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venerdì 11 dicembre 2020

Poche righe. Alle origini di Contessa E. (3)

 L'odierna Repubblica d'Albania è uno stato recente, sorto dalle ceneri della dittatura comunista. E', ci pare di capire, uno stato in via di transizione se rileggiamo e poniamo attenzione agli scontri ed ai forti disaccordi fra le due principali forze politiche del paese (centro-destra e centro-sinistra) di appena un paio di anni fa. 

 Il passaggio dal sistema totalitario e integralista che fu l'est europeo in direzione della democrazia pluralista si è accompagnato purtroppo a molte ambiguità per quanto riguarda la separazione dei poteri dello Stato.

 Il paese è ormai -a quasi trent'anni dal crollo del regime dittatoriale comunista- aperto e interessato alla cultura democratica europea. Aspira, e a questo fine sta adeguando il sistema socio-economico, ad entrare a pieno titolo nell'Unione Europea. Le grandi disparità sociali fra i "grandi ricchi" e la stragrande maggioranza di cittadini che vivono appena al di sopra della soglia di povertà stanno, lentamente, per essere curate ed in un certo senso attenzionate dai governanti. Con l'aiuto dell'U.E., di cui il paese è allo stato attuale un "associato", il processo di modernizzazione del paese può dirsi sicuramente avviato.

Le autorità dovrebbero, in questa fase storica, ancora porre molta attenzione ad evitare la caotica urbanizzazione, quel fenomeno che, a modo di esempio, capitò nella Palermo degli anni cinquanta/sessanta del Novecento. 

Servirebbe inoltre -a leggere certi rapporti socio/economici- che le autorità si assicurassero il pieno controllo del territorio in accoppiata al risanamento economico ed edilizio.

brevi cenni storici

Gli albanesi sono un popolo fiero e interessato a far discendere le loro origini dagli "Illiri", un popolo quindi distinto dai loro vicini slavi o greci.

Dopo la dominazione romana, che ne aveva fatto un paese di transito tra Roma e Costantinopoli, il paese visse una specie di suddivisione fra il Nord (Prevalitana) economicamente legato alla Dalmazia ed il Sud (Nuovo Epiro) legato commercialmente e politicamente a Costantinopoli.

Nel XVI l'intero territorio albanese fu occupato dai turchi.

La ricognizione archeologica-storica del Paese evidenzia nitidamente la stratificazione contrastante di più infuenze: la bizantina, la slava, la veneta, la mussulmana.

Fu poco prima e poco dopo l'inizio del XVI secolo, con la definitiva invasione ottomana, che le condizioni della popolazione divennero miserrime. La sopravvivenza fu allora legata a due alternative: 1) l'arruolamento nell'esercito del Sultano 2) l'emigrazione. 

Molti scelsero la prima opzione, altri, gli antenati degli odierni arbëreshë, sperarono e puntarono nel Meridione d'Italia.

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giovedì 10 dicembre 2020

Discussioni di questi giorni: sugli investimenti targati UE non udiamo che esili voci dai politici siciliani (2)

 Appena ieri avevamo scritto, sulla scorta di ufficiali dichiarazioni della Regione Sicilia, che i fondi Recovery Fund non sarebbero stati utilizzati per realizzare il ponte sullo Stretto di Messina. In meno di ventiquattro ore un vice-ministro, Giancarlo Cancellieri dichiara ai giornali che il ponte non è inserito nei programmi del governo : « ... perché non poteva esserci. L’Unione europea ci chiede progetti esecutivi e innovativi, non potevamo inserire quello del Ponte, che è vecchio di vent’anni». Il Vice-ministro rispondendo ai dubbi dei giornalisti dichiara ancora: «Stanno analizzando le proposte più disparate dal punto di vista tecnico, ingegneristico, ambientale. I progetti sono molti. C’è quello tradizionale, un project financing che secondo me, oltre a essere superato dal punto di vista tecnico e ambientale, ha un limite negli effetti collaterali. In pochi sanno che Rfi avrebbe dovuto versare ai concessionari 100 milioni annui, che si riverserebbero sul biglietto per i cittadini. Quanto dovrebbe costare il biglietto per attraversare il Ponte? Poi c’è anche il progetto di un’infrastruttura galleggiante, il cosiddetto “Ponte di Archimede” di Saipem Ma anche tante altre soluzioni».

Non avere inserito il progetto, lo capiscono pure i ragazzini di sei anni, negli obiettivi del Recovery Fund è chiara espressione di volontà che la Sicilia dovrà restare almeno per altri decenni periferia dell'Italia e soprattutto appendice senza futuro dell'Unione Europea; eppure il Vice-Ministro a 5stelle, peraltro siciliano, insiste: «No, assolutamente no. Perché l’ipotesi che l’attraversamento sullo Stretto non si faccia è l’unica che non è contemplata nel lavoro del pool ministero, che sarà concluso entro la fine dell’anno. Il fatto che non sia nel Recovery significa semplicemente che possiamo consegnare un’opera migliore, con un iter altrettanto rapido e con risorse che abbiamo, anche perché si libereranno con le opere inserite subito nel Piano. Nella legge di bilancio abbiamo inserito 50 milioni per lo studio di fattibilità per due o tre soluzioni. Ci saranno le indicazioni tecniche e arriverà il momento delle scelte della politica. E saranno concertate col Parlamento, in un dibattito pubblico anche nei territori. Partendo da una linea che è chiara: l’opera, non in quanto singola ma nella strategia di sviluppo del Mezzogiorno, per il governo nazionale è strategica».

Noi siciliani che conosciamo il linguaggio dei politici, a sentire il Vice Ministro a 5 Stelle sentiamo di immediatamente dover sospirare "Aspetta e spera ...!".

Contessa Entellina. E' venuto meno il professore Piero Mangiaracina

 E' venuto meno all'affetto dei due giovani figli e dei parenti tutti il professore Piero Mangiaracina, persona seria, buona ed impegnata nel lavoro di insegnante e nelle espressioni sociali e della vita civile.  Il rito funebre è in corso nella Chiesa della Favara.

