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lunedì 28 settembre 2020

Sicilia in affanno. Le rilevazioni statistiche ci colgono in difficoltà: no opportunità di lavoro e covid-19 in ascesa

 1) Reddito di cittadinanza ?

Pare che il governo si avvii a mettere mano al reddito di cittadinanza.

I populisti al governo col Conte1 lo vollero, scartando altre possibilità più efficaci sul piano sociale, e -pare- i populisti col governo Conte2 sono pronti a toglierlo. 

Nessuno si meravigli: parliamo di populisti.

 In Sicilia, ad oggi, beneficiano del reddito di cittadinasnza 214.471 famiglie (549.240 persone). Chissà che qualcuno voglia accorgersi che l'iniziativa di estinguere quella norma rischia di avvenire proprio in un brutto momento: quando il covid minaccia nuove impennate nell'Isola e tantissime famiglie rischiano di dover ulteriormente restare a casa, prive di opportunità di lavoro, e prive di fonti di reddito. Confidiamo che alla brutta legge varata dal Conte1 subentri qualcosa di aderente alle logiche e alla realtà del sistema socio-economico.

2) Coronavirus prende vigore

In Sicilia  il numero dei nuovi casi di Covid 19, con i dati di oggi 28 Settembre, si scrive a tre cifre secondo il bollettino del ministero della Salute: 102 contagiati

Il numero dei ricoverati arriva a 294 persone, contro i 268 del giorno prima.

Cresce anche il numero dei pazienti in terapia intensiva: sono 15 (erano 14). Il bilancio di oggi mostra un altro morto (a Siracusa), che porta il numero complessivo delle vittime di coronavirus in Sicilia a 309 su 6785 casi totali dall’inizio della pandemia. 

Sono 17 le persone guarite, mentre in isolamento domiciliare vi sono attualmente 2434 persone. I tamponi effettuati sono 2414, un dato basso rispetto alla media dell’ultima settimana. 

Dei 102 nuovi casi 62 nuovi positivi sono relativi a Palermo e 12 a Catania, seguono Caltanissetta con 11, Ragusa con 11, Trapani con 5, Messina con 1, Enna, Siracusa e Agrigento con zero nuovi casi.

Cose da conoscere. Storie, sinossi, tabelle e curiosità per non essere disorientati (3)

Storia italiana per sintesi

1850

Il Piemonte e la visione laica

--Tra marzo e aprile il parlamento piemontese approva le leggi Siccardi (dal nome del ministro della Giustizia), destinate a sopprimere i privileggi sino ad allora goduti dalla Chiesa nel Regno di Sardegna.

--Il 12 Aprile papa Pio IX ritorna a Roma sotto la protezione delle truppe francesi.

--In Novembre entra a far parte del gabinetto D'Azeglio il Conte Camillo Benso di Cavour, come ministro dell'Agricoltura, del Commercio estero e della Marina.

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 Novecento nel mondo 

Le potenze nucleari

1945        Gli Stati Uniti effettuano 3 esplosioni nucleari;

1949        Arriva l'Unione Sovietica,

1952        Arriva la Gran Bretagna,

1960        Arriva la Francia,

1964        Arriva la Cina

1974        Arriva l'India

1998        Arriva il Pakistan

Altri arriveranno nel III millennio

Linguaggio

-Parole derivate da nomi propri-

=Bobby, così vengono chiamati, familiarmente,  i poliziotti in Gran Bretagna. Da Sir Robert Peel, lo statista che organizzò il corpo di Polizia di Londra nel 1850.

=Mentore, saggio e fedele consigliere che possiede una sorta di ruolo paterno nell'educazione di un individuo. Da Mentore, personaggio dell'Odissea, amico di Ulisse ed educatore del figlio di lui, Telemaco.

=Sciovinismo, nazionalismo eccessivo. Da Nicolas Chauvin, legendario soldato francese devoto a Napoleone di cui era proverbiale il patriottismo fanatico.

=Stacanovismo, atteggiamento di chi nel lavoro dimostra uno zelo fuori dal comune. Dal minatore russo A.G. Stachanov che nel 1935 conseguì un primato eccezionale nell'estrazione del carbone.

rubrica curata da Vincenzo

28 Settembre

 28 Settembre 1939

Seconda guerra mondiale: Germania e Unione Sovietica si accordano sulla divisione della Polonia dopo averla invasa. 

Estonia, Lettonia e Lituania sono costrette a firmare un “Patto di annessione e mutua difesa” che ammetteva l’ingresso delle truppe sovietiche sul loro territorio.

Foto Aned (Associazione nazionale ex
deportati) di militari italiani
liberati dai lager in territorio oggi
polacco.

 
Persone comuni, militari italiani,
 precipitate nel vortice degli orrori
dei lager del
 Terzo Reich
.
 Operai, contadini, mugnai, architetti,
artigiani, intellettuali, amministratori locali,
antifascisti, imprenditori, sportivi,
Tutta gente  travolta dall'abisso del
nazismo.

Sbagliano coloro che immaginano
che la questione abbia interessato
gente lontana.
No, pure contessioti passarono
attraverso le stesse peripezie.
Pochi tornarono in casa da
quell'inferno a guerra finita;
di altri, i più,
nulla si è mai saputo.


 
Nonostante combattesse tenacemente infliggendo gravi perdite ai tedeschi, l’esercito polacco venne sconfitto nel giro di qualche settimana. Dalla Prussia orientale e dalla Germania a nord e dalla Slesia e dalla Slovacchia a sud, le unità tedesche, con oltre 2.000 carri armati e oltre 1.000 aerei, avevano sfondato le difese polacche lungo il confine e avanzarono verso Varsavia, in un massiccio attacco di accerchiamento. In seguito ai pesanti bombardamenti aerei e terrestri, Varsavia si arrese ai tedeschi il 27 settembre 1939. Gran Bretagna e Francia, fedeli all’accordo a garanzia del confine polacco, avevano intanto dichiarato guerra alla Germania il 3 settembre 1939. 

L’Unione Sovietica, retta da un'analoga dittatura come quella tedesca, invase la Polonia orientale il 17 settembre 1939. Gli ultimi strascichi di resistenza termineranno il 6 ottobre. La linea di demarcazione per la spartizione della Polonia occupata dai tedeschi e dai sovietici seguiva il corso del fiume Bug.

Accadrà che la Germania nazista occuperà il resto della Polonia, quella assegnata all'Urss, mesi dopo, quando suo bersaglio sarà lo stesso suo precedente alleato sovietico, nel giugno 1941. 

La Polonia rimase sotto l’occupazione tedesca fino al gennaio 1945.

