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venerdì 17 novembre 2017

Contessa Entellina. Il Vescovo cattolico-romano di Scutari (Albania) in visita nelle Parrocchie dell'Eparchia

L'ArciVescovo della città di Scutari, in Albania, da alcuni giorni è in visita nelle parrocchie dell'Eparchia di Piana degli Albanesi. E' già stato a Mezzojuso e nella serata di oggi ha celebrato messa nella Chiesa della Madonna della Favara di Contessa Entellina con i parroci e sacerdoti locali (Pàpàs Nicola Cuccia, padre Giorgio Ilardi, papàs Sepa Borzì, padre Pietro Gullo, diacono Luciano ed altri sacerdoti venuti da Piana).

L'ArciVescovo Angelo Massafra è italiano, delle Puglie, assieme ad altri religiosi contribuisce alla ripresa del Cristianesimo nel paese delle Aquile dopo l'esperienza ateistica attraversata da quel paese.
L'arcidiocesi di Scutari-Pult (in latinoArchidioecesis Scodrensis-Pulatensis), nel Nord Albania, è sede metropolitana della Chiesa cattolica. Nel 2014 contava 166.700 battezzati su 238.000 abitanti.Il territorio è suddiviso in 40 parrocchie.

Avviene in Libia. Esseri umani venduti all'asta all'uscio di casa nostra

Il governo italiano era perfettamente consapevole che la Libia non era in condizione di vigilare, gestire, umanizzare i siti dei migranti colà bloccati. 
Era evidente sin da quando tutti si sono messi a lodare il Ministro Minniti che un paese con due governi, quale è la Libia, con decine di tribù, con la guerra da condurre al terrorismo, con le bande dei traghettatori  assoldati per il lavoro sporco, non prometteva nulla di buono per il trattamento umano nei confronti dei migranti neri.

In Libia i migranti vengono infatti bloccati ma sono tenuti come in una grande e sudicia prigione dove si svolgono veri e propri mercati di vendita e acquisto degli uomini. Esseri umani venduti all'asta al maggiore offerente.
Il Governo italiano non può assumersi la responsabilità di finanziare simili iniziative che contrastano con i diritti dell'uomo. L'Europa non può ancora tirarsi indietro e l'ONU non può far ancora finta di niente.

La corruzione come fatto culturale. Vivere secondo modelli di dipendenza.

Se si tratta di “servizi pubblici” (assistenza, sanità, uffici pubblici, istruzione) dovrebbero -in linea generale- essere gratuiti. 
In Sicilia non è detto che debbano esserlo, però.
La pratica di richiedere il pagamento (il pizzo) per servizi che la Gazzetta Ufficiale definisce gratuiti, in Sicilia, investirebbe secondo alcune ricerche (Istat) quasi l’8% delle famiglie. 
Il pizzo in genere viene pagato a pubblici ufficiali, medici, impiegati etc. e non è detto che venga esternato in richieste esplicite di denaro. Spesso il servizio –che avrebbe dovuto essere gratuito- viene ricambiato spontaneamente con “regali”, favori, lavori gratuiti. La nostra legislazione non intravede in questi “ricambi” gli elementi costitutivi della c-o-r-r-u-z-i-o-n-e;  però lì vicini siamo se l’utente sente dentro di se quasi il dovere di … doversi sdebitare. 
Questa è e resta in ogni caso una pratica corruttiva.

La Regione dove queste pratiche di … sottile corruzioni sono più in auge è il Lazio: lì vivono gli uomini più corrotti che influenzano la vita dell’intero Paese. 
In Sicilia le famiglie coinvolte sono in linea con quell’8% che è il dato di media nazionale.
I corrotti che chiedono o fanno intendere di voler essere pagati generalmente operano nei settori “lavoro”, “sanità”, “pubblica amministrazione”. 
A volte gli utenti sono tanto abituati a pagare che versano senza ricevere alcun impulso esterno: “si sa che tutto funziona … così”.   

La corruzione ha raggiunto ormai il livello massimo: è –praticamente- divenuto un “dato culturale” del nostro Paese. 

Mafia. Quella cultura diffusa nella Sicilia di un tempo e in quella di oggi che però è dilagata ormai e tuttora molto oltre lo Stretto

Toto Riina, l'umo che per lungo tempo è stato il corleonese, è morto nel reparto detenuti del carcere di Parma nelle prime ore di questa mattina. Già a 18 anni era stato per la prima volta in carcere con l'accusa di omicidio di un coetaneo, durante una rissa, per cui venne condannato a 12 anni. 
Era nato a Corleone il 16 novembre del 1930 da un famiglia di contadini. Ad immetterlo nell'organizzazione mafiosa è stato il concittadino Luciano Liggio, dopo che era uscito dal carcere, nel 1956. 
Un uomo ?
No, un uomo feroce.
Nel 1958 eliminano il medico-boss di Corleone Michele Navarra e assumono la guida della Mafia locale insieme a Bernardo Provenzano. Nel 1963 Riina viene arrestato, ma già nel 1969 è fuori per insufficienza di prove. Viene quindi mandato fuori dalla Sicilia -al soggiorno obbligato-, ma non lascerà mai la Sicilia scegliendo una latitanza di oltre 20 anni.
Da ricercato si è dedicato alla sistematica eliminazione dei nemici: nel 1969, con Provenzano e altri uomini d'onore, uccide a colpi di mitra il boss Michele Cavataio e altri quattro picciotti in quella che per le cronache diventerà la strage di viale Lazio
Nel 1971 spara contro il procuratore di Palermo Pietro Scaglione. Ma gli omicidi a lui riferiti sono been di più di un centinaio e  26 sono gli ergastoli a cui è stato condannato.
I primi delitti politici dell'isola risalgono a lui: l'ex segretario provinciale della dc Michele Reina e il presidente della Regione Piersanti Mattarella. 
Quando Liggio viene arrestato è lui a prendere il suo posto nel triumvirato mafioso assieme a Stefano Bontate e Tano Badalamenti. Negli anni 80  il suo ruolo assieme ai suoi uomini fidati, i viddani, i villani di Corleone che hanno sfidato la mafia della città, diventa indiscusso. 
Soldi, droga, appalti e speculazione edilizia diventano i pilastri del suo dominio che si regge, in maniera indiscussa a colpi di omicidi eclatanti e di lupare bianche.
Riina, la belva, come lo chiama il suo referente politico Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso democristiano di Palermo e uomo del sacco edilizio, è spietato. Condannato in contumacia all'ergastolo durante il "maxiprocesso", viene inchiodato dalle rivelazioni dei primo pentito di rango, Tommaso Buscetta.
Reina  si vendica facendogli uccidere undici parenti. Quando il maxi diventa definitivo Riina dichiara guerra allo Stato. Cadono i giudici Falcone e Borsellino, a cui si doveva il maxiprocesso. Ma la lista di chi andava eliminato era lunga e contava anche i politici che, secondo il boss, non avevano rispettato i patti. Inizia la stagione delle stragi che il capo dei capi vuole nonostante non tutti in Cosa nostra siano d'accordo. 
--Il 12 marzo muore Salvo Lima, proconsole andreottiano in Sicilia. 
--Il 23 maggio e il 19 luglio del 1992 i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. 
--Il 15 gennaio del 1993 i carabinieri del Ros lo arrestano dopo 24 anni di latitanza. 
La moglie, Ninetta Bagarella che ha trascorso con lui tutta la vita, torna a Corleone con i quattro figli, Lucia, Concetta, Giovanni e Giuseppe Salvatore, tutti nati in una delle migliori cliniche private di Palermo. La latitanza della famiglia era trascorsa indisturbata in una villa degli imprenditori mafiosi Sansone, a due passi dalla circonvallazione. 
Sulla cattura del capo dei capi gravano molte ombre: a tratteggiarle sono gli stessi magistrati che dal 2012 lo processano per la cosiddetta trattativa Stato-mafia in cui il boss avrebbe avuto, almeno inizialmente un ruolo. 
Sarebbe stato Bernardo Provenzano, più moderato e, dicono i pentiti, contrario all'attacco allo Stato, a venderlo ai carabinieri barattando la sua impunità. 
Ormai, con la morte del boss, molti misteri resteranno per sempre tali. Riina non ha mai mostrato in vita alcun segno di redenzione. 