 Ai familiari ed ai congiunti tutti giungano le più sentite condoglianze del Blog e dei suoi collaboratori.

mercoledì 9 dicembre 2020

Discussioni di questi giorni: sugli investimenti targati UE non udiamo che esili voci dai politici siciliani

I media ci inondano di informazioni circa gli intendimenti dei politici nazionali su come spendere il denaro che l'Unione Europea metterà a disposizione del governo italiano col Recovery Fund. Quel denaro dovrebbe servire a rilanciare l'economia nazionale post-coronavirus. La politica si è subito allertata,  200 miliardi di euro  in effetti sono davvero tantissimi. Si è allertata non tanto per studiare ed impegnarsi a non sciupare l'opportunità. In queste ore litigano i partiti di governo, si incuriosisce la Finanza del Nord, si mobilità Confindustria ...

In Sicilia la Giunta di Governo ha fatto sapere che nemmeno questa è l'occasione per ricominciare a parlare di "Ponte sullo Stretto". Si pensa ad una autostrada che fiancheggi la costa meridionale dell'Isola e a qualche altra situazione.

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Ci piace spolverare una pagina dal libro di Storia

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 Questione Meridionale

Con Questione Meridionale (irrisolta, anzi mai veramente affrontata) si intende evidenziare che nel nostro Paese, l'Italia, esistono differenti livelli di crescita e sviluppo economico, sociale ed anche culturale fra le aree del Nord e quelle del Sud. Nei decenni andati, quando in Sicilia esistevano "uomini politici", era vivace e culturalmente approfondita la riflessione intorno al differente grado di sviluppo tra Settentrione industrializzato e con agricoltura intensiva e moderna e Meridione adibito a fornire braccia e risorse intellettuali a tutti i paese dell'area europea.

Il dibattito ai nostri giorni è ancora fermo sui temi dell'immediato dopo-guerra: sulla viabilità che da noi, in Sicilia, manca. Manca nonostante i media ci riferiscano ritmicamente di investimenti incalcolabili e di interessamenti e di volontà personali di sottosegretari e politici vari. 

Conclusione: 

Come fare a dare fiducia se da decenni mancano i fatti, almeno in quest'angolo di Sicilia ?

martedì 8 dicembre 2020

Poche righe. Alle origini di Contessa E. (2)

Comunità di ieri e di oggi. Albanesi (d'Albania) in Italia 

E' intento del Blog rievocare la Storia degli arbëreshë di Contessa attingendo ai dati e alle cronache del tempo andato. Sappiamo bene comunque che attingendo ai medesimi dati e alle medesime cronache c'è chi trae conclusioni entusiastiche e trionfalistiche fino al punto da lasciare intendere che tutti origineremmo dai cugini, dai parenti e dai generali di Scanderbergh e c'è chi arriva a conclusioni più realistiche e più aderenti alle circostanze storiche del tempo e fa degli arbëreshë dei profughi costretti dagli eventi della Storia a cercare una nuova Patria, una nuova dimora sia pure in terre allora non proprio ospitali. Noi procederemo sulla base dei dati che gli "storici" hanno finora fotografato sulle terre dei Balcani dal crollo di Costantinopoli (1453) fino alla fondazione di tante colonie albanesi in Sicilia, e non solamente qui. Sulle tracce di ciò che gli storici hanno appurato collocheremo i frutti di decennali ricerche "private" raccolte in termini di appunti privati.

 Dal momento che abbiamo programmato una serie di "Poche righe" da pubblicare lungo il 2021, ci piace in questo fine anno soffermarci su coloro che tutti conveniamo sono stati dei "certi" profughi albanesi nel XX secolo, vittime del sistema socio-politico instauratosi in Albania nel secondo dopoguerra. Prima di occuparci degli arbëreshë, stiamo scegliendo di trattegiare gli albanesi, quelli dei nostri giorni.

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Subito dopo l'abattimento del comunismo in Albania alcune decine di cittadini di quel paese, esuli, sono state ospitate a Contessa. In quell'occasione tutti localmente ci siamo mostrati ospitali e benevoli, specialmente nelle prime settimane dal loro arrivo. Eravamo curiosi di capire in cosa il nostro arbëreshë coincideva con la loro lingua e in cosa essi potessero rinverdire le lontane origini di Contessa e delle altre realtà arbëreshë di Sicilia. Col trascorrere del tempo, dei mesi e in alcuni casi col trascorrere degli anni, via via, tutti quei nostri ospiti -allogiati in locali di proprietà pubblica- andarono liberamente via da Contessa e dagli altri comuni in cui le autorità italiane li avevano sistemati. Avevano colto lo spirito "occidentale" secondo cui lo Stato fornisce elementi di base per essere "cittadini" e -dopo- ciascuno deve adoperarsi per realizzare se stesso. Essi assaporarono la "libertà", colsero lo spirito nuovo occidentale ed infatti via via andarono, ciascuno indipendentemente dalle scelte altrui, verso il Nord Italia e/o all'estero per cercare fortuna, per realizzarsi.

Ad oggi fra noi è rimasto solamente l'amico Vladimiro; amico perchè a Contessa non c'è individuo che non lo conosca e che con lui non si sia incontrato o scontrato sul piano delle convinzioni politiche. Quegli albanesi furono profughi, ospiti, e -finalmente per loro- uomini liberi. Non sappiamo se alcuni di loro sono o meno tornati nel loro paese d'origine, l'Albania, dopo l'avvenuto cambio di regime; Albania che subito dopo il crollo della locale dittatura comunista immediatamente si è dotata di sistemi istituzionali democratici, all'Occidentale. Sappiamo inoltre che a più riprese gruppi di Contessioti, parlanti chi più e chi meno ancora oggi arbëreshë, hanno sentito la forte tensione e il nobile sentimento di visitare la terra dei loro lontani antenati, di coloro che oltre cinquecento anni fa dovettero o (forse alcuni vollero) trasferirsi nei domini degli Aragonesi, in Italia,  abbandonando luoghi, abitudini e simboli che erano stati loro.

Comunità (recenti) albanesi in Italia

Una indagine recente di due anni fa "rapporto comunità albanese in Italia" scrive in apertura che "L'Italia rappresenta .. una meta di immigrazione da quasi 50 anni, risalendo agli anni Settanta i primi flussi migratori in ingresso in un paese fino a quel momento considerato principalmente punto di partenza dei molti emigranti diretti oltre oceano o in altri Paesi europei". Il rapporto prosegue poi: "La presenza di cittadini di origine albanese è stabile ...", in pratica quegli immigrati tendono a restare in Italia, a diventare cittadini italiani.