Contesa Entellina e Territorio. Cosa c'è da valorizzare (5)

Tesori ritrovati

1968-2008

Storia e Cultura Artistica

nell'Abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro

e nel suo territorio dal XII al XIX secolo

a cura di Mariny Guttilla

 II. Metodologia di ricerca storica e documentaria

Andrea Della Robbia,
Madonna col Bambino  (detta del cuscino),
Palermo, Galleria Regionale della
Sicilia
di Palazzo Abatellis

La ricerca dell'antico patrimonio dei beni abbaziali dispersio ha comportato, come prima si accennava, una capillare revisione storica. Il lavoro di ricerca ha preso l'avvio dalla consultazione dei fondi documentari presso l'Archivio di Stato di Palermo e l'Archivio della Curisa Arcivescovile di Monreale (Registro delle Sacre Visite, Inventari di consegna) nonchè dagli antichi fondi di inventari e cataloghi della Galleria Regionale della Sicilia di Palermo. Preziose ai fini della ricostruzione storica, se non determinanti circa la conoscenza della rifondazione olivetana della chiesa, sono state le ricerche dei fondi documentari di Sant'Agostino e di Santa Maria del Bosco, sotto titolo della Consolazione al Molo, condotte presso l'Archivio di Stato di Palermo da Angheli Zalapì, che ha elaborato con acume i dati raccolti. Le fonti storiche, manoscritte e a stampa, sono state messe a confronto con il materiale fotografico reperito presso collezioni private e gli archivi fotografici della Curia di Monreale e della Soprintendenza REgionale di Palermo. Contestualmente alla ricerca documentaria procedeva la ricognizione sul campo per giungere alla identificazione dei singoli beni storici nel territorio compreso tra Monreale, Palermo e Contessa Entellina. L'indagine a tappeto ha dato buon esito. A Monreale -oltre al già noto tondo in terracotta invetriata della Madonna del Bosco sono stati rintracciati bassorilievi, frammenti marmorei delle cappelle,  elementi dell'antica pavimentazione maiolica e un dipinto nei dipisiti del Palazzo Arcivescovile; nonchè oggetti liturgici e paramenti sacri nel Seminario. Altri arredi liturgici e oreficerie sono stati rinvenuti a Contessa Entellina, nella chiesa di Santa Maria dellre Grazie della Favara e un interessante fondo librario nella Biblioteca Comunale. A Palermo è stata intercettata una parte consistente della collezione pittorica, decorativa e libraria: dipinti e un gruppo scultoreo a villa Whitaker, sede della Prefettura; volumi e un manoscritto alla Biblioteca Centrale della Regione Sicilianas "Alberto Bombace" e alla Biblioteca Comunale; grandi pale d'altare nei depositi della Galleria Regionale della Sicilia; elementi lapidei e lignei nella chiesa della Magione. Un patrimonio eterogeneo di beni culturali che -seppure ben custodito- da quarant'anni non è visibile, ad eccezione del mosaico della Madonna con Bambino di Calatamauro e del busto marmoreo di Eleonora d'Aragona, esposti da tempo a Palazzo Abatello.

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Chi è interessato può leggere il testo precedente su L'Abbazia pigiando: L'Abbazia

domenica 27 settembre 2020

Una riflessione la settimana: il bello della democrazia, l'elettorato è volatile

  Nel Parlamento italiano attuale oltre un terzo dei rappresentanti eletti nel 2018 sono populisti (M5S), un'altra buona porzione è sovranista. I populisti si erano convinti di essere diventati a futura memoria padroni delle intenzioni di milioni di elettori che ad essi -invece- avevano semplicemente affidato la loro rabbia e la loro indisposizione nei confronti dei partiti dello schieramento di centro-destra e centro-sinistra. Grillo e seguaci -sbagliando- ritenevano di essere ormai padroni della simpatia e dell'ammirazione di quei tanti milioni di italiani esibendo in giro solamente comicità, incompetenza e superiorità rispetto alle regole della democrazia. Come dimenticare la visita dei due uomini di punta del movimento in Francia, non per incontrare Emmanuel Macron ma i gilet gialli che bruciavano le auto della gente comune ?

Gli italiani erano -votando i comici e gli incompetenti- semplicemente scontenti negli ultimi tempi dell'assenza di politica; sia della politica riformista (o -a chi piace- socialisteggiante) che dovrebbe caratterizzare il centro-sinistra che della politica liberale (o -a chi piace- moderata) che dovrebbe caratterizzare il centro-destra. Alla lunga era ovvio che l'elettorato avrebbe evitato di affidarsi a chi ieri sosteneva "uno vale uno" o a chi diceva di voler "abolire le auto-blù" e poi invece ha preteso auto blù e mantenimento di tutti i benefici prima definiti "privilegi".

  I populisti -ovunque e ogni volta che sono stati allungo al potere- hanno sempre creato le condizioni di cambio di sistema. A pagare è sempre stata la democrazia; accadde in Germania, in Russia, in Italia.

   Cosa è la democrazia ?

   La democrazia (o la libertà) non è un insieme di regole, è una disposizione dell'anima e della testa. I partiti del centro-destra liberale e quelli del centro-sinistra a sfondo sociale che stanno tornando a recuperare i loro elettori ricordino sempre che la libertà è difficile da riconquistare e che è ancora più difficile "averne cura"

La democrazia non è licenza per distrarre risorse pubbliche, essa è responsabilità. Così insegnò nei suoi giorni Giuseppe Mazzini e così ci ricorda ancora oggi Emma Bonino: "La libertà presuppone più doveri che diritti". 

Facendo diversamente torneranno nuovamente più forti sia i sovranisti che i populisti.

I giornali di oggi

 















Cose da conoscere. Storie, sinossi, tabelle e curiosità per non essere disorientati (2)

Storia italiana e non  per sintesi.

1849:

l'anno di tante sconfitte

--L'esercito piemontese viene sconfitto il 23 marzo a Novara da quello austriaco. Carlo Alberto abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II e si reca in volontario esilio a Oporto, in Portogallo. 

--Il 7 maggio Massimo D'Azeglio viene nominato capo del governo piemontese.

--Il 3 luglio cade, in seguito all'intervento francese, la Repubblica Romana sorta il 9 febbraio e retta da un triunvirato (Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi); un mese dopo cade anche la Repubblica di San Marco a Venezia.

--Il 9 agosto Piemonte e Austria firmano la pace di Milano la cui approvazione sarà ostacolata dal Parlamento di Torino, sciolto da Vittorio Emanuele II il 20 Novembre.

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 Novecento

due guerre mondiali e tanti militari caduti

I paesi che hanno vinto la prima e la seconda guerra mondiale hanno avuto più perdite di militari dei paesi che le guerre le hanno perse.

Prima guerra mondiale:

Gli alleati (Belgio, Francia, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Montenegro, Portogallo, Romania, Russia, Serbia, Stati Uniti) hanno avuto complessivamente 5.142.631 morti e 12.800.706 feriti.

Gli Imperi Centrali (Austria-Ungheria,  Bulgaria, Germania, Impero Ottomano) hanno avuto complessivamente 3.386.200 morti e 8.388.448 feriti.

Seconda guerra mondiale:

Gli alleati (Cina, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica, Altri) hanno avuto complessivamente 8.799.041 morti e 19.513.448 feriti.

Le potenze dell'Asse (Germania, Giappone, Italia, Altri) hanno avuto 6.069.723 morti e 7.641.000 feriti.

LINGUAGGIO

-Trappole-

Cancelliere, è il capo del governo o primo ministro in Germania e in Austria.

Se col termine Cancelliere ci rivolgiamo agli spagnoli loro intendono il loro ministro degli esteri.

Nel Regno Unito, il Cancelliere dello scacchiere è il ministro delle finanze e del Tesoro,  figura di primo piano in un paese in cui l'economia è motivo di conversazione nei pub, tanto è vero che abita al numero 11 di Downing Streat,  a fianco al numero 10 del primo ministro.

rubrica curata da Vincenzo

Alle radici del Cristianesimo

 La Bellezza

"La bellezza salverà il mondo" sostiene Dostoevskij.

