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giovedì 8 ottobre 2015

La riflessione di Gjovalin ... 08.10.2015

Incapace di assicurare tenore di vita e di alimentare speranze concrete per il futuro, la politica è oggi percepita con avversione, indifferenza e disprezzo, specie in un paese come il nostro storicamente ingovernabile.
L’etica pubblica, fino al comportamento di questi giorni del sindaco Marino, come quella privata dei cittadini è in grave difficoltà a causa del carattere apparentemente perdente con cui si pone a fianco della necessità, della convenienza e delle aspettative di successo, con cui ogni individuo si deve confrontare.

La religione, o meglio le gerarchie della Chiesa che costituiscono da sempre  la nutrice naturale dello scadente ceto politico, annaspa nei confronti della modernità che non ha mai riconosciuto e con cui si è sempre colpevolmente rifiutata di confrontarsi.

Schiacciata, elusa, invisibile e poco discussa, la crisi più grave riguarda tuttavia il meccanismo che riassume su di sé tutti questi elementi, e di cui rappresenta la sintesi finale: la convivenza civile.
La società, intesa dagli stessi padri della democrazia moderna come Tocqueville come “espressione dell’ordine naturale delle cose voluto da Dio”, è la struttura reale  in maggiore difficoltà rispetto i suoi vari interlocutori, retorici, simbolici o reali che siano.
Potere, stato, costituzione, giurisprudenza, finanza, sono temi distanti dalla concretezza della vita di ogni giorno, costituita invece da relazioni sociali dalla cui qualità dipende così tanto il nostro destino.

La società è molto più che la semplice somma degli individui che la compongono,  ed è l’espressione che raffigura meglio di ogni altro aspetto la civiltà di un popolo e la sua capacità di organizzarsi in base ai propri valori di riferimento.
Essa costituisce lo spazio di intermediazione tra i contrapposti interessi, i bisogni e le aspettative di felicità di ciascuno.

Ogni soluzione per le ingiustizie, tende sempre a produrre a sua volta iniquità anche peggiori.
Le grandi rivoluzione moderne, quella scientifica, politica, sociale, religiosa, hanno liberato il singolo dal giogo delle istituzioni di potere, ma non hanno risolto affatto il problema della sua felicità.
Nell’antichità, la distanza e la frammentazione o l’incapacità di reale controllo dei territori, rendeva i poteri sovrani molto più aleatori di quanto si creda, e nei grandi vuoti di autorità le comunità fungevano da cerniera tra gli individui e la loro sorte.
Da questo punto di vista, la lunghissima età di mezzo situata fra il tramonto di Roma e l’inizio della nostra epoca è stata tutt’altro che oscura.
Il rapporto tra governanti e governati è basato sulle bugie dei primi e sulla predisposizione dei secondi a preferire sempre la vantaggiosa menzogna alla cruda verità.

Ragionare, Capire e Decidere ............... di Ipazia 08.10.2015

Talete e Anassimandro, sono per Aristotele i primi due filosofi.

La Filosofia 6
Anassimene stando alla tradizione sarebbe stato discepolo di Anassimandro. Egli corregge, nell'intento di conferirgli positività, la teoria del suo maestro che aveva ravvisato l'àpeiron, il principio di tutte le cose nell'indeterminato, nell'indefinito, e asserisce che quel "principio" è l'aria.

L'aria di Anassimene non equivale all'acqua di Talete, perchè come aveva asserito Anassimandro essa è qualcosa determinata e quindi incapace di essere "principio" di tutte le cose determinate.
L'aria sarebbe l'àpeiron in quanto rarefacendosi e condensandosi genera tutte le cose.

"L'aria si differenzia nelle varie sostanze a secondo del grado di rarefazione e condensazione e così dilatandosi dà origine al fuc, mentre condensandosi dà origine al vento  e poi alle nube; ad un grado maggiore di densità forma l'acqua, poi la terra e quindi le pietre; le altre cose derivano poi da queste"
(In Arist. Phys. 24, 26)  

Perchè Anassimene è oggi importante ?

Egli ha portat alla luce il concetto decisivo nello sviluppo del pensiero umano: si tratta del concetto di causa che determina la trasformazione del principio di tutte le cose.

Il mondo greco non ignorava il concetto di causa, ma non lo aveva fatto uscire dal contesto morale (=connessione fra colpa e pena).
Non a caso per la parola "causa" in greco si usa la stessa parola che si impiega per "colpa" (aitìa) delle pene delle generazioni future.
La successione causa-colpa,  effetto-pena oggi a noi appare logica e comprensibile.

Il cncetto di "causa" con Anassimene esce quindi dal contesto della morale  per affacciarsi a quello che oggi noi definiamo razionale, scientifico, dove le categorie della colpa e della pena cedono al rapporto causa-effetto.

Conseguenze del concetto di "causa"
Il principio (archè) di tutte le cose in conseguenza dell'introduzione del concetto di "causa" muta il suo volto. L'archè non è più la sostanza o la materia di cui le cose sono costituite, ma anche il principio dell'azione, o causa efficiente come più tardi la chiamerà Aristotele, che determina la trasformazione delle cose.  

Ignazio Marino. Il sindaco delle mangiate a sbafo

Un oste può anche ricordare male o voler proprio mal ricordare. Un oste, uno. 
Un oste ricorda con precisione che Ignazio Marino sindaco di Roma andò a cena da lui con la moglie. E pagò con la carta di credito del Comune. Ricorda anche il vino ordinato, uno Jermann da 55 euro, e il conto totale della cena: 155 euro. Non solo, ricorda anche che fu la moglie ad andare di persona a prenotare e riconosce dalle foto chi è la moglie del sindaco e chi non lo è. E’ un testimone talmente convincente della cena magagna da non convincere del tutto. 
Un oste può anche avercela con un sindaco, può anche divertirsi a inguaiarlo. 