giovedì 16 novembre 2017

Su La Sicilia. La Sfida degli esclusi da Palazzo dei Normanni

·          Politica
Il piano degli esclusi fra ira e carte bollate: «Nulli 340mila voti, un terremoto all'Ars»
16/11/2017 -
di Mario Barresi
Ecco chi intende fare ricorso contro la mancata elezione. E tra loro nasce la «chat dei trombati»

Catania. Qualcuno dei diretti interessati, con encomiabile autoironia, l’ha già ribattezzata «la chat dei trombati speranzosi». Uno scambio frenetico di pareri legali e di atti recuperati fra Corti d’appello e uffici circoscrizionali. Con un obiettivo: «Vogliamo riscrivere il risultato delle Regionali, premiando chi ha rispettato le regole».
Il battagliero Enzo Vinciullo scandisce i tempi: «Stiamo facendo un comitato. C’è anche il nome: siamo indecisi fra “per il voto legale” e “rispettoso della legge”, vedremo...». Questione di sfumature. Perché la posta in palio è altissima. «Estromettere tutti i candidati all’Ars che non hanno rispettato la legge Severino». Con un effetto collaterale già pregustato: «Ridisegneremo la mappa di Sala d’Ercole», minaccia il deputato regionale uscente di Ap, non rientrante (nonostante le sue quasi settemila preferenze a Siracusa) perché gli alfaniani non hanno superato la soglia di sbarramento del 5%.
Dagli impresentabili siamo arrivati agli incandidabili ex post. Una raffica di ricorsi (già depositato quello di Giacomo Scala, non eletto con Sicilia Futura a Trapani) sulle presunte irregolarità nella presentazione delle candidature. E in particolare nelle autocertificazioni sulle cause di incompatibilità previste dalla legge 235/2012, la cosiddetta Severino. «In questa norma - è la tesi dei ricorrenti, rilanciata da Vinciullo - all’articolo 17 si abroga l’articolo 15 della legge 55/1990 sulla quale invece è basata la documentazione chiesta ai candidati all’Ars». Un’incongruenza favorita, com’è risaputo, dai moduli forniti dall’Ufficio elettorale della Regione, che già a ottobre aveva chiarito che «sono conformi alla legge regionale 29/1951», poiché «non potevamo fare riferimento che alla norma regionale anche se non è stata adeguata alla legge Severino».
Ma i mancati deputati regionali non sentono ragioni. «Dopo Scala, tanti altri sono andati dall’avvocato per presentare ricorso, io lo farò domani», conferma Vinciullo. In ballo il catanese Marco Forzese (il più votato in Ap-Centristi) e il suo “gemello” palermitano Francesco Scarpinato, ma anche i messinesi Giuseppe Picciolo (di Sicilia Futura, orfana di seggio nel collegio) e Pippo Laccoto (primo dei non eletti nel Pd). Ma la lista dei «colleghi interessati all’argomento, con i quali siamo in contatto» è ancora più lunga: dal siracusano Nicky Paci (primo nell’Udc) ai dem Angelo Villari, Pippo Digiacomo e Giovanni Panepinto (primi dei non eletti rispettivamente a Catania, Ragusa e Agrigento), fino agli agrigentini Totò Cascio (Sicilia Futura) e Salvatore Iacolino (Udc). Fra gli «interessati» anche Nino Germanà, deputato regionale uscente di Ap, ben piazzato in Forza Italia nella Messina delle 17mila preferenze di Luigi Genovese. «Ma l’elenco si allunga di ora in ora. Siamo decine», gongola Vinciullo.
L’interesse che accomuna politici con storie e latitudini diverse è chiaro: «Annullando i voti dei candidati irregolari - dettaglia Vinciullo - succederebbero due cose. Si redistribuirebbero le percentuali delle liste a livello regionale e quindi Ap supererebbe il quorum. Ma, con l’esclusione dei voti di intere liste e di centinaia di candidati, cambierebbe la distribuzione dei seggi nei singoli collegi e si aprirebbero degli spazi sia per i partiti che non l’hanno preso, sia per i candidati ben collocati nelle liste con eletti».
Vinciullo gira con una montagna di carte nel bagagliaio dell’auto. «Sono le copie degli accessi agli atti che ha fatto qualcuno, anche se non tutti gli uffici circoscrizionali stanno rispondendo con rapidità e trasparenza. Evidentemente qualcuno non vuole che completiamo i nostri conteggi». E cos’è questa storia? «Già abbiamo una prima stima dei voti da annullare perché presi da candidati non in regola con la Severino: siamo già a quota 340mila. Capisce che significa? Sarà tutto rivoluzionato, la nuova Ars non sarà quella che vorrebbero insediare». Nelle scartoffie del presidente in pectore del comitato degli esclusi c’è anche una mappa che incrocia collegi e liste. Con due elenchi. «Le liste con la certificazione in regola dappertutto sono Pd, Ap, Sicilia Futura, Arcipelago, Lega-FdI, Cento Passi, tranne in una provincia, e #DiventeràBellissima, carente in due province. Ci risulta invece che i grillini non abbiano presentato i certificati adeguati alla Severino in nessun collegio. Le altre? A macchia di leopardo».
Ci spera davvero, Vinciullo. «Sarà un terremoto, fidatevi». Nessun timore di restare delusi? «No, perché i nostri ricorsi sono fondati». Segue metafora esplicativa: «Se 500 persone per partecipare a un concorso compilano un modulo basato su una legge non in vigore che si fa? Si annulla il concorso». Convincente, al di là del parallelismo elezione-concorso, ma non troppo. E allora Vinciullo sfodera il secondo esempio: «Chi vorrebbe entrare all’Ars senza requisti è come uno che entra dal fruttivendolo e pretende di pagare le mele con le vecchie lire anziché con gli euro... Sono stato convincente?».


