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sabato 20 gennaio 2018

Con le immagini ... ... è più facile

Gentiloni è più popolare di Renzi


MA IL PD (ad oggi) NON HA  ALCUNA SPERANZA DI ....VINCERE LE ELEZIONI


Rifiuti Solidi. Dopo cinque anni a vuoto del Centro-Sinistra ... ci attende ???

Nello Musumeci, presidente della Regione Siciliana, nell'incontro con Paolo Gentiloni ha illustrato la situazione delle emergenze rifiuti e approvvigionamento idrico nell’Isola ed ha chiesto la concessione dei poteri straordinari, in tutta l'Isola per la questione rifiuti, e nella provincia di Palermo per la carenza idrica. 
La discarica di Bellolampo tra alcuni mesi sarà completamente satura aggravando ancora di più la già precaria situazione dei comuni siciliani, in particolare quelli del Palermitano.
Il programma del nuovo esecutivo di Centro-Destra dell'isola sulla questione rifiuti sarebbe:
-- centri di compostaggio 
--incremento raccolta differenziata. 
Ma ci vorrà del tempo per mettere il piano in atto e vedere risultati, due o anche tre anni. Da qui la richiesta al Premier dei poteri straordinari, per cercare di accorciare i tempi.

venerdì 19 gennaio 2018

Documento finale della conferenza episcopale regionale. No all'innalzamento degli stipendi dei burocrati dell’Assemblea regionale siciliana

«I Vescovi, attenti ascoltatori del grido dei poveri, manifestano convinta condivisione alla denuncia di quanti, anche presbiteri, hanno evidenziato la distanza tra il sentire della nostra gente e le prospettive di chi è interessato a salvaguardare i privilegi economici di pochi burocrati, a discapito di chi non ha un livello di vita dignitoso». 

 «Per parte loro le Chiese di Sicilia - dice la Cesi - assicurano che continueranno a venire incontro alle diverse povertà, nelle forme suggerite localmente dalla fantasia della carità, utilizzando anche le risorse derivanti dai fondi dell’otto per mille che i contribuenti destinano alla Chiesa cattolica».

Al documento dei Vescovi così ha replicato Gianfranco Miccichè, presidente dellArs.:
«Basta strali contro i politici e no ad ingerenze nella campagna elettorale. Se è reale il loro interesse nei confronti delle azioni che la politica intende intraprendere per aiutare chi vive in povertà, i vescovi siciliani si informino direttamente con chi ha questa responsabilità, anziché lanciare strali attraverso comunicati stampa» e ricorda che «è stata avviata la trattativa con i sindacati e non ci saranno aumenti contrattuali».




Presidenza della Repubblica. Nomina di un senatore a vita

C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha nominato Senatrice a vita, ai sensi dell'articolo 59, secondo comma, della Costituzione, la dottoressa Liliana Segre per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale.
Il decreto è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Paolo Gentiloni.
Il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Consigliere Ugo Zampetti provvederà alla consegna al Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, del decreto di nomina.
Il Presidente della Repubblica ha informato telefonicamente la neo Senatrice a vita della nomina.

Roma, 19 gennaio 2018
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Chi è ?
Nata a Milano il 10 settembre 1930 è una reduce dell'Olocausto. Il 30 gennaio 1944 venne deportata dal binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau da cui venne liberata il primo maggio 1945. 
Il 29 novembre del 2004, su iniziativa dell'allora Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, fu nominata commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica italiana.

Contessioti. Si è tali se si conosce -almeno- il mondo entro cui si vive (2)

Alla ricerca degli Elimi
di Entella

Abbiamo difficoltà oggi a conoscere chi fossero gli "elimi" per la semplice ragione che quando loro presidiavano il territorio nord-occidentale dell'isola (Entella-Segesta-Erice) non vi erano ancora uomini che scrivessero di Storia.
Il primo vero storico dell'umanità è stato Tucidide, ateniese del V secolo a.C., che scrisse tutto ciò che a suoi giorni era noto su tutta la Grecia.
La Grecia non era altro che l'intero mondo Mediterraneo oramai acquisito sin dal sec. VII alla cultura e alla filosofia greca (e la Sicilia era parte integrante di quella Grecia che comprendeva oltre all'Italia meridionale gran parte dal litorale ligure a quello francese e spagnolo).

E' Tucidide quindi che, primo storico, nel V secolo a.C., il secolo di splendore della Grecia perchè segnato dalle figure di Pericle e di Socrate, inizia a cercare elementi solidi (veri) sui popoli precedenti ai greci che erano vissuti sull'isola. 
Ad occuparsi ancora in maniera scientifica dei popoli antichi di Sicilia e di cui ci restano i testi sono oltre e successivamente a Tucidide, Plutarco e Diodoro Siculo.

