi i globalizimit ekonomia e tregut kërkojë të futjë gjithë ata çë kishin mundësì dhe zotësì punësh, ndërsa nanì lë jashtë gjithë ata çë ngë dinë të gjinojnë një rritje prodhimtarìe.
Vete kundërshtuar kultura e mënjanimit për të ndërtuar pameta një shoqërì përfshirëse. Shi, vete rifilluar perspektiva e ekonomìsë ‘civile’ çë kish klënë vënë mënjanë. Sot ngë mjafton të rritet PiBB (Pi Brëndëshëm Bruto) për të zgjeruar punësìnë, ngë mjaftojnë më sistemet uelfarshe (welfar) për të plotësuar mungesën punësìe.
Sistemi kapitalistik, sidomos te faza aktuale rritjeje cika (të pavlerë), pa bërë më krijime vendesh pune për shkak të teknikat robotike të reja dhe tjetër, ngë e rron problemin e punësìsë së plotë si prioritar, përkundra e përfill ‘fiziologjik’ një nivel të pandryshueshëm papunësìe, ndërsa ndërmarrja ‘civile’ ndëlgon punën si synim dhe jo vetëm si mjet o faktor të prodhimit. Ka një hon (hendek) ndër operatorë ‘krijues’ dhe të tjerët, jo vetëm për rrogën por edhe për rritjen e punësìsë së të parëvet në dëm të dytëvet. Rritet kështù numri i punëtorëvet të ‘varfër’ çë ngë arrijnë në fund të mojit. Prandaj, idéja se mjafton rritja e PiBB-it (PIL) për të bërë të rritet punësìa ë’ e rreme dhe ka prodhuar dëme të trëmbshme.
Kriza aktuale është e pakthyeshme prishje entropike me prirje për kolapsin të sistemit për tkurrje implozion, për të mos modifikuar sistemin çë zhvillohet ngaherë çë shoqëria zbier ndëlgimin, si rrjedhim të faktit se ngë ë’ më i qartë drejtimi, vendi ku do të vehet. Nanimë Ekonomìa dhe Financa themellohen vetëm mbi vete e mbi dëshirat e veta, pa u kujdesur për marrëdhëniet me realitetin, orientuara ndaj prodhimit. Mjaftoftë të mendohet se te të sprasmit 40 vite nga barazìa ndër PiBB botëror dhe aktivi financiar kemi arritur te 700% te PiBB total.
Megjithatë, t’u përqëndruar mbi strategjìtë për të dalë nga kriza ngë mjaton më, Atë ç’i duhet ë’ të lëhet mënjanë njëfarë lafje ekonomike obsolete, paradigma çë do të bëjë të kesh besë se ekonmìa të jetë vetëm shkëmbim ekuivalentesh dhe se tregu të jetë vendi i kufizuam i njëi ‘homo oekonomikus’. Shkatarrimet çë prodhon janë nën syvet të gjithëvet, nëse ngë ndërrohet paradigmë tue përqafuar atë të ekonomìsë civile, do të bihet pameta në një krizë si ajo aktuale. Vete realizuar një kthesë antropologjike çë përbëhet nga kthimi i ekonomìsë te lidhjësìa /relacionaliteti, te të stisurit një sistemë ekonomike dhe shoqërore çë te kompleksiteti i saj të vërejë të mirën e përbashkët dhe jo vetëm të mirën private.