Hanno detto ... ...

L'Italia è malata:
più la gente soffre i partiti,
più ne nascono.
GIULIETTO CHIESA, giornalista e politico
LA MOSSA DEL CAVALLO 
Giovedì 16 novembre, alle ore 14,30, presso la sala stampa della Camera dei Deputati, si terrà la presentazione del progetto politico “La Mossa del Cavallo”.


Il collasso delle principali forze politiche, l’incostituzionalità della legge elettorale, la crisi economica e sociale che investe lavoratori, pensionati, giovani e famiglie, sono i motivi principali per cui nasce la "Mossa del Cavallo". Ci rivolgiamo, in maniera trasversale, a tutti i cittadini che hanno partecipato al massimo momento di partecipazione democratica degli ultimi anni, il referendum costituzionale che ha sonoramente bocciato la riforma di Matteo Renzi, ma anche a chi ha disertato le urne in Sicilia. 
La "Mossa del Cavallo", e, come suo primo atto, la "Lista del Popolo", nasce perché si è reso ormai indispensabile offrire uno sbocco a tutti i cittadini che non si sentono rappresentati dai partiti ma che sentono la necessità di partecipare alla vita politica per cambiare lo stato delle cose e attuare pienamente la Costituzione, svuotata e aggirata da leggi truffa. 
Alla conferenza stampa parteciperò, fra gli altri, insieme a Antonio Ingroia, l’avvocato Sandro Diotallevi e il generale dei Carabinieri Nicolò Gebbia.

Per informazioni e accrediti contattare Maurizio Sansone 3386124331. Per l'accesso alla Camera dei Deputati è d'obbligo la giacca per gli uomini.

TOMMASO MONTANARI, editorialista, presidente di Libertà e giustizia 

"Il Pd ha distrutto il Paese, io non voterei mai nulla di collegato a quel partito. 
Mdp deve decidere se sceglie noi o loro: non si può sposare la fidanzata mentre si tratta per tornare con l'ex moglie". 
"Se si vuole una lista fatta da aggregazioni di partiti, noi ci chiamiamo fuori. Se si accetta invece di partire dalla società civile, ci siamo". 

E alla notizia della nascita di un altro partito di sinistra fondato da Ingroia, chiamato "La mossa del cavallo", risponde: "La madre dei partiti è sempre incinta".

MATTIA FELTRI, giornalista, scrittore
Bisognerà però riconoscere che siamo un Paese tenace. Il tenace Berlusconi oggi sarà a Porta a Porta a spiegare come ridurrà le tasse. Il tenace Fassino ha telefonato al tenace D’Alema che però intende salvare il Paese da solo, non certo col tenace Renzi, che a sua volta lo salverà ancora più da solo e ancora meglio. Il tenace Fassino in compenso ha incontrato con frutto i tenaci leader dell’Italia dei valori, ormai senza il molto tenace Di Pietro che tornerebbe anche, se solo Pd e Mdp si alleassero e dunque ciccia, malgrado la tenacia. Intanto, ieri sera, il tenace Bersani spiegava a La7 come la politica debba cambiare per cambiare l’Italia.  

Non sarà sfuggito che il tenace Cirino Pomicino sta rifondando la Democrazia cristiana col tenacissimo Mastella ma senza il super tenace Ciriaco De Mita che con certa gente non si mette, ha in mente altro. Attenzione attenzione: torna anche il tenace Ingroia che oggi assieme all’iper tenace Giulietto Chiesa presenta alla Camera un nuovo movimento, si chiamerà La Mossa del Cavallo; prima mossa del cavallo: chiamare i tenaci ragazzi dei Cinque Stelle che nemmeno hanno risposto. Il più tenace di tutti, Umberto Bossi, riflette se candidarsi con Grande Nord. Arrivano segnali di tenacia da Di Maio che esattamente un anno fa diceva «non siamo né filo Usa né filo Russia» e ora dice «siamo fedeli agli Usa, non a Mosca». In chiusura, e in onore dei mille altri tenaci, citeremo giusto il genio della tenacia: Alfano. E’ in questo presepe che ci viene su alla grande il Tavecchio. 

mercoledì 15 novembre 2017

ll dipartimento di Protezione civile della Regione. Preallarme su varie province

Il dipartimento regionale della Protezione civile ha diramato il bollettino delle previsioni relative alla giornata di domani. 

Su metà isola - quella orientale - è previsto il livello di allerta arancione. «Da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio temporale, sulla Sicilia orientale, con quantitativi cumulati da moderati a puntualmente elevati - si legge nel bollettino -. 
Da isolate a sparse, anche a carattere di rovescio o breve temporale, sul resto dell'Isola con quantitativi cumulati deboli».

Sul versante occidentale della Sicilia l'allerta è di colore giallo.

L'ARS e i suoi parlamentari. Viene da chiederci: se i partiti non selezionano gli uomini, non crescono classi dirigenti, non possiedono strategie di crescita socio-economica, a cosa servono ?

Neo parlamentare regionale, prima ancora del suo insediamento, si trova al centro di due vicende, una penale ed una amministrativa.

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Il neo deputato leghista Tony Rizzotto è indagato per peculato nella gestione di uno dei tanti enti di formazione sorti alcuni anni fa in Sicilia come funghi sotto l'egida palese degli ambienti dei politicanti dell'isola.
Rizzotto era già stato deputato regionale dal 2006 al 2008 con gli autonomisti di Lombardo.