Quale bellezza? 

Gaetano Passarelli
è autore del libro
"Iconostasi" da cui
di seguito in questa pagina
riprendiamo il XV
capitolo.


Sicuramente quella che dà visione estetica alla vita, all'esistenza. Quella che dà visione alla capacità di superare l'esistente ed esplorare le frontiere del possibile. Con quell'espressione Dostoevskij -secondo alcuni interpreti- intende sottolineare le mostruosità e le grandi cattiverie del presente e nello stesso tempo additare (rivelare?) alcune sintesi esistenziali e persino storiche.

Ovviamente non si tratta di rifiutare l'esistenza che la storia di ciascuno porta su di sé ma di valorizzare i frammenti di bontà, di frastellanza e di bellezza che la Storia sicuramente (seppure, il più delle volte, sporadicamente) a ciascuno offre.

Per Dostoevskij, e per la religiosità cristiano-orientale, l'icona è un'opera d'arte perfetta. In essa confluisce materiale di scarso pregio, come è una tavola di legno, e nello stesso tempo messaggi di alto significato. In una immagine vengono infatti riportati significati disparati della vita dell'uomo, di ciascun uomo. Sta a ciascuno degli uomini quindi non solamente apprezzare la bellezza e lo splendore dei colori, ma saper cogliere e leggere il significato in relazione alla propria esistenza, alla propria esperienza, alla propria sensibilita'.

Bellezza, per chi sa leggere le icone, è pertanto il significato ed il messaggio,  piuttosto che lo splendore dei colori. Su questa tematica esiste una vastissima, immensa, letteratura a sfondo religiosa. A noi è piaciuto estrapolare il testo che segue.

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Dal libro di Gaetano Passarelli ICONOSTASI (La teologia della bellezza e della Luce), 

XV
Discesa agli Inferi
(pag. 248)
Introduzione
"Alcuni scribi e farisei lo interrogarono: Maestro, vorremmo che ci facessi vedere un segno". Ed egli rispose: Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno del profeta Giona. Come infatti, Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
  Ecco allora, che secondo la sua promessa il Re della Gloria rivestito della porpora della sua carne  ha visitato i prigionieri e ha proclamato la liberazione di coloro giacevano nelle ombre.
   Assunse la nostra carne per darci sovrabbondanti le sue grazie e il suo corpo  fu come esca gettato in braccio alla morte, affinchè, mentre il drago infernale sperava di divorarlo, dovesse invece vomitare anche coloro che aveva già divorato. Egli, infatti, precipitò la morte per sempre e asciugò da tutti gli occhi di lacrime.
   E' entrato nelle fauci della morte e, come Giona nel ventre del cetaceo, ha soggiornato tra i morti, non perchè vinto, ma per racattare la dramma perduta, la pecorella smarrita: Adamo. Fiaccola portatrice di luce, la carne di Dio, sottoterra dissipas le tenebre dell'Inferno. La luce risplende tra le tenebre.
   L'icona della Resurrezione di Cristo che vogliamo presentare è la rappresentazione iconografica di questo grande mistero: la discesa del Signore agli Inferi per liberare le anime dei giusti.
   Questo poteva farlo solo lui. Dice, infatti,  l'apostolo Paolo: "  Ascendendo in cielo ha portato con sé i prigionieri. (...) Ma che significa la parola "ascese", se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose: Gesù Cristo, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua eguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, accogliendo la condizione dio servo e diventando simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce".
   Nella tradizione delle Chiese bizantine, infatti, sono essenzialmente due le rappresentazioni iconografiche : la Discesa agli Inferi e le Donne recanti aromi (miròfore)  al sepolcro. Sono due modi di esprimere lo stesso concetto: "Cristo è risorto!".

L'Icona
L'icona della Discesa agli Inferi che abbiamo scelto come esempio da spiegare e meditare non differisce sostanzialmente dalle diverse varianti che si possono trovare su questo tema iconografico.
  Si può, infatti, avere il Cristo che, con il rotolo tra le mani senza la croce, o con la croce alle sue spalle sostenuta o meno da angeli, prende la mano del solo Adamo o ambedue i progenitori, collocati insieme o ai suoi due lati, o ancora una rappresentazione del mondo infernale al di sotto dei suoi piedi, più o meno popolato o scenograficamente più pittoresco.
   Tutto ciò non varia, però, né aggiunge particolari significati simbolici e teologici alla scena principale che è splendidamente rappresentata in questa icona nella sua essenzialità. L'icona appartiene alla scuola di Novgorod ed è datata aò XVI secolo (Tavola 15).

Il chirografo
Al centro vestito di vesti dorate "il Figlio eterno e ineffabile di Dio. Dio nostro egli stesso", che "vinto da tenero amore scese nel mondo per ritrovare la sua creatura smarrita,  e in modo sapiente e divino, da qual era, si mise alla ricerca. Si incarnò in una madre da lui purificata e santificata, e quando egli viene verso di noi portando la propria carne come lucerna accesa, il fuoco e l'olio della divinità a lui servono per illuminare l'universo; poichè di fuoco e di argilla è fatta la lucerna. Così dava bagliori di divinità e d'incarnazione la luce della lucerna, il Cristo che è vita e risurrezione".
   Cristo ha nella mano sinistra un rotolo: è il chirografo del peccato. Quella brutta cambiale sottoscritta dai nostri due progenitori.
   "Chi rimette i debiti a tutti gli uomini, volendo perdonare le antiche offese, spontaneamente venne presso i disertori della sua grazia e, lacerato il chirografo del peccato, guida tutti alla cognizione divina, illuminando di splendore le menti".
   Egli appare non come prigioniero, ma come vincitore, come liberatore di coloro che erano imprigionati e lo fa tendendo la mano ad Adamo. Per lui, infatti, era sceso sulla terra e, non avendolo trovato, s'é spinto fin negli Inferi per cercarlo".
   "Va a cercare il primo uomo come la pecora smarrita, Vuole visitare anche quelli che abitano nelle tenebre e nell'ombra della morte. Si, è verso Adamo prigioniero e verso Eva anche lei prigioniera che Dio si rivolge (...) per liberarli dai loro dolori".

I giusti
Sotto i piedi di Cristo stanno le porte sconquassate degli Inferi. Ai suoi due lati, in primo piano abbiamo alla sua destra Adamo e a sinistra Eva, vestita di rosso. Il rosso simboleggia l'umanità: ella è, infatti, la madre dei viventi. Ha le mani coperte in segno di adorazione.
   Romano il Melode pone in bocca al Signore queste parole: "Vieni, Adamo con Eva, venite a me, ora, senza timore per i debiti dei quali dovete rispondere, perchè tutto è stato da me saldato, da me che sono la vita e la resurrezione".
   Dietro ai progenitori fa capolino una schiera di giusti. Alcuni di loro sono riconoscibili dal modo di essere rappresentati. Alle spalle di Adamo, infatti, si riconoscono le figure di Davide, barbuto, e del figlio Salomone, rivestiti degli abiti regali. In seconda fila, Giovanni Battista e Daniele con il caratteristico copricapo. Mentre dietro Eva vi è mosè con le tavole della legge tra le mani, poi Isaia e gli altri profeti che abitavano nell'Ade con tutti i morti. Costituiscono una rappresentanza del "popolo immerso nelle tenebre"; "quelli che dimoravano in terra e ombra di morte" su cui si è levata la Luce, il Sole di Giustizia.
   L'ade si apre ai piedi del Cristo glorioso come una caverna nera del tutto simile alla grotta di Betlemme nell'icona della Natività e alle acque oscure della Teofania.
   Canta, infatti, Romano il Melode: "Noi, che siamo stati sepolti con Cristo e che per il 'Battesimo siamo stati resuscitati con lui, salmodiamo e cantiamo, dicendo: "Dov'è, o morte, la tua vittoria? Ade, dov'è il tuo pungiglione? Il Signore è, infatti, risorto; lui, la vita e la resurrezione"".
   Sullo sfondo, si innalzano le montagne che rappresentano la profondità degli Inferi.