In breve, riportiamo qui di seguito i dati di cui al rapporto sulla presenza albanese (dal dopo comunismo) in Italia:

--In via ufficiale i soggiornanti in Italia risultano 430.340, pari all'11,6% del totale dei cittadini non comunitari.

--Gli albanesi si confermano al secondo posto per numero di presenze.

--Le donne rappresentano il 48,8% degli albanesi in Italia, i minori rappresentanom il 13,5% del totale dei minori non comunitari.

--Il tasso di occupazioner è del 53,8%.

()() Il 71,6% è titolare di un permesso per soggiornanti di lungo periodo. I due terzi dei permessi a scadenza sono richiesti dai cittadini albanesi "per ricongiungimento familiare", mentre i permessi per motivi di lavoro rappresentano il 26,5%.

()() La Lombardia con poco più di un quinto delle presenze albanesi, occupa il primo posto fra le regioni ospitanti, segue la Toscana col 14,5% e l'Emilia Romagna con il 13%.

()() Gli albanesi che vivono in Italia sono occupati prevalentemente nel settore edile (29%).

()() Gli albanesi che svolgono lavori autonomi, con imprese individuali, costituiscono l'8,5% degli imprenditori non comunitari presenti in Italia, pari a 31.773 ditte, terzo posto nella graduatoria dei titolari di imprese individuali.

XXX L'impegno prioritario dell'attuale governo albanese, di orientamento centro-sinistra, è l'ingresso a pieno titolo nell'Unione Europea.

Approcci alla Fede. Colei che genera Dio in Occidente è l'Immacolata

 La Chiesa delle Origini
Nella Chiesa di tradizione bizantina la fede viene espressa principalmente attraverso inni sacri, vere e proprie poesie mariane, e soprattutto nell’iconografia. La Madonna è formulata con il termine di "Theotokos", cioè Colei che genera Dio, come voluto il 22 giugno del 431 dal concilio di Efeso.

  Maria, secondo Nestorio si sarebbe dovuto chiamare con il titolo di Madre di Cristo (Christotokos). Il concilio di Efeso stabilì però che Maria era effettivamente la Madre di Dio poiché Cristo era Dio. Maria è quindi spesso raffigurata con alcune lettere greche (MP ΘY) sopra il capo: vogliono indicare appunto Madre di Dio.
Questo importante ruolo di Maria è comunicato ai credenti da  gran parte dell’iconografia che la vede con in braccio il bambino Gesù.
 La Chiesa di tradizione bizantina crede nella perpetua verginità di Maria e ciò è confermato dall’aggettivo "aeiparthenos" (semprevergine appunto)  e dalle tre stelle che vengono poste nelle icone sulla fronte e sulle spalle della Madonna a simboleggiare la verginità prima, durante e dopo il parto.
 
Il più noto inno bizantino a Maria è l’Akàthistos che deve il suo nome al fatto che si ascolta e si recita in piedi, come il Vangelo. Si tratta  di un inno mariano dell’antichità e di ogni tempo, titenuto un momumento letterario di primissimo valore e di notevole importanza ecclesiale. Nel rito bizantino ha un posto di privilegio: gode infatti di una sua propria festa liturgica, il 5° sabato di quaresima, detto appunto "sabato dell’Akáthistos"; anzi viene celebrato parzialmente anche nei precedenti quattro sabati di quaresima o la sera del venerdì.
L’inno venne composto tra la fine del V secolo e l’inizio del VI da un autore ignoto e celebra, in 24 stanze, Maria in chiave cristologica ed ecclesiale.
Oltre che con i titoli di Theotokos e di Aeiparthenos Maria viene definita in altri tre modi: la Donna più santa e glorificata, Immacolata (achrantos  in lingua greca) e Panagia (cioè Tutta-santa). 

lunedì 7 dicembre 2020

Situazione Sicilia. -Coronavirus-7 dicembre: 918 nuovi casi e 34 morti

 Sicilia

Oggi sono stati registrati 918 nuovi contagi. I morti sono stati 34. I ricoverati in terapia intensiva: sono oggi 205 (ieri erano 213), mentre invece crescono i ricoverati in corsia (1387, contro i 1367 di ieri). In isolamento domiciliare ci sono 38.654 siciliani (sul totale di 40.246 contagiati). Con i 34 morti delle ultime 24 ore le vittime siciliane dall’inizio della pandemia è salito a 1793. 

Catania resta la provincia con più nuovi casi (448), seguita da Palermo 257, Messina 109, Siracusa 39, Ragusa 28, Enna 17, Caltanissetta 13, Trapani 7, Agrigento 0.

Contessa Entellina

Stiamo vivendo giornate di pieno clima invernale. Stiamo vivendo giornate di parziale isolamento dal resto del mondo. I collegamenti col principale asse dell'area su cui insiste Contessa E., la Palermo-Sciacca, sono di difficile, qualcuno scrive di totale irraggiungibilità.  

Pure sulla statale Palermo-Sciacca, nei pressi di Ponte Balletto, tra San Cipirello e Camporeale, si registrano due frane.

Nessuno in paese, qui da noi a Contessa Entellina, è sorpreso. Noi siciliani, specialmente noi contessioti, ne abbiamo viste tante che niente e nessuno ormai ci suscita sorpresa. Lo scorso anno, per queste medesime situazioni, si è provato a protestare e sono pure venute persone da fuori. E' accaduto, ma ...

D'altronde il problema strade non dipende dal cattivo tempo; lo sappiamo tutti che dipende dalla politica e però quando si protesta ritroviamo sindaci di destra e di sinistra, parlamentari e politici di destra e di sinistra: segno che in troppi, in tantissimi, hanno perso la bussola.

Protestare è più facile che governare !

Accadde oggi: 7 dicembre (1941).... a cura dell'Ing. Luigi Cannella

  All'alba di domenica 7 Dicembre 1941(79 anni fa) una formidabile squadra navale giapponese composta da 7 portaerei, al comando dell'Ammiraglio Yamamoto, lanciò, a sorpresa e senza dichiarazione di guerra, 360 aerei contro la Base Aeronavale degli Stati Uniti di Pearl Harbor nelle isole Hawaii.

 In una azione durata circa 1 ora 4 delle 8 Corazzate americane furono affondate, le rimanenti furono gravemente danneggiate e circa 300 aerei furono distrutti al suolo. Innumerevoli i morti e i feriti. Fu un disastro. Il Presidente Roosevelt convinse il Congresso degli U.S.A. ad entrare in guerra. L'attacco alla Base americana era stato preparato con meticolosità scientifica e i giapponesi si ispirarono all'attacco devastante degli aerisiluranti inglesi alla nostra Base navale di Taranto effettuato nella notte tra il giorno 11 e il 12 Novembre 1940.