Il Sindaco inetto,
e pure mangione.

Tempo fà si sosteneva che
quelli del PD erano eredi, niente di meno che,
del partito degli onesti.
Un altro oste, un altro ristorante, un altro ricordo. Ricordo di un’altra cena del sindaco. Con la famiglia, non con i giornalisti come c’è scritto sulla nota spese. Fanno due osti. Coincidenza? 
Può darsi in una città dove gli osti in gran quantità odiano i sindaci, gli assessori, i vigili, le regole. 
Un oste dice con la moglie, l’altro dice con la famiglia. Le note spese dicono con giornalisti, Sant’Egidio. Giornalisti non si sa quali, quindi non confermano né smentiscono. Sant’Egidio fa sapere che nessuno di loro si è mai “attovagliato” a quella cena.
Un altro oste e fanno tre e stavolta non a Roma ma su al Nord. Cena del sindaco a Torino con sacerdote come da nota spese. Il sacerdote smentisce. Tre, alla terza è difficile credere alle coincidenze. 

Hanno detto ... ...

IGNAZIO MARINO, sindaco della capitale d'Italia
 «Ho deciso di regalarli tutti di tasca mia a Roma e di non avere più una carta di credito del Comune a mio nome».

* Un «regalo» perché lui ritiene che i soldi spesi fossero tutti «per motivi istituzionali»,




mercoledì 7 ottobre 2015

Contessa Entellina. Il Comune buon ultimo -o quasi- nel fornire la trasparenza prescritta dal sistema contabile finanziario potenziato

Novità legislative
Il 2015 per gli enti territoriali, soprattutto per i Comuni e le Province, è un anno speciale. In quest'anno è iniziata l'introduzione con gradualità del nuovo sistema contabile, quello della competenza finanziaria potenziata,  ed il legislatore ha previsto una fase transitoria (appunto il 2015) per l'armonizzazione di tutti i conti con quelli della intera Pubblica Amministrazione, come peraltro imposto dall'U.E.
In questa fase di transizione i Comuni sono tenuti ad impostare e ad elaborare il Bilancio di Previsione sia col vecchio sistema finanziario che col nuovo; il nuovo costituirà solo per quest'anno un allegato del Bilancio redatto col vecchio sistema  che conserverà la valenza legale e autorizzatoria.
Il legislatore per il 2015 ha in pratica imposto per l'elaborazione del Bilancio "il doppio binario".
L'Organizzazione Comunale
Ma i Comuni sono preparati e organizzati per accogliere i  nuovi obblighi? 
Il personale comunale è stato qualificato per fronteggiare e maneggiare il nuovo sistema contabile ? e' stato preparato per altre innovazioni che investiranno a breve il sistema del contenzioso tributario ?  
(Per dire: i Comuni piccoli sapranno valutare le proposte di mediazione allegate ai ricorsi proposti dai contribuenti, se consideriamo che da noi i ricorsi presentati sulla Tarsu 2008 difendibili in sede di Commissione Tributaria dal personale dell'Ente sono stati invece affidati a professionisti ben retribuiti  ?). 
Le innovazioni legislative, soprattutto quelle inerenti il sistema contabile, sono note da anni (D.Lgs. n.118/2011), tanto è vero che parecchi comuni, in vista delle conseguenze e degli impatti che avrebbero prodotto hanno aderito alla sperimentazione promossa dal Ministero dell'Economia (MEF), ricevendone agevolazioni non solo in termini di arricchimento professionale ma anche riverberi in termini economici.

Trattandosi di nuove modalità operative per mandare gradualmente a regime un nuovo sistema contabile,  i comuni sono stati da tempo  chiamati a svolgere la riorganizzazione e la riqualificazione del personale. 
Il sistema contabile "di competenza potenziata" non esige infatti di dover ristrutturare solamente il nucleo tecnico-finanziaria dei Comuni ma l'apparato comunale per intero. Esso andrà infatti ad incidere sulla mentalità dell'apparato politico (Sindaco, Assessori e Consiglieri) ed esigerà inoltre il cambio di conduzione amministrativo dei "Responsabili di settore" nei piccoli comuni e dei Dirigenti nei grandi Comuni, indipendentemente se essi  siano preposti ai Servizi Finanziari o ai Servizi Tecnici  o ad altri ancora.
Disservizi
Che ad Ottobre non esista nè la chiusura dei conti 2014 nè la programmazione 2015  ( e quindi il ri-accertamento straordinario dei residui) è segno che nel nostro Comune, a parte le cause indipendenti dalla volontà dell'uomo e le ragioni di vita privata, l'aggravio di compiti connessi all'armonizzazione dei conti di tutta la Pubblica Amministrazione sta per ripercuotersi, come sempre , sul cittadino a cui manca la trasparenza su quanto il Comune opera ed esige in termini di canoni e tributi.
Conclusione

 Se il comune non è organizzato e qualificato a fronte delle innovazioni legislative (di cui da anni si conosceva la data di entrata in vigore ) inevitabilmente  ciò si traduce e si tradurrà ancora in ulteriori aggravi in termini di costi e di tempo nella gestione dell'Ente; all'esterno verrà mostrata l'assoluta inefficacia ed  inefficienza di tutti i protagonisti che animano la vita dell'Ente e i cittadini sanno sin da adesso che tutta la serie di novità già iscritte in calendario dal legislatore troveranno ancora orecchie distratte.