Por vete kujtuar se koncepti i së mirës së përbashkët kundërshton me atë individuale, ashtu si vete ndajtur nga idéja e së mirës totale. Mbi këtë keqndëlgim u kanë prodhuar dëme të mëdha. E mira totale në të vërtetë ë’ ‘shuma’ e gjithë të miravet individuale, ndërsa e mira e përbashkët ë’ ‘prodhimi’ i të njëjtjavet. Kjo do të thetë se e mira e përbashkët ë’ gjagjë pa e ndashme, sepse vetëm bashkë mën’të arrihet ajo, pikërisht si ndodhet te një prodhim faktoresh: asgjësimi edhe të njëi të vetëm nga këtà, asgjëson prodhimin e tërë. E mira e përbashkët ngë i përket vetës (personës) marrë te njëjësìa e saj, por për sa e përbashkët ë’ në lidhje me të tjera veta. E mira e përbashkët ë’ prandaj e mira e vetë lidhjes ndër veta, tue pasur parasysh se lidhja e vetavet ë’ e ndëlguame si e mirë për gjithë atà çë i marrin pjesë. Ende sot logjika çë ka epërsì me të cilën veprohet në ekonomì ë’ ajo e së mirës totale në lidhje me të mirën e vetës, me dinjitetin e saj. Logjika e ekonomìsë civile ë’ e ndryshme sepse drejtohet ndaj njëi politike të përgjithshme çë i përket maksimizimit të së mirës së përbashkët. Ekonomia e së mirës totale arsyeton sipas njëi perspektive ndihmetariste (asistencialiste) çë postëron vetat tue mohuar shpesh herë mundësì për raste të nderuashme pune.
Në temën humanizmi lëtì kish hartuar tre parime rregulluese të aktivitetit ekonomik: ndarja e punës, idéja e zhvillimit dhe lirìa e ndërmarrjes. Këta tre parime mirrnin pjesë tek e mira e përbashkët. Katërqindi kish klënë shekulli i umanizmit civil,
glatë të cilit rrënjoset ekonomìa e tregut civil, çë ë’ rrjedhimi i menjëhershëm të shkollës me mendim françeskan. Kjo kërkon të gjejë zglidhje për si të nxiren nga mjerimi popullsìtë të epokës, tue u lodhur për të përcaktuar vijat themelluese dhe parimet të ekonomìsë civile, të njëi etike katolike në ekonomì. Pra te ‘500-i arriti umanizmi i egër si mendimi i Guiçardinit për të cilin ligja e natyrës së çdo njeriu ë’ përherë interesi i vet, kjo lidhet me sedrin/krenarìnë individualiste të Makiavellit, ndaluar vetëm nga takimi-ndeshje me interesin e tjetrit dhe në të njëjtin qërò nga riforma e Kalvinit. Këto janë burimet kulturore çë mbajtën pagëzimin e lindjes së modelit kapitalist. Aforizmit “lutu e punò” të Benediktit, Kalvini ndërron “puna është lutje”, Dhe Maks Ueber na dëfton rolin e privilegjuar çë Riforma pati te oganizata Kapitaliste.
Çë në ‘600 vepron modeli i ri i tregut kapitalist. Dihet ë’ mendja çë prin veprimin.
Ekonomìa men’të bashkëpunoj për rilulëzimin e njëi umanizmi shoqëror dhe civil. Jem’e rrojmë kalimin nga modernizmi ndaj pas-modernizimit ku përmasa luan një rol themelor. Jemi në një situatë ç’i glet asaj çë u ndodh 600 vjet prapa. Ajo ç’u ka ndodhur te të sprasmit dyzet vjet ka dëftuar kontradiktat të ekonomìsë globale, sidomos mbi anën e rritjes së pabarazìsë. ‘Politika u bë shërbëtore të tregut’. Gjë çë ngë u ka ndodhur kurrë më parë. Vete përkundër kthyer politikës detyrën prije tue vepruar kështù një anasjellje në krahasim me situatën aktuale. Për këtë arsye i duhet një umanizëm i ri çë të rivendos ekilibret të zbjerrë. Në këtë ndëlgim Klisha ka bërë shumë mirë të vëjë në mes të përsjatjes këtë temë. Në të vërtetë, umanizmi i lashtë, umanizmi civil lëtì përbëri një pikë kthese shoqërore, politike dhe kulturore.Mbetja ë’ nanimë në lajmet.
Paolo Borgia