 Ing. Luigi Cannella

domenica 6 dicembre 2020

Situazione Sicilia. Oggi sono stati 36 i morti da coronavirus contro i 34 di ieri.

Sicilia

Sono stati 1022 i nuovi casi registrati oggi in Sicilia che portano il numero degli attuali positivi a 39.746, di cui 1.367 ricoverati in ospedale con sintomi (ieri erano 1.400), 213 ricoverati gravi in terapia intensiva (con 8 nuovi ingressi nelle ultime 24 ore) e 38.166 persone in isolamento domiciliare. 

Contessa Entellina

Il quadro locale circa l'epidemia ormai volge al sereno e la situazione appare sotto controllo. Auguriamoci comunque che arrivi il prima possibile il tempo della "vaccinazione".

Preoccupante resta invece  l'emergenza viabilità con l'approssimarsi della stagione invernale. È l'emergenza di sempre, tale e quale quella di dieci e più anni fa. Con l'arrivo delle piogge autunnali non e' esistita strada che sia provinciale, ex consorziate o altro,  che non sia diventata un pantano e conseguente  intransitabilita' assoluta!

Rimedi finora? Nessuno, se non i comunicati fb che informano che (i mezzi per liberare i fanghi)  sono in arrivo...., stanno lavorando ...., stanno liberando il collegamento ....,  da parte di chi non  si accorge che con le piogge autunnali i problemi strutturali restano sempre strutturali e necessiterebbero di interventi pure essi "strutturali".

Avvio delle festività. Con la festività di San Nicola, protettore di tante comunità arbereshe, inizia il clima natalizio.


Nelle realtà comunitarie italo-albanesi di Sicilia la festa di San Nicola (6 dicembre) è storicamente sentita e nel passato era molto devotamente attesa;  a Contessa E. erano le suore basiliane che annualmente fra i ragazzi delle scuole  e delle associazioni alimentavano l'attesa organizzando all'interno dei loro locali l'allestimento di quelli che sarebbero stati i "panuzza" di San Nicola. 

Contessa Entellina, Mezzojuso e Palazzo Adriano hanno 
il loro patrono-protettore in San Nicola, il santo vescovo bizantino (vescovo di Mira) che in Occidente in omaggio al consumismo è invece divenuto una sorta di parente, cugino,  di Babbo Natale.

Alla fine dell'odierna celebrazione domenicale, nella Chiesa Madre di Contessa, sono stati distribuiti ai fedeli i tipici panuzza allestiti secondo la forma e tradizione locale. 

Secondo un'altra locale tradizione contadina, tramandataci dai nostri nonni, quei "panuzzi" benedetti dal parroco, dovrebbero essere conservati in casa e all'occorrenza, nell'occasione dei prevedibili forti temporali invernali, spezzettati e buttati ai quattro punti cardinali per calmare i forti temporali e per salvaguardarci da ogni danno.

Visitare Palermo. La città ha fatto passi da gigante con l'orlandismo.

  Alcuni giorni fa mi è capitato di ripassare nelle strade palermitane che da giovane studente, anzi da ragazzo dal momento che a Contessa nei primi anni sessanta del Novecento non esisteva, oltre all'asilo presso le suore Basiliane e al quinquennio delle elementari altra possibilità per proseguire gli studi; attraversavo un quartiere che avevo conosciuto molto bene, oltre che sotto l'aspetto topografico-urbanistico anche sotto quello umano-ambientale e sociale-economico. Vi avevo conosciuto il barbiere, il salumiere, il corniciaio di quadri. Conoscevo il quartiere come in fondo avevo conosciuto Contessa e i suoi quartieri, entro cui tutti ancora oggi ci conosciamo fra noi residenti.

  In quella zona di Palermo c'era negli anni sessanta del Novecento un mondo che ruotava attormo ad una significativa presenza di botteghe artigiane: fabbro, falegname, tinteggiatore di pareti ed infissi delle abitazioni e molte altre tipologie artigiane e commerciali al dettaglio.

 Quel quartiere, come da ragazzino l'avevo conosciuto adesso non esiste più. Gli edifici che danno sulla strada sono gli stessi, sono stati tuttavia ammodernati grazie a provvidenze legislative mirate al risanamento cittadino, e adesso sono destinati a locali di ospitalità per turisti, a bar, ristoranti, librerie, Bed & Breakfast ed altre attività commerciali. Ho provato, inutilmente, a riconoscere qualcuno degli antichi operatori; ma sono passati troppi anni e delle figure di allora non esiste -ovviamente- alcun operatore attivo.

 Ho avviato comunque un colloquio con quello che mi è sembrato il proprietario, o comunque il gestore di un lussuoso bar-pasticceria-rosticceria chiedendogli se sapesse che in quel locale, in quel posto, molti anni fa veniva lavorato il ghiaccio che nelle primissime ore del mattino, dalle 5,30 ed entro le 7,oo, veniva su dei carretti trainati da muli, o asini, distribuito a tanti gelatai della città per la successiva lavorazione. Egli mi rispose che sapeva di quell'attività che veniva esercitata da suo nonno.

 L'avere conosciuto una città molto diversa dall'attuale, mi ha fatto riflettere sia su quanto la società sia  cambiata nel trascorrere di due o tre generazioni che sulla circostanza che frequentemente noi cittadini non riconosciamo che vi sono dei protagonisti, politici e non, che per il "cambiamento", per la crescita sociale, dedicano la loro vita. Nel caso specifico: la città ancora semifeudale di quei primi anni sessanta era quella dei Ciancimino, dei Lima ed altri; gli ultimi trenta-quarant'anni sono stati invece caratterizzati all'insegna di Orlando. E' ovvio che la società evolve anche per spinte ed energie che germogliano spontaneamente grazie alla cultura e alle generazioni che si susseguono. Cultura, aria nuova e vocazione al cambiamento però devono sapersi cogliere; chi le sa cogliere è un progressista, un innovatore, un socialista; chi ama sedersi sulle sedie per il gusto di assaporare quanto soffice sia la poltrona assessoriale  o per farsi portare il caffè nella stanza dopo aver fatto squillare il campanello, oltre che un conservatore, è persona che non sa leggere i giorni che vive, non sa cogliere la direzione della crescita umana. Il Sindaco Orlando nei suoi lunghi decenni di incidenza nella vita cittadina ha sicuramente perso alcune opportunità, ha commesso errori (alcuni anche gravi), ma nel complesso ha impresso molti avanzamenti alla città. Ha amato Palermo e dalla città in più occasioni è stato ricambiato in termini di consensi elettorali.