L'Occidente, il post-moderno della dimenticanza, gli altri --n.11--

Alla luce di ciò a cui assistiamo in Medio Oriente (Siria, soprattutto) e con i flussi migratori da quelle terre in direzione dell'Europa, da qualche tempo sul blog stiamo riflettendo sul nostro Occidente.

31) Come non accorgersi che il nostro mondo, l'Occidente, è pervenuto ai nostri giorni al vertice della potenza, potenza in termini di ricchezza, benessere, influenza militare e tecnologica mai raggiunta nella Storia nemmeno sotto l'Impero romano, e tuttavia adesso si ritrova solo di fronte a sè stesso, come se fosse avvolto in una forma di angoscia provocata dal fatto che l'uomo, l'uomo occidentale, è divenuto un "essere nuovo".

32) Viviamo entro costrizioni intellettuali e culturali che pochi ma solidi ambienti ci hanno tessuto tutt'attorno. 
Basta osservare i media (giornali, tv etc.) che, come se ubbidissero a dei comandi, ci influenzano e ci distolgono dalla rilevanza dei flussi migratori che arrivano dal Medio Oriente.
In queste ore i flussi in Europa sono tanto intensi quanto lo erano un mese fà, eppure gli schermi televisivi non ci mostrano più nulla in proposito.

33) I condizionamenti a cui noi occidentali siamo sottoposti sono tali che pur nell'angoscia possediamo confortevoli certezze che invece non sono altro che banali luoghi comuni. Molte delle "evidenze" che i media ci impongono di contro non hanno -spesso- quella razionalità che  in molti riteniamo.

Piana degli Albanesi. Clero riunito

Dal 05 al 10 ottobre 2015 è in corso la cinque giorni di ritiro dei sacerdoti della Diocesi, guidati dal vescovo. 
Gli incontri sono iniziati lunedì 5 si concluderanno venerdì. 

Con le immagini ... ... è più facile

Da anni sappiamo dell'ISIS: l'Occidente ha creato una
coalizione guidata dagli Usa per arrestare la sua violenza.Incredibilmente la più grande potenza del mondo finora
nei confronti dell'ISIS nulla ha potuto (o meglio, voluto)

In verità l'ISIS usa armi e risorse ... dell'Occidente
e suo compito sembra essere quello di svuotare il Medio Oriente
dalla presenza dei Cristiani

Sembra che Putin abbia deciso di fermare
il gioco pericoloso di Obama

Alcuni raid aerei russi hanno preso di mira all'alba di oggi
le province siriane di 
Hama e Idlib.

In pochi giorni Putin ha fatto tanti danni
all'ISIS quanti Obama non ha voluto farne
in tre anni.
Misteri .... medio-orientali !!! 

martedì 6 ottobre 2015

Lavoratori che vorrebbero andare in pensione. L'Inps farà arrivare nell'abitazione una busta arancione col calcolo prevedibile del trattamento

Milioni di italiani riceveranno a casa loro  la c.d. “busta arancione” inviata dall'INPS, che contiene una simulazione attendibile della pensione che si andrebbe a ritirare tenendo conto 
-dei contributi versati, 
-della retribuzione attesa 
-e della data di uscita dal posto di lavoro. 
La possibilità, finora, era per la verità fruibile online sul portale dell’Istituto previdenziale, ma a breve Tito Boeri, presidente dell’INPS, ha assicurato che le buste saranno spedite a "tutti coloro che non hanno fatto la simulazione online, perché vogliamo incoraggiarli a prendere il Pin sul sito". 


Funzionalità – 
Il progetto messo in atto dall’INPS consente di visualizzare telematicamente l’estratto contro previdenziale ed elaborare i contributi che ancora mancano alla pensione, associandoli allo scenario macro-economico sulla base dei dati della Ragioneria dello Stato per le previsioni di medio-lungo termine, dando comunque la possibilità di intervenire su alcuni parametri quali, per esempio, l’andamento della retribuzione. Successivamente, seguirà il calcolo dell’importo dell’assegno mensile INPS. In particolare, i sistemi con i quali viene calcolata la pensione sono il contributivo e le due forme del sistema misto, quello retributivo (ante riforma Dini) e quello misto (post riforma Dini). 

Il retributivo riguarda coloro che possedevano almeno 18 anni di contributi nel 1995. Per questi soggetti il passaggio al contributivo si applica solo dal 2012, per effetto della Legge Fornero. Mentre i soggetti che al 31.12.95 non avevano ancora raggiunto i 18 anni di contributi ricadono nel sistema misto in cui, a differenza del sistema retributivo nel quale l’assegno coincide con l’ultima busta paga, l’importo pensionistico viene calcolato sulla media retributiva degli ultimi anni del percorso professionale. Accanto a questi è prevista anche la quota C di pensione che è costituita dalle somme erogate dal lavoratore e dai sui datori durante la propria vita professionale. In questa modalità di calcolo rientrano coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995 e coloro che rientrano nel sistema misto post-riforma Dini e vengono considerate le retribuzioni erogate durante la vita lavorativa. 

Debutto ufficiale - 
L’idea di inviare periodicamente informazioni circa i contributi mancanti per l’accesso alla pensione in realtà trae origine dalla riforma “Dini” del 1995, che ha introdotto il metodo contributivo in Italia. Disposizione, questa, purtroppo mai attuata. A riaccendere i riflettori sul tema era stato, nel dicembre 2011, il decreto "Salva Italia", che recava un preciso riferimento proprio all'informazione previdenziale. In base a detta normativa, i lavoratori italiani devono ricevere annualmente la comunicazione della loro posizione previdenziale, sia per facilitare la stima della prestazione futura sia per valutare l'opportunità di procedere ad altri tipi di accantonamenti. 
Ora, superata questa prima fase di sperimentazione, la busta arancione arriverà a tutti quegli italiani, pensionandi, che non hanno effettuato la simulazione online. 
Dal 2016, invece, potranno usufruire del servizio anche i dipendenti pubblici e i pensionandi che hanno versato i loro contributi in fondi amministrati dall’Inps.