La Sicilia come non la conosciamo -4-


Oggi la Sicilia e' nota per la produzione dei vini d'eccellenza; pure Contessa Entellina vanta una posizione non trascurabile nel comparto della vitivinicultura: accanto all'azienda affermata ormai sul piano internazionale dei vini Donnafugata guidata dalla famiglia Rallo, crescono ed hanno una loro precisa identita' i vini dell'Azienda Entellano di Luca Colletti e quelli dell'Azienda Filari della Rocca di Caterina Guarino/f.lli Benanti, marchio affermatosi pure per la produzione dell'olio d'oliva.

Quello della produzione vitivinicola costituisce un segmento della vita economica su cui la Sicilia vanta parecchi precedenti nei secoli trascorsi. Fra questi e' nota la sfida del Marsala, la cui vicenda risale e si snoda sin dalla seconda meta' del Settecento.
Un mercante inglese, John Woodhouse, spedisce nella sua patria un carico di vini siciliani e da allora, grazie al gradimento conseguito, c'e' stato un susseguirsi di imprenditori della Gran Bretagna che hanno deciso di impiantare loro aziende vitivinicole nell'area Marsala-Mazara.

Accanto a quelle dei " gentiluomini" inglesi sono poi sorte parecchie altre aziende di contadini, borghesi e appassionati locali non solamente in quell'area della Sicilia Occidentale ma un poco ovunque nell'isola. Lungo tutto l'Ottocento gli spazi del vigneto si sono sempre piu' allargati anche grazie alle sfortune della produzione francese devastata dalla fillossera.
La storia del vigneto siciliano ha comunque avuto anch'esso i suoi contracolpi. Negli anni di fine Ottocento i governi crispini e seguenti  si sono avviati lungo la politica protezionista (ci verrebbe da dire sovranista) ed e' stato un disastro per le esportazioni italiane, risoltosi inevitabilmente in un grande beneficio sia per la Francia che per la Spagna.
Allora come potrebbe accadere oggi le guerre doganali non recarono bene al Paese.

All'inizio del XX secolo la fillossera aggravo', nell'isola, il quadro della viticoltura e gli sforzi per superare la situazione vennero, questa volta, dalle grandi aziende capitalistiche. 
Si affermarono i Florio a Marsala, i D'Alia a Trapani, i Tasca Lanza e i Camporeale a Palermo, i Di Rudini' a Pachino ed altri ancora che operavano sul mercato internazionale. Nacquero allora le denominazioni da pasto ancora oggi note: il Corvo, il Regaleali, il Castelfaccia. Tutti vini che  conquistarono il mercato russo e quello austro-ungherese. 
A consentire il successo contribuirono inoltre le folte colonie italiane che erano emigrate negli Stati Uniti.

giovedì 6 dicembre 2018

Il cittadino e l'Organizzazione civica -25-

Semplici segnalazioni

(ed in spirito di collaborazione con le Autorità preposte)

Il fine ?
s-e-n-s-i-b-i-l-i-z-z-a-r-e

-Coinvolgere nei temi della politica, nei temi di interesse collettivo, quanta più gente possibile.
-Far dibattere e riflettere sulla vita cittadina e sperare -anche per questa via- che il domani sia sempre migliore e più audace in direzione della crescita piuttosto che del declino che purtroppo da un paio di decenni sembra irreversibile.

Più gente si occupa di politica, della cosa pubblica, più speranza esiste di trovare una svolta positiva per uscire dalla stagnazione e rimediare alla fuga dei giovani.
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A) L'EDUCAZIONE CIVICA A SCUOLA
DALL'ANCI-Associazione dei Comuni
L'ANCI, l'associazione dei Comuni, ha avviato da qualche tempo la raccolta delle firme per chiedere l'istituzione nelle scuole pubbliche dell'insegnamento dell'Educazione Civica. Il governo ha deciso in questi giorni di presentare un suo disegno di legge.
“Ci fa piacere che il Governo abbia sentito la necessità di occuparsi di un tema importante come l’educazione civica. Significa che la sollecitazione messa in campo dai sindaci italiani fin dallo scorso mese di luglio è stata efficace” sostiene una delle tante voci dell'Associazione commentando il disegno di legge presentato dal governo nelle scorse ore e ricordando come, dallo scorso mese di luglio, molti sindaci siano impegnati nella raccolta delle 50.000 firme necessarie per depositare la legge di iniziativa popolare, depositata in Cassazione il 14 giugno.
“Siamo convinti che lo Stato, insieme alle famiglie, debba occuparsi di crescere cittadini consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri, nel rispetto della comunità che ci accoglie. Da qui l’idea della proposta di legge, partendo dal presupposto che l’educazione alla cittadinanza va oltre il vecchio concetto di educazione civica. Penso, ad esempio, all’educazione digitale e a quella ambientale e, ancora, alla difesa dei beni comuni. La nostra raccolta firme prosegue, per il resto siamo a disposizione per offrire collaborazione e suggerimenti, certi che il contributo dei sindaci sarà considerato e accolto”, conclude Avetta ANCI/Piemnte.
B) DAL COMUNE DI CONTESSA SAPPIAMO