  Moltissime sono le cose non fatte e che ancora oggi restano da fare. La città è comunque cambiata ed egli può esserne più che soddisfatto; il risanamento urbanistico è ancora da completare ma egli l'ha avviato e portato ad un discreto punto. Spetta adesso, fra poco più di un anno, ad altri portarlo a mete più avanzate.

  Come non pensare che pure a Contessa c'è stato chi il risanamento abitativo ed urbanistico l'ha più che avviato e che altri null'altro hanno finora aggiunto a quella che è stata la filosofia ed il taglio politico impresso da Di Martino. Eppure i bilanci ed i programmi europei, statali e regionali -anno dopo anno- contemplano percorsi e risorse che solamente chi sa leggere la direzione della politica e la direzione dell'avanzamento sociale sa cogliere.
 
Pure da noi si possono realizzare strade, collegamenti e iniziative di crescita umana. Basta volerlo; per volerlo bisogna essere aperti e volere una società migliore, per gli altri, anche per coloro che per avventura non ci apprezzano e che noi non dovessimo apprezzare, e che magari la pensano su più questioni diversamente da noi. Bisogna avere progetti a beneficio degli altri, per la comunità a cui si è preposti. Orlando e Di Martino, per la verità figure diverse sotto più profili fra loro, hanno avuto successi e risultati politicamente significativi non solamente perchè li perseguivano in prima istanza. Hanno inseguito una società migliore e così, automaticamente, sono divenuti personaggi pubblici riconoscibili. La politica di breve respiro, quella priva di mete, oltre che danneggiare la società danneggia la personale crescita individuale di qualunque attore della vita pubblica. Orlando è sicuramente stato un protagonista degli ultimi decenni di Palermo ed i risultati sono positivi se specialmente raffrontati con altri personaggi ed altre epoche della città.

Alle radici del Cristianesimo

 Dalla Filocalia:

Massimo il Confessore, è stato un monaco e teologo bizantino, venerato santo sia dalle Chiese cattolica e ortodossa che lo ricordano il 13 agosto di ogni anno.

X Non confrontarti con gli uomini più deboli, ma tendi piuttosto al comandamento dell'amore. Perchè se ti confronti con quelli, cadi nel baratro della presunzione, mentre se tendi a quel comandamento,  progredisci fino alla vetta dell'umiltà.

X Il denaro è divenuto per gli uomini oggetto di invidia non tanto per la sua utilità, quanto piuttosto perchè molti se ne servono per coltivare i loro piaceri.
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Stiamo estrapolando già da due settimane alcune pagina dal libro di Hans Kung: Dio esiste? 
Nelle prime pagine l'autore trattegia la figura di "Cartesio",  filosofo e matematico francese, fondatore della matematica e della filosofia moderna. Scopo del libro è di usare il metodo scientifico per la ricerca del fondamento della "fede".

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Io penso, dunque sono?: René Descartes

3) L'Individuo certo di sé

  Costituiva un sogno già per gli antichi pitagorici poter scoprire nell'intero universo l'ordine armonico  dei numeri. Quello però che un singolo pensatore, totalmente isolato, intraprende ora con audacia rivoluzionaria, appellandosi alla "libertà propria" dello spirito umano, è qualcosa di molto più grande. senza alcun riguardo per il pensiero che lo precede , per le tradizioni e scuole filosofiche e teologiche per le autorità statali o ecclesiastiche, egli si propone di indagare in piena libertà che cosa l'uomo possa realmente sapere  ed in che misura possa pervenire  a dei giudizi veramente  fondati. Insomma,  la radicale rifondazione della filosofia e del sapere umano in generale ad opera  di un solo individuo! Constatata l'esistenza tra i dotti, ma anche tra i popoli, di opinioni diverse persino in materia di morale e di costumi, egli si trovò "per così dire, costretto a cercare di guidarmi da me stesso". L'individuo deve orientare la propria vita con una responsabilità il più possibile sicura e guidata dalla ragione. In fondo le riflessioni  epistemologiche di Descartes perseguono un obiettivo: non soltanto la conoscenza per la conoscenza, ma -semplicemente e soprattutto la conoscenza per la vita, a vantaggio dell'umanità, di tutti gli individui. La teoria non è, quindi, come per Aristotele (ma anche per Tommaso d'Aquino) il fine supremo della vita, ma -ancora una volta in una prospettiva funzionale estremamente moderna - il mezzo per la realizzazione di una prassi (razionale!), la quale, a sua volta, deve rendere l'uomo più saggio e più abile.

  Dopo aver esplorato il mondo attraverso l'esperienza pratica -non è facile trovare un altro filosofo che abbia visto paesi, persone, grandi avvenimenti, e che abbia accumulato un così cospicuo patrimonio di conoscenze sul mondo e sugli uomini- Descartes si volge, dunque, a esplorare il proprio io. E anche questa volta, in piena solitudine;  egli infatti pensa che gli edifici progettati da un unico architetto sono di solito più belli e armoniosi di quelli attorno  ai quali si sono indaffarati in parecchi, sfruttandone le vecchie mura, costruite per altri scopi. Perciò si preoccupa poco di leggere. La sua indifferenza nei confronti della storia, delle stesse lingue antiche e in particolare della propria tradizione (scolastica), alla quale in realtà rimaneva legato più di quanto non pensasse, qualora venisse assunta come atteggiamento generale,  porterebbe a un'estinzione della memoria.

   Ma entrato in una nuova era, egli si proponeva di ricominciare tutto daccapo: voleva coscientemente deporre tutte le sue precedenti convinzioni, al fine di sostitirle con altre migliori o anche di riassumerle, dopo averle però esaminate con la propria ragione. Quello che occorre è una rottura con il passato, con gli stessi Aristotele e Tommaso D'Aquino, per "non  accogliere mai nulla per vero che non riconosca essere tale con evidenza", come afferma chiaramente la prima regola del Discorso, e per "non comprendere dei miei giudizi nulla di più di quello che si presenta così chiaramente e distintamente (si clairement et distinctement) alla mia intelligenza da escludere ogni possibilità di dubbio".  Ma una simile impresa non era destinata a provocare conflitti  con la teologia e la Chiesa, e forse persino con lo Stato ?