Contenzioso tributario. Nuove regole che rendono più facile contestare le ingiustizie di chi amministra

Come si ricorderà la
Camera del Lavoro-Cgil
sulla TARSU/2008 ha promosso
un ampio contenzioso che ha
coinvolto più di 200 contribuenti.
Il Comune spendendo consistenti
risorse pubbliche ha proposto ricorso -in appello-
contro la vittoria in primo grado dei cittadini.


Nella seconda metà di settembre 2015 il Consiglio dei Ministri ha varato la riforma del contenzioso tributario in attuazione all’art. 10 della Legge n. 23/2014 (Legge di delega fiscale). 

Il decreto attuativo riguarda una serie di interventi che tengono conto di alcune osservazioni espresse anche nel parere di Camera e Senato.
In particolare, tra le novità si segnalano le seguenti:
• l’innalzamento del
valore della lite entro il quale il contribuente può stare in giudizio da sé;
• l’addebito delle spese processuali per chi rifiuta un
accordo di conciliazione; 
• sono previste nuove regole per la nomina di presidenti delle commissioni tributarie e di magistrati tributari; 
• è prevista l’abilitazione alla difesa tecnica anche per i dipendenti dei CAF (solo per le controversie inerenti adempimenti poste in essere dal CAF stesso); 
• è stabilita l’immediata esecutività della sentenza, senza dover attendere il suo “passato in giudicato”; 
• è introdotta la possibilità di chiedere la sospensione della sentenza al giudice d’appello; 
• c’è l’eliminazione dell’alternatività tra l’istituto della mediazione tributaria e quello della conciliazione giudiziale. 

Nuovo limite per la difesa personale – Ai sensi dell’art. 12, comma 5, del D.Lgs. 546/1992, le controversie di valore inferiore a 2.582,28 euro, anche se concernenti atti impositivi dei comuni e degli altri enti locali, nonché i ricorsi di cui all'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 28 novembre 1980, n. 787, possono essere proposti direttamente dalle parti interessate, che, nei procedimenti relativi, possono stare in giudizio anche senza assistenza tecnica. Per valore della lite si intende l'importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l'atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore è costituito dalla somma di queste. 


Con l’approvazione del decreto attuativo della delega fiscale, il legislatore innalza l’attuale soglia fissata a 2.582,28 euro ad euro 3.000,00. Dunque, il contribuente stando alle nuove regole, nell’ambito del processo tributario, può stare in giudizio da se (senza, quindi, farsi assistere da nessun difensore) qualora il valore della lite (così come inteso ai sensi del sopracitato comma 5) sia inferiore a 3.000 euro.

Hanno detto ... ...

FABRIZIO ESPOSITO, reporter

”Dopo l’infausto berlusconismo, anche il renzismo nella sua scalata al potere ha cavalcato l’antipolitica e la lotta ai privilegi della Casta. Giunti però al momento della verità, il premier e i suoi fedelissimi hanno subito archiviato la rottamazione e sono diventati essi stessi simboli della nuova Casta, a conferma della irriformabilità del sistema dall’interno. Nel Paese reale la crisi economica non passa mai, ma dall’altro lato, nel Paese dei Palazzi, la ricchezza non arretra di un millimetro.  Anzi. La dimostrazione è nelle squallide cronache di questi giorni al Senato, protagonista l’ex berlusconiano Verdini, oggi renziano. Il trasformismo parlamentare ha toccato quota 300 seggi. Un dato incredibile: un terzo di deputati e senatori ha cambiato casacca perlopiù per mantenere prebende e poltrone e incassare favori e consulenze. Rispetto al passato, i privilegi della Casta sono l’unica ragion d’essere della politica. E’ il trionfo del poterismo, per citare Stalin. La gestione del potere fine a se stessa, per rievocare l’andreottismo. I politici sono stati i nuovi ricchi che si sono affermati in questo infinito decennio di vacche magre. Non è qualunquismo, è la realtà.”