Partito Democratico. Renzi prescindendo dalle decisione del suo partito ha deciso cosa farà per le "europee"

"Risvegliamo l'Europa!". 
Aderendo all'area politica del presidente francese Emmanuel Macron, che uomo di Sinistra non può di certo definirsi, Matteo Renzi mette il suo Partito (il Pd) di fronte ad un fatto compiuto.
Nelle intenzioni questo ragruppamento, definibile centrista sbilanciato a destra, punta a bloccare l'escalation delle forze sovraniste e populiste in Europa, prescindendo da ciò che i partiti di Sinistra europea decideranno di fare.
Già otto figure politiche, tra cui l'ex segretario Pd ed ex premier Matteo Renzi, hanno siglato un manifesto che potrebbe costituire il primo passo verso un'alleanza formale in vista delle Elezioni Europee
L'appello è firmato Matteo Renzi e il maltese Joseph Muscat, tre liberaldemocratici come l'ex premier romeno Dacian Ciolos, il leader di Alde Guy Verhofstadt e il leader di Ciudadanos Albert Rivera, e dai leader del Movimento riformatore belga e, ovviamente, dal partito francese di Macron En Marche.

Hanno detto ... ...

Sulla pelle dei giovani studenti ?
Dice la M5S PAOLA TAVERNA:
Con 60 milioni le Università tornano a respirare.
Nella manovra sono previsti 40 milioni per i fondi agli atenei, 10 per le borse di studio e 10 per gli istituti di ricerca.
Finalmente il Governo agisce e pone l'istruzione fra gli obiettivi principali.

La pensa profondamente diversa il Pd MICHELE BOLDRIN:
Cari ventenni italiani che votate M5S o Lega.
Questo e' cio' che il governo Lega-M5S intende investire nel vostro futuro. Meno di 1/200 di quanto intende regalare ai sessantenni per farli stare in
pensione 30 anni.
A carico dei vostri, miseri, salari futuri.

NICOLA ZANCAN, giornalista
Il governo esulta dopo aver stanziato 60 milioni di euro per le università italiane. Diviso 9805 corsi = 6119 euro Diviso 1.681.146 studenti = 35 euro.

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PIETRO ICHINO, giurista, giornalista, politico.
Qualcuno dello staff dovrebbe avvertire Salvini che le operazioni di polizia giudiziaria - repressione reati -, a differenza di quelle di pubblica sicurezza, sono promosse e dirette dalla Magistratura, non dal Governo (che ne è soltanto informato in via riservata; e non ne ha alcun merito).

Cucina contadina. Un'arte semplice e genuina che in più casi può sedurre


Quello attuale è già tempo (fino a primavera) dei carcioofi. La loro destinazione alimentare è piuttost vasta.

Noi riportiamo qui una ricetta che, almeno in passato, era abbastanza conosciuta ed usata nelle case contadine della Sicilia Occidentale.
Carciofi sott'olio 
Ingredienti per 6 persone
1 kg. di carciofi,
1 litro di aceto
2 limoni
olio del Belice, sale e pepe.

Mondare i carciofi, eliminando le foglie più dure e tagliare il gambo e spuntarle tagliando le punte.
Dividerli a metà (ed eliminare l'eventuale fieno) e possibilmente renderli a spicchi  immetterli in acqua acidulata con il succo di limone.
Portare in ebollizione un litro di acqua con aceto e un pugno di sale.
Cuocere mediante bollitura per 5 minuti nell'acqua i carciofi e quindi sgocciolarli.   
Porli fra due canovacci e lasciarli raffreddare.
Metterli in vasi con chiusura ermetica e per ciascuno strato mettere un poco di pepe.
Coprire a filo con olio, tappare e tenere il tutto a riposo per alcuni giorni prima del consumo.