Con queste tre figure inizia la storiografia; è ovvio che il periodo antecedente da loro non approfondito scientificamente non è storia ma è preistoria. Per nostra fortuna ciò che gli storici non ci hanno detto sugli Elimi e su Entella ce lo stanno facendo conoscere -grazie ai loro nuovi e recenti metodi scientifici- gli archeologi della Scuola Normale di Pisa che da decenni conducono scavi e studi sulla "montagna", come i nostri nonni si riferivano ad Entella.
Al punto in cui sono giunte le ricerche non tutto è stato comunque ancora svelato sui misteri che avvolgono il popolo degli elimi, ma molto su di loro ormai ci è noto.

Tutto ciò che è accaduto in Sicilia prima del V secolo sa più di mito e leggende che di vicende reali e se qualcosa è pervenuta a noi è ammantata da amplificazioni e abbellimenti poetici.

Tucidide pare che sia venuto in Sicilia per seguire la guerra in corso fra Atene e Siracusa e ne approfittò per raccogliere elementi solidi (veri) sull'isola.
Egli inizia la sua descrizione sulle etnie presenti nell'isola in quel V secolo:
-- gli ellenici (i greci)
-- i siculi
-- i sicani
-- gli elimi
-- i fenici
-- gli eoliani.
Con questa fotografia etnografica inizia quindi la Storia dell'isola.
Tucidide evidenzia che godevano di forme di civiltà e vivevano peraltro in grandi città solamente gli ellenici (Siracusa e molte altre ), le altre vengono descritte con  modi di vita piuttosto arretrati.
La Rocca di Entella - La montagna
La ricerca sull'isola condotta di Tucidide mette in evidenza che ciascuna etnia possedeva memoria (orale) delle proprie origini che varia dai tre ai nove secoli anteriori, ma nessuna etnia conosceva come, perchè, da dove provenisse. Le loro mitologie parlavano di Ciclopi e di Lestrigoni e queste leggende non consentirono a quei primi storici dell'umanità di ricostruire qualcosa di credibile se non sugli ellenici, presenti sull'isola sin dal VIII-VII secolo e sui fenici, uniche etnie che conoscessero una forma di scrittura. I fenici avevano sin dall'inizio del millennio a.c. semplificato la scrittura con ideogrammi creata dagli egizi ed i greci sin dal IX usavano una scrittura che consentiva la piena espressione del pensiero e dei concetti umani avendo inventato l'alfabeto. Il linguaggio greco è perciò quello che ha aperto gli orizzonti espressivi dell'Occidente.

Conclusione:
Tucidide fu e volle essere uno storico della contemporaneità. Nulla volle concedere a miti e leggende. Sulla Sicilia volendo riferirci alla storiografia conosciamo quindi informazioni certe solamente  a decorrere dalla Sicilia-greca, la cui colonizzazione inizia nel VII (o VIII) sec. a.C..

giovedì 18 gennaio 2018

Contessioti. Si è tali se si conosce -almeno- il mondo entro cui si vive (1)

Il territorio comunale di Contessa Entellina -lo sappiamo tutti- è piuttosto vasto rispetto alla consistenza della popolazione residente nel centro abitato; la Superficie è infatti di 136.37 km².
Confina a nord col territorio di Monreale, Roccamena, Corleone, 
a est col territorio di Campofiorito, Bisacquino, Giuliana,
a sud col territorio di Sambuca di Sicilia,
a ovest col territorio di Santa Margherita Belice, Salaparuta, Poggioreale.

Il territorio è adagiato ad un sistema montuoso e collinare solcato dal fume Belice. Dalla sommità dei rilevi si possono godere visuali paesaggistiche suggestive ed anche -ad occhi che sanno leggere- visioni evidenti delle vicende storiche qui accadute: qualità naturale e presenze antropiche.
Connessi al sistema montuoso-collinare sono i complessi boscati e le riserve naturali. 
In tutto il territorio belicino risultano individuati, anche se non tutti esplorati, più di cento siti archeologici. Come dire che la Storia qui -in questa area- è semplicemente proseguita con l'arrivo degli arbëreshë, ma è iniziata ben 4.000 anni fa, ossia in tempi preistorici le cui tracce culturali sono infatti chiaramente evidenti, grazie alla natura largamente ad oggi quasi incontaminata.

Gli storici per l'epoca storica ci parlano dell'ethnos  degli Elimi, che essi distinguono nettamente per lingua, cultura e tradizioni mitistoriche dagli altri popoli indigenti dell'isola, nell'area più propriamente nord-ocidentale.
Il quesito sull'origine e la formazione del popolo elimo  (come pure di quello sicano) è ancora oggi da sciogliere perchè molti sono i punti interrogativi che restano in attesa di risposta. Entro i territori di influenza elima i siti archeologici più importanti sono comunque quelli di Segesta e di Entella.