PAOLO MIELI, già direttore del Corriere della Sera
Non c’è soltanto Romano Prodi. Anche l’ex ministro degli Esteri francese, fondatore di Médecins Sans Frontières, Bernard Kouchner, pur non avendolo mai apprezzato, ha riconosciuto che, nella partita siriana, il leader russo si è dimostrato «un grande giocatore di scacchi» e che «in questa fase sembra avere sempre una lunghezza d’anticipo». Laddove l’altro giocatore sarebbe il presidente degli Stati Uniti. In effetti c’è qualcosa che non torna nella strategia anti Isis dell’Occidente. Punto primo: definiamo il Califfato «nuovo nazismo», con ciò conferendogli - se le evocazioni storiche hanno un senso - il rango di nemico numero uno.
A questo punto la logica imporrebbe di considerare alleati pro tempore o in ogni caso non nemici tutti quelli che si oppongono all’Isis. A cominciare dal despota siriano Bashar al Assad (stendendo momentaneamente un velo sulle sue nefandezze scrupolosamente riepilogate qualche giorno fa sul Foglio da Daniele Raineri). Quell’Assad il cui potere adesso vacilla e che evidentemente Obama ritiene conveniente sia tolto di mezzo per bilanciare un fattivo impegno contro le milizie di al Baghdadi. Una bizzarria.
Come se, ai tempi dell’assedio di Stalingrado (luglio 1942-febbraio 1943) inglesi e statunitensi avessero sotto sotto tifato per la contemporanea sconfitta del generale von Paulus e del maresciallo Zukov. A nzi come se - in considerazione del fatto che ancor prima dell’ascesa al potere di Hitler (30 gennaio 1933) Stalin aveva già provocato la morte di almeno tre milioni di persone, tre le stava facendo fuori nel genocidio ucraino, e altre sei le avrebbe sterminate nel corso degli anni Trenta - come se, dicevamo, nell’ottobre del ‘42, allorché i tedeschi portarono gli scontri dentro la città che prendeva il nome da Stalin, gli angloamericani si fossero compiaciuti nel veder vacillare il potere sovietico. Invece i loro sentimenti furono opposti. E lo furono nonostante, ripeto, considerassero il dittatore georgiano alla stregua di un Satana e gli imputassero anche di aver facilitato quell’aggressione nazista alla Polonia da cui aveva avuto origine la Seconda guerra mondiale.
Certo, americani e inglesi all’epoca erano legati da un patto d’alleanza con i sovietici, ma erano consapevoli (quantomeno lo era Churchill) del fatto che, quando Hitler fosse stato debellato, il confronto con il leader del comunismo mondiale sarebbe stato assai duro. E seppero scegliere. Ebbero il coraggio di scegliere. L’Occidente di oggi no. Lancia proclami altisonanti contro l’Isis e sostiene milizie locali che si battono contro più di un nemico alla volta e che, fatta eccezione per quelle curde, non appaiono in grado di ottenere grandi risultati .

lunedì 5 ottobre 2015

Lavoratori Forestali. Problematiche, ritardi ed ansie delle famiglie



Religioni. Il Cristianesimo non è una religione

Sfogliando un libro di antropologia leggo come negli ambienti del razionalismo (Università, circoli culturali, ambienti laici  etc.) viene inteso il concetto di religione:
"In linea generale una religione potrebbe essere definita come 'complesso' più  meno coerente di pratiche (riti e osservanze di precetti) e di rappresentazioni (credenze) che riguardano i fini ultimi e le preoccupazioni estreme di una società di cui si fa garante una forza superiore all'essere umano".

La pagina del libro prosegue asserendo che la religione assolve in favore dell'uomo ad una funzione integrativa e protettiva attraverso "simboli, miti e riti. I simboli (un luogo, una reliquia, un disegno, un oggetto) veicolano concetti, i quali costituiscono i significati dei simboli; i miti sono i 'racconti' che organizzano i concetti (cioè i simboli) in discorsi dotati di una propria coerenza; i riti sono le azioni che mettono "in scena" i concetti, li rappresentano (tramite i simboli) a coloro che eseguono il rito e a coloro che vi assistono".

Ma il punto di vista dei credenti "cristiani" è questo sopra descritto ?
Se seguiamo il pensiero di p. Alberto Maggi, un teologo, biblista cattolico e religioso dell'Ordine dei Servi di Maria, ci capita di apprendere che il cristianesimo non è una religione e mai il Nazareno in vita terrena sua ha manifestato l'intenzione di fondare una nuova, ennesima, religione.
"In ogni religione veniva insegnato che l'uomo - creato o no dal suo dio - aveva il compito di servire il suo Dio. Un Dio presentato sempre come Sovrano. Un uomo sempre nella condizione di servo. Un Dio che continuamente chiede agli uomini, sottraendo loro cose, tempo, energie. 
La nuova immagine proposta da Gesù di un Dio a servizio degli uomini, è alla base della libertà dell'individuo. Questo nuovo rapporto con il Padre non incide soltanto nel rapporto dell'uomo verso Dio, ma pure quello nei rapporti tra gli uomini, inaugurando una nuova relazione nella quale viene esclusa qualunque forma di dominio o di potere nell'ambito dei rapporti umani: se Dio stesso non domina ma serve gli uomini nessuno può più dominare gli altri - tanto meno in nome di Dio".

Il concetto di questo teologo è che il Cristianesimo è una Fede in un Dio che cerca l'uomo e non una Religione che cerca Dio. 
Le conseguenze nella vita degli uomini, credenti o meno che possono essere, sono immense. 

Eppure nella stragrande maggioranza dei casi i cristiani sono convinti di seguire una religione carica, anzi sovraccarica di prescrizioni - dottrine - obblighi - devozioni - astinenze - sacrifici; tutto ciò è dovuto al clero, dai diaconi ai cardinali e ai tantissimi papi che della Chiesa nel corso del tempo hanno fatto un centro di Potere, un centro di controllo sulla società e sui credenti.

Avremo modo di intrattenerci su queste problematiche. Nostra convinzione è che la Chiesa dei Cristiani non serve per l'esercizio del potere di alcuni uomini, preti, vescovi o papi che siano, nè per elaborare dottrine che costruiscono religioni e distorcono ciò che invece è una Fede, una Fiducia in un Dio-Padre. 

Con le immagini... ... è più facile


Circolare di un preside agli alunni: 
"Imparate a dire buongiorno".