Discesa agli Inferi
"Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio e solitudine perchè il Re dorme.
   La terra ha tremato e si è placatra, perchè Dio si è addormentato nella carne, e ha svegliato quelli che dormono fin dalle origini. Dio è morto nella carne e il soggiorno dei morti si è messo a tremare".
   Chi ha la fortuna di poter vivere intensamente la settimana santa in una Chiesa di tradizione bizantina sente dentro di sé l'ansia della domenica, il momento in cui si può cantare insieme a tutta l'assemblea: "Cristo è risorto!".
   E' un'esperienza che la sola lettura dei testi riesce a comunicare in parte. Questi, infatti,  sono stati concepiti per essere letti o cantati in una cornice ambientale che crea la giusta atmosfera, fatta di significati,  di armonie musicali, di gestualità, di profumi  e d'incenso. In altre parole, in un ambiente e in una situazione in cui i cinque sensi vengono coinvolti per essere santificati. A tal proposito dice san Giovanni Damasceno: "Purifichiamo i nostri sensi e contempleremo con la luce inaccessibile della resurrezione Cristo sfolgorante".
   L'esperienza di Dio non riguarda solo l'intelligenza o solo lo spirito, è l'uomo nella sua totalità, nella dimensione del suo essere che si avvicina al suo Creatore. Tuttavia anche da una analisi fredda dei testi delle ufficiature che si susseguono dal sabato di Lazzaro, facilmente si evince che la Chiesa è tutta protesa all'annuncio della resurrezione. E' una notte, che attende l'alba -come ogni domenica è immagine di quella domenica-, poichè da quell'alba "tutto risplende di luce: il cielo, la terra e gli inferi".
   I riti della domenica di Pasqua, nella Chiesa bizantina, iniziano di buon'ora.
   Ricordiamo che un edificio sacro di tradizione bizantina è essenzialmente diviso in tre parti: il nartece o vestibolo, la navata, in cui stanno i fedeli, e il santuario o bema, al cui centro si trova l'altare. Il santuario è diviso dalla navata da una sorta di balaustra a cui sono sospese  le icone e perciò detta "iconostasi".
   Si sentono le voci dei cantori che guidano la veglia. Terminata questa prima parte, il celebrante principale entra nel santuario e va ad accendere la sua candela alla lampada da sempre ardente, quindi portatosi davanti all'iconostasi intona il canto invitatorio: "Venite, prendete la luce dalla Luce che non tramonta e rendete gloria a Cristo, il Risorto dai morti!".
   Dopo che tutti hanno acceso il loro cero, si forma una processione e si esce fuori dalla chiesa, mentre alle loro spalle si chiudono le porte.
   Secondo le varie usanze, o sulla soglia della chiesa o in altro luogo, viene letto il vangelo di Matteo in cui si dice che "passato il sabato, all'alba cdel primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro", seguitando con l'apparizione di Cristo Risorto.
   Terminata la lettura del Vangelo, il celebrante principale si avvicina alla porta chiusa della chiesa e bussa, battendo con la croce che reca in mano. Con tono perentorio intima: "Alzate le vostre porte, o principi, aprite le vostre porte eterne, sta per entrare il Re della gloria".
   Una persona -solitamente il sacrestano o un chierico- che era rimasta all'interno della chiesa, risponde: "Chi è questo Re della gloria?".
   Il celebrante: "Un Signore forte e potente, un Signore forte in guerra" e ripete l'intimazione "Aprite le vostre porte ...".
   L'altro dall'interno, facendo grande strepito di catenacci e ferraglia, comer volesse serrare ancor di più la porta, chiede con insistenza; "Chi è questo Re della gloria?".
   Alla terza intimazione seguita dalla medesima richiesta di identificazione, il celebrante grida: "Il Signore delle potenze, questo è il Re della gloria", e spinge i battenti che questa volta si aprono, lasciando vedere la chiesa tutta illuminata e profumata dagli incensi più preziosi e fragranti.
   Il celebrante, come un nuovo Mosé, entra per primo intonando il canone del Damasceno: "Giorno della resurrezione, risplendiamo di luce, om popoli! E' la Pasqua del Signore, Pasqua! Dalla morte alla vita, dalla terra al cielo, Cristo Dio ci ha fatto passare, cantando l'inno della vittoria!".
   Nello sfolgorio di luci, nella gloria della resurrezione il fedele ha davanti ai suoi occhi la rappresentazione iconografica della Discesa agli Inferi del Signore. Quella che anche noi, in questo momento, possiamo contemplare. E tutto sembra concorrere a illustrargliela. Ma se fino alla fine non ne avesse compreso ancora il senso, ecco venirgli in soccorso la breve omelia di san Giovanni Crisostomo (+407).
   Viene declamata dal celebrante al termine della Liturgia pasquale proprio come catechesi finale della festa: un inno alla misericordia del Signore.

   "Se vi è persona pia e amante del Signore, goda di questa lieta e luminosa festa! Ogni servitore fedele entri giulivo nel gaudio del Signore. E chi ha faticato digiunando, riceva ora la sua ricompensa. Chi ha lavorato fin dalla prima ora, riceva oggi il giusto salario. Chi è arrivato dopo la terza, sia lieto nel rendere grazie. Chi è giunto dopo la sesta, non esitio affatto: non riceverà alcun danno. Chi si è attardato fino alla nona, venga avanti, non tema. Chi è arrivato solamente all'undicesima, non si rattristi per il ritardo.
   Il Padrone, infatti, è generoso: accoglie l'ultimo così come il primo. Concede il riposo a quello dell'undicesima ora, come all'operaio che ha lavorato fin dalla prima. Ha pità dell'ultimo e premia il primo. A questi dà, a quello regala. Accetta le opere e loda l'intenzione. Apprezza l'azione e loda il buon proposito.
   Orsù, dunque, entrate tutti nella gioia del Signore nostro: primi ed ultimi, ricevete la ricompensa; ricchi e poveri, danzate insieme; temperati e spensierati, onorate questo giorno; abbiate o no digiunato, rallegratevi, oggi.
   La mensa è ricolma, gustatene tutti a sanzietà. Il vitello è abbondante, nessuno si alzi affamato. Tutti prendete parte al banchetto della fede. Godete tutti della ricchezza della bontà. Nessuno si lamenti della miseria: si è manifestato, infatti, il comune Regno.
   Nessuno pianga per i suoi peccati: il perdono si è levato dal sepolcro. Nessuno tema la morte: ci ha, infattio, liberati la morte del Salvatore; l'ha distrutta mentre era stretto da essa. Ha punito l'inferno colui che è disceso agli Inferi; l'ha amareggiato, perchè aveva toccato la sua carne. E Isaia l'aveva previsto quando gridava:  "L'Inferno fu amareggiato quando s'incontrò con te negli abissi".
   Fu amareggiato perchè fu distrutto, fu amareggiato perchè fu ingannato; fu amareggiato, pechè fu incatenato. Ha preso un corpo e s'è trovato dinnanzi un Dio, ha preso della terra e ha incontrato il Cielo, ha preso il visibile e s'è imbattuto nell'Invisibile.
   Dov'è, o morte, il tuo pungolo ? Dpv'è, o Ade, la tua Vittoria ?
   Cristo è risorto e tu sei precipitato. Cristo è risorto e i demoni sono caduti. Cristo è risorto e gli angeli si rallegrano. Cristo è risorto ed è sorta la città della vita. Cristo è risorto e nessun morto resta nel sepolcro.
   Cristo, infatti, risuscitando dai morti, è divenuto primizia di coloro che dormono nei sepolcri. A lui sia gloria e potenza nei secoli".
