Sicilia. Da qui tutti vanno via, nemmeno gli immigrati dall'Africa si propongono di restare

La Sicilia non è in condizione di sfamare i suo figli. 
Sono 744mila i siciliani iscritti all'AIRE e tenendo conto che la Lombardia ha i doppio della popolazione residente scopriamo che l'isola è la regione col maggior numero di cittadini che vivono all'estero, molti in più -appunto- della Lombardia che ne ha solamente 422mila.

Potrebbe trattarsi di ovvietà stante che  il 1860 dell'Unità d'Italia costituisce la data di nascita del flusso inarrestabile dell'emigrazione per l'intero Sud, bloccato solo per fini di potenza militaresca dal fascismo e poi sempre più inarrestabile.
Eppure c'è una novità.
Dall'isola vanno via due laureati su tre, e la metà di essi si è laureata al Nord. Significa che la parte più dinamica della popolazione scappa via da una realtà che non ha voglia di riscatto: Cuffaro, Lombardo, Miccichè e .... altri sempre preferiti nelle urne.

Fossero solo gli studenti  ad andare via. No.
In Spagna si sono trasferiti secondo il Rapporto Italiani nel mondo poco meno di 12mila siciliani. Di essi la gran parte sono pensionati che là dimezzano la tassazione, che come chiunque sa bene, è la più feroce del continente. 
Gli altri paesi che vedono pensionati siciliani (e pure dal resto dell'Italia) che sfuggono alla tassazione del nostro Governo e trasferiscono la residenza altrove, dopo la Spagna, sono la Grecia e quindi la Tunisia. 

Il terremoto del 1968 a Contessa Entellina: ricordi e riflessioni ... ... di Calogero Raviotta

Essendo emigrato in Lombardia alla fine del 1966 non ho vissuto direttamente la
triste esperienza del terremoto del 1968, ma ho trascorso ore e giorni di apprensione
vedendo le immagini alla televisione ed ascoltandone la cronaca, tenendo presente
che i contatti telefonici con i miei familiari rimasti a Contessa non erano facili.
Richiamando alla memoria quelle ore e quei giorni del terremoto, ricordando quanto
appreso dai contatti con concittadini e parenti, seguendo la cronaca degli eventi che
hanno condizionato la vita dei terremotati per mesi e anni, avendo visitato parecchi
centri distrutti dal terremoto del Belice, ho maturato delle riflessioni che vorrei
condividere con quanti ricordano quell’evento funesto come    
data del XX secolo più tristemente scolpita nella mente di molti contessioti per la distruzione ed i lutti provocati.

 I contessioti, che oggi non hanno superato 50 anni, non erano ancora nati, chi li ha
compiuti da qualche anno ricorda vagamente quei giorni drammatici, quelli più
anziani invece ricordano bene il freddo, la neve, il buio della notte e la paura, quando
la terra tremava sotto i piedi o quando si viveva col timore di nuove scosse.
Il terremoto del 1968 é stato un evento drammatico, che ha provocato nella comunità
contessiota   un   radicale   cambiamento,   perché   alcuni   aspetti   dell’identità   della
Comunità e della personalità dei singoli sono stati stravolti dalla nuova realtà: la
sistemazione provvisoria in tende e baracche, la indisponibilità della propria casa,
con tutto quello che c’era dentro, il cambiamento delle abitudini domestiche, la
perdita dei tradizionali rapporti sociali di vicinato (gjitonia), ecc.