 Nel 2015 si riparte dalle fondamenta


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Sarà il più grande editore di libri in Italia, con ricavi per oltre mezzo miliardo di euro e coprirà il 35% del mercato del nostro paese
La Mondadori, guidata da Marina Berlusconi, è riuscita a comprarsi per 127,5 milioni di euro la divisione libri del concorrente Rcs, il gruppo che pubblica il Corriere della Sera

In Vaticano riflettono riuniti in Sinodo sulla famiglia,
lo fanno i Vescovi che non son nemmeno sposati

I continui errori di politica estera di Obama
stanno facendo di Putin un gigante della
strategia politica

domenica 4 ottobre 2015

Da Avvenire












Armistizio. 
Dopo 1'8 settembre i nazisti catturarono 650mila soldati italiani. 
Ben 5Omila morirono nei lager. Finalmente un database rende disponibili foto e vicende

I volti e le storie di una deportazione 

Umberto Agudio, classe 1906, maggiore della Regia Aeronautica si era laureato in ingegneria industriale presso la Regia Scuola di ingegneria di Torino dopo aver frequentato il corso di perfezionamento in armamento aeronautico presso il Regio Politecnico di Torino nel 1938. Appartenente al Ministero dell'Aeronautìca-Ufficio Studi ed esperienze, fu arrestato il 3 marzo del 1944 in Italia «per motivi di sicurezza e resistenza attiva» si legge nel suo foglio matricolare (nella foto). Deportato ed internato nel campo di Mauthausen, mon ad Hartheim il 25 novembre 1944, per causa che «si sconosce». Una sorte diversa, ma non meno drammatica toccò a Domenico Sassone, soldato del 333° Reggimento fanteria, originario di Cosenza, classe 1922. Fu catturato dai tedeschi il 9 settembre 1943 sul fronte greco. Poi internato negli Stalag XIII D e ÕØ Ñ. Trovò la morte a Rothenburg per malattia. Alla sua scheda sono allegate le rare immagini del suo funerale. Due storie, quella di Agudio e Sassone, che l'Associazione nazionale reduci dalla prigionia (Anrp), in esclusiva per Avvenire, ha riportato alla luce attingendo dal corposo database che sarà presentato mercoledì 7 ottobre al Senato della Repubblica alla presenza del presidente Pietro Grasso. I nomi, i volti, le tappe della prigionia, le date e i luoghi in cui furono deportati e trovarono la morte oltre 50 mila soldati italiani catturati dai tedeschi nei vari fronti di guerra dopo 1'8 settembre 1943 saranno finalmente disponibili. Si tratta dell'Aito degli Internati Militari Italiani caduti nei lager nazisti 1943-1945, realizzato dall'Associazione nazionale reduci dalla prigionia (Anrp) con il contributo della Repubblica Federale di Germania (Fondo italo-tedesco perii futuro) in stretta collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri italiano. Il database, in lingua italiana e tedesca «colma una grave lacuna storica» spiega ad Avvenire Enzo Orlanducci, presidente dell'Anrp, sottolineando «la valenza culturale e antropologica del fenomeno Imi, che va oltre il semplice conteggio numerico relativo al tributo di vite umane nel travagliato recupero della libertà del nostro Paese». L'armistizio dell'8 settembre '43 tra l'Italia e gli angloamericani comportò la cattura di circa 650 mila militari italiani che furono disarmati dalle truppe tedesche in Francia, Grecia, Jugoslavia, Albania, Polonia, Paesi Baltici, Russia e Italia, imprigionati, caricati su carri bestiame e trasferiti nei lager del Terzo Reich sparsi in Europa e in particolare in Germania, Austria e Polonia. Si aprì il tragico capitolo degli Imi, definizione decisa con un provvedimento arbitrario del 20 settembre 1943 da Hitler per sottrarre i soldati italiani, considerati dai nazisti «traditori», alle «tutele» della Convenzione di Ginevra del 1929 e poterli destinare come forza lavoro per l'economia del Reich. Poco più che ventenni gli Imi furono quei soldati del Regio Esercito che dissero "no" a qualsiasi forma di collaborazione con il nazifascismo. Una Resistenza pagata con sofferenze, torture, privazioni. Decine di migliaia di Imi persero la vita nel corso della prigionia per malattie, fame, stenti, ucci- siom. Sempre per ordine del Führer, d'accordo con Mussolini, il 12 agosto 1944 gli Imi furono trasformati in «lavoratori civili», ma solo formalmente liberi. Tra febbraio e i primi di maggio del 1945 finalmente la liberazione, che per ciascuno dei sopravvissuti avvenne in momenti differenti. Il rimpatrio si svolse soprattutto nell'estate e nell'autunno del 1945 e da Germania, Francia, Balcani e Russia gli Imi fecero rientro in Italia. Nel Dopoguerra la loro storia fu dimenticata e solo verso la metà degli anni Ottanta ripresa e studiata da storici e ricercatori. «Oggi, grazie alla mult

imedialità e alle nuove tecnologie, la storia dei 50 mila Imi morti nei lager del Reich dopo 1'8 settembre 1943 finalmente potrà essere letta e conosciuta dal grande pubblico» afferma Orlanducci. L'Albo sarà disponibile nel sito www.alboimicaduti.eu, che raccoglie alcune schede corredate da foto risalenti al tempo di guerra e da documentazioni originali che l'Anrp, per rispetto e cautela, si riserva di fornire solo ai familiari, ai ricercatori e agli interessati su motivata richiesta. «Dall'esperienza di vita degli Imi, evinta consultando oltre 200 mila documenti negli archivi in Italia e all'estero, dalle testimonianze e da altra documentazione acquisita e registrata nell'Albo - spiega Orlanducci -, si potranno trarre considerazioni utili non solo al di battito sulle conseguenze del nazifascismo, ma anche alla riflessione sui temi dei diritti umani, della libertà e della democrazia, valori fissati nella nostra Costituzione repubblicana e sui quali è nata e si fonda la Costituzione dell'Unione Europea». «Un progetto - aggiunge lo storico Luciano Zani, membro del Comitato scientifico - che l'Anrp intende portare avanti nel tempo coinvolgendo anche altri soggetti pubblici e privati, nazionali e intemazionali con l'obiettivo di mantenere e ampliare il database. Una ricerca che sarà essa stessa moltiplicatore di memoria e di stimolo a ulteriori ricerche». L'Albo degli Internati militari italiani caduti nei campi nazisti fra il 1943 e il 1945 è stato realizzato dall'Associazione nazionale dei reduci dalla prigionia in collaborazione con la Germania e la Farnesina. In lingua italiana e tedesca viene presentato mercoledì al Senato 