Il Cristo e Adamo
   Cristo è vero Dio e vero uomo: nella sua aureola si legge infatti colui che sono che indica la sua divinità, e la scritta Gesù Cristo ai lati  che specifica trattarsi della Seconda Persona della Trinità che si è incarnata.
   Le sue vesti sono giallo-oro, perchè l'oro non è l'attributo del postulante o del candidato che si avvia alla morte, ma di chi si solleva e rinasce vittorioso dalla prova. E' la veste del Re.
   Dietro le sue spalle la veste svolazza: rappresenta il movimento, la discesa.
   "In quel tempo, egli salì sulla croce, come lucerna sul lucerniere -ha cantato Romano il Melode-  e di l+ contemplava la prima creatura, Adamo, seduto nell'ombra e nelle tenebre. Subito si mise in cammino con la carne, lui, l'Inseparabile, che mai si è separato dal seno del Padre, e che riempie tutto che viene ad esistere.
   "-Venne, allora, una voce che diceva: "Aprite le porte!". Udita questa voce per la seconda volta, l'Ade rispose come se non lo conoscesse, dicendo: "Chi è questo re della gloria?". Gli angeli del padrone gli risposero: "Un Signore forte e potente, un Signore potente in guerra". A queste parole, le porte bronzee subito furono e ridotte a pezzi, le sbarre di ferro polverizzate-".
   Ai piedi di Cristo si vedono, infatti, due battenti scardinati e sparsi un pò dappertutto chiavistelli, chiodi e catene.
   "Entrò, come un uomo, il re della gloria e furono illuminate tutte le tenebre dell'Ade. (...) Il re della gloria, stese la sua mano, afferrò e drizzò il primo padre Adamo; poi si rivolse a tutti gli altri e disse: 'Dietro di me voi tutti che siete morti a causa del legno toccato da costui! Ecco, infatti, che io vi faccio risorgere tutti per mezzo del legno della croce' ".
   E' suggestivo il dialogo fra Cristo e Adamo nell'Omelia attribuita a Epifanio di Salamina di Cipro. Il santo vescovo scrive che "presolo per mano, lo scosse, dicendo: 'Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti', (...) 'IO sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio, che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati A coloro che erano morti: Risorgete!
   A te comando Svegliati!, tu che dormi! Non ti ho creato perchè rimanessi prigioniero nell'inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine. Risorgi, usciamo da qui! (...)
   Per te, io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te, io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io, che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi sono diventato libero tra i morti. Per te che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai giudici e in un giardino sono stato messo in croce.
   Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.
   Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all'albero' ".

L'Ade
   Chi crede che le interviste siano un prodotto della nostra epoca si sbaglia, Romano il Melode ne fece una circa dodici secoli fa e a un personaggio non certo facile: l'Ade. Seguiamolo nella sua impresa.
   "Il tuo cammino verso l'Ade non è noto, o mio Salvatore, se non all'Ade, e a motivo di quello che ha veduto, e per quello che ha patito, egli è stato in grado di sperimentare la tua potenza. A lui dunque per primo mi propongo di chiedere che cosa sia accaduto".
   E subito spiega perchè vuole fare quell'interbista:"Pur avendo saputo dei tuoi amici come esattamente tu sia risuscitato, ho a cuore di mettere per base  alla mia fede anche le prove di quelli che ti odiano".  E' una prova della verità, perchè "chia ama, tende ad abellire, trattando del proprio amico. Chi odia, dice il vero anche senza volerlo, insegna la Scrittura: "La salvezza proviene dai nostri nemici e da quanti ci odiano?".
   Passiamo al primo quesito: "Dimmi, Ade, eterno nemico della mias razza, come hai potuto tenere nella tomba colui che ha amato la mia razza? Per chi l'avevi scambiato?".
   Risponde l'Ade: "Tu, o uomo, vuoi sapere come il mio assassino è sceso contro di me?". Sono distrutto e non ho nemmeno la forza  di ruggire contro di te. Mi sento ancora istupidito. O uomo, mi sembra ancora di guardarlo nel momento in cui compresi, vedendo che le spoglie del giacente si muovevano. E un minuto dopo, con un balzo vogoroso esse si rizzarono e con le sue mani,  che io avevo legate, quelle mani me le pose sulla gola, e tutti quelli che avevo già inghiottiti, li ho vomitati. Ma perchè rimpiangere i morti dei quali fui derubato? Su me stesso mi lamento, per il modo con cui mi hanno imbrogliato. (...)
   Tuttavia, se me lo permetti, ho da replicare ancora: Chi non si sarebbe fatto ingannare nel vederlo avviluppato nella sindone e calato nel sepolcro? Chi sarebbe stato così stupido da non capire che fosse morto, allorchè me lo portavano, dopo che lo avevano unto di mirra e di aloe? Chi avrebbe ancora negato la morte di lui nel guardare la pietra posta là dove era stato deposto?  Chi avrebbe potuto immaginare cosa simile, o chi mai avrebbe potuto attendersi che si dica oggi: "E' risorto il Signore"? (...)
   Ad alta voce, Sofonia,  gridava verso Adamo "Ecco colui che avevi atteso sino al giorno della resurrezione, come io te l'avevo predetto".
   Dopo di lui, Naum annunciava la buona novella al povero, dicendo: "E' uscito da terra soffiando sul tuo volto, e ti strappa dall'oppressione".
   E Zaccaria esultante esclamava: " Sei venuto, o Dio nostro, con i tuoi santi".
   E Davide cantava quel salmo dal chiaro significato: "Come un forte si è destato colui che dorme".
   Mentre avevo il volto schiaffeggiato da profezie, salmi e inni, anche le donne si alzarono a profetizzare e danzavano per insultarmi. (...) Ah! Di quanti mali fu madre una sola notte! Di quanti orrori fu padre un solo mattino! Una aveva generato le mie sofferenze, l'altra facendovi seguito ha dato il nome: resurrezione, essi dicono il giorno della mia caduta".
   "Questa fu la risposta dell'Ade alla mia interrogazione", da questo mentitore "ho tratto la verità. Ecco perchè ho grande gioia in me: perchè l'enigma proposto da SAnsone tanto tempo fa, io adesso ho tolto: "Dal divoratore -l'Ade-  e dal forte è uscita una sola parola di dolcezza: il Signore è risorto' ".