Questo disagio é stato in parte attenuato dalle tante iniziative di solidarietà verso i
terremotati: sono arrivati i soccorsi per la prima sistemazione, i pasti delle cucine da
campo dei militari, gli aiuti materiali ed in denaro, ecc.
Superata l’emergenza, sono continuate le attività produttive prevalenti, agricoltura e
pastorizia, che non avevano subito danni gravi o irreparabili, e si é cominciato a
pensare   alla   ricostruzione,   aprendo   i   primi   cantieri,   avviando   il   periodo   post-
terremoto,   che   dura   da   50   anni,   durante   i   quali,   Contessa   é   molto   cambiata
principalmente sotto l’aspetto urbanistico, sociale, economico e culturale.
Questo cambiamento si può cogliere non solo andando per le strade del paese,
osservando il vecchio centro ed il nuovo quartiere, ma anche entrando nelle nuove
case, parlando con la gente.
Sinteticamente ed in maniera immediata questo cambiamento si può cogliere anche
guardando   una   vecchia   fotografia   panoramica   di   Contessa,   anteriore   al   1968,
accostata ad una più recente.
In una vecchia fotografia, ripresa dalla contrada Cascia, si vedono tre collinette nude,
Brinjat, su cui pascolano mucche, pecore e muli, poi il bosco che, in alto, fa corona al
monte Genuardo, ed in basso il paese a forma di triangolo, con le sue case basse,
vicine e bianche, mentre due campanili emergono maestosi sopra gli altri edifici.
In una fotografia più recente di Contessa, con una visione panoramica quasi uguale
alla prima, si vedono invece sempre sul fondo il monte Genuardo ed il bosco, in
mezzo le tre collinette Brinjat, che, coperti però da un recente fitto bosco, continuano
a  sovrastare il centro abitato, che non ha più la forma di un triangolo, perché si é
enormemente esteso per la costruzione di molti edifici nuovi: alle vecchie case,
bianche, basse, accostate l’una all’altra, con le vecchie tegole, si sono sostituiti o
aggiunti edifici unifamiliari o palazzine a più piani e gli edifici più grandi di uso
comune (ambulatorio, mercato coperto, sala-teatro, scuole medie, scuola materna
ecc.) ed infine l’inconfondibile complesso di edilizia popolare “Ottanta alloggi”.
Le due fotografie possono efficacemente rappresentare Contessa di ieri e di oggi,
“hora e re e hora e vjetër”, come si legge nei cartelli stradali bilingue.

Contessa di ieri é certamente il vecchio centro abitato,  dove continua a vivere forse
neanche il 50%   dei suoi abitanti:    una casa demolita, un edificio abbandonato o
disabitato, la toponomastica dei vecchi quartieri, il nome di una via, ecc...ricordano
un concittadino (operaio, contadino, sacerdote, artigiano, casalinga, commerciante,
ecc.) o una famiglia di contessioti, che non ci sono più, perché si sono trasferiti  nella
nuova zona o perché sono emigrati, ma la cui opera ha contribuito a costruire, con
secoli di sacrifici e di impegno, Contessa, che é  “Hora e re e hora é vjetër” insieme,
quella costruita in passato e quella costruita di recente, é il vecchio centro e la “Zona
di espansione”, perché nelle vecchie case restaurate o ricostruite o nei nuovi e
moderni edifici continuano a vivere i contessioti, la Comunità contessiota di oggi, che
é legata a quella di ieri, da cui trae origine, di cui é naturale continuazione, perché          
in ogni momento della sua storia Contessa é stata, come  continua ad essere oggi,
l’insieme della sua gente, delle sue chiese, delle sue case, delle sue strade, delle sue
piazze, del suo territorio e soprattutto dei suoi valori religiosi, culturali, sociali e
civili, alimentati dalla sua Fede, dalla sua Tradizione e dalla sua Cultura. 

(Calogero Raviotta)


mercoledì 17 gennaio 2018

La Storia. Chi era contro la ricchezza, oggi è per i privillegi

Se l'influenza ci tiene a letto c'è sempre l'antico sistema di non dargliela vinta: Provare a leggere i tanti libri accumulati nell'arco della vita è mai letti per intero.

In un libro interviste a personaggi noti di qualche decennio fa Sergio Zavoli ha posto a Raul Gardini, imprenditore di spessore degli anni ottanta, la seguente domanda "Lei era già padrone di molto quando aveva successo l'idea che la proprietà privata è un furto. Ha mai pensato che la ricchezza abbia bisogno di giustificazioni ?".

La risposta di quell'imprenditore, morto suicida dopo essere stato coinvolto nelle vicende di tangentopoli, e' stata : "il bisogno di giustificare la ricchezza è tipico delle società arretrate. Inclino a credere, un po' calvinisticamente, che il denaro, quando è frutto di comportamenti corretti non sia la proverbiale "farina del diavolo". E di farina me ne intendo! Sono convinto che più una società cresce, più sviluppa il perseguimento della ricchezza. Certo, non dovrà essere appannaggio di pochi. Altrimenti non è ricchezza, ma privilegio. La ricchezza, intesa come benessere diffuso, può diventare una condizione sociale. Il privilegio, invece, ha per destino di restare una sorta di ruberia".
                                              La riflessione 
Mi pare che l'attuale Sinistra abbia fatto propria la distinzione fra ricchezza e privilegio. E' pure andata oltre. Ha accettato a scatola chiusa il liberismo senza briglie  (e quindi la ricchezza) e si e' ammantata di vitalizi, indennita', super retribuzioni fino al punto che vedere personaggi che volevano il comunismo ed ora sono i tutori delle pre-bende (i privilegi) viene da ...

