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martedì 24 agosto 2010

Sul finire del 1998 Francesco Di Martino -Presidente della Commissione Bilancio dell'ARS- è convinto di potere contribuire al recupero del complesso monumentale di S. Maria del Bosco e presenta un disegno di legge. La morte sopraggiunta nel 2000 non gli consentirà di portare a compimento quest'ultima impresa a beneficio della terra natale.

Francesco Di Martino a S. Maria del Bosco nel corso del convegno di presentazione del disegno di legge
E' estremamente interessante la relazione storico illustrativa che accompagna il disegno di legge a firma di Francesco Di Martino che qui riportiamo. Da rilevare la parte in cui Di Martino ritiene che la giurisdizione ecclesiale, in esclusiva, debba competere all'Eparchia di Piana degli Albanesi.

RELAZIONE DEL DEPUTATO PROPONENTE

Onorevoli colleghi,
l'abbazia di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, alle falde del Monte Genuardo (1179, 27 l.m.), nel triangolo Contessa Entellina - Bisacquino - Giuliana, sorse in seguito ai fermenti ideali e spirituali nella Sicilia post-Vespro. Un gruppo di eremiti sottrattisi alla inquisizione dei vescovi, si rifugiò infatti agli inizi del 1300 alle falde del Monte Genuardo, nel bosco cosiddetto di Calatamauro, dal nome del vicino castello bizantino-arabo.
Gli eremiti del bosco di Calatamauro scelsero in seguito la regola benedettina e riconobbero l'autorità del vescovo di Agrigento.
Nel corso del Giubileo del 1400, Papa Bonifacio VIII emise la bolla 29 agosto con cui elevò il priorato di Santa Maria ad abbazia, con il diritto di eleggere l'abate. Da allora iniziarono, con lasciti baronali e concessioni regie, le fortune economiche di S. Maria, le cui manifestazioni possono essere colte nell'attribuzione del 45° seggio del parlamento feudale siciliano all'abbate di S. Maria e nelle importanti
opere d'arte fatte eseguire ad ornamento del complesso monumentale, tra cui il celeberrimo busto marmoreo di Eleonora d'Aragona eseguito dallo scultore dalmata Francesco Laurana, oggi conservato presso la Galleria Regionale della Sicilia (Palazzo Abatellis di Palermo).
Il lento declino della potenza del monastero inizia sotto il viceré Caracciolo, nel 1784, allorché i monaci furono costretti ad abbandonare il monastero con la forza pubblica e si concluse con la soppressione degli ordini monastici e la legge di alienazione dell'asse ecclesiastico del 1866. Con quest'ultima legge il Monastero fu alienato a privati, i cui eredi lo detengono a tutt'oggi, ad eccezione della chiesa (crollata definitivamente nel 1982) e di un'ala del primo chiostro - foresteria, entrambi di proprietà del Ministero degli Interni (FEC - Fondo Edifici di Culto ), che nel 1932 li ha affidati in uso, per competenza territoriale, alla Curia Arcivescovile di Monreale. Proprio la Diocesi di Monreale, la più vasta della Sicilia, cui sarebbe spettata la cura della chiesa ha, invece, assistito negli anni alla progressiva ed irreversibile rovina del bene pubblico, ai continui furti ed ai vandalici saccheggi. La Chiesa resistette infatti alla forza del terremoto del 1968, e quando, nel 1972, avvenne il primo grave crollo della copertura essa era ancora recuperabile se solo si fossero prontamente attuati necessari interventi.
Nel contesto ora delineato è chiaro che il bene pubblico di cui si argomenta (chiesa e foresteria) appartiene, a tutti gli effetti, in forza del decreto del Presidente della Repubblica 1 dicembre 1961, n.1825, alla Regione Siciliana, che potrà affidarlo, essendo ormai venuta meno la finalità di culto, alle cure ed alla gestione della Sovrintendenza dei beni culturali ed ambientali di Palermo.
Va peraltro rappresentato che dall'8 luglio 1960, in seguito a bolla pontificia, l'intero territorio di Contessa Entellina, su cui insiste il complesso monumentale di Santa Maria del Bosco, appartiene sotto il profilo ecclesiastico all'Eparchia di Piana degli Albanesi, a cui andrebbe eventualmente riassegnato l'uso del bene pubblico regionale.
L'ubicazione sul Monte Genuardo consente la visione di un panorama che dall'interno del palermitano si stende fino al Golfo di Castellamare. Al complesso monumentale, che sovrasta un pianoro (m. 828,50 sul l.m.) di circa due ettari, si accede da un doppio slargo su cui insistono un grande bevaio, i fabbricati della chiesa, del monastero e dei numerosi magazzini agricoli, di realizzazione recente.
Il doppio slargo si configura come piazza - belvedere.
I lavori di realizzazione della chiesa furono avviati, su un preesistente impianto medievale, fra il 1583 ed il 1588 e definitivamente terminati nel 1757 sui disegni del famoso architetto napoletano Luigi Vanvitelli. Allo stato odierno la chiesa trovasi in condizione disastrose: rimangono i resti della facciata intagliata in pietra con decorazioni dei capitelli e del rosone, la torre campanaria ed alcuni muri perimetrali. Ciò che resta della chiesa è in buona sostanza il vuoto simulacro delle preziose decorazioni, stucchi e sculture che ne facevano uno dei migliori esempi del barocco siciliano. Recenti interventi restaurativi, molto discutibili ed incompleti, hanno consolidato l'esistente, trascurando i vasti spazi interni.
La Chiesa occupa un'area di 2205,54 mq.-
I lavori di costruzione dell'attuale monastero vennero iniziati nel 1593 e furono completati nel 1646. E' articolato su quattro elevazioni e due chiostri con al centro due fontane. IL primo chiostro di forma quadrata è composto da 36 colonne con capitelli di gusto dorico; il secondo, di forma rettangolare, è composto da 32 colonne pure esse di gusto dorico.
Sulla parete frontale del refettorio è posto un grande affresco, in pessimo stato, rappresentante il miracolo della moltiplicazione dei pani.
Alla parte superiore del monastero si accede tramite due ampie scale, una delle quali chiamata 'scala regia'.
Tutto il monastero conta 114 stanze. Esso sopravvive in discrete condizioni per le premure dell'attuale proprietario.
Convegno a S. Maria del Bosco di presentazione del disegno di legge
I danni provocati dagli eventi sismici del gennaio 1968 sono perfettamente visibili e minacciano l'intero impianto



