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domenica 18 settembre 2016

Economia. Nel mondo globalizzato ... la democrazia

RIFLESSIONI INUTILI

Non passa giorno che i media governativi (che poi sono il 95%) non ci riferiscono di Renzi che annuncia la svolta, la crescita del sistema economico “Italia”.  Ovviamente si tratta di chiacchiere.
Eppure ci fu un tempo in cui la stampa internazionale diede l’impressione che il nostro Paese sapeva farsi ammirare. Ai primi anni sessanta la stampa inglese riferendosi all’Italia coniò l’espressione “Miracolo economico”, probabilmente velandola di sottili venature fra l’ironico e lo scettico.
“Miracolo Economico” fu ? No, ovviamente.  Cosa accadde allora effettivamente ?
Dopo le gravi devastazioni della guerra il Paese grazie alle sue misteriose e feconde forze raggiunse, come accadde alla Germania e al Giappone (paesi pure essi sconfitti in guerra), livelli di crescita tali che lo riallinearono alla situazione pre-bellica. Accaduto ciò il Paese si bloccò, mentre Germania e Giappone procedono fra alterne situazioni ancora oggi sul loro cammino di crescita.
Nulla fu fatto in quella fase di crescita degli anni sessanta per rimuovere le cause di oppressione sul Paese:
-divario economico e sociale fra Nord - Sud
-inefficienza e corruzione dei governi e della pubblica amministrazione
-miglioramento dello stato di miseria sociale e culturale di vasti strati della popolazione, che allora si affidavano al partito anti-sistema guidato da Togliatti ed oggi ai demagoghi di turno.
Le chiacchiere di Renzi sono la faccia bugiarda di queste problematiche non affrontabili dalle classi dirigenti con  esse da sempre compromesse.

Molti si chiedono perché gli Usa fanno miracoli pur di sostenere il regime medievale saudita, negazione di tutte le libertà occidentali molto più di quanto non accada in Cina o altrove.
Nella strategia dei governi americani, concepita sin dagli anni quaranta col presidente Roosevelt, l’Arabia Saudita è un elemento essenziale della politica petrolifera ispirata alla “teoria della conservazione” e più in generale del nuovo ordine petrolifero mondiale. 
Tutta la seconda metà del Novecento ha visto gli Usa “solidificare” gli interessi petroliferi utilizzando congiuntamente la diplomazia ufficiale e quella parallela delle grandi compagnie al fine di concretamente proteggere  con adeguate condizioni di sicurezza, la presenza americana nel Golfo Persico.
Gli strumenti ? ll cartello Aramco, Socal, Texaco, Standard Oil, Socony, Gulf  …
Queste società di fatto, per tutto il periodo della guerra fredda, diventarono il baluardo imperiale dell’Occidente in Medio Oriente, e in forme nuove e sofisticate hanno controllato aree strategiche utili per il conseguente controllo del pianeta.
In quanto baluardo funzionale agli interessi inconfessabili della politica estera, le “sette sorelle” sono state l’essenza della rapacità occidentale.  

L’alba del terzo millennio fu salutata in Occidente sull’onda di grandi aspettative, di una pressochè unanime fiducia in un futuro migliore. Era in voga la tesi del politologo Francis Fukuyama sulla “fine della Storia”, secondo la quale, dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la conversione della Cina comunista ad una sorta di “socialismo di mercato”, si sarebbe assistito alla diffusione, sia pure con alcune varianti, della democrazia e del capitalismo là dove l’uno e l’altro  non avevano ancora attecchito. E tutto questo sotto l’egida degli Stati Uniti, l’unica grande potenza rimasta in scena.
Erano stati gli USA negli anni ottanta ad imboccare decisamente la strada del liberismo e a tenere a battesimo la rivoluzione informatica,  imponendo così facendo la svolta radicale sia in campo economico e tecnologico che sul versante politico ove produssero l'accelerazione dell’implosione dell’Unione Sovietica (ormai gigante dai piedi d’argilla) e segnarono la parabola del keynesismo socialdemocratico in Europa.