Dal Giornale di Sicilia

Il Palazzo Reale di Palermo, oggi più conosciuto come Palazzo dei Normanni, fu costruito nel punto più elevato della città, secondo la tendenza a edificare sulle alture per rendere più difendibili gli edifici. Sorge su un luogo già oggetto di insediamenti punici e la struttura, adesso un poligono irregolare, pare fosse stata impostata in origine con torri legate da ali, portici e giardini. Ma di queste torri l'unica superstite è la cosiddetta Torre Pisana, sede delle stanze private del rè. All'interno del Palazzo venne anche realizzata la chiesa privata del sovrano, la Cappella Palatina, consacrata nel 1140. 
Il complesso del Palazzo era unitario e ospitava anche opifici tessili e laboratori di oreficeria, mentre una via coperta lo collegava direttamente con la Cattedrale. Venne usata come residenza del sovrano fino alla fine del 1300 quando per questioni di sicurezza i rè aragonesi, subentrati agli Svevi, spostarono la loro sede al Palazzo Chiaramente detto «Steri». 
Il Palazzo dei Normanni divenne così una fortezza fin quando, sotto la dominazione spagnola, i Viceré di Sicilia tornarono ad abitarlo. Nel corso di questi cambiamenti la struttura subì sempre trasformazioni e ampliamenti (per esempio l'aggiunta del cortile Maqueda) e con i Borboni venne persino elevato un osservatorio astronomico ancora esistente. Al suo interno le sale più importanti sono quella del Duca di Montalto, che ospita mostre, la Sala Rossa e la Sala Gialla, utilizzate come sedi di rappresentanza istituzionale e per convegni, la Sala d'Ercole (nome tratto dal motivo degli affreschi) nella quale si riunisce l'Assemblea regionale siciliana che qui ha la sua sede dal 1947. 

Uomini, fatti, eventi. Come li ricordiamo oggi

3 Ottobre
 Il 3 ottobre 1990 è il giorno della Riunificazione della Germania. I cinque länder: Brandeburgo, Meclenburgo – Pomerania Occidentale, Sassonia, Sassonia – Anhalt e Turingia già nellaRepubblica Democratica Tedesca (Germania Est), ma aboliti e trasformati in province, si ricostituiscono e aderiscono formalmente alla Repubblica Federale Tedesca (Germania Ovest), scegliendo tra le due opzioni di costituzione quella della Germania Ovest (Grundgesetz).

Dopo la fine della II guerra mondiale la Germania era stata divisa in quattro zone di occupazione. La vecchia capitale Berlino, in quanto sede del Consiglio di Controllo Alleato, venne essa stessa suddivisa in quattro zone. Benché l’intento delle quattro potenze occupanti fosse di governare assieme una Germania con i confini del 1947, l’avvento delle tensioni della Guerra Fredda fece sì che le zone francese, britannica e statunitense formassero nel 1949 la Repubblica Federale tedesca, mentre la parte controllata dall’Unione Sovietica, parte est del paese, diventò la Repubblica Democratica.
La prima proposta per la riunificazione della Germania venne avanzata da Stalin nel 1952, con termini simili a quelli in seguito adottati per l’Austria. Essa proponeva la creazione di una Germania neutrale, con un confine orientale posto lungo l’Oder, e la rimozione di tutte le truppe alleate nel giro di un anno. Il governo tedesco occidentale del cancelliere Adenaur favoriva una maggiore integrazione con l’Europa Occidentale e chiese che la riunificazione fosse negoziata con la condizione che si svolgessero in tutta la Germania delle elezioni sotto osservazione internazionale. Questa condizione venne respinta dai sovietici. Un’altra proposta di Stalin prevedeva la riunificazione della Germania con i confini del ‘37, a condizione che aderisse al Patto di Varsavia. Fu così che la famosa frase pronunciata da Adenauer di fronte alla posizione sovietica: “Meglio mezza Germania tutta che tutta la Germania a metà” non accelerò, anzi rallentò la riunificazione tedesca, facendone una questione internazionale anziché una questione interna.

L’unico serio tentativo di superare e risolvere il problema della riunificazione tedesca (Deutsche Wiedervereinigung) avvenne in occasione del Vertice di Ginevra del 1955. Nella dichiarazione finale si diceva espressamente: “I Capi di Governo della Francia, del Regno Unito, dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti, riconoscendo la loro comune responsabilità per la questione tedesca e la riunificazione della Germania, hanno concordato che la riunificazione della Germania, a mezzo di libere elezioni, dovrà essere attuata in conformità agli interessi nazionali del popolo tedesco“. Solo tre mesi dopo alla Conferenza dei Ministri degli Esteri che doveva rendere operativa la dichiarazione, Molotov si rimangiò gli impegni presi dal suo paese, frustrando ogni ulteriore tentativo di soluzione negoziale della questione.