Contessioti in Albania. Oggi visita e liturgia nella cittadina di Alessio e poi partecipazione attiva nel grande concerto nella Cattedrale di Tirana

L'Albania odierna e moderna ieri ha avviato l'anno delle celebrazioni dedicato all'eroe nazionale Giorgio Scanderbergh Kastriota. La delegazione degli arbereshe presenti e' piuttosto folta (oltre centotrenta persone) e questo dato da' il segno di quanto il Paese delle aquile faccia affidamento sul mondo circostante (l'Italia anzitutto).
Nella serata di ieri c'è stato l'incontro
ufficiale col premier Edi Rama, un uomo di cultura e studioso dell'arte, e quindi col Presidente della Repubblica, Ilir Metà.
L'Albania dei nostri giorni è uno stato democratico, governato da partiti di orientamento  socialdemocraticio (centrosinistra). Obiettivo di fondo del Paese è di creare tutte le condizioni politiche, culturali e parametriche che lo abilitino all'accesso nell'Unione Europea.
L'Italia come da sempre costituisce per l'Albania un paese di riferimento.

I nostri amici contessioti ieri sera hanno avuto in prima persona l'impatto con le massime autorità dello Stato, ovviamente assieme a tutti gli arbereshe giunti dà piu' parti.

Mentre scriviamo questo testo sappiamo che il Vicario eparchiale, Antonino Paratore, e Papàs Nicola Cuccia  Parroco di Contessa Entellina assieme alle tante ragazze dei cori liturgici di Contessa e Piana degli Albanesi, si trovano nella cittadina di Alessio, a nord-ovest del paese, dove il 17 gennaio 1468 mori', dopo infinite battaglie contro il turco-invasore, Scanderbergh. Li' stanno celebrando la liturgia di San Giovanni Crisostomo.
Al rientro, nel pomeriggio, a Tirana parteciperanno alla sfilata nel centro di Tirana, ovviamente con i costumi tipici, e poi all'interno della grandiosa Cattedrale ortodossa di Tirana assisteranno, ma prenderanno pure parte attiva, al grande concerto di inaugurazione dell'anno di Scanderbergh.

Conclusione:
l'Albania non è affatto lontana, e' più vicina, sia culturalmente che vocazionalmente, a ciò che noi italiani vogliamo e desideriamo: l'Europa Unita.

martedì 16 gennaio 2018

Contessioti in Albania. Partecipano alle cerimonie per il 550* della morte di Giorgio Kastriota Scanderbergh



A Tirana e' in corso il ricevimento ufficiale a cura del governo delle varie delegazioni invitate, fra cui quella di Piana degli Albanesi ( ragazze in costume tipico, il Vicario eparchiale, Archimandrita Antonio Paratore, il prof. Matteo Mandala' dell'Università di Palermo) e quella di Contessa Entellina ( ragazze in costume tipico ed il Parroco Papàs Nicola Cuccia, ed altri ancora).
Stando a quanto ci viene segnalato al ricevimento oltre al premier Edi Rama, studioso e professore dell'arte, dovrebbe partecipare il Presidente della Repubblica.
È presente un Vescovo ausiliario in rappresentanza dell'Arcivescovo della Chiesa autocefala d'Albania, che vediamo fotografato accanto a Papàs Nicola.

Contessioti in Albania. Saranno ricevuti dal Primo Ministro

Domani in Albania è festa nazionale per il 550° anniversario della morte
di Giorgio Kastriota Scanderbergh.
Alla celebrazione parteciperà un gruppetto di contessione, e una delegazione di questi in serata sarà ricevuta dal Primo Ministro della Repubblica d'Albania.
Della delegazione ristretta, in costume arbereshe, farà inoltre parte Papàs Kola Cuccia.

lunedì 15 gennaio 2018

Dissero ... ...

Scanderbeg era il nostro ispiratore lungo i primi e faticosi anni che accompagnarono la nascita dell’Albania. 
Scanderbeg ispirò i poeti, gli storici, i nostri scultori. Egli ci ispira tutt’oggi. Talvolta mi chiedo stupito se possa esserci qualche uomo, altrettanto vivo quanto Scanderbeg . 

FAN S. NOLI, Boston, 1960. 
(İbriktepe, 6 gennaio 1882 – Fort Lauderdale, 13 marzo 1965) 
è stato un politico, poeta, vescovo ortodosso,
 storico, drammaturgo, oratore e traduttore 
albanese, esponente politico-culturale 
dell'Albania dell'inizio Novecento, 
uno dei più conosciuti ed amati in Albania, 
nonché Primo Ministro ...


Terremoto del Belice. La ricostruzione edilizia si rivela uno spreco se la gente continua ad emigrare

Accadde e tuttora accade che la Valle si svuoti

Accadde ieri che le Autorità si siano ricordate del Belice
CHIEDIAMO: quando accadrà che la gente torni a ripopolare la Valle ? 

domenica 14 gennaio 2018

Terremoto del Belice. La ricostruzione edilizia si rivela uno spreco se la gente continua ad emigrare. Chi va via ... non torna più

Negli anni sessanta l'Italia era già una grande potenza industriale. Era la sesta potenza su dimensione mondiale. Diventerà addirittura la quinta (davanti la Gran Bretagna) negli anni (oggi tanto deprecati) del craxismo.