Dieci giorni fa è stato eletto nuovamente parlamentare regionale salviniano e secondo la Procura di Palermo sarebbe coinvolto in una vicenda controversa di stipendi non pagati e di Tfr scomparsi che riguarda l’Isfordd, ente fino a pochi mesi fa sotto il controllo dello stesso Rizzotto.

I magistrati stanno passando al setaccio tutta la contabilità dell’ente, bilanci, fatture e movimenti bancari. Secondo i presentatori dell’esposto, infatti, a parte gli stipendi non corrisposti, ci sarebbe un problema legato alla corresponsione del trattamento di fine rapporto.

L’inchiesta procede in parallelo con una procedura amministrativa avviata dall’assessorato regionale alla Formazione. All’Isfordd era stato chiesto, la scorsa primavera, di chiarire alcune “criticità non sanate”. In pratica agli uffici della Regione non risultava alcuna rendicontazione delle spese ed in più si riscontravano anomalie
- sulle stipule dei contratti, 
- la scelta delle sedi, 
- le qualifiche dei docenti,
- e la copertura assicurativa degli allievi.

M5S. In vista dell'elezione del Parlamento nazionale viene messa su una linea rassicurante

Il M5S, in vista delle prossime elezioni politiche raddrizza la linea di politica estera, per non allarmare gli Usa.
Di Maio in visita negli Usa.
Al Sottosegretario per l'Europa OccidentaleConrad Tribble
ha assicurato che nel caso in cui il M5S arrivi primo
alle elezioni: «Se non avremo la maggioranza
 assoluta ci assumeremo comunque
la responsabilità di non lasciare il Paese nel caos».

Sulla politica estera: «L’America è nostro alleato,
la Russia è un importante interlocutore».
Sulle sanzioni alla Russia, però:
«Noi siamo per toglierle. 

Dopo il grande successo di "Non siamo mai stati contro i vaccini" e di "Non siamo mai stati contro l'euro", i nuovi capisaldi che si tenta di puntellare sono quelli della nuova saga "Non siamo mai stati contro la Nato" e "Non siamo mai stati filorussi"'.

L'on.le Di Stefano assicura e mostra di voler convincere chi ricorda male che la linea M5S è sempre stata “Mai fuori dalla Nato. Gli Usa restano il nostro partner principale”

Eppure ... mah, ... forse ci siamo distratti tutti, in questi anni.


Legge di Bilancio. Continua a far parlare di sé il tema della riforma delle Pensioni 2017



La trattativa sulla Riforma Pensioni tra Governo e sindacati .


Il Governo ha presentato un Piano in 7 punti, che comporta uno 
stanziamento di 300 milioni di euro.

 L'età pensionabile a 67 anni dal 2019, non interesserà 15 categorie di lavoratori addetti a attività usuranti, però saranno necessari 30 anni di contributi e aver svolto lavori gravosi per 7 anni negli ultimi 10 per accedere alla pensione. 
I sindacati puntano ad ampliare la platea delle categorie interessate.

 Il meccanismo di calcolo delle aspettative di vita, a partire dal 2021 prevederà il calcolo biennale, basato sulla media del biennio precedente (2018-2019) contro la media ancora precedente; terrà conto di eventuali riduzioni dell’aspettativa di vita che si scaleranno nel biennio successivo.

In un quadro abbastanza delicato per la Finanza Pubblica, come è sempre capitato, viene fuori la demagogia di destra, con Berlusconi: Ripeteremo ciò che facemmo nel 2001, con l’aumento delle pensioni minime per 1.835.000 pensionati. Porteremo le pensioni minime a 1.000 euro al mese. E assegneremo la stessa pensione anche alle mamme. Dopo una vita di lavoro hanno diritto a una vecchiaia serena e dignitosa.


martedì 14 novembre 2017

Zef Chiaramonte. Per un Comitato italo-albanese

Riceviamo e volentieri pubblichiamo quanto
in data odierna pervenutoci (sebbene datato 5 luglio u.s.)
1
COMITATO ITALO-ALBANESE
PRO ERIGENDA METROPOLIA ECCLESIASTICA


Chi siamo: un gruppo di credenti laici arbëreshë al di qua e al di là dello Stretto;

Cosa vogliamo: la creazione di una Metropolia della Chiesa Italo-Albanese;

Perché: al riconoscimento dell’autonomia dell’Eparchia di Piana degli Albanesi nel 1967, dopo quella di Lungro nel 1919, segua il naturale coronamento della storia ecclesiastica degli Albanesi d’Italia di tradizione bizantina (cfr. Archim. Papas Marco Mandalà, 1905-1975).

Lungro-Piana degli Albanesi, 14.11.2017

La visita che L’Eparca di Lungro in Calabria, ha reso nei giorni scorsi all’Arcivescovo della Chiesa Ortodossa Autocefala di Grecia, ancorché lodevole sotto l’aspetto dei rapporti amichevoli tra osservanti la stessa tradizione costantinopolitana, viene pubblicizzata come evento epocale (di una delle componenti) della Chiesa Arbëreshe d’Italia.
In realtà si tratta della replica di un’altra consimile visita, allora etichettata come “Crociera della fraternità”, resa circa quarant’anni fa da parte dell’altra componente della Chiesa Arbëreshe: l’Eparchia di Piana degli Albanesi in Sicilia.
L’elemento che tutte e due le caratterizza è, purtroppo, una assoluta “idiotìa”: infatti, ognuna delle componenti, all’insaputa e, quindi, senza il minimo coinvolgimento dell’altra, presenta se stessa come rappresentante dei fedeli arbëreshë di tradizione bizantina, non tralasciando, però, tutte e due le componenti, di appiattire la fisionomia albanese su quella greca, attraverso l’insistita confusione tra bizantinità e grecità.
Solo chi non conosce la storia dei Balcani non sa quanto sia costato (e potrebbe ancora costare), in termini di vite umane di guerre, vessazioni e di sradicamenti, questa confusione!
È risaputo che quello Bizantino, come prima il Romano e, poi, l’Ottomano, era uno Stato multietnico, e il fatto che gli Arbëreshë in esso, e poi fuori di esso, seguissero e seguano la tradizione ecclesiastica bizantina, non li rende greci.
Noi, laici cristiani arbëreshë non riusciamo ancora a capire quali ragioni spingano, ancora oggi, i nostri prelati a tale appiattimento, invece di curare le nostre vere radici, già chiaramente indicate, nel Settecento, dal servo di Dio Padre Giorgio Guzzetta nella sua opera De Albanensibus Italiae rite excolendis ut sibi totiquae S. Ecclesiae prosint. e da Paolo Maria Parrino nel De perpetua consensione Albanensis Ecclesiae cum Romana…
Opere recentemente ben studiate e scientificamente riprese da Mons. Gasper Gjini nella sua tesi di dottorato alla Pont. Università Gregoriana dal titolo Dioqeza e Shkup-Prizrenit nëpër shekuj.
Al fine di ribadire l’apax, l’unicità della posizione ecclesiastica degli Arbëreshë nell’ecumene cristiana, e desiderando finalmente una tangibile unità delle due componenti della Chiesa Arbëreshe che, nonostante la celebrazione di sinodi intereparchiali, continuano a cercare koinonìe con i lontani tralasciando l’agape fraterna tra prossimi, il nostro Comitato nel corso del presente anno di grazia ha elaborato, e ultimamente fatto recapitare, un Appello a Papa Francesco, il cui testo viene ora pubblicato nella sua interezza e autenticità per denunziarne plagi e scansare dicerie untorie.