strutturale.
Appaiono urgenti gli interventi di consolidamento delle mura e quelli per la tenuta delle volte, con particolare riferimento a quella del refettorio e degli ampi corridoi.
I chiostri, i balconi, i portali in pietra ed i cornicioni necessitano di restauri conservativi.
L'abbazia di S. Maria del Bosco rappresenta quindi una testimonianza storica nella Sicilia occidentale dal medio evo ai nostri giorni ed un patrimonio architettonico e monumentale di inestimabile valore, che è d'obbligo recuperare e conservare per offrirlo al pubblico godimento.
Tale complesso, inserito in un itinerario turistico tra i più suggestivi della Sicilia, potrebbe contribuire allo sviluppo ed all'occupazione nei comuni ricadenti nel bacino dell'Alto Belice e del Corleonese per la sua particolare attrazione.
Il disegno di legge prevede interventi finanziari per il biennio 1999/2000 per una spesa di lire 30.000 milioni, di cui lire 5.000 milioni per il recupero e la ricostruzione del patrimonio storico-architettonico di proprietà privata ed altri immobili distrutti o danneggiati dal terremoto del gennaio 1968. All'articolo 2 è data facoltà al Presidente della Regione di provvedere all'affidamento dell'incarico per la progettazione esecutiva dei lavori anche a liberi professionisti.
Inoltre per il finanziamento totale dell'opera di recupero e conservazione degli immobili di proprietà pubblica dell'abbazia e la ricostruzione della chiesa, è previsto l'intervento comunitario ed il cofinaziamento a carico del bilancio della Regione.
Per gli interventi sui fabbricati di proprietà privata è prevista l'erogazione di contributi con l'applicazione dei criteri, delle procedure e delle modalità indicate dalla legge 29 aprile 1976, n. 178 e successive modifiche ed integrazioni, riguardante la ricostruzione degli immobili distrutti o danneggiati dal terremoto del gennaio 1968 che ha colpito la Valle del Belice. Si raccomanda vivamente la rapida approvazione del presente disegno di legge.
---O---
DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE
Art. 1.
1. Per il recupero e la conservazione dell'abbazia di S. Maria del Bosco di Calatamauro in Contessa Entellina, testimonianza storica fondamentale della Sicilia dal medio evo ai nostri giorni, è autorizzata per il biennio 1999/2000 la spesa di lire 30.000 milioni. La predetta spesa è destinata quanto a lire 5.000 milioni, al recupero o alla ricostruzione del patrimonio storico-architettonico di proprietà privata ed a] ripristino degli altri fabbricati.
Art. 2.
1. Il Presidente della Regione per gli interventi di cui all'articolo 1 riguardanti il recupero e la conservazione del Monastero dell'abbazia di S. Maria del Bosco di Calatamauro ed annessa foresteria e per la ricostruzione della chiesa distrutta dagli eventi sismici del gennaio 1968 che hanno colpito la Valle del Belice, provvede:
a) ad affidare ai dipendenti di uffici della Regione od anche a liberi professionisti, singoli od associati, iscritti nei relativi albi professionali da almeno 10 anni, la progettazione esecutiva delle opere;
b) inserire nel programma operativo plurifondo della Sicilia la realizzazione degli interventi sui beni immobili di proprietà pubblica con il relativo cofinanziamento a carico del bilancio della Regione.
Art. 3.
1. Per gli interventi sui fabbricati di proprietà privata è assegnata al comune di Contessa Entellina la somma di lire 5.000 milioni, in ragione di lire 2.500 milioni per l'anno 1999 e lire 2.500 milioni per l'anno 2000. Il predetto comune provvede alla erogazione dei contributi ai proprietari od agli aventi diritto per il recupero, la conservazione e la ricostruzione degli immobili in applicazione dei criteri, procedure e modalità indicate dalla legge 29 aprile 1976, n. 178 e successive modifiche ed integrazioni, riguardanti la ricostruzione degli immobili distrutti o danneggiati da terremoto del gennaio 1968 nei comuni della Valle del Belice.
Art. 4.
1. La spesa complessiva di lire 30.000 milioni autorizzata per il biennio 1999-2000 trova riscontro nel bilancio pluriennale della Regione. All'onere di lire 15.000 milioni ricadente nell'esercizio 1999 si provvede con parte delle disponibilità del capitolo 21257 del bilancio della Regione per l'esercizio finanziario medesimo.
Art. 5.
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione
(26.10.1998) Testo presentato Seduta N° 199 del 2 Dicembre 1998
(Annunzio di presentazione e contestuale invio alla IV Commissione legislativa)
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Riferimenti  XII Legislatura Numero 814 del 26.10.98
Gruppo Parlamentare Gruppo Misto
Iniziativa Parlamentare
Firmatari
Di Martino Francesco (Misto).
Argomenti
• Beni culturali
Organo d'Esame
4. Quarta Commissione - Ambiente e Territorio