  Per assicurarsi la tranquillità e l'indipendenza necessarie al grande compito cui sta per accingersi, Descartes lascia la Parigi di Richelieu, la cui aria lo predispone più alle  "fantasticherie" che alla meditazione filosofica, e nell'anno stesso della stesura delle  Regole (1628) fa ritorno nella pacifica, a lui ben nota, ricca e più libera Olanda "eretica", dove cambia spesso residenza, adottando a volte indirizzi convenzionali per sfuggire alle pressioni politiche-ecclesiastiche, e vive esclusivamente per i suoi fini scientifici. Se si eccettuano tre viaggi in patria, il gentiluomo benestante -insieme alla moglie e a una figlia che,  con suo grandissimo dolore, gli morirà cinque anni dopo -  rimane in Olanda per oltre vent'anni, in pratica fino al suo ultimo viaggio, quello per la Svezia. Con una vita estremamente regolata, dal pomeriggio fino a notte inoltrata - dopo aver abbondantemente dormito, pranzato, lavorato in giardino e cavalcato- egli si dedica intensamente a tutte le possibili questioni matematiche, fisiche, fisiologiche e filosofiche, oltre che a una vasta corrispondenza, alla realizzazione tecnica di molte sue idee (fabbricazione di occhiali, di sedie a rotelle, di pompe), alla visita e alla guarigione di ciechi, e persino,  con l'avanzare dell'età, allo studio delle possibilità di prolungare la vita. D'importanza capitale fu l'applicazione della moderna matematica algebrica  alla geometria antica: la geometria analitica  algebrizzata, con la quale, per la prima volta, veniva messo in mano al matematico uno strumento moderno. ç'algebra, quindi,  come chiave non soltanto per scoprire un singolo principio, ma anche per pervenire a qualsiasi teorema desiderato.

  Durante i primi cinque anni trascorsi in Olanda  (1628-33)  Descartes lavora  soprattutto alla vsua fisica . Però -pur non essendo codardo, bensì molto circospetto e spesso fin troppo diplomatico nei suoi rapporti con le persone- decide di non pubblicare il trattato postcopernicano su il mondo o òa òuce (Traité du monde ou de la lumière), già pronto per le stampe, allorchè nel 1633 viene a conoscenza  della condanna di Galilep da parte dell'Inquisizione romana: una delle innumerevoli conseguenze del caso Galileo, un caso che negli ambienti ecclesiastici si continua a minimizzare, ma che assieme ad altre gesta  del magistero (la più famigerata, al tempo di Descartes, furono la condanna al rogo di Giordano Bruno all'inizio del secolo, la condanna di Copernico nel 1616 e l'incarcerazione a vita del filosofo antiaristotelico Tommaso Campanella ad opera dello stesso Sant'Uffizio) doveva rendere difficile e avvelenare fino ai nostri giorni i rapporti della Chiesa e della teologia con i filosofi e gli scienziati.

  La condanna di Galileo da parte dell'autorità romana competente per la fede, approvata dallo stesso papa Urbano VIII e imposta alle università cattoliche con tutti i mezzi autoritari degli inquisitori e delle nunziature, soltanto in apparenza difende la Bibbia. In realtà essa voleva soprattutto difendere l'immagine greco-medievale del mondo, e in particolare l'autorità di Aristotele, con le cui dottrine fisiche, biologiche e filosofiche si identificava l'immagine biblica del mondo. Ma con tutto ciò si difendeva anche la supremazia, assicurata giuridicamente, della teologia nella gerarchia delle scienze, l'autorità della Chiesa in tutti i problemi vitali e, quindi, la pura e semplice sottomissione, ciecamente obbediente, al sistema dottrinale ecclesiastico. Questo pronunciamento romano, in teologia, venne considerato una decisione praticamente infallibile e irriformabile, che spense sul nascere ogni minimo tentativo dei teologi più aperti di riflettere sul messaggio biblico, come era già avvenuto bel XIII secolo, alla luce di una nuova visione del mondo. Si era perduto un appuntamento storico, e da allora fino ai nostri giorni la Chiesa cattolica (nonostante qualche timido tentativo di riavvicinamento) si presenta, in parte, come nemica soprattutto della scienza naturale; è quanto la Vita di Galileo  di Bertoh  Brecht ci fa rivivere come un dramma carico di una tensione scientifica, sociale, politica e morale estremamente attuale. Non a torto si è annoverata la condanna di Galileo, e quindi la perdita del mondo della scienza, fra le tre maggiori sventure della storia della Chiesa, assieme allo scisma orientale e alla frattura occidentale della fede cristiana. Per una parte essenziale, l'abisso che separa la Chiesa dalla civiltà modernas, e che è ancora lontana dall'essere colmato, è stato scavato proprio qui. Ma la tragedia personale di Galileo consistette nell'incapacità sua e dei molti che pensavano come lui a convincere il magistero ecclesiastico delle verità delle sue affermazioni e a coalizzare, come nel Medioevo, Chiesa e scienza nuova. "Equivale a usare la Sacra Scrittura per un fine per il quale Dio non l'ha affatto data, e quindi ad abusarne, se si vuole ricavare da essa la conoscenza di verità, che appartengono soltanto alla scienza umana e non servono alla nostra salvezza". Così scriveva Descartes nel 1638, mentre, nel nostro secolo, neppure il Concilio Vaticano II ha osato esprimersi con altrettanta chiarezza nella sua costituzione sulla rivelazione.

   A causa della condanna di Galileo, quindi, l'opera di Descardes è rimasta incompiuta per i contemporanei. Soltanto quattordici anni dopo la sua morte oò trattato sul mondo veniva pubblicato a Parigi (assieme ai trattati sull'uomo e sulla formazione del feto); un nuovo modello, certamente molto diverso da quello della Bibbia, di un mondo che ora non viene più spiegato in base ad una tradizione sacra, ma piuttosto indagato con l'osservazione  esatta e l'esame della natura  e dei suoi fenomeni. La nascita del Sole, delle stelle, della Terra, della Luna, viene spiegata mediante la teoria dei vortici: la Terra gira attorno al Sole! Da principio, subito dopo la condanna di Galileo, Descartes non volle più pubblicare nulla. Sperava però in una revisione del giudizio della Chiesa: invece soltanto cent'anni dopo la sua morte -troppo tardi!- verrà tolta la condanna di Copernico (1757), mentre soltanto nel 1822 l'opera di Galileo verrà  radiata dall'Indice  dei libri proibiti. "Pensiamo in secoli", si ripete a Roma.