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COMITATO ITALO-ALBANESE
PRO ERIGENDA METROPOLIA ECCLESIASTICA

A Sua Santità
FRANCESCO
Papa di Roma


Santità,
siamo dei fedeli laici della Chiesa Italo-Albanese che intendiamo supplire al prolungato tentennamento del nostro Clero nella ricerca di nuove modalità atte a rinsaldare, oggi e nel futuro, la nostra particolare Comunità ecclesiale di origine albanese e di tradizione bizantina.
Non potendo confidare nell’aiuto della Conferenza Episcopale Italiana, istituzione recente e pertanto immemore della nostra storia, né in quello della Congregazione Orientale perché non risponde alle reiterate istanze di nostri esponenti, ci rivolgiamo direttamente a Lei, Santità, consci come siamo che la prosecuzione della nostra esperienza di cristiani orientali, fortemente legati a Roma, dipenda unicamente dalla saggezza della Santa Sede e della Santità Sua.

PREMESSE
In Italia vivono da oltre 550 anni cittadini italiani di lingua albanese e di tradizione canonico-liturgica orientale: essi chiamano se stessi ARBËRESHË e hanno resistito alla latinizzazione occorsa ad altri Arbëreshë.
La loro esistenza di esuli riparati in Italia davanti all’invasione ottomana dell’antica Patria è stata abbastanza travagliata, soprattutto dal versante religioso.
La Sede Romana, tuttavia, ha sempre cercato di proteggere le loro Comunità contro i soprusi delle signorie locali e gli empiètements dell’episcopato latino, successivi all’interruzione dei rapporti degli Arbëreshë con la gerarchia di provenienza.
Infatti, molto prima che la Repubblica Italiana riconoscesse loro lo status giuridico di Minoranza Linguistica Storica (Legge 15 dicembre 1999, n. 482), la Santa Sede aveva istituito per loro il Collegio Greco di Roma. nel sec. XVI, poi, due “Vescovi Ordinanti per il Rito Greco” e due Collegi di studi a San Demetrio Corone (CS) e a Palermo, nel sec. XVIII.
In seguito (sec. XX), la S. Sede creò due Eparchie, a Lungro (CS) e a Piana degli Albanesi (PA), annoverandole nell’Annuario Pontificio come “Chiesa Italo-Albanese”, unitamente all’antico Monastero italo-greco di Santa Maria di Grottaferrata. Anche questo Monastero, abitato ultimamente a maggioranza da monaci italo-albanesi, ha ricevuto le migliori cure da parte dei Pontefici Romani, sino a diventare “esarchico” o abbazia nullius.
Queste tre Circoscrizioni ecclesiastiche, prendendo l’abbrivio dal Concilio Vaticano II che ha tanto riconosciuto e lodato il ruolo delle Chiese Orientali, avrebbero dovuto presentare subito istanza alla Suprema Autorità per costituirsi in Metropolia. Si sarebbe sanato, così, un vulnus che vede gli Italo-Albanesi, cronologicamente i più antichi orientali cattolici, ancora privi di un requisito canonico tradizionale presso ogni Chiesa Orientale in comunione col Vescovo di Roma (Patriarcato, Arcivescovato Maggiore, Metropolia).
Si tenga conto che gli Albanesi d’Italia son da sempre in comunione con Roma, seguendo in ciò la linea della Chiesa Illirica sino alla crisi iconoclasta, poi ripresa col Concilio di Firenze. Essi, pertanto, non sono “uniati”, ma “ortodossi con Roma” e costituiscono un unicum nella storia della Chiesa universale, la cui conservazione, che ascriviamo a speciale merito della Chiesa di Roma, va preservata.
Ultimamente (2004/2005), le tre Circoscrizioni hanno celebrato insieme un Secondo Sinodo Inter-eparchiale, i cui deliberata sono stati promulgati da Papa Benedetto XVI nel 2010.
La modalità sinodale seguita in tale consesso e le deliberazioni adottate, ci sembravano finalmente la naturale prefigurazione di una METROPOLIA.
Neppure stavolta, inopinatamente, tale richiesta è stata avanzata dai nostri Ordinari!

