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mercoledì 12 ottobre 2016

Referendum di Dicembre. Argomenti per capire il senso del cambio costituzionale

Il Punto di vista de Il Laboratorio Politico per la Sinistra
Il Laboratorio Politico per la Sinistra si impegna affinché nel prossimo referendum costituzionale prevalgano le ragioni del No.
Non si può modificare una parte tanto importante e larga della Costituzione a maggioranza, spaccando il Parlamento e il Paese. Attorno al tema delle regole della casa comune tutte le culture, le tendenze, le posizioni dovrebbero essere chiamate a concorrere, con lo stesso spirito che si ebbe durante i lavori dell’Assemblea Costituente. Noi siamo persuasi che la Costituzione vada riformata, in profondità, ma con un metodo aperto e condiviso.
In secondo luogo l’assetto che esce dalla riforma oggetto di referendum è assai confuso. Il referendum attorno ad un solo quesito che raccoglie modifiche relative a quarantasei articoli impone di dare un giudizio generale, che con più quesiti avrebbe potuto articolarsi.
La riforma muove dalla preoccupazione di rafforzare la governabilità del Paese. E’ un tema largamente superato, anche dai fatti concreti. In Italia si legifera oramai rapidamente, ma si legifera troppo e soprattutto si legifera male. Il vero cimento della riforma dovrebbe essere quello di costruire una nuova centralità del Parlamento e di legittimare la politica, oggi profondamente malata: e cioè di rappresentare meglio la società, sia negli organi istituzionali, centrali e territoriali, che nelle forme di autogoverno, in forze politiche democratiche e radicate e in corpi intermedi riformati e rinnovati. Nella riforma inoltre non si dà un risposta al tema della forma di Stato: se imboccare una strada federalista o fortemente regionalista -aperta dalla discutibile riforma del 2001- che impone la creazione di un Senato delle Regioni, composto dai Governi Regionali, che approvi la legge di bilancio insieme alla Camera, o quella di un Senato delle garanzie, contrappeso di una Camera politica. Viene seguita una strada intermedia, con un Senato di nominati e non di eletti, e con otto diversi procedimenti legislativi, fonte di confusione e di paralisi.
La legge elettorale, anch’essa voluta a maggioranza, peggiora questo giudizio, perché crea un effetto ipermaggioritario che rischia di allontanare parti rilevanti dell’elettorato dalla politica e dal riconoscimento nel sistema della democrazia rappresentativa.
Il Laboratorio non condivide le caricature della riforma costituzionale che la rappresentano come l’anticamera di una svolta antidemocratica. Noi siamo invece persuasi che la vittoria del Si congelerebbe la riforma, in un assetto confuso e squilibrato. La vittoria del No invece imporrebbe di affrontare subito il tema della riforma costituzionale e anche quello di una legge elettorale efficace e democratica.
Non è in gioco il Governo, che ha fatto la forzatura di inserire nel proprio programma un tema di assoluta competenza parlamentare. Né è in gioco la credibilità internazionale dell’Italia, e appaiono goffe e controproducenti le iniziative volte a far intromettere nel tema dell’assetto costituzionale del Paese altri, non titolati a farlo.
Il LPS intende avanzare, insieme a quanti hanno uno spirito unitario e costruttivo, idee e proposte per riforme della Costituzione, della legge elettorale, delle forze politiche e dei corpi intermedi che allarghino la democrazia e la partecipazione.
In particolare apprezziamo l’impostazione del documento dei 56 costituzionalisti e quello dei dodici parlamentari del Partito Democratico per il No e la creazione di un Comitato Unitario di centrosinistra per il No presieduto da Guido Calvi.
Abbiamo promosso qualche mese fa con spirito positivo il documento “Uniti a Sinistra. Per un nuovo Ulivo”, purtroppo largamente inascoltato. Ora lavoriamo perché lo stesso afflato unitario possa affermarsi nella campagna referendaria.
Parteciperemo con questo intento costruttivo e positivo alla prossima campagna referendaria, per confrontrarci sul merito, senza demonizzazioni e senza insulti, con quanti sostengono il Si, e per far sì che questa diventi un’occasione di crescita democratica.

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