Conclusione
   "Il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l'ultimo Adamo divenne spirito datore di vita, Non vi fu prima il corpo spirituale; ma quello animale, e poi lo spirituale,  Il primo uomo tratto dalla terra  è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. Quale è l'uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. E come abbiamo portato l'immagine dell'uomo di terra, così porteremo l'immagine dell'uomo celeste".
   Cosicchè con una sola mente , un solo cuore, una sola voce, possiamo gridare: "Venero la tua Croce, o Cristo Dio; glorifico il tuo sepolcro, o Immortale; e festeggiando la tua resurrezione, esclamiamo: E' risorto il Signore!".

27 Settembre

 27 Settembre  1557 

Palermo: una spaventosa alluvione provoca un’ondata di fango che dai monti sovrastanti la città, si riversa su di essa lasciando per le vie una scia di morte e distruzione. Le vittime furono più di 7000.

Riportiamo la descizione di quell'evento come curata da Rosario La Duca (1923-2008), storico dell'arte, ingegnere, accademico e politico palermitano.

Un evento segnalato dagli annalisti che si limitano a registrare l’evento e ad attribuire la responsabilità dell’alluvione a un gabelliere che avrebbe ostruito con delle fascine il condotto del maltempo per impedire il contrabbando. L’occasionale rinvenimento della relazione di Pietro Agostino, Maestro Razionale del Regno ma anche umanista e collezionista di antichità, inviata al vicerè Juan de la Cerda duca di Medinaceli il 7 ottobre 1557 permette non solo di ricostruire l’evento, ma anche di comprendere come incise sul tessuto economico e sociale della città. Agostino inizia il suo racconto delineando le cause idrogeologiche che hanno provocato l’inondazione. Le acque meteoriche da Monreale s’incanalavano nella depressione che porta alla fossa della Garofala (viale delle Scienze) e scendevano nell’avvallamento posto nei pressi della chiesa di nostra signora de Ytria o della Pinta (Porta di Castro) da dove, utilizzando una canalizzazione sotterranea (condutto di maltempo), giungevano sino alla chiesa di San Sebastiano e al piano del Tarzanà per riversarsi in mare. Il Senato di Palermo, conscio del pericolo, aveva costruito nel 1554 un canale di gronda e un muro-diga (una sorta di briglia) a due miglia della città (circa 3 Km.) all’altezza del ponte di Corleone (Baby Luna) per intercettare le acque che scendevano da Monreale e scaricarle nel fiume Oreto. La messa in sicurezza di quest’area della città è legata alla fase espansiva economica e demografica che caratterizza la Palermo del 500. Nel 1505 gli abitanti della città ammontano a 25.000 anime, mentre nel 1570 saranno 70.000. Un motore di crescita formidabile che innesca ricadute economiche e sociali oltre a promuovere un rinnovamento della struttura urbana cittadina. Palermo si accinge a diventare una città rinascimentale che può competere con altre realtà urbane italiane ed europee. Bisogna recuperare aree destinate all’edilizia abitativa, anche se sottoposti a rischio idrogeologico come quelle che insistono nell’area del Kemonia, tradizionalmente sottoposte a inondazioni in caso di maltempo, marginali rispetto alla città medievale felicemente collocata su uno sperone roccioso che la mette al riparo dalle alluvioni. Bisogna favorire la lottizzazione e la speculazione edilizia poichè la città ha fame di spazi edilizi. Il farmacista La Valli, con il capitale accumulato esercitando l’arte dell’aromataria e del prestito a usura, inizia a comprare giardini nell’area soggetta al rischio d’inondazione in caso di maltempo (via Castro), dando il via a un piano edilizio che permetterà la realizzazione di 500 abitazioni. Un evento meteorico eccezionale mette in crisi sia il muro-diga, sia i palazzinari. Tra il 21 e il 22 settembre 1557 inizia a piovere senza alcuna pausa sino al 27 quando le precipitazioni s’intensificano rovesciando sulla città e il contado acqua senza fine et cum vehemenzia extrahordinaria. Il muro-diga di ponte di Corleone non riesce a contenere la piena e l’acqua scolma verso la fossa della Garofala e si accumula nella depressione sotto le mura della città sino a toccare i 4 metri di altezza. Verso il vespro (al tramonto del sole) del 27 le precipitazioni assumono le caratteristiche di un nubifragio e il muro-diga cede. L’onda di piena con il suo carico di fango e detriti si riversa verso la città con multa furia e intorno alle 20 colpisce le mura, spesse un metro e ottanta, all’altezza della chiesa dell’Ytria, detta anche della Pinta, come un maglio provocando una breccia lunga m. 44 metri e alta m. 4 (ampia circa 176 mq.) spandendone i detriti per un’area di circa 80 metri. Testimoni impotenti alcune persone che erano sugli spalti del palazzo reale che non poterono fare altro che gridare il loro terrore mentre crollavano la chiesa dell’Ytria e cinquecento case de novo fabbricate travolgendo tutti gli abitanti. L’onda di piena si riappropria del corso del Kemonia continuando il suo percorso sino a Ballarò e allagando la piazza che insiste sul fronte della chiesa del Carmelo. Prosegue per Rua Formaggi e la Ferraria (via dei Calderari) danneggiando il monastero della Martorana e quello della Moschitta oltre a far crollare molte case. Incanalandosi per la via dei Lattarini l’acqua si divide in più braccia: una parte allaga la Vucciria vecchia, mentre un’altra distrugge i magazzini di frumento vicino la chiesa di nostra signora della Misericordia e i depositi di legname. Le travi trasportate dalla furia della piena martellano come degli arieti le case e le botteghe della Loggia (il cuore pulsante della finanza palermitana) e ne fanno crollare 14. L’onda di piena s’incanala, quindi, nella strada della Merceria per dirigersi verso la Cala dove, abbattendo le mura vicino alla Dogana vecchia, esaurisce la sua corsa devastatrice gettandosi in mare. La massa d’acqua che si è riversata nelle strade della città è imponente dato che raggiunge nelle strade coinvolte un livello che oscilla tra m. 1,50 e m. 3. Le prime luci dell’alba illuminano una città devastata e invasa dal fango e dai detriti: i cadaveri giacciono nelle strade, nelle chiese, sotto le macerie e nel mare, dove galleggiano accanto alle carogne degli animali sorpresi nelle stalle. Agostino riesce a descrivere l’orrore di quell’evento con poche ed efficaci parole: horribile la obscurità della notte, li terremoti delle case che cascavano, li stridi de li homini, li ululati delle donne et lo spavento della morte con la continua pioggia. Il Maestro Razionale, esaurita la descrizione dell’evento, tenta di fare un bilancio dei danni subiti dalla città: le vittime sono almeno duemila senza contare le persone trascinate in mare dall’onda di piena e difficilmente recuperabili; gli animali da soma morti superano le 200 unità. La stima delle perdite subite per l’evento calamitoso è di scudi 200,000 computando: un migliaio di case completamente distrutte, moltissime altre gravemente danneggiate; oltre 3000 salme di frumento conservate nei magazzini della Misericordia irrecuperabili; merci, tessuti, arredi di numerosissime case e di due aromaterie (farmacie) scomparsi nel fango. Il Pretore e i giurati palermitani organizzarono i soccorsi ripulendo le strade, puntellando le case pericolanti e, soprattutto, facendo seppellire i morti e allontanando gli animali morti della città consapevoli dei rischi di un’epidemia che avrebbe avuto effetti devastanti. Un vero e proprio flagello di Dio che il Cardinale di Palermo esorcizza imponendo con bando: tre giorni di penitenza, confessioni, digiuni e partecipazione a processioni oltre al sacramento della comunione. L’alluvione se da un lato provoca lutti e rovine, dall’altro accelera i processi urbanistici già in atto. Una tempesta perfetta provocata da un evento meteorico eccezionale che s’innesta sui guasti provocati dall’azione degli speculatori edilizi e sulle difficoltà da parte dell’amministrazione comunale di mettere in sicurezza il territorio.




sabato 26 settembre 2020

Contessa Entellina . Seduta Consiliare il 29.09.2020, alle ore 17,oo

 Seduta Consiliare per trattare:








9) Approvazione Bilancio di Previsione 2020/2022 e relativi allegati.