Quell'Italia in corsa verso il benessere non era però uniforme. Contessa, la Valle, erano -proprio come ai nostri giorni- abitate da ragazzini, da mamme e da vecchi. 
A migliaia la gente scappava per guadagnare qualcosa in Germania e Svizzera.

Era il periodo delle "rimesse" degli emigrati. L'impiegato dell'Ufficio Postale di Contessa conosceva persona per persona quali fossero gli introiti che gli emigrati facevano pervenire ai familiari. Ne sapeva più lui che l'Ufficio Imposte di Corleone.

Oggi l'emigrazione è massiccia; ma a Contessa e nella Valle non arrivano più -come in passato- le rimesse. Chi va via, al 90% dei casi, non torna più.

Oggi partono interi nuclei familiari e le abitazioni (al 95%) ricostruite nel post-terremoto sono già diventate bisognose di manutenzione. Purtroppo queste abitazioni non interessano più a nessuno e decennio dopo decennio vanno deteriorandosi fino a divenire "inabitabili"..

Il Belice è vuoto, Contessa è disabitata. 
Avere ricostruito le case e avere rifiutato, le Autorità Governative, il Piano di decollo socio-economico che prevedeva investimenti oltre che nell'agricoltura anche nel comparto industriale (p.e. Capo Granicola etc.) è stato l'errore che oggi ci fa dire che la ricostruzione delle case non è servita, e non serve, a nulla. 
Diciamolo chiaro: è stato uno spreco !
Può darsi che gli economisti non giudicassero efficaci investimenti nel Sud. Ed infatti è così che vengono offerte le spiegazioni.

Allora sarebbe bene che questi studiosi, generalmente asserviti alle classi dominanti del paese -per intenderci ai De Benedetti di turno- ci spieghino perchè mai hanno consentito allo speco -non da poco- di costruire nuovi paesi nel Belice per poi lasciarli nuovamente abbandonati.

L'economia, per quanto ne sappiamo, è scienza se inserita in una visione integrale di vita. Contrariamente è chiacchiera al servizio dei politicanti di turno.

Terremoto del Belice. Ricordare, narrare, ripetere ... per non dimenticare

Cinquant'anni sono tanti nella vita di un uomo e sono un nulla nello scorrere della Storia dell'uomo, dell'essere umano.
Quella mattina del 14 gennaio 1968, io diciottenne stavo a letto da alcuni giorni perchè avevo la febbre; ero rientrato a Contessa da Palermo, dove frequentavo l'ultimo anno della scuola superiore, l'11 gennaio perché i miei genitori mi avevano telefonicamente informato che era deceduto il mio nonno paterno di cui io porto lo stesso nome. 
Tipica cucina del pre-terremoto
nei paesi del Belice
In serata quando arrivai in paese c'era molto freddo e poi nella notte cadde molta neve. Il 12 gennaio i miei genitori non vollero che lasciassi il letto a causa di quella febbre piuttosto alta e appresi che il funerale del nonno sarebbe  avvenuto in forma -come dire- parziale: la bara sarebbe stata portata nella vicina Chiesa Madre dove papàs Kola Bufalo e mio zio papàs Gaspare Schirò avrebbero celebrato l'ufficio funebre e sarebbe stata poi sistemata in una cappella laterale in attesa che cessasse di nevicare e trasportarla in cimitero, che come è noto sta nella parte alta dell'abitato (a Giarruso).
Il 13 gennaio per l'intera giornata la neve continuò a cadere e nè il medico condotto-ufficiale sanitario, dott. Giuseppe Amico, nè il sindaco Francesco Di Martino, nè i familiari ritennero di dover rimuovere la bara del nonno dalla cappella laterale della Chiesa dove era stata posteggiata.
Il 14 gennaio, la neve per le strade si era trasformata in ghiaccio duro e aveva livelli di 60-70 centimetri e in alcune zone di un metro. Si convenne tuttavia di dover fare qualcosa: la bara non poteva ancora stare in Chiesa. 
Non so a chi venne l'idea, anche perchè continuavo a stare a letto a causa della febbre, ma fra medico, sindaco, papàs e familiari si convenne di porre la bara su un rimorchio agricolo e farlo trainare da un trattore fino al cimitero. 
Cosi avvenne. Il trattore dello zio Luca attraversò le strade ghiacciate e raggiunse il cimitero dove la tumulazione fu tuttavia rinviata a condizioni di tempo migliorate.