   Alla fine comunque Descartes pubblicò il suo Discours de la Méthode, senza grande successo, se si eccettuano le già ricordate appendici sulla geometria e l'ottica (sèoegazione del telescopio e la celebre legge della rifrazione). Originariamente il titolo del Discours -si ricorda la notte di novembre in Germania -doveva suonare: Progetto di una scienza universale per elevare la nostra natura al suo più alto grado di perfezione. Soltanto le latine Meditazioni sui fondamenti della filosofia (1641), nelle quali Descartes, come fisico e metafisico insieme, con l'ausilio del suo nuovo metodo esatto, intende arrecare una soluzione indubitabile ai problemi dell'esistenza di Dio e della natura dell'anima umana, provocano la violenta opposizione dei teologi e filosofi tradizionalisti, sia cattolici che protestanti. Sono però esse a permettere alla sua filosofia a fare breccia. Per completarne l'esposizione, in seguito Descartes pubblica in latino -coltivando la grande ambizione di vederli usati nelle scuole - i Principi della filosofia (1644). Essi sono dedicati alla tanto intelligente quanto bella principessa Elisabetta di Boemia (oriunda del Palatinato), alla quale, negli ultimi anni della sua vita, Descartes si sentì legato e al cui incitamento risale risale anche il suo ultimo trattato su Le passioni dell'anima, pubblicato immediatamente prima del viaggio in Svezia (1649).

  Neppure nella protestante Olanda, dove alti protettori  impedirono che fosse arrestato e che i suoi libri venissero bruciati, gli furono risparmiate le accuse di ateismo, pelagianesimo, e persino di scetticismo, benchè egli  si fosse espressamente opposto agli scettici, i quali dubitano per dubitare" eamano rimanere sempre indecisi: "Anzi, tutti i miei propositi erano di raggiungere la certezzam e se scansavo la terra mobile e la sabbia era solo per trovare la roccia o l'argilla".

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Alle radici del Cristianesimo sta l'Ebraismo.

Alcune riflessioni

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sabato 5 dicembre 2020

Festività di fine anno. Restrizioni anti-Covid

 SPOSTAMENTI TRA REGIONI - Sono vietati dal 21 dicembre al 6 gennaio, salvo i casi di lavoro, necessità e salute e per fare ritorno a residenza, domicilio o abitazione. Ci si potrà spostare da una regione all’altra quindi fino al 20 gennaio, tenendo conto delle attuali fasce di colore, il cui sistema viene mantenuto.

SPOSTAMENTI TRA COMUNI - Vietati a Natale, il 26 e a Capodanno, salvo i casi di lavoro, necessità e salute o il rientro a residenza, domicilio o abitazione. 

SHOPPING - Fino all’Epifania i negozi resteranno aperti tutti i giorni fino alle ore 21 per diluire la presenza di acquirenti in più ore della giornata. I centri commerciali resteranno invece chiusi nei fine settimana

RISTORANTI - Saranno sempre aperti a pranzo, anche a Natale, Santo Stefano, a Capodanno e alla Befana, ma al tavolo non potranno sedere più di quattro persone. Restano la consegna a domicilio e l’asporto fino alle 22. I bar e gli altri locali di somministrazione saranno aperti dalle 5 fino alle 18 in zona gialla.

COPRIFUOCO - Resta in vigore per tutte le festività il divieto di uscire senza giustificato motivo dalle 22 alle 5 del mattino seguente.

MESSE - Le funzioni religiose della notte del 24 dicembre saranno svolte in orario da permettere ai fedeli di tornare a casa prima del coprifuoco. Inoltre verranno celebrate più messe a Natale per diluire la presenza di fedeli ed evitare assembramenti.

venerdì 4 dicembre 2020

Palermo e immondizia. Bellolampo non può ricevere ulteriori rifiuti

 Le festività natalizie si avvicinano, il covid non mostra di essere sconfitto e in città appare evidente la sconfitta delle istituzioni pubbliche, che operano in quanto Comune, Rap o Regione. 

Almeno l'igiene pubblica potrebbe e dovrebbe essere in cima alle preoccupazioni di chi si propone sulla scena pubblica. Invece assistiamo ad una città non curata e al rimbalzo delle responsabilita' per l'immondizia che salva solamente gli assi principali del centro città. 

Sostiene il Comune: "La mancata individuazione da parte della Regione Siciliana di impianti di trattamento cui conferire i rifiuti urbani prodotti dalla Città di Palermo ha provocato la crisi ambientale che stiamo vivendo in questo momento".

La Regione ?

giovedì 3 dicembre 2020

Festività di fine anno. La sicurezza dai contagi dipende dalla prudenza individuale

 Dal 21 dicembre al 6 gennaio non sarà possibile spostarsi tra le Regioni e sara' vietato raggiungere le seconde case. Il decreto legge Covid di questi giorni con la stretta sulle festività punta ad evitare la possibile terza ondata di contagi nei mesi iniziali del 2021.

 Da quanto possa capirsi, il Governo vorrebbe riportare tutti gli alunni delle scuole superiori in classe il 7 gennaio, anche se la ministra Azzolina vorrebbe simbolicamente far intendere che per qualche giorno la scuola italiana potrebbe anche riaprire in dicembre. 

 Al problema riapertura generalizzata delle scuole in realtà è connessa la rimodulazione del sistema dei trasporti sia urbani che extra urbani. 

 

Unione Europea. Quale agricoltura?

 In Europa si discute di agricoltura. A leggere i giornali si guarda ad aziende di vastissima estensione, un poco all'americana, con scarso interesse per la tradizione mediterranea delle conduzioni più o meno familiari. Esistono preoccupazioni sullo scarso interesse nei confronti dell'ambiente e delle cure verso la natura di tipo familiari. Finora è prevalso il sostegno, anche finanziario agli agricoltori e l'incoraggiamento alle pratiche sostenibili e rispettose dell'ambiente. 

Il quadro più recente sembra voler trattegiare un quadro diverso.