Cose da conoscere. Storie, sinossi, tabelle e curiosità per non essere disorientati (1)

 Storia italiana per sintesi.

1848

avvenne un quarantotto  

-Il 12 gennaio scoppia un moto insurrezionale a Palermo;

-l'11 febbraio il re delle Due Sicilie Ferdinando II  cede alle pressioni degli insorti e concede la Costituzione;

-il 17 febbraio anche il granduca di Toscana Leopoldo concede una Costituzione;

-il 4 marzo il re di Sardegna Carlo Alberto  promulga lo Statuto Albertino, che formerà  la base della fututa Costituzione del Regno d'Italia;

-il 25 marzo, dopo le insurrezioni di Venezia e Milano, Carlo Alberto dichiara guerra all'Austria: è  l'inizio della prima guerra d'indipendenza. Dopo la vittoria di Goito in maggio, l'esercito piomontese viene sconfitto in luglio a Custoza;

-il 9 agosto si arriva all'armistizio di Salasco;

-il 24 novembre, dopo l'uccisione del ministro pontificio Pellegrino Rossi, papa Pio IX fugge a Gaeta.

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 Novecento

due guerre mondiali e tanti caduti

A)= Nel corso della prima guerra mondiale l'Italia ha subito perdite militari come di seguito:

--morti 650.OOO,

-feriti 947.000.

B)= Nel corso della seconda guerra mondiale l'Italia ha subito perdite militari c.s.:

-morti 135.723,

-feriti 225.000.

Linguaggio

-Trappole-

--Aeronautica: è sempre e solamente quella militare. Dire o scrivere aeronautica militare è pleonastico.

--L'Aviazione -invece- può essere o civile o militare.

rubrica curata da Vincenzo

26 Settembre

 26 Settembre 2006 

Il Vaticano scomunica l’arcivescovo Mons. Emmanuel Milingo insieme ai quattro vescovi da lui ordinati, in quanto sposati.

Mons. Milingo, arcivescovo emerito di Lusaka, era divenuto famoso per le sue liturgie di guarigione. Nel 2001 egli si era sposato con Maria Sung, una donna coreana, varando insieme a lei una collaborazione con la setta di Moon per la diffusione in Africa di una pseudo-religione con clero sposato. Giovanni Paolo II aveva con pazienza cercato tutti i modi per ricondurlo nell'alveo della Chiesa, riuscendovi solo per poco tempo. Dopo un periodo di silenzio, mons. Milingo era riapparso da poco negli Stati Uniti.

Questo il testo integrale della nota vaticana: 

«La Santa Sede ha seguito con viva apprensione l'attività posta in essere recentemente da Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Emmanuel Milingo, Arcivescovo emerito di Lusaka, con una nuova Associazione di sacerdoti coniugati, seminando divisione e sconcerto fra i fedeli. Esponenti a vario livello della Chiesa hanno invano cercato di contattare l'Arcivescovo Milingo, per dissuaderlo dal proseguire in azioni che provocano scandalo, soprattutto nei riguardi dei fedeli che hanno seguito il suo ministero pastorale a favore dei poveri e dei malati. Tenuto conto della comprensione manifestata, anche di recente, dal Successore di Pietro verso questo anziano Pastore della Chiesa, la Santa Sede ha atteso con vigilante pazienza l'evolversi degli eventi, i quali, purtroppo, hanno condotto l'Arcivescovo Milingo a una condizione di irregolarità e di progressiva aperta rottura della comunione con la Chiesa, prima con l'attentato matrimonio e poi con l'ordinazione di quattro vescovi domenica 24 settembre a Washington D.C. 

Per questo atto pubblico sia l'Arcivescovo Milingo che i quattro ordinati sono incorsi nella scomunica latae sententiae, prevista dal canone 1382 del Codice di Diritto Canonico. Inoltre la Chiesa non riconosce e non intende riconoscere nel futuro tali ordinazioni e tutte le ordinazioni da esse derivate, e ritiene che lo stato canonico dei quattro presunti vescovi sia quello in cui si trovavano prima dell'ordinazione. La Sede Apostolica, sollecita come è dell'unità e della pace del gregge di Cristo, aveva sperato nell'azione fraterna di persone vicine all'Arcivescovo Milingo, per un suo ripensamento e per un suo ritorno alla piena comunione con il Papa. Purtroppo gli ultimi sviluppi hanno allontanato tali speranze. In momenti di sofferenza ecclesiale come questo, si intensifichi la preghiera di tutta la comunità dei fedeli.


venerdì 25 settembre 2020

Motivi per riflettere. Noi gente del XXI secolo

Detti e fatti vari

Dopo la notizia dei fondi dell'Obolo di San Pietro 

usati per l'acquisto di un palazzo a 

Londra per 160 milioni, 

l'inchiesta sale di livello e punta su 

Angelo Becciu che avrebbe dirottato 

denaro delle elemosine verso 

fondi speculativi e favori alla

 famiglia. Ora Francesco ordina

 chiarezza e punizioni per i responsabili

L'Espresso

 Matteo Matzuzzi, giornalista

Oggi, giovedì 24 settembre, il Santo Padre ha accettato la rinuncia dalla carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e dai diritti connessi al Cardinalato, presentata da Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Angelo Becciu.

Riassunto: alle 20 un comunicato vaticano dice che Becciu "rinuncia" alla carica di prefetto e ai "diritti del cardinalato". Motivo? Boh. Resta cardinale ma decade da tutto e non entrerà in Conclave. Evidentemente, per il Papa, deve averla fatta grossa. Qualunque cosa abbia fatto.

Angelo Scola, cardinale

"Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete salvi" (San Paolo: 2Cor 1,24).

Angelo Bagnasco, cardinale

La religione non è una questione privata.

Peter Gomez, giornalista

Papa Francesco pensiona Becciu: resterà cardinale ma senza più diritti. Era finito nell’inchiesta sul palazzo di lusso a Londra.

ACI-Stampa, informazioni sulla Chiesa

 Nel comunicato della Sala Stampa della Santa Sede non c’è una ragione ufficiale per cui si sia arrivati a questa decisione. Tuttavia, il pensiero di tutti è corso subito alle indagini connesse alla compravendita di un immobile di lusso a Londra, a Sloane Avenue, da parte della Segreteria di Stato vaticana. Indagini che recentemente si sono allargate, e che hanno puntato il dito anche su una vicenda legata ad una cooperativa sarda, la Spes di Ozieri, presieduta dal fratello del cardinale. 