Quelli sopra riportati sono i primi pensieri che mi tornano in mente quando viene evocato il mese di gennaio 1968. Pensieri che non finiscono qui.
La febbre perseverava e mi teneva, ancora in quel 14 gennaio, a letto. Avevo mangiato qualcosa preparatomi da mia madre quando più o meno alle 13,30 di quella domenica il letto letteralmente iniziò a danzare. Si trattò di attimi che però sembrarono non finire mai. 
Nessuno, per quanto sappia e ricordi, abbandonò le abitazioni. 
Il Gazzettino di Sicilia e la televisione dopo qualche ora dall'evento riferirono di una scossa di terremoto nella Sicilia Occidentale senza caricarla nè di importanza nè di conseguenze. Dopo un'ora, poco prima delle 14,30, da quella scossa ne seguì un'altra, anche questa sottovalutata rispetto a quanto sarebbe seguito nella notte.
Prima delle 17,oo ancora una scossa fu avvertita, ma nessuno, proprio nessuno, pensò che fosse opportuno adottare delle precauzioni su come e dove trascorrere la notte. 
La radio nei suoi notiziari riferiva di quelle scosse come fatti insignificanti e marginali.

La giornata era stata piuttosto lunga con quel corteo funebre inusuale (rimorchio trainato da trattore) e con i familiari e parenti che per l'intero pomeriggio si erano riuniti in casa del nonno a commentare e a ricevere le visite dei vicini di casa, dei cugini e conoscenti e pertanto, dopo le 21,oo, pure i genitori si misero a letto.

Il peggio doveva ancora arrivare.
Il 15 gennaio, alle 2,30 della notte, a Contessa e in tutta la Valle i letti si mossero preceduti da una sorta di boato. Tutti a casa ci interrogammo su cosa stesse succedendo. Ci vestimmo, abbiamo raccolto alcuni indumenti e carte che ritenevamo utili, ma ... piuttosto che abbandonare la casa ci sedemmo a commentare quell'esperienza che stavamo attraversando. Dall'esterno, dove la neve ghiacciata era più che mai solida, si udivano voci e rumoreggiare indistinti. 
Attorno alle 3,oo la natura abbandonò le leggi dall'uomo preferite. Il pavimento mi sembrò che non fosse piano: volevo raggiungere la porta di accesso alla scala ed esso  (il pavimento) mi sembrò che si fosse messo in salita, inclinato verso l'alto. Con mio padre e mia madre (mia sorella studiava fuori sede) ci siamo presi per mano e abbiamo raggiunto lo Spiazzo Greco, già affollato di gente.
Ciò che ci ha colpito e dato motivi di riflessione, non solo a noi ma un pò a tutti i contessioti, è stata la casa di abitazione di mio nonno che dava sullo Spiazzo Greco ed era in gran parte crollata. Era una casa adiacente alla nostra.

Nello spiazzo Greco la gente si riuniva per capannelli. Pochi erano coloro che parlavano o commentavano. Tutti pestavano il ghiaccio che col trascorrere delle ore andava sciogliendosi. Una sola persona girava i vari gruppi, chiedeva come stessero e assicurava che il peggio era ormai passato. Era il giovanissimo Sindaco Francesco Di Martino, che si trovava in paese presso la casa della madre, appunto nello Spiazzo Greco. 
Nello Spiazzo arrivavano grida e lamenti che via via si facevano più forti dalla zona Rahjo. Di Martino -da solo- si diresse in quella zona: sotto il crollo di un muro di Via Croja era rimasto il giovane Agostino Merendino.
I soccorsi in quella notte non arrivarono nè a Contessa nè negli altri comuni del Belice. Era questo l'angolo più trascurato, a perdere, dell'isola. 
Trascorse qualche giorno prima che le autorità si rendessero conto che nella Valle erano morti più di 300 persone ed altre 1000 erano rimaste ferite.

Per quanto riguarda il mio gruppo parentale che da giorni era stato più unito che in altri periodi a cagione dell'evento funebre che aveva interessato mio nonno, fu mio zio Luca Colletti a decidere di abbandonare il paese e raggiungere l'azienda di campagna da lui condotta, a Pizzillo, dove siamo stati per circa una settimana, non dentro le abitazioni che non ispiravano -ormai- alcuna fiducia, ma sotto una grande tenda improvvisata alla meglio. 

sabato 13 gennaio 2018

Terremoto del Belice. La lunga, complessa e -ad oggi- incompleta Ricostruzione del tessuto infrastrutturale e socio-economico

Il terremoto che squassò il Belìce cinquant’anni fa – nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 morirono quasi 300 persone (ma il numero esatto non si saprà mai), 1000 furono i feriti e 70 mila gli sfollati – rase al suolo paesi abitati soprattutto da vecchi, donne e bambini, visto che gli uomini erano emigrati in cerca di lavoro. 
E portò alla luce una realtà sconosciuta, quella della Sicilia rurale e arretrata che lo Stato aveva dimenticato. 
Il terremoto del Belìce fu il primo grande “caso” del dopoguerra che mise a nudo l’impreparazione dei soccorritori, l’inerzia dello Stato, lo squallore dei luoghi dove ancora, nel 1976, 47 mila persone vivevano nelle baracche. Le ultime 250 furono distrutte nel 2006.