OSSERVAZIONI
A questo Comitato pare che a scoraggiare tale richiesta sia soprattutto il Dicastero cui compete l’alta tutela delle Chiese Orientali Cattoliche nel mondo che, a nostro parere, da tempo non tutela abbastanza la nostra Chiesa Italo-Albanese, non curandone sufficientemente la preparazione dei futuri presbiteri che, in Sicilia, rientrano in diocesi ignari e quasi sprezzanti delle tradizioni del popolo cristiano di appartenenza, e nominandovi, come da tempo va facendo a Piana degli Albanesi, Ordinari, Delegati, Amministratori Apostolici che non riescono a dare impulsi rigeneratori alla spiritualità di questa porzione della Chiesa Arbëreshe, alla sua liturgia, alle tradizioni, agli usi, ai costumi, alle lingue e ai canti liturgici: tutte preziose espressioni e testimonianze di fede cristiana, vissute in situazione di minoranza e non raramente di avversione.
Anche se cultore di ipotetiche future novazioni amministrative concepite, a quanto pare, nell’ambito della suddetta Congregazione, senza la consultazione dei presbiteri e del Popolo di Dio, non ci sembra opportuno che l’attuale Vescovo/Eparca di Piana degli Albanesi sottovaluti e discrimini quanto da noi amorevolmente conservato per secoli, mentre è risaputo che antropologia e pastorale indicano nelle sane tradizioni di un popolo l’ancoraggio per una nuova evangelizzazione.
A tal proposito preme segnalare che le forme peculiari dell’esperienza cattolica orientale, presente in diverse realtà culturali ed ecclesiali italiane, non possono essere individuate tout court in un precostituito generale ed unico quadro teo-ideologico. Non si possono giustificare realtà recenti, che possono anche apparire troppo artificiali, con quelle autentiche radicate in Italia su solide basi ecclesiologiche, storiche e culturali.
Si ha, altresì, l’impressione che, instaurati rapporti diretti con l’Ortodossia greca e slava, la Congregazione Orientale veda, ora, la Comunità Italo-Albanese, Chiesa orientale storicamente e geograficamente più prossima alla Sede Romana, come un peso e non più come una risorsa, dimentica di un passato ricco di collaborazioni e di servizi alla causa dell’ecumenismo, come ebbero a sottolineare il Beato Papa Paolo VI, il Santo Papa Giovanni Paolo II e il Papa emerito Benedetto XVI.
Su questa linea “eversiva”, più che pastorale, ci sembra elargita la nomina all’attuale Vescovo di Piana degli Albanesi, sulla cui opportunità chiediamo un riesame.
Non ci possiamo rassegnare a diventare i destinatari di un anatema, né di un vero genocidio cultuale e culturale! Che richiamano i tempi del post Concilio di Trento, quando, se non riusciva la latinizzazione di questa Comunità, per non chiamarla Chiesa veniva inventato il termine riduttivo di Rito.

Tutto quanto sopra premesso e considerato,

QUESTO COMITATO

interpretando la coscienza comune e l’attuale senso di smarrimento degli Italo-Albanesi davanti al tradimento dei loro più profondi sentimenti e di una storia ormai plurisecolare, si permette di richiamare alla mente della Santità Sua:

- il “patto di fedeltà” non scritto, ma diuturno, tra gli Arbëreshë e la Sede Romana;
- il servizio da loro reso alla Santa Sede con le missioni cattoliche in Albania durante la dominazione ottomana;
- il loro impegno nell’avere “anticipato il moderno ecumenismo” (Paolo VI);
- la fedeltà degli Arbëreshë allo Stato Italiano, alla cui formazione unitaria e democratica hanno contribuito con propri esponenti di spicco;
- la loro testimonianza della Chiesa indivisa, quale ultimo frammento di quell’antica Chiesa Illirica, di fondazione paolina, di tradizione orientale, sempre in comunione col Vescovo di Roma dal quale furono forzosamente separati con la crisi iconoclasta, ma alla cui comunione tornarono senza indugi con il mai rinnegato Concilio di Firenze;
- il ruolo di identità religiosa culturale e civile che gli Albanesi d’Italia di tradizione costantinopolitana, se pastoralmente e culturalmente ben guidati e rappresentati, continueranno a svolgere nei confronti del mondo albanese e balcanico, quale anamnesi dell’epoca preottomana, rivolge

APPELLO ALLA SANTITA’ SUA

che tanto apprezzamento mostra verso il Popolo Albanese, del quale siamo antico ramo e gjak i shprishur=sangue sperso, verso la sua tradizionale tolleranza religiosa e verso i suoi Santi e Martiri antichi e recenti, perché si proceda all’erezione della

METROPOLIA DELLA CHIESA ITALO-ALBANESE

affidando alla figura del Metropolita la funzione di capo-rito così come all’Arcivescovo di Milano è affidata la medesima funzione per il Rito Ambrosiano

La ringraziamo, Santità, per l’attenzione che vorrà dedicare alla nostra richiesta e devotamente imploriamo la Sua apostolica benedizione.

Piana degli Albanesi – Lungro, 5 luglio 2017

     IL SEGRETARIO                                                 IL PRESIDENTE
Prof. Giuseppe Chiaramonte. bibliot.                                  Salvatore La Barbera, ufficiale r.t.

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KOMITETI ITALO-ARBËRESH
PRO ERIGENDA METROPOLIA ECCLESIASTICA”



Shenjtërisë së Tij
FRANCESKUT
Papa i Romës


Shenjtëri,
jemi besimtarë katolikë laikë të Kishës Arbëreshe që duam t’Ju lutemi mbi ngurrimin e tejzgjatur të Klerit tonë në kërkimin e mundësive të reja për të forcuar, për sot dhe për të ardhmen, veçantinë e Bashkësisë sonë fetare me origjinë shqiptare dhe me traditë bizantine.
Duke mos mundur që të kemi ndihmën e Konferencës Ipeshkvnore Italiane, institucion relativisht i ri dhe që nuk e njeh sa dhe si duhet historinë tonë të shkuar, dhe as të Kongregacionit për Kishët Lindore që nuk i është përgjigjur kërkesave të përsëritura të eksponentëve tanë, po iu drejtohemi dretpërdrejt Juve, Shenjtëri, të vetëdijshëm që vazhdimësia e përvojës sonë si të krishterë të traditës lindore të lidhur fort me Romën, varet nga urtësia e Selisë së Shenjtë dhe e Shenjtërisë suaj.