La costruzione del Muro di Berlino
La fuga di un numero crescente di tedeschi dell’est nelle nazioni non comuniste, attraverso Berlino Ovest, portò la Germania Est, nel 1961, a erigere il Sistema di confine della RDT (del quale faceva parte il Muro di Berlino) per prevenire qualsiasi ulteriore esodo, anche se tuttavia le fughe continuarono. Per tutto il periodo della guerra fredda, ed oltre, il Muro di Berlino diventerà concretamente il simbolo della mancata riunificazione, il tema centrale della politica tedesca e dei rapporti tra paesi occidentali e URSS.
Ostpolitik 
Le relazioni tra le due Germanie rimasero fredde fino a quando, negli anni settanta, il cancelliere della Germania Ovest Willy Brandt lanciò un riavvicinamento altamente controverso con la Germania Est (la cosiddetta Ostpolitik). Si definiva così la politica di normalizzazione dei rapporti con la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) e con gli altri paesi del blocco orientale, perseguita da parte del cancelliere Willy Brandt, a partire dall’inizio degli anni settanta, e per la quale Brandt ottenne il Premio Nobel per la Pace nel 1971. 

La Ostpolitik si poneva in contrasto con la politica perseguita fino a quel momento dai governi tedeschi, a partire dal governo di Konrad Adenauer, sintetizzata nella cosiddetta dottrina Hallstein. In concreto, a partire dalla fine degli anni ’60 ebbero luogo una serie di incontri fra Brandt ed i leader dei paesi dell’est che, inizialmente, ebbero il merito di “riaprire” le comunicazioni fra i paesi e portarono in seguito alla stipulazione di alcuni trattati. Alla metà degli anni ottanta, la prospettiva di una riunificazione della Germania era considerata sia ad est che ad ovest come una speranza lontana, irraggiungibile.
La riunificazione
La speranza di una riunificazione entrò nel regno delle possibilità politiche grazie ai cambiamenti interni all’Unione Sovietica. L’avvento del leader riformista Michail Gorbačëv nel 1985 causò infatti un’ondata di riforme che si propagò in tutto il blocco orientale, rappresentando un’opportunità per il cambiamento nella RDT.

Le restrizioni ai movimenti per i tedeschi dell’est furono rimosse e il 9 novembre 1989 moltissime persone andarono immediatamente al Muro dove le guardie di confine aprirono i punti di accesso permettendo loro di passare. Molti tedeschi di entrambe le parti iniziarono ad abbattere sezioni del muro stesso dando conclusione ad una delle storie più durature del XX secolo.
A meno di un anno di distanza dall’abbattimento del muro il 3 ottobre 1990 la riunificazione è un fatto compiuto. Al processo erano contrari Francia e Gran Bretagna che temevano il ricostituirsi di una “grande” Germania.
Der Spiegel, proprio in questi giorni in occasione del ventennale della riunificazione, pubblica una serie di documenti del ministero degli esteri tedesco, rimasti finora segreti, che, oltre a provare l’ostilità nei confronti della riunificazione, rivela come il governo della Germania Ovest, guidato da Helmut Kohl, sia riuscito a superare tutti gli ostacoli diplomatici. Una delle rivelazioni destinate a suscitare più polemiche riguarda le trattative con Parigi: all’epoca il presidente francese François Mitterand condizionò il suo assenso al sì della Gemania all’introduzione dell’euro. Quindi la fine del marco tedesco sarebbe stato il prezzo per la riunificazione.

I costi economici della riunificazione
I costi della riunificazione sono stati un grosso problema per l’economia tedesca, (beni e servizi da fornire, riconversione e privatizzazione delle industrie, alto tasso di disoccupazione, sistema del walfere) ed hanno contribuito ad una più lenta crescita economica negli anni recenti. 
Il costo della riunificazione è stato stimato intorno ai 1.500 miliardi di Euro. Questa cifra è più grande del debito nazionale dello stato tedesco. La prima causa di tale spesa fu la debolezza dell’economia della Germania Orientale, specialmente a confronto di quella della Germania Occidentale, combinata con la decisione, motivata politicamente, di fissare il tasso di conversione alla pari tra Marco della Germania Orientale e Marco tedesco. Questa decisione, che non aveva una giustificazione nella realtà economica, risultò in un’improvvisa perdita di competitività delle industrie tedesche orientali, che le fece collassare in breve tempo. A tutt’oggi uno speciale trasferimento di 100 miliardi di Euro ogni anno viene dato ai territori dell’ex-Germania Est per la “ricostruzione”.

sabato 3 ottobre 2015

Hanno detto ... ...

EDOARDO BONCINELLI, genetista
 … Esistono almeno tre forme di libertà: ovvero d’indipendenza o di affrancamento da determinismi, predestinazioni e prepotenze: la libertà dalle cose del mondo, la libertà da se stessi (cioè dalla propria costituzione psicofisica) e la libertà dagli altri, intesi come esseri capaci di intendere e di volere. 
La più facile da illustrare e la più trattata da sempre è l’ultima forma, la libertà dal volere degli altri. Da tempo l’essere liberi si identifica con il non essere sottoposti a costrizioni o limitazioni imposte da altri esseri umani che agiscano consapevolmente. Qui non si tratta di sapere quanto si può essere liberi, ma quanto si vuole essere liberi, quanto si è disposti a pagare, come individui o collettività, per esserlo veramente, quanto si vuole essere diretti da se stessi e quanto da altri. Perchè nel nostro mondo  si è enormemente attenuato il pericolo di subire costrizioni fisiche e limitazioni materiali della libertà, ma è venuto in primo piano  un altro, più subdolo rischio: quello di venire assediati e soffocati da false teorie, pregiudizi, frasi fatte e conformismi di ogni tipo, compreso il cosidetto anticonformismo. E qui il ruolo essenziale che svolge la cultura emerge chiaramente: solo se si è dotati di strumenti acquisiti assimilando il sapere e consolidando le proprie idee attraverso il confronto con quelle altrui ci si può sottrarre a questo tipo di condizionamenti più o meno surrettizi … “