  • La riforma della politica agricola che verrà sara' licenziata nei prossimi mesi e pare che già nasca vecchia: si vuole salvaguardare in teoria  il clima ma si punta in direzione delle multinazionali.
  • Gli emendamenti verdi sono stati finora rigettati. Tra le zone d'ombra che la riforma accentua c'è il processo di concentrazione in mano a pochi,  gli allevamenti intensivi inquinanti, l'uso di pesticidi.
  • Gli ambientalisti, tra cui il movimento di Greta, chiedono una riforma attenta al clima e ai piccoli conduttori. La Cia sostiene «Non è possibile raggiungere gli obiettivi ambiziosi su sostenibilità, clima, sviluppo e occupazione senza mantenere almeno l’attuale livello di spesa agricola nel prossimo bilancio Ue», ribadendo così il suo “no” ai tagli alla Pac.

mercoledì 2 dicembre 2020

Palermo e curiosità. In giro per le librerie

  Curiosando fra i libri esposti nelle librerie cittadine ci ha incuriosito il testo di Giuseppuna Li Cauli, originaria di Piana degli Albanesi, e di Leda Melluso, originaria di Arezzo ma che da anni vive a Palermo.

  Ad incuriosirci è stata la copertina ed il titolo "Storie albanesi di Sicilia - Conversazione con un arberereshe", ed. Istituto Poligrafico Europeo.

  Ripromettendoci di riferire in prosieguo sul contenuto, a lettura avvenuta, riportiamo, ritenendo di fare cosa buona, sul blog la copertina e la presentazione riportata sul retro del libro.



Palermo e curiosità. Ripensare e rivisitare

L'immondizia è tantissima a ridosso delle vie centralissime, quelle che si possono visitare camminando a piedi perche il traffico automobilistico è precluso: la via Ruggero Settimo, piazza Verdi, via Maqueda, c.so Vittorio Emanuele. Si nota che questo dicembre 2020 e' diverso da quello degli altri anni. Non c'è folla per le strade e non ci sono addobbi particolari che indichino che le feste natalizie sono prossime. Pure i visi dei commercianti sono diversi da quelli degli altri anni, c'e sfiducia e forse stanchezza per il lungo  periodo di crisi sanitaria e commerciale da coronavirus.

Palermo sembra una città ripiegata. Almeno così è apparsa a chi stamane ha voluto percorrere i principali assi centrali della città. Nonostante le promesse dell'Amministrazione di rimuovere le montagne di immondizia dalle traverse e vie secondarie che danno la plastica sensazione dell'abbandono e della trascuratezza, tutto induce a pensare che gli amministratori non possiedono più il polso ed il controllo della realtà.  Probabilmente sono stanchi.

Tornare alla normalità, alla fiducia, alla serenità dei visi richiederà più tempo di quanto lasciano intendere le improvvisazioni che si vedono e sentono in giro.

Serve pure da parte di tutti noi cittadini la fiducia su progettualità e disegni del domani. E non si tratta di cose da poco.

martedì 1 dicembre 2020

La splendida. La regione ricompensa chi per essa lavora

 La Regione siciliana (Mamma Regione per chi e' dipendente di quell'elefantiaca organizzazione burocratica),  ha assegnato in questi giorni pre natalizi  premi di rendimento ai propri dipendenti, riconoscendo a quella categoria anche due milioni in più per gli straordinari.

 La questione però che stupisce persino alcune sigle sindacali, e' che da 9 mesi quel personale dipendente da Mamma Regione  è in casa, in famiglia, a causa del coronavirus, sotto la dizione ufficiale (per quello stare in casa) che esso è in smart working.

La decisione governativa  ha suscitato lo stupore persino dei sindacati fino al punto che alcune sigle non hanno voluto convalidare la generosità del governo. Eppure, se non erriamo, appena pochi mesi fa un uomo di vertice di Mamma Regione (Mamma Regione nel senso di ente dal cuore immenso) aveva parlato di fanulloneria. Mah !!! 

Lo stupore aumenta se -come leggiamo sui giornali- i premi sono stati riconosciuti pure a quel paio di migliaia di dirigenti che "dirigono" la Regione.

lunedì 30 novembre 2020

Viaggio nel futuro. XXV secolo: L'uomo viaggia nel cosmo e legge fatti accaduti nel 2020


 Fantasia? No, previsione.

E' l'anno 2450 d.C.. Da oltre un secolo esistono comunità e centri abitati -in ambienti sofisticati, artificiali, extra-planetari - costituiti da discendenti di vari popoli della Terra. Esistono relazioni commerciali e collegamenti interplanetari per fini culturali frequenti fra la Terra e quella che gli antichi terrestri denominavano la  "Luna",  satellite naturale e pure con altri pianeti del sistema solare.

In uno di quegli ordinari viaggi fuori dall'orbita terrestre, Giuseppe, un siciliano con origine del palermitano, e Stefano, un marsigliese, commentano un testo, che gli antichi avrebbero chiamato libro che pero' non sa nulla né di stampa, né di fogli, né  di apparecchiatura elettronica. Il testo di quel non libro descrive -fa apprendere- eventi,  modo di vivere e cultura di oltre quattrocento anni prima. I due scoprono che nel XXI secolo, esattamente nel 2020-2021 d.C. gli umani cedettero alla paura e bloccarono la loro crescita culturale di fronte ad un virus, il covid 19.

Quel testo, quella lettura per le poche ore di viaggio Terra-Luna evidenzia quanto l'uomo fosse allora, nel 2020, terrorizzato ed impotente rispetto invece all'immensa mole di sapere che è stata acquisita nei decenni del XXV secolo. Il periodo storico -leggono- era caratterizzato da 1) inquietanti colonne notturne di camion militari che portano via le bare delle vittime di Coronavirus, 2) dal papa dell'epoca che percorre a piedi la gradinata del sagrato della basilica di San Pietro per implorare Dio di non abbandonare quell'umanita in balia del virus. 3) dal presidente della Repubblica Italiana che il 25 aprile sale, da solo, i gradoni dell'Altare della Patria per l'omaggio al milite ignoto e per rievocare il 75' dalla Liberazione nazista.

I due viaggiatori non hanno tempo di finire di leggere quegli episodi storici che già atterrano sulla stazione lunare; si salutano e si danno appuntamento al prossimo convegno terrestre fra due anni e subito uno corre a pigliare la coincidenza che lo porta su Marte e l'altro la coincidenza per il pianeta Giove. Si ripromettono di raccontare ai loro familiari quella vicenda del virus del 2020.