Tutto comincia con la vicenda di Londra. Da sostituto della Segreteria di Stato, Becciu aveva avallato l’investimento e anche le successive procedure di acquisizione prima del fondo immobiliare e poi dell’immobile. Era già cardinale e prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi quando la Segreteria di Stato dovette ristrutturare l’investimento, in modo da evitare di perdere ulteriore denaro. Si decise di tagliare gli intermediari, pagare le commissioni pattuite, quindi chiedere un prestito (tecnicamente, una anticipazione di denaro) all’Istituto per le Opere di Religione per finalizzare l’acquisto. Lo IOR contestò la richiesta del prestito, facendo con la sua segnalazione partire poi l’offensiva dei promotori di Giustizia vaticani con le perquisizioni in Segreteria di Stato e Autorità di Informazione Finanziaria. Era ottobre 2019, quasi un anno fa.

Il risultato è stato che cinque funzionari vaticani sono stati sospesi, e poi un altro. Quindi, i due sacerdoti coinvolti (Don Mauro Carlino e monsignor Alberto Perlasca) sono stati rinviati in diocesi, due funzionari della Segreteria di Stato (Vincenzo Mauriello e Fabrizio Tirabassi) sono rimasti sospesi fino a luglio e, sembra, traghettati verso un pre-pensionamento, un’altra funzionaria della Segreteria di Stato (Caterina Sansone) è stata destinata ad altro incarico. L’ultimo indagato, Tommaso Di Ruzza, non è stato semplicemente rinnovato nel suo incarico di direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria.

La comunicazione dei provvedimenti amministrativi contro i funzionari è arrivata attraverso uno scarno comunicato della Sala Stampa della Santa Sede nella serata del 30 aprile, alla vigilia della Festa di San Giuseppe Lavoratore, come non pochi hanno fatto notare. Tuttora, però, non si sa se questi saranno rinviati a giudizio o se i magistrati vaticani decideranno per il non luogo a procedere.

Di certo, una decisione si dovrà prendere. La scure delle indagini aperte pende sul Vaticano mentre la prossima settimana, a partire dal 29 settembre, si attende l’ingresso nelle Sacre Mura degli ispettori di Moneyval, il comitato del Consiglio d’Europa che valuta l’aderenza agli standard internazionale di trasparenza finanziaria dei Paesi che si sottomettono alla procedura. Con questa “on site visit”, Moneyval si prepara a stilare il quarto rapporto sui progressi vaticani. Gli altri tre erano stati generalmente positivi, e mostravano il lavoro che la Santa Sede aveva fatto nel rendere il suo sistema finanziario, per quanto peculiare, rispettoso delle normative.

Rimanevano, però, delle riserve sul lavoro del Tribunale Vaticano, tanto che l’ultimo rapporto sui progressi metteva in luce come alle segnalazioni di transazioni sospette non facesse seguito una grande attività giudiziaria. Proprio l’attività dei pubblici ministeri sarà vagliata da Moneyval, perché il giudizio stavolta sarà principalmente sull’efficacia del sistema legale.

Ma quanto si può dire efficace un sistema che ancora non ha concluso delle indagini avviate un anno fa? E, soprattutto, quanto è efficace un sistema che, nello sviluppare le indagini, crea anche un problema istituzionale, andando non solo nel governo centrale, ma anche acquisendo i dati dell’unità di intelligence finanziaria, inclusi quelli di scambio riservato con Paesi esteri?

Sono tutte domande che si fanno anche gli ispettori di Moneyval.

Se non altro perché si era diffusa la notizia di un allargamento delle indagini sull’immobile di Sloane Avenue. E anche perché tutti hanno la loro verità da raccontare, e una reputazione da difendere.

Lo scorso giugno, il broker Gianluigi Torzi, uno degli intermediari dell’affare di Sloane Avenue, è arrivato da Londra per farsi interrogare dai magistrati vaticani, è stato trattenuto per una settimana nel carcere della Gendarmeria con l’accusa di estorsione, fino poi ad essere rilasciato in libertà provvisoria con la promessa di un memoriale sulle sue indagini. E sono stati interrogati anche Enrico Crasso, che consigliava la Segreteria di Stato, e Fabrizio Tirabassi, parte dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Nel frattempo, Fabrizio Mincione, il proprietario del fondo immobiliare in questione, ha reso noto che avrebbe fatto causa alla Santa Sede per diffamazione. Nell’ambito delle indagini, poi, i conti in Svizzera della Segreteria di Stato vaticana erano stati sequestrati lo scorso giugno.

Se queste situazioni avevano fatto alzare la pressione, la notizia recente di altri quattro investimenti immobiliari, sempre a Londra, finiti sotto la lente degli investigatori vaticani, in cui sarebbero coinvolti Crasso e Tirabassi. Investimenti che finiscono in una serie di scatole cinesi di operazioni finanziarie, bloccate anche dell’antiriciclaggio di una banca della società intermediaria. Saputo del congelamento, l’Autorità di Informazione Finanziaria aveva reso noto la situazione all’allora arcivescovo Becciu.

Non solo: una inchiesta giornalistica in uscita oggi attacca il cardinale,  che sarebbe reo di aver destinato fondi CEI e dell'Obolo ai familiari: la Spes di Ozieri, presieduta dal fratello Tonino, ma anche i lavori di falegnameria nelle nunziature in Angola e a Cuba, appaltati ad una ditta di cui è titolare un altro fratello del cardinale, fino ad una società che produce birra, di un altro fratello. 

C'è da dire che non ci sono accuse formalizzate, e che, se pure questi fondi siano destinati come si accusa, il Cardinale Becciu dovrà avere la possibilità di spiegare il perché. Così come sarà chiamato a spiegare il perché delle modalità dell'investimento di Londra.

Becciu lo ha sempre difeso, spendendosi anche in prima persona per reagire quando il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, aveva definito “opaca” la situazione. Allo stesso tempo, Becciu era ovviamente coinvolto in un investimento che il suo successore, l’arcivescovo Edgar Pena Parra, aveva dovuto “risistemare” per limitare i danni vaticani.

Resta da capire se queste nuove inchieste abbiano portato delle evidenze che non potevano più essere sottostimate. Formalmente, il Cardinale Becciu ha volontariamente rinunciato. Alcuni racconti dicono che è stato piuttosto il Papa a chiedergli di fare un passo indietro, e un passo indietro drastico.

Resta che il processo per l’immobile è ancora alla fase investigativa, che gli ispettori di Moneyval arriveranno la prossima settimana trovando una cornice legale ben oliata negli anni in una situazione generale confusa, e che il problema istituzionale che si è creato con le perquisizioni di ottobre è un qualcosa che va al di là delle singole personalità. Non c’è niente, insomma, di definito.

In attesa di un processo, la caduta del Cardinale Becciu lascia pensare che, comunque, il Vaticano sia intenzionato a difendere l’investimento di Londra, considerato nonostante tutto fruttuoso. Tanto da dirsi disposta a rinegoziare il mutuo chiesto per l’acquisto dell’immobile a Sloane Avenue, subito dopo che il municipio di Kensington aveva concesso una nuova licenza edilizia. Di altri investimenti e situazioni connesse, si vedrà. 

Tutto verrà chiarito in sede giudiziaria. Di certo, l’irrituale uscita di scena del Cardinale Becciu, senza che ci siano motivazioni ufficiali, lascia aperte molte questioni. Più che uno scandalo finanziario, siamo di fronte ad una crisi istituzionale.