HYRJE
Në Itali jetojnë nga më shumë se 550 vjet qytetarë italianë me prejardhje dhe gjuhë shqiptare dhe me tradita kanonike-liturgjike bizantine: ata quhen ARBËRESHË dhe i kanë rezistuar latinizimit të pësuar nga arbëreshë të tjerë.
Ekzistenca e tyre si të shpërngulur në Itali nga pushtimi turk-osman i atdheut ka qenë problematike, sidomos në aspektin fetar. Megjithatë, Selia e Shenjtë i ka mbrojtur gjithnjë komunitetet arbëreshe nga padrejtësitë e sundimtarëve vendas dhe të empiètements të ipeshkvinjve latinë, mbas ndërprerjes së çdo marrëdhënjeje të arbëreshëve me hjerarkinë kishtare të vendit amë.
Në fakt shumë kohë më përpara që Republika Italiane të njihte statusin e tyre juridik si Pakicë Gjuhësore Historike (Ligji 15 dhjetor 1999, n. 482), Selia e Shenjtë kishte ngritur për ta Kolegjin Grek të Romës në shekullin XVI dhe, më vonë, në shekullin XVIII, dy “Ipeshkvinj Shugurues për ritin Grek” (nënkupto: arbëresh) dhe dy Kolegje studimi në Shën Mitër Koronë (San Demetrio Corone – CS) dhe në Palermo.
Në vijim, shek. XX, Selia e Shenjtë krijoi dy Eparki: në Ungër (Lungro - provinca e Kozencës) dhe në Piana degli Albanesi (Hora e Arbëreshëvet - provinca e Palermos), duke i shënuar në Vjetorin Papnor si “Kisha Italo-Shqiptare”, sëbashku me Abacinë (Manastirin) italo-greke të Shën Mërisë së Grottaferrata-s. Edhe kjo Abaci (ky Manastir), e banuar në kohët e vona më së shumti nga murgj me prejardhje arbëreshe, ka patur përkujdesjet më të mëdha nga Papët e Romës, deri në shpalljen “hezarkike” apo abaci nullius.
Këto tri Qarqe fetare, duke marrë shkas nga Koncili i Dytë i Vatikanit, që ka njohur dhe lavdëruar rolin e Kishave Lindore, do të ishte dashur që të shfaqnin menjëherë instancë Autoritetit Suprem për t’u bashkuar në një Mitropoli. Do të ishte korrigjuar kështu një vulnus që bën që komuniteti më i vjetër lindor) katolik i pranishëm në Itali, siç është ai arbëresh, të jetë ende pa një institucion kanonik tradicional siç e ka çdo Kishë Lindore në bashkim me Ipeshkvin e Romës: Patriarkanë, Kryeipeshkvi, Mitropoli.
Të kihet parasysh që Arbëreshët e Italisë kanë qenë dhe janë gjithmonë të bashkuar me Kishën e Romës, duke ndjekur me këtë linjën e Kishës Ilirike deri në krizën ikonoklaste të rimarrë përsëri me Koncilin e Firences. Ata nuk janë “uniatë”, por “ortodoksë me Romën” dhe përbëjnë një rast tepër të veçantë, një unicum në historinë e Kishës Universale, ku një meritë të veçantë për këtë ka Kisha Katolike e Romës, mbrojta e të cilit duhet garantuar.
Së fundi (në vitet 2004-2005), të tri Qarqet Kishtare kanë celebruar sëbashku një Sinod Ndërheparkial, vendimet e të cilit janë miratuar nga Papa Benedikti i XVI-të në vitin 2010.
Mënyra sinodale e ndjekur në këtë kontekst dhe vendimet e marrura në të, na dukeshin si përfytërimi i një angazhimi që në mënyrë natyrore do të çonte në formimin e një MITROPOLIE.
Për fat të keq, as në këtë rast nuk u shtrua një kërkesë e tillë nga Ipeshkvinjtë tanë.

VEREJTJE
Ai që nuk ka inkurajuar një kërkesë të tillë, siç i duket këtij komiteti, është Dikasteri të cilit i përket mbrojta e Kishave Lindore katolike në botë që, sipas mendimit tonë, tash disa kohë nuk mbron sa duhet Kishën tonë Arbëreshe, duke mos përgatitur sa dhe si duhet klerin, formimi i të cilit lë për të dëshiruar, si për shembull në Siqili, ku arrijnë në dioçezë pa i njohur dhe gati duke përbuzur traditat e popullit të cilit i përkasin, apo duke emëruar, siç ka bërë tash disa kohë në Piana degli Albanesi (Hora e Arbëreshëvet), Delegatë, Administratorë Apostolikë etj., të cilët nuk arrijnë që t’i japin impulse përtëritëse shpirtit të kësaj pjese të Kishës Arbëreshe, traditave e zakoneve të saj, gjuhëve dhe këngëve liturgjike: të gjitha këto shprehje dhe dëshmi të fesë së krishterë, të jetuara në gjendje pakiceje dhe shpesh herë të vëna në shënjestër.
Edhe pse lëvrues i risive ipotetike të ardhshme administrative të menduara, me sa duket, brënda këtij Kongregacioni, të paramenduara pa konsultimin e klerit dhe të popullit, nuk na duket e udhës që Dhespoti aktual i Eparkisë së Horës së Arbëreshëvet (Piana degli Albanesi) të nënvleftësojë dhe të diskriminojë çdo gjë që ne me dashuri dhe përkushtim kemi ruajtur në shekuj, kur është botërisht e njohur që antropologjia dhe baritorja na tregojnë që në traditat e shëndosha të një populli qëndron baza për një ungjillizim të ri.
Në mënyrë të veçantë duam të sinjalizojmë që format e ndryshme të veçanta të eksperiencës katolike orientale, të pranishme në realitete të ndryshme kulturale dhe fetare në Itali, nuk mund të bashkohen tout court në një kuadër të vetëm teo-ideologjik të parapërgatitur artificialisht. Nuk mund të justifikohen krijesa të tilla hibride, të ndërtuara nga bashkimi i elementëve të ardhur si pasojë e ndryshimeve gjeo-politike të reja, me realitete autentike që kanë zënë rrënjë në Itali mbi baza të qëndrueshme fetare, historike dhe kulturore.
Na duket se, me t’u vendosur marrëniet e drejtpërdrejta me Ortodoksinë greke dhe sllave, Kongregacioni Oriental e sheh tani Bashkësinë Arbëreshe, Kishë orientale historikisht dhe gjeografikisht më e afërta me Selinë e Romës, si një peshë dhe jo më si një burim, duke harruar të shkuarën aq të pasur me bashkëpunime dhe shërbime për kauzën e ekumenizmit, siç e kanë theksuar i Lumi Papa Pali VI, Papa Shejt Gjon Pali II dhe Papa Benedikti XVI.
Sipas kësaj linjeje, më tepër “eversive” sesa pastorale, na duket se është ideuar emërimi i Dhespotit aktual të Horës së Arbëreshëvet, për çka kërkojmë një shqyrtim për të verifikuar se një zgjedhje e tillë është bërë me vend apo jo.
Nuk mund pranojmë të bëhemi destinatarë të një anateme (mallkimi) as të një gjenocidi të vërtetë të ritit dhe kulturës sonë! Që na bën të kujtojmë kohën, fill mbas Koncilit të Trentos, kur, nëse nuk arrihej latinizimi i kësaj Bashkësie, për të mos e quajtur Kishë ishte zbuluar termi zvogëlues Rit.

duke konsideruar të gjitha këto

KY KOMITET

duke interpretuar ndërgjegjen e përbashkët dhe ndjesinë e tanishme të përhumbjes që ndjejnë Arbëreshët përpara tradhëtisë së ndjenjave të tyre më të thella dhe të historisë shumëshekullore, dhe duke i kujtuar Shenjtërisë Suaj:
- “marrëveshjen e besnikërisë”, jo të shkruar, por të mbajtur gjallë tash qindra vjet ndërmjet Arbëreshëve dhe Selisë së Romës;
- shërbimin e bërë prej tyre ndaj Selisë së Shenjtë me misionet katolike në Shqipëri gjatë pushtimit otoman;
- përkushtimin e tyre “që herët në ekumenizmin modern” (Papa Paolo VI-të);
- besnikërinë e Arbëreshëve ndaj Shtetit Italian, për formimin dhe demokratizimin e të cilit kanë kontribuar me eksponentë të tyre të shquar;
- dëshminë e tyre si pjestarë të Kishës së pandarë, fragmenti i fundit i asaj Kishe Ilirike lindore, të formuar nga shën Pali, me traditë lindore e perëndimore, gjithmonë në bashkim me Ipeshkvin e Romës nga i cili u shkëputën me forcë nga ikonoklasmi, por nga i cili u kthyen pa ngurrim me asnjëherë të mohuarin Koncil i Firencës;
- rolin e identitetit fetar, kulturor dhe civil që Arbëreshët e Italisë të traditës bizantine, nëse do të jenë të udhëhequr mirë nga ana baritore dhe kulturore dhe të përfaqësuar mirë në nivelin e Mitropolisë, do të vazhdojnë të luajnë në raport me Shqipërinë dhe Ballkanin, si një kujtim i epokës së para pushtimit turk,

i drejton

APEL SHENJTERISE SUAJ

që aq shumë e do Popullin Shqiptar, degë e vjetër dhe “gjak i shprishur” i të cilit jemi, për tolerancën fetare që ushtron dhe për Martirët e vjetër dhe të rinj të tij,

që të ngrihet

MITROPOLIA E KISHËS ARBËRESHE TË ITALISË

duke i besuar figurës së Mitropolitit funksionin e Kryetarit të Ritit ashtu siç i njëjti funksion i është besuar Arqipeshkvit të Milanos për Ritin Ambrozian.
Ju falenderojmë, Shenjtëri, për vëmendjen që do t’i kushtoni kërkesës sonë dhe me devotshmëri lusim bekimin Tuaj apostolik

Piana degli Albanesi – Lungro, 5 korrik 2017


         SEKRETARI                                                                  PRESIDENTI
Prof. Giuseppe Chiaramonte. bibliot.                                Salvatore La Barbera, ufficiale r.t. (oficer në lirim)

I giornali stranieri (5)

Presidenti Meta priti Arqipeshkvin, Imzot Giorgio Demetrio Gallaro dhe profesorët Mateo Mandala dhe Francesco Altimari

13 nëntor 2017
Presidenti i Republikës, Sh.T.Z. Ilir Meta priti sot personalitetet e shquara arbëreshe, Imzot Giorgio Demetrio – Gallaro, Arqipeshkv i “Piana degli Albanesi”, Profesor Mateo Mandala – Universiteti i Palermos dhe Profesor Francesco Altimari – Universiteti i Cozencas.
Presidenti Meta vlerësoi kontributin e jashtëzakonshëm të profesorëve të nderuar arbëreshë në fushën e studimit të gjuhës shqipe dhe të shkencave të Albanologjisë dhe rolin frymëzues shpirtëror në “Piagna degli Albanesi” të Arqipeshkvit Imzot Gallaro.
“Elita intelektuale e arbëreshëve të Italisë, me përkushtimin dhe dashurinë ndaj mëmëdheut të tyre, kanë rol të pazëvendësueshëm në ruajtjen e gjuhës, traditave, dokeve e riteve të të parëve, si dhe përcjelljen e tyre te brezat e rinj,” – nënvizoi Presidenti Meta gjatë takimit.
Presidenti Meta theksoi rëndësinë që ka jo vetëm për arbëreshët dhe shqiptarët, por edhe për Italinë si dhe për kulturën botërore, trashëgimia e komunitetit arbëresh, historia, traditat e tyre si një vlerë jomateriale e kulturës botërore në kuadër të UNESCO-s.
Presidenti Meta vuri në dukje rëndësinë e bashkëpunimit me komunitetin arbëresh, intelektualët dhe shoqatat e tyre në Itali për të organizuar aktivitete të përbashkëta në kuadër të vitit të Skënderbeut, të kësaj figure përbashkuese dhe emblematike për kombin tonë
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Sono passati otto giorni. ... E sono tre

AdnKronos

Con l'accusa di estorsione, la Squadra mobile di Agrigento ha arrestato Fabrizio La Gaipa, primo dei non eletti nella provincia di Agrigento alle scorse elezioni regionali siciliane. L'imprenditore pentastellato, 42 anni, è, come apprende l'Adnkronos, ai domiciliari con l'accusa di aver costretto due dipendenti dell'hotel che gestisce a firmare buste paga false.
A denunciare La Gaipa sarebbero stati gli stessi dipendenti. Diversi sono stati gli esposti inviati alla Procura di Agrigento, diretta da Luigi Patronaggio, che negli ultimi mesi ha raccolto varie testimonianze per fare luce sulla regolarità dei contratti di lavoro dell'imprenditore. Nell'ambito dell'inchiesta risulta indagato anche il fratello dell'imprenditore arrestato, Salvatore La Gaipa, per il quale il gip ha disposto il divieto di dimora ad Agrigento.
"Sono un imprenditore turistico di seconda generazione, con un passato da giornalista e scrittore". Ecco come si presentava Fabrizio La Gaipa, sulla piattaforma Rousseau del M5S. Il 42enne era candidato alle regionali nella provincia di Agrigento dove ha fatto un comizio alla presenza di Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Giancarlo Cancelleri. La Gaipa, grazie al suo lavoro, è molto conosciuto ad Agrigento, dove ha ricoperto anche la carica di Presidente del consorzio turistico 'Valle dei Templi', incarico che ha abbandonato dopo l'annuncio della sua candidatura alle regionali per il M5S.
"Nutro una passione profonda, consolidata nel nostro territorio, per l'arte antica - recita ancora sul suo curriculum sulla piattaforma Rousseau - Recentemente mi sono impegnato in iniziative culturali innovative legate all'archeologia come l'apertura ad Agrigento dell'Hotel Costazzurra Museum Spa, primo archeo-hotel del mondo, eventi culinari legati alle tradizioni gastronomiche dell'antichità e persino la riscoperta di trattamenti e rituali estetici del passato quali il massaggio con lo strigile".
Ad Agrigento qualcuno dice che La Gaipa, dopo la batosta subita alle regionali, arrivando primo dei non eletti con i suoi4.357 voti, si stava già preparando alla candidatura delle Politiche.