Il Giornale di Sicilia, il 14 Gennaio 1973, quinto anniversario, pubblica un servizio speciale  su due
pagine:  12  e 13.
  Nel Belice aspettano  ancora la  vita
e affronta il problema della ricostruzione  dei privati in un dibattito a cui partecipano  i sindaci Vito
Bellafiore di S.Ninfa, Ludovico Corrao di Gibellina, Enzo Culicchia di Partanna, Calogero Triolo di
Montevago, Giuseppe di Stefano di Calatafimi, Francesco Di Martino di Contessa  Entellina, e il
parroco di Santa Ninfa, Don Atonio Riboldi.

Di quelle due pagine ci piace riportare qui, in questo cinquantennio dal terremoto il punto di vista del
sindaco di Contessa Entellina di allora, Francesco Di Martino.


Quando noi addebitiamo la responsabilità alla burocrazia , dobbiamo essere molto più chiari. Qui il problema
non è di addebitare le responsabilità al funzionario, perché i ritardi della burocrazia sono una chiara scelta
politica. Abbiamo visto che quando c’è  stata la volontà non ci sono state difficoltà  di natura burocratica; 
quando invece è venuta meno la volontà politica sono spuntate le difficoltà di natura burocratica. Sul
problema posto dal coordinatore del dibattito, cioè le condizioni economiche della zona, devo dire che
vi sono delle responsabilità politiche molto precise. Si sapeva dall’indomani del terremoto che nella
zona non esisteva manodopera specializzata, carpentieri,ferraioli in grado di potere procedere alla
ricostruzione immediata, tanto è vero che le imprese  sono costrette  a  portare da fuori  i lavoratori
specializzati. Nessuna iniziativa concreta è stata portata avanti per specializzare  questa manodopera.
Poi non  c’è dubbio che c’è stata una tendenza da parte delle popolazioni  verso l’assistenza. C’è
l’esempio della distribuzione dei fondi RAI, abbiamo visto che tipo di forze hanno portato avanti la
lotta  per la distribuzione pro-capite  di questi fondi,  ed è un fatto molto scandaloso.  Sono stati la
destra  democristiana e i fascisti  che hanno voluto  la  distribuzione   pro-capite  dei fondi RAI e che
purtroppo  molte amministrazioni comunali a  direzione democratica  e di sinistra hanno dovuto subire.
Non c’è dubbio che vi è stato uno sparuto  gruppo di amministrazioni comunali che hanno fatto  in
ritardo delle scelte, però la maggior parte  abbiamo adottato  in tempo  gli strumenti  urbanistici per
la ricostruzione.  Però, la Regione ha  affidato l’incarico per la redazione del piano particolareggiato 
del mio comune con due anni  e mezzo di ritardo. I progettisti incaricati  dall’assessorato  regionale
allo Sviluppo Economico, hanno consegnato  il piano particolareggiato  con un anno di ritardo.
Noi siamo dinanzi  ad una popolazione  la quale  ha una completa sfiducia  verso le istituzioni  dello
Stato  e della Regione  ed è convinta  di essere stata ingannata. E forse  si può anche giustificare  la
tendenza continua  a chiedere  l’assistenza  e a non guardare  ai grossi problemi  della ricostruzione  e
dello sviluppo  delle nostre zone . Quindi, si pone anche un problema di educazione politica e anche civica
verso queste popolazioni. >
...
Riportiamo pure un breve intervento di Don Riboldi:
  Io me  la prendo  con rabbia  … perché dopo cinque  anni ormai la gente non distingue più  tra ESPI,
ESA  e Regione, ecc. … di chi sono le responsabilità, e poi  se la prende con Voi  che siete  i più visibili,
io mi trovo stordito da tutte queste leggi  citate … , ma dico è possibile che l’Italia, che  si vanta di essere
la sesta potenza industriale del  mondo non riesce ad organizzare 10 paesini? Io non sono un padre di
famiglia, ma se lo fossi  sarei già impazzito di fronte ai mie figli, perché non avrei  prospettive da dare loro
…..Quì …occorre una mobilitazione generale  immediata perché i tempi non siano lunghi…!.
Il cittadino ha il senso che la ricostruzione si è fermata. Il pericolo è nella rassegnazione. .. e invece
noi   possiamo e dobbiamo dare